{"id":99578,"date":"2014-04-07T11:25:25","date_gmt":"2014-04-07T10:25:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=99578"},"modified":"2014-04-07T11:25:25","modified_gmt":"2014-04-07T10:25:25","slug":"neoliberismo-vocabolario-cambia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2014\/04\/neoliberismo-vocabolario-cambia\/","title":{"rendered":"Neoliberismo: il vocabolario che cambia"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019appetito, si sa, vien mangiando e ci\u00f2 che vale alla buona tavola vale anche in economia.<br \/>\nNel dopo guerra, scoprendo che lo stato pu\u00f2 essere l\u2019ostacolo principale all\u2019espansione degli affari, alcuni economisti di incrollabile fede mercantilista, Bruno Leoni, Friedrich con Hayek, Milton Friedman e molti altri, elaborarono una teoria, poi battezzata neoliberista, che sostanzialmente affermava due cose. La prima: lo stato deve farsi gli affari suoi, ossia non deve intervenire nei meccanismi economici. L\u2019assunto di partenza \u00e8 che il mercato \u00e8 una macchina perfetta che se lasciata libera di agire indisturbata trova da sola tutti gli equilibri necessari per risolvere ogni problema economico. Ergo lo stato deve farsi sempre pi\u00f9 da parte rinunciando a qualsiasi intervento che possa porre vincoli al mercato. Che tradotto significa rinuncia a governare la moneta, rinuncia a fissare i tassi di interesse, rinuncia a mettere regole a protezione dell\u2019ambiente e dei lavoratori, rinuncia a regolamentare l\u2019attivit\u00e0 produttiva, bancaria e finanziaria sotto qualsiasi forma.<br \/>\nMa oltre che un nemico che pretende di mettere regole, lo stato \u00e8 considerato anche un usurpatore che sottrae affari alle imprese. E lo fa ogni volta che pretende di gestire servizi a favore dei cittadini che per la loro importanza sociale vanno garantiti in forma gratuita o comunque agevolata: salute, istruzione, ma anche acqua, energia, rifiuti, alloggio, trasporti, comunicazione. Ogni servizio offerto dall\u2019economia pubblica \u00e8 un\u2019occasione persa per il mercato che vede svanire milioni di clienti e soprattutto miliardi di profitti. Di qui il secondo principio del neoliberismo: lo stato deve abdicare a qualsiasi attivit\u00e0 che non sia di stretto interesse della comunit\u00e0 indivisibile. Concetto labile dal momento che oggi sono gestiti da imprese private perfino i servizi carcerari, i servizi di ordine pubblico, i servizi armati di sostegno agli eserciti. Al momento sembra rimasto esclusa la magistratura di tipo penale. Ma se si conferma l\u2019idea che tutti debbono trasformarsi in clienti, stati compresi, non sar\u00e0 lontano il giorno in cui tutto tutti i servizi pubblici, tribunali compresi, saranno dati in appalto a imprese private,. E che l\u2019obiettivo sia questo lo si deduce dalla pressione esercitata dalle imprese per ottenere la liberalizzazione dei servizi in ogni istituzione che conta: dall\u2019Organizzazione Mondiale del Commercio all\u2019Unione Europea, dai trattati di libero scambio agli accordi bilaterali sugli investimenti.<br \/>\nIn conclusione la concezione liberista originaria rappresentata dal motto\u00a0 \u201claissez-faire\u201d si sta trasformando sempre di pi\u00f9 nel motto \u201cdonnez-nous\u201d. Dateci da mangiare facendoci gestire servizi di cui i cittadini non possono fare a meno e dateci da mangiare facendoci gestire qualsiasi servizio statale in forma di appalto. Cos\u00ec lo stato si trasforma sempre di pi\u00f9 in gendarme e gabelliere al servizio delle imprese private. E\u2019 lui infatti che fissa le tariffe sui servizi indispensabili, sempre pi\u00f9 alte in modo da garantire profitti ai gestori, ed \u00e8 lui che raccoglie il gettito fiscale per passarlo alle imprese appaltate.<br \/>\nMa se possibile la logica del \u201cdonnez-nous\u201d si spinge molto pi\u00f9 in l\u00e0 e si traduce nella richiesta \u201cassisteteci\u201d. Paradossalmente la politica \u00e8 cos\u00ec subalterna al mondo degli affari che interviene a suo favore senza neanche obbligarlo a formulare la richiesta. La politica individua il bisogno in anticipo e interviene a suo favore mettendola sul piano dell\u2019interesse generale. E proprio in nome dell\u2019interesse generale, negli ultimi cinque anni, i paesi europei hanno impegnato 4500 miliardi di euro per salvare le banche sull\u2019orlo del fallimento per essersi imbarcate in operazioni speculative andate male. Strana concezione di interesse generale dal momento che per salvare le banche gli stati si sono indebitati per se, facendo scattare quell\u2019austerit\u00e0 che poi ha provocato milioni di disoccupati in tutta Europa.<br \/>\nE strana concezione di interesse generale quando si cambia la funzione di Cassa Depositi e Prestiti, per farle usare i 230 miliardi di risparmio postale in operazioni che servono solo a rafforzare la posizione finanziaria di imprese private. E\u2019 del marzo 2013 la joint venture con Qatar Holding che ha dato vita a IQ Made in Italy Investment Company Spa, con l\u2019obiettivo di investire nel lusso e nel turismo del Belpaese. Ed \u00e8 sempre del marzo 2013 l\u2019investimento in Assicurazioni Generali SpA, tramite l\u2019acquisizione del 4,48% precedentemente detenuta da Banca d\u2019Italia. La stessa Banca d\u2019Italia che nel marzo 2014 \u00e8 stata rivalutata con un colpo di penna, ma invece di utilizzare i nuovi proventi per creare posti di lavoro, sono stati regalati alle banche, principalmente Unicredit e Banca Intesa, tanto per smentire la nuova politica neoliberista del \u201cdonnez-nous\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019appetito, si sa, vien mangiando e ci\u00f2 che vale alla buona tavola vale anche in economia. 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