{"id":958663,"date":"2019-10-30T20:35:01","date_gmt":"2019-10-30T20:35:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=958663"},"modified":"2019-10-30T20:38:28","modified_gmt":"2019-10-30T20:38:28","slug":"italiani-alla-guerra-globale-in-niger-con-i-soldi-della-cooperazione-allo-sviluppo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2019\/10\/italiani-alla-guerra-globale-in-niger-con-i-soldi-della-cooperazione-allo-sviluppo\/","title":{"rendered":"Italiani alla guerra globale in Niger con i soldi della cooperazione allo sviluppo"},"content":{"rendered":"<p>Cosa fanno le forze armate italiane in Niger? Addestrano le unit\u00e0 locali alla guerra globale e alla repressione delle proteste economiche e sociali. E, di tanto in tanto, distribuiscono aiuti umanitari pagati con i soldi della cooperazione allo sviluppo, sotto la supervisione delle autorit\u00e0 politiche e militari nigerine.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 di un anno fa, il 15 settembre 2018, prendeva il via l\u2019operazione MISIN (<em>Missione Bilaterale di supporto nella Repubblica del Niger<\/em>), che &#8211; come riferito dal Ministero della difesa &#8211; \u00e8 \u201cfinalizzata a supportare l\u2019apparato militare nigerino, concorrere alle attivit\u00e0 di sorveglianza delle frontiere e rafforzare le capacit\u00e0 di controllo del territorio dei Paesi del G5 Sahel (Niger, Mali, Mauritania, Chad e Burkina Faso)\u201d. Alla missione concorrono 470 militari, 130 mezzi terrestri e due aerei; MISIN opera in stretto collegamento operativo e strategico con le unit\u00e0 da guerra degli Stati Uniti d\u2019America dislocate in Niger e poste sotto il controllo di US Africom, il comando per le operazioni USA nel continente africano. A guidare i reparti schierati in Niger \u00e8 stato chiamato da qualche mese il generale Claudio Dei, con un ampio curriculum operativo in ambito NATO ed Ue, gi\u00e0 in forza al Comando Militare Esercito della Sicilia.<\/p>\n<p>I team addestrativi MISIN, costituiti con personale specializzato proveniente dall\u2019Arma dei Carabinieri, dall\u2019Esercito, dall\u2019Aeronautica militare e dalle Forze Speciali Interforze, ha gi\u00e0 addestrato sul campo circa 1.800 militari delle forze armate e di sicurezza nigerine. Per comprendere appieno le controverse finalit\u00e0 strategiche delle attivit\u00e0 addestrative e formative condotte dai militari italiani \u00e8 opportuno soffermarsi su alcune delle esercitazioni bilaterali pi\u00f9 recenti. A met\u00e0 settembre, ad esempio, presso l\u2019area dell\u2019Arm\u00e8e de Terre della Repubblica del Niger, sono state svolte <em>lezioni teorico-pratiche<\/em> della durata di due settimane in \u201ctecniche di combattimento a favore del battaglione paracadutisti nigerino\u201d. Nello specifico, il Mobile Training Team dell\u2019Esercito Italiano con personale provenente dal\u00a0186\u00b0 Reggimento paracadutisti \u201cFolgore\u201d\u00a0di Siena ha addestrato i par\u00e0 nigerini a <em>condurre specifiche azioni tattiche di attacco e difesa in ambiente boschivo non permissivo<\/em>. \u201cGli obiettivi formativi raggiunti hanno compreso le tecniche di movimento e di occultamento, nonch\u00e9 quelle del <em>colpo di mano<\/em> e dell\u2019<em>imboscata<\/em> e l\u2019analisi dei compiti assegnati all\u2019unit\u00e0 operativa e le fasi di pianificazione, organizzazione e condotta, svolte dai comandanti ai vari livelli\u201d, spiega in una nota il Ministero della difesa italiano. \u201cSono stati approfonditi durante il corso anche gli aspetti relativi alla gestione dello sgombero di feriti, al <em>first aid<\/em>, alle problematiche relative agli ordigni esplosivi improvvisati\u201d. L\u2019attivit\u00e0 formativa rientrava in un <em>corso <\/em>molto pi\u00f9 ampio, della durata di nove settimane, in cui le Forze Speciali tricolori hanno anche spiegato ai militari nigerini come \u201coperare in ambiente urbano ed in particolare nella bonifica di ambienti ristretti, tipici dei complessi abitativi\u201d e come \u201cmaneggiare correttamente ed utilizzare le armi individuali in dotazione\u201d. Parliamo dunque di vere e proprie tecniche di azione e combattimento in aree urbanizzate, con tanto di simulazioni di attacco e occupazione di edifici civili.<\/p>\n<p>Il 25 aprile 2019, festa nazionale della liberazione dal fascismo, diciassette paracadutisti italiani della Brigata \u201cFolgore\u201d si sono addestrati presso il Centro d\u2019istruzione militare di Niamey al lancio con il paracadute ad apertura automatica sia in caduta libera, insieme a cinquantacinque omologhi del Niger. \u201cL\u2019occasione \u00e8 stato il completamento dell\u2019iter formativo condotto dal Mobile Training Team della <em>Missione Bilaterale di Supporto in Niger<\/em> \u2013 <em>MISIN<\/em>\u201d, spiegava lo Stato Maggiore della Difesa. \u201cLa missione MISIN ha anche supportato la controparte locale nelle attivit\u00e0 di definizione e validazione della zona di lancio, nonch\u00e9 nel garantire assistenza per la pianificazione e l\u2019organizzazione dell\u2019attivit\u00e0 addestrativa. Ci\u00f2 \u00e8 stato reso possibile anche grazie al contributo\u00a0dell\u2019Aeronautica Militare, che ha messo a disposizione un velivolo da trasporto C130 e della Brigata Paracadutisti che ha fornito l\u2019assistenza tecnica all\u2019aviolancio, i paracadute e tutto il materiale necessario all\u2019esercitazione\u201d.<\/p>\n<p>Rilevante pure il contributo formativo dei <em>Mobile Training Team<\/em>\u00a0dell\u2019Arma dei Carabinieri. Sempre come riportato dall\u2019ufficio stampa della Difesa, il 20 agosto 2019, nei centri della Gendarmeria e della Guardia Nazionale del Niger si sono svolte le cerimonie di chiusura del <em>3\u00b0 corso di ordine pubblico<\/em> e del <em>4\u00b0 corso di tecniche investigative di base<\/em>. \u201cL\u2019addestramento rivolto a ufficiali e sottufficiali nigerini aveva principalmente l\u2019obiettivo di far conoscere e comprendere i problemi di ordine pubblico e le relative azioni tecnico-tattiche utilizzate per pianificare, organizzare e condurre efficacemente l\u2019intervento antisommossa\u201d. Addestramento dunque al contrasto e repressione delle proteste e delle lotte sociali e quasi sempre in ambiente urbano, esattamente come viene fatto dalle forze armate italiane in Kosovo, Libano, Somalia e Iraq nell\u2019ambito delle cosiddette <em>missioni internazionali di pace<\/em> che dilapidano annualmente pi\u00f9 di un miliardo e cento milioni di euro, ma che, di contro, consentono ai reparti d\u2019\u00e9lite di sperimentarsi nelle operazioni di controllo militare dell\u2019ordine pubblico.<\/p>\n<p>Con il bastone anche la carota: cos\u00ec, congiuntamente all\u2019addestramento bellico, le forze armate italiane sono impegnate nel povero paese dell\u2019Africa occidentale in alcuni progetti sanitari e di <em>aiuto alla popolazione<\/em> dai contorni ambigui e contraddittori. \u201cCon la Missione in Niger sono stati raggiunti considerevoli risultati nel campo della Sanit\u00e0 civile e militare attraverso la donazione di oltre 70 tonnellate tra farmaci e presidi medici\u201d, ha segnalato meno di un mese fa lo Stato maggiore della Difesa. A ci\u00f2 si aggiungono la consegna al governo nigerino di attrezzature mediche e sanitarie per il valore di 167 mila euro e la decina di <em>voli umanitari<\/em> effettuati dall\u2019Italia a partire del 24 aprile 2018 per trasportare medicinali e apparecchiature \u201cresi disponibili grazie alla collaborazione tra il\u00a0Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, le\u00a0Nazioni Unite\u00a0ed altre agenzie intergovernative\u201d. Il 27 marzo 2019\u00a0l\u2019Ambasciata d\u2019Italia a Niamey e la\u00a0Missione Bilaterale in Niger \u2013 MISIN si sono incaricate della consegna di un lotto di\u00a0farmaci\u00a0 raccolti e messi a disposizione dalla Fondazione Banco Farmaceutico Onlus nell\u2019ambito di un <em>accordo di collaborazione<\/em> con il Comando Operativo di vertice Interforze (COI) e l\u2019Ordinariato Militare,\u00a0\u201cfinalizzato allo sviluppo di attivit\u00e0 di supporto umanitario-sanitario a favore di persone in condizioni di svantaggio socio-economico nei Teatri Operativi\u201d. Chi siano i reali beneficiari del <em>dono<\/em> lo rivelano le stesse forze armate: \u201ci\u00a0medicinali\u00a0sono stati consegnati presso l\u2019aeroporto militare di Niamey ai rappresentanti dei Ministeri della Salute Pubblica e della Difesa nigerini\u2026\u201d.<\/p>\n<p>Il 26 aprile 2019, cio\u00e8 il giorno successivo all\u2019esercitazione dei par\u00e0 italiani e nigerini a Niamey, il ministero degli Affari esteri e della cooperazione emetteva un eloquente comunicato: \u201cA seguito dei recenti scontri in Niger nell\u2019area di Diffa e alla luce delle richiesta di assistenza a favore della popolazione sfollata da parte delle Autorit\u00e0 nigerine, la Vice Ministra agli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale, Emanuela Del Re, ha predisposto, in collaborazione con l\u2019Aeronautica Militare, un volo umanitario per Niamey per l\u2019invio di beni di primo soccorso e assistenza umanitaria (tende, potabilizzatori d\u2019acqua, generatori di elettricit\u00e0, presidi igienico-sanitari) in deposito presso la Base di Pronto Intervento Umanitario delle Nazioni Unite di Brindisi\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019intervento veniva replicato il 3 giugno 2019, giorno successivo alla festa della Repubblica italiana: stavolta con fondi della cooperazione italiana, venivano inviati in Niger con un nuovo <em>volo umanitario<\/em> dell\u2019Aeronautica <em>cinque tonnellate di kit sanitari.<\/em> \u201cIl provvedimento \u00e8 stato predisposto dalla Vice Ministra Emanuela Del Re, in risposta ad una richiesta delle Autorit\u00e0 nigerine per far fronte alla perdurante emergenza sanitaria nel paese, che si \u00e8 ulteriormente aggravata a causa dei recenti episodi di violenza\u201d. Il tono insomma \u00e8 lo stesso della missione del 26 aprile, cos\u00ec come \u00e8 confermata la provenienza dei farmaci dai depositi della Base di Pronto Intervento di Brindisi. E, per l\u2019ennesima volta, la gestione degli aiuti italiani e ONU \u00e8 affidata alle forze armate nigerine, al di fuori di ogni controllo da parte della Missione MISIN.<\/p>\n<p>Ancora pi\u00f9 grave quanto avvenuto invece lo scorso 17 settembre, quando il contingente militare in Niger ha \u201cportato a termine\u201d una donazione di aiuti umanitari provenienti da comuni, parrocchie, associazioni di volontariato e scuole della provincia di Salerno. \u201cSi tratta di circa 400 colli di materiale: abbigliamento, giocattoli, cancelleria e materiale sportivo nonch\u00e9 alimenti a lunga conservazione\u201d, riportano le cronache. \u201cIl progetto &#8211; sorto sulla base di precedenti esperienze intraprese in operazioni fuori area condotte in Kosovo, Libano e Afghanistan &#8211; ha coinvolto anche gli alunni della scuola elementare di San Pietro al Tanagro che, grazie a un <em>progetto formativo incentrato sulle condizioni di povert\u00e0 in Africa e sul multiculturalismo<\/em>, ha avviato un gemellaggio con due scuole materne di Niamey. Inoltre, l\u2019associazione sportiva calcistica dello stesso comune, impegnata nel settore giovanile Under 14, ha raccolto materiale sportivo con il quale ha suggellato il gemellaggio con la squadra dei piccoli calciatori nigerini di Camp Bagaji\u201d. Chi sono stati in quest\u2019occasione i destinatari dei pacchi dono? \u201cPrincipalmente Enti di Protezione Sociale militari che si occupano dell\u2019assistenza agli orfani e alle vedove Caduti in servizio delle Forze Armate del Niger e della Guardia Nazionale\u201d, aggiunge l\u2019ufficio stampa MISIN.<\/p>\n<p>Uno degli obiettivi dichiarati della <em>cooperazione umanitaria<\/em> in salsa militare in Niger non poteva non essere il sostegno alle attivit\u00e0 anti-migrazioni <em>irregolari<\/em>. Lo scorso 16 ottobre, ad esempio, il governo italiano ha donato al governo nigerino dieci ambulanze e tre autobotti \u201cper rafforzare le capacit\u00e0 delle autorit\u00e0 nel soccorso dei migranti e nel contrasto al traffico di esseri umani\u201d, si legge nella nota ufficiale della Farnesina. \u201cLa donazione, resa possibile dalle risorse del Fondo Africa, \u00e8 stata eseguita dal Ministero della Difesa italiano, a cui appartenevano i veicoli. La cerimonia di consegna si \u00e8 volta a Niamey\u00a0 alla presenza dell\u2019Ambasciatore d\u2019Italia Marco Prencipe. I nuovi veicoli consentiranno alle autorit\u00e0 nigerine di ampliare il raggio d\u2019azione delle proprie attivit\u00e0, a beneficio sia delle comunit\u00e0 locali che dei migranti in transito nel Paese\u201d.<\/p>\n<p>Mentre crolla la spesa della cooperazione allo sviluppo verso il continente africano (nel 2018 l\u2019Italia ha destinato risorse all\u2019Africa inferiori del 21% rispetto a quelle dell\u2019anno precedente), l\u2019intervento governativo viene indirizzato sempre di pi\u00f9 solo verso quei paesi che vengono ritenuti <em>partner fondamentali<\/em> nella lotta alle migrazioni. \u201cLa politica del governo italiano verso l\u2019Africa, nelle aree strategiche evidenziate dall\u2019esecutivo, \u00e8 concentrata alla riduzione delle partenze, principalmente attraverso l\u2019aiuto militare al controllo del territorio e in chiave anti terrorismo\u201d, scrive il giornalista Angelo Ferrari dell\u2019<em>AGI \u2013 Agenzia Italia<\/em>. \u201cAiuto militare che spesso si concentra su paesi governati da regimi autoritari, non democratici e non in condizione di poter soddisfare i bisogni di base delle loro popolazioni\u201d. In quest\u2019ottica va interpretato lo stanziamento di 50 milioni di euro a favore del Niger, autorizzato nel maggio 2018 dal Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione. \u201cIn questo modo il governo nigerino potr\u00e0 istituire unit\u00e0 speciali di controllo delle frontiere, costruire e ristrutturare posti di frontiera e realizzare un nuovo centro di accoglienza per i migranti\u201d, ha spiegato la Farnesina. L\u2019aiuto anti-migranti \u00e8 stato diviso in tranche e condizionato alla \u201cdiminuzione dei flussi migratori verso la Libia e un aumento rimpatri dal Niger verso i Paesi di origine\u201d.<\/p>\n<p>A spiegare che proprio la guerra ai migranti e alle migrazioni sia uno degli obiettivi prioritari della Missione militare italiana in Niger \u00e8 stata proprio l\u2019allora ministra della Difesa, Elisabetta Trenta. \u201cLo scopo di MISIN \u00e8 quello di incrementare le capacit\u00e0 volte al contrasto del fenomeno dei traffici illegali e delle minacce alla sicurezza, nell\u2019ambito di uno sforzo congiunto europeo e statunitense per la stabilizzazione dell\u2019area e il rafforzamento delle capacit\u00e0 di controllo del territorio da parte delle autorit\u00e0 nigerine e dei Paesi del\u00a0G5 Sahel\u201d, ha dichiarato la pentastellata in occasione della sua visita ufficiale a Niamey. \u201cQuella in Niger \u00e8\u00a0una missione importantissima per l\u2019Italia poich\u00e9, nel sostenere le richieste del Governo nigerino, punta anche a frenare e ridurre il flusso incontrollato dei migranti verso il nostro Paese. Una missione perfettamente in linea con l\u2019interesse nazionale perch\u00e9 in questa fase \u00e8 fondamentale\u00a0il supporto al Niger nella lotta al terrorismo e ai traffici illeciti, incluso quello di esseri umani\u201d. Anti-terrorismo, migrazioni ed idrocarburi: gli interessi strategici del sistema Italia sono davvero un cocktail dal sapore esotico ed esplosivo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cosa fanno le forze armate italiane in Niger? Addestrano le unit\u00e0 locali alla guerra globale e alla repressione delle proteste economiche e sociali. 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