{"id":98155,"date":"2014-03-30T21:15:19","date_gmt":"2014-03-30T20:15:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=98155"},"modified":"2014-11-17T18:20:26","modified_gmt":"2014-11-17T18:20:26","slug":"schiavitu-come-arma-potere-in-mauritania","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2014\/03\/schiavitu-come-arma-potere-in-mauritania\/","title":{"rendered":"La schiavit\u00f9 come arma del potere in Mauritania"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><i>Oltre 29 milioni di persone sono oggi vittime di schiavit\u00f9 e la Mauritania \u00e8 al primo posto con il 20% della popolazione schiavizzata.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La parola &#8220;schiavit\u00f9&#8221; rievoca immagini di un passato lontano, di epoche antiche ormai dimenticate e superate grazie alla democrazia e al riconoscimento delle libert\u00e0 fondamentali dell\u2019uomo, tuttavia la schiavit\u00f9 \u00e8 una realt\u00e0 presente ancora in molti paesi del mondo, in epoca moderna ha assunto forme diverse ed \u00e8 conosciuta con nomi diversi: schiavit\u00f9, lavoro forzato e traffico di esseri umani. La <a href=\"http:\/\/www.walkfreefoundation.org\/\" target=\"_blank\">Walk Free Foundation<\/a>, un\u2019organizzazione filantropica australiana, ha pubblicato per la prima volta nel 2013 l\u2019indice della schiavit\u00f9 moderna, in un <a href=\"http:\/\/www.globalslaveryindex.org\/\" target=\"_blank\">rapporto<\/a>\u00a0 che prende in esame il problema in 162 paesi del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quel che emerge dal rapporto \u00e8 che esistono oggi circa 29.8 milioni di persone soggette a moderna schiavit\u00f9 nel mondo e che i paesi con la pi\u00f9 alta percentuale sono Mauritania, Haiti, Pakistan, India, Nepal, Moldavia, Benin, Costa d\u2019Avorio, Gambia e Gabon. Il problema \u00e8 invece prevalentemente assente nei paesi dell\u2019Europa occidentale come Islanda, Irlanda, Regno Unito, Svizzera, Svezia, Norvegia, Finlandia, Danimarca, ma anche in Nuova Zelanda e in alcuni paesi dell\u2019America Meridionale come Cuba, Costa Rica e Panama. Il termine \u201cschiavit\u00f9\u201d si riferisce alle condizioni di maltrattamento di una persona intesa come una propriet\u00e0 e assume forme diverse che si inseriscono nel pi\u00f9 generico concetto di privazione della libert\u00e0 di una persona (libert\u00e0 di lasciare il proprio lavoro per un altro, libert\u00e0 di controllare il proprio corpo e i propri movimenti ecc.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>La schiavit\u00f9 in Mauritania<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La realt\u00e0 pi\u00f9 drammatica \u00e8 certamente quella della Mauritania, dove esiste ancora oggi un concetto di schiavit\u00f9 molto simile a quello classico americano del XVIII e XIX secolo, che assume cio\u00e8 la forma di possesso di una persona come propriet\u00e0 privata. \u00c8 una pratica di tipo consuetudinario, non esplicitata ma che a tutti gli effetti \u00e8 ancora oggi un istituto legale. In Mauritania circa il 20% della popolazione \u00e8 soggetta a schiavit\u00f9. \u00c8 una realt\u00e0 non strettamente appartenente all\u2019Islam, al contrario \u00e8 qualcosa di tribale e consuetudinario, ma che utilizza la religione come mezzo per giustificarla. Le vittime possono essere comprate, vendute, regalate, prestate, linciate, picchiate, castrate, violentate, esportate, desocializzate e depersonalizzate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Adulti e bambini schiavi in Mauritania sono propriet\u00e0 dei padroni che hanno la libert\u00e0 di esercitare completa titolarit\u00e0 su di loro e sui loro discendenti. Lo status si passa da generazione in generazione da persone originariamente catturate durante le incursioni storiche da parte dei gruppi di schiavisti. \u00c8 una realt\u00e0 concentrata tanto nelle aree rurali quanto nelle aree urbane e sono le donne a subirne maggiormente e in maniera sproporzionata le conseguenze. Esse lavorano spesso nella sfera domestica, dove i loro padroni esercitano un altissimo controllo sui loro movimenti e sulle loro interazioni sociali. Sono spesso soggette a violenze e sfruttamenti sessuali da parte dei propri padroni e spesso costrette a contrarre matrimoni forzati o sottoposte alle mutilazioni genitali femminili (retaggio di pratiche tribali preislamiche).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al di fuori della sfera domestica tante sono le realt\u00e0 di schiavismo in Mauritania, da quello per debiti, al traffico di ragazzini dalle regioni confinanti verso la Mauritania, problemi quasi totalmente ignorati dalla comunit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La schiavit\u00f9 in Mauritania segue le leggi nel diritto classico musulmano, secondo cui lo schiavo \u00e8 giuridicamente incapace, al pari delle cose semoventi (es. una mucca), ma ha il diritto di contrarre matrimonio, con un altro schiavo, che diventer\u00e0 propriet\u00e0 dello stesso padrone (al contrario della schiavit\u00f9 americana, quella musulmana classica tende a non separare le famiglie). Gli schiavi non hanno il permesso di possedere una terra o altre risorse essendo considerati come un possesso loro stessi e non possono avere diritto all\u2019eredit\u00e0. In quasi tutte le societ\u00e0 islamiche questa pratica \u00e8 venuta meno, sotto la pressione soprattutto delle potenze occidentali, a partire dalla fine del XIX secolo (e poi dopo la Prima Guerra Mondiale con la caduta dell\u2019Impero Ottomano e il tentativo da parte dei Mandati di \u201ccivilizzare\u201d e modernizzare le popolazioni dell\u2019Africa e del Medio Oriente), tuttavia in Mauritania si \u00e8 mantenuta sotto forma di pratica consuetudinaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La societ\u00e0 mauritana \u00e8 composta principalmente da tre gruppi etnici: gli afro-mauritani, i mori bianchi (arabo-berberi bianchi, i mauri, da cui deriva il nome Mauritania, o anche beydan, i bianchi) e gli haratin, i mori neri di origine africana e di cultura arabo-berbera (per il colore della pelle si avvicinano alla loro origine africana, ma hanno adottato la cultura arabo-berbera per assimilazione, tuttavia hanno subito un transfert di civilizzazione, come gli antillani o i neri americani pertanto si conoscono poco le loro origini). Gli haratin erano storicamente gli schiavi, poi affrancati (il nome significa proprio \u201ccolui che \u00e8 stato liberato dalla schiavit\u00f9\u201d). Tuttavia non esiste differenza tra gli schiavi (abd) e gli affrancati e lo status \u00e8 identico per entrambe le categorie, a prescindere dal fatto che lo sfruttamento economico sia diretto o indiretto. La differenza si situa proprio nella linea di confine tra schiavit\u00f9 diretta e indiretta: lo schiavo, colui che ha un debito nei confronti del padrone, costa al padrone per il nutrimento, i vestiti, la sorveglianza ecc&#8230;. l\u2019affrancato non costa nulla e frutta molto, vive del suo lavoro ma allo stesso tempo mantiene il suo padrone, paga la zakat (l\u2019imposta legale), la saddagha (l\u2019elemosina) e la hadya (il dono). Gli haratin sono considerati propriet\u00e0 dei mauri bianchi che sono la minoranza che detiene il potere politico ed economico. Essi non hanno accesso all\u2019educazione e a metodi di sussistenza alternativi ed \u00e8 molto radicata nella societ\u00e0 la convinzione che la loro condizione di schiavi sia volere di Dio. Questo \u00e8 un grave ostacolo alla protezione dei diritti umani e dei diritti delle donne, oggi estremamente insufficiente, perch\u00e9 se la vittima stessa non riconosce la propria condizione non pu\u00f2 essere tutelata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>La sacralizzazione della schiavit\u00f9<\/b><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli haratin schiavi vengono mantenuti analfabeti e non istruiti e di conseguenza non sanno che secondo la legge islamica un musulmano non pu\u00f2 rendere schiavo un altro musulmano. Gli schiavisti a loro volta sacralizzano la schiavit\u00f9 in modo che nessuno la contesti e che le stesse vittime considerino \u201charam\u201d ribellarsi a quella realt\u00e0. Una convinzione radicata nella tradizione e nella visione opportunisticamente distorta dell\u2019Islam da parte di una minoranza al potere che promuove l\u2019ignoranza per mantenere il proprio status invariato. Lo schiavo non si rende conto di essere schiavo perch\u00e9 non ha gli strumenti intellettuali per capire la propria condizione. Gli haratin credono che i beydane (bianchi) siano i discendenti del profeta Maometto o i discendenti delle famiglie marabutte (guaritori islamici), i rappresentanti di Allah sulla terra, i detentori del sapere. Si inculca nello schiavo l\u2019idea che la sua vita dipenda dal padrone e che il suo ingresso in Paradiso dipenda dall\u2019obbedienza al padrone cos\u00ec la sua sottomissione viene trasformata in dovere religioso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante l&#8217;esistenza di leggi nazionali \u00e8 molto difficile per le vittime di schiavit\u00f9 avere accesso alla giustizia in una realt\u00e0 come questa. L&#8217;onere della prova spetta alla vittima e i responsabili non possono essere perseguiti se non \u00e8 la vittima stessa a denunciarli. Le organizzazioni per i diritti umani, ad esempio, non possono presentare una causa per conto di una vittima. Questo \u00e8 un problema rilevante, conseguenza del fatto che la maggior parte delle vittime sono analfabeti e non conoscono i loro diritti, molti sono stati indottrinati alla pratica della schiavit\u00f9 intergenerazionale ed \u00e8 dunque estremamente difficile per loro perseguire azioni legali contro i loro padroni. Queste ed altre difficolt\u00e0 si riflettono nei bassi livelli di azioni legali ai sensi delle leggi vigenti. Infine coloro che decidono di intraprendere cause nei confronti dei loro padroni spesso non sono tutelati adeguatamente dal governo, su cui l\u2019informazione circa le misure intraprese \u00e8 davvero limitata, poco chiara e spesso si limita a proteggere esclusivamente la schiavit\u00f9 infantile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Cosa fa il governo al riguardo?<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante la Mauritania abbia ratificato la Convenzione sull\u2019eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW) ha introdotto una serie di riserve che dichiarano applicabili solo gli articoli della Convenzione che si attengono alla Shari\u2019a e alla Costituzione mauritana. Il diritto penale mauritano presenta ancora tutta una serie di enormi violazioni dei diritti delle donne (ad esempio le donne mauritane che sono vittima di stupro possono essere perseguite per il crimine di adulterio).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Mauritania ha ratificato una serie di importanti trattati internazionali in materia di schiavit\u00f9 moderna ma non la Convenzione sul lavoro domestico. Il Comitato di esperti dell&#8217;OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) ha ripetutamente espresso preoccupazione per la situazione vigente e ha invitato il governo a prendere provvedimenti, tra cui: adottare una strategia globale contro la schiavit\u00f9, garantire che vengano attivate delle indagini e che le pene detentive vengano effettivamente imposte ai responsabili. La schiavit\u00f9 \u00e8 stata vietata nel 1961 quando il governo ha riformulato la Costituzione, dopo l&#8217;indipendenza dalla Francia e ha inserito in essa vari principi della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Nel 1981 la Mauritania ha nuovamente dichiarato illegale la schiavit\u00f9, tuttavia, il decreto non \u00e8 mai stato effettivamente attuato e la schiavit\u00f9 \u00e8 rimasta come pratica consuetudinaria. Solo nel 2003 fu approvata una legge contro la tratta di persone con una sanzione di reclusione da cinque a dieci anni per i trasgressori. Nel loro insieme queste leggi criminalizzano la tratta di persone e la maggior parte delle forme di schiavit\u00f9, prevedendo in alcuni casi un indennizzo per le vittime e l\u2019assistenza per coloro che vengono liberati dalla schiavit\u00f9. Il problema per\u00f2 persiste invariato anche grazie alla complicit\u00e0 degli agenti di polizia e dei capi di governo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel marzo del 2013 il presidente della Mauritania, Mohamed Ould Abdel Aziz, ha costituito un\u2019agenzia nazionale per combattere le vestigia della schiavit\u00f9 e la povert\u00e0 e per favorire l\u2019integrazione dei rifugiati, tuttavia i risultati pratici di queste azioni sono ancora da verificare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Le soluzioni possibili<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La schiavit\u00f9 in Mauritania \u00e8 ancora poco conosciuta a livello internazionale e rimane relegata all\u2019interno delle mura domestiche, delle comunit\u00e0 e dei luoghi di lavoro. I responsabili usano ancora ogni tipo di espediente per giustificare, razionalizzare e nascondere questa realt\u00e0 e l\u2019abuso di potere implicato in questi meccanismi non \u00e8 immediatamente apparente. L\u2019esistenza delle caste inoltre comporta ancora oggi delle diseguaglianze di status che sono comunemente accettate e ogni tentativo di cambiamento si scontra con gli interessi politici ed economici coinvolti. Per i bianchi \u00e8 una questione di sopravvivenza in quanto l\u2019economia moderna, come quella tradizionale, si fonda sul lavoro degli haratin, un cambiamento di status di questa etnia comporterebbe cambiamenti radicali nella societ\u00e0 che gli arabo-berberi bianchi non sarebbero disposti ad accettare. D\u2019altra parte l\u2019eliminazione delle caste e la ridistribuzione dei ruoli nella societ\u00e0 dei neri-africani permetterebbe una migliore partecipazione al destino della nazione, ma allo stesso tempo sarebbe necessario un lavoro di sensibilizzazione, di informazione e di istruzione sulle realt\u00e0 pi\u00f9 deboli della societ\u00e0, lavoro che il governo sembra non avere alcuna intenzione di fare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Leggi anche: <a href=\"La lotta nonviolenta contro la schiavit\u00f9 in Mauritania\" target=\"_blank\">La lotta nonviolenta contro la schiavit\u00f9 in Mauritania<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oltre 29 milioni di persone sono oggi vittime di schiavit\u00f9 e la Mauritania \u00e8 al primo posto con il 20% della popolazione schiavizzata. 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