{"id":977778,"date":"2019-11-21T14:07:03","date_gmt":"2019-11-21T14:07:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=977778"},"modified":"2019-11-21T14:07:03","modified_gmt":"2019-11-21T14:07:03","slug":"cile-amnesty-parla-di-politica-deliberata-del-governo-di-colpire-i-manifestanti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2019\/11\/cile-amnesty-parla-di-politica-deliberata-del-governo-di-colpire-i-manifestanti\/","title":{"rendered":"Cile: Amnesty parla di &#8220;politica deliberata del governo di colpire i manifestanti&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Le forze di sicurezza sotto il comando del presidente Sebasti\u00e1n Pi\u00f1era \u2013 principalmente le forze armate e i carabineros (la polizia nazionale) \u2013 sono responsabili di attacchi generalizzati e dell\u2019uso di una forza non necessaria ed eccessiva con l\u2019obiettivo di colpire e punire i manifestanti. Queste azioni hanno finora causato cinque morti, mentre migliaia di persone sono state torturate, sottoposte a maltrattamenti o ferite in modo grave.<\/p>\n<p>Lo ha dichiarato oggi Amnesty International, al termine di una missione di ricerca in Cile.<\/p>\n<p>\u201cLe intenzioni delle forze di sicurezza cilene sono chiare: colpire chi manifesta per disincentivare la partecipazione, ricorrendo all\u2019atto estremo di praticare la tortura e la violenza sessuale contro i manifestanti. Invece di prendere misure per fermare la gravissima crisi dei diritti umani, le autorit\u00e0 sotto il comando del presidente Sebasti\u00e1n Pi\u00f1era appoggiano questa politica della punizione da oltre un mese, col risultato che le vittime di violazioni dei diritti umani aumentano ogni giorno\u201d, ha dichiarato Erika Guevara-Rosas, direttrice di Amnesty International per le Americhe.<\/p>\n<p>\u201cLa responsabilit\u00e0 penale individuale non pu\u00f2 limitarsi a processare gli autori materiali delle violazioni dei diritti umani. Garantire la giustizia e la non ripetizione implica sanzionare coloro che hanno dato gli ordini nella piena consapevolezza dei crimini commessi o li hanno tollerati\u201d, ha aggiunto Guevara-Rosas.<\/p>\n<p>Secondo l\u2019Istituto nazionale dei diritti umani, almeno cinque persone sono morte per mano delle forze di sicurezza e oltre 2300 sono state ferite: di queste, 1400 sono state raggiunte da colpi di arma da fuoco e 220 hanno subito gravi traumi agli occhi.<\/p>\n<p>La Procura ha registrato oltre 1100 denunce di maltrattamenti e tortura e 70 denunce di violenza sessuale a carico di pubblici ufficiali. Secondo i carabineros, nessun pubblico ufficiale \u00e8 stato ucciso e vi sono stati circa 1600 feriti \u2013 105 in modo grave \u2013 tra le forze di sicurezza.<\/p>\n<p>Le manifestazioni, iniziate a met\u00e0 ottobre per protestare contro l\u2019aumento delle tariffe del trasporto pubblico, si sono poi estese alla richiesta di una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta in cui lo stato garantisca diritti quali quelli alla salute, all\u2019acqua, all\u2019educazione e alla qualit\u00e0 della sicurezza sociale, in un paese profondamente iniquo.<\/p>\n<p>Amnesty International ritiene che le violazioni dei diritti umani e i crimini di diritto internazionale commessi dalle forze di sicurezza non siano fatti isolati o sporadici ma, invece, costituiscano una costante del modus operandi praticato in tutto il paese principalmente dai carabineros. Il livello di coordinamento richiesto per sostenere la repressione violenta delle proteste nel corso di un mese fa ragionevolmente concludere che vi siano responsabilit\u00e0 ai pi\u00f9 alti livelli per aver ordinato o aver tollerato la repressione. Ci\u00f2, naturalmente, dovrebbe essere chiarito attraverso indagini indipendenti e imparziali.<\/p>\n<p>La decisione del presidente Pi\u00f1era di dispiegare l\u2019esercito nelle strade a seguito della proclamazione dello stato d\u2019emergenza ha avuto conseguenze catastrofiche. Sia coloro che hanno deciso di affidare all\u2019esercito il controllo delle manifestazioni con l\u2019uso della forza letale, sia coloro che hanno sparato contro le persone che manifestavano, causando morti e feriti gravi, devono essere sottoposti a indagini e, ove vi siano prove sufficienti, essere giudicati da un tribunale indipendente e imparziale.<\/p>\n<p>Durante e dopo lo stato d\u2019emergenza i dirigenti dei carabineros, cos\u00ec come coloro con funzioni superiori, invece di esercitare un controllo effettivo per prevenire o reprimere la commissione di atti di violenza hanno permesso che tutto ci\u00f2 continuasse col conseguente aumento delle denunce di maltrattamenti, torture e danni oculari irreversibili. La mancata prevenzione di queste azioni, quando in presenza dell\u2019obbligo di farlo, \u00e8 motivo di responsabilit\u00e0 individuale secondo il diritto internazionale.<\/p>\n<p>Finora, Amnesty International ha documentato 23 casi di violazioni dei diritti umani nelle regioni di Valpara\u00edso, Tarapac\u00e1, B\u00edo-B\u00edo, Antofagasta, Coquimbo, Maule e Araucan\u00eda e in 11 comuni della regione metropolitana di Santiago, verificatisi tra il 19 ottobre e l\u201911 novembre. Attraverso i suoi esperti, l\u2019organizzazione per i diritti umani ha convalidato oltre 130 contenuti fotografici e video sull\u2019uso non necessario ed eccessivo della forza.<\/p>\n<p>Crimini di diritto internazionale e gravi violazioni dei diritti umani, commessi in modo intenzionale e generalizzato<\/p>\n<p>Uso letale della forza<br \/>\nAmnesty International ha potuto documentare cinque uccisioni a carico delle forze di sicurezza cilene durante lo stato d\u2019emergenza proclamato dal presidente Pi\u00f1era il 19 ottobre: quattro ad opera delle forze armate, uno dei carabinieri. Due delle vittime sono state uccise da armi per uso militare.<\/p>\n<p>Attraverso l\u2019analisi delle immagini ricevute, Amnesty International ha potuto confermare che le forze armate hanno usato armi letali in modo indiscriminato contro manifestanti privi di armi in almeno quattro casi. Si \u00e8 identificato l\u2019uso di fucili semiautomatici Galil Ace e Famae Sg 540 e di pistole semiautomatiche munite di proiettili letali. Sono stati osservati agenti della Polizia investigativa cilena e carabineros mentre sparavano proiettili veri. Gli standard internazionali vietano l\u2019uso di armi del genere per disperdere le proteste.<\/p>\n<p>Romario Veloz, un cittadino ecuadoriano di 26 anni, \u00e8 stato colpito al collo da un proiettile esploso da un soldato mentre partecipava a una piccola manifestazione nella citt\u00e0 di La Serena. Appena arrivato nelle vicinanze di un parco, l\u2019esercito ha iniziato a sparare indiscriminatamente contro i manifestanti. Le immagini mostrano che, quando \u00e8 stato colpito, Romario Veloz stava camminando tranquillamente con le mani in tasca.<\/p>\n<p>Nella stessa occasione Rolando Robledo, 41 anni, \u00e8 rimasto ferito al torace da un colpo esploso da un soldato. Ha trascorso vari giorni in coma con prognosi riservata. Secondo i testimoni oculari, le autorit\u00e0 non hanno aiutato i feriti e, anzi, hanno continuato a sparare contro altri manifestanti intenti a prestare i primi soccorsi.<\/p>\n<p>A Curic\u00f3, Jos\u00e9 Miguel Uribe, 25 anni, \u00e8 morto dopo che un militare gli ha sparato al torace. Stava prendendo parte a un corteo spontaneo di giovani che avevano temporaneamente bloccato la circolazione stradale. I soldati arrivati sul posto hanno iniziato a sparare contro chiunque. Secondo i testimoni oculari, nessun militare presente ha prestato soccorso a Jos\u00e9 Miguel.<\/p>\n<p>Maltrattamenti e torture<br \/>\nUna delle principali forme di repressione nei confronti dei manifestanti \u00e8 stato il ricorso ai maltrattamenti e, in misura minore, alla tortura: si tratta di crimini di diritto internazionale. Oltre a un caso di morte a seguito di maltrattamenti, Amnesty International ha documentato finora tre casi di tortura, anche di tipo sessuale.<\/p>\n<p>La morte di Alex Nu\u00f1ez, 39 anni, ad opera dei carabineros \u00e8 stata la conseguenza di un pestaggio selvaggio. Alex stava attraversando una manifestazione per fare una consegna a Maip\u00fa, nella regione metropolitana di Santiago, quando \u00e8 stato bloccato da tre carabineros che lo hanno gettato a terra e preso a calci alla testa e al torace. \u00c8 morto il giorno dopo.<\/p>\n<p>Fino a questo momento, la Procura cilena ha ricevuto 16 denunce di violenza sessuale da parte delle forze di sicurezza. Una di queste riguarda Josu\u00e9 Maureira, violentato con un bastone mentre si trovava in custodia di polizia. Alcuni carabineros lo hanno ferito ai glutei con un oggetto tagliente e lo hanno offeso per via del suo orientamento sessuale.<\/p>\n<p>Un altro caso riguarda una persona picchiata brutalmente in piazza \u00d1u\u00f1oa, a Santiago. Questa persona, che ha chiesto l\u2019anonimato, \u00e8 stata aggredita da 12 carabineros mentre stava manifestando pacificamente facendo rumore con una pentola e un cucchiaio. Ha perso la vista da un occhio, ha subito una frattura al setto nasale, la lussazione di una spalla, la rottura di tre costole e lesioni a un polmone.<\/p>\n<p>Un ulteriore caso ha avuto luogo a Isla de Maipo, nella regione metropolitana. I carabineros hanno arrestato Crist\u00f3bal Alexis \u201cFlen\u201d, 30 anni, e lo hanno picchiato durante le ore di detenzione. Un ufficiale dei carabineros ha impedito a un medico di prendere nota di tutte le ferite, una prassi che \u00e8 stata frequentemente segnalata ad Amnesty International e che presuppone che si cerchi di occultare la commissione di reati. Quando Amnesty International ha incontrato l\u2019uomo, 19 giorni dopo, questi presentava ancora segni di emorragia a entrambi gli occhi ed ematomi su diverse parti del corpo.<\/p>\n<p>Amnesty International ha anche documentato nove casi di investimento, o tentato investimento, di manifestanti da parte dei carabineros e delle forze armate, lungo le strade di Colina, Quilpu\u00e9, Santiago, Vi\u00f1a del Mar e Valparaiso. Un soldato ha ucciso in questo modo Manuel Rebolledo, 23 anni, a Talcahuano.<\/p>\n<p>Oltre ai casi documentati, Amnesty International ha verificato oltre 30 contenuti audiovisivi in cui si vedono carabineros e soldati accanirsi ingiustificatamente e senza ragione apparente contro i manifestanti. Questo \u00e8 accaduto nei confronti di persone gi\u00e0 fermate e rese inoffensive, per sgomberare proteste pacifiche e persino contro bambini e adolescenti nelle citt\u00e0 di Valparaiso, Vi\u00f1a del Mar, Antofagasta e Concepci\u00f3n.<\/p>\n<p>Ferimenti gravi e uso di armi potenzialmente letali<br \/>\nNonostante il diritto internazionale esiga che le armi da fuoco con munizioni potenzialmente letali (compresi i proiettili di gomma) siano usate solo in casi eccezionali, quando vi sia un immediato pericolo per la vita o l\u2019incolumit\u00e0 di una persona e comunque a condizione che si causi il minor danno possibile, Amnesty International ha registrato l\u2019uso costante dei fucili a pallettoni nel corso delle proteste.<\/p>\n<p>Oltre al caso di un manifestante ucciso a colpi d\u2019arma da fuoco, Amnesty International ha documentato 14 casi di danni all\u2019integrit\u00e0 fisica \u2013 sette dei quali implicanti lesioni oculari irreparabili \u2013 e ha verificato attraverso le immagini quasi 20 operazioni di questo tipo. I carabineros hanno usato fucili Benelli M3 ed Escorts Aimguard con munizioni potenzialmente letali in modo ingiustificato, generalizzato, indiscriminato e mirando alla testa.<\/p>\n<p>Kevin G\u00f3mez, 24 anni, \u00e8 morto il 21 ottobre a Coquimbo per, secondo il referto medico, \u201cuna ferita toracico-polmonare causata da pi\u00f9 proiettili\u201d. Secondo testimoni, un soldato ha improvvisamente aperto il fuoco contro l\u2019uomo, che era privo di armi, senza preavviso e da breve distanza.<\/p>\n<p>A Cerrillos, nella regione metropolitana, una ragazza di 15 anni \u00e8 stata ripetutamente colpita durante una manifestazione pacifica da un agente che le ha sparato da una camionetta in movimento. \u00c8 stata raggiunta all\u2019occhio sinistro, alla fronte, sul collo e a una spalla.<\/p>\n<p>Un altro caso riguarda un uomo di 24 anni colpito 18 volte da un carabinero in una strada di Santiago. Nelle immagini si vede l\u2019uomo protestare contro i carabineros che avevano aggredito un suo amico; uno di loro gli spara a bruciapelo colpendolo alle gambe, alle braccia, al torace, sul naso e a un occhio, provocandogli lesioni oculari gravi.<\/p>\n<p>In almeno 11 casi Amnesty International ha registrato l\u2019uso inadeguato e in quantit\u00e0 allarmante dei gas lacrimogeni all\u2019interno di ospedali, universit\u00e0, negozi e persino scuole, coinvolgendo bambini, adolescenti e altre persone che richiedevano al contrario particolare attenzione.<\/p>\n<p>Un carabinero ha lanciato un candelotto lacrimogeno contro Natalia Aravena, 24 anni, senza preavviso e mentre stava manifestando pacificamente. Anche lei \u00e8 entrata nel gruppo di persone che hanno riportato gravi danni agli occhi a causa dei candelotti lacrimogeni o dell\u2019uso dei cannoni ad acqua.<\/p>\n<p>Amnesty International ha riscontrato anche l\u2019uso di granate fumogene con possibile contenuto di esacloroetano, un agente chimico estremamente tossico e pericoloso che viene usato nei conflitti armati ed \u00e8 vietato durante le manifestazioni. Il 14 novembre a Temuco un gruppo di soccorritori \u00e8 stato attaccato con granate fumogene e cannoni ad acqua mentre stata prestando le prime cure mediche a persone ferite.<\/p>\n<p>Limitazioni al lavoro dei difensori dei diritti umani<br \/>\nDurante la crisi un\u2019infinit\u00e0 di movimenti e organizzazioni per i diritti umani hanno cercato di assistere le persone ferite, di pretendere il rispetto delle persone arrestate e di aiutare a sporgere denunce.<\/p>\n<p>In varie occasioni le autorit\u00e0 hanno ostacolato il lavoro di avvocati, difensori dei diritti umani e personale medico impedendo loro l\u2019accesso a commissariati e ospedali. Il 21 e il 22 ottobre rappresentanti dell\u2019Istituto nazionale dei diritti umani si sono visti impedire l\u2019ingresso al pronto soccorso dell\u2019ospedale \u201cPosta Central\u201d, dove si trovavano decine di feriti. Amnesty International ha documentato casi di persone colpite dai proiettili mentre prestavano i primi soccorsi e di attivisti e difensori dei diritti umani minacciati per impedire loro di svolgere il loro lavoro.<\/p>\n<p>Il 29 ottobre Jorge Ortiz, un funzionario dell\u2019Istituto nazionale dei diritti umani, \u00e8 stato colpito da sei proiettili mentre stava monitorando lo svolgimento di una manifestazione a Santiago. Nonostante indossasse la divisa dell\u2019Istituto, un carabinero gli ha sparato senza alcun motivo e poi ha rifiutato di soccorrerlo.<\/p>\n<p>\u201cLa situazione in Cile non pu\u00f2 andare avanti in questo modo. Le autorit\u00e0 devono vigilare affinch\u00e9 coloro che difendono i diritti umani e le organizzazioni della societ\u00e0 civile possano svolgere il loro lavoro liberamente, senza alcun tipo di pressione, minaccia o rappresaglia\u201d, ha dichiarato Ana Piquer, direttrice generale di Amnesty International Cile.<\/p>\n<p>\u201cPurtroppo le violazioni dei diritti umani commesse durante questa crisi non sono una novit\u00e0 ed erano gi\u00e0 state denunciate da noi cos\u00ec come dal resto della societ\u00e0 civile cilena negli ultimi anni. Questa tragica pagina della storia cilena deve servire una volta per tutte per arrivare a quelle riforme istituzionali e strutturali che la societ\u00e0 chiede, come la riforma delle forze di polizia e la garanzia dei diritti sociali\u201d, ha concluso Piquer.<\/p>\n<p>Raccomandazioni preliminari di Amnesty International<br \/>\nLe autorit\u00e0 devono porre urgentemente fine alla repressione, dando precisi ordini alle forze di sicurezza affinch\u00e9 esercitino la massima moderazione nell\u2019uso della forza, nel rispetto degli standard internazionali. Un messaggio particolarmente chiaro dev\u2019essere inviato rispetto all\u2019uso di armi potenzialmente letali, affinch\u00e9 non vengano mai usate come mezzo di dissuasione.<\/p>\n<p>Gli organi di giustizia devono indagare sulla catena di comando nelle violazioni dei diritti umani e nei crimini di diritto internazionale commessi nel contesto della crisi dai militari o dai carabineros, come previsto dagli standard internazionali e dall\u2019ordinamento giuridico cileno.<\/p>\n<p>Le autorit\u00e0 devono assicurare che le legittime richieste della popolazione vengano ascoltate, avviando le riforme legislative e politiche necessarie per garantire a tutti i diritti economici, sociali, culturali e ambientali, senza discriminazione e con particolare attenzione alle persone maggiormente vulnerabili, nonch\u00e9 per assicurare un processo partecipativo e inclusivo verso una nuova costituzione che promuova e protegga tutti i diritti umani.<\/p>\n<p>Le autorit\u00e0 devono intraprendere una seria riforma delle forze di polizia per far s\u00ec che diventi un\u2019istituzione a garanzia di tutti e che esistano rigorosi meccanismi di controllo e di assunzione delle responsabilit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le forze di sicurezza sotto il comando del presidente Sebasti\u00e1n Pi\u00f1era \u2013 principalmente le forze armate e i carabineros (la polizia nazionale) \u2013 sono responsabili di attacchi generalizzati e dell\u2019uso di una forza non necessaria ed eccessiva con l\u2019obiettivo 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