{"id":95257,"date":"2014-03-21T17:13:19","date_gmt":"2014-03-21T17:13:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=95257"},"modified":"2016-04-02T09:34:27","modified_gmt":"2016-04-02T08:34:27","slug":"davvero-successo-in-ucraina-perche-tutti-in-pericolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2014\/03\/davvero-successo-in-ucraina-perche-tutti-in-pericolo\/","title":{"rendered":"Che cosa \u00e8 davvero successo in Ucraina e perch\u00e9 siamo tutti in pericolo"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/Kiev.jpg\" width=\"510\" height=\"339\" \/> Kiev, Piazza Indipendenza (foto da T\u00e9lam)<\/p>\n<p>di <strong>Alberto Cacopardo<\/strong><br \/>\nLa Crimea \u00e8 passata alla Russia fra inni di gioia e strepiti di deplorazione. La divisione dell\u2019Ucraina prospettata vent\u2019anni fa da Samuel Huntington, da oggi, con la ratifica del parlamento russo, \u00e8 un dato di fatto. Con questo, la drammatica crisi di quel paese giunge ad un suo primo punto d\u2019approdo.<\/p>\n<div><\/div>\n<p>Il coro dei media <i>mainstream<\/i> occidentali accusa Putin di neozarismo, lo imputa di aggressione militare, invoca\u00a0 le sanzioni, mentre l\u2019amministrazione americana si permette, con faccia di bronzo veramente berlusconiana, di gridare alla violazione di quel diritto internazionale che essa stessa ha sistematicamente stracciato da vent\u2019anni a questa parte, in Iraq, in Kossovo, in Afghanistan, e, non meno gravemente, in Pakistan con gli attacchi dei droni. Lasciamo stare il diritto internazionale, che meriterebbe ben altra considerazione.<\/p>\n<div>Nella rappresentazione dei media occidentali, la vicenda si pu\u00f2 riassumere cos\u00ec: il popolo ucraino ha democraticamente scelto, assembrandosi con grande entusiasmo e determinazione in piazza Maidan, di legarsi all\u2019Europa anzich\u00e9 alla Russia e di abbattere un despota che non si adeguava; il despota \u00e8 fuggito esautorato dal parlamento; \u00e8 stato instaurato un governo approvato dal parlamento e dal popolo, dopodich\u00e9 la Russia ha invaso la Crimea, ha indetto un referendum illegale ed ha sottratto col sopruso la penisola all\u2019Ucraina.<\/div>\n<div>C\u2019\u00e8 qualcosa da dire su ognuna di queste proposizioni.<\/div>\n<div>Innanzitutto l\u2019idea che la piazza rappresenti il popolo \u00e8 quanto meno avventata. Nel 1968 le piazze e le strade di Parigi erano invase di barricate e di giovani entusiasti che chiedevano un cambiamento rivoluzionario con grande entusiasmo e determinazione. La Francia sembrava trascinata: ma quando in giugno si tenne il referendum di De Gaulle, il popolo vot\u00f2 contro la piazza e la rivoluzione naufrag\u00f2. In democrazia, la piazza propone, il voto dispone. E non \u00e8 che in Ucraina non si fosse mai votato sull\u2019argomento in questione. Al contrario, tutte le elezioni tenute dall\u2019indipendenza in poi erano state imperniate sulla scelta fra Russia e Occidente. E poich\u00e9 il paese \u00e8 spaccato quasi esattamente a met\u00e0 fra filorussi (prevalentemente ortodossi e russofoni) e antirussi (prevalentemente cattolici uniati e parlanti ucraino), in tutte le elezioni l\u2019una o l\u2019altra parte aveva vinto di strettissima misura. Sempre con poco pi\u00f9 della met\u00e0 dei voti, nel 1994 il russofilo Kuchma aveva sconfitto Kravchuk; nel 1999, lo stesso Kuchma batt\u00e9 Simonenko grazie stavolta al sostegno antirusso delle province occidentali; nel 2004 il russofilo Janukovich vinse di stretta misura contro il filoccidentale Yuschenko, ma in seguito alla \u201crivoluzione arancione\u201d, le elezioni furono ripetute e vinse Yuschenko; nel 2010, Janukovich sconfisse Julia Timoschenko per quattro punti percentuali. Per i fan dell\u2019alternanza, un bell\u2019esempio.<\/div>\n<div>Possiamo aggiungere che un recente <a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/\">sondaggio del novembre 2013<\/a> aveva trovato solo un 45% favorevole al famoso accordo di associazione con l\u2019Unione Europea, mentre il 14% ne voleva uno con la Russia e il 41% nessuno dei due. In sintesi, l\u2019Ucraina era un paese democratico spaccato a met\u00e0, non un popolo in rivolta contro una dittatura.<\/div>\n<div>In secondo luogo, esaminiamo i fatidici eventi di Kiev fra il 20 e il 21 febbraio, giorno della fuga di Janukovich.<\/div>\n<div>Da tre lunghi mesi la piazza \u00e8 occupata dai manifestanti europeisti che protestano contro il rifiuto di Janukovich di firmare l\u2019accordo di associazione con l\u2019Ue. Il sostegno occidentale, e soprattutto americano, a questa opposizione (che, ricordiamolo, in base a quel sondaggio e ai dati elettorali, rappresentava solo una grossa minoranza) \u00e8 stato aperto e intensissimo. Il 13 dicembre 2013, <a href=\"http:\/\/www.globalresearch.ca\/american-conquest-by-subversion-victoria-nulands-admits-washington-has-spent-5-billion-to-subvert-ukraine\/5367782\">Victoria Nuland<\/a>, moglie del neo-con Robert Kagan e sottosegretario agli Esteri del governo Obama, appena rientrata a Washington dal suo terzo viaggio in Ucraina in cinque settimane, dichiara che \u201cil popolo ucraino non sosterr\u00e0 pi\u00f9 un presidente che non lo porti all\u2019Europa\u201d e che gli Stati Uniti lo appoggiano fermamente in questa scelta. Dichiara di aver personalmente intimato a Janukovich di firmare l\u2019associazione alla Ue e di accettare le riforme disegnate dal Fondo Monetario Internazionale. Inneggia all\u2019\u201denergia e all\u2019ottimismo\u201d dei manifestanti \u201cpacifici\u201d e rivela che gli Stati Uniti hanno investito oltre cinque miliardi di dollari negli ultimi vent\u2019anni per dare all\u2019Ucraina \u201cil futuro che si merita\u201d. Il discorso della Nuland \u00e8 una dichiarazione di guerra a Janukovich e alla Russia che lo sostiene. Gi\u00e0, perch\u00e9 le guerre pi\u00f9 pericolose oggi non si combattono coi bombardieri, ma incoraggiando, istigando, finanziando e sostenendo in tutti i modi le opposizioni interne alle forze politiche che non si allineano a Washington.<\/div>\n<div>Arrivati a febbraio, dopo qualche grave eccesso repressivo e qualche limitato spargimento di sangue, la piazza non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec pacifica. Le forze di destra, soprattutto del partito paranazista Svoboda, hanno militarizzato le difese di Maidan e molti manifestanti sono armati di armi nuovissime, fucili e pistole. Per capire come sono andate le cose, sarebbe essenziale sapere da chi sono arrivate quelle armi, ma pochi se ne sono preoccupati. E\u2019 ovvio che ci sia la mano di qualche servizio segreto, e non certo di parte russa.<\/div>\n<div>Il 20 febbraio la tensione sale alle stelle quando dei cecchini sparano sulla folla di Maidan dall\u2019alto di edifici circostanti, uccidendo dozzine di persone. Gli spari vengono naturalmente attribuiti ai governativi, ma la cosa \u00e8 tutt\u2019altro che chiara. Giorni dopo, il ministro degli Esteri estone Urmas Paet informava Catherine Ashton, responsabile Esteri Ue, che stando alle sue fonti, i cecchini erano stati piazzati non dal governo, ma dall\u2019opposizione. La cosa non \u00e8 certa, ma appare piuttosto probabile, se si confrontano, con l\u2019aiuto di <a href=\"http:\/\/www.ariannaeditrice.it\/articolo.php?id_articolo=47777\">Giulietto Chiesa<\/a>, gli eventi molto simili accaduti a Vilnius il 15 gennaio 1991, quando il leader antirusso Audrius Butkevicius organizz\u00f2, per sua stessa successiva ammissione, un massacro di manifestanti a fucilate, allo scopo di attribuirlo ai russi e suscitare la generale indignazione del paese.<\/div>\n<div>Di certo, il 20 febbraio, a Kiev l\u2019indignazione \u00e8 immensa e gli eventi precipitano.<\/div>\n<div>La mattina del giorno dopo, giunge l\u2019annuncio che nella notte \u00e8 stato raggiunto un accordo fra Janukovich e le forze di opposizione con la mediazione dei ministri degli Esteri di Francia, Germania e Polonia convenuti a Kiev. La notizia \u00e8 smentita di l\u00ec a poco: per tutta la mattinata le trattative continuano frenetiche, mentre in parlamento, fra boati di urla e grida, si scatenano risse a pugni e calci.<\/div>\n<div>Intorno alle tre di pomeriggio arriva l\u2019annuncio dell\u2019accordo che prevede il ritiro delle forze governative da piazza Maidan, lo scioglimento delle manifestazioni e la consegna delle armi illecite, una riforma costituzionale, la formazione di un nuovo governo di unit\u00e0 nazionale ed elezioni a breve termine. Gli Stati Uniti, a quanto pare, non erano stati invitati al negoziato.<\/div>\n<div>Quasi contenporaneamente, le forze di polizia svaniscono come per incanto da piazza Maidan e da tutta la citt\u00e0 per non ricomparire fino alla fine del dramma. A piazza Maidan l\u2019accordo \u00e8 accolto con fischi e urla: il sentimento dei manifestanti sembra nettamente contrario, si chiedono le immediate dimissioni del presidente.<\/div>\n<div>Intanto in parlamento \u00e8 successo qualcosa di strano: almeno una quarantina di deputati di Janukovich sono passati all\u2019opposizione e in quell\u2019esagitata assemblea si \u00e8 creata una nuova maggioranza, che in brevissimo tempo vota il ritorno alla costituzione del 2004, esautora il ministro dell\u2019interno e delibera la scarcerazione di Julya Timoschenko.<\/div>\n<div>A sera, il comandante militare della Nato Philip Breedlove, che da due giorni era in contatto con i militari ucraini, annuncia di aver avuto una \u201cconversazione positiva\u201d col capo di stato maggiore ucraino Yuri Llyin. Poco dopo il ministro della Difesa Hagel loda i militari ucraini per essersi astenuti da ogni intervento.<\/div>\n<div>Intorno alle venti, a piazza Maidan, un anonimo comandante dell\u2019autodifesa sale sul palco e raccoglie un fragore di applausi lanciando un ultimatum a Janukovic: \u201cSe non se ne va entro domani alle dieci, attaccheremo in armi.\u201d<\/div>\n<div>A mezzanotte ora di Kiev arriva, dal Dipartimento di Stato americano, la notizia della fuga di Janukovich. Il giorno dopo sar\u00e0 esautorato dal parlamento. (Principale fonte di questa ricostruzione: <a href=\"http:\/\/www.theguardian.com\/world\/2014\/feb\/21\/ukraine-crisis-president-claims-deal-with-opposition-after-77-killed-in-kiev\">The Guardian<\/a>).<\/div>\n<div>Questo insieme di eventi \u00e8 molto strano. Scrivemmo su questo blog proprio quel giorno, prima di quest\u2019ultimo evento: \u201cL\u2019accordo raggiunto oggi fra l\u2019opposizione ucraina e il governo di Janukovich lascia sperare finalmente in una pacificazione di quel tormentato paese. Ma purtroppo le speranze non sono molto solide. Perch\u00e9 il destino dell\u2019Ucraina dipende assai pi\u00f9 dagli atti di Stati Uniti ed Europa che non dalle decisioni del governo o dei manifestanti.\u201d<\/div>\n<div>Forse non avevamo tutti i torti. E\u2019 troppo audace sospettare che gli Stati Uniti non abbiano apprezzato tanto l\u2019accordo mediato dagli europei? Perch\u00e9 Janukovich \u00e8 fuggito prima che il parlamento lo esautorasse? C\u2019\u00e8 una sola spiegazione: aveva perso l\u2019appoggio di tutte le sue forze armate e temeva di fare la fine di Gheddafi. E come mai il voltafaccia delle forze armate e del parlamento proprio quando l\u2019accordo era stato raggiunto? Che gli Stati Uniti abbiano avuto qualcosa a che fare col voltafaccia delle forze armate, ce lo dice lo stesso generale Breedlove. E\u2019 possibile che abbiano avuto a che fare anche col voltafaccia del parlamento? E la strage del 20 febbraio?<\/div>\n<div>Le domande sono tante, le risposte poche. Quello che \u00e8 certo \u00e8 che a decidere il destino del paese in quei giorni fatidici non \u00e8 stata la volont\u00e0 democratica del popolo ucraino, ma un insieme di manovre poco chiare su cui forse non si sapr\u00e0 mai la verit\u00e0. E che in queste manovre sia stata pesantissima l\u2019interferenza americana, tutto lo testimonia, a partire da Victoria Nuland.<\/div>\n<div>Che davanti a tutto questo la Russia abbia provato risentimento, \u00e8 il minimo che ci si possa aspettare. Come il minimo che ci si potesse aspettare era la reazione in Crimea, ovviamente da tempo preparata. Pochi ricordano che il parlamento di Crimea aveva gi\u00e0 votato la secessione dall\u2019Ucraina nel 1992 e che poco dopo la Russia aveva revocato l\u2019atto di cessione della provincia a Kiev adottato da Kruschev quarant\u2019anni prima. Poi, con la vittoria del filorusso Kuchma, la cosa era stata lasciata cadere: forse perch\u00e9 senza la Crimea i filorussi non avrebbero mai vinto nemmeno un\u2019elezione.<\/div>\n<div>Se oggi la Crimea \u00e8 passata alla Russia, questo significa che mai pi\u00f9 i filorussi vinceranno un\u2019elezione in Ucraina. La Russia ha rinunciato a quella battaglia, che aveva combattuto per vent\u2019anni, e questa \u00e8 la cosa che conta.<\/div>\n<div>Se i mercati finanziari si sono curati appena del dramma ucraino finora, se non si sono allarmati pi\u00f9 di tanto per la Crimea, \u00e8 perch\u00e9 sanno bene che non c\u2019\u00e8 stata alcuna vittoria della Russia: c\u2019\u00e8 una vittoria schiacciante degli Stati Uniti d\u2019America.<\/div>\n<div>Adesso, la vera incognita che resta da sciogliere \u00e8 che cosa ne sar\u00e0 delle province orientali. Quello che non \u00e8 chiaro in questo momento \u00e8 se la Russia si contenter\u00e0 della Crimea o se far\u00e0 di tutto per guadagnare anche Kharkiv, Donetsk e le altre province filorusse. Tutto lascia pensare che gli Stati Uniti abbiano gi\u00e0 fatto tutto il necessario per assicurarle alla nuova Ucraina. Ma c\u2019\u00e8 da temere, prima o poi, nuovi sommovimenti, perch\u00e9 troppo forte \u00e8 il legame di quelle regioni con Mosca. Arrivati a questo punto, quel che sarebbe giusto ed equo, e che ci risparmierebbe ulteriori pericolose tensioni, sarebbe rimettere democraticamente la scelta ai loro abitanti, con dei referendum liberi e regolari provincia per provincia. E\u2019 bene ricordare che vent\u2019anni fa il profetico Huntington dava per scontato che, in caso di spaccatura, quelle province sarebbero andate alla Russia.<\/div>\n<div>Comunque vada, la vicenda \u00e8 triste: perch\u00e9 tutti i guai dell\u2019Ucraina sono nati soltanto dalla scelta americana di eleggere la Russia post-comunista a proprio nemico, di mantenere in vita la Nato e tutto il loro apparato militare a premere sui confini di quel paese, di concepire l\u2019ingresso in Europa dei paesi dell\u2019Est come un atto in contrasto alla Russia, di coltivare quell\u2019ostilit\u00e0 come uno dei pilastri della loro visione geopolica. Senza quella scelta, la politica di inclusione dell\u2019Unione Europea si sarebbe potuta estendere alla Russia, come era nel sogno di Ernesto Balducci. Questo non ha proprio nulla di inverosimile: sarebbe anzi nel pieno interesse dell\u2019Europa. Ma, purtroppo, \u00e8 proprio quello che gli Stati Uniti temono, perch\u00e9, nella logica di contrapposizione e di dominio che malauguratamente hanno scelto di adottare, questo creerebbe un blocco di enorme potenza che potrebbe minacciare la loro supremazia. Ma \u00e8 proprio questa logica il problema. Basta leggere i documenti ufficiali americani raccolti a suo tempo da Allegretti, Dinucci e Gallo nel prezioso volume <i>La strategia dell\u2019impero<\/i> (Edizioni Cultura della Pace, Fiesole, 1992) per vedere che essa risale ai giorni immediatamente successivi alla presunta fine della guerra fredda. Senza quella logica di contrapposizione e di dominio, senza quella scelta malaugurata, n\u00e9 l\u2019Europa n\u00e9 gli Stati Uniti avrebbero nulla da temere dalla Russia, e l\u2019Ucraina potrebbe vivere in pace e concordia con tutti i suoi vicini d\u2019oriente e d\u2019occidente.<\/div>\n<div>Ma finch\u00e9 quella logica prevale, l\u2019Ucraina, la Russia e l\u2019Europa saranno in pericolo e sar\u00e0 in pericolo la pace nel mondo.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><em>Con questo articolo Alberto Cacopardo inizia una sua stabile collaborazione con Pressenza come editorialista, cosa di cui la redazione lo ringrazia con affetto.<\/em><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Articolo originale: <a href=\"http:\/\/albertocacopardo.blogspot.it\/2014\/03\/che-cosa-e-davvero-successo-in-ucraina.html\">http:\/\/albertocacopardo.blogspot.it\/2014\/03\/che-cosa-e-davvero-successo-in-ucraina.html<\/a><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Kiev, Piazza Indipendenza (foto da T\u00e9lam) di Alberto Cacopardo La Crimea \u00e8 passata alla Russia fra inni di gioia e strepiti di deplorazione. 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