{"id":96281,"date":"2014-03-24T16:38:16","date_gmt":"2014-03-24T16:38:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=96281"},"modified":"2014-03-27T13:26:13","modified_gmt":"2014-03-27T13:26:13","slug":"il-dolore-che-soffoca-la-paura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2014\/03\/il-dolore-che-soffoca-la-paura\/","title":{"rendered":"Il dolore che soffoca la paura"},"content":{"rendered":"<p lang=\"it-IT\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Di <i>Aigul Safiullina.-<\/i><\/strong><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Traduzione a cura di <i>Raoul Resta<\/i> <span style=\"color: #0000ff;\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><a href=\"mailto:raoresta@gmail.com\">raoresta@gmail.com<\/a><\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Editing fotografico a cura di <i>Fabio D\u2019Errico.-<\/i><\/strong><\/p>\n<style type=\"text\/css\"><!--\nP { margin-bottom: 0.21cm; direction: ltr; color: rgb(0, 0, 0); line-height: 115%; widows: 2; orphans: 2; }P.western { font-family: \"Calibri\",sans-serif; font-size: 11pt; }P.cjk { font-family: \"SimSun\",\"\u5b8b\u4f53\"; font-size: 11pt; }P.ctl { font-family: \"Calibri\",sans-serif; font-size: 11pt; }A:link { color: rgb(0, 0, 255); }\n--><\/style>\n<p lang=\"it-IT\" style=\"text-align: justify;\">All&#8217;alba del 14 maggio del 1976, dopo appena un mese e mezzo dall\u2019istaurazione del Processo di Riorganizzazione Nazionale in Argentina, cinque uomini armati entrarono in un appartamento di via Santa Fe y Aguero per cercare Monica Mignone, una militante del Movimento Villero Peronista (MVP). Dopo un operazione di circa mezz\u2019ora, gli uomini fecero sedere la ventiquattrenne sul sedile posteriore di una Ford Falcon verde e la portarono alla Scuola di Meccanica dell\u2019Armata (ESMA), che in quel periodo fungeva da centro di detenzione segreto. Ai suoi genitori e ai suoi fratelli dissero che sarebbe stata riconsegnata dopo alcune ore di interrogatorio, e che avrebbero dovuto rimborsare lo stato della spesa del taxi che l&#8217;avrebbe riaccompagnata a casa. Fu l\u2019ultima volta che la videro.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/it-posando.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-96247\" alt=\"it-posando\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/it-posando.jpg\" width=\"1024\" height=\"713\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/it-posando.jpg 1024w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/it-posando-300x208.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/it-posando-600x417.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" style=\"text-align: justify;\">Emilio e Angelica \u201cChela\u201d Mignone si rimproverano continuamente di non aver opposto resistenza a coloro che si stavano portando via loro figlia. L\u2019instancabile ricerca di Monica divenne il fulcro della loro vita e di della loro casa, il palco della loro lotta. Durante la dittatura diedero rifugio a centinaia di familiari di desaparecidos e fondarono il Centro di Studi Legali e Sociali (CELS) e le Madri di Plaza de Mayo, due dei movimenti pi\u00f9 importanti del paese in materia di diritti umani.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" style=\"text-align: justify;\">Oggi, l\u2019essenza di quel luogo \u00e8 ancora intatta: la prima cosa che si vede entrando nell\u2019appartamento \u00e8 la foto in bianco e nero di Monica, appesa al muro, come se non fossero passati 37 anni senza ricevere sue notizie. Circondate da antichi libri e ricordi, le sue sorelle si riuniscono in questo stesso luogo per parlare del patrimonio intellettuale lasciato dai loro genitori, e di come il dolore di un sequestro si sia trasformato nella forza che ha fatto andare avanti questa famiglia.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" style=\"text-align: justify;\">Emilio Mignone, avvocato, docente, cattolico e peronista, fondatore dell\u2019Universit\u00e0 Nazionale di Luj\u00e0n e del CELS, mor\u00ec nel 1998, all\u2019et\u00e0 di 76 anni, senza sapere cosa fosse successo a sua figlia in quella fatidica notte. La stanza-ufficio dove ide\u00f2 molte delle iniziative correllate alla scomparsa di migliaia di persone durante la dittatura, conserva ancora scaffali pieni di libri e documenti. \u201dPap\u00e0 lavorava tutti i giorni, dalla mattina alla sera, senza riposo\u201d, ricorda Mercedes Mignone, terza figlia di Emilio.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" style=\"text-align: justify;\">Nello stesso tempo, non trascorreva nemmeno un giorno senza che \u201cChela\u201d Mignone non parlasse di Monica. \u201cTutti quelli che conoscevano mia madre, in un certo senso conoscevano anche Monica\u201d, dice Mercedes. \u201cChela\u201d fu una delle co-fondatrici delle Madri di Plaza de Mayo nel 1976 e lavor\u00f2 fianco a fianco a suo marito fino alla morte di lui. Visse i suoi ultimi giorni nello stesso appartamento in cui aveva sempre vissuto, anche quando non poteva pi\u00f9 camminare e doveva essere assistita dalla sua famiglia e da alcune infermiere. Il dolore per la perdita di Monica si si aggiunse quindi alla sua disabilit\u00e0 fisica e \u201cChela\u201d mor\u00ec nel 2008 all\u2019et\u00e0 di 89 anni.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" style=\"text-align: justify;\">**<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" style=\"text-align: justify;\">\u201cEmilio e \u201cChela\u201d ebbero cinque figli: Isabel, Monica, Mercedes, Fernando e Javier, \u201c racconta Santiago del Carril, figlio di Isabel, che attualmente vive in questo appartamento nella zona Barrio Nord. \u201cOgni figlio eredit\u00f2 una caratteristica di Emilio: mia madre ha studiato Relazioni Internazionali e ora lavora nel campo dello sviluppo internazionale e dei diritti sociali; Monica era socialmente e politicamente impegnata, lavorando e militando nelle baraccopoli; Mercedes aiutava sempre tutti, pensando prima agli altri poi a se stessa e ora lavora come tecnica di laboratorio all&#8217;ospedale Fern\u00e0ndez. Fernando eredit\u00f2 la forza della fede e decise di diventare sacerdote dell\u2019Opus Dei; Javier scelse la strada di educatore e di ricercatore, lavorando con i popoli nativi e studiando nuovi trattamenti in campo medico.\u201d<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" style=\"text-align: justify;\">Quando aveva 24 anni Monica lavorava come docente all\u2019Universit\u00e0 Nazionale di Lujan prestava servizio presso il reparto psicopedagogico dell\u2019ospedale di Pi\u00f1ero, in provincia di Buenos Aires. Lavorava soprattutto con bambini con problemi di apprendimento e si occupava dei meno abbienti.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" style=\"text-align: justify;\">\u201cIo e Monica eravamo quasi coetanee e fin da ragazzine abbiamo sempre aiutato gli altri, grazie all&#8217;esempio fornito dai nostri genitori e all\u2019educazione cattolica ricevuta\u201d assicura Isabel, sorella maggiore di Monica. Una sessantatreenne di corporatura magra, con la frangia da un lato e il cui perenne sorriso toglie almeno dieci anni e le dona sicurezza.<\/p>\n<p lang=\"es-AR\" style=\"text-align: justify;\">Prima di parlare del ruolo che la religione ha avuto nella sua famiglia, propone di leggere parte del libro scritto da suo padre, dove Emilio descrive la sua citt\u00e0 natale, Luj\u00e0n. Un centro di pellegrinaggio per migliaia di fedeli, a 68 km da Buenos Aires e con una popolazione di 100.000 abitanti. Il che spiega in parte la forza della fede presente all&#8217;interno della famiglia Mignone. Le tre figlie di Emilio studiarono al Colegio Cat\u00f3lico de las Hermanas Vicentinas di Luj\u00e0n per poi trasferirsi a Buenos Aires, dove frequentarono il Collegio de la Misericordia nel quartiere Flores. In seguito, vissero negli Stati Uniti per cinque anni, dove frequentarono la scuola pubblica.<\/p>\n<p lang=\"es-AR\" style=\"text-align: justify;\">I contatti che Emilio Mignone allacci\u00f2 durante i suoi studi a Washington come esperto di educazione presso l\u2019Organizzazione degli Stati Americani (OEA) furono essenziali per avviare l&#8217;ispezione del 1979 in Argentina, da parte della Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH). La CIHD apr\u00ec un indagine a partire dalle denunce contro la dittatura militare, e grazie al \u201cRapporto sulla condizione dei diritti umani in Argentina\u201d, pubblicato nel 1980, per il terrore di Stato inizi\u00f2 il conto alla rovescia che precede la fine.<\/p>\n<p lang=\"es-AR\" style=\"text-align: justify;\">Quando i Mignone tornarono in Argentina nel 1967, i giovani fratelli iniziarono a frequentare le baraccopoli del quartiere Bajo Flores, contribuendo all\u2019organizzazione di tavoli di lavoro dove si discuteva di educazione infantile e di proposte politiche. A quel tempo, Monica era la pi\u00f9 attiva in campo sociale e decise di unirsi al MVP con sei altri amici. \u201c Era cosapevole del fatto che non si potevano cambiare le condizioni delle baraccopoli semplicemente dando una mano agli abitanti,\u201d ricorda Isabel con un sorriso triste e continua: \u201cEra ovvio dovevano verificarsi anche dei cambiamenti politici\u201d,conclude. Tuttavia, il cambiamento arriv\u00f2, ma da un&#8217;altra direzione e si concretizz\u00f2 quando cinque uomini in uniforme irruppero nell\u2019edificio di Avenida Santa fe e portarono via Monica.<\/p>\n<p lang=\"es-AR\" style=\"text-align: justify;\">**<\/p>\n<p lang=\"es-AR\" style=\"text-align: justify;\">Il dramma familiare e la necessit\u00e0 di trovare la figlia trasform\u00f2 i coniugi Mignone in militanti e attivisti che si impegnarono a livello nazionale de internazionale per evitare sequestri e uccisioni di civili. Molte persone dormivano nell\u2019appartamento dei Mignone.<\/p>\n<p lang=\"es-AR\" style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/it-despues.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-96260\" alt=\"it-despues\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/it-despues.jpg\" width=\"925\" height=\"929\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/it-despues.jpg 925w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/it-despues-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/it-despues-298x300.jpg 298w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/it-despues-600x602.jpg 600w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/it-despues-32x32.jpg 32w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/it-despues-64x64.jpg 64w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/it-despues-96x96.jpg 96w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/it-despues-128x128.jpg 128w\" sizes=\"auto, (max-width: 925px) 100vw, 925px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"es-AR\" style=\"text-align: justify;\">Tutti i figli di Emilio e Chela furono perseguitati, tranne Fernando che, a qualche mese dal sequestro di Monica, si trasfer\u00ec in Canada per entrare a far parte dell\u2019Opus Dei. \u201dAvevo molta paura e pensavo di tornare negli Stati Uniti,\u201d confessa Mercedes.\u201d Per\u00f2 sei stata l\u2019unica che \u00e8 rimasta in Argentina,\u201d le risponde Isabel.<\/p>\n<p lang=\"es-AR\" style=\"text-align: justify;\">Isabel si trasfer\u00ec negli Stati Uniti nel dicembre del 1981 e spos\u00f2 il giornalista e filosofo argentino Mario del Carril. Tuttavia, continu\u00f2 a dare il proprio appoggio al padre e al movimento in materia di diritti umani e ottenne anche il sostegno di Washington. Isabel ritorna in Argentina ogni anno per rivedere la sua numerosa famiglia, composta anche da cugini e nipoti, e per partecipare alle attivit\u00e0 organizzate per commemorare i genitori e la sorella desaparecida.<\/p>\n<p lang=\"es-AR\" style=\"text-align: justify;\">A differenza della sorella maggiore, Mercedes \u00e8 una persona pi\u00f9 timida, docile e paziente. Parla piano e colora le frasi con molti dettagli. Dice di essere stata la pi\u00f9 \u201clegata\u201d ai genitori e dopo essersi sposata e aver lasciato la casa paterna continu\u00f2 comunque ad usare il telefono che si trovava nell\u2019appartamento di Santa Fe per molti anni.<\/p>\n<p lang=\"es-AR\" style=\"text-align: justify;\">Sono molti i ricordi di Mercedes relativi agli anni di lotta civile dei Mignone e in ogni angolo della sua casa ci sono storie da raccontare. \u201c Molte volte ricevevamo chiamate da parte di genitori che non vedevano rientrare a dormire i propri figli\u201d, racconta Mercedes col sorriso: \u201c In alcuni casi, questi giovani non tornavano perch\u00e8 uscivano a festeggiare con i loro amici o con la relativa fidanzata o fidanzato, per\u00f2 pap\u00e0 si sincerava comunque che tutto fosse a in ordine\u201d.<\/p>\n<p lang=\"es-AR\" style=\"text-align: justify;\">Inoltre Mercedes ricorda il giorno in cui i militari portarono via suo padre nel 1980. \u201dPensavamo che non l\u2019avremmo pi\u00f9 rivisto, per\u00f2 il suo nome e il suo prestigio avevano un rilievo internazionale, e furono appunto le pressioni mondiali a non permettere che anche Emilio Magnone sparisse\u201d. Emilio trascorse una una settimana in carcare senza subire torture.<\/p>\n<p lang=\"es-AR\" style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, non tutti i familiari dei desaparecidos spirarono nella tranquillit\u00e0 delle loro dimore. Prima di essere arrestata, nel dicembre 1977, Azucena Villaflor, un\u2019altra attivista e co-fondatrice delle Madri di Plaza, trascorse una notte nel medesimo appartamento per redigere l&#8217;elenco dei nomi dei figli scomparsi che sarebbe stato pubblicato nel quotidiano LA NACI\u00d3N. Una volta uscita di casa per andare a comprare il quotidiano in questione, Villaflor venne sequestrata per poi essere torturata e uccisa per mano dei militari.<\/p>\n<p lang=\"es-AR\" style=\"text-align: justify;\">Nel 2009, 32 anni dopo la morte dell\u2019attivista, la famiglia Magnone ricevette il premio \u201cAzucena Villaflor\u201d dalle mani della presidentessa Cristina Fern\u00e1ndez de Kirchner, dedicato al ricordo del percorso civile intrapreso da persone e istituzioni impegnate nella difesa dei diritti umani e della democrazia\u201d. Emilio Mignone fu uno dei quattro genitori a ricevere il premio.<\/p>\n<p lang=\"es-AR\" style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019agosto e nel settembre del 2013, 37 anni dopo la scomparsa di Monica, fratelli Mercedes e Javier deposero, per la prima volta, al processo ESMA unificata (ESMA III), presso i tribunali di Comodoro Py, in quanto testimoni del sequestro della sorella.<\/p>\n<p lang=\"es-AR\" style=\"text-align: justify;\">Dieci anni dopo l\u2019udienza, Isabel apr\u00ec un laboratorio sui diritti umani presso l\u2019istituto Municipale Superiore di Istruzione e Tecnologia \u201cEmilio Ferm\u00ecn Mignone\u201d, nella citt\u00e0 di Lujan, a cui don\u00f2 vari libri scritti da Emilio e la sua stessa biografia: \u201cLa vita di Emilio Mignone\u201d di Mario del Carril.<\/p>\n<p lang=\"es-AR\" style=\"text-align: justify;\">**<\/p>\n<p lang=\"es-AR\" style=\"text-align: justify;\">L\u2019appartamento dei Mignone odora di libri impolverati e, per lo pi\u00f9, odora di tristezza e di dolore congelato nel tempo. Nonostante un assenza di quasi quarant&#8217;anni, Monica \u00e8 sempre stata ben pi\u00f9 di una foto appesa in soggiorno, in corrodio e in camera, ma \u00e8 rientrata nella quotidianeit\u00e0 dei suoi genitori, dei suoi fratelli e addirittura dei suoi nipoti.<\/p>\n<p lang=\"es-AR\" style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/it-depto_hoy.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-96253\" alt=\"it-depto_hoy\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/it-depto_hoy.jpg\" width=\"1280\" height=\"853\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/it-depto_hoy.jpg 1280w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/it-depto_hoy-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/it-depto_hoy-600x399.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"es-AR\" style=\"text-align: justify;\">I libri occupano le pareti del soggiorno, dello studio e dei corridoi in casa Mignone, si intrecciano e si ricongiungono come alberi di un bosco, alcuni appoggiati al suolo, altri sulle sedie e sull\u2019enorme tavolo della sala da pranzo. Qualche foto li accompagna, senza per\u00f2 assumere un ruolo di protagonismo.<\/p>\n<p lang=\"es-AR\" style=\"text-align: justify;\">Santiago cammina fino al fondo del corridoio dove sulla destra si trova un\u2019altra stanza con i muri celesti, un grande guardaroba con molti specchi. Era questa la stanza che condividevano le tre sorelle e fu qui che Monica venne svegliata dai militari al momento del sequestro. Quella notte Isabel era in viaggio. Fu Mercedes che aiut\u00f2 Monica a vestirsi, per l\u2019ultima volta nella sua vita.<\/p>\n<p lang=\"es-AR\" style=\"text-align: justify;\">Ora la stanza delle sorelle \u00e8 occupata da Santiago che ha creato la sua piccola biblioteca personale con i libri del nonno e altri che parlano di storia, di filosofia e di diritti umani. Senza dubbio, l\u2019abitudine alla lettura ha segnato la famiglia Mignone ed \u00e8 stata ereditata dai figli e dai nipoti.<\/p>\n<p lang=\"es-AR\" style=\"text-align: justify;\">Da tempo Santiago e sua cugina (paterna), Raquel Pannunzio, stanno catalogando un gran numero di libri e di documenti che trattano la storia dei Mignone, per temi, per data di pubblicazione, a volte in base al nome degli zii. Ci sono casse con sopra scritto istruzione, politica, stampa, riforme educative, chiesa. Sette enormi casse portano l\u2019etichetta \u201cMonica\u201d e \u201cmancano ancora molti documenti\u201d, dice Raquel.<\/p>\n<p lang=\"es-AR\" style=\"text-align: justify;\">**<\/p>\n<p lang=\"es-AR\" style=\"text-align: justify;\">Le sorelle Isabel e Mercedes ritornano a parlare del ruolo della Chiesa durante la dittatura e concordano che sul fatto che \u201csi deve separare la fede dalla gente\u201d. Nel 1986 Emilio Mignone pubblic\u00f2 il libro \u201cChiesa e dittatura\u201d dove esamin\u00f2 il ruolo della chiesa e il potere politico di quest&#8217;ultima, in complicit\u00e0 con la dittatura militare. In questo libro, Mignone cita l\u2019esempio di un\u2019altra chiesa che fu perseguitata per il suo aiuto ai prigionieri politici, per il suo lavoro nelle baraccopoli e per la propensione ad aiutare i pi\u00f9 poveri. \u201cIl discorso in cui Bergoglio afferma che la chiesa deve stare dalla parte dei pi\u00f9 poveri non \u00e8 per niente nuovo,\u201d conclude Isabel con voce decisa.<\/p>\n<p lang=\"es-AR\" style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/it-marcha.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-96267\" alt=\"it-marcha\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/it-marcha.jpg\" width=\"1024\" height=\"674\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/it-marcha.jpg 1024w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/it-marcha-300x197.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/it-marcha-600x394.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" style=\"text-align: justify;\">In quanto al futuro, le sorelle hanno una visione diversa. \u201cMi sembra che il tema dei desaparecidos abbia ormai stancato la gente. La maggior parte degli argentini ignora che da qualche anno si stanno svolgendo i processi ai militari, a cui i mezzi di comunicazione non danno lo spazio e l\u2019attenzione che questi meriterebbero. Gli argentini di oggi hanno altri problemi,\u201d sostiene Isabel, sulla base dei suoi viaggi in Argentina. Mercedes non \u00e8 d\u2019accordo: \u201d Credo che dobbiamo lavorare ancora molto su questo capitolo della nostra storia, perch\u00e8 fa parte di noi\u201d.<\/p>\n<p lang=\"es-AR\" style=\"text-align: justify;\">Tuttavia le due sorelle hanno un punto in comune: \u201cNegli anni settanta molte famiglie decisero di non mobilitarsi e di tacere, mentre i nostri genitori uscirono allo scoperto, senza paura. Il dolore era pi\u00f9 forte della paura e aiut\u00f2 migliaia di desaparecidos. Adesso siamo noi che dobbiamo andare avanti e assicurare che si faccia giustizia. \u201c<\/p>\n<p lang=\"es-AR\" style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/P-IM-025-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-96274\" alt=\"P IM 025-1\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/P-IM-025-1.jpg\" width=\"676\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/P-IM-025-1.jpg 676w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/P-IM-025-1-198x300.jpg 198w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/P-IM-025-1-600x908.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 676px) 100vw, 676px\" \/><\/a><\/p>\n<p lang=\"it-IT\" style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Aigul Safiullina.- Traduzione a cura di Raoul Resta raoresta@gmail.com Editing fotografico a cura di Fabio 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