{"id":905505,"date":"2019-08-20T10:44:31","date_gmt":"2019-08-20T09:44:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=905505"},"modified":"2019-08-20T10:44:31","modified_gmt":"2019-08-20T09:44:31","slug":"intervista-a-elayne-whyte-gomez-ambasciatrice-della-costa-rica-presso-lonu-a-ginevra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2019\/08\/intervista-a-elayne-whyte-gomez-ambasciatrice-della-costa-rica-presso-lonu-a-ginevra\/","title":{"rendered":"Intervista a Elayne Whyte G\u00f3mez, ambasciatrice della Costa Rica presso l&#8217;ONU a Ginevra"},"content":{"rendered":"<p><em>Il 6 giugno abbiamo presentato in anteprima a New York il nostro ultimo documentario, &#8220;L&#8217;inizio della fine delle armi nucleari&#8221;.\u00a0 Per questo film abbiamo intervistato 14 persone, tutte esperte nei loro campi, che hanno saputo darci un&#8217;idea della storia e del processo che ha portato al Trattato sulla proibizione delle armi nucleari, e degli attuali sforzi per stigmatizzarle e trasformare il divieto in eliminazione.\u00a0 Nell&#8217;ambito del nostro impegno a mettere queste informazioni a disposizione di tutti, pubblichiamo le versioni integrali di queste interviste, insieme alle loro trascrizioni, nella speranza che queste informazioni possano essere utili ai futuri registi, attivisti e storici che desiderino ascoltare le potenti testimonianze qui registrate.<\/em><\/p>\n<p><em>Questa intervista \u00e8 con Elayne Whyte G\u00f3mez, ambasciatrice della Costa Rica presso l&#8217;ONU a Ginevra, che ha presieduto la conferenza negoziale del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari da marzo a luglio 2017. L&#8217;intervista ha avuto luogo presso la Missione della Costa Rica a Ginevra il 12 dicembre 2018.<\/em><\/p>\n<p><em>Abbiamo parlato con Elayne del suo lavoro come ambasciatrice della Costa Rica presso la Missione di Ginevra, dell&#8217;esperienza di presiedere la conferenza negoziale del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari, del ruolo delle donne e della societ\u00e0 civile in questo processo e degli insegnamenti che si possono trarre dal modo in cui si \u00e8 arrivati al Trattato di proibizione delle armi nucleari.<\/em><\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Interview with Elayne Whyte G\u00f3mez, nuclear ban treaty negotiating conference president\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/WzZfzcNj9oc?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p><strong>Trascrizione<\/strong><\/p>\n<p>Salve. Sono Elayne White Gomez.\u00a0 Io sono prima di tutto costaricana e questo ha un significato molto importante perch\u00e9 ho ricevuto dal mio paese una formazione, un modo di vedere il mondo e le relazioni che ci spingono a cercare sempre una convivenza pacifica.<\/p>\n<p>Attualmente sono l&#8217;ambasciatrice della Costa Rica, rappresentante permanente presso le Nazioni Unite a Ginevra, dove ha sede un gruppo di organizzazioni molto importanti che hanno a che fare con i diritti umani, il disarmo e anche con molti altri \u00a0temi come la salute, il lavoro, l&#8217;ambiente, ecc.<\/p>\n<p><strong>Quale lavoro svolge come ambasciatrice presso le Nazioni Unite a Ginevra?<\/strong><\/p>\n<p>Ebbene, prima di tutto il lavoro che facciamo, quello che faccio in rappresentanza del mio paese, \u00e8 quello di cercare di contribuire dal punto di vista del mio paese, la Costa Rica, che 70 anni fa ha deciso di adottare un approccio diverso alla pace e alla sicurezza abolendo le sue forze armate.<\/p>\n<p>Questo significa riporre tutta la nostra fiducia in un sistema internazionale, che attraverso le regole e le istituzioni possa risolvere i conflitti e i problemi dell&#8217;umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Quindi, quando siamo immersi in un ambiente multilaterale, cerchiamo di contribuire con la nostra voce, con la nostra visione sulle diverse questioni su cui si lavora, ma in fondo cerchiamo sempre di costruire una struttura per quella governance globale.<\/p>\n<p>In altre parole, siamo sempre molto interessati a costruire regole, accordi e trattati.\u00a0 Abbiamo un attaccamento e una convinzione molto importante per quanto riguarda l&#8217;impatto della legge.<\/p>\n<p>Siamo sempre molto impegnati nella creazione del diritto, del diritto internazionale, nella creazione di strutture di cooperazione e, s\u00ec, siamo anche molto interessati a quello che chiamiamo lo stato di diritto internazionale.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 significa che in tutti i processi decisionali deve esserci il rispetto dello stato di diritto, delle regole che abbiamo concordato, che i processi devono essere aperti, trasparenti, partecipativi, inclusivi e che tutte le voci di tutti gli esseri umani e di tutte le aree geografiche del mondo devono essere ascoltate.<\/p>\n<p><strong>Come \u00e8 stata eletta presidente delle trattative?<\/strong><\/p>\n<p>Beh, vediamo.\u00a0 Penso che il mio paese abbia presentato una candidatura che doveva ricevere l&#8217;approvazione del gruppo regionale, in questo caso del gruppo latinoamericano e caraibico.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 \u00e8 avvenuto a causa delle conversazioni che abbiamo avuto con diversi attori che erano molto coinvolti nel processo e che ritenevano che la Costa Rica potesse svolgere un ruolo importante, data la storia del disarmo in generale, del disarmo nucleare e in particolare di questo processo.<\/p>\n<p>E da un punto di vista personale, dal momento che negli ultimi anni sono stata coinvolta nel processo condotto da Ginevra, che aveva generato una serie di risoluzioni e due gruppi di lavoro qui a Ginevra. Uno di questi, il primo gruppo di lavoro sul disarmo nucleare, era stato presieduto da Manuel Dengo, mio predecessore come ambasciatore della Costa Rica.<\/p>\n<p>Poi \u00e8 arrivata una delle prime fasi, quando si \u00e8 deciso di lavorare sulla base della ricerca di un divieto giuridico per colmare quel vuoto giuridico: questo gruppo di lavoro \u00e8 stato creato qui nel 2016. Ovviamente sono stata molto coinvolta personalmente, siamo molto attivi qui a Ginevra e poi potremmo dire che i nostri colleghi e ambasciatori sapevano un po&#8217; del lavoro e anche dello stile di negoziazione e del lavoro che facciamo.<\/p>\n<p><strong>Come si \u00e8 sentita?<\/strong><\/p>\n<p>Si tratta ovviamente di una combinazione di emozioni umane. Quella dominante \u00e8 la paura, s\u00ec, naturalmente e anche un senso di \u00a0responsabilit\u00e0 molto grande sulle nostre spalle. Questa combinazione di emozioni varia a seconda del momento. All&#8217;inizio c&#8217;\u00e8 stata e c&#8217;\u00e8 molta speranza e anticipazione.\u00a0 A un certo punto ci siamo trovati di fronte a una grande complessit\u00e0 e a quel punto si cercano la pace e la tranquillit\u00e0 per poter pensare.<\/p>\n<p>Ma s\u00ec, evidentemente c&#8217;\u00e8 un misto di grande paura e grande interesse e la forza per contribuire.<\/p>\n<p>In passato questo \u00e8 stato il mio ruolo nella vita professionale, il mio lavoro consisteva nel partecipare a processi avanzati, generare cambiamenti, promuovere leggi\u2026.<\/p>\n<p>Sempre, praticamente ovunque sono stata, mi \u00e8 toccato guardare avanti e spingere i processi per spostare il confine. Quindi, quell&#8217;esperienza ha generato anche una forza in me e quella forza ha anche compensato la paura.<\/p>\n<p><strong>Sul ruolo delle donne<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 molto chiaro che ci sono due approcci quando si parla di partecipazione delle donne. Il primo ha a che fare con la legge e la giustizia.\u00a0 In altre parole, siamo membri dell&#8217;umanit\u00e0, abbiamo il diritto di partecipare. Quindi, questa \u00e8 la cosa fondamentale, ma oltre a contribuire a quel requisito fondamentale di essere inclusivi e riflettere la composizione della societ\u00e0, c&#8217;\u00e8 un aspetto che \u00e8 centrale e cio\u00e8 che tutti gli esseri umani sono diversi.<\/p>\n<p>Abbiamo una sorta di specificit\u00e0 e le donne contribuiscono anche dal punto di vista dell\u2019esperienza.\u00a0 Di recente ci sono stati \u00a0molti studi sulle caratteristiche che le donne apportano quando siamo in una fase di negoziazione.\u00a0 E certamente c&#8217;\u00e8 un contributo da una prospettiva diversa che rafforza i processi negoziali.<\/p>\n<p>Mi sembra fondamentale.\u00a0 Mi sembra che si tratti, pi\u00f9 che di coraggio, di una disponibilit\u00e0 ad assumersi dei rischi a favore di qualcosa in cui si crede profondamente.\u00a0 E anche la volont\u00e0 di esplorare il nuovo, che \u00e8 stata molto importante in questo processo della conferenza. Ma c\u2019\u00e8 anche la costante ricerca di un&#8217;atmosfera positiva, costruttiva, con spirito di corpo.<\/p>\n<p>Ritengo che anche questo sia stato molto importante nel processo. Ovviamente tutte le donne che ricoprivano questi ruoli dirigenziali avevano una capacit\u00e0, una formazione e una conoscenza impressionante della materia. \u00c8 dimostrato, e questo \u00e8 l&#8217;essenziale, no?<\/p>\n<p>Ho avuto una grande forza e credo di aver ricevuto anche un sostegno molto importante, ovviamente dalle delegate donne. Penso di aver ricevuto un sostegno molto importante da tutte le delegazioni. Ma mi sembra che ci sia stato un elemento distintivo, la capacit\u00e0 di ricevere nuove idee, di avere approcci rinfrescanti e di cercare un ambiente di lavoro e di negoziazione che tendesse a costruire ponti e a generare un&#8217;atmosfera di fiducia e speranza.<\/p>\n<p><strong>Sul ruolo della societ\u00e0 civile<\/strong><\/p>\n<p>Ebbene, prima di tutto penso che sia la nuova espressione del multilateralismo e la nuova espressione di ci\u00f2 che abbiamo oggi nella comunit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p>In altre parole, noi governi siamo un attore, abbiamo un modo di fare il nostro lavoro, ma non possiamo lavorare senza le persone.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che le persone che oggi sono cos\u00ec interconnesse, sono una forza impressionante per dare una direzione alla societ\u00e0 internazionale che oggi stiamo costruendo. Pertanto, \u00e8 praticamente impossibile pensare che i governi possano risolvere da soli i problemi dell&#8217;umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Abbiamo bisogno della societ\u00e0 civile in tutte le sue espressioni e forse \u00e8 qualcosa che vorrei sottolineare, perch\u00e9 quando parliamo di societ\u00e0 civile parliamo di attivisti impegnati per il disarmo nucleare, parliamo di vittime.<\/p>\n<p>Stiamo parlando di esseri umani che nella loro esperienza umana, in questa vita, hanno conosciuto gli orrori di ci\u00f2 che stiamo cercando di risolvere. Questo ha dato alla conferenza uno spirito, un senso di etica e giustizia, che non sarebbe stato possibile se non fossero intervenuti.<\/p>\n<p>Mi riferisco per esempio alla testimonianza di Setsuko Thurlow e di molte vittime non solo delle esplosioni in Giappone, ma anche dei successivi esperimenti nucleari, che abbiamo ascoltato all&#8217;inizio dei negoziati.<\/p>\n<p>In altre parole, sono persone che portano l&#8217;esperienza umana, cio\u00e8 l&#8217;impatto sull&#8217;esperienza umana. Poi abbiamo anche, in questo concetto di societ\u00e0 civile, il mondo accademico, con specialisti, medici ed esperti che ci hanno fornito conoscenze molto importanti.<\/p>\n<p>Ho anche detto loro, in un incontro che ho avuto con la societ\u00e0 civile, che avevo visto in questo processo una miscela molto interessante tra ragione e convinzione.<\/p>\n<p>Vale a dire, ovviamente, avevamo tutte le conoscenze razionali e scientifiche, se volete, intellettuali, ma c&#8217;era anche una forza che nasceva dalla convinzione. Cos\u00ec che la combinazione della societ\u00e0 civile e degli Stati, prendendo anche la parte razionale e le conoscenze specialistiche, mi \u00e8 sembrata la cosa pi\u00f9 straordinaria da analizzare in questo spazio e che pu\u00f2 naturalmente contribuire in futuro.<\/p>\n<p><strong>Sull&#8217;assenza di paesi dotati di armi nucleari<\/strong><\/p>\n<p>Bene, vediamo, penso che ci sia un&#8217;analisi molto chiara, che quando c&#8217;\u00e8 un processo di negoziazione in una sala e ci sono opinioni molto divergenti, \u00e8 molto pi\u00f9 difficile avvicinare le posizioni. Il fatto che non partecipassero dava evidentemente una dinamica in cui le posizioni estreme erano assenti, quindi c&#8217;erano differenze di approccio, ma non in termini di finalit\u00e0 dell&#8217;esercizio. Questo ha permesso di svolgere il lavoro nel tempo limitato a nostra disposizione.<\/p>\n<p><strong>Quand&#8217;\u00e8 stato il momento in cui ha pensato: \u201cS\u00ec, ce la faremo\u201d?<\/strong><\/p>\n<p>Beh, direi che ci sono stati due o tre momenti chiave. Al momento di iniziare una conferenza, in questo caso, questa conferenza negoziale, dovremmo dire di aver gi\u00e0 ricevuto quella che possiamo chiamare la teoria del cambiamento, ossia ci\u00f2 che stavamo cercando di ottenere.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 il lavoro \u00e8 stato fatto qui a Ginevra e ovviamente in occasione delle conferenze sull&#8217;impatto umanitario. In quel momento c&#8217;era gi\u00e0 un patrimonio di conoscenze, obiettivi e prospettive.<\/p>\n<p>Ma tutto questo grande bagaglio doveva essere vagliato attraverso i negoziati e i diversi interessi di tutti i paesi e una delle prime sfide \u00e8 che una conferenza possa iniziare bene. E questo significa che tutto deve iniziare in modo positivo, compresa la risoluzione di una questione su cui molti processi si bloccano o si fermano o investono troppo tempo ed energie, cio\u00e8 nella definizione delle regole procedurali.<\/p>\n<p>Dal punto di vista di una Presidenza &#8211; forse quelli che stanno negoziando non considerano quella prospettiva &#8211; ma dal punto di vista di una Presidenza, per partire bene \u00e8 necessario che questo gruppo non venga coinvolto in discussioni non essenziali per l&#8217;obiettivo che perseguiamo.<\/p>\n<p>\u00c8 per questo motivo che per me \u00e8 stato assolutamente fondamentale l&#8217;essere riusciti a trovare un accordo sulle questioni operative e procedurali e sul regolamento interno della conferenza.<\/p>\n<p>\u00c8 stato molto importante anche perch\u00e9 il regolamento interno prevedeva la possibilit\u00e0 di prendere decisioni anche mediante votazione, se non fosse stato possibile raggiungere il consenso.<\/p>\n<p>Quindi, \u00e8 stato fondamentale per il processo in quanto tale, \u00e8 stato fondamentale per il quadro decisionale ed \u00e8 stato fondamentale per quello che in questi processi chiamiamo &#8220;vantaggi a breve termine&#8221;.<\/p>\n<p>Quando si sta in un processo a lungo termine, si devono generare risultati immediati che aumentano la fiducia nel processo e nella capacit\u00e0 di raggiungere il successo.\u00a0 Quindi, il primo momento in cui ho sentito che eravamo sulla strada giusta e che mi ha dato grandi speranze \u00e8 stato quando siamo riusciti ad approvare tutte le questioni amministrative della conferenza, il primo giorno, in un&#8217;ora, ed evitare a tutti i costi di rimanere bloccati o di permettere alla conferenza di avviare discussioni inutili.\u00a0 Una volta superato questo scoglio, c&#8217;\u00e8 stato il primo barlume di speranza per me.<\/p>\n<p>Un secondo faro di speranza si \u00e8 verificato alla fine della prima settimana di negoziati. Perch\u00e9, oltre al fatto che eravamo riusciti a decollare senza il trauma delle discussioni negative, abbiamo poi generato queste discussioni, questi scambi tra la societ\u00e0 civile e gli accademici, le delegazioni e c&#8217;\u00e8 stato un clima positivo ed entusiasta che ci ha permesso di chiudere la conferenza con un clima di speranza e convinzione da parte di tutte le delegazioni, il che mi ha anche permesso di dire a tutte le delegazioni: &#8220;Adotteremo questo trattato il 7 luglio&#8221;.<\/p>\n<p>Definire tale obiettivo e riaffermarlo per tutti anche da parte della Presidenza, questo \u00e8 stato il secondo momento.<\/p>\n<p>E gi\u00e0 nella parte dei negoziati c&#8217;\u00e8 stato un momento particolare in cui almeno una delle questioni pi\u00f9 complesse del negoziato era come affrontare la questione della possibilit\u00e0 che gli Stati nucleari entrassero a far parte del trattato per intraprendere il loro processo di disarmo nel quadro di questo regime. \u00c8 stato molto complesso perch\u00e9 era qualcosa di completamente nuovo.<\/p>\n<p>Allora, una volta che ho cominciato a vedere che stavamo facendo progressi in quel negoziato e ho ricevuto gli ultimi input e relazioni da uno dei facilitatori, che mi stava aiutando con alcuni punti centrali, \u00e8 arrivato un momento in cui sono riuscita a consolidare un testo che ho visto chiaramente e ho detto: &#8220;Questo \u00e8 gi\u00e0 un trattato e ci siamo quasi&#8221;.<\/p>\n<p>Poi ci sono stati due o tre punti complessi da negoziare praticamente l&#8217;ultimo giorno, due giorni prima dell&#8217;adozione del trattato. Quindi, in quella sessione di mercoled\u00ec 5 luglio alle 18.00, quando ho sospeso i lavori perch\u00e9 era gi\u00e0 chiaro che il trattato era pronto, ma quella sessione di mercoled\u00ec era essenziale affinch\u00e9 il testo che era stato costruito con la partecipazione e il contributo di tante persone non fosse riaperto, \u00e8 stato chiaro che si poteva procedere verso il finale contando su quel blocco di consenso.<\/p>\n<p><strong>Cosa abbiamo imparato che ci servir\u00e0 in futuro?<\/strong><\/p>\n<p>Per rispondere a questa domanda, penso che dobbiamo essere chiari sul ruolo che il diritto e le norme internazionali svolgono nella costruzione della societ\u00e0 internazionale che vogliamo. Dobbiamo vedere questo processo con una prospettiva storica a lungo termine, perch\u00e9 i cambiamenti&#8230; non c&#8217;\u00e8 nulla di perenne nella storia umana. Nella storia dell&#8217;uomo siamo in continua evoluzione e i cambiamenti importanti non si verificano da un giorno all&#8217;altro.<\/p>\n<p>Cito un esempio. Oggi per noi \u00e8 molto chiaro che la schiavit\u00f9 \u00e8 stata abolita, ma c&#8217;\u00e8 stato un lungo periodo nella storia dell&#8217;umanit\u00e0 in cui la schiavit\u00f9 era la norma, cos\u00ec come il colonialismo o molte altre calamit\u00e0 dell&#8217;interazione umana che dovevamo risolvere.<\/p>\n<p>Quindi, senza le persone che stavano lottando per la fine della schiavit\u00f9 nel momento esatto in cui questo stava accadendo, se avessero pensato che non sarebbero riuscite ad approvare una legge o un trattato in un luogo molto specifico, non avremmo ottenuto quello che abbiamo oggi.<\/p>\n<p>Quindi la mia prima risposta \u00e8 che dobbiamo guardare le cose da una prospettiva storica, a lungo termine. Il primo impatto del trattato \u00e8 quello di cambiare il modo in cui la comunit\u00e0 internazionale si riferisce alle armi nucleari.<\/p>\n<p>Cos\u00ec si passa da una narrazione che considera le armi nucleari come un male necessario a un&#8217;epoca in cui la comunit\u00e0 internazionale afferma che le armi nucleari, al contrario, sono un rischio per l&#8217;esistenza dell&#8217;umanit\u00e0, devono essere eliminate e sono fondamentalmente contro la coscienza umana. Cambiare la narrazione e cambiare la prospettiva implica anche cambiare il modo in cui negoziamo sulle armi nucleari.<\/p>\n<p>Con questo trattato si cambia completamente la politica di disarmo nucleare e si comprende anche che si passa attraverso le fasi storiche e dopo l&#8217;avvento dell&#8217;era nucleare, c&#8217;\u00e8 chiaramente un grande appello per la proibizione delle armi nucleari.<\/p>\n<p>Ma la grande preoccupazione era di prevenire la proliferazione e quindi stavamo costruendo un regime di non proliferazione. E questo regime di non proliferazione prevedeva anche l&#8217;obbligo per noi di andare avanti e distruggere gli arsenali, per poi tornare ad avere un mondo senza armi nucleari.<\/p>\n<p>Quindi, in questo processo storico, in cui ci vediamo per tappe, penso che stiamo anche iniziando una nuova fase in cui mettiamo l\u2019accento sull&#8217;abolizione, l&#8217;eliminazione e il disarmo.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che c&#8217;\u00e8 anche un impatto in termini di formazione e di percezione dell&#8217;opinione pubblica, che \u00e8 fondamentale nel mondo degli esseri umani iperconnessi che abbiamo oggi.<\/p>\n<p>E abbiamo anche un impatto su alcune strutture, perch\u00e9, essendoci un diritto internazionale, questo ha un impatto anche sui sistemi finanziari. Cos\u00ec abbiamo visto che la possibilit\u00e0 di finanziare societ\u00e0 collegate alla generazione di armi nucleari sta gi\u00e0 cominciando a diminuire, perch\u00e9 il divieto, previsto all&#8217;articolo 1, \u00e8 una disposizione molto ampia che riguarda un&#8217;ampia gamma di attivit\u00e0 legate alle armi nucleari.<\/p>\n<p>Quindi si cominceranno a vedere le conseguenze, forse come se si trattasse di blocchi. Certamente ci troviamo in un momento molto complesso, molto difficile della politica mondiale. Siamo in un processo di transizione e di cambiamento strutturale e la comunit\u00e0 internazionale ha gi\u00e0 attraversato queste tappe; questo \u00e8 ci\u00f2 che dobbiamo ricordare.<\/p>\n<p>Pensiamo, ad esempio, se andiamo alla norma contro il colonialismo, che ha anche richiesto molto tempo, \u00e8 anche vero che il processo di costruzione di questa norma sull&#8217;autodeterminazione dei popoli si \u00e8 svolto in un momento in cui il colonialismo era al suo apice.<\/p>\n<p>A quel tempo, c&#8217;era anche un processo di cambiamento strutturale nella comunit\u00e0 internazionale per cui c&#8217;erano norme, altre norme sono state costruite, per arrivare a un momento in cui, dagli anni Sessanta, si \u00e8 generato tutto quel processo, di cui oggi vediamo come risultato, per esempio, che le Nazioni Unite, che sono iniziate con 53 Stati, ora ne contano 193-4.<\/p>\n<p>Pertanto, credo che la prima cosa da considerare sia l&#8217;essere umano e il fatto che la societ\u00e0 internazionale si muove in base alle idee e alle concezioni che abbiamo sui problemi.<\/p>\n<p>Una volta che abbiamo cambiato le idee e il modo in cui vediamo i problemi, il modo in cui agiamo comincia a cambiare ed \u00e8 cos\u00ec che si genera il cambiamento.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 la sua motivazione?<\/strong><\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una forza interna che dice che non possiamo fallire. Non possiamo permetterci di fallire, anche se le cose si fanno difficili, dobbiamo continuare a provarci.<\/p>\n<p>E questo \u00e8 vero, non solo a livello internazionale, ma anche a livello nazionale. E in ogni momento della mia vita personale, ma anche nella mia vita lavorativa, mi sono trovata di fronte a molte idee, sogni o aspirazioni per la cui realizzazione \u00e8 stato necessario passare attraverso un processo molto complesso.<\/p>\n<p>E in quei momenti difficili quello che devi fare \u00e8, come direbbe un allenatore di baseball: &#8220;tenere gli occhi sulla palla&#8221;, devi concentrarti sull&#8217;obiettivo che stiamo cercando di raggiungere e con la convinzione che non possiamo fallire.<\/p>\n<p>Traduzione di Silvia Nocera<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 6 giugno abbiamo presentato in anteprima a New York il nostro ultimo documentario, &#8220;L&#8217;inizio della fine delle armi nucleari&#8221;.\u00a0 Per questo film abbiamo intervistato 14 persone, tutte esperte nei loro campi, che hanno saputo darci un&#8217;idea della storia 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