{"id":9685,"date":"2012-07-05T00:00:00","date_gmt":"2012-07-05T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2012-07-05T08:01:19","modified_gmt":"2012-07-05T08:01:19","slug":"rapporto-di-amnesty-sulle-milizie-in-libia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2012\/07\/rapporto-di-amnesty-sulle-milizie-in-libia\/","title":{"rendered":"Rapporto di Amnesty sulle milizie in Libia"},"content":{"rendered":"<p>E\u2019 questa la preoccupata analisi che Amnesty International ha fatto pubblicando un nuovo rapporto intitolato \u2018Libia: primato della legge o primato delle milizie?\u2019.<\/p>\n<p>Trascorso poco meno di un anno dalla caduta di Tripoli nelle mani dei thuwwar (i combattenti rivoluzionari), le continue violazioni dei diritti umani &#8211; tra cui arresti e imprigionamenti arbitrari, torture con conseguenze anche mortali, omicidi illegali e sfollamenti forzati di popolazioni eseguiti con impunita\u2019 &#8211; stanno gettando un\u2019ombra negativa sulle prime elezioni nazionali dalla caduta del regime di Muhammar Gheddafi.<\/p>\n<p>Durante una sua visita in Libia a maggio e giugno, Amnesty International ha verificato che centinaia di milizie armate continuano ad agire al di sopra della legge, molte delle quali rifiutando di disarmare o di arruolarsi nell\u2019esercito e nelle forze di polizia. Il ministero dell\u2019Interno ha dichiarato all\u2019organizzazione per i diritti umani di essere riuscito a smantellare quattro milizie della capitale, una percentuale esigua sul totale.<\/p>\n<p>\u2018E\u2019 assai triste che dopo cosi\u2019 tanti mesi, le autorita\u2019 non siano state complessivamente in grado di allentare la stretta mortale delle milizie sulla sicurezza del paese, con conseguenze drammatiche per la popolazione\u2019 \u2013 ha affermato Hassiba Hadj Sahraoui, vicedirettrice del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.<\/p>\n<p>\u2018Furono soprattutto le richieste di porre fine alla repressione e all\u2019ingiustizia a condurre alla \u2018rivoluzione del 17 febbraio\u2019. Senza un\u2019azione immediata per fermare le violazioni e porre rimedio all\u2019assenza di legge, la Libia rischia concretamente di riprodurre e rafforzare quel sistema di violazioni dei diritti umani che abbiamo gia\u2019 visto in opera negli ultimi quattro decenni\u2019 \u2013 ha aggiunto Sahraoui.<\/p>\n<p>**Abusi commessi dalle milizie e morti in custodia**<\/p>\n<p>Le milizie continuano ad arrestare persone e a trattenerle in strutture detentive segrete e non ufficiali. Nonostante siano stati registrati alcuni progressi nel sottoporre a controllo centrale i luoghi di detenzione, si ritiene che 4000 prigionieri restino fuori dal controllo delle autorita\u2019 nazionali, in alcuni casi anche da piu\u2019 di un anno.<\/p>\n<p>Proseguono gli abusi sui detenuti, soprattutto nei confronti di quelli arrestati di recente. Amnesty International ha visto i segni di recenti pestaggi e di altre violenze \u2013 in alcuni casi equiparabili a torture \u2013 in 12 dei 15 centri di detenzione dove ha potuto incontrare in privato i prigionieri.<\/p>\n<p>Tra i metodi di tortura usati regolarmente, figurano la sospensione in posizioni contorte, le scariche elettriche e i pestaggi prolungati con svariati oggetti, come sbarre e catene di metallo, cavi elettrici, bastoni di legno, tubi di plastica, cannelle dell\u2019acqua e calci dei fucili.<\/p>\n<p>Amnesty International ha ricevuto informazioni dettagliate su almeno 20 casi di morte in custodia a seguito della tortura da parte delle milizie a partire dalla fine di agosto 2011.<\/p>\n<p>**Scontri armati e sfollamenti forzati**<\/p>\n<p>Gli scontri tra le milizie armate, col ricorso sconsiderato a mitragliatrici, lanciagranate e altre armi contro le aree abitate, continuano ad affliggere la Libia, provocando morti e feriti tra coloro che non prendono parte ai combattimenti.<\/p>\n<p>La citta\u2019 meridionale di Kufra, dove vive la minoranza tabu, e\u2019 stata teatro di tre serie di scontri tra febbraio e giugno 2012. Questi combattimenti, in cui tutte le parti ricorrono regolarmente ad arresti arbitrari e torture, fomentano ulteriormente la divisione del paese su linee regionali, tribali ed etniche.<\/p>\n<p>Amnesty International ha criticato duramente le autorita\u2019 libiche per non aver risolto la situazione di intere comunita\u2019 sfollate con la forza durante il conflitto dello scorso anno e non ancora in grado di fare rientro nelle loro case, saccheggiate e poi distrutte dalle milizie armate.  A tutta la popolazione di Tawargha, circa 35.000 persone, viene negata la possibilita\u2019 di tornare a casa.<\/p>\n<p>**Cittadini stranieri a rischio**<\/p>\n<p>Il rapporto di Amnesty International rileva come i cittadini provenienti dai paesi dell\u2019Africa subsahariana, in particolare i migranti irregolari, continuino ad andare incontro ad arresti arbitrari, detenzioni a tempo indeterminato, pestaggi che in alcuni casi arrivano a costituire tortura e sfruttamento da parte delle milizie armate. Di solito, coloro che arrestano i cittadini stranieri non fanno distinzione tra migranti e altre persone che fuggono dalla guerra e dalla persecuzione nei loro paesi.<\/p>\n<p>La sofferenza dei migranti in Libia e\u2019 aggravata dall\u2019assenza di contrasto, da parte delle autorita\u2019 nazionali, del razzismo e della xenofobia nei confronti del libici di pelle nera e dei cittadini provenienti dai paesi dell\u2019Africa subsahariana.<\/p>\n<p>**Assenza di giustizia per le vittime**<\/p>\n<p>Le autorita\u2019 libiche continuano a sottovalutare la dimensione e la gravita\u2019 delle violazioni dei diritti umani commesse dalle milizie, sostenendo che si tratta di azioni individuali che vanno sempre considerate in relazione agli abusi subiti durante il regime di Gheddafi.<\/p>\n<p>A maggio le autorita\u2019 di transizione hanno adottato una legge che garantisce immunita\u2019 dai procedimenti giudiziari ai thuwwar per le azioni di natura civile e militare commesse \u2018allo scopo di favorire il successo o proteggere la rivoluzione del 17 febbraio\u2019.<\/p>\n<p>In un incontro avuto a giugno con Amnesty International, il procuratore generale della Libia non e\u2019 stato in grado di fornire alcuna informazione sui thuwwar portati davanti alla giustizia per aver torturato i detenuti o per altre violazioni dei diritti umani.<\/p>\n<p>Hasna Shaeeb, 31 anni, accusata di essere stata dalla parte di Gheddafi, e\u2019 stata arrestata nell\u2019ottobre 2011. E\u2019 stata torturata con le scariche elettriche, le fruste e i bastoni fino a quando non e\u2019 svenuta, dopo di che\u2019 le hanno urinato addosso. I miliziani hanno minacciato che avrebbero stuprato sua madre se non avesse confessato. Tre giorni dopo e\u2019 stata rilasciata e da allora ha presentato numerose denunce, allegando anche certificati medici. Se da un lato non risulta sia stato fatto alcun serio tentativo per prendere in considerazione le sue denunce, dall\u2019altro la donna ha ricevuto una lunga serie di telefonate anonime, tra le quali, a giugno, quella dell\u2019uomo che l\u2019aveva arrestata. Tre mesi prima, a marzo, sconosciuti avevano sparato di notte contro la sua abitazione.<\/p>\n<p>**Richieste postelettorali alle autorita\u2019 libiche**<\/p>\n<p>All\u2019indomani delle elezioni, Amnesty International chiedera\u2019 al Congresso generale nazionale e al governo che verra\u2019 nominato, di riconoscere pubblicamente la gravita\u2019 della situazione dei diritti umani, condannare in forma inequivocabile gli abusi commessi e dire a chiare lettere che azioni del genere non saranno piu\u2019 tollerate.<\/p>\n<p>\u2018Per onorare i sacrifici e la sofferenza dei libici, chi assumera\u2019 la responsabilita\u2019 di governare la nuova Libia dovra\u2019 esprimere con chiarezza l\u2019intenzione di chiamare a rispondere del loro operato coloro che hanno commesso violazioni dei diritti umani, a prescindere dal rango o dall\u2019affiliazione\u2019 \u2013 ha concluso Sahraoui.<\/p>\n<p>*Ulteriori informazioni*<\/p>\n<p>Il rapporto di Amnesty International \u2018Libia: primato della legge o primato delle milizie?\u2019 si basa su una missione di ricerca svolta in Libia a maggio e a giugno nelle zone di Bengasi, Kufra, Sabha, Tripoli, al-Zawiya e i monti Nafusa. La missione ha cercato di accedere a 19 centri di detenzione situati nell\u2019ovest, nel sud e nell\u2019est del paese, tra prigioni ufficiali e strutture gestite dalle milizie armate, da organismi di sicurezza semiufficiali e da corpi militari, riuscendovi in 15 casi.<\/p>\n<p>Il rapporto \u2018Libia: primato della legge o primato delle milizie?\u2019 e\u2019 disponibile in lingua inglese  [qui](http:\/\/www.amnesty.it\/flex\/cm\/pages\/ServeAttachment.php\/L\/IT\/D\/0%252F2%252Ff%252FD.cb427b480a4f0efc5a44\/P\/BLOB%3AID%3D5790)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In Libia rischieranno di ripetersi le stesse violazioni dei diritti umani che diedero vita alla \u2018rivoluzione del 17 febbraio\u2019, se chi vincera\u2019 le elezioni previste in settimana non porra\u2019 in cima alle priorita\u2019 il primato della legge e il rispetto dei diritti umani.  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