{"id":901433,"date":"2019-08-11T19:23:04","date_gmt":"2019-08-11T18:23:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=901433"},"modified":"2019-08-12T01:49:38","modified_gmt":"2019-08-12T00:49:38","slug":"in-africa-la-piu-grande-discarica-del-mondo-alias-il-primo-e-lultimo-anello-della-nostra-catena","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2019\/08\/in-africa-la-piu-grande-discarica-del-mondo-alias-il-primo-e-lultimo-anello-della-nostra-catena\/","title":{"rendered":"In Africa la pi\u00f9 grande discarica del mondo, alias, il primo e l&#8217;ultimo anello della nostra catena"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #800000;\">L&#8217;ULTIMO ANELLO DELLA CATENA<\/span><\/h4>\n<p><strong>Se state leggendo questo articolo <\/strong>un giornoil computer o il telefonino che state utilizzando potrebbero andare a finire in questa enorme discarica di rifiuti elettronici, la pi\u00f9 grande del mondo.<br \/>\nSiamo ad <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Agbogbloshie\">Agbogbloshie<\/a>, ai sobborghi di Accra, capitale del Ghana.<br \/>\nQui, decine di migliaia di persone sopravvivono guadagnandosi la giornata bruciando ogni tipo di spazzatura elettronica.<br \/>\nRagazzi, persino bambini si aggirano tra fumi tossici, immondizia e baracche improvvisate ad Agbogbloshie.<br \/>\nFra quell\u2019enorme distesa di rifiuti di provenienza occidentale, ci si imbatte in cellulari, condizionatori, trattori, lettori mp3, macchine rottamate, monitor, schermi, ogni genere di oggetto dal quale le persone che lavorano nella discarica possano estrarre ferro, rame, alluminio e altri metalli di valore.<\/p>\n<p><strong>Queste persone rappresentano l\u2019ultimo anello della catena del libero mercato e del nostro sistema di produzione industriale.<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=IcV-tjo-yYI\">https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=IcV-tjo-yYI<\/a><\/p>\n<h4><span style=\"color: #800000;\">IL PRIMO ANELLO DELLA CATENA<\/span><\/h4>\n<p><strong>L\u2019Africa rappresenta al tempo stesso uno dei pi\u00f9 grandi giacimenti di risorse naturali del mondo<\/strong>, Nigeria, Angola, Algeria e Libia producono una buona parte di tutto il petrolio greggio del mondo. Il Congo, la Sierra Leone hanno le maggiori risorse a di tutto il mondo d\u2019oro e diamanti, cromo, coltano, bauxite, manganese, il mercato delle terre rare fondamentali per l&#8217;elettronica, in Namibia c\u2019\u00e8 l\u2019uranio. In tanti paesi africani si esporta buona parte di tutto il legname che noi utilizziamo, stesso discorso per il cacao, il caff\u00e8, e molti altri prodotti dell\u2019agricoltura, ma 18 dei 20 paesi pi\u00f9 poveri in tutto il mondo sono africani.<strong> Un continente con\u2019area tre volte quella dell\u2019Europa ma con il PIL che \u00e8 la meta\u2019 di quello della Spagna.<\/strong><\/p>\n<p><strong>In Africa ci sono tutte le potenze mondiali<\/strong>, siano esse con i rappresentanti ufficiali dei loro governi o con le loro multinazionali, spesso anche con le loro armi e i loro eserciti, ufficiali o per procura, poco cambia perch\u00e8 \u00e8 attraverso il controllo militare e delle armi, oppure tramite la corruzione, il finanziamento e l&#8217;appoggio a dittatori sanguinari, oppure ancora\u00a0 attraverso bande paramilitari di mercenari che si diffondono la puara e le forme di controllo nei paesi africani, arrivando anche a imporre a molti paesi, <a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2019\/02\/mali-lattivista-diawara-no-alle-dittature-e-al-franco-cfa\/\">il cambio con monete che debbono passare per forza dalle nostre banche in Europa, vedi franco CFA.<\/a>\u00a0 Di fatto da tanto tempo, prima con il colonialismo, adesso con il controllo coatto dell&#8217;economia e delle risorse, s&#8217;impedisce lo sviluppo di questo enorme continente.<\/p>\n<p><strong>I Paesi industrializzati occidentali per oltre 300 anni, in Africa hanno praticato il colonialismo.<\/strong>\u00a0Adesso da decenni nel periodo postcoloniale,\u00a0 per avere a basso costo le enormi risorse del contiente nero, hanno alimentato ristrette oligarchie compiacenti, realizzato spesso opere inutili, a volte con lo scopo pi\u00f9 o meno recondito di mantenere la partnership e forme di controllo. I vari dittatori corrotti, molto spesso sono stati tenuti in piedi dalle ingenti risorse ricevute dalla cooperazione internazionale e dalle grandi compagnie commerciali, come in Congo per l\u2019estrazione dei diamanti e delle terre rare.\u00a0 Anche le guerre tra le etnie spesso sono innescate dall\u2019esterno, la storia ce lo insegna.<\/p>\n<p><strong>Nella grande &#8220;torta Africana&#8221;, in questo preciso periodo storico sono presenti tutti, europei, statunitensi, cinesi, russi<\/strong>, e ognuno ambisce ad esercitare il predominio su una fetta pi\u00f9 o meno grande delle sue immense risorse, non solo, ne sfruttano anche la manodopera a bassissimo costo.<\/p>\n<p>Le ricette politiche ed economiche liberiste portate avanti all\u2019interno dei paesi africani, a partire dagli anni \u201980 hanno <strong>promosso una concentrazione delle risorse nelle mani di una ristretta oligarchia politico-economica, indebolendo cos\u00ec il sostegno popolare alle istituzioni democratiche e creando le basi per continue guerre civili.<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;Africa per l&#8217;Occidente \u00e8 anche il primo anello della catena del suo sviluppo industriale, rappresenta un&#8217;enorme miniera di risorse a cielo aperto, fa comodo rimanga indietro. Come spiega l&#8217;attivista e poeta <strong>Soumalia Diawara<\/strong>,<strong> la soluzione per l&#8217;Africa <\/strong>e tutti gli africani<strong>, non \u00e8 &#8220;Aiutiamoli a casa loro, bens\u00ec: Lasciate casa nostra&#8221;, <\/strong>espressione parafrasata poi dal calciatore Mario Balotelli che di recente ha giustamente dichiarato<strong> &#8220;lasciate l&#8217;Africa agli africani&#8221;.\u00a0<\/strong><\/p>\n<div id=\"attachment_901649\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-901649\" class=\" wp-image-901649\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Presenza-potenze-occidentali-in-Africa.png\" alt=\"Presenza potenze occidentali in Africa\" width=\"681\" height=\"797\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Presenza-potenze-occidentali-in-Africa.png 600w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Presenza-potenze-occidentali-in-Africa-256x300.png 256w\" sizes=\"auto, (max-width: 681px) 100vw, 681px\" \/><p id=\"caption-attachment-901649\" class=\"wp-caption-text\"><em>Presenza potenze occidentali europee in Africa durante il colonialismo<\/em><\/p><\/div>\n<p><strong>L\u2019Africa perci\u00f2 \u00e8 sia il ventre molle da cui si estraggono materie prime<\/strong>\u00a0e risorse energetiche per la produzione industriale, ma come detto all&#8217;inizio, \u00e8 anche il\u00a0<strong>secchio di raccolta finale per gran parte dei nostri rifiuti al termine della catena del ciclo di produzione industriale.<\/strong><br \/>\nL&#8217;80% dei nostri rifiuti provenienti da una dubbia raccolta differenziata elettronica, arrivano in Africa, nel Ghana e in Nigeria che sono ad oggi i principali paesi importatori di <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Rifiuti_di_apparecchiature_elettriche_ed_elettroniche\">Raee<\/a> a livello mondiale.<br \/>\nIl <strong>Ghana<\/strong> da solo importa oltre <strong>40mila tonnellate<\/strong> di \u201ce-waste\u201d all\u2019anno e <strong>Agbogbloshie<\/strong> negli ultimi venti anni \u00e8 diventato il pi\u00f9 grande sito di riciclo informale del mondo, la discarica a cielo aperto dei prodotti elettrici di fabbricazione occidentale.<br \/>\nQuesto ammasso di spazzatura di potenziale valore attrae migranti dal Nord del Ghana e da paesi vicini che poi finiscono per vivere, dormire, coltivare e allevare bestiame attorno all\u2019inesauribile fonte di attivit\u00e0. Come racconta\u00a0Mamadou Malick, un amico ghanese in Italia da diversi anni, <strong>\u201cLi puoi vedere tutti i giorni, vagare per ore e ore su quella maleodorante poltiglia nera che infetta la terra, in condizioni igienico sanitarie terribili, respirano quei fumi, toccano a mani nude quei rifiuti che spesso sversano liquidi tossici, se arrivano a 40 anni senza morire prima \u00e8 un vero miracolo\u201d<\/strong><br \/>\n\u201cScrap dealers\u201d sono chiamate cos\u00ec le migliaia di persone che lavorano nella discarica, che preferiscono non chiamarla in questo modo. Per loro Agbogbloshie \u00e8 un posto di lavoro dove poter <strong>guadagnare 2 forse 3 dollari al giorno.<\/strong><br \/>\nNegli stessi anni in cui lo slum di Agbogbloshie cominciava ad affollarsi, la comunit\u00e0 internazionale metteva a punto la Convenzione di Basilea per regolamentare il trasporto di rifiuti pericolosi tra Paesi sviluppati e Paesi in via di sviluppo. La Convenzione arriv\u00f2 nel 1989, (l\u2019anno successivo della scoperta della discarica di rifiuti tossici provenienti dall\u2019Italia a Koko, in Nigeria 1988), e venne ratificata da 185 Paesi con l\u2019eccezione dagli Stati Uniti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"attachment_901555\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-901555\" class=\" wp-image-901555\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Vista-dellarea-di-Accra-720x522.jpg\" alt=\"\" width=\"1043\" height=\"757\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Vista-dellarea-di-Accra-720x522.jpg 720w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Vista-dellarea-di-Accra-300x217.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Vista-dellarea-di-Accra-768x557.jpg 768w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Vista-dellarea-di-Accra.jpg 1759w\" sizes=\"auto, (max-width: 1043px) 100vw, 1043px\" \/><p id=\"caption-attachment-901555\" class=\"wp-caption-text\"><em>Vista dell&#8217;area di Accra, distretto di\u00a0Agbogbloshie<\/em><\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><span style=\"color: #800000;\">UNA LUNGA STORIA DI DANNI ALLE PERSONE E ALL&#8217;AMBIENTE<\/span><\/h4>\n<p><strong>E\u2019 gi\u00e0 diventata una lunga storia, quella di un\u2019Africa che funge da pattumiera per i nostri rifiuti:<\/strong> Molti non credo ricordino il caso del 1988 dei <a href=\"http:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/1988\/07\/22\/tornano-in-italia-rifiuti-abbandonati-in-nigeria.html\"><strong>rifiuti tossici italiani spediti in Nigeria<\/strong>.<\/a> In effetti sono gi\u00e0 passati 31 anni, ma a Port Koko, localit\u00e0 lungo il fiume Benin, si ricordano ancora bene quando si trovarono a fare i conti con 43.330 tonnellate di veleni di produzione nostrana. La storia venne fuori in Italia grazie a un <a href=\"http:\/\/www.amicidellaterra.it\/index.php\/1980-1990\/la-nave-dei-veleni\">rapporto che fece l&#8217;associazione &#8220;Amici della Terra&#8221;<\/a> alle istituzioni inquirenti.<\/p>\n<p>La popolazione del posto rammenta benissimo sia la storia che gli effetti di cui ancora soffre la popolazione. La descrive bene in un <a href=\"https:\/\/punchng.com\/koko-community-can-never-recover-from-1988-toxic-waste-saga-prof-akaruese\/\"><strong>articolo\/intervista il Professor\u00a0Lucky Oritsetojumi Akaruese<\/strong> della University of Port Harcourt;<\/a>\u00a0 che riassume i danni prodotti dai nove mesi nei quali la piccola comunit\u00e0 di Koko fu costretta a convivere con le peggiori scorie dell\u2019industria chimica italiana ed europea.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi il\u00a0<strong><a href=\"https:\/\/www.sunnewsonline.com\/koko-waste-not-harmful-delta-govt\/\">resoconto di Paul Osuyi<\/a>,<\/strong>\u00a0\u00a0\u201cKoko toxic waste: Indigenes still live with nightmare 27 years after\u201d (Rifiuti tossici di Koko: dopo 27 anni la comunit\u00e0 vive ancora nell\u2019incubo) l\u2019articolo in cui si ripercorrono i momenti di tensione sull\u2019asse Lagos-Roma a causa dell\u2019accordo che ci fu tra alcuni imprenditori italiani e i funzionari nigeriani, per lo smaltimento di quelle tonnellate di veleni.<br \/>\n<strong>\u201cMolti anni dopo, &#8211; riporta l\u2019articolo &#8211; l\u2019incubo del materiale velenoso continua a perseguitare la gente della comunit\u00e0.<\/strong> L\u2019area in cui furono scaricati i rifiuti non si \u00e8 sviluppata e non \u00e8 coltivata, anche se intorno sono sorte alcune case\u201d.<\/p>\n<div id=\"attachment_901537\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-901537\" class=\"wp-image-901537\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Amici-della-Terra-720x407.jpg\" alt=\"\" width=\"1010\" height=\"571\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Amici-della-Terra-720x407.jpg 720w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Amici-della-Terra-300x170.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Amici-della-Terra-768x435.jpg 768w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Amici-della-Terra.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 1010px) 100vw, 1010px\" \/><p id=\"caption-attachment-901537\" class=\"wp-caption-text\"><em>Amici della Terra<\/em><\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Oltre 30 anni sono passati da allora.<br \/>\n<strong>\u201cL\u2019entit\u00e0 del traffico \u00e8 impressionante\u201d afferm\u00f2 Edo Ronchi<\/strong> all\u2019epoca deputato di Democrazia Proletaria.<br \/>\nLo scandalo scoppi\u00f2 all\u2019improvviso. Nel giugno del 1988 un gruppo di studenti nigeriani residenti in Italia avvert\u00ec la stampa africana riguardo l\u2019esistenza di una grande quantit\u00e0 di rifiuti tossici inviati in Nigeria e poi abbandonati non lontano dalla spiaggia, in una zona abitata furono lasciati migliaia di fusti che sversavano senza nessuna sicurezza.<a href=\"https:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/1988\/09\/22\/la-jelly-wax-si-difende-che-paghi.html\"><strong> Erano 18.000 per l\u2019esattezza, i fusti<\/strong> zeppi di sostanze tossiche e nocive, raccolti da un paio di note ditte di \u201csmaltimento\u201d del nostro Bel Paese.<\/a><\/p>\n<p>Accadde in breve che, tra il settembre 1987 e l\u2019aprile 1988 questi <strong>18.000 fusti presero il largo dai porti di Pisa, Carrara e Livorno a bordo delle navi Danix, Baruluch, Line e Juergen Vesta Denise.<\/strong><br \/>\nIl primo a salpare dalle nostre coste con a bordo il carico dei nostri veleni, fu il mercantile danese Danix. Due mesi dopo avrebbe dovuto salpare sempre da un nostro porto, la tedesca Kirsten, i cui piani di viaggio prevedevano di scaricare 7300 tonnellate di rifiuti a Sulina, il porto delle nebbie romeno ribattezzato cos\u00ec proprio a causa dei tanti traffici che dalle nebbie sono venuti pian piano alla luce. In quel caso per\u00f2 accadde che il pretore di Pisa sequestr\u00f2 l\u2019imbarcazione e il carico dopo aver scoperto che in Romania non esisteva nessuna discarica adatta ad accogliere quei veleni.<br \/>\nLa stessa merce allora venne imbarcata 8 mesi pi\u00f9 tardi, il 16 marzo 1988 su un\u2019altra nave tedesca, la Line, che questa volta attracc\u00f2 senza ulteriori problemi al molo di Port Koko. <strong>Fu cos\u00ec che tra le paludi e i canali della Nigeria meridionale cominci\u00f2 a crearsi una spaventosa discarica di bidoni multicolore arrugginiti che sversavano il loro carico mortale.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"attachment_901546\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-901546\" class=\"wp-image-901546\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Port-Koko-NIgeria-720x479.jpg\" alt=\"\" width=\"920\" height=\"612\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Port-Koko-NIgeria-720x479.jpg 720w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Port-Koko-NIgeria-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Port-Koko-NIgeria-768x511.jpg 768w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Port-Koko-NIgeria.jpg 900w\" sizes=\"auto, (max-width: 920px) 100vw, 920px\" \/><p id=\"caption-attachment-901546\" class=\"wp-caption-text\"><em>Port of Koko, Nigeria<\/em><\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><span style=\"color: #800000;\">TRAFFICO\u00a0 ILLECITO\u00a0 e non LECITO<\/span><\/h4>\n<p>Oltre 30 anni eppure\u00a0<strong>sia il traffico &#8220;lecito&#8221; che quello illecito di rifiuti non ha mai accennato a diminuire,<\/strong> anzi, si \u00e8 intensificato, ha preso altre forme, si sono fatti tutti pi\u00f9 accorti. Quello che accade in sintesi, \u00e8 che <strong>da una parte sia governi che le multinazionali occidentali prendono dall\u2019Africa risorse pagandole poco, dall\u2019altra al termine ultimo del ciclo produttivo, la usano come enorme discarica in cui accumulare i nostri rifiuti e i veleni che produciamo.<\/strong><br \/>\nCos\u00ec, da quando \u00e8 sorta, l\u2019immensa distesa di Agbogbloshie, nel tempo \u00e8 diventata una delle principali destinazioni dei 50 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici che si stima siano stati prodotti a livello mondiale nel 2018.\u00a0\u00a0<strong>Una quantit\u00e0 di ferraglia che equivarrebbe a 5mila Tour Eiffel<\/strong>. Solo il 20% di questa produzione finisce per essere riciclata, sebbene 2\/3 della popolazione mondiale viva in Paesi con una legislazione che prende in considerazione il problema.<br \/>\nQuaranta milioni di tonnellate di &#8220;e-waste&#8221; (spazzatura elettronica) finiscono invece nelle discariche o peggio ancora vengono bruciati, o come per l\u2019Africa, trasportati in paesi dove le leggi sull\u2019importazione e i controlli sulla riutilizzabilit\u00e0 di materiali di seconda mano, non ci sono affatto, o comunque sono <a href=\"https:\/\/allafrica.com\/stories\/201603230597.html\"><strong>del tutto inefficaci<\/strong>, come si pu\u00f2 vedere dai continui casi di devastazioni ambientali.<\/a><\/p>\n<p>Gli apparecchi elettronici pur essendo per necessit\u00e0 diventati fonte di sostentamento per tanta povera gente, tuttavia, contengono molti <strong>materiali altamente tossici<\/strong>, in molti casi <strong>anche per la nostra legislazione in materia rappresentano un problema per la classificazione stessa dei rifiuti.<\/strong> Ci\u00f2 a causa di come vengono prodotti:<strong> il nostro <a href=\"https:\/\/www.economiacircolare.com\/cose-leconomia-circolare\/\">ciclo produttivo non \u00e8 circolare,<\/a><\/strong> non si basa su un\u2019idea virtuosa e intelligente dove la produzione a monte tenga conto nei suoi metodi costruttivi criteri come ad esempio il poter riciclare facilmente le materie e i componenti utilizzati per la produzione di un dato oggetto. La nostra produzione industriale, compresa l\u2019ultima che in ordine di tempo si \u00e8 affermata come quella cinese, non tiene conto di nessun criterio di riciclo e di riuso nella costruzione, si basa solo sui vecchi concetti tanto cari all\u2019economia del libero mercato usa e getta: <strong>produci al costo minore possibile, ottieni il maggior guadagno possibile, consuma tutto quel che si possa consumare, non preoccuparti di chi lavora, e non pensare nemmeno alle possibili conseguenze in un domani.<\/strong>\u00a0 \u00a0Poco o niente importano criteri come la durata di un prodotto, lo sfruttamento di persone che possa esserci dietro, il riutilizzo o meno che se ne possa fare alla fine del ciclo, la facilit\u00e0 per riciclare quel che si produce, il danno che possa arrecare un determinato prodotto una volta gettato a fine utilizzo.<\/p>\n<p>La nostra legislazione in materia di rifiuti \u00e8 molto lacunosa, la legislazione europea non \u00e8 tanto migliore. Di un qualsiasi tipo di rifiuto, non si riesce ad esempio a capire, come tracciarne la vita residua. Appena uscito dalle frontiere, nell\u2019esatto momento in cui lo prenda in carico una nave, oppure un trasporto battente la bandiera di un altro paese, di fatto sparisce, senza sapere se finir\u00e0 in mare, oppure in una immensa discarica a cielo aperto in Africa, oppure se verr\u00e0 lasciato a sversare veleni sulla riva del delta di un fiume. Anche guardando soltanto a questo, abbiamo un\u2019enorme debito nei confronti dell\u2019Africa e ancora di pi\u00f9 nei confronti della popolazione africana, a cui togliendo risorse, inquinandone in compenso i territori, togliendogli pure la forza lavoro di milioni di persone costrette a fuggire, lasciare le loro case e tentare di venire in occidente, in molti casi perch\u00e9 l\u2019ambiente in cui vivevano \u00e8 stato talmente avvelenato e impoverito da non offrire pi\u00f9 loro forme di sostentamento.<br \/>\nE&#8217; solo dal 2002 che la <strong><a href=\"https:\/\/eur-lex.europa.eu\/legal-content\/IT\/TXT\/?uri=LEGISSUM%3Al28043\">Convenzione di Basilea<\/a><\/strong> ad esempio, ha iniziato ad occuparsi di rifiuti elettronici (in Italia adesso li designiamo con la sigla Raee), il cui peso negli anni \u00e8 incrementato esponenzialmente, ma una regolamentazione precisa non \u00e8 ancora mai stata del tutto definita. <strong>Computer, frigoriferi, telefonini, stampanti, climatizzatori, schermi televisivi, continuano a girare per il mondo, eludendo in un modo o nell\u2019altro le regolamentazioni dei diversi Paesi.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"attachment_901565\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-901565\" class=\" wp-image-901565\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Mappa-Rifiuti-Elettronici-nel-Mondo-720x428.jpg\" alt=\"Mappa Rifiuti Elettronici nel Mondo\" width=\"786\" height=\"467\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Mappa-Rifiuti-Elettronici-nel-Mondo-720x428.jpg 720w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Mappa-Rifiuti-Elettronici-nel-Mondo-300x178.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Mappa-Rifiuti-Elettronici-nel-Mondo-768x457.jpg 768w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Mappa-Rifiuti-Elettronici-nel-Mondo.jpg 792w\" sizes=\"auto, (max-width: 786px) 100vw, 786px\" \/><p id=\"caption-attachment-901565\" class=\"wp-caption-text\"><em>Mappa della distribuzione della produzione dei Rifiuti Elettronici nel mondo<\/em><\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"attachment_901574\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-901574\" class=\" wp-image-901574\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/RAE-Elettronici-720x486.jpg\" alt=\"Istogramma RAEE Elettronici\" width=\"821\" height=\"554\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/RAE-Elettronici-720x486.jpg 720w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/RAE-Elettronici-300x202.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/RAE-Elettronici.jpg 732w\" sizes=\"auto, (max-width: 821px) 100vw, 821px\" \/><p id=\"caption-attachment-901574\" class=\"wp-caption-text\">Istogramma Raee Elettronici, produzione milioni di tonnellate per anno<\/p><\/div>\n<h4><span style=\"color: #800000;\">LA POLITICA DEGLI &#8220;ZERO CONTROLLI&#8221;<\/span><\/h4>\n<p>I dati sui flussi verso questi Stati, quasi sempre africani o asiatici, sono discordanti e di difficile interpretazione. Anche se in questi stessi Paesi l\u2019informatizzazione dei servizi e il consumo massivo di beni tecnologici stanno crescendo esponenzialmente. Finora si stima che la provenienza dell\u201985% di questi rifiuti provenga dall\u2019occidente: USA, Europa, Cina e Russia in testa.<br \/>\nSul fronte del traffico portuale europeo, a parte i grandi proclami, siamo ancora di fronte alle politiche \u201cZero controlli\u201d.<strong> Basterebbe andare in uno dei tanti porti, italiani ed europei, seguire uno dei tanti container di rifiuti, prodotti di scarto di fine lavorazione, spesso anche veleni e sostanze tossiche (riempiti molto spesso da organizzazioni criminali)<\/strong> seguirne la destinazione, per capire dove finiscano. E&#8217; quello che di recente ha fatto <a href=\"https:\/\/www.ban.org\/news\/2019\/2\/6\/gps-trackers-discover-illegal-e-waste-exports-to-africa-and-asia\"><strong>l&#8217;Associazione BAN con dei tracker GPS<\/strong>,<\/a> per scoprire che ancora oggi molto spesso,<strong> questi rifiuti finiscono in quei paesi dove non c\u2019\u00e8 nessun controllo,<\/strong>\u00a0dove dal traffico dei nostri rifiuti e degli scarti guadagnano <strong>funzionari corrotti di altri paesi in via di sviluppo,<\/strong> mentre<strong> organizzazioni criminali locali ed estere<\/strong> <strong>si arricchiscono<\/strong> nel business dello \u201csmaltimento\u201d a basso prezzo. Per noi in fondo \u00e8 conveniente, \u00e8 un business illegale che abbassa i prezzi di mercato&#8230;\u00a0 Poco importa se quei rifiuti finiranno sulla foce di un fiume, gettati al largo di qualche lontano mare, oppure in qualche discarica infernale alle porte di una grande citt\u00e0, salvo poi chiedersi perch\u00e9 un numero sempre pi\u00f9 alto di persone sia costretta ad abbandonare le terre in cui sono nati e vissuti, classificandoli magari come &#8220;invasori&#8221; o nella migliore delle ipotesi di classificazione in voga nell&#8217;Italia leghista, \u201cmigranti economici\u201d che vengono qui per vivere a sbafo.<\/p>\n<p>E&#8217; intersessante in particolar modo, tracciare anche se parzialmente la filiera dei\u00a0rifiuti elettronici, come ad esempio ha riportato in una\u00a0<strong>ricerca l&#8217;Universit\u00e0 <a href=\"http:\/\/www.unina.it\/home;jsessionid=59420251D935B7AB993057BC95F55014.node_publisher12\">Federico II di Napoli<\/a><\/strong>:\u00a0<strong><a href=\"http:\/\/www.fedoa.unina.it\/2824\/1\/Lanzaro_Istituzioni_Politiche_Ambientali_Finanziarie_e_Tributarie.pdf\">\u201cIl traffico transfrontaliero e lo smaltimento di rifiuti pericolosi a livello internazionale e comunitario\u201d<\/a>.<\/strong>\u00a0 \u00a0Consultandola si pu\u00f2 comprendere come molti dei RAEE che partono dai nostri porti arrivino in Africa, o nei paesi asiatici. Per lo pi\u00f9 essi non provengono dai punti di raccolta ufficiali o dalle discariche comunali, ma molto pi\u00f9 spesso da punti di raccolta informali davanti ai centri di riciclo ufficiali o dalle strade, a volte addirittura vengono raccolti direttamente su internet.\u00a0 \u00a0<strong>Il materiale illegale poi viene solitamente stipato dentro veicoli, ad esempio automobili usate, ed esportati tramite il veicolo stesso per essere portati in Africa.<\/strong> Ci\u00f2, ovviamente con l\u2019<strong>appoggio di una rete criminale delle nostre mafie locali<\/strong>, coinvolte in attivit\u00e0 di esportazione clandestina, le quali spesso si appoggiano su migranti africani che vivono in Europa e avviano piccoli business familiari su questi traffici.<\/p>\n<p>\u201cUn recente studio dell\u2019ONU sull\u2019Africa Occidentale ha dimostrato come spesso avvenga l\u2019esportazione attraverso le auto usate. Si parla del coinvolgimento anche di altre organizzazioni criminali, come ad esempio la mafia rumena, ma sebbene di recente si stia indagando, ancora ci sono poche prove in tal senso, ma ci si rende bene conto alla fine, che all&#8217;interno della nostra filiera produttiva,\u00a0 bene o male<strong> fa comodo a tutti poter smaltire a basso prezzo, migliaia di tonnellate di rifiuti, per la cui gestione come paese, non solo non siamo minimamente attrezzati, ma che rischiano persino di diventare causa di ulteriore degrado e inquinamento ambientale dei nostri territori.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il flusso di fatto non si arresta perch\u00e9 i porti non sono in grado di monitorare ed effettuare ispezioni sulla quantit\u00e0 di container in arrivo ogni giorno.<\/strong> Nessun porto vuole rallentare le procedure aumentando queste ispezioni\u201d dice <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=MojMEqehvmU\">Jim Puckett,<\/a> Executive Director del <a href=\"https:\/\/www.ban.org\/about-us\">Basel Action Network (BAN)<\/a>, un\u2019associazione ambientalista che, <a href=\"https:\/\/www.ban.org\/news\/2019\/2\/6\/gps-trackers-discover-illegal-e-waste-exports-to-africa-and-asia\">pochi mesi fa, ha nascosto 314 dispositivi GPS su materiali elettronici di scarto in Europa<\/a>,<strong><a href=\"http:\/\/wiki.ban.org\/images\/f\/f4\/Holes_in_the_Circular_Economy-_WEEE_Leakage_from_Europe.pdf\"> qui l&#8217;intero report<\/a> <\/strong>mappando diversi casi in cui i rifiuti, non funzionanti, sono stati esportati verso Africa e Asia da Regno Unito, Spagna, Italia, Irlanda, Danimarca e Germania.<\/p>\n<div id=\"attachment_901592\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-901592\" class=\" wp-image-901592\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/carabinieri-forestali-durante-il-sequestro-di-un-container-720x405.jpg\" alt=\"\" width=\"878\" height=\"494\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/carabinieri-forestali-durante-il-sequestro-di-un-container-720x405.jpg 720w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/carabinieri-forestali-durante-il-sequestro-di-un-container-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/carabinieri-forestali-durante-il-sequestro-di-un-container-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/carabinieri-forestali-durante-il-sequestro-di-un-container-750x422.jpg 750w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/carabinieri-forestali-durante-il-sequestro-di-un-container.jpg 1000w\" sizes=\"auto, (max-width: 878px) 100vw, 878px\" \/><p id=\"caption-attachment-901592\" class=\"wp-caption-text\"><em>Carabinieri forestali durante il sequestro di un container di Raee<\/em><\/p><\/div>\n<h4><span style=\"color: #800000;\">SENZA L&#8217;AFRICA SAREMMO GIA&#8217;\u00a0<\/span><span style=\"color: #800000;\">DA TEMPO\u00a0<\/span><span style=\"color: #800000;\">SOFFOCATI\u00a0 SOTTO I NOSTRI STESSI RIFIUTI<\/span><\/h4>\n<p><strong>Il nostro ciclo produttivo va avanti grazie a una serie di escamotage legislativi che rendono pi\u00f9 o meno &#8220;legale&#8221; lo smaltimento di scarti e rifiuti<\/strong>, se dovessimo smaltire da soli i nostri rifiuti e tutto quel che produciamo, <strong>ormai saremmo sommersi, letteralmente affogati, soffocati dai nostri stessi rifiuti:<\/strong>\u00a0altro che terra dei fuochi, le nostre terre sarebbero gi\u00e0 diventate tutte invivibili e saremmo gi\u00e0 arrivati al collasso ambientale.<\/p>\n<p>Cos\u00ec<strong> l\u2019Occidente e l\u2019Europa vanno avanti con leggi sulla gestione dei rifiuti che di fatto sono escamotage affinch\u00e9 siano altri a dover pagare il prezzo del nostro stile di vita e della nostra condotta senza nessun criterio.<\/strong><br \/>\nIl fine vita degli oggetti elettronici di uso quotidiano \u00e8 un problema di scala globale, reso sempre pi\u00f9 urgente dalla crescente obsolescenza degli oggetti che quotidianamente utilizziamo e dalle difficolt\u00e0, anche dei paesi pi\u00f9 sviluppati, di provvedere a un loro riciclo efficiente.<br \/>\n<strong>L\u2019Unione Europea prova a confondere le acque<\/strong> e ad allargare le maglie della definizione di <strong>esportazione per \u201criparazione\u201d<\/strong>, con l\u2019obiettivo di escludere questa fattispecie dalla definizione di e-waste.<\/p>\n<p>\u201cSono riusciti finora a inserire questo concetto nelle linee guida di Basilea sui movimenti transnazionali di e-waste. La nostra associazione BAN si oppone fortemente a questa idea. \u00c8 grave che l\u2019Unione Europea stia continuando su questa strada, a livello politico. Quando il materiale non \u00e8 di scarto, la sua esportazione diventa legale\u201d, &#8211; sostiene Jim Puckett &#8211; <strong>Stimo che dall\u2019Europa l\u201980% di ci\u00f2 che viene portato in Africa sia non funzionante e illegale\u201d<\/strong>, continua Puckett. \u201cBisogna credere a quel che si vede. In Ghana le autorit\u00e0 portuali ti dicono che il 75% dei beni che arrivano nel paese sono di seconda mano, dunque legali. Abbastanza surreale, dato che si parla anche di importazioni di cibo. Sono stato al porto di Tema, vicino ad Accra, e ho assistito alle operazioni di controllo. <strong>Ci sono macchine usate dagli Stati Uniti, container di plastica e carta usati dall\u2019Europa, gomme e elettrodomestici usati, vestiti.<\/strong> L\u2019idea \u00e8 che il mercato locale ridar\u00e0 vita a tutti questi prodotti per poi rivenderli. Gli strumenti elettronici finiscono in qualche piccolo negozio dove si prova a ripararli e venderli. Tutto ci\u00f2 che non ha mercato, che \u00e8 la gran parte di quello che arriva, viene portato ad Agblogbloshie con dei carrelli da supermercato\u201d.<\/p>\n<p>Tutto questo ci dice in pratica che escamotage dell\u2019Unione europea a parte, <strong>si tratta comunque di materiale, prodotto nel nostro Occidente.\u00a0<\/strong>\u00a0Uno dei problemi a monte \u00e8 l&#8217;aspettativa di vita di questi prodotti che produciamo che non \u00e8 mai elevata, anzi \u00e8 sempre pi\u00f9 breve, perch\u00e9 all&#8217;interno del nostro ciclo produttivo <strong>per aumentare il consumo, da anni ormai abbiamo introdotto il <a href=\"http:\/\/www.ilcambiamento.it\/articoli\/difendersi_obsolescenza_programmata_consumismo\">concetto di \u201cobsolescenza programmata\u201d<\/a>,<\/strong> ovvero far durare un qualsiasi oggetto il minimo indispensabile, di modo che possa superare gli standard legati al rispetto dei termini per la garanzia, ma che non si vada mai molto oltre la sua durata, ci\u00f2 affinch\u00e9 il consumatore sia costretto spesso al ricambio dell&#8217;oggetto in questione, e mantenere cos\u00ec un certo livello di consumo.<strong>\u00a0 I bilanci delle multinazionali a fine mese, si sa, debbono essere sempre in \u201ccrescita\u201d; c\u2019\u00e8 da domandarsi crescita verso che o verso cosa, non per essere pessimisti, ma verrebbe di pensare a crescita nell&#8217;ordine della distruzione del nostro pianeta.<\/strong><\/p>\n<div id=\"attachment_901583\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-901583\" class=\" wp-image-901583\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Ciclo-dei-rifiuti-720x718.jpg\" alt=\"Ciclo dei rifiuti\" width=\"887\" height=\"885\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Ciclo-dei-rifiuti-720x718.jpg 720w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Ciclo-dei-rifiuti-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Ciclo-dei-rifiuti-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Ciclo-dei-rifiuti-768x766.jpg 768w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Ciclo-dei-rifiuti.jpg 859w\" sizes=\"auto, (max-width: 887px) 100vw, 887px\" \/><p id=\"caption-attachment-901583\" class=\"wp-caption-text\"><em>Il ciclo dei rifiuti<\/em><\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><span style=\"color: #800000;\">LA STORIA DELLE COSE<\/span><\/h4>\n<p>Per capure meglio quale sia la logica devastante del nostro ciclo produttivo, esiste un video che gira gi\u00e0 da diversi anni. Il video racconta la storia di come vengono prodotte le varie cose che utilizziamo, \u00e8 narrata in forma di fumetto; sarebbe utile e bello che gli insegnanti potessero farlo vedere in tutte le scuole, cos\u00ec come anche noi, insieme ai nostri figli; di modo da renderci conto con pi\u00f9 coscienza di <strong>come funzioni il ciclo produttivo delle cose,\u00a0 di ci\u00f2 che esso produca alle persone, e all&#8217;ambiente, in termini di danni, in particolare proprio in quelle zone da cui adesso provengono migliaia di migranti in fuga, in cerca di sopravvivenza.<\/strong><\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"La storia delle cose\" width=\"500\" height=\"375\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/oktdSO_J3Vc?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<h4><span style=\"color: #800000;\">LA CONVENZIONE DI BAMAKO C&#8217;E&#8217; MA NON VIENE RISPETTATA\u00a0<\/span><\/h4>\n<p>Il continente africano dal canto suo in questi ultimi anni ha deciso di opporsi a questa politica votata alla distruzione, o meglio ha tentato, e si \u00e8 espresso unitariamente in un\u2019importante dichiarazione alla <strong><a href=\"https:\/\/wedocs.unep.org\/bitstream\/handle\/20.500.11822\/22598\/Rapport%20du%20secr%C3%A9tariat%20sur%20l%E2%80%99application%20de%20la%20Convention%20de%20Bamako.pdf?sequence=1&amp;isAllowed=y\">Conferenza di Bamako<\/a><\/strong>, e nella produzione d&#8217;una serie di <a href=\"https:\/\/www.unenvironment.org\/events\/conference\/second-conference-parties-bamako-convention\">documenti redatti durante tale conferenza,<\/a>\u00a0dove ci si esprime contro l\u2019importazione di rifiuti elettronici, affermando il principio che, <strong>\u201cqualsiasi cosa non funzionante va classificata come e-waste\u201d<\/strong>.<br \/>\nUna definizione in linea di principio condivisa dai vari trattati tra i principali paesi pi\u00f9 sviluppati. Il passo formale tuttavia non \u00e8 affatto corrisposto a un cambiamento reale e pratico nella gestione internazionale del problema: l\u2019Africa resta ancora il luogo da cui prima prendere le risorse e poi abbandonare, seppellire, sversare o bruciare il frutto della nostra totale incapacit\u00e0 gestionale. Un sistema produttivo il nostro che si ostina volontariamente a non voler considerare che la filera di tutto quel che produciamo non si conclude nell&#8217;atto della vendita, bens\u00ec con la gestione corretta degli scarti e dei rifiuti di fine ciclo che ne derivano.<\/p>\n<p><strong>Agbogbloshie rappresenta l\u2019ultimo anello della catena di un sistema produttivo profondamente scriteriato, figlio di politiche economiche violente e cieche, dove la parola\u00a0 \u201criciclo\u201d\u00a0 di fatto non esiste, se non quello che avviene sulla pelle di chi lavora in queste grandi dicariche a cielo aperto, e su quella di milioni di persone che vivono intorno.<\/strong><br \/>\nQueste enormi discriche sono cantieri a cielo aperto, <strong>montagne di rifiuti a perdita d&#8217;occhio<\/strong>, dove le persone si approcciano a ogni tipo di rifiuto elettrico, lo smembrano, recuperando le materie prime per 2 dollari al giorno. Ci\u00f2 che resta dello scarto di quei rifiuti viene bruciato. Le <strong>nubi tossiche vengono emesse in continuazion avvelenando l\u2019aria. Agbogbloshie ad esempio, \u00e8 uno dei 10 luoghi considerati tra i pi\u00f9 inquinati al mondo.<\/strong> Recentemente un report di BAN e dell\u2019<a href=\"https:\/\/ipen.org\/\">International POPs Elimination Network<\/a> (IPEN) ha dimostrato come l\u2019industria dell\u2019e-waste abbia serie ripercussioni sulla catena alimentare in tutto il Ghana. <strong>Lo studio ha mostrato livelli di diossina altissimi, di bifenili, di policlorurati nelle uova, nei polli, nelle verdure vendute nei mercati che vivono intorno all\u2019immensa discarica.\u00a0<\/strong><br \/>\nI giovani che lavorano ad Agbogbloshie si arrangiano con le mani e con il fuoco per estrarre metalli di valore dalle scorte inesauribili di plastica, fili e circuiti elettrici. Sono tanti gli studi che hanno illustrato le conseguenze dirette sulla salute di queste persone, esposte a sostanze letali che possono causare malattie ischemiche coronarie, infarti, malattie ostruttive polmonari, tumori, e infezioni respiratorie nei bambini.<br \/>\n<strong>Agbogbloshie \u00e8 solo una delle tante discariche a cielo aperto che in questi anni sono sorte sul territorio africano.<\/strong><\/p>\n<div id=\"attachment_901611\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-901611\" class=\" wp-image-901611\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/pensare-circolare-720x540.jpg\" alt=\"Critical Mass: &quot;Pensare Circolare&quot;\" width=\"844\" height=\"633\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/pensare-circolare-720x540.jpg 720w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/pensare-circolare-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/pensare-circolare-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/pensare-circolare.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 844px) 100vw, 844px\" \/><p id=\"caption-attachment-901611\" class=\"wp-caption-text\"><em>Critical Mass: &#8220;Pensare Circolare&#8221;<\/em><\/p><\/div>\n<h4><span style=\"color: #800000;\">PICCOLI PROGETTI IN CORSO<\/span><\/h4>\n<p>Ci sono dei progetti in tal senso,\u00a0 qualcosa si muove nell&#8217;ottica di trasferire alle persone che sopravvivono delle attivit\u00e0 legate alla discarica, almeno le conoscenze minime per poter gestire meglio il riciclo.<br \/>\n<strong>\u201cRiusciamo a fare arrivare qua nel nostro centro, il 30% dei ricavi che entrano ad Agbogbloshie. Dove siamo riusciti ad arrivare, insegniamo a estrarre i metalli in maniera rispettosa dell\u2019ambiente e della salute delle persone che vivono ad Accra<\/strong>,\u00a0 spiega Bennett Samuel Akuffo, uno degli operatori dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.atcmask.com\/blogs\/blog\/agbogbloshie-scrapyard\">Agbogbloshie Technical Training Centre<\/a>. &#8211;<br \/>\nGli Scrap dealers possono consegnare anche il materiale al nostro centro, &#8211; continua Bennet Akuffo &#8211; dove viene processato in modo ecosostenibile, e vengono pagati per il valore dei metalli contenuti nel materiale portato.\u201d Un piccolo progetto interessante quest&#8217;ultimo che \u00e8 stato finanziato dalla Germania, ma \u00e8 davvero troppo poco per porre un freno alla catastrofe ecologica in atto nell\u2019area.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"attachment_901602\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-901602\" class=\" wp-image-901602\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Agbogbloshie-Technical-Training-Centre_1024x1024-720x480.jpg\" alt=\"Agbogbloshie: Technical Training Centre\" width=\"970\" height=\"646\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Agbogbloshie-Technical-Training-Centre_1024x1024-720x480.jpg 720w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Agbogbloshie-Technical-Training-Centre_1024x1024-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Agbogbloshie-Technical-Training-Centre_1024x1024-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Agbogbloshie-Technical-Training-Centre_1024x1024.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 970px) 100vw, 970px\" \/><p id=\"caption-attachment-901602\" class=\"wp-caption-text\"><em>Agbogbloshie: Technical Training Centre &#8211; (Credit: Muntaka Chasant)<\/em><\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><span style=\"color: #800000;\">UNA VISIONE DIFFERENTE<\/span><\/h4>\n<p><strong>Fa invece riflettere ci\u00f2 che esprime Bennet, nella sua visione<\/strong>, si potrebbe pensare che una persona che viva in quella zona, cos\u00ec devastata,\u00a0 ben consapevole dell\u2019origine di tutto quel degrado e inquinamento, almeno secondo i nostri recenti parametri, quelli sdoganati delle politiche dell&#8217;odio e dei respingimenti che si stanno affermando in Europa in quest&#8217;ultimo periodo, dovrebbe quanto meno essere mortalmente risentita verso tutto l\u2019Occidente. E invece no, la sua idea \u00e8 planetaria, \u00e8 universale, sa che se ci sar\u00e0 una soluzione ambientale e sostenibile per questo pianeta, questa sar\u00e0 globale e circolare, in una presa di coscienza, che ci racconta che tutto e tutti sono ormai strettamente collegati:<br \/>\n<strong>\u201cIo ho avuto una polmonite e pi\u00f9 volte ho preso infezioni lavorando qua per tanti anni, conosco altre persone che hanno avuto malattie simili e problemi alle vie respiratorie, altri che sono morti. Conosco bene l&#8217;origine di tutto questo, ma vado avanti perch\u00e9 dentro di me e nella mia vita sono un ambientalista e credo che si possa costruire un futuro differente per questo pianeta\u201d<\/strong>, cos\u00ec conclude Bennett.<\/p>\n<p>Dovremmo essere molti, molti di pi\u00f9 a pensarla in questo modo, ancor pi\u00f9 che per fare la differenziata (che comunque serve) per fare la differenza.<\/p>\n<p>In una considerazione del tutto personale, credo che potr\u00e0 esserci un futuro nel momento in cui s\u2019inizier\u00e0 ancor pi\u00f9 che al solo pensare, idealizzando le questioni, a prendere coscienza con mano, sperimentare sulla nostra pelle, fino a sentire profondamente dentro che siamo parte di un\u2019unica entit\u00e0 globale, una rete di persone che vive su di un unico pianeta, dove <strong>tutto ci\u00f2 che di buono, cos\u00ec come i danni di ci\u00f2 che produciamo, non hanno confini, non possono essere arginati con un decreto.<\/strong> In definitiva questo periodo storico sta tentando disperatamente di comunicarci in tanti modi differenti, che <strong>tutto ci\u00f2 che produciamo sia esso buono, meno buono, o cattivo non finisce con noi, e non finisce qui, ma si diffonde nel mondo, all\u2019interno di un pianeta sempre pi\u00f9 collegato. Tutto quel che produciamo pu\u00f2 forse solo sparire per un po\u2019 alla nostra vista, ma poi ritorna.<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-901620\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Migranti-720x480.jpg\" alt=\"\" width=\"984\" height=\"656\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Migranti-720x480.jpg 720w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Migranti-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Migranti-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Migranti.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 984px) 100vw, 984px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;Africa per l&#8217;Occidente rappresenta contemporaneamente il primo e l&#8217;ultimo anello 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