{"id":993900,"date":"2019-12-12T01:26:56","date_gmt":"2019-12-12T01:26:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=993900"},"modified":"2019-12-13T00:05:55","modified_gmt":"2019-12-13T00:05:55","slug":"io-so-i-nomi-dei-responsabili-della-strage-di-milano-del-12-dicembre-1969","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2019\/12\/io-so-i-nomi-dei-responsabili-della-strage-di-milano-del-12-dicembre-1969\/","title":{"rendered":"Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969"},"content":{"rendered":"<p><strong>La storia insegna che molto spesso quando un gruppo dominante vuole rendere legittimo il proprio avvento al potere si preoccupa anche di modificare radicalmente i riferimenti del passato.<\/strong><br \/>\nCos\u00ec come \u00e8 ampiamente dimostrato che la memoria del passato viene influenzata dal presente, si trasforma in base al punto di vista da cui si racconta e in base al tipo di narrazione che se ne fa fino ad arrivare a modificare la memoria stessa del passato per strumentalizzarla e rivederla in<br \/>\nfunzione delle necessit\u00e0 del momento, fino anche a farla scivolare nell&#8217;oblio. Allo stesso tempo per fortuna se \u00e8 vero che esistono gruppi, e memorie dominanti, che esercitano un interesse preciso al fine di modificare dal presente la memoria del passato, \u00e8 altrettanto vero che esistono gruppi di memoria alternativi a quelli di potere che hanno interesse invece a mantenere viva la memoria,<br \/>\nin special modo la memoria generazionale.<br \/>\nQuesto tipo di memoria \u00e8 basata sull&#8217;interazione sociale e copre un arco temporale non molto esteso, si basa sulla trasmissione che avviene da generazione in generazione, e pu\u00f2 ambire a divenire memoria culturale, ma per farlo ha bisogno di consolidarsi ed essere rinnovata nel tempo senza dare mai per scontato che le nuove generazioni abbiano in loro la stessa memoria storica delle generazioni che le hanno precedute.<br \/>\nIn tal senso c\u2019\u00e8 una memoria storica che in particolar modo in questo paese, \u00e8 rimasta sempre in ombra, fatti e avvenimenti che hanno creato un solco, una spaccatura vera e propria nella storia contemporanea dell\u2019Italia.<\/p>\n<p><strong>E\u2019 la storia segnata dalle bombe e dalle stragi<\/strong> che sono rimaste praticamente tutte impunite e senza mandante.<br \/>\nBombe che periodicamente hanno scandito un preciso tempo politico a suon di morti, e che hanno rappresentato non a caso la metodologia pratica della strategia della tensione.<br \/>\nAd ogni moto di liberazione, ad ogni spinta in avanti che si \u00e8 mossa dal basso con le rivendicazioni sociali e con la richiesta di avanzamento in termini di diritti, \u00e8 sempre seguita una o pi\u00f9 stragi perpetrate ai danni della popolazione. Per oltre 30 anni, le spinte e le istanze che provenivano da una larga fetta della popolazione che si esprimevano chiedendo allargamento dei diritti fondamentali, forme di redistribuzione della ricchezza, maggiore equit\u00e0 e giustizia sociale, sono state accompagnate da una precisa controreazione, come una specie di controstrategia volta a bloccare le spinte popolari, o pi\u00f9 propriamente indirizzata a reprimere in modo violento e duro le rivendicazioni sociali che premevano dal basso.<br \/>\nE\u2019 una storia molto italiana questa, una storia che in un qualche modo ha avuto un suo riconoscimento perch\u00e9 gli sono stati dedicati, libri, trasmissioni, e persino vie, eppure a distanza di mezzo secolo non c\u2019\u00e8 mai stata una verit\u00e0 giudiziaria su tali fatti. Come se i mandanti e gli esecutori nemmeno mai ci siano stati, e anche adesso che i fatti sono passati ad essere storia ancora non si riescono a trovare le parole pubbliche per affermare non tanto quel che \u00e8 successo ma il perch\u00e9 di quelle stragi, da dove partissero e quale fosse il loro scopo. Nel tempo ci siamo come abituati a commemorare i nostri morti e quelle stragi come se non avessero dei colpevoli, o peggio ancora facendo scivolare la nostra memoria storica e culturale nell\u2019oblio.<br \/>\nL&#8217;oblio in tal senso non \u00e8 frutto di una semplice amnesia, ma \u00e8 strumentale ad un processo conclamato e intenzionale che va in opposizione alla memoria storica, mirando a rimodellare il passato in rappresentazioni sociali diverse, fino che queste vengano accettate e riconosciute come legittime e istituzionalizzate.<br \/>\nCome afferm\u00f2 Le Goff in un suo saggio sulla memoria storica:<\/p>\n<p><em>\u201cImpadronirsi dell\u2019oblio \u00e8 una delle massime preoccupazioni delle classi, dei gruppi,<\/em><br \/>\n<em>degli individui che hanno dominato e dominano le societ\u00e0 storiche. Gli oblii, i<\/em><br \/>\n<em>silenzi della storia sono rivelatori di questi meccanismi di manipolazione della<\/em><br \/>\n<em>memoria collettiva\u201d<\/em><\/p>\n<p><strong>E\u2019 stato pi\u00f9 volte affermato che \u00e8 proprio con le stragi che si \u00e8 creata una spaccatura verticale tra due Italie che non si \u00e8 mai risanata<\/strong>, ma per trovare le radici di queste stragi bisogna raccontare e affrontare altri nodi che sono sempre stati sottaciuti. Bisogna capire e andare a indagare i fatti che segnarono la cosiddetta svolta democratica dell\u2019Italia, dopo 20 anni di dittatura fascista. Una storia che subito dopo la promulgazione della Costituzione, ha visto l\u2019affermarsi della vittoria elettorale dell\u2019allora Democrazia Cristiana nel 18 aprile del 1948, e la collocazione definitiva della sinistra italiana all&#8217;opposizione. Un paese che fino a 5 anni prima contava oltre 20 milioni di fascisti in piazza, uno Stato retto per oltre 20 anni da un totalitarismo, che aveva insediato nelle pi\u00f9 alte cariche istituzionali e dirigenziali a tutti i livelli (giuridici, amministrativi, militari, nell\u2019istruzione pubblica, nella magistratura, negli apparati industriali e del commercio) i propri gerarchi fascisti, e che improvvisamente, subito dopo la guerra, si scopre essere tutto &#8220;antifascista&#8221;. I gerarchi fascisti, oltre alle folle acclamanti, come per incanto, erano spariti, nessun processo ebbe mai luogo, nessuno rispose mai per nessun crimine dei tanti che furono compiuti sotto il ventennio fascista.<br \/>\nLa metodologia dello Stato fascista era stata molto semplice e funzionale, reprimere con la violenza ogni forma di dissenso, se necessario far sparire ed eliminare gli oppositori politici ed operare brutale repressione a suon di manganello, oppure di bombe, stragi, e brutali assassinii di cui non si sapeva mai chi fossero gli esecutori e ancor meno i mandanti, ma di cui ben si sapeva che dietro c\u2019era la longa manus del fascismo istituzionalizzato e divenuto Stato, che non poteva o non voleva apertamente risultare mandante di tali crimini, strumentali alla conservazione del potere acquisito.<\/p>\n<p><strong>In questa storia nera e di sangue, la prima strage che si ricordi dell\u2019Italia repubblicana post-fascista avvenne nel 1947 a Portella della Ginestra in Sicilia,<\/strong> quando la banda di Salvatore Giuliano apr\u00ec il fuoco su contadini e operai intenti a seguire il comizio del primo maggio, durante la Festa dei Lavoratori.<br \/>\nSecondo molti documenti ritrovati anche negli archivi statunitensi, furono implicati a vario titolo in questa strage i servizi segreti sia italiani che nord americani, ed anche uomini che erano appartenuti alla decima Mas.<br \/>\nL\u2019elemento scatenante acclarato di tale strage furono le rivendicazioni sociali e sindacali dei lavoratori del Sud Italia alla quale segu\u00ec la repressione, con il coinvolgimento di servizi segreti, criminalit\u00e0 organizzata e ex appartenenti alla decima flottiglia, assaltatori e incursori della Regia Marina del periodo fascista.<\/p>\n<p><strong>La seconda strage dell\u2019Italia Repubblicana si ebbe nel 12 dicembre di 50 anni fa.<\/strong> Correva l\u2019anno 1969 e l\u2019Italia era attraversata da imponenti spinte di rivendicazioni sociali che muovevano dalla classe dei lavoratori e dagli studenti.\u00a0 Il 12 dicembre 1969 a Milano era giorno di mercato e in Piazza Fontana, si svolgeva tradizionalmente la contrattazione delle merci agricole, sempre in quella sede si trovava la Banca dell\u2019agricoltura aperta e particolarmente frequentata nel pomeriggio.<br \/>\nQuel giorno alle 16 e 37 una potente esplosione di una bomba provoc\u00f2 16 morti, il grave ferimento di 84 persone e l\u2019avvio di quello che storicamente viene ricordato come periodo stragista e\/o periodo della strategia della tensione.<br \/>\nQuesta la cronaca riportata agli atti dai giudici del tribunale di Catanzaro durante il primo processo:<\/p>\n<p><em>\u201cErano le 16,30 circa di venerd\u00ec 12 dicembre 1969. Nel salone centrale della Banca Nazionale dell\u2019Agricoltura di Milano si stavano svolgendo per antica consuetudine le contrattazioni dei fittavoli, dei coltivatori diretti e dei vari imprenditori agricoli ivi convenuti dalla provincia per discutere i loro affari commerciali e attendere al compimento delle operazioni bancarie presso gli sportelli, allorch\u00e9 vi echeggiava il fragore dell\u2019esplosione di un ordigno di elevata potenza. Ai primi accorsi da Piazza Fontana l\u2019interno della banca offriva subito dopo un raccapricciante spettacolo: sul pavimento del salone, che recava al centro un ampio squarcio, giacevano, fra i calcinacci e resti di suppellettili, vari corpi senza vita e orrendamente mutilati, mentre persone sanguinanti urlavano il loro terrore. [\u2026] Quattordici erano i morti (aumentati a sedici entro il 2 gennaio con il decesso di due persone morte per le gravi ferite riportate). Gravemente feriti restavano all\u2019interno della sede bancaria altri 45 clienti. Vari feriti contavano anche il personale della banca: tredici elementi che lavoravano al pianterreno nel salone; quattordici al primo piano, cinque al secondo piano, uno al terzo. Gli effetti dell\u2019esplosione riguardavano anche l\u2019esterno dell\u2019istituto. Riportavano infatti lesioni personali sette persone che si trovavano sul marciapiede di Piazza Fontana e due persone all\u2019interno del ristorante L\u2019Angelo sito dietro l\u2019edificio bancario\u201d<\/em><\/p>\n<p><strong>Ma Piazza Fontana, che avvenne sul finire del 1969, fu solo il pi\u00f9 eclatante degli attentati stragisti che avevano contraddistinto quell&#8217;anno<\/strong>.\u00a0 <strong>Nel 1969 ci furono 145 attentati<\/strong> dinamitardi (di cui 96 attribuiti all\u2019estrema destra) 55 in luoghi diversi.\u00a0 Il 15 aprile una bomba distrusse lo studio del rettore dell&#8217;Universit\u00e0 di Padova Enrico Opocher e in occasione di questo attentato vennero iniziate indagini che portarono alla scoperta della cellula eversiva diretta da Franco Freda. Il 25 aprile fu poi colpita la fiera di Milano e l\u2019ufficio cambi della Banca Nazionale delle Comunicazioni che aveva sede nell\u2019atrio della Stazione centrale; in questo stesso giorno, a Brescia, venne devastata la sede Anpi e fatta saltare la lapide dedicata ai partigiani in piazza della Loggia sempre quel giorno furono aggrediti vari ex-partigiani.<br \/>\nAnche i treni furono un bersaglio, e cos\u00ec nella notte tra l&#8217;8 e il 9 agosto 1969 vennero collocati dieci ordigni su convogli ferroviari, di questi otto esplosero ferendo dodici passeggeri. Secondo una ricerca presentata dalla giunta regionale lombarda in quella regione nel 1969 vi furono 400 episodi di violenza di matrice neofascista, quindi uno ogni due giorni. Sicuramente tutti questi episodi rientravano in azioni attraverso le quali poter catturare l\u2019attenzione provocando shock, orrore e paura, tensione, oppure sentimento di odio e scatenare altra violenza come reazione, una strategia caratteristica delle azioni terroristiche neofasciste. Contemporaneamente a Roma deflagrarono altri ordigni: alla Banca nazionale del lavoro, dove vi furono 14 feriti, all\u2019Altare della patria e all\u2019entrata del Museo del Risorgimento. Una quinta bomba venne rinvenuta, inesplosa, alla Banca commerciale di Milano, in Piazza della Scala.<\/p>\n<p>Il contesto politico e sociale in cui avvenne la strage di piazza Fontana era molto particolare, in atto un largo movimento che chiedeva cambiamenti strutturali della societ\u00e0 italiana, partito con i giovani e gli studenti nel 1968, che poi sull&#8217;onda aveva coinvolto gli operai che nell\u2019autunno del 1969 scesero in lotta compatti a fianco degli studenti\u00a0 con manifestazioni, scioperi, occupazioni e rivendicazioni che misero al centro dell&#8217;attenzione degli italiani la necessit\u00e0 di riforme radicali non solo politiche, ma anche culturali, sociali ed economiche, in sostanza veniva chiesta la possibilit\u00e0 di partecipare pi\u00f9 attivamente alle scelte politiche, sociali ed economiche del paese.<\/p>\n<p><strong> L\u2019eversione nera e i neofascisti fecero il loro ingresso sulla scena in grande stile proprio a partire da quell&#8217;anno,<\/strong> nello stesso periodo in cui avanzavano con forza le maggiori spinte con le richieste di avanzamento sociale, lavorativo, ed economico. I neofascisti comparvero cos\u00ec, come \u201cdal nulla\u201d, nello stesso modo in cui \u201cnel nulla\u201d i fascisti erano come scomparsi, nel 1945, alla fine della 2\u00b0 guerra mondiale, dopo oltre venti anni di dittatura totalitarista, violenta e sanguinaria, senza per\u00f2 che ci fossero mai stati processi n\u00e9 colpevoli.<br \/>\n<strong>Un\u2019eversione neofascista molto ben organizzata<\/strong>, che contava su un\u2019ottima organizzazione, ben strutturata e armata di tutto punto, con preparazione militare, e con precise conoscenze tattiche, strategiche.<br \/>\nPurtroppo questi sono per lo pi\u00f9 fatti non molto noti alle nuove generazioni, ma di ci\u00f2 se colpa si vuol trovare, non \u00e8 certo dei giovani, bens\u00ec delle generazioni che li hanno preceduti, e in primis responsabilit\u00e0 di un sistema scolastico con dei programmi obsoleti, che a malapena, e solo nei casi pi\u00f9 fortunati, arrivano a toccare le vicende legate alla 2\u00b0 guerra mondiale, anni in cui come si diceva poc&#8217;anzi, magicamente un intero Stato e il suo paese si trasforma da fascista convinto e acclamante a \u201cio fascista non sono mai stato\u201d, colpevole poi del tutto, di lasciare completamente in ombra gli ormai ben 75 anni che sono seguiti dalla fine della guerra.<br \/>\nLa memoria storica \u00e8 importante, \u00e8 la chiave che garantisce l&#8217;uscita dal labirinto del &#8220;minotauro&#8221;,\u00a0 che scongiura il rischio del ripetersi di errori, l&#8217;unica medicina che possa prevenire dalle ricadute collettive nei medesimi e tragici sbagli, che sono costati vite umane, dolore, lacrime, sangue e involuzione, invece che avanzamento umano e sociale.<\/p>\n<p><strong>La memoria storica \u00e8 quella capacit\u00e0 di raccogliere elementi e inanellarli insieme, mettere in connessione fra loro differenti frammenti, fino a poter diventare persino predittiva<\/strong>, cos\u00ec come scrivevano riferendosi\u00a0alla memoria divinizzata, anche gli antichi greci arcaici, da Mnemosini che, &#8220;ispirando il poeta epico&#8221;, gli conferiva insieme la memoria anche il dono della veggenza, dato dalla capacit\u00e0 di anticipare il futuro grazie alla profonda conoscenza di ci\u00f2 che \u00e8 stato.<br \/>\nE in fondo senza andare tanto lontano, cos\u00ec come nel 1974, l&#8217;anno prima del suo assassinio, ci aveva predetto in un suo <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/speciali\/pasolini\/ioso.html\">editoriale<\/a>, <strong>Pier Paolo Pasolini:<\/strong><\/p>\n<p><em>\u201cIo so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato &#8220;golpe&#8221; (e che in realt\u00e0 \u00e8 una serie di &#8220;golpe&#8221; istituitasi a sistema di protezione del potere).<\/em><br \/>\n<em>Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.<\/em><br \/>\n<em>Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.<\/em><br \/>\n<em>Io so i nomi del &#8220;vertice&#8221; che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di &#8220;golpe&#8221;, sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli &#8220;ignoti&#8221; autori materiali delle stragi pi\u00f9 recenti.<\/em><br \/>\n<em>Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).<\/em><br \/>\n<em>Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l&#8217;aiuto della Cia (e in second&#8217;ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il &#8217;68, e in seguito, sempre con l&#8217;aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginit\u00e0 antifascista, a tamponare il disastro del &#8220;referendum&#8221;.<\/em><br \/>\n<em>Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l&#8217;altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l&#8217;organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Citt\u00e0 Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggi grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.<\/em><br \/>\n<em>Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocit\u00e0 fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.<\/em><br \/>\n<em>Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.<\/em><br \/>\n<em>Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.<\/em><br \/>\n<em>Io so perch\u00e9 sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ci\u00f2 che succede, di conoscere tutto ci\u00f2 che se ne scrive, di immaginare tutto ci\u00f2 che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica l\u00e0 dove sembrano regnare l&#8217;arbitrariet\u00e0, la follia e il mistero.<\/em><br \/>\n<em>Tutto ci\u00f2 fa parte del mio mestiere e dell&#8217;istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio &#8220;progetto di romanzo&#8221;, sia sbagliato, che non abbia cio\u00e8 attinenza con la realt\u00e0, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ci\u00f2 che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perch\u00e9 la ricostruzione della verit\u00e0 a proposito di ci\u00f2 che \u00e8 successo in Italia dopo il &#8217;68 non \u00e8 poi cos\u00ec difficile.<\/em><br \/>\n<em>Tale verit\u00e0 &#8211; lo si sente con assoluta precisione &#8211; sta dietro una grande quantit\u00e0 di interventi anche giornalistici e politici: cio\u00e8 non di immaginazione o di finzione come \u00e8 per sua natura il mio. Ultimo esempio: \u00e8 chiaro che la verit\u00e0 urgeva, con tutti i suoi nomi, dietro all&#8217;editoriale del &#8220;Corriere della Sera&#8221;, del 1\u00b0 novembre 1974.<\/em><br \/>\n<em>Probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno, degli indizi.<\/em><br \/>\n<em>Ora il problema \u00e8 questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi.<\/em><br \/>\n<em>A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non \u00e8 compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cio\u00e8 un intellettuale.<\/em><br \/>\n<em>Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha n\u00e9 prove n\u00e9 indizi.<\/em><br \/>\n<em>Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi &#8211; proprio per il modo in cui \u00e8 fatto &#8211; dalla possibilit\u00e0 di avere prove ed indizi.<\/em><br \/>\n<em>Mi si potrebbe obiettare che io, per esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico (del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con una certa alta probabilit\u00e0, prove ed indizi.<\/em><br \/>\n<em>Ma a tale obiezione io risponderei che ci\u00f2 non \u00e8 possibile, perch\u00e9 \u00e8 proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verit\u00e0: cio\u00e8 a fare i nomi.<\/em><br \/>\n<em>Il coraggio intellettuale della verit\u00e0 e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.<\/em><br \/>\n<em>All&#8217;intellettuale &#8211; profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana &#8211; si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realt\u00e0 servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici.<\/em><br \/>\n<em>Se egli vien messo a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo: si grida subito (come se non si aspettasse altro che questo) al &#8220;tradimento dei chierici&#8221; \u00e8 un alibi e una gratificazione per i politici e per i servi del potere.<\/em><br \/>\n<em>Ma non esiste solo il potere: esiste anche un&#8217;opposizione al potere. In Italia questa opposizione \u00e8 cos\u00ec vasta e forte da essere un potere essa stessa: mi riferisco naturalmente al Partito comunista italiano.<\/em><br \/>\n<em>\u00c8 certo che in questo momento la presenza di un grande partito all&#8217;opposizione come \u00e8 il Partito comunista italiano \u00e8 la salvezza dell&#8217;Italia e delle sue povere istituzioni democratiche.<\/em><br \/>\n<em>Il Partito comunista italiano \u00e8 un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico. In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario &#8211; in un compatto &#8220;insieme&#8221; di dirigenti, base e votanti &#8211; e il resto dell&#8217;Italia, si \u00e8 aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano \u00e8 divenuto appunto un &#8220;Paese separato&#8221;, un&#8217;isola. Ed \u00e8 proprio per questo che esso pu\u00f2 oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, corrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. In realt\u00e0 le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalit\u00e0. \u00c8 possibile, proprio su queste basi, prospettare quel &#8220;compromesso&#8221;, realistico, che forse salverebbe l&#8217;Italia dal completo sfacelo: &#8220;compromesso&#8221; che sarebbe per\u00f2 in realt\u00e0 una &#8220;alleanza&#8221; tra due Stati confinanti, o tra due Stati incastrati uno nell&#8217;altro.<\/em><br \/>\n<em>Ma proprio tutto ci\u00f2 che di positivo ho detto sul Partito comunista italiano ne costituisce anche il momento relativamente negativo.<\/em><br \/>\n<em>La divisione del Paese in due Paesi, uno affondato fino al collo nella degradazione e nella degenerazione, l&#8217;altro intatto e non compromesso, non pu\u00f2 essere una ragione di pace e di costruttivit\u00e0.<\/em><br \/>\n<em>Inoltre, concepita cos\u00ec come io l&#8217;ho qui delineata, credo oggettivamente, cio\u00e8 come un Paese nel Paese, l&#8217;opposizione si identifica con un altro potere: che tuttavia \u00e8 sempre potere.<\/em><br \/>\n<em>Di conseguenza gli uomini politici di tale opposizione non possono non comportarsi anch&#8217;essi come uomini di potere.<\/em><br \/>\n<em>Nel caso specifico, che in questo momento cos\u00ec drammaticamente ci riguarda, anch&#8217;essi hanno deferito all&#8217;intellettuale un mandato stabilito da loro. E, se l&#8217;intellettuale viene meno a questo mandato &#8211; puramente morale e ideologico &#8211; ecco che \u00e8, con somma soddisfazione di tutti, un traditore.<\/em><br \/>\n<em>Ora, perch\u00e9 neanche gli uomini politici dell&#8217;opposizione, se hanno &#8211; come probabilmente hanno &#8211; prove o almeno indizi, non fanno i nomi dei responsabili reali, cio\u00e8 politici, dei comici golpe e delle spaventose stragi di questi anni? \u00c8 semplice: essi non li fanno nella misura in cui distinguono &#8211; a differenza di quanto farebbe un intellettuale &#8211; verit\u00e0 politica da pratica politica. E quindi, naturalmente, neanch&#8217;essi mettono al corrente di prove e indizi l&#8217;intellettuale non funzionario: non se lo sognano nemmeno, com&#8217;\u00e8 del resto normale, data l&#8217;oggettiva situazione di fatto.<\/em><br \/>\n<em>L&#8217;intellettuale deve continuare ad attenersi a quello che gli viene imposto come suo dovere, a iterare il proprio modo codificato di intervento.<\/em><br \/>\n<em>Lo so bene che non \u00e8 il caso &#8211; in questo particolare momento della storia italiana &#8211; di fare pubblicamente una mozione di sfiducia contro l&#8217;intera classe politica. Non \u00e8 diplomatico, non \u00e8 opportuno. Ma queste categorie della politica, non della verit\u00e0 politica: quella che &#8211; quando pu\u00f2 e come pu\u00f2 &#8211; l&#8217;impotente intellettuale \u00e8 tenuto a servire.<\/em><br \/>\n<em>Ebbene, proprio perch\u00e9 io non posso fare i nomi dei responsabili dei tentativi di colpo di Stato e delle stragi (e non al posto di questo) io non posso pronunciare la mia debole e ideale accusa contro l&#8217;intera classe politica italiana.<\/em><br \/>\n<em>E io faccio in quanto io credo alla politica, credo nei principi &#8220;formali&#8221; della democrazia, credo nel Parlamento e credo nei partiti. E naturalmente attraverso la mia particolare ottica che \u00e8 quella di un comunista.<\/em><br \/>\n<em>Sono pronto a ritirare la mia mozione di sfiducia (anzi non aspetto altro che questo) solo quando un uomo politico &#8211; non per opportunit\u00e0, cio\u00e8 non perch\u00e9 sia venuto il momento, ma piuttosto per creare la possibilit\u00e0 di tale momento &#8211; decider\u00e0 di fare i nomi dei responsabili dei colpi di Stato e delle stragi, che evidentemente egli sa, come me, non pu\u00f2 non avere prove, o almeno indizi.<\/em><br \/>\n<em>Probabilmente &#8211; se il potere americano lo consentir\u00e0 &#8211; magari decidendo &#8220;diplomaticamente&#8221; di concedere a un&#8217;altra democrazia ci\u00f2 che la democrazia americana si \u00e8 concessa a proposito di Nixon &#8211; questi nomi prima o poi saranno detti. <strong>Ma a dirli saranno uomini che hanno condiviso con essi il potere: come minori responsabili contro maggiori responsabili (e non \u00e8 detto, come nel caso americano, che siano migliori). 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