{"id":952178,"date":"2019-10-24T17:23:08","date_gmt":"2019-10-24T16:23:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=952178"},"modified":"2019-10-24T18:03:45","modified_gmt":"2019-10-24T17:03:45","slug":"lotta-contro-il-terrorismo-e-le-belle-ragazze-curde-pornografia-della-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2019\/10\/lotta-contro-il-terrorismo-e-le-belle-ragazze-curde-pornografia-della-guerra\/","title":{"rendered":"Lotta contro il terrorismo e le belle ragazze curde; pornografia della guerra"},"content":{"rendered":"<p><em>Quello che succede da anni in Siria e come viene raccontato tutto ci\u00f2 \u00e8 l\u2019ennesima prova del fatto che noi la violenza della guerra la guardiamo da lontano e rischiamo di banalizzarla e non comprenderla. Non solo in Europa ma anche nei Paesi coinvolti in questa guerra direttamente.<\/em><\/p>\n<p>Senz\u2019altro coloro che attuano la guerra la legittimano attraverso i loro scenari pubblici. La legittimazione ovviamente ha bisogno di una forte propaganda e cresce facilmente su un terreno fertile. La Turchia da questi due punti di vista \u00e8 un grande laboratorio.<\/p>\n<p><strong>Legittimare la guerra<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019attuale governo di Ankara sostiene fortemente di portare avanti una causa sacra e santa; la \u201clotta contro il terrorismo\u201d. Per comprendere meglio questa legittimazione bisognerebbe guardare alcune dinamiche politiche ma anche sociologiche dominanti all\u2019interno della societ\u00e0 turca. Altrimenti si rischia di cadere nella banalit\u00e0 della \u201cguerra tra i Turchi e Curdi\u201d.<\/p>\n<p><strong>Una \u201cvera\u201d lotta contro il terrorismo<\/strong><\/p>\n<p>Le formazioni armate come YPG, YPJ e SDF insieme al partito politico PYD che hanno lottato contro le barbarie dell\u2019ISIS sono anche i difensori del confederalismo democratico. Si tratta di un progetto rivoluzionario ideato in parte dal filosofo socialista libertario Murray Bookchin ed elaborato da Abdullah Ocalan, leader storico del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), formazione armata definita come \u201corganizzazione terroristica\u201d dalla Repubblica di Turchia e non solo. Ocalan \u00e8 stato arrestato nel 1999 e rinchiuso in un carcere speciale, in isolamento, in un\u2019isola nel Mar Marmara e condannato all\u2019ergastolo.<\/p>\n<p>E\u2019 impossibile negare il legame tra le forze armate e politiche attive nel Nord della Siria con il PKK. La Turchia, attraverso numerosi governi, in questi ultimi 40 anni circa ha sempre portato avanti la lotta armata contro il PKK. In quest\u2019ottica \u00e8 \u201ccomprensibile\u201d la posizione del governo di Ankara nel voler entrare in Rojava e \u201cpulire il confine dai terroristi\u201d.<\/p>\n<p><strong>Un\u2019identit\u00e0 nazionale dominante<\/strong><\/p>\n<p>I conti rimasti in sospeso nei confronti di tutti quelli che non sono turchi-musulmani-sunniti ed eterosessuali, insieme alla \u201clotta contro il terrorismo\u201d mescolata con la storia del \u201ccurdo separatista\u201d fanno s\u00ec che nella testa e nel cuore del cittadino ultra nazionalista l\u2019invasione del territorio siriano sia legittima. Insomma la Turchia si presta molto facilmente ad ogni tipo di conflitto e scontro.<\/p>\n<p><strong>Una societ\u00e0 militarista e \u201cvittima\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Ovviamente a questo pensiero perverso e malato va aggiunto anche il tema del \u201ccomplesso di superiorit\u00e0\u201d che non si riesce a superare da secoli. \u201cI gloriosi discendenti degli Ottomani\u201d si sentono obbligati e legittimati a ripristinare quel sentimento imperiale della conquista. Anche perch\u00e9 si tratta di un \u201cpotere\u201d secolare che con la nascita della nuova Repubblica ha perso territori e strumenti economici e militari.<\/p>\n<p>\u201cConquisteremo Afrin, con il permesso di Allah, e anche Manbij, Mosul e Gerusalemme&#8221; diceva il Prefetto della citt\u00e0 di Kirsehir nel mese di maggio del 2018, durante lo scorso intervento militare di Ankara in Siria, sventolando la sua sciabola ottomana con un cappello tipico sempre ottomano. E\u2019 uno dei tanti esempi di bellicismo con un forte tono di \u201cvendetta\u201d.<\/p>\n<p><strong>Una societ\u00e0-esercito<\/strong><\/p>\n<p>A questo punto conta molto il ruolo del sistema scolastico ed il profilo sociologico fortemente militarista e nazionalista della societ\u00e0 civile. E\u2019 importante sottolineare che l\u2019insegnamento della storia \u00e8 fortemente ottomano-centrico e legittima tutte le guerre del vecchio impero. Contano molto l\u2019inno nazionale che si canta ogni mattina, \u201cil giuramento della giovent\u00f9 turca al Padre fondatore della Repubblica\u201d e le lezioni di \u201csicurezza nazionale\u201d. Sono solo alcuni elementi importanti per poter comprendere il pensiero dominante in Turchia.<\/p>\n<p>Questo tema era stato messo in discussione da Hrant Dink, giornalista assassinato nel 2007, che parlava nei suoi articoli di come gli stessi cittadini armeni della Turchia siano stati sempre e solo visti come &#8220;una minaccia per la sicurezza nazionale&#8221; e della possibilit\u00e0 di convivenza pacifica con gli Armeni, che passerebbe attraverso lo scardinamento di questi meccanismi paranoici. Questi stessi meccanismi, durante la rivolta del Parco Gezi nel 2013, erano alla base della campagna schizofrenica portata avanti dai media mainstream, secondo i quali erano le &#8220;forze straniere che avevano ideato e acceso i tafferugli\u201d<\/p>\n<p>Sempre in quest\u2019ottica vanno prese in considerazione le ultime dichiarazioni dell\u2019attuale Presidente della Repubblica: \u201cTutto l\u2019occidente ha preso la parte dei terroristi in Siria e ci hanno attaccato\u201d.<\/p>\n<p><strong>La pornografia della guerra<\/strong><\/p>\n<p>Cos\u00ec diversi elementi della propaganda della guerra trovano successo nel trasmettere il loro messaggio con l\u2019obiettivo di rafforzare il consenso popolare a favore delle politiche del governo centrale.<\/p>\n<p>Un esempio di questi strumenti \u00e8 ovviamente la televisione. \u201c<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=sslX7BNwR3Y\">Milletin Duasi<\/a>\u201d \u00e8 la \u201cPreghiera della Nazione\u201d, una canzone scritta e composta da Ibrahim Kalin, il portavoce del Presidente della Repubblica. Il video per questa canzone \u00e8 stato realizzato dalla casa di produzione audiovisiva, Poll Production, in occasione dell\u2019intervento militare in Siria nel 2018. La canzone \u00e8 stata animata da diversi cantanti molto famosi, giovani e vecchi, di diversi generi musicali. Finora, su YouTube, circa 5 milioni di persone hanno visto questo video. Nel testo leggiamo delle frasi come: \u201cIl popolo fa da scudo ai soldati in guerra che soccorrono gli oppressi. I soldati lottano con l\u2019amore per la patria e rendono la vita insopportabile al nemico\u201d. Attraverso questo tipo di linguaggio e produzione audiovisiva si spettacolarizza la guerra e la si rende gloriosa e forse anche piacevole oltre che giusta.<\/p>\n<p>Anche il linguaggio dei <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=8X-TR6VF-aY\">servizi televisivi<\/a>\u00a0in Turchia \u00e8 di un certo tipo durante la guerra. \u201cI nostri gloriosi soldati sono in spedizione alla caccia dei terroristi. Le postazioni dei terroristi sono state colpite una per una. I terroristi escono dalle fogne e vengono presi dai soldati dell\u2019esercito\u201d. In un servizio da 3 minuti vengono aggiunti i rumori dei fucili nel sottofondo e dei carri che sparano, grandi scritte con il numero di \u201cterroristi uccisi\u201d vengono sovrapposte sulle immagini e l\u2019avversario\/il nemico viene definito come \u201ctraditore\u201d. Cos\u00ec il popolo, nella sua casa calda, guarda a distanza, in tv, la guerra e l\u2019uccisione del \u201cbrutto\u201d come se fosse un videogioco.<\/p>\n<p>La legittimazione e la spettacolarizzazione della guerra viene inculcata anche nelle teste degli studenti del sistema scolastico. In diverse citt\u00e0, in numerose scuole, gli allievi, nei cortili degli edifici scolastici fanno delle dimostrazioni a favore della guerra. Comporre la parola \u201c<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=tZk54ziQQOg\">Afrin<\/a>\u201d, disegnare con i corpi il \u201cRamoscello d\u2019ulivo\u201d oppure reggere delle gigantesche bandiere della Turchia. Non mancano ovviamente i canti collettivi dei brani ultranazionalisti che citano delle frasi come: \u201cCi siamo immersi nel sangue rosso per l\u2019indipendenza. Abbiamo fatto capire al resto del mondo che il Turco \u00e8 un soldato. Questo paese \u00e8 turco e tutti si innamorano di questa nazione\u201d.<\/p>\n<p><strong>La violenza della guerra<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019idea di una guerra \u201cgiusta, legittima e obbligatoria\u201d rischia di far dimenticare alle popolazioni che comunque si tratta di un\u2019azione violenta. Ma questo \u00e8 un \u201cdettaglio\u201d che importa ben poco al governo centrale che vuole ottenere un capillare sostegno per le sue politiche. Quindi \u00e8 necessario che ci sia un\u2019orgasmo collettivo in tutta la nazione. Facendo cos\u00ec si pu\u00f2 tranquillamente parlare del grande piacere che si prova nell\u2019uccidere le persone.<\/p>\n<p>A questo punto si ricorda un grande prodotto cinematografico, \u201cBenny\u2019s video\u201d del regista Michael Haneke. Film prodotto nel 1992, fa parte di una trilogia chiamata \u201cdella glaciazione\u201d e cerca di raccontare come ormai le guerre vengono trasmesse in diretta e le persone vengono sottoposte sistematicamente alle immagini della violenza in un modo senza precedenti. Quindi, secondo Haneke, il mondo \u00e8 vicino, pi\u00f9 che mai, alle immagini di violenza e questo fatto rischia di annullare la distanza che dovrebbe esserci tra gli individui e la violenza reale.<\/p>\n<p>Dietro tutti questi strumenti e meccanismi si trova ovviamente lo scenario nascosto delle politiche del governo centrale, ossia quello di interiorizzare e normalizzare la violenza della guerra. A differenza dello scenario pubblico, quello nascosto si muove in grande silenzio, attraverso i media, il mondo del giornalismo ed il sistema scolastico.<\/p>\n<p>Secondo il sociologo francese, Jean Baudrillard, le masse che non si pongono nessuna domanda sulla violenza che comprende la guerra guardano tutto come se assistessero ad uno spettacolo. Baudrillard fa un passo pi\u00f9 avanti e sostiene che oggi se non ci fossero i media non ci potrebbero essere le guerre. Perch\u00e9 sono i media che diffondono \u201clo spettacolo della violenza\u201d, rendendo la guerra una goduria di massa. In questo punto nasce il concetto della \u201cpornografia della guerra\u201d. Baudrillard sostiene che oggi la guerra sia l\u2019alimento principale dei media e delle politiche repressive dei governi.<\/p>\n<p>Rimanendo fedeli a questa lettura riusciamo a comprendere meglio perch\u00e9 le operazioni militari in Siria, volute dal governo di Ankara si chiamino \u201cRamoscello d\u2019ulivo\u201d e \u201cSorgente di pace&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Sessismo della resistenza e occidentalizzazione della lotta<\/strong><\/p>\n<p>Non credo che sia fuori luogo parlare dell\u2019eventuale lavoro di spettacolarizzazione della guerra anche quando si parla dell\u2019altra parte del confine. In questi ultimi anni l\u2019immagine della \u201cgiovane e bella ragazza curda\u201d ha riempito le nostre bacheche su Facebook, le copertine delle riviste e qualche volta anche il podio delle sfilate di moda. Con i suoi occhi blu, capelli pettinati e viso truccato la \u201cresistente curda\u201d veniva presentata quasi sempre priva di velo.<\/p>\n<p>Infatti nel 2016 le due importanti ufficiali delle Unit\u00e0 di Protezione delle Donne (YPJ), Jiyar Gol e G\u00fcney Yildiz hanno rilasciato un\u2019intervista all&#8217;emittente britannica BBC parlando cos\u00ec: \u201cSiamo rimaste deluse dalla rappresentazione sessista delle nostre compagne dai media occidentali\u201d. Jiyar e Guney sottolineavano che facendo cos\u00ec i media distraevano il pubblico allontanando l\u2019attenzione dalle informazioni legate all\u2019ideologia della loro lotta.<\/p>\n<p>A questa riflessione va aggiunto anche il caso di Ahed Tamimi, la ragazza palestinese che divent\u00f2 famosa grazie a un video del 2017 in cui aggrediva due militari israeliani dopo aver saputo che il cugino di 15 anni era stato ferito da un colpo alla testa ravvicinato durante una protesta. Condannata a 8 mesi di carcere e diventata il \u201csimbolo della resistenza femminile palestinese\u201d. Tuttavia in Palestina a resistere alle violenze non c\u2019\u00e8 soltanto Ahed. La storia della resistenza femminile palestinese \u00e8 piena di nomi importanti come Naila Ayesh oppure Khalila Ghazal e Nimat Al Alami. Tuttavia una ragazza bianca, con un viso attraente e senza velo forse corrisponde ai canoni di bellezza occidentali e quindi forse risponde alle nostre \u201cesigenze\u201d ed \u201caspettative\u201d da una donna resistente. Se fosse cos\u00ec ovviamente anche qui si sentirebbe una forte puzza di sessismo, di \u201comologazione\u201d e \u201cnormalizzazione\u201d.<\/p>\n<p>Quindi, grazie ad una serie di meccanismi di propaganda in tutti questi casi di guerra, di lotta contro il terrorismo oppure di resistenza contro gli occupanti, rischiamo di staccarci dalla realt\u00e0 e di essere soltanto gli spettatori della simulazione. Una simulazione priva di veri contenuti della realt\u00e0, che soddisfa le nostre necessit\u00e0 assetate di sangue, scontro, violenza e sessismo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quello che succede da anni in Siria e come viene raccontato tutto ci\u00f2 \u00e8 l\u2019ennesima prova del fatto che noi la violenza della guerra la guardiamo da lontano e rischiamo di banalizzarla e non comprenderla. 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Fruit of love of an immigrant couple in the former Ottoman city, she from Sebastia (Turkey) he from Batum (Georgia). Raised two steps away from the old Pera, between the Armenian and Jewish cultures. Big passion for photography, cinema, politics and inevitably journalism. After a short academic adventure in International Finance he landed in Italy back in 2001, first in Siena then in Turin, with the desire to study journalism, but he ended up attending Cinema and Television. He specializes in shooting and editing videos, photography and, lately, web marketing. Occasionally he writes in Turkey for the national magazine KaosGL, for the national daily Birgun and for various independent news portals such as Bianet and Sendika. In Italy he wrote for Il Manifesto and the monthly E-il mensile. He is one of the founders of the Glob011 monthly freepress, he worked for BabelMed and Prospettive Altre. Currently has collaborations with Pressenza and Caff\u00e8 dei Giornalisti. 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