{"id":9793,"date":"2012-07-09T00:00:00","date_gmt":"2012-07-09T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2012-07-12T23:56:42","modified_gmt":"2012-07-12T23:56:42","slug":"riox20x-i-lati-positivi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2012\/07\/riox20x-i-lati-positivi\/","title":{"rendered":"Rio+20: i lati positivi"},"content":{"rendered":"<p>Di Martin Khor* <\/p>\n<p>Ci sono tuttavia presupposti per una visione pi\u00f9 positiva di Rio+20. Ad esempio si \u00e8 raggiunto un punto comune, cosa molto rara nei meeting multilaterali di alto livello. Si \u00e8 riaffermata inoltre la visione precedente sullo sviluppo sostenibile, mantenendo le fondamenta della cooperazione internazionale.<\/p>\n<p>Rio+20 ha spinto i diplomatici e i rappresentanti di tutti i paesi a continuare a negoziare per trovare delle soluzioni a problematiche irrisolte entro uno o due anni \u2013 inclusi temi riguardanti obiettivi di sostenibilit\u00e0 in finanza e tecnologia oltre all\u2019istituzione di un nuovo forum politico sullo sviluppo sostenibile. <\/p>\n<p>Il summit ha adottato un documento di 53 pagine, \u201cThe Future We Want\u201d, il futuro che vogliamo. Ha riaffermato ci\u00f2 che era stato dichiarato 20 e 10 anni fa (in occasione del primo Summit di Rio che produsse l\u2019Agenda 21 e in occasione del Summit di Johannesburg che segn\u00f2 il 10\u00b0 anniversario e produsse il Piano di Implementazione).<br \/>\nRio+20 ha segnato la continuazione dei negoziati in seno alle Nazioni Unite per rafforzare le istituzioni ambientaliste e lo sviluppo sostenibile e per valutare come e se destinare tecnologia e risorse finanziarie ai paesi in via di sviluppo e per fissare nuovi obiettivi sostenibili.<\/p>\n<p>Se si considerano le urgenze incombenti in ambito ecologico non si pu\u00f2 affermare che la conferenza sia stata un grande successo ma neanche il fallimento di cui molti hanno parlato.<\/p>\n<p>**Gli obiettivi dello sviluppo sostenibile**<\/p>\n<p>Un nuovo elemento con considerevoli implicazioni \u00e8 la decisione di formulare degli obiettivi per lo sviluppo sostenibile (SDGs). Questo avverr\u00e0 durante il prossimo anno grazie ad una commissione delle Nazioni Unite composta da 30 membri nominati dai governi attraverso i gruppi regionali dell\u2019 ONU. Il Segretario Generale dovr\u00e0 fornire gli imput iniziali e il supporto delle Agenzie delle Nazioni Unite ai gruppi di lavoro che sottoporranno un report all\u2019Assemblea Generale entro l\u2019anno prossimo.<br \/>\nStabilire gli obiettivi non era nel mandato originario di Rio+20 ma vi \u00e8 rientrato nel tardo 2011 grazie ad una proposta della Colombia e di pochi altri paesi. La proposta ha ottenuto poi crescente consenso divenendo un progetto reale e che sostituisse in qualche modo il tema controverso della Green Economy.  Anche se \u00e8 stato un processo difficile, quantomeno il concetto di sviluppo sostenibile era ben assimilato e accettato a differenza di quello della green economy.<\/p>\n<p>I paesi in via di sviluppo hanno lottato per vari temi durante i dialoghi negoziali: per avere una buona definizione degli obiettivi, per garantire un approccio equilibrato tra i tra pilastri principali dello sviluppo sostenibile (economia, sociale e ambiente), per una formulazione degli obiettivi tramite un processo intergovernativo e affinch\u00e9 non fossero proposti ai governi dal Segretario Generale o da esperti dell\u2019ONU senza una reale partecipazione (come nel caso del Millenium Development Goals, MDGs Obiettivi di Sviluppo del Millennio)e infine per un\u2019interazione con il processo parallelo dell\u2019ONU riguardante l\u2019agenda  per lo sviluppo post 2015 dopo la scadenza degli MDGs. Hanno anche scelto che non fossero stabiliti degli obiettivi specifici al Rio+20 per non bruciare le tappe sull\u2019 approccio dell\u2019equilibrio tra gli obiettivi dei 3 pilastri principali.<\/p>\n<p>Le loro posizioni hanno prevalso in ciascuno di questi aspetti. Nel testo finale gli obiettivi sono basati sull\u2019Agenda 21 e il Piano d\u2019Azione di Johannesburg e rispettando i principi di Rio, costruiti su impegni gi\u00e0 presi, incorporano le 3 dimensioni dello sviluppo sostenibile. Dovrebbero cos\u00ec essere integrati nell\u2019agenda che seguir\u00e0 il 2015 e non dovrebbero allontanarsi dagli MDGs. Gli obiettivi dovrebbero riguardare aree prioritarie, basandosi sul documento finale. <\/p>\n<p>I paesi industrializzati, specialmente quelli dell\u2019Unione Europea, sono rimasti delusi dal fatto che il summit non adottasse i 5 obiettivi specifici inizialmente posti come prioritari. I paesi in via di sviluppo hanno infatti argomentato che non c\u2019era il tempo per discutere e stabilire quali fossero tali obiettivi iniziali dato che l\u2019aspetto sociale ed economico  non era stato incluso.<br \/>\nLa formulazione degli obiettivi e la loro interazione con l\u2019agenda post 2015 saranno una delle azioni di follow up pi\u00f9 importanti stabilite da Rio+20. <\/p>\n<p>**La Green Economy**<\/p>\n<p>Il documento finale ha una sezione ampia riguardante la \u201cgreen economy\u201d. Questo tema aveva di fatto assorbito la maggior parte del tempo e delle energie durante la fase preparatoria della conferenza, durata pi\u00f9 di un anno. \u201cLa green economy nel contesto dello sviluppo sostenibile e dell\u2019eliminazione della povert\u00e0\u201d era stato incluso come uno dei due temi specifici della conferenza (l\u2019altro era la struttura istituzionale per lo sviluppo sostenibile).<br \/>\nEra diventato subito centro di controversie e conflitti, in parte perch\u00e9 era un tema dei negoziati bilaterali che poteva potenzialmente risultare in nuovi obblighi per gli stati e in parte perch\u00e9 il tema era di fatto discusso nella casa dello \u201csviluppo sostenibile\u201d idea con la quale l\u2019interazione della \u201cgreen economy\u201d presentava confusione dal punto di vista pratico e concettuale.<br \/>\nFin dalle prime fasi dei dialoghi alcuni paesi industrializzati, in particolare dell\u2019Unione Europea, hanno affermato di avere un approccio alla green economy di tipo pratico e normativo. La UE ha proposto che si formulasse a Rio+20 una road map con obiettivi precisi, target e scadenze su temi quali acqua, foreste, agricoltura e oceani.<\/p>\n<p>Questa tuttavia \u00e8 stata vista da parte di alcuni paesi in via di sviluppo  come un\u2019azione troppo incisiva. Molte erano le preoccupazioni, incluso il fatto che la green economy potesse sostituire in qualche modo il concetto di sviluppo sostenibile e che potesse essere utilizzata per giustificare il protezionismo nei confronti dei prodotti dei paesi in via di sviluppo, oltre a porre nuove condizioni sugli aiuti; che potesse essere utilizzata come scusa per creare nuovi mercati basati sullo sfruttamento della natura, compensi e pagamenti per servizi ambientali che potessero quindi portare ad una mercificazione delle risorse naturali.<br \/>\nC\u2019era anche la preoccupazione che potesse esserci un approccio che stabilisse degli obblighi uguali per tutti e cui tutti i paesi dovessero aderire senza tuttavia che le regioni in via di sviluppo potessero avere accesso ai mezzi (economia e tecnologie) per implementare tali criteri.<\/p>\n<p>Dopo una lunga battaglia durata pi\u00f9 di un anno \u00e8 stato raggiunto il consenso sul fatto che la green economy rappresenti uno strumento importante per raggiungere lo sviluppo sostenibile, fornendo opzioni senza per\u00f2 imporre regole fisse e che le policy della green economy debbano comunque essere guidate dai principi di Rio.<\/p>\n<p>Il testo contiene inoltre 16 punti riguardanti ci\u00f2 che la green economy dovrebbe e non dovrebbe rappresentare. Dovrebbe rispettare la sovranit\u00e0 nazionale dei paesi, promuovere un modello di crescita inclusivo, rafforzare il trasferimento tecnologico e finanziario ai paesi in via di sviluppo, evitare i condizionamenti riguardanti gli aiuti finanziari, non essere utilizzata a fini di protezionismo, aiutare a colmare il divario tecnologico tra nord e sud del mondo, occuparsi del fenomeno della povert\u00e0 e delle disuguaglianze e promuovere modelli di consumo e di produzione sostenibili.<br \/>\nI punti di azione principali sono piuttosto moderati. Il sistema delle Nazioni Unite e i relativi partners sono invitati a coordinare e fornire informazioni riguardanti paesi con interessi comuni; a fornire strumenti, best practices ed esempi nell\u2019applicazione dei principi della green economy, metodi per la valutazione delle policy e condividere esperienze comuni.<\/p>\n<p>**La struttura Istituzionale dello Sviluppo Sostenibile (IFSD)**<\/p>\n<p>La IFSD (Institutional Framework of Sustainable Development) \u00e8 stata uno dei temi principali di Rio+20 e il capitolo che le \u00e8 stato dedicato proverebbe provare risultati significativi. E\u2019 ampiamente riconosciuto che mentre Rio 1992 \u00e8 stato un successo, i successivi meccanismi di implementazione sono stati molto deboli. L\u2019organismo principale di implementazione \u00e8 stato rappresentato la CSD, la Commissione sullo Sviluppo Sostenibile che funzion\u00f2 bene come strumento di riunione dei ministri e dei rappresentanti istituzionali per i primi anni ma che non ha dato risultati in anni recenti.<br \/>\nIl problema \u00e8 principalmente la sua struttura: si riunisce solamente 2\/3 settimane in un anno e ha una piccola Segreteria all\u2019interno del dipartimento per l\u2019economia e gli affari sociali delle Nazioni Unite, mentre la sua agenda \u00e8 molto ampia e con vari obiettivi da raggiungere. <\/p>\n<p>Potenzialmente, una delle decisioni pi\u00f9 importanti adottate a Rio+20 \u00e8 stata quella di istituire un forum politico di alto livello sullo sviluppo sostenibile per sostituire la CSD. L\u2019idea di un Forum era stata originariamente proposta durante il G77 in Cina, mentre altri paesi, soprattutto quelli dell\u2019Unione Europea, avevano proposto di trasformare la CSD in un nuovo Consiglio per lo Sviluppo Sostenibile. Il testo finale ha acconsentito alla creazione del Forum ed ha incluso anche alcune delle idee che erano state proposte per il Consiglio.<\/p>\n<p>Secondo il documento, il Forum dovrebbe avere varie funzioni: di fornire una leadership politica e raccomandazioni sullo sviluppo sostenibile, fornire una piattaforma per il dialogo e un\u2019agenda che fissi appuntamenti regolari, consideri le nuove sfide riguardanti lo sviluppo sostenibile, riveda i progressi nell\u2019applicazione e nell\u2019implementazione e migliori il coordinamento con il sistema delle Nazioni Unite, decida azioni per rispondere a nuove problematiche, riscontri gli obblighi fissati per raggiungere gli obiettivi dello sviluppo sostenibile, promuova un sistema coerente e coordinato delle politiche di sviluppo.<\/p>\n<p>Dato che i dettagli non sono stati decisi, Rio+20 ha deciso di lanciare un processo intergovernativo sotto l\u2019egida dell\u2019Assemblea Generale per definire il formato del Forum e gli aspetti organizzativi con lo scopo di convocare il primo Forum in occasione della 68\u00b0 sessione dell\u2019Assemblea Generale prevista nel 2013.<br \/>\nUn punto chiave del forum riguarda proprio la decisione se debba essere semplicemente una serie di incontri annuali (da tenersi durante le sessioni dell\u2019Assemblea Generale) o se avr\u00e0 una forte e solida struttura che affronti temi di dimensione sociale, economica e ambientale, che si incontri regolarmente durante l\u2019anno e che possegga una Segreteria sufficientemente forte.<\/p>\n<p>Se il nuovo formato pu\u00f2 avere una vasta agenda, un mandato sufficientemente concreto per agire, un processo dinamico di discussione e potere decisionale, una struttura forte e supporto politico, allora il modesto documento uscito da Rio+20 potr\u00e0 trasformarsi in un processo di cambiamento reale.<br \/>\nRio+20 ha anche stabilito che il Programma sull\u2019Ambiente delle Nazioni Unite dovrebbe essere rafforzato e attualizzato, con la membership universale del consiglio, dovrebbe rafforzare l\u2019aspetto economico attraverso un processo di finanziamento stabile ed adeguato e potenziare la sua presenza regionale. E\u2019 l\u2019unico punto del testo in cui si parla di impegni per aumenti nei finanziamenti e stabilit\u00e0 degli stessi. L\u2019Assemblea Generale \u00e8 stata invitata in questo senso ad adottare la risoluzione UNEP (United Nations Environmental Program).<\/p>\n<p>Questa decisione \u00e8 stata fortemente criticata dai paesi europei che volevano la trasformazione dell\u2019UNEP in un\u2019agenzia specializzata delle Nazioni Unite. Tuttavia questo non \u00e8 stato accettato da altri paesi sviluppati, tra cui USA, Giappone e Russia, ognuno per motivazioni proprie. <\/p>\n<p>**Consenso comune**<\/p>\n<p>Nonostante le giuste aspettative su Rio+20 di coloro che si auguravano una vera e propria svolta per le crisi attuali, \u00e8 da considerarsi una fortuna il fatto che abbia anche solo raggiunto un consenso comune. La cooperazione internazionale infatti si \u00e8 deteriorata negli ultimi anni, come si vede anche dall\u2019impasse dei negoziati di Doha dell\u2019Organizzazione Mondiale del Commercio, dal fallimento della conferenza sul clima di Copenhagen e dalle incertezze riguardanti la conferenza UNCTAD XIII. Anche Rio+20 \u00e8 una vittima dei ridotti impegni da parte dei paesi industrializzati nell\u2019aiuto e il supporto ai paesi in via di sviluppo. Nonostante alcuni inconvenienti questi paesi hanno ottenuto che alcune delle richieste pi\u00f9 importanti fossero accolte durante i negoziati. Questo dice molto sulla situazione internazionale odierna; la riaffermazione dei principi stabiliti 20 o 10 anni fa pu\u00f2 quindi essere considerata un successo.<\/p>\n<p>Con Rio+20 il sistema multilaterale dello sviluppo sostenibile sopravvive e pu\u00f2 ancora lottare per le proprie battaglie. Il testo contenente le azioni da implementare, il forum per lo sviluppo sostenibile, la strategia finanziaria e il meccanismo di trasferimento delle tecnologie, gli obiettivi stabiliti, fissano cos\u00ec la strada per i lavori futuri delle Nazioni Unite durante l\u2019anno venturo. <\/p>\n<p>Il successo di qualsiasi conferenza \u00e8 in ultima istanza determinato dalla forza del follow up, delle azioni conseguenti. Per questo, Rio+20 potr\u00e0 restare una grande delusione o divenire l\u2019inizio per qualcosa di significativo. In questo senso la conferenza non \u00e8 terminata ma solo iniziata, come ha affermato anche il Presidente Brasiliano nel suo discorso di chiusura del summit. <\/p>\n<p>*Martin Khor \u00e8 il direttore del South Centre \u00e8 pu\u00f2 essere contattato a mkhor@igc.org \u2013 Questa \u00e8 la versione abbreviata dell\u2019analisi svolta dal South Bulletin 64 del South Centre.<\/p>\n<p>Tradotto da Eleonora Albini<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Conferenza sullo Sviluppo Sostenibile, conosciuta come Rio+20 per ricordare il 20\u00b0 anniversario dal primo Earth Summit del 1992, ha chiuso con espressione di grande disappunto di una gran parte dei media e delle ONG ambientaliste che hanno riscontrato pochi nuovi impegni in seno al testo finale adottato dai capi di stato, dai governi e dai loro rappresentanti ufficiali. 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