{"id":93992,"date":"2014-03-14T16:32:02","date_gmt":"2014-03-14T16:32:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=93992"},"modified":"2014-03-14T16:32:02","modified_gmt":"2014-03-14T16:32:02","slug":"zeidan-il-nostro-ex-uomo-tripoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2014\/03\/zeidan-il-nostro-ex-uomo-tripoli\/","title":{"rendered":"Zeidan: il \u201cnostro\u201d (ex) Uomo a Tripoli"},"content":{"rendered":"<div><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"22 mogherini tra le bombe\" src=\"http:\/\/www.sibialiria.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/22-mogherini-tra-le-bombe1-1038x576.jpg\" width=\"1038\" height=\"576\" \/><\/div>\n<header>\n<div><\/div>\n<h1><\/h1>\n<div><\/div>\n<\/header>\n<p>Sembra ieri. E lo era: il 6 marzo 2014. Quando l&#8217;allora premier libico Ali Zeidan, alla Farnesina, alla sontuosa (40 delegazioni) <em>Conferenza Internazionale sulla Libia<\/em>, dialogava, fra gran sorrisi, con la ministra degli Esteri, Federica Mogherini .<\/p>\n<p>Sic transit gloria mundi: in pochi giorni Zeidan \u00e8 diventato un fuggitivo di lusso, e ovviamente, intoccabile.<\/p>\n<p>Dapprima il \u201cparlamento\u201d di Tripoli che lo sfiducia dopo che i suoi \u201crivoluzionari\u201d \u00a0riescono a far partire una \u201cloro\u201d petroliera sotto il naso del \u201cgoverno\u201d; poi i \u201cmagistrati libici\u201d che, indagando sulle sue ruberie , gli impongono di non lasciare il Paese. Ma Zeidan \u2013 il \u201cnostro\u201d Uomo a Tripoli \u2013 viola la sua personale no-fly-zone e scappa in Europa. Certamente, con il suo carico di ricchezze e \u2013 soprattutto \u2013 di segreti sui nostrani politici che ha tenuto (e\/o che lo hanno tenuto) a busta paga e che, per questo, non spenderanno una parola per la sua estradizione.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.sibialiria.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/20140306_IncontroLibia_farnesina3_dettaglioA-180x130.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"20140306_IncontroLibia_farnesina3_dettaglioA-180x130\" src=\"http:\/\/www.sibialiria.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/20140306_IncontroLibia_farnesina3_dettaglioA-180x130.jpg\" width=\"180\" height=\"130\" \/><\/a><\/p>\n<p>Fossimo un paese civile, lo scandalo di questo dittatorello, tenuto su\u2019 anche dalla nostra \u201cclasse dirigente\u201d farebbe tremare i Palazzi del potere. Ma non ne parla nessuno. Nemmeno tra i cascami di quello che fu l\u2019\u201destrema sinistra\u201d oggi impegnati ad organizzare un\u2019altra <a href=\"http:\/\/anticapitalista.org\/2014\/03\/11\/manifestazione-15-marzo-in-solidarieta-col-popolo-siriano\/\">oscena manifestazione<\/a> in difesa dell\u2019imperialismo italiano.<\/p>\n<p>Zeidan? Gli avevamo dedicato un articolo nell\u2019ottobre di un anno fa. Lo ripubblichiamo nella speranza che, almeno adesso, qualcuno si ricordi che per questo gangster il nostro Paese ha fatto una guerra.<\/p>\n<p>La Redazione di Sibialiria<\/p>\n<p align=\"center\">&#8211; \u2013 &#8211; &#8211;<\/p>\n<p><strong>ZEIDAN E GLI ALTRI \u00abBUGIARDI DI GUERRA\u00bb CHE NESSUNO RICORDA<\/strong><\/p>\n<p>Pochi sanno cosa fece nel 2011 Ali Zeidan, il primo ministro libico \u00abvittima\u00bb di un sequestro lampo nei giorni scorsi. I media e i loro giornalisti, ma anche le Organizzazioni non governative e le commissioni Onu, adesso riconoscono che la Libia \u00e8 allo sfascio e tutto \u2013 anche il prezioso petrolio \u2013\u00a0 \u00e8 in mano a bande armate e islamisti. Ma non rievocano il periodo che precedette la guerra Nato, conclusasi due anni fa dopo sette mesi di bombe.<\/p>\n<p>Come mai la memoria \u00e8 occultata? Perch\u00e9 tutti questi soggetti dovrebbero ammettere di aver detto o comunque diffuso le menzogne che, per mezzo della guerra Nato, sono la causa del caos violento di oggi.<\/p>\n<p>Scrivono e dicono i media che il premier \u00e8 stato sequestrato da \u00abuno dei tanti gruppi che esercitano il potere nel paese, diviso fra sfere di influenza di diverse formazioni di ex ribelli e da rivalit\u00e0 per il controllo del monopolio della forza fra ministero dell\u2019Interno e quello della Difesa\u00bb. E spiegano il sequestro come una ritorsione \u2013 istigata da siti estremisti \u2013 per la cattura a Tripoli, compiuta dalle forze statunitensi, del sospetto affiliato di al Qaeda Abu Anas al Liby considerato fra gli ideatori degli attacchi ad ambasciate Usa nel lontano 1998.<\/p>\n<p><strong>Zeidan e i suoi \u00abseimila morti\u00bb finti che ha sfasciato un paese<\/strong><\/p>\n<p>Il primo ministro Ali Zeidan \u00e8 tuttora indicato dai media come\u00a0 \u00aboppositore storico\u00bb di Gheddafi, \u00abesule per trent\u2019anni\u00bb. Ma diciamo qualcosa in pi\u00f9. Il 3 marzo 2011, Ali Zeidan si camuffa da Ong per i diritti umani e spara urbi et orbi una menzogna circostanziata la quale perfeziona le precedenti invenzioni dei \u00abribelli rivoluzionari libici\u00bb riecheggiate da tutti i media. D\u00e0 cos\u00ec una bella mano alle scuse della Nato per la guerra in nome della \u00abresponsabilit\u00e0 di proteggere\u00bb. Quel giorno dunque Zeidan, come ricorda Michel Collon nel libro Libye, Otan et mediamensonges (2011) parla da Parigi come portavoce della Lega libica per i diritti umani e denuncia: in due settimane dall\u2019inizio della \u00abrivoluzione\u00bb il 17 febbraio, la \u00abrepressione di Gheddafi\u00bb ha fatto seimila vittime. Tremila a Tripoli, duemila a Bengazi, mille altrove. E\u2019 tutto falso. E Zeidan, che diventa subito dopo portavoce del Cnt (Consiglio nazionale di transizione) di Bengasi, l\u2019organismo di reggenza creato dagli oppositori armati al governo libico, lo sa.<\/p>\n<p>Pare sia stata fondamentale l\u2019influenza dell\u2019attuale primo ministro libico sul governo francese nel 2011: Sark\u00f2 va alla guerra anche grazie a lui. Che poche settimane dopo, il 23 marzo, la guerra Nato avviata da tre giorni, dice: \u00abNei futuri accordi petroliferi ci ricorderemo di chi ci ha aiutati\u00bb. Evviva la sincerit\u00e0. Se vogliamo individuare una tripletta di responsabili libici principali dell\u2019attuale tragedia del paese nordafricano, a Zeidan possiamo aggiungere tal Syed Sanouka e tal Suleiman Bouchuiguir.<\/p>\n<p>Ecco Sanouka. Febbraio 2011, a pochissimi giorni dall\u2019inizio della rivolta, questo oppositore, fingendosi membro della Corte penale internazionale (Cpi), lancia alla satellitare saudita Al Arabiya la famosa cifra: \u00abGheddafi ha ucciso diecimila persone\u00bb. Il relativo twitter della tiv\u00f9 fa il giro del mondo. Il giorno dopo la Cpi smentisce di aver minimamente a che fare con il Sanouka, ma i media non lo dicono.<\/p>\n<p>Ed ecco Suleiman Bouchuiguir. Il 21 febbraio, settanta \u00aborganizzazioni non governative\u00bb indirizzano ai disponibilissimi segretario Onu Ban ki Moon, presidente Usa Obama e ministra europea degli Esteri Ashton l\u2019unica petizione ascoltata \u2013 chiss\u00e0 perch\u00e9 \u2013 nella <a href=\"http:\/\/www.unwatch.org\/site\/apps\/nlnet\/content2.aspx?c=bdKKISNqEmG&amp;b=1330815&amp;ct=9135143\">storia delle relazioni internazionali<\/a> . Il tutto \u00e8 promosso da Suleiman Bouchuiguir della Lega libica per i diritti umani, dall\u2019organizzazione Usa UN Watch e dal National Endowment for Democracy (Ned), che non sono affatto Ong. Senza produrre uno straccio di prova, la petizione sostiene che il governo libico stia commettendo \u00abcrimini contro la vita\u00bb (citando la Dichiarazione universale dei diritti umani) e \u00abcrimini contro l\u2019umanit\u00e0\u00bb (come definiti dalla Corte penale internazionale); chiede un\u2019azione internazionale contro la Libia, \u00abusando tutte le misure possibili\u00bb sulla base della cosiddetta \u00abresponsabilit\u00e0 di proteggere\u00bb, una formula inventata dall\u2019Onu anni prima. La lettera \u00e8 commovente: senza alcuna prova, parla di elicotteri e cecchini contro i manifestanti, artiglieria e killer che sparano, donne e bambini che per salvarsi si gettano dai ponti. Suleiman Bouchuiguir ottiene di far espellere la Jamahiriya libica dal Consiglio Onu per i diritti umani. Ovviamente dopo la guerra Nato Suleiman diventa ambasciatore.<\/p>\n<p>Intanto il sito para-Ong One World \u00e8 il primo a ospitare la bufala delle \u00abfosse comuni\u00bb in riva al mare. Corredata da un video assurdo.<\/p>\n<p>Anche in Italia questi appelli di Ong ottengono un seguito prestigioso, da parte di figure stimate e Ong note.<\/p>\n<p>Mesi dopo, risulter\u00e0 che i morti in Libia prima dell\u2019intervento Nato sono stati al massimo trecento, e su entrambi i fronti (fra loro anche diversi africani subsahariani vittime di atti di feroce razzismo). Cos\u00ec sostiene in giugno anche Amnesty International. Che per\u00f2 in febbraio aveva aiutato la catastrofe con dichiarazioni tipo \u00abla situazione \u00e8 difficile da monitorare per due ragioni: la prima \u00e8 che c\u2019\u00e8 una grande censura, la seconda \u00e8 <em>che le fonti di Amnesty International che sono sul posto<\/em> (corsivo nostro) possono avere riscontri soprattutto dagli ospedali principali, ma a un certo punto la situazione \u00e8 talmente degenerata che non si \u00e8 pi\u00f9 riusciti a contare quante salme arrivavano negli obitori, perch\u00e9 le famiglie le hanno seppellite in fretta e furia\u00bb.<\/p>\n<p>Una domanda che ci facciamo sempre anche rispetto alla Siria: perch\u00e9 Ong internazionali, organismi Onu e media non fanno attenzione alle loro \u00abfonti sul posto\u00bb? Sapendo che rapporti e dichiarazioni degli umanitari vengono strumentalizzate dai belligeranti?<\/p>\n<p>E perch\u00e9 nessuno rimprovera mai niente a chi contribuisce, per dolo o per colpa, a scatenare guerre?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il Dipartimento di Stato, i media e le Ong non fanno mai autocritica<\/strong><\/p>\n<p>E perch\u00e9 nessuno ammette i propri errori?<\/p>\n<p>Al capitolo Libia, il rapporto annuale del Dipartimento di Stato pubblicato lo scorso giugno offre un quadro desolante della situazione interna del paese: \u00abIn Libia la mancanza di sicurezza in seguito alla rivoluzione del 2001 (corsivo nostro) ha offerto spazio di manovra ai terroristi\u00bb. E\u2019 pi\u00f9 che evidente che la guerra condotta anche dagli Usa abbia provocato questa situazione. Ma il Dipartimento non pu\u00f2 ammettere: \u00ababbiamo sbagliato in modo criminale, dovremmo pagare\u00bb.<\/p>\n<p>N\u00e9 ammettono \u00ababbiamo sbagliato\u00bb le Ong che nel 2011 chiesero alla famosa \u00abcomunit\u00e0 internazionale\u00bb interventi per \u00abfermare il genocidio\u00bb.\u00a0 Hanno fiducia nella smemoratezza collettiva.<\/p>\n<p>E nella connivenza dei media. Gli stessi giornalisti che due anni e mezzo fa bevevano notizie false e osannavano all\u2019intervento di Parigi\/Londra\/Washington, presto seguite dalla stessa Italia, adesso scrivono cose come \u00abil quadro desolante della situazione nel paese che l\u2019America, trascinata dalla Francia di Sarkozy, aveva voluto salvare dalla dittatura di Gheddafi gettandolo nel caos pi\u00f9 totale\u00bb e \u00abla complessit\u00e0 della realt\u00e0 mediorientale dove gruppi estremisti islamici sono riusciti a impossessarsi delle primavere arabe\u00bb.<\/p>\n<p>Nessun accenno critico alle loro narrazioni precedenti riguardo alla Libia e a quelle ancora attuali rispetto alla Siria.<\/p>\n<p>Come scrive il generale Jean nel libro La guerra umanitaria: \u00abLe democrazie belligeranti possono\u00a0 combattere soltanto contro nemici che siano dipinti come incarnazione del male assoluto e per brevi periodi di tempo (cos\u00ec si spiegano i tentativi di accelerare con raid a Bab Azizya non inquadrabili come misure per proteggere avversari dalla repressione)\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>I morti di Lampedusa, risultato della guerra<\/strong><\/p>\n<p>Mentre una seconda tragedia a Lampedusa indigna il mondo, risulta che il barcone affondato giorni fa facendo centinaia di vittime avesse uno scafista tunisino, Khaled Ben Salem. Insieme all\u2019unico altro arabo a bordo, egli faceva parte dell\u2019organizzazione libica che gestisce il traffico di esseri umani dalle coste libiche a quelle italiane. Raccontano i sopravvissuti che i cinquecento eritrei, prima della traversata, erano \u00abprigionieri in un capannone nelle campagne libiche\u00bb e poi sono stati trasferiti fino alla spiaggia vicino a Misurata, la \u00abrivoluzionaria citt\u00e0 martire di Gheddafi\u00bb (secondo le parole, due anni fa, di certi esponenti della sinistra europea\u2026 eppure\u00a0 Misurata era la citt\u00e0 dei pi\u00f9 ricchi, e le sue milizie si sono rivelate le pi\u00f9 carogne durante e dopo la guerra, tanto da aver compiuto un genocidio, deportando o uccidendo i libici neri della vicina Tawergha, come sibialiria ha pi\u00f9 volte scritto.)<\/p>\n<p>Come mai nessuno ha indagato sul ruolo giocato dagli scafisti libici a fianco dei cosiddetti rivoluzionari e della Nato? Nel dopoguerra, gli scafisti lavorano molto meglio\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Gruppi armati\u2026del governo<\/strong><\/p>\n<p>Un rapporto del solito Consiglio dei diritti umani dell\u2019Onu e dell\u2019Unsmil (missione dell\u2019Onu in Libia) sui casi di tortura e morte nelle carceri della nuova Libia, pur non potendo negare l\u2019evidenza cerca di scusare l\u2019attuale governo di Tripoli: afferma dunque che le violenze riguardano soprattutto le strutture gestite dalle milizie armate e diminuiscono quando qualcuno degli ottomila prigionieri di guerra (senza processo) passa in carceri governative.<\/p>\n<p>L\u2019Onu, non potendo\/volendo riconoscere di aver collaborato al madornale errore di questa guerra, nega l\u2019evidenza: ovvero che i gruppi armati sono organici a questa o quella parte del governo. La stessa agenzia Ansa (che nel 2011 beveva avidamente le fosse comuni e altro) traccia una rivelatrice mappa dei gruppi principali. La riportiamo. \u00abForza scudo libica, gruppo organizzato militarmente ai comandi del ministero della difesa\u00bb.\u00a0 \u00abBrigata dei martiri di Abu Salim: ex jihadisti, garantiscono protezione a scuole e ospedali\u00bb (?). \u00abBattaglioni martiri di Rafallah Shahati: mille componenti, si sono occupati della sicurezza durante le elezioni\u00bb.\u00a0 \u00abBrigate dei martiri del 17 febbraio: finanziato dal ministero della difesa, conta su 3.500 militanti impegnati in compiti di sicurezza\u00bb.\u00a0 \u00abBrigata al Qaqa: ufficialmente sotto l\u2019autorit\u00e0 del ministero della difesa, garantisce la sicurezza dall\u2019apparato ministeriale\u00bb.\u00a0 \u00abBrigata al Sawaiq: sotto la guida del ministro della difesa, garantisce la sicurezza ai leader politici\u00bb.\u00a0 \u00abBrigata Sadun al Suwaili: ha guidato l\u2019assalto finale durante la guerra civile. Si occupa della sicurezza degli edifici governativi\u00bb.\u00a0 \u00abConsiglio militare rivoluzionario al Zintan: si \u00e8 occupato della detenzione del figlio di Gheddafi, Saif al Islam\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Scafisti, motovedette e\u2026rivoluzionari libici<\/strong><\/p>\n<p>Una motovedetta libica ci ha sparato addosso, uccidendo due di noi. Cos\u00ec hanno detto alcuni dei 146 sopravvissuti (117 siriani, 27 palestinesi, un libico e un tunisino) al nuovo naufragio avvenuto nella notte tra venerd\u00ec e sabato nel Canale di Sicilia (in cui sono morte 34 persone) raccontano la traversata da incubo dalla Libia. La sparatoria sarebbe avvenuta poco prima che il barcone su cui viaggiavano si capovolgesse. La tragedia, tuttavia, potrebbe essere pi\u00f9 grave perch\u00e9 secondo i 211 stranieri portati in salvo a bordo del barcone ci sarebbe state fino a 400 persone. I profughi sono stati soccorsi dalle autorit\u00e0 della Valletta e trasferiti a terra.<\/p>\n<p>Mentre questa seconda tragedia indigna il mondo, risulta che il barcone affondato il 3 ottobre a Lampedusa facendo centinaia di vittime avesse uno scafista tunisino, Khaled Ben Salem. Insieme all\u2019unico altro arabo a bordo, egli faceva parte dell\u2019organizzazione libica che gestisce il traffico di esseri umani dalle coste libiche a quelle italiane. Raccontano i sopravvissuti che i cinquecento eritrei, prima della traversata, erano \u00abprigionieri in un capannone nelle campagne libiche\u00bb e poi sono stati trasferiti fino alla spiaggia vicino a Misurata, la \u00abrivoluzionaria citt\u00e0 martire di Gheddafi\u00bb (secondo le parole, due anni fa, di certi esponenti della sinistra europea\u2026eppure\u00a0 Misurata era la citt\u00e0 dei pi\u00f9 ricchi, e le sue milizie si sono rivelate le pi\u00f9 carogne durante e dopo la guerra, tanto da aver compiuto un genocidio, deportando o uccidendo i libici neri della vicina Tawergha, come sibialiria ha pi\u00f9 volte scritto.)<\/p>\n<p>Come mai nessuno ha indagato sul ruolo giocato dagli scafisti libici a fianco dei cosiddetti rivoluzionari e della Nato? Nel dopoguerra, gli scafisti lavorano molto meglio\u2026<\/p>\n<p>Del resto alla luce degli atti di razzismo contro i neri che cittadini libici hanno compiuto, nei pogrom del 2000 (condannati dall\u2019allora governo della Jamahiryia) e nel 2001, perch\u00e9 stupirsi? Le milizie armate hanno compiuto stragi di lavoratori neri. Ma con la connivenza del governo, al quale sono strettamente legate.<\/p>\n<p>Un rapporto del solito Consiglio dei diritti umani dell\u2019Onu e dell\u2019Unsmil (missione dell\u2019Onu in Libia) sui casi di tortura e morte nelle carceri della nuova Libia, pur non potendo negare l\u2019evidenza cerca di scusare l\u2019attuale governo di Tripoli: afferma dunque che le violenze riguardano soprattutto le strutture gestite dalle milizie armate e diminuiscono quando qualcuno degli ottomila prigionieri di guerra (senza processo) passa in carceri governative.<\/p>\n<p>L\u2019Onu, non potendo\/volendo riconoscere di aver collaborato al madornale errore di questa guerra, nega l\u2019evidenza: ovvero che i gruppi armati sono organici a questa o quella parte del governo. La stessa agenzia Ansa (che nel 2011 beveva avidamente le fosse comuni e altro) traccia una rivelatrice mappa dei gruppi principali. La riportiamo. \u00abForza scudo libica, gruppo organizzato militarmente ai comandi del ministero della difesa\u00bb.\u00a0 \u00abBrigata dei martiri di Abu Salim: ex jihadisti, garantiscono protezione a scuole e ospedali\u00bb (?). \u00abBattaglioni martiri di Rafallah Shahati: mille componenti, si sono occupati della sicurezza durante le elezioni\u00bb.\u00a0 \u00abBrigate dei martiri del 17 febbraio: finanziato dal ministero della difesa, conta su 3.500 militanti impegnati in compiti di sicurezza\u00bb.\u00a0 \u00abBrigata al Qaqa: ufficialmente sotto l\u2019autorit\u00e0 del ministero della difesa, garantisce la sicurezza dall\u2019apparato ministeriale\u00bb.\u00a0 \u00abBrigata al Sawaiq: sotto la guida del ministro della difesa, garantisce la sicurezza ai leader politici\u00bb.\u00a0 \u00abBrigata Sadun al Suwaili: ha guidato l\u2019assalto finale durante la guerra civile. Si occupa della sicurezza degli edifici governativi\u00bb.\u00a0 \u00abConsiglio militare rivoluzionario al Zintan: si \u00e8 occupato della detenzione del figlio di Gheddafi, Saif al Islam\u00bb.<\/p>\n<p>Marinella Correggia<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sembra ieri. E lo era: il 6 marzo 2014. Quando l&#8217;allora premier libico Ali Zeidan, alla Farnesina, alla sontuosa (40 delegazioni) Conferenza Internazionale sulla Libia, dialogava, fra gran sorrisi, con la ministra degli Esteri, Federica Mogherini . 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