{"id":9115,"date":"2012-05-19T00:00:00","date_gmt":"2012-05-19T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2012-05-19T09:20:09","modified_gmt":"2012-05-19T09:20:09","slug":"plutonomia-e-precariatox-il-declino-dellxeconomia-statunitense","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2012\/05\/plutonomia-e-precariatox-il-declino-dellxeconomia-statunitense\/","title":{"rendered":"Plutonomia e precariato: il declino dell&#8217;econom\u00eda statunitense"},"content":{"rendered":"<p>Il fatto che sia del tutto senza precedenti \u00e8 particolarmente significativo. Dopotutto, siamo in un&#8217;era a sua volta senza precedenti, un\u2019epoca che parte dagli anni 70, punto di svolta nella storia americana. Per secoli, sin dalla sua nascita, il paese ha visto una societ\u00e0 in continuo sviluppo, anche se non sempre in modo molto piacevole. Ma questa \u00e8 un&#8217;altra storia: in genere il progresso tendeva alla ricchezza, all&#8217;industrializzazione, allo sviluppo e alla speranza. L&#8217;aspettativa generale era che tutto sarebbe continuato cos\u00ec. E questo anche nei periodi pi\u00f9 bui e difficili.<\/p>\n<p>Sono abbastanza vecchio da ricordare la Grande Depressione. Dopo i primi anni, nella seconda parte degli anni \u201830, per quanto la situazione fosse oggettivamente molto pi\u00f9 dura di oggi, lo spirito era ben diverso. Anche tra i disoccupati, come per esempio tanti miei parenti, c&#8217;era la sensazione che &#8220;stiamo per venirne fuori&#8221;,  una convinzione che la situazione sarebbe migliorata.<\/p>\n<p>C&#8217;era un sindacato militante, specie all\u2019interno del CIO (Congress of Industrial Associations, confederazione di sindacati di diversi settori industriali). Cominciarono a nascere i cosiddetti sit-down strike (sciopero con occupazione del posto di lavoro), quelli che fanno paura al mondo degli affari \u2013 lo si pu\u00f2 vedere leggendo la stampa economica del tempo &#8211; perch\u00e9 solo ad un passo  dall\u2019autogestione della fabbrica. L&#8217;idea di lavoratori che assumono direttamente il controllo della fabbrica, per inciso, \u00e8 all&#8217;ordine del giorno ancora oggi, e dovremmo tenerlo a mente. Inoltre, sotto la pressione popolare stava cominciando a nascere e a svilupparsi la legislazione del New Deal. Nonostante i tempi duri, come dicevo, c&#8217;era la convinzione che, in qualche modo, &#8220;ne saremmo venuti fuori&#8221;.<\/p>\n<p>Ora \u00e8 molto diverso. Nella maggioranza della popolazione degli Stati Uniti regna una marcata mancanza di speranza, che talvolta diventa disperazione. Credo sia una cosa del tutto nuova nella storia americana. Ed ha una base oggettiva.<\/p>\n<p>**La classe operaia**<\/p>\n<p>Negli anni 30, i disoccupati potevano sperare di riavere il lavoro. Oggi, con un livello di disoccupazione pi\u00f9 o meno simile, se sei un lavoratore dell&#8217;industria, e se la tendenza attuale continua, sai che il posto di lavoro perso non torner\u00e0.<\/p>\n<p>Il cambiamento \u00e8 cominciato negli anni 70, e aveva alla base tutta una serie di motivi. Uno dei fattori chiave, ben analizzato dallo storico dell&#8217;economia Robert Brenner, \u00e8 stato il diminuito rendimento nel settore industriale. C&#8217;erano per\u00f2 anche altri fattori, che tutti insieme portarono a modifiche importanti nell&#8217;economia, con centinaia d&#8217;anni di progressi verso industrializzazione e sviluppo trasformati nel loro opposto, de-industrializzazione e decrescita. Naturalmente, la produzione industriale \u00e8 continuata altreoceano con ottimi profitti, ma questo a detrimento e non a beneficio dei lavoratori. <\/p>\n<p>Insieme a questo cambiamento inizi\u00f2 anche un significativo spostamento dell&#8217;economia dalle imprese produttive (quelle che producono i beni di cui la gente ha bisogno o che potrebbero essere utili) alla speculazione finanziaria. Ecco quando la finanziarizzazione dell&#8217;economia ha veramente preso piede.<\/p>\n<p>**Le banche**<\/p>\n<p>Prima del 1970, le banche erano banche. Svolgevano i compiti che ci si aspetta dalle banche in un&#8217;economia capitalista: prendere fondi inutilizzati da un conto corrente, per esempio, e utilizzarli per una finalit\u00e0 potenzialmente utile, quale aiutare una famiglia a comprarsi una casa o mandare i figli all&#8217;universit\u00e0. Tutto \u00e8 cambiato drasticamente negli anni 70. Fino ad allora, dopo la Grande Depressione non c&#8217;era stata alcuna crisi finanziaria. Gli anni 50 e 60 erano stati anni di grandissima crescita, la pi\u00f9 alta nella storia americana e forse nella storia economica. <\/p>\n<p>Ed era una crescita egualitaria. Statisticamente, le fasce sociali pi\u00f9 deboli se la cavavano quasi altrettanto bene di quelle pi\u00f9 alte. Moltissimi raggiunsero uno stile di vita discreto, quello che qui si chiama da &#8220;classe media&#8221; e altrove da &#8220;classe operaia&#8221;. Gli anni 60 videro un\u2019accelerata di questo processo. La grande attivit\u00e0 di quegli anni, dopo un decennio piuttosto tetro, ha veramente modernizzato il paese sotto vari punti di vista, con effetti permanenti.<\/p>\n<p>Con gli anni 70, arrivarono improvvisamente drastici cambiamenti: deindustrializzazione, delocalizzazione della produzione, e enorme crescita degli istituti finanziari. Bisogna aggiungere che negli anni 50 e 60 inizi\u00f2 anche, e quasi totalmente nel settore statale, lo sviluppo di quello che vari decenni pi\u00f9 tardi sarebbe diventata l&#8217;economia high tech: computer, internet, la rivoluzione informatica.<\/p>\n<p>I cambiamenti degli anni 70 scatenarono un circolo vizioso, portando prima di tutto ad una sempre maggiore concentrazione di ricchezza nelle mani del settore finanziario, senza tuttavia apportare benefici all&#8217;economia, che anzi ne risult\u00f2 probabilmente danneggiata, al pari della societ\u00e0.<\/p>\n<p>**Politica e denaro**<\/p>\n<p>La concentrazione della ricchezza port\u00f2 con s\u00e8 concentrazione di potere politico. E la concentrazione del potere politico port\u00f2 a una legislazione che dava nuovo impulso al ciclo, accelerandolo. Una legislazione essenzialmente bipartisan, con nuove politiche fiscali e modifiche nelle regole di governo delle imprese fino alla deregolamentazione. Parallelamente si verific\u00f2 un drastico aumento del costo delle elezioni, cosa che port\u00f2 i partiti politici ancor pi\u00f9 a dipendere dalle tasche del settore imprenditoriale.<\/p>\n<p>Ma i partiti avevano cominciato a dissolversi in vari modi. Di solito, se una persona aspirava a una qualche posizione al Congresso, come per esempio la presidenza di un comitato, vi arrivava principalmente per anzianit\u00e0 e capacit\u00e0. Nel giro di pochi anni, si cominci\u00f2 a dover immettere soldi nelle casse del partito per ottenerla, aspetto studiato principalmente da Tom Fergusson. E anche questo non fece che portare l&#8217;intero sistema a dipendere sempre pi\u00f9 dalle tasche del settore imprenditoriale e soprattutto finanziario.<\/p>\n<p>Questo ciclo port\u00f2 ad una incredibile concentrazione di ricchezza principalmente nelle mani di quel privilegiato 1 per cento della popolazione. Allo stesso tempo, apr\u00ec un periodo di stagnazione e persino di declino per la maggioranza dei cittadini. La gente tirava avanti in qualche modo, ricorrendo a sistemi artificiosi come pi\u00f9 ore di lavoro, ricorso al credito e al sovraindebitamento, o investimenti speculativi come quelli che hanno poi portato alla recente bolla immobiliare. Ben presto, le ore lavorative negli Stati Uniti superarono quelle di altri paesi industrializzati come il Giappone e vari paesi europei. Ne deriv\u00f2 un lungo periodo di stagnazione e declino per la maggioranza, parallelamente a una forte concentrazione di ricchezza. E il sistema politico prese a dissolversi.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 sempre stato un certo divario tra politica istituzionale e volere dei cittadini, ma ora il divario \u00e8 cresciuto in modo gigantesco. Lo si pu\u00f2 constatare facilmente. Diamo un&#8217;occhiata all&#8217;argomento principale sul quale tutti si concentrano a Washington: il deficit. Per il cittadino, giustamente, il deficit non rappresenta poi tutta questa gran questione. E infatti non lo \u00e8. La questione \u00e8 la disoccupazione. C&#8217;\u00e8 una commissione sul deficit, ma non sulla disoccupazione. Per quanto riguarda il deficit, i cittadini hanno delle opinioni precise. Date un occhiata ai sondaggi. La stragrande maggioranza \u00e8 a favore di maggiori tasse sui ricchi, vuole l&#8217;inversione della tendenza regressiva degli ultimi anni e la difesa delle prestazioni sociali.<\/p>\n<p>Ma i risultati della commissione sul deficit andranno probabilmente nella direzione opposta. Il movimento Occupy potrebbe fornire la base popolare per cercare di fermare quella che \u00e8 una vera e propria spada puntata al cuore del paese. <\/p>\n<p>**Plutonomia e precariato**<\/p>\n<p>Per la popolazione generale, quel 99% nell&#8217;immagine del movimento Occupy, i tempi sono stati duri, ma la situazione potrebbe ancora peggiorare. Potremmo trovarci di fronte ad un periodo di inesorabile declino. Per l&#8217;1% (e anche meno) va tutto bene. Sono pi\u00f9 ricchi che mai, pi\u00f9 potenti, controllano il sistema politico, si disinteressano totalmente del resto della popolazione. E se nessuno lo impedisce, perch\u00e8 non continuare cos\u00ec?<\/p>\n<p>Prendiamo Citigroup, per esempio. Per decenni, Citigroup \u00e8 stata, tra le grandi societ\u00e0 di investimenti bancari, una delle pi\u00f9 corrotte, salvata varie volte dai contribuenti, prima con  Reagan, e di nuovo ora. Non voglio entrare qui nel discorso della corruzione, ma la cosa \u00e8 piuttosto allucinante.<\/p>\n<p>Nel 2005, Citigroup ha pubblicato una brochure dedicata agli investitori chiamata &#8220;Plutonomia: comprare beni di lusso. Una discussione sugli squilibri globali.&#8221; Invitava gli investitori a a scommettere sull'&#8221;indice della plutonomia &#8220;. L&#8217;opuscolo diceva: &#8220;Il mondo si sta dividendo in due blocchi: &#8220;La plutonomia, e il resto&#8221;. <\/p>\n<p>La nozione di plutonomia fa appello ai ricchi, a quelli che comprano beni di lusso, con tutto ci\u00f2 che vi \u00e8 collegato. L\u2019opuscolo asseriva che investire nel gruppo della plutonomia avrebbe migliorato di molto il rendimento dei mercati finanziari. Quanto agli altri, potevano andare a fondo. Non avevano importanza. Non c\u2019era bisogno di loro. Dovevano esserci per sostenere uno stato forte che avrebbe protetto e salvato i ricchi nel caso questi si fossero messi nei guai, ma per il resto non avevano alcuna utilit\u00e0. Fanno parte di quello che ora si chiama &#8220;il precariato&#8221;: gente che conduce una esistenza precaria alla periferia della societ\u00e0. Ma non si tratta pi\u00f9 di periferia. Sta diventando una sostanziosa parte della societ\u00e0 negli Stati Uniti, e anche altrove. E questo \u00e8 considerato positivo dai ricchi.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, per esempio, il Presidente della Fed Alan Greenspan, quando era ancora &#8220;Saint Alan&#8221; &#8211; salutato dai professionisti dell&#8217;economia come uno dei pi\u00f9 grandi economisti di tutti i tempi (questo prima del crollo di cui in sostanza responsabile) &#8211; era intervenuto al Congresso al tempo di Clinton, spiegando le meraviglie della grande economia che aveva l\u2019onore di sovrintendere. Afferm\u00f2 nell&#8217;occasione che il suo successo si basava principalmente su quello che chiam\u00f2 &#8220;crescente insicurezza dei lavoratori&#8221;. Se i lavoratori sono insicuri, se fanno parte del precariato, se conducono vite precarie, non avanzeranno richieste, non chiederanno di ottenere migliori salari e prestazioni sociali migliori. Si possono mandar via facilmente. Questo \u00e8 quello che chiam\u00f2 una economia &#8220;sana&#8221;, tecnicamente parlando. Ricevendo grandi lodi per questo, grande ammirazione.<\/p>\n<p>E cos\u00ec, ora il mondo si sta davvero dividendo tra plutonomia e precariato, l\u20191% e il 99%, secondo lo slogan di Occupy. Non si tratta di numeri esatti, ma rendono bene l&#8217;idea. Adesso, \u00e8 la plutonomia ad avere l&#8217;iniziativa, e potrebbe continuare ad essere cos\u00ec.<\/p>\n<p>Se succede questo, allora il rovesciamento iniziato negli anni 70 potrebbe diventare irreversibile. Tutto indica che stiamo andando in questa direzione. Il movimento Occupy rappresenta la prima, vera reazione popolare contro questa offensiva. Potrebbe neutralizzarla. Bisogna per\u00f2 avere il coraggio di riconoscere che sar\u00e0 una lotta lunga e difficile. Non si vince dall&#8217;oggi al domani. Bisogna formare strutture nuove, sostenibili, in grado di farci attraversare questi tempi duri e ottenere vittorie importanti. E sono molte le cose che possono avvenire.<\/p>\n<p>**Verso l\u2019autogestione delle fabbriche**<\/p>\n<p>Come ho detto sopra, una delle azioni pi\u00f9 efficaci, negli anni 30, fu lo sciopero con occupazione. E per un motivo molto semplice: \u00e8 il passo che precede l\u2019autogestione della fabbrica da parte degli operai.<\/p>\n<p>Negli anni 70, mentre iniziava il nuovo clima da &#8220;controriforma&#8221;, avvennero alcuni fatti importanti. Nel 1977, per esempio, la U.S. Steel decise di chiudere uno dei suoi impianti pi\u00f9 importanti a Youngstown, nell&#8217;Ohio. Invece di andarsene semplicemente via, per\u00f2, dipendenti e comunit\u00e0 locale decisero di unirsi per acquistare la fabbrica, consegnarla ai lavoratori e farla diventare un&#8217;azienda auto-gestita dai lavoratori stessi. Non ci riuscirono. Ma se avessero avuto sufficiente sostegno popolare, avrebbero vinto. Gar Alperovitz and Staughton Lynd, i legali della comunit\u00e0, hanno studiato a fondo questo problema.<\/p>\n<p>Si \u00e8 trattato comunque di una vittoria parziale, nonostante tutto, perch\u00e9 mise in movimento altri tentativi. Adesso, infatti, sia in Ohio, sia altrove, sono disseminate centinaia, forse migliaia di imprese in propriet\u00e0 comunitaria che potrebbero diventare auto gestite. E non sono sempre piccole realt\u00e0. Questa \u00e8 la base per una vera rivoluzione.<\/p>\n<p>In uno dei sobborghi di Boston, circa un anno fa, \u00e8 avvenuto qualcosa di simile. Una multinazionale decise di chiudere un impianto di produzione di alta tecnologia, peraltro attivo e redditizio. Evidentemente, non redditizio abbastanza per loro. I dipendenti e i sindacati si offrirono di acquistarlo, per gestirlo in proprio. La multinazionale prefer\u00ec chiudere l&#8217;impianto, probabilmente per &#8220;coscienza di classe&#8221;. Credo che non abbiano interesse a veder succedere questo tipo di cose. Con un maggior supporto popolare, qualcosa tipo il movimento Occupy, chiss\u00e0, forse la comunit\u00e0 avrebbe avuto successo.<\/p>\n<p>Ma ci sono anche altri eventi simili. Persino di maggior portata. Poco tempo fa, il presidente Obama prese il controllo dell&#8217;industria automobilistica, le cui azioni erano in mano ad una miriade di azionisti. Aveva varie possibilit\u00e0. Una, ed \u00e8 quello che \u00e8 stato fatto: ricostituirla per ridarla poi in mano alla propriet\u00e0 precedente, o a qualcosa di molto simile, per continuare nel suo cammino tradizionale.<\/p>\n<p>Un&#8217;altra possibilit\u00e0 poteva essere di consegnarla ai lavoratori, facendola diventare la base di un sistema industriale gestito direttamente dai lavoratori stessi per produrre ci\u00f2 che serve davvero alla cittadinanza. E sono tante le cose che ci servono.<\/p>\n<p>Sappiamo tutti, o almeno dovremmo saperlo, che gli Stati Uniti sono molto indietro nei trasporti ad alta velocit\u00e0, ed \u00e8 una faccenda seria, che ha conseguenze non solo sulla vita delle persone, ma anche sull&#8217;economia. A questo riguardo, ecco un aneddoto personale. Un paio di mesi fa, mi trovai a dover fare alcune conferenze in Francia, e dovetti prendere un treno da Avignone, nel sud della Francia, fino all&#8217;aereoporto Charles De Gaulle a Parigi. La stessa distanza che c&#8217;\u00e8, per esempio, tra Washington e Boston. Il viaggio dur\u00f2 due ore. Non so se avete mai preso il treno da Washington a Boston, ma va pi\u00f9 o meno alla stessa velocit\u00e0 di 60 anni fa, quando lo presi per la prima volta con mia moglie. Uno scandalo.<\/p>\n<p>Niente impedisce di fare qui quello che si fa in Europa. C&#8217;\u00e8 la capacit\u00e0, e c&#8217;\u00e8 una forza lavoro specializzata. Ci vorrebbe un poco di supporto popolare, ma certo porterebbe a cambiamenti fondamentali nell&#8217;economia.<\/p>\n<p>Per rendere il tutto pi\u00f9 surreale, mentre tale opzione veniva scartata l&#8217;amministrazione di Obama mandava il ministro dei trasporti in Spagna a firmare dei contratti per lo sviluppo di linee ferroviarie ad alta velocit\u00e0 negli Stati Uniti, cosa che si sarebbe potuta realizzare benissimo qui, nella cintura industriale del nord. Ma era stata smantellata. Le ragioni che impediscono lo sviluppo di un sistema ferroviario solido non sono dunque economiche. Sono di classe, e rispecchiano la mancanza di una mobilitazione popolare. <\/p>\n<p>**Cambiamenti Climatici e Armamenti nucleari**<\/p>\n<p>Finora mi sono tenuto su questioni interne, ma ci sono due pericolosi sviluppi sull&#8217;arena internazionale, una specie di spada di Damocle che pende su tutto ci\u00f2 di cui abbiamo parlato. Per la prima volta nella storia dell&#8217;umanit\u00e0, esistono reali minacce ad una dignitosa sopravvivenza della nostra specie.<\/p>\n<p>Una ci sta girando intorno sin dal 1945. Si pu\u00f2 dire che \u00e8 un po\u2019 un miracolo se l&#8217;abbiamo evitata finora. Sto parlando della minaccia di una guerra nucleare e di armamenti nucleari. Bench\u00e9 non se ne parli molti, in realt\u00e0 questa minaccia non \u00e8 diminuita con questa amministrazione e i suoi alleati. Ma qualcosa va fatto, o saremo in grossi guai.<\/p>\n<p>L&#8217;altro problema, ovviamente, \u00e8 la catastrofe ambientale. Praticamente tutti i paesi, in un modo o nell&#8217;altro, stanno facendo passi, anche se a volte piuttosto incerti, a questo riguardo. Anche gli USA stanno prendendo misure, ma pi\u00f9 che altro per aumentare la minaccia. Sono gli unici, tra i grandi paesi, che non solo non stanno facendo nulla di costruttivo per proteggere l&#8217;ambiente, non stanno neanche salendo sul treno. Anzi, in qualche modo lo sta tirando indietro.<\/p>\n<p>E questo \u00e8 collegato ad un gigantesco sistema di propaganda che il mondo del business dispiega apertamente e con orgoglio, per cercare di convincere la gente che il cambiamento climatico non \u00e8 che una bufala dei progressisti. &#8220;Perch\u00e8 dare importanza a questi scienziati?&#8221;<\/p>\n<p>Stiamo vivendo un vera e propria regressione verso tempi bui. Non sto scherzando. Se tutto questo accade nella pi\u00f9 potente e ricca nazione del mondo, allora questa catatrofe sembra inevitabile, e tra una o due generazioni, di qualunque altra cosa si parli non avr\u00e0 pi\u00f9 importanza. Bisogna fare qualcosa subito, con convinzione e dedizione.<\/p>\n<p>Certo, non sar\u00e0 facile. Ci saranno inevitabilmente barriere, difficolt\u00e0, fallimenti. Ma se lo spirito dello scorso anno, qui e ovunque nel mondo, non continua a crescere per acquistare peso e importanza nel mondo sociale e politico, le possibilit\u00e0 di un futuro dignitoso non saranno molte.<\/p>\n<p>Traduzione dallo spagnolo di Giuseppina Vecchia<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo sviluppo del movimento Occupy \u00e8 molto emozionante, davvero senza precedenti. Non c&#8217;\u00e8 mai stato qualcosa di simile, che io ricordi. 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