{"id":990279,"date":"2019-12-07T16:45:22","date_gmt":"2019-12-07T16:45:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=990279"},"modified":"2019-12-07T23:10:07","modified_gmt":"2019-12-07T23:10:07","slug":"thomas-sankara-ritrovato-il-video-del-suo-straordinario-discorso-alle-nazioni-unite","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2019\/12\/thomas-sankara-ritrovato-il-video-del-suo-straordinario-discorso-alle-nazioni-unite\/","title":{"rendered":"Thomas Sankara: ritrovato il video del suo straordinario discorso alle Nazioni Unite"},"content":{"rendered":"<p>Tutto il discorso del 4 ottobre 1984 in video, la traduzione in italiano di Marinella Correggia ed una breve presentazione.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Discours de Thomas Sankara \u00e0 l&#039;ONU le 4 octobre 1984 (in\u00e9dit)\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/Dt7QqBJVQFo?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>Durata 49\u201936\u201d<\/p>\n<p>Alle Nazioni Unite avevano \u201csmarrito\u201d il video dello straordinario discorso di Thomas Sankara di cui trascriviamo di seguito il testo.<\/p>\n<p>Per anni e anni si \u00e8 fatto di tutto, dopo averlo eliminato fisicamente, perch\u00e9 di Thomas Sankara non rimanesse traccia, se ne perdesse ogni memoria.<\/p>\n<p>Si voleva l\u2019oblio sulla pi\u00f9 grande speranza mai sorta in Africa, su di un\u2019idea di politica come servizio alla felicit\u00e0 di tutti, sull\u2019uomo che per primo, profeticamente, denunci\u00f2 la nascita del pi\u00f9 grande e odioso dei poteri, quello finanziario e sul pericolo di una nuova schiavit\u00f9 globale. Quella finanziaria.<\/p>\n<p>Ora, finalmente, dagli archivi della televisione del Burkina liberatosi dalla dittatura \u00e8 venuto fuori il video realizzato, in quell\u2019occasione, con i poveri mezzi di un media africano.<\/p>\n<p>thomassankara.net lo ha appena pubblicato e a loro va un grande ringraziamento.<\/p>\n<p>raiawadunia<\/p>\n<p><strong><u>New York, 4 ottobre 1984, 39\u00aa sessione dell\u2019Assemblea Generale delle Nazioni Unite<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Traduzione di Marinella Correggia<\/p>\n<p>Presidente, Segretario generale, onorevoli rappresentanti della comunit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p>Vi porto i saluti fraterni di un paese di 274.000 chilometri quadrati in cui sette milioni di bambini, donne e uomini si rifiutano di morire di ignoranza, di fame e di sete, non riuscendo pi\u00f9 a vivere nonostante abbiano alle spalle un quarto di secolo di esistenza come stato sovrano rappresentato alle Nazioni Unite.<\/p>\n<p>Sono davanti a voi in nome di un popolo che ha deciso, sul suolo dei propri antenati, di affermare, d\u2019ora in avanti, se stesso e farsi carico della propria storia \u2013 negli aspetti positivi quanto in quelli negativi \u2013 senza la minima esitazione.<\/p>\n<p>Sono qui, infine, su mandato del Consiglio nazionale della rivoluzione (Cnr) del Burkina Faso, per esprimere il suo punto di vista sui problemi iscritti all\u2019ordine del giorno, che costituiscono una tragica ragnatela di eventi che scuotono dolorosamente le fondamenta del nostro mondo alla fine di questo millennio. Un mondo dove l\u2019umanit\u00e0 \u00e8 trasformata in circo, lacerata da lotte fra i grandi e i meno grandi, attaccata da bande armate e sottoposta a violenze e saccheggi. Un mondo dove le nazioni agiscono sottraendosi alla giurisdizione internazionale, armando gruppi di banditi che vivono di ruberie e di altri sordidi traffici.<\/p>\n<p>Non pretendo qui di affermare dottrine. Non sono un messia n\u00e9 un profeta; non posseggo verit\u00e0. I miei obiettivi sono due: in primo luogo, parlare in nome del mio popolo, il popolo del Burkina Faso, con parole semplici, con il linguaggio dei fatti e della chiarezza e poi, arrivare ad esprimere, a modo mio, la parola del \u201cgrande popolo dei diseredati\u201d, di coloro che appartengono a quel mondo che viene sprezzantemente chiamato Terzo Mondo. E dire, anche se non riesco a farle comprendere, le ragioni della nostra rivolta. \u00c8 chiaro il nostro interesse per le Nazioni Unite, ed \u00e8 nostro diritto essere qui con il vigore e il rigore derivanti dalla chiara consapevolezza dei nostri compiti.<\/p>\n<p>Nessuno sar\u00e0 sorpreso di vederci associare l\u2019ex Alto Volta \u2013 oggi Burkina Faso \u2013 con questo insieme cos\u00ec denigrato che viene chiamato Terzo Mondo, una parola inventata dal resto del mondo al momento dell\u2019indipendenza formale per assicurarsi meglio l\u2019alienazione sulla nostra vita intellettuale, culturale, economica e politica.<\/p>\n<p>Noi vogliamo inserirci nel mondo senza giustificare comunque questo inganno della storia, n\u00e9 accettiamo lo status di \u201centroterra del sazio Occidente\u201d. Affermiamo la nostra consapevolezza di appartenere a un insieme tricontinentale, ci riconosciamo come paese non allineato e siamo profondamente convinti che una solidariet\u00e0 speciale unisca i tre continenti, Asia, America Latina ed Africa in una lotta contro gli stessi banditi politici e gli stessi sfruttatori economici.<\/p>\n<p>Riconoscendoci parte del Terzo Mondo vuol dire, parafrasando Jos\u00e9 Mart\u00ed, \u201caffermare che sentiamo sulla nostra guancia ogni schiaffo inflitto contro ciascun essere umano ovunque nel mondo\u201d. Finora abbiamo porto l\u2019altra guancia, gli schiaffi sono stati raddoppiati. Ma il cuore del cattivo non si \u00e8 ammorbidito. Hanno calpestato le verit\u00e0 del giusto. Hanno tradito la parola di Cristo e trasformato la sua croce in mazza. Si sono rivestiti della sua tunica e poi hanno fatto a pezzi i nostri corpi e le nostre anime. Hanno oscurato il suo messaggio. L\u2019hanno occidentalizzato, mentre per noi aveva un significato di liberazione universale. Ebbene, i nostri occhi si sono aperti alla lotta di classe; non riceveremo pi\u00f9 schiaffi.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 salvezza per il nostro popolo se non voltiamo completamente le spalle a tutti i modelli che ciarlatani di tutti i tipi hanno cercato di venderci per vent\u2019anni. Non ci sar\u00e0 salvezza per noi al di fuori di questo rifiuto, n\u00e9 sviluppo fuori da una tale rottura. Tutti quei nuovi \u201cintellettuali\u201d emersi dal loro sonno \u2013 risvegliati dalla sollevazione di miliardi di uomini coperti di stracci, atterriti dalla minaccia di questa moltitudine guidata dalla fame che pesa sulla loro digestione \u2013 iniziano a riscrivere i propri discorsi e ancora una volta ansiosamente cercano concetti miracolosi e nuove forme di sviluppo per i nostri paesi. Basta leggere i numerosi atti di innumerevoli forum e seminari per rendersene conto.<\/p>\n<p>Non voglio certo ridicolizzare i pazienti sforzi di intellettuali onesti che, avendo gli occhi per vedere, scoprono le terribili conseguenze delle devastazioni che ci hanno imposto i cosiddetti \u201cspecialisti\u201d dello sviluppo del Terzo Mondo. Il mio timore \u00e8 che i frutti di tanta energia siano confiscati dai Prospero di tutti i tipi che \u2013 con un giro della loro bacchetta magica \u2013 ci rimandano in un mondo di schiavit\u00f9 in abiti moderni.<\/p>\n<p>Questo mio timore \u00e8 tanto pi\u00f9 giustificato in quanto l\u2019istruita piccola borghesia africana \u2013 se non quella di tutto il Terzo Mondo \u2013 non \u00e8 pronta a lasciare i propri privilegi, per pigrizia intellettuale o semplicemente perch\u00e9 ha assaggiato lo stile di vita occidentale. Cos\u00ec, questi nostri piccolo borghesi dimenticano che ogni vera lotta politica richiede un rigoroso dibattito e rifiutano lo sforzo intellettuale per inventare concetti nuovi che siano all\u2019altezza degli assalti assassini che ci attendono. Consumatori passivi e patetici, essi sguazzano nella terminologia che l\u2019Occidente ha reso un feticcio, proprio come sguazzano nel whisky e nello champagne occidentali in salotti dalle luci soffuse.<\/p>\n<p>Dopo i concetti di negritudine o di personalit\u00e0 africana, segnati ormai dal tempo, risulta vana la ricerca di idee veramente nuove prodotte dai cervelli dei nostri \u201cgrandi\u201d intellettuali. Il nostro vocabolario e le nostre idee hanno un\u2019altra provenienza. I nostri professori, i nostri ingegneri ed economisti si accontentano di aggiungervi semplicemente un po\u2019 di colore \u2013 perch\u00e9 spesso le sole cose che si sono riportati indietro dalle universit\u00e0 europee sono le lauree e i loro eleganti aggettivi e superlativi!<\/p>\n<p>\u00c8 al tempo stesso necessario e urgente che i nostri esperti e chi lavora con la penna imparino che non esiste uno scrivere neutro. In questi tempi burrascosi non possiamo lasciare ai nemici di ieri e di oggi alcun monopolio sul pensiero, sull\u2019immaginazione e sulla creativit\u00e0. Prima che sia troppo tardi \u2013 ed \u00e8 gi\u00e0 tardi \u2013 questa \u00e9lite, questi uomini dell\u2019Africa, del Terzo Mondo, devono tornare a casa davvero, cio\u00e8 tornare alla loro societ\u00e0 e alla miseria che abbiamo ereditato, per comprendere non solo che la lotta per un\u2019ideologia al servizio dei bisogni delle masse diseredate non \u00e8 vana, ma che possono diventare credibili a livello internazionale solo divenendo autenticamente creativi, ritraendo un\u2019immagine veritiera dei propri popoli. Un\u2019immagine che gli permetta di realizzare dei cambiamenti profondi delle condizioni politiche e sociali e che strappi i nostri paesi dal dominio e dallo sfruttamento stranieri che lasciano i nostri stati nella bancarotta come unica prospettiva.<\/p>\n<p>\u00c8 questo che noi, popolo burkinab\u00e9, abbiamo capito la notte del 4 agosto 1983, quando le prime stelle hanno iniziato a scintillare nel cielo della nostra terra. Abbiamo dovuto guidare la rivolta dei contadini che vivevano piegati in due in una campagna insidiata dal deserto che avanza, abbandonata e stremata dalla sete e dalla fame. Abbiamo dovuto indirizzare la rivolta delle masse urbane prive di lavoro, frustrate e stanche di vedere le limousine guidate da \u00e9lite governative estraniate che offrivano loro solo false soluzioni concepite da cervelli altrui. Abbiamo dovuto dare un\u2019anima ideologica alle giuste lotte delle masse popolari che si mobilitavano contro il mostro dell\u2019imperialismo. Abbiamo dovuto sostituire per sempre i brevi fuochi della rivolta con la rivoluzione, lotta permanente ad ogni forma di dominazione.<\/p>\n<p>Prima di me, altri hanno spiegato, e senza dubbio altri spiegheranno ancora, quanto \u00e8 cresciuto l\u2019abisso fra i popoli ricchi e quelli la cui prima aspirazione \u00e8 saziare la propria fame e calmare la propria sete e sopravvivere seguendo e conservando la propria dignit\u00e0. Ma \u00e8 al di l\u00e0 di ogni immaginazione la quantit\u00e0 di \u201cderrate dei poveri che sono andate a nutrire il bestiame dei nostri ricchi!\u201d<\/p>\n<p>Lo stato che era chiamato Alto Volta \u00e8 stato uno degli esempi pi\u00f9 lampanti di questo processo. Eravamo l\u2019incredibile concentrato, l\u2019essenza di tutte le tragedie che da sempre colpiscono i cosiddetti paesi in via di sviluppo. Lo testimonia in modo eloquente l\u2019esempio dell\u2019aiuto estero, tanto sbandierato e presentato, a torto, come la panacea. Pochi paesi sono stati inondati come il Burkina Faso da ogni immaginabile forma di aiuto. Teoricamente, si suppone che la cooperazione debba lavorare in favore del nostro sviluppo. Nel caso dell\u2019Alto Volta, potevate cercare a lungo e invano una traccia di qualunque cosa si potesse chiamare sviluppo. Chi \u00e8 al potere, per ingenuit\u00e0 o per egoismo di classe non ha potuto o voluto controllare questo afflusso dall\u2019esterno e orientarlo in modo da rispondere alle esigenze del nostro popolo.<\/p>\n<p>Analizzando una tabella pubblicata nel 1983 dal Club del Sahel, con notevole buon senso Jacques Giri concludeva nel suo libro \u201cIl Sahel domani\u201d che, per i suoi contenuti e i meccanismi che ne reggono il funzionamento, l\u2019aiuto al Sahel era un aiuto alla mera sopravvivenza. Solo il 30%, sottolinea Giri, di questo aiuto permette al Sahel di vivere. Secondo Giri, il solo obiettivo dell\u2019aiuto estero \u00e8 continuare a sviluppare settori non produttivi, imporre pesi insopportabili ai nostri magri bilanci, disorganizzare le campagne, aumentare il deficit della nostra bilancia commerciale, accelerare il nostro indebitamento.<\/p>\n<p>Pochi dati bastano a descrivere l\u2019ex Alto Volta. Un paese di sette milioni di abitanti, pi\u00f9 di sei milioni dei quali sono contadini; un tasso di mortalit\u00e0 infantile stimato al 180 per mille; un\u2019aspettativa di vita media di soli 40 anni; un tasso di analfabetismo del 98%, se definiamo alfabetizzato colui che sa leggere, scrivere e parlare una lingua; un medico ogni 50.000 abitanti; un tasso di frequenza scolastica del 16%; infine un prodotto interno lordo pro capite di 53.356 franchi CFA, cio\u00e8 poco pi\u00f9 di 100 dollari per abitante. La diagnosi era cupa ai nostri occhi. La causa della malattia era politica. Solo politica poteva dunque essere la cura. Naturalmente incoraggiamo l\u2019aiuto che ci aiuta a superare la necessit\u00e0 di aiuti. Ma in generale, la politica dell\u2019aiuto e dell\u2019assistenza internazionale non ha prodotto altro che disorganizzazione e schiavit\u00f9 permanente, e ci ha derubati del senso di responsabilit\u00e0 per il nostro territorio economico, politico e culturale.<\/p>\n<p>Abbiamo scelto di rischiare nuove vie per giungere ad una maggiore felicit\u00e0. Abbiamo scelto di applicare nuove tecniche e stiamo cercando forme organizzative pi\u00f9 adatte alla nostra civilt\u00e0, respingendo duramente e definitivamente ogni forma di diktat esterno, al fine di creare le condizioni per una dignit\u00e0 pari al nostro valore. Respingere l\u2019idea di una mera sopravvivenza e alleviare le pressioni insostenibili; liberare le campagne dalla paralisi e dalla regressione feudale; democratizzare la nostra societ\u00e0, aprire le nostre anime ad un universo di responsabilit\u00e0 collettiva, per osare inventare l\u2019avvenire. Smontare l\u2019apparato amministrativo per ricostruire una nuova immagine di dipendente statale; fondere il nostro esercito con il popolo attraverso il lavoro produttivo avendo ben presente che senza un\u2019educazione politica patriottica, un militare non \u00e8 nient\u2019altro che un potenziale criminale. Questo \u00e8 il nostro programma politico.<\/p>\n<p>Dal punto di vista della pianificazione economica, stiamo imparando a vivere con modestia e siamo pronti ad affrontare quell\u2019austerit\u00e0 che ci siamo imposti per poter sostenere i nostri ambiziosi progetti. Gi\u00e0 ora, grazie a un fondo di solidariet\u00e0 nazionale alimentato da contributi volontari, stiamo cominciando a trovare risposte all\u2019enorme problema della siccit\u00e0. Abbiamo sostenuto ed applicato i principi di Alma Ata aumentando il nostro livello dei servizi sanitari di base. Abbiamo fatto nostra come politica di stato la strategia del GOBI FFF consigliata dall\u2019UNICEF; pensiamo che le Nazioni Unite dovrebbero utilizzare il proprio ufficio nel Sahel per elaborare piani a medio e lungo termine che permettano ai paesi che soffrono per la siccit\u00e0 di raggiungere l\u2019autosufficienza alimentare.<\/p>\n<p>In vista del XXI secolo abbiamo lanciato una grande campagna per l\u2019educazione e la formazione dei nostri bambini in un nuovo tipo di scuola, finanziato da una sezione speciale della nostra lotteria nazionale \u201cistruiamo i nostri bambini\u201d. E, grazie al lavoro dei Comitati per la difesa della rivoluzione, abbiamo lanciato un vasto progetto di costruzione di case pubbliche (500 in cinque mesi), strade, piccoli bacini idrici ecc. Il nostro obiettivo economico \u00e8 creare una situazione in cui ogni burkinab\u00e9 possa impiegare le proprie braccia ed il proprio cervello per produrre abbastanza da garantirsi almeno due pasti al giorno ed acqua potabile.<\/p>\n<p>Promettiamo solennemente che d\u2019ora in avanti nulla in Burkina Faso sar\u00e0 portato avanti senza la partecipazione dei burkinab\u00e9. D\u2019ora in avanti, saremo tutti noi a ideare e decidere tutto. Non permetteremo altri attentati al nostro pudore e alla nostra dignit\u00e0.<\/p>\n<p>Rafforzati da questa convinzione, vorremmo abbracciare con le nostre parole tutti quelli che soffrono e la cui dignit\u00e0 \u00e8 calpestata da un pugno di uomini o da un sistema oppressivo.<\/p>\n<p>Chi mi ascolta mi permetta di dire che parlo non solo in nome del mio Burkina Faso, tanto amato, ma anche di tutti coloro che soffrono in ogni angolo del mondo. Parlo in nome dei milioni di esseri umani che vivono nei ghetti perch\u00e9 hanno la pelle nera o perch\u00e9 sono di culture diverse, considerati poco pi\u00f9 che animali. Soffro in nome degli Indiani d\u2019America che sono stati massacrati, schiacciati, umiliati e confinati per secoli in riserve cos\u00ec che non potessero aspirare ad alcun diritto e la loro cultura non potesse arricchirsi con una benefica unione con le altre, inclusa quella dell\u2019invasore. Parlo in nome di quanti hanno perso il lavoro, in un sistema che \u00e8 strutturalmente ingiusto e congiunturalmente in crisi, ridotti a percepire della vita solo il riflesso di quella dei pi\u00f9 abbienti.<\/p>\n<p>Parlo in nome delle donne del mondo intero, che soffrono sotto un sistema maschilista che le sfrutta. Per quel che ci riguarda siano benvenuti tutti i suggerimenti, di qualunque parte del mondo, circa i modi per favorire il pieno sviluppo della donna burkinab\u00e9. In cambio, possiamo condividere con tutti gli altri paesi la nostra esperienza positiva realizzata con le donne ormai presenti ad ogni livello dell\u2019apparato statale e in tutti gli aspetti della vita sociale burkinab\u00e9. Le donne in lotta proclamano all\u2019unisono con noi che lo schiavo che non organizza la propria ribellione non merita compassione per la sua sorte. Questo schiavo \u00e8 responsabile della sua sfortuna se nutre qualche illusione quando il padrone gli promette libert\u00e0. La libert\u00e0 pu\u00f2 essere conquistata solo con la lotta e noi chiamiamo tutte le nostre sorelle di tutte le razze a sollevarsi e a lottare per conquistare i loro diritti.<\/p>\n<p>Parlo in nome delle madri dei nostri paesi impoveriti che vedono i loro bambini morire di malaria o di diarrea e che ignorano che esistono per salvarli dei mezzi semplici che la scienza delle multinazionali non offre loro, preferendo piuttosto investire nei laboratori cosmetici, nella chirurgia estetica a beneficio dei capricci di pochi uomini e donne il cui fascino \u00e8 minacciato dagli eccessi di calorie nei pasti, cos\u00ec abbondanti e regolari da dare le vertigini a noi del Sahel. Questi mezzi semplici raccomandati dall\u2019OMS e dall\u2019UNICEF abbiamo deciso di adottarli e diffonderli.<\/p>\n<p>Parlo, anche, in nome dei bambini. Di quel figlio di poveri che ha fame e guarda furtivo l\u2019abbondanza accumulata in una bottega dei ricchi. Il negozio \u00e8 protetto da una finestra di spesso vetro; la finestra \u00e8 protetta da inferriate; queste sono custodite da una guardia con elmetto, guanti e manganello, messa l\u00e0 dal padre di un altro bambino che pu\u00f2, lui, venire a servirsi, o piuttosto, essere servito, giusto perch\u00e9 ha credenziali garantite dalle regole del sistema capitalistico.<\/p>\n<p>Parlo in nome degli artisti \u2013 poeti, pittori, scultori, musicisti, attori \u2013 che vedono la propria arte prostituita per le alchimie dei businessman dello spettacolo. Grido in nome dei giornalisti ridotti sia al silenzio che alla menzogna per sfuggire alla dura legge della disoccupazione. Protesto in nome degli atleti di tutto il mondo i cui muscoli sono sfruttati dai sistemi politici o dai moderni mercanti di schiavi.<\/p>\n<p>Il mio paese \u00e8 la quintessenza di tutte le disgrazie dei popoli, una sintesi dolorosa di tutte le sofferenze dell\u2019umanit\u00e0, ma anche e soprattutto una sintesi delle speranze derivanti dalla nostra lotta. Ecco perch\u00e9 ci sentiamo una sola persona con i malati che scrutano ansiosamente l\u2019orizzonte di una scienza monopolizzata dai mercanti d\u2019armi. Il mio pensiero va a tutti coloro che sono colpiti dalla distruzione della natura e ai trenta milioni di persone che muoiono ogni anno abbattute da quella terribile arma chiamata fame.<\/p>\n<p>Come militare non posso dimenticare il soldato che obbedisce agli ordini, il dito sul grilletto e che sa che la pallottola che sta per partire porta solo un messaggio di morte. Parlo con indignazione a nome dei palestinesi, che un\u2019umanit\u00e0 disumana ha scelto di sostituire con un altro popolo, solo ieri martirizzato. Il mio pensiero va al valoroso popolo palestinese, alle famiglie frantumate che vagano per il mondo in cerca di asilo. Coraggiosi, determinati, stoici e instancabili, i palestinesi ricordano alla coscienza umana la necessit\u00e0 e l\u2019obbligo morale di rispettare i diritti di un popolo: i palestinesi, con i loro fratelli ebrei, si oppongono al sionismo.<\/p>\n<p>Sono al fianco dei miei fratelli soldati dell\u2019Iran e dell\u2019Iraq che muoiono in una guerra fratricida e suicida, come sono vicino ai compagni del Nicaragua, i cui porti minati e i villaggi bombardati affrontano il loro destino con tanto coraggio e lucidit\u00e0. Soffro con tutti i latinoamericani che faticano e lottano sotto i predatori dell\u2019imperialismo. Sono a fianco dei popoli dell\u2019Afghanistan e dell\u2019Irlanda, di Grenada e di Timor Est, tutti alla ricerca di una serenit\u00e0 ispirata dalla loro dignit\u00e0 e dalle leggi della propria cultura. Parlo qui in nome di tutti coloro che cercano invano una tribuna davvero mondiale dove far sentire la propria voce ed essere presi in considerazione realmente. Molti mi hanno preceduto su questo palco e altri seguiranno. Per\u00f2 solo alcuni prenderanno le decisioni. Eppure, qui ufficialmente siamo tutti uguali.<\/p>\n<p>Bene, mi faccio portavoce di tutti coloro che invano cercano un\u2019arena dalla quale essere ascoltati. S\u00ec, vorrei parlare in nome di tutti gli \u201cabbandonati del mondo\u201d, perch\u00e9 sono un uomo e niente di quello che \u00e8 umano mi \u00e8 estraneo. La nostra rivoluzione in Burkina Faso abbraccia le sfortune di tutti i popoli; vuole ispirarsi alla totalit\u00e0 delle esperienze umane dall\u2019inizio del mondo. Vogliamo essere gli eredi di tutte le rivoluzioni del mondo e di tutte le lotte di liberazione dei popoli del Terzo Mondo. I nostri occhi guardano ai profondi sconvolgimenti che hanno trasformato il mondo. Traiamo insegnamenti dalla rivoluzione americana, le lezioni della sua vittoria contro la dominazione coloniale e le conseguenze della sua vittoria. Facciamo nostra la dottrina della non ingerenza degli europei negli affari americani e degli americani negli affari europei. Ci\u00f2 che Monroe proclamava nel 1823 \u201cl\u2019America agli Americani\u201d, oggi viene da noi ripreso affermando \u201cl\u2019Africa agli Africani\u201d e \u201cil Burkina Faso ai Burkinab\u00e9\u201d. La rivoluzione francese del 1789, distruggendo le basi dell\u2019assolutismo, ci ha insegnato l\u2019intimo legame che esiste fra diritti umani e diritti dei popoli alla libert\u00e0. La grande rivoluzione d\u2019ottobre del 1917 ha trasformato il mondo, portato il proletariato alla vittoria, scosso le fondamenta del capitalismo e realizzato i sogni di giustizia della Comune di Parigi.<\/p>\n<p>Aperti a tutti i venti di volont\u00e0 dei popoli e delle loro rivoluzioni, ad avendo appreso anche la lezione di alcuni terribili fallimenti che hanno portato a tragiche violazioni dei diritti umani, vogliamo prendere da ogni rivoluzione solo il suo nocciolo di purezza che ci impedisce di diventare schiavi della realt\u00e0 di altri, anche quando, dal punto di vista ideologico, ci ritroviamo con interessi comuni.<\/p>\n<p>Signor presidente, questo inganno non \u00e8 pi\u00f9 possibile. Il nuovo ordine economico mondiale per cui stiamo lottando e continueremo a lottare pu\u00f2 essere raggiunto solo se saremo capaci di fare a pezzi il vecchio ordine che ci ignora; se occuperemo il posto che ci spetta nell\u2019organizzazione politica internazionale e se, data la nostra importanza nel mondo, otterremo il diritto di essere parte delle discussioni e delle decisioni che riguardano i meccanismi regolatori del commercio, dell\u2019economia e del sistema monetario su scala mondiale. Il nuovo ordine economico internazionale non pu\u00f2 che affiancarsi a tutti gli altri diritti dei popoli, \u2013 diritto all\u2019indipendenza, all\u2019autodeterminazione nelle forme e strutture di governo \u2013 come il diritto allo sviluppo. Come tutti gli altri diritti dei popoli pu\u00f2 essere conquistato solo nella lotta e attraverso la lotta dei popoli. Non sar\u00e0 mai il risultato di un atto di generosit\u00e0 di qualche grande potenza.<\/p>\n<p>Continuo a nutrire un\u2019incrollabile fiducia \u2013 condivisa dalla grande comunit\u00e0 dei paesi non allineati \u2013 che sotto le grida di dolore dei nostri popoli, il nostro gruppo manterr\u00e0 la sua coesione, rafforzer\u00e0 il suo potere di negoziazione collettivo, trover\u00e0 alleati fra tutte le nazioni, e insieme a quelli che ci possono ascoltare, inizier\u00e0 ad organizzare un sistema di relazioni economiche internazionali realmente nuovo.<\/p>\n<p>Signor Presidente, ho accettato di parlare in questa illustre assemblea perch\u00e9, malgrado tutte le critiche che le sono rivolte da alcuni dei membri pi\u00f9 importanti, le Nazioni Unite rimangono un forum ideale per le nostre richieste, un luogo indispensabile di legittimit\u00e0 per tutti i paesi senza voce.<\/p>\n<p>\u00c8 questo giustamente ci\u00f2 che il Segretario Generale dell\u2019Onu vuole significare quando scrive: \u201cL\u2019organizzazione delle Nazioni Unite \u00e8 unica nel senso che riflette le aspirazioni e le frustrazioni di numerosi paesi e raggruppamenti in tutto il mondo. Uno dei maggiori meriti dell\u2019Onu \u00e8 che tutte le nazioni, incluse quelle oppresse e vittime dell\u2019ingiustizia\u201d \u2013 sta parlando di noi \u2013 \u201canche quando devono fronteggiare la dura realt\u00e0 del potere, possono venire e trovare una tribuna dove essere ascoltati. Una giusta causa pu\u00f2 anche incontrare opposizione o indifferenza, ma trover\u00e0 comunque una eco presso le Nazioni Unite; tale caratteristica non \u00e8 sempre stata apprezzata, tuttavia \u00e8 fondamentale\u201d. Non ci pu\u00f2 essere migliore definizione del senso e del significato della nostra organizzazione.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 quindi la necessit\u00e0 urgente che ciascuno di noi lavori per consolidare le fondamenta dell\u2019Onu e per attribuirgli i mezzi necessari all\u2019azione. Adottiamo quindi le proposte fatte dal Segretario generale perch\u00e9 possiamo aiutare la nostra organizzazione a superare i numerosi ostacoli che i grandi poteri le oppongono con tanta solerzia per screditarla agli occhi dell\u2019opinione pubblica.<\/p>\n<p>Signor presidente, riconosciuti i meriti, bench\u00e9 limitati, della nostra organizzazione, non posso che essere lieto dell\u2019arrivo di nuovi membri. La delegazione burkinab\u00e9 d\u00e0 quindi il benvenuto al 159\u00b0 membro della nostra organizzazione, lo stato del Brunei Darussalam. A causa della follia di coloro che, per la stravaganza del destino, hanno in mano la leadership del mondo, il Movimento dei non allineati \u2013 di cui, mi auguro, il Brunei Darussalam far\u00e0 presto parte \u2013 ha l\u2019obbligo di considerare la lotta per il disarmo un obiettivo permanente, come presupposto essenziale del nostro diritto allo sviluppo.<\/p>\n<p>A nostro parere, dobbiamo analizzare con cura tutti gli elementi che hanno portato alle calamit\u00e0 che hanno afflitto il mondo. In questo senso, il presidente Fidel Castro esprimeva in modo mirabile il nostro punto di vista quando, nel 1979, all\u2019apertura del Sesto summit dei non allineati, dichiarava: \u201cTrecento miliardi di dollari sono sufficienti a costruire 600.000 scuole all\u2019anno per 400 milioni di bambini; oppure 60 milioni di case confortevoli per 300 milioni di persone; oppure 30.000 ospedali con 18 milioni di letti; oppure 20.000 fabbriche che possono dare lavoro a 20 milioni di lavoratori; oppure a rendere possibile l\u2019irrigazione di 150 milioni di ettari di terra che, con adeguate scelte tecniche, possono produrre cibo per un miliardo di persone\u2026\u201d. Se moltiplichiamo queste cifre per dieci \u2013 e sono sicuro che rimarremmo al di sotto della realt\u00e0 di spesa odierna \u2013 ci rendiamo conto di quanto l\u2019umanit\u00e0 sperperi ogni anno nel settore militare a scapito della pace.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 l\u2019indignazione delle masse si trasforma rapidamente in rivolta e in rivoluzione contro le briciole che vengono loro gettate sotto la forma insultante degli \u201caiuti\u201d, aiuti spesso legati a condizioni francamente spregevoli. Si pu\u00f2 comprendere infine perch\u00e9 il nostro impegno per lo sviluppo ci chiede di essere dei combattenti per la pace, sempre.<\/p>\n<p>Promettiamo dunque di lottare per sciogliere le tensioni e introdurre nelle relazioni internazionali principi degni di un modo di vivere civile, estendendoli a tutte le regioni del mondo. Ci\u00f2 significa che non possiamo continuare a vendere passivamente parole. Riaffermiamo la nostra determinazione ad essere proponenti attivi di pace, ad assumere il nostro posto nella lotta per il disarmo, e infine ad agire come fattori decisivi nella politica internazionale, liberi dal controllo delle superpotenze, qualunque piano esse possano avere.<\/p>\n<p>La ricerca della pace va di pari passo con la realizzazione dei diritti dei paesi all\u2019indipendenza, dei popoli alla libert\u00e0 e delle nazioni all\u2019autodeterminazione. In questo senso il premio pi\u00f9 miserabile e terribile \u2013 s\u00ec, terribile \u2013 va assegnato al Medio Oriente, in termini di arroganza, insolenza e incredibile ostinazione, ad un piccolo paese, Israele, che da pi\u00f9 di venti anni con l\u2019inqualificabile complicit\u00e0 della sua potenza protettrice, gli Stati Uniti, continua a sfidare la comunit\u00e0 internazionale. Beffa della storia, che solo ieri consegnava gli ebrei all\u2019orrore delle camere a gas, Israele infligge ora agli altri la sofferenza che ieri fu sua. Israele, il cui popolo amiamo per il suo coraggio e i sacrifici del passato, deve sapere che le condizioni della propria tranquillit\u00e0 non possono essere raggiunte con la forza delle armi finanziate dall\u2019estero. Israele deve imparare a diventare una nazione come le altre e con le altre. Oggi, da questo podio, affermiamo la nostra solidariet\u00e0 attiva e militante con gli uomini e le donne dello splendido combattivo popolo palestinese, e ci rincuoriamo sapendo che nessuna sofferenza dura per sempre.<\/p>\n<p>Signor Presidente, quanto alla situazione politica ed economica dell\u2019Africa, nutriamo una profonda preoccupazione per le pericolose sfide che vengono lanciate ai diritti dei nostri popoli, da parte di alcuni paesi che, sicuri delle proprie alleanze, si fanno beffe dell\u2019etica internazionale. Naturalmente, abbiamo il diritto di rallegrarci per la decisione di ritirare le truppe straniere dal Ciad affinch\u00e9 gli abitanti di questo paese, liberi da ingerenze esterne, possano cercare tra loro nuove vie per porre fine a questa guerra fratricida e, dare al popolo che piange da molte stagioni, i mezzi per asciugarsi le lacrime.<\/p>\n<p>Tuttavia, malgrado alcuni progressi registrati dai popoli africani nelle lotte all\u2019emancipazione economica, il nostro continente continua a riflettere la realt\u00e0 essenziale delle contraddizioni tra le superpotenze, a portare il peso delle intollerabili e apparentemente infinite tribolazioni del mondo contemporaneo. Riteniamo inaccettabile e condanniamo incondizionatamente il destino dispensato al popolo del Sahara occidentale dal regno del Marocco che ricorre a tattiche dilatorie per rinviare il momento inevitabile della restituzione, che il volere del popolo Saharawi imporr\u00e0. Dopo aver visitato personalmente le regioni liberate dai Saharawi, mi \u00e8 chiaro che nulla potr\u00e0 impedire il cammino verso la liberazione totale del paese sotto la guida militante e lungimirante del Fronte Polisario.<\/p>\n<p>Signor Presidente, non parler\u00f2 a lungo della questione di Mayotte e delle isole dell\u2019arcipelago Malagasy (Madagascar). Quando le cose sono ovvie, e quando i principi sono chiari, non c\u2019\u00e8 bisogno di elaborarli. Mayotte appartiene alle Isole Comore; le isole dell\u2019arcipelago al Madagascar.<\/p>\n<p>In America Latina, salutiamo l\u2019iniziativa del gruppo di Contadora che costituisce un passo positivo nella ricerca di una giusta soluzione per una situazione esplosiva. Il comandante Daniel Ortega, a nome del popolo rivoluzionario del Nicaragua, ha fatto qui proposte concrete ed ha posto questioni di fondo a chi di dovere. Aspettiamo di vedere la pace nel suo paese e in tutta l\u2019America centrale il prossimo 15 ottobre e dopo il 15 ottobre, e prendiamo l\u2019opinione pubblica mondiale a testimone di ci\u00f2.<\/p>\n<p>Come abbiamo condannato l\u2019aggressione straniera nell\u2019isola di Grenada, condanniamo tutte le invasioni; ecco perch\u00e9 non possiamo tacere di fronte all\u2019invasione armata dell\u2019Afghanistan.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 una questione particolare di una tale gravit\u00e0 da richiedere a ognuno di noi una posizione franca e ferma. Si tratta, potete immaginarlo, del Sudafrica. L\u2019incredibile insolenza che questo paese ha per tutte le nazioni del mondo, incluse quelle che sostengono il suo sistema terroristico volto a liquidare fisicamente la maggioranza nera di questo paese, e il disprezzo con cui accoglie tutte le risoluzioni dell\u2019Assemblea Generale costituiscono una delle preoccupazioni maggiori del mondo contemporaneo.<\/p>\n<p>Ma la cosa pi\u00f9 tragica non \u00e8 che il Sudafrica sia accusato dall\u2019intera comunit\u00e0 internazionale per le sue leggi di apartheid, n\u00e9 che continui illegalmente a tenere la Namibia sotto il suo stivale colonialista e razzista, o che sottometta impunemente i suoi vicini alla legge del banditismo. No, la cosa pi\u00f9 deprecabile e umiliante per la coscienza umana \u00e8 che sia divenuta una \u201cbanalit\u00e0\u201d la miseria di milioni di esseri umani che per difendersi non hanno altro che il loro petto e l\u2019eroismo delle loro mani nude. Certa di poter contare sulla complicit\u00e0 delle grandi potenze, sul coinvolgimento attivo di alcune di queste e sulla collaborazione di qualche triste leader africano, la minoranza bianca non si vergogna a deridere i sentimenti dei popoli che nel mondo ritengono intollerabile la crudelt\u00e0 che ha corso legale in Sudafrica.<\/p>\n<p>Un tempo si sarebbero formate brigate internazionali per difendere l\u2019onore delle nazioni la cui dignit\u00e0 era minacciata. Oggi, malgrado le ferite purulente che tutti abbiamo sopportato, votiamo risoluzioni che hanno come unico potere, ci viene detto, di portare alla ragione un paese di pirati che \u201cdistrugge il sorriso come la grandine abbatte i fiori\u201d.<\/p>\n<p>Signor presidente, presto ricorrer\u00e0 il 150\u00b0 anniversario dell\u2019emancipazione degli schiavi dell\u2019impero britannico. La mia delegazione sostiene la proposta avanzata da Antigua e Barbuda di commemorare con solennit\u00e0 questo evento cos\u00ec importante per i paesi africani e per tutti i neri. A nostro avviso, tutto quello che potr\u00e0 essere fatto, detto e organizzato nel corso delle cerimonie commemorative dovrebbe sottolineare il terribile prezzo pagato dall\u2019Africa e dagli africani allo sviluppo della civilt\u00e0 umana. Un prezzo pagato senza ricevere nulla in cambio e che spiega senza alcun dubbio la tragedia attualmente in corso nel nostro continente. \u00c8 il nostro sangue che ha nutrito le radici del capitalismo, provocando la nostra attuale dipendenza e consolidando il nostro sottosviluppo. La verit\u00e0 non pu\u00f2 pi\u00f9 essere nascosta da cifre addomesticate. Dei neri deportati nelle piantagioni, molti sono morti o sono rimasti mutilati. Per non parlare della devastazione cui \u00e8 stato sottoposto il nostro continente e delle sue conseguenze.<\/p>\n<p>Signor presidente, se il mondo, grazie a Lei e al nostro Segretariato generale, si convincer\u00e0, in occasione di questo anniversario, di tale verit\u00e0, comprender\u00e0 poi perch\u00e9, con tutti noi stessi, vogliamo la pace fra le nazioni e perch\u00e9 sosteniamo e proclamiamo il nostro diritto allo sviluppo nell\u2019uguaglianza assoluta attraverso l\u2019organizzazione e la ridistribuzione delle risorse umane.<\/p>\n<p>Dal momento che tra tutte le razze umane apparteniamo a quelle che hanno sofferto di pi\u00f9, noi burkinab\u00e9 abbiamo giurato di non accettare d\u2019ora in avanti la pi\u00f9 piccola ingiustizia nel pi\u00f9 piccolo angolo del mondo. \u00c8 il ricordo della nostra sofferenza che ci pone vicino all\u2019OLP contro le bande armate israeliane, che ci fa sostenere l\u2019African National Congress (ANC) e la South West Africa People\u2019s Organization (SWAPO), ritenendo intollerabile la presenza sul suolo sudafricano di uomini \u201cbianchi\u201d che distruggono il mondo in nome del loro colore. Infine, \u00e8 sempre questo ricordo che ci fa riporre nell\u2019Organizzazione delle Nazioni Unite una fiducia profonda in un dovere comune, in un compito comune per una comune speranza.<\/p>\n<p>Chiediamo di intensificare la campagna per la liberazione di Nelson Mandela affinch\u00e9 possa essere qui con noi nella prossima sessione dell\u2019Assemblea Generale, testimone del trionfo della nostra dignit\u00e0 collettiva. Chiediamo che, in ricordo delle nostre sofferenze e nel segno del perdono collettivo, sia creato un Premio internazionale della riconciliazione umana, da assegnare a chi contribuir\u00e0 alla difesa dei diritti umani. Proponiamo che il budget destinato alle ricerche spaziali sia tagliato dell\u20191%, per devolvere la cifra corrispondente alla ricerca sulla salute e al ripristino dell\u2019ambiente umano perturbato da tutti questi fuochi d\u2019artificio nocivi all\u2019ecosistema.<\/p>\n<p>Proponiamo anche di rivedere tutta la struttura delle Nazioni Unite per porre fine allo scandalo costituito dal diritto di veto. \u00c8 vero che certi effetti pi\u00f9 diabolici del suo abuso sono stati controbilanciati dalla vigilanza di alcuni fra gli stati che detengono il veto. Tuttavia, nulla pu\u00f2 giustificare un tale diritto, n\u00e9 le dimensioni di un paese, n\u00e9 la sua ricchezza.<\/p>\n<p>Alcuni difendono tale iniquit\u00e0 sostenendo che essa si giustifica con il prezzo pagato durante la Seconda Guerra Mondiale. Ma sappiano, questi paesi, che anche noi abbiamo avuto uno zio o un padre che, come migliaia di altri innocenti, sono stati strappati dal Terzo Mondo e inviati a difendere i diritti calpestati dalle orde di Hitler. Anche la nostra carne porta i solchi delle pallottole naziste. Mettiamo fine all\u2019arroganza delle grandi potenze che non perdono occasione per rimettere in questione i diritti degli altri popoli. L\u2019assenza dell\u2019Africa dal club di quelli che hanno il diritto di veto \u00e8 ingiusta e deve finire.<\/p>\n<p>La mia delegazione non avrebbe assolto al suo compito se non avesse chiesto la sospensione di Israele e l\u2019espulsione del Sudafrica dalle Nazioni Unite. Quando, con il tempo, questi paesi avranno compiuto le trasformazioni necessarie a renderli ammissibili nella comunit\u00e0 internazionale, ognuno di noi, e il mio paese per primo, dar\u00e0 loro il benvenuto e guider\u00e0 i loro primi passi.<\/p>\n<p>Vogliamo riaffermare la nostra fiducia nelle Nazioni Unite. Siamo loro grati per il lavoro compiuto dalle loro agenzie in Burkina Faso e per la loro presenza al nostro fianco mentre stiamo attraversando tempi difficili. Siamo anche grati ai membri del Consiglio di Sicurezza per averci concesso di presiedere il lavoro del Consiglio per due volte quest\u2019anno. Possiamo solo augurarci che questo Consiglio adotter\u00e0 e applicher\u00e0 il principio della lotta contro lo sterminio per fame di 30 milioni di esseri umani ogni anno, una distruzione maggiore di quella di una guerra nucleare.<\/p>\n<p>La mia fiducia in questa organizzazione mi porta a ringraziare il Segretario generale Xavier P\u00e9rez de Cuellar, per la sua visita in Burkina, durante la quale ha potuto toccare con mano la dura realt\u00e0 della nostra esistenza, e farsi un quadro fedele dell\u2019aridit\u00e0 del Sahel e della tragedia del deserto che avanza. Non potrei terminare senza rendere omaggio alle eccellenti qualit\u00e0 del nostro presidente (Paul Lusaka dello Zambia) capace di condurre questa 39\u00aa sessione con la saggezza che gli riconosciamo.<\/p>\n<p>Signor presidente, ho viaggiato per migliaia di chilometri. Sono venuto qui per chiedere a ciascuno di voi di unirvi in uno sforzo comune perch\u00e9 abbia fine l\u2019arroganza di chi ha torto, svanisca il triste spettacolo dei bambini che muoiono di fame, sia spazzata via l\u2019ignoranza, vinca la legittima rivolta dei popoli e tacciano finalmente i suoni di guerra, e che infine si lotti con una volont\u00e0 comune per la sopravvivenza dell\u2019umanit\u00e0. Cantiamo insieme con il grande poeta Novalis: \u201cPresto le stelle ritorneranno a visitare la terra che lasciarono durante l\u2019era dell\u2019oscurit\u00e0; il sole depositer\u00e0 il suo spettro severo e torner\u00e0 ad essere una stella fra le stelle, tutte le razze del mondo torneranno nuovamente insieme; dopo una lunga separazione, le famiglie rese un tempo orfane saranno riunificate e ogni giorno sar\u00e0 un giorno di riunificazione e di rinnovati abbracci; poi gli abitanti dei tempi antichi torneranno sulla terra, in ogni tomba si riaccenderanno le spente ceneri; dappertutto le fiamme della vita bruceranno di nuovo, le antiche dimore saranno ricostruite, i tempi antichi rinasceranno e la storia sar\u00e0 il sogno di un presente esteso all\u2019eternit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>La patrie ou la mort, nous vaincrons!<\/p>\n<p>Grazie a tutti.<\/p>\n<p>Thomas Sankara<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutto il discorso del 4 ottobre 1984 in video, la traduzione in italiano di Marinella Correggia ed una breve presentazione. 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