{"id":903147,"date":"2019-08-14T00:20:51","date_gmt":"2019-08-13T23:20:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=903147"},"modified":"2019-08-14T00:21:25","modified_gmt":"2019-08-13T23:21:25","slug":"il-modello-della-scuolina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2019\/08\/il-modello-della-scuolina\/","title":{"rendered":"Il modello della Scuolina"},"content":{"rendered":"<p>Venerd\u00ec scorso abbiamo avuto il secondo giorno della Scuolina presso il Cospe e anche il secondo giorno del Workshop Creativo organizzato dagli amici Walter e Marcela di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/mhuysqa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\" (apre in una nuova scheda)\">Mhuysqa Impact Design<\/a>. Delle finalit\u00e0 del workshop avremo modo di parlare in futuro. Interessa qui dire ci\u00f2 che la Scuolina, trasferita dalla campagna alla citt\u00e0, racconta, gi\u00e0 dopo solo due giorni di vita.<\/p>\n<p>La Scuolina \u00e8 nata e ha prosperato per due anni a Poggio alla Croce, piccola frazione in collina divisa fra i comuni di Figline Incisa Valdarno e Greve in Chianti. \u00c8 emersa naturalmente, fra le attivit\u00e0 del Laboratorio Aperto di Cittadinanza Attiva, come tentativo di compiere azioni utili all\u2019integrazione dello \u201cstraniero\u201d in una piccola realt\u00e0, da principio insofferente e fortemente contraria. Sin dall\u2019agosto 2017 la Scuola si \u00e8 subito materializzata in due pomeriggi la settimana, marted\u00ec e gioved\u00ec dalle 17 alle 19. La partecipazione spontanea di\u00a0<a href=\"https:\/\/lacanet.org\/2019\/07\/07\/laccoglienza-di-poggio-alla-croce-vista-da-noi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\" (apre in una nuova scheda)\">vari cittadini<\/a>\u00a0(una trentina, non solo del paese) e dei ragazzi ospiti del CAS non \u00e8 mai mancata, fino al luglio scorso, quando la struttura \u00e8 stata chiusa e i ragazzi trasferiti in altri centri in citt\u00e0.<\/p>\n<p>\u2012 Ma quali sono i risultati che ottenete? \u2012<br \/>\nci chiesero dei giornalisti che erano venuti a visitarci<br \/>\n\u2012 Non le rispondiamo noi, osservi semplicemente come stanno entrando questi ragazzi\u2026 \u2012<br \/>\n\u2012 Non vedo nulla di particolare\u2026 \u2012<br \/>\ndisse dopo averne visti entrare tre o quattro, affrettandosi sorridenti ad entrare nella stanza della scuola, alcuni curiosi venendo prima a chiedere cosa stessimo facendo<br \/>\n\u2012 Solo sei mesi fa alcuni di loro le avrebbero fatto paura, immobili in un angolo, cupi senza che ti guardassero mai negli occhi. E le avrebbero fatto paura perch\u00e9 la loro era espressione di paura. Paura di un mondo ostile che, in alcuni casi, per un anno o pi\u00f9 non aveva mai rivolto loro una parola. L\u2019isolamento genera paura e la paura genera altra paura, in un circolo vizioso che solo un atto di volont\u00e0 pu\u00f2 rompere, delle volte un atto di coraggio. \u2012<\/p>\n<p>Dopo due anni una quindicina di questi ragazzi sono stati integrati tutti in attivit\u00e0 di lavoro legali, in forma stagionale o continuativa. In molti casi i datori di lavoro non li vogliono perdere o addirittura ci hanno chiesto se conoscevamo ragazzi simili, in parte perch\u00e9 grandi lavoratori ma anche perch\u00e9 \u00e8 difficile trovare giovani disposti a fare quei tipi di attivit\u00e0. Ma la pi\u00f9 bella testimonianza dei risultati ottenuti dalla Scuolina l\u2019ha data Madou, con questa lettera che ci ha scritto quando \u00e8 giunta la notizia della chiusura del centro:<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>Oggi era l\u2019ultimo giorno dello studio a scuola di Poggio alla Croce.<br \/>\nEra una scuola dove gli stranieri imparano un sacco di cose.<br \/>\nEra una scuola dove abbiamo imparato tutto ci\u00f2 che avevamo bisogno: in italiano; in inglese e soprattutto la cultura italiana.<br \/>\nIn questo momento \u00e8 molto difficile a allontanarci agli abitanti di Poggio alla Croce oppure restare da lontani ai nostri maestri o le nostre maestre.<br \/>\nCi dispiace moltissimi ma non abbiamo il scelto.<br \/>\nVi diciamo che non abbiamo tante parole da dire perch\u00e9 vivere con voi \u00e8 stato molto bello.<br \/>\nDovete essere orgogliosi di voi stessi perch\u00e9 tutto quello che avete fatto anche state facendo. Avete creato una storia incredibile ed incancellabile nel nostro paesino .<br \/>\nUn paesino che l\u2019umanit\u00e0 \u00e8 rispettato molto.<br \/>\nPer alcune persone vivere con gli ragazzi Africani \u00e8 un annoia oppure come un peccato.<br \/>\nMa con voi non \u00e8 stato cos\u00ec, sempre con i sorrisi , belle parole , senza delle parolacce n\u00e9 la distinzione di pelle ecc.<br \/>\nSiamo stati fortunati a vivere con voi di un momenti del questo viaggio. Dopo lo studio a Poggio, abbiamo capito che ognuno di noi \u201cdev\u2019essere padroni del proprio destino\u201d<br \/>\nGrazie per averci insegnato del buon atteggiamento ed insegnarci come si funziona in Europa.<br \/>\nGrazie per averci capire che non dovremmo essere come le persone delinquente oppure l\u2019elemosina.<br \/>\nNon vi dimenticheremo mai.<\/p><\/blockquote>\n<p>Madou un anno fa non sapeva una parola di italiano.<\/p>\n<p>In un certo senso questa \u00e8 la scuola che ho sempre sognato e che solo con grande fatica e in modo imperfetto cerco di introdurre nelle attivit\u00e0 di insegnamento, siano esse nei normali corsi universitari o nelle sperimentazioni in cui mi intrufolo nella scuola primaria. Ma il modello di scuola non \u00e8 nuovo. \u00c8 stato pensato e ripensato, e riapplicato in innumerevoli mutate forme, da personaggi insigni di varia estrazione. Il modello si nutre dell\u2019attivismo di Dewey, della scuola di cittadinanza di Codignola, dell\u2019<em>I care<\/em>\u00a0di Don Milani, dell\u2019oppressore che si deve fare oppresso di Paulo Freire ma anche di esperienze contemporanee come quella della Scuola Penny Wirton di Eraldo Affinati e Anna Luce Lenzi o di teorie contemporanee come l\u2019expansive learning di Yrj\u00f6 Engestr\u00f6m, solo per fare alcuni esempi. Anche la Scuolina di Poggio alla Croce, come ogni nuovo esperimento, si nutre di tutti i precedenti e, al tempo stesso, si adatta alla realt\u00e0 attraverso l\u2019ascolto, delle persone, del contesto.<\/p>\n<p>Ma nella pedagogia, in quanto disciplina dell\u2019umano, quindi della complessit\u00e0 estrema, non si dimostra mai niente, nel senso delle cosiddette scienze esatte, ma si illustrano possibili soluzioni in specifici contesti. La domanda \u00e8: in quali termini e in che misura i modelli suggeriti da singole storie di successo possono essere generalizzati? O, pi\u00f9 modestamente, in che misura possono essere trasmessi ad altre situazioni?<\/p>\n<p>Non abbiamo risposte esaustive a queste domande. Sembra tuttavia di poter dire che \u00e8 difficilissimo trasferire modelli di successo nei contesti chiusi delle istituzioni, che sempre pi\u00f9 richiedono formalizzazioni rigide, prive degli spazi e della flessibilit\u00e0 necessari per far fiorire il pensiero e per rispondere realmente alle esigenze e modalit\u00e0 di apprendimento di ogni singolo individuo. Si pu\u00f2 invece tentare di trasferire un modello in un contesto aperto, dove non siano le relazioni a doversi adattare a forme precostituite ma siano quest\u2019ultime a vestire l\u2019umanit\u00e0 presente nel contesto.<\/p>\n<p>\u00c8 precisamente questa la lezione appresa dall\u2019esperienza della Scuolina, che ha avuto luogo nel contesto dell\u2019aiuto alla formazione e all\u2019integrazione di giovani immigrati. La diversit\u00e0 che si riscontra fra questi ragazzi \u00e8 enorme. I\u00a0<a href=\"https:\/\/lacanet.org\/2017\/08\/18\/un-grande-cerchio\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\" (apre in una nuova scheda)\">primi tredici giovani che conoscemmo due anni fa<\/a>\u00a0avevano dieci lingue madri, alcuni non disponevano di nessuna lingua ponte, alcuni del francese e altri dell\u2019inglese, alcuni erano analfabeti ma uno stava per laurearsi in matematica e un altro leggeva Rousseau e Stendhal. Non esiste alcun contesto formativo istituzionale in grado di affrontare un simile livello di diversit\u00e0. Inoltre, nessun contesto istituzionale mette realmente al centro la relazione umana, molto prima ancora delle cosiddette competenze \u2012 forse sufficienti per alcuni tipi di istruzione ma completamente insufficienti per una formazione vera.<\/p>\n<p>Il modello della scuolina prevede un rapporto fra insegnanti e allievi di uno a uno oppure uno a pochissimi. E pone la massima cura nella relazione. All\u2019inizio \u00e8 uno stare a fianco, conoscersi, trovare punti di contatto, capire le prime reali esigenze percepite. E su queste, progressivamente, iniziare a condividere lingua, abitudini, norme, conoscenza, in un processo circolare continuo di proposta, verifica degli esiti concreti (non formali) della medesima, riaggiustamento.<\/p>\n<p>Da tutto ci\u00f2 l\u2019idea di far volare la Scuolina in citt\u00e0. I ragazzi che l\u2019hanno vissuta a Poggio alla Croce sono tutti collegati in una chat e si trovano tutti in citt\u00e0, con i mezzi pubblici a portata di mano. Niente di pi\u00f9 facile quindi che lanciare un messaggio \u2012 Venerd\u00ec prossimo tutti a scuola presso\u2026<\/p>\n<p>Gli amici del Cospe si sono prestati a fornire la sede per questo esperimento. Cos\u00ec siamo partiti con le prime due giornate. E queste sono gi\u00e0 bastate a mostrare come il nuovo contesto porti subito nuove opportunit\u00e0. Intanto alcune operatrici del Cospe hanno preso parte, in varia misura, alle attivit\u00e0. Poi, il primo giorno sono apparsi due nuovi ragazzi, amici dei precedenti allievi in un caso e di una studentessa tirocinante nell\u2019altro. E il secondo giorno si sono presentati un terzo nuovo allievo ma anche nuovi \u201cinsegnanti\u201d: una signora amica di uno dei ragazzi , un\u2019educatrice dal quartiere delle Piagge.<\/p>\n<p>E qui veniamo all\u2019essenza del progetto Laboratorio Aperto di Cittadinanza Attiva e di quelli che seguiranno: far emergere l\u2019Italia positiva, che non reagisce con la paura al nuovo ma immagina orizzonti da svelare nei nuovi ostacoli. Quell\u2019Italia che quasi nessuno racconta, non la\u00a0<em>mainstream information<\/em>, salvo eccezioni, non la propaganda politica. Un\u2019Italia pensante, costruttiva, mite, silenziosa. Che in una parte forse non trascurabile ha anche rinunciato ad esercitare il privilegio del voto. Non pochi i giovani che preferiscono agire piuttosto che votare \u2012 Votare chi poi? \u2012 mi dicono.<\/p>\n<p>La Scuolina, volata da Poggio alla Croce in citt\u00e0, complementa la\u00a0<a href=\"https:\/\/lacanet19.ushahidi.io\/\">mappa della positivit\u00e0<\/a>\u00a0che raccoglie storie di accoglienza grandi e piccole, in una doppia azione: esplorazione dell\u2019esistente da un lato, ricerca attiva di un modello di coinvolgimento delle forze positive dall\u2019altro.<\/p>\n<div id=\"jp-post-flair\" class=\"sharedaddy sd-like-enabled sd-sharing-enabled\">\n<div class=\"sharedaddy sd-sharing-enabled\">\n<div class=\"robots-nocontent sd-block sd-social sd-social-icon-text sd-sharing\">\n<h3 class=\"sd-title\"><\/h3>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Venerd\u00ec scorso abbiamo avuto il secondo giorno della Scuolina presso il Cospe e anche il secondo giorno del Workshop Creativo organizzato dagli amici Walter e Marcela di\u00a0Mhuysqa Impact Design. 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