{"id":986535,"date":"2019-12-02T16:27:36","date_gmt":"2019-12-02T16:27:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=986535"},"modified":"2019-12-02T16:27:36","modified_gmt":"2019-12-02T16:27:36","slug":"giornaliste-nel-mirino-degli-odiatori-della-rete","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2019\/12\/giornaliste-nel-mirino-degli-odiatori-della-rete\/","title":{"rendered":"Giornaliste nel mirino degli odiatori della rete"},"content":{"rendered":"<p>Il 26 novembre scorso, presso la sede FNSI di Roma, davanti ad una gremita sala Walter Tobagi si \u00e8 parlato di odio comunicativo in relazione alla violenza di genere.<\/p>\n<p>L\u2019incontro, intitolato <strong>Parole d\u2019odio e violenza di genere<\/strong>, ha voluto attirare l\u2019attenzione sulle \u201c<strong>Giornaliste nel mirino degli odiatori della rete<\/strong>\u201d ed indurre cos\u00ec a riflettere che oggi\u00a0\u201c<strong>Chiudere la bocca alle donne che fanno informazione con intimidazioni, minacce e insulti \u00e8 un problema serio di libert\u00e0, democrazia, di diritti umani<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>Importanti le parole iniziali della <strong>Ministra per le pari opportunit\u00e0 Elena Bonetti<\/strong>: \u00e8 necessario un tempestivo cambiamento socioculturale per fronteggiare quella che pu\u00f2 definirsi una vera e propria emergenza. La politica, ha continuato la Ministra, deve mettersi al servizio dei cittadini per risolvere una crisi che conduce ogni giorno di pi\u00f9 all\u2019involuzione sociale, e sintomatiche si rivelano le parole utilizzate spesso per descrivere la violenza di genere: ossimori inaccettabili con i quali si associa il termine \u201camore\u201d a qualificazioni negative come violento o criminale, aggettivi che invece il sentimento lo negano a priori.<\/p>\n<p>La violenza contro le donne si combatte a partire proprio dalla comunicazione, ha precisato il <strong>Presidente della FNSI Giuseppe Giulietti<\/strong> nei suoi saluti introduttivi, annunciando l\u2019impegno ad una formazione specifica in collaborazione con atenei ed esperti del settore per elevare gli standard di condotta dei giornalisti.<\/p>\n<p>Ma l\u2019educazione alla non violenza, ha concluso Giulietti, va impartita a tutti indifferentemente, specie i bambini, che un giorno saranno i futuri compagni delle donne.<\/p>\n<p>Veramente interessanti gli altri contributi delle relatrici e dei relatori intervenuti, tutti concordi nell\u2019affermare che una rete oggi \u00e8 determinante al fine di \u201ccercare una vera unica strada per combattere l\u2019Hate Speech\u201d.<\/p>\n<p><strong>Mimma Caligaris, presidente CPO FNSI, Vittorio Di Trapani dell\u2019USIGRAI, Nadia Monetti dell\u2019esecutivo e CPO ODG<\/strong> hanno raccontato il loro impegno e delle associazioni che rappresentano per la diffusione di una forma diversa di comunicazione, ma soprattutto una cultura civile nel rispetto dei diritti fondamentali da quello all\u2019espressione alla dignit\u00e0 della persona, specie delle donne spesso in prima linea sui media.<\/p>\n<p>Per <strong>GIULIA,<\/strong> organismo di giornaliste non sindacale, <strong>la presidente Silvia Garambois<\/strong> ha sottolineato la portata dell\u2019Art 21 della Costituzione sulla libera manifestazione del pensiero ed ha parlato degli attacchi alle giornaliste, con espressioni che spesso integrano vere e proprie molestie sul lavoro.<\/p>\n<p>Anche questo un fenomeno non circoscritto solo all\u2019aggressione, talvolta sessista e molto spesso impunita, ai danni di una giornalista, ma sintomatica della mancanza di strumenti grazie ai quali affrontare il vero problema di oggi: il cd. linguaggio di odio.<\/p>\n<p>Le donne oggi diventano obiettivi privilegiati del linguaggio d\u2019odio e sono vittime di un ricatto professionale, ed un attacco mediatico che mette in pericolo la libert\u00e0 personale di una donna, anche se non arriva al livello della minaccia e si \u201climita\u201d al sessismo, rende comunque veramente troppo difficoltoso andare avanti con il proprio lavoro.<\/p>\n<p>Il linguaggio d\u2019odio serve sempre per intimidire e partendo da questa riflessione, GIULIA ha proposto non tanto di parlare di \u201codio comunicativo\u201d, ma di iniziare a ragionare in radice sul linguaggio dell\u2019odio e sulla grave violazione dei diritti fondamentali di una donna conseguente ad una aggressione scatenata sui giornali e sui social.<\/p>\n<p>A questo obiettivo tende la collaborazione di GIULIA con l\u2019Osservatorio nazionale sui diritti, partendo con l\u2019enucleare il linguaggio d\u2019odio \u2013 tipo che colpisce le giornaliste.<\/p>\n<p><strong>Roberto Natale<\/strong> <strong>coordinatore del Comitato scientifico di Articolo 21 e responsabile sociale relazioni istituzionali della RAI <\/strong>ha citato la sua esperienza con l\u2019Onorevole Laura Boldrini, vittima storica di una continua e grave campagna di odio mediatico che oggi ancora non tende a cessare.<\/p>\n<p>Poi ha parlato della Carta di Assisti, il primo manifesto internazionale contro i muri mediatici e l\u2019uso delle \u201cparole come pietre\u201d frutto di un lunghissimo percorso che nel mettere \u201cinsieme persone diverse\u201d, vuole rappresentare \u201cun\u2019area di civilt\u00e0\u201d.<\/p>\n<p><strong>Silvia Brena di VOX<\/strong> ha auspicato l\u2019insegnamento di una comunicazione diversa e fondata sul dialogo in tutte le scuole. Insegnare i diritti civili ai giovani, inoltre, anche tramite i social o con campagne mediatiche, significa fare prevenzione efficace.<\/p>\n<p>Interventi di <strong>Anna Del Freo della FNSI e di<\/strong> <strong>Monica Andolfatto <\/strong>sul Manifesto di Venezia, documento per il rispetto e la parit\u00e0 di genere nell\u2019informazione varato proprio da CPO FNSI assieme a GIULIA, all\u2019Usigrai e al Sindacato dei giornalisti del Veneto.<\/p>\n<p>Presente anche <strong>Valerio Cataldi<\/strong> sulla Carta di Roma relativa all\u2019informazione concernente i richiedenti asilo, i rifugiati, le vittime della tratta ed i migranti.<\/p>\n<p>Tutti i relatori hanno fatto appello ai dettati deontologici della Carta dei Doveri del Giornalista, con particolare riguardo all\u2019obbligo fondamentale di rispettare la persona e la sua dignit\u00e0 e di non discriminare nessuno per la razza, la religione, il sesso, le condizioni fisiche e mentali e le opinioni politiche nel mestiere di informare.<\/p>\n<p>Ma anche un richiamo perentorio ai principi contenuti nelle norme nazionali ed internazionali, in aderenza al criterio deontologico fondamentale \u201cdel rispetto della verit\u00e0 sostanziale dei fatti osservati\u201d contenuto nell\u2019articolo 2 della Legge istitutiva dell\u2019Ordine.<\/p>\n<p>Sul rilievo che i media hanno relativamente al rispetto dei diritti civili anche le relazioni di <strong>Monica Pietrangeli dell\u2019USIGRAI, di Elisa Marincola di Articolo 21 e di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. \u00a0<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 emerso cos\u00ec che la deleteria dinamica degli attacchi sui social implica la convinzione che determinati ruoli vengono associati a specifici spazi in cui restare circoscritti.<\/p>\n<p>Su twitter ad esempio le parole maggiormente associate al genere femminile sono \u201cparrucchiera\u201d ed \u201cestetista\u201d, ma quando una giornalista parte per la Siria o prende posizione contro le mafie, fuoriesce dal suo ruolo e di conseguenza viene fatta oggetto di condanna con parole di odio.<\/p>\n<p>Si tratta in definitiva di \u201cun\u2019eversione sociale che non viene accettata\u201d.<\/p>\n<p>Al termine dell\u2019interessante convegno sono emersi alcuni elementi comuni e fondamentali nel processo di analisi del fenomeno.<\/p>\n<ul>\n<li>Il cd sciame digitale: viene innescata un\u2019escalation di aggressivit\u00e0 comunicativa mediante l\u2019uso di parole \u2013 trigger, slogan o termini sensazionalistici, spesso retorici che fanno leva sull\u2019istinto reattivo di tipo emotivo degli utenti social.<\/li>\n<li>L\u2019esistenza di \u201cecho chambers\u201d in cui le informazioni, le idee o le credenze vengono amplificate o rafforzate dalla comunicazione mediatica e dalla ripetizione all\u2019interno di un sistema di raccolta \u2013 dati predefinito, per esempio da Facebook, in base al quale vengono associate persone che hanno uno stesso stile di vita ed uno stesso modus pensandi.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Evidente oramai che quando si tratta di hate speech, i meccanismi sopra richiamati sono come \u201cbombe innescate\u201d, operando sul cd. rilascio del pregiudizio, per cui la coscienza collettiva viene \u201ctrainata\u201d verso schemi o orientamenti strumentalmente prestabiliti.<\/p>\n<p>\u201c<em>Il paradosso sta nei contenuti che performano meglio sui social, i quali sono estremamente polarizzati in negativo o positivo. I primi performano meglio, perch\u00e9 un post polarizzato in negativo implica una sensazione che contagia la collettivit\u00e0, entra in un\u2019\u201cecho chambers\u201d e consolida la massa, rafforzando un pregiudizio<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Allora, in definitiva, come combattere il linguaggio d\u2019odio?<\/p>\n<p>Principalmente denunciando ed avviando procedimenti penali che pongano i cd. haters davanti alle loro responsabilit\u00e0. E poi bisogna lavorare sulla positivit\u00e0.<\/p>\n<p>Citando la psicologa sopravvissuta al lager Edith Eva Eger, si \u00e8 evidenziata l\u2019importanza di lavorare sulla \u201cresilienza nelle situazioni di stress\u201d, durante le quali l\u2019energia positiva opera molto pi\u00f9 efficacemente contro la distruttivit\u00e0 dell\u2019odio mediatico.<\/p>\n<p>E si \u00e8 fatto l\u2019esempio del Cile ed di un film del regista Pablo Larrain ambientato alla fine degli anni \u201890 nel regime di Pinochet, per contrastare il quale il fronte del NO alla legittimazione del suo governo assold\u00f2 un pubblicitario che ide\u00f2 una campagna mediatica divenuta pervasiva il cui slogan fu \u201cCile: l\u2019allegria sta arrivando!\u201d.<\/p>\n<p>Infine, il parallelismo fra nascita dell\u2019odio comunicativo e mafia.<\/p>\n<p>Dopo le stragi di falcone e Borsellino vi fu un ritrovato appoggio dell\u2019opinione pubblica alle istituzioni, e di conseguenza la mafia cambi\u00f2 strategia, iniziando un\u2019opera di delegittimazione di alcune figure impegnate sul versante della legalit\u00e0, con falsi dossier ed il loro graduale isolamento.<\/p>\n<p>A conferma di questo teorema la testimonianza di <strong>Federica Angeli,<\/strong> intervenuta all\u2019incontro con la sua preziosa scorta al seguito, mostrando l\u2019evidenza del coraggioso prezzo che sta pagando\u00a0per il suo essere giornalista, impegnata in inchieste di mafia e soprattutto donna.<\/p>\n<p>Altre due storie di donne colpite per il loro impegno professionale.<\/p>\n<p>La \u00e8 prima \u00e8 quella di <strong>Monica Napoli,<\/strong> secondo cui si resta sole a combattere non per una lotta personale, ma nonostante questa certezza nella sua vicenda c\u2019\u00e8 stato chi ha persino dichiarato che fosse una strumentale esagerazione, criticando il comunicato del consiglio di amministrazione che SkyTg24 aveva preso le sue difese.<\/p>\n<p>Per la Napoli in definitiva i problemi derivano dalla sottovalutazione del fenomeno, ma anche dalla mancanza di una specifica struttura a tutela delle giornaliste sotto attacco.<\/p>\n<p>E poi la lunga serie di offese che <strong>Angela Caponnetto<\/strong> da tempo riceve come giornalista che si occupa di migranti e che sono completamente diverse da quelle dirette ai colleghi uomini.<\/p>\n<p>Il primo attacco mediatico alla Caponnetto arriv\u00f2 nel 2016, in un post intitolato \u201cTraditrici della patria\u201d che la vedeva ritratta insieme a Laura Boldrini e Carlotta Sami.<\/p>\n<p>Fino al suo ultimo servizio andato in onda qualche settimana fa, quando \u00e8 stata praticamente inondata di insulti sessisti basati sul leitmotiv che lei, come donna, prediliga i migranti.<\/p>\n<p>L\u2019incontro si \u00e8 chiuso con la convinzione di non volersi arrendere in questa battaglia civile, che di certo non pu\u00f2 essere vinta dalle singole giornaliste lasciate da sole sotto attacco, ma che reclama invece una presa di posizione collettiva e di rete, definitiva ed univoca.<\/p>\n<p>Nessuno pu\u00f2 e deve andare avanti senza il dovuto sostegno perch\u00e9 il rischio di morire emotivamente e professionalmente \u00e8 oggi pi\u00f9 concreto che mai e soprattutto \u00e8 l\u2019obiettivo avuto di mira da chi odia.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>Articolo di\u00a0<a style=\"color: #800000;\" href=\"https:\/\/www.articolo21.org\/author\/cristina-perozzi\/\">Cristina Perozzi<\/a><\/em><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 26 novembre scorso, presso la sede FNSI di Roma, davanti ad una gremita sala Walter Tobagi si \u00e8 parlato di odio comunicativo in relazione alla violenza di genere. 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