{"id":898184,"date":"2019-08-05T14:57:18","date_gmt":"2019-08-05T13:57:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=898184"},"modified":"2019-08-05T14:57:18","modified_gmt":"2019-08-05T13:57:18","slug":"siriani-in-turchia-lavoro-minorile-e-tratta-delle-donne-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2019\/08\/siriani-in-turchia-lavoro-minorile-e-tratta-delle-donne-2\/","title":{"rendered":"Siriani in Turchia: Lavoro minorile e tratta delle donne (2)"},"content":{"rendered":"<p>In Turchia vivono attualmente 3 milioni 630 mila e 575 rifugiati siriani e soltanto 31.000 di questi hanno un permesso di lavoro che gli permette di avere un impiego legale.<\/p>\n<p>Dunque cosa fanno tutti gli altri per sopravvivere?<\/p>\n<p>In questi anni, dal 2010, sono stati realizzati diversi lavori di approfondimento giornalistico per fare luce sulla vita lavorativa precaria dei rifugiati siriani presenti in Turchia.<\/p>\n<p><strong>Lavoro minorile<\/strong><\/p>\n<p>Nel mese di giugno del 2016, l\u2019agenzia di notizia internazionale, <a href=\"https:\/\/www.reuters.com\/investigates\/special-report\/europe-migrants-turkey-children\/\">Reuters<\/a>, ha realizzato un servizio in cui si parlava in modo approfondito del lavoro minorile all\u2019interno dei laboratori tessili delle grandi metropoli turche. Sono state realizzate delle interviste a ragazzi dai 10 ai 15 anni che hanno raccontato delle condizioni precarie e pesanti di lavoro: pi\u00f9 di 15 ore al giorno in scantinati senza luce, senza nessun tipo di contratto e\/o assicurazione e per di pi\u00f9, in condizioni di violenza fisica e verbale.<\/p>\n<p>Nel servizio audiovisivo realizzato dalla mittente tedesca <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=N_dbkIx0eg0\">DW<\/a>, nel 2017, ci si rende conto chiaramente quanto sia diffuso il lavoro minorile tra i bambini siriani soprattutto a Istanbul. Aras Ali parla della difficolt\u00e0 della sua famiglia nel pagare l\u2019affitto e del fatto che, per conseguenza, sia obbligata a lavorare, nonostante i suoi 12 anni. La mamma di Aras dice che piange ogni mattina perch\u00e9 non vorrebbe andare a lavorare e dichiara che preferirebbe andare a scuola. Ma come dice la mamma non c\u2019\u00e8 altra scelta.<\/p>\n<p>Circa un terzo della popolazione siriana presente in Turchia ha meno di 18 anni. Finora non \u00e8 stata realizzata nessuna analisi esatta per capire quanti bambini siriani lavorano illegalmente. Tuttavia secondo il centro di ricerca del sindacato confederale <a href=\"https:\/\/www.evrensel.net\/yazi\/80217\/suriyeli-cocuk-isciler\">Disk-Ar<\/a>, dal 2013, si registra un notevole aumento dei casi di denuncia per sfruttamento di lavoro minorile. Secondo il Centro di Risorse Umane e di Lavoro (<a href=\"https:\/\/fashionunited.it\/news\/moda\/bhrrc-bambini-rifugiati-siriani-sfruttati-dalle-grandi-catene\/2016020214570\">Bhrrc<\/a>), nel 2016, sono state identificate diverse aziende tessili famose che avevano, da tempo, impiegato nei loro laboratori, in Turchia, dei bambini per produrre dei capi da vendere all\u2019estero. Tra questi vediamo H&amp;M, Next e White Stuff.<\/p>\n<p>Secondo una <a href=\"https:\/\/www.istanbulgercegi.com\/sermayenin-yedek-isgucu-ordusu-suriyeli-cocuk-isciler-300-lira-karsiliginda-12-saat-calistiriliyorlar_176712.html\">ricerca<\/a> realizzata, nel mese di agosto del 2018, dall\u2019Unione dei Medici Turchi (TTB), i bambini siriani lavorano a meno di 400 lire turche al mese, l\u2019equivalente di circa 65 euro.<\/p>\n<p>I bambini siriani non lavorano soltanto nell\u2019ovest del Paese oppure nelle grandi metropoli ma anche nelle citt\u00e0 di confine con la Siria. Sembra che le condizioni di lavoro siano ancora pi\u00f9 precarie e difficili in quelle zone. Nel 2016, <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=K76MC6zkp1s\">Euronews<\/a>, ha realizzato un servizio riguardante tre bambini che vivono nella citt\u00e0 di Antep, che hanno perso il loro padre durante i bombardamenti in Siria e costretti a mantenersi e a sostenere le spese mediche di loro madre malata. Il pi\u00f9 grande, di 13 anni, e tutti e tre sono obbligati a lavorare in una fabbrica di scarpe che appartiene a un cittadino siriano. Secondo la legge, in Turchia, i bambini possono lavorare soltanto a partire dal quindicesimo anno, ma il proprietario della fabbrica dice di dare una mano a questi bambini facendoli lavorare. In varie fabbriche i bambini vengono sfruttati, violentati e in alcuni casi anche venduti come degli schiavi. I tre fratelli guadagnano circa 15 Euro a settimana.<\/p>\n<p>Nel suo servizio Euronews racconta anche il caso di alcuni bambini siriani che raccolgono carte e plastica nell\u2019immondizia, lavorando per pi\u00f9 di 6 ore e guadagnando meno di 2 euro al giorno.<\/p>\n<p>Secondo una ricerca realizzata, nel 2017, dalla fondazione tedesca, <a href=\"http:\/\/www.fes-tuerkei.org\/media\/pdf\/D%C3%BCnyadan\/2017\/Du308nyadan%20-%20Suriyeli%20Mu308ltecilerin%20Tu308rkiye%20I307s327gu308cu308%20Piyasasina%20Etkileri%20.pdf\">Freidrich Ebert Stiftung<\/a>, in Turchia, solo il 25% dei bambini siriani frequenta una scuola. Quindi circa il 75% del totale \u00e8 obbligato a lavorare oppure rischia di trovarsi impiegato in un posto di lavoro, ovviamente senza contratto e\/o assicurazione. Si tratterebbe di circa 1 milione di minori.<\/p>\n<p><strong>Donne nel mondo del lavoro<\/strong><\/p>\n<p>In un <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=CXbSIa3my1M\">servizio<\/a> realizzato dal portale di notizie, Ekmek ve Gul, vengono intervistate alcune ragazze siriane impiegate nei laboratori di tessile. Le testimonianze risalgono al 2017 e dimostrano che le donne siriane sono sottopagate rispetto a quelle turche. Infatti, mentre le siriane prendono circa 30 euro a settimana quelle turche percepiscono almeno 10 euro in pi\u00f9. Le donne sostengono che in diversi luoghi di lavoro analoghi sono sempre di pi\u00f9 le donne siriane a essere utilizzate. Inoltre le ragazze siriane intervistate parlano di evidenti casi di discriminazione quotidiana che vivono sul posto di lavoro. Le ragazze hanno meno di 20 anni e sostengono che da quando sono in Turchia, 5 anni, non sono mai riuscite ad andare a scuola perch\u00e9 sono state sempre obbligate a lavorare per sopravvivere.<\/p>\n<p>Nel mese di marzo del 2019, The Voice of America, ha realizzato un <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=31zwiA2Adus\">servizio<\/a> audiovisivo, intervistando alcune donne lavoratrici nella citt\u00e0 di Izmir. Le donne raccontano una vita molto difficile in cui sono obbligate a sostenere la famiglia e nonostante mille difficolt\u00e0 a fare in modo che i figli possano studiare. Si tratta spesso dei casi in cui il marito non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 perch\u00e9 \u00e8 morto durante la guerra in Siria. Anche in questo servizio si vedono delle giovani ragazze che, da quando sono arrivate in Turchia, sono state obbligate a lavorare invece che studiare.<\/p>\n<p>In un altro servizio televisivo realizzato dal canale <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=HAakwP6JqhI\">Hayatin Sesi<\/a>, le donne raccontano la difficolt\u00e0 linguistica che vivono in Turchia. Secondo le intervistate, coloro che riescono a lavorare non hanno tempo per fare un corso decente di turco invece quelle che restano a casa sono quasi sempre obbligate a badare ai bambini, agli invalidi di guerra che hanno in famiglia oppure agli anziani. Quindi anche queste non riescono a imparare correttamente il turco; nella vita quotidiana le donne siriane devono quindi affrontare una serie di difficolt\u00e0 legate alla barriera linguistica.<\/p>\n<p>Nonostante tutto ci sono anche alcuni casi di successo. Il comune di Izmir, da qualche anno, sostiene in diversi modi, le donne siriane che producono dei piccoli lavori di bigiotteria oppure arredo casa; cuscini, coperte, centrino etc. Le donne seguono dei corsi di formazione e lavorano nei laboratori del comune e i loro lavori vengono venduti.<\/p>\n<p>Lo stesso spirito c\u2019\u00e8 anche nel cuore del <a href=\"https:\/\/www.haberturk.com\/once-kadinlar-ve-cocuklar-turkiye-de-yasama-tutunan-suriyeli-kadinlar-yasadiklarini-anlatiyor-2507653\">Centro di Solidariet\u00e0 delle Donne<\/a> che fa parte dell\u2019Universit\u00e0 della citt\u00e0 di Eskisehir. L\u00ec, le donne siriane seguono dei corsi di lingua e quelli di formazione professionale. Inoltre i volontari dei Centro accompagnano le donne siriane che non sanno parlare in turco, negli ospedali per le visite oppure in altri uffici comunali per risolvere le questioni burocratiche.<\/p>\n<p>Inoltre, grazie alla collaborazione con la polizia locale, le donne siriane prendono consapevolezza dei loro diritti e acquisiscono alcune informazioni importanti per capire come devono difendersi dalle minacce di violenza e sfruttamento nella vita quotidiana.<\/p>\n<p><strong>Prostituzione minorile e commercio delle donne<\/strong><\/p>\n<p>Una delle situazioni in cui si trovano le donne siriane, grazie alla precariet\u00e0 e all\u2019estrema povert\u00e0, \u00e8 quella di svolgere un lavoro che non avrebbero scelto oppure quella di far parte di un sistema di schiavit\u00f9.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 nel 2014, la giornalista Mehves Evin, del quotidiano Milliyet, nelle <a href=\"http:\/\/www.milliyet.com.tr\/yazarlar\/mehves-evin\/suriyelilerle-evlilik-ticarete-donustu-1828673\">interviste <\/a>che ha realizzato nella citt\u00e0 di Hatay e Urfa, al confine, aveva raccolto diverse testimonianze di semplici cittadini o di vittime che parlavano di una situazione molto complicata e difficile. Gli abitanti di zona parlavano di come era diffusa la poligamia con l\u2019arrivo dei siriani. Ovviamente erano gli uomini locali a \u201ccomprare\u201d nuove mogli, a volte anche minorenni. Tra le persone che aveva intervistato Evin c\u2019erano anche degli infermieri che lavorano presso diversi ospedali statali in zona. Le testimonianze raccontavano della presenza di un sistema di commercio gi\u00e0 radicato in cui le minorenni siriane venivano vendute anche a meno di 500 euro.<\/p>\n<p>Tra le persone intervistate dalla giornalista, ci sono anche le dipendenti del Rifugio per le Donne di Urfa. Una realt\u00e0 che lavora con le donne vittime di violenza e sfruttamento. Le persone che ci lavorano parlavano di un mercato gi\u00e0 esistente da tempo in cui le minorenni siriane venivano vendute anche per compensare i debiti delle famiglie stesse che non riuscivano a saldare.<\/p>\n<p>Nel 2015, il giornalista Erk Acarer, del quotidiano <a href=\"http:\/\/www.cumhuriyet.com.tr\/haber\/turkiye\/188373\/Kamplardaki_kadin_ticareti.html\">Cumhuriyet<\/a>, aveva realizzato delle interviste con le donne siriane che al loro arrivo in Turchia, per un lungo periodo, avevano vissuto nei centri di accoglienza \u00a0e nelle tendopoli. Le persone intervistate sono diverse donne vittime di sfruttamento e violenza sessuale. Alcune testimonianze raccontano di un vero sistema commerciale presente dentro queste tendopoli gestite da alcuni siriani e turchi in collegamento con diverse case chiuse illegali nella citt\u00e0 di Antep, alconfine.<\/p>\n<p>Secondo una <a href=\"http:\/\/www.mazlumder.org\/webimage\/MAZLUMDER%20KAMP%20DI%C5%9EINDA%20YA%C5%9EAYAN%20KADIN%20SI%C4%9EINMACILAR%20RAPORU(2).pdf\">ricerca <\/a>realizzata da un\u2019associazione non governativa, Mazlumder, intervistando 100 donne siriane in diverse parti della Turchia, si tratterebbe di un fenomeno molto diffuso nel Paese. La relazione parla di un dato spaventoso che \u00e8 quello dell\u2019et\u00e0 media, delle ragazzine, 13 anni. vendute ai maschi ricchi, Nella ricerca si sottolinea che, per i trafficanti di esseri umani, la condizione legale ed economica precaria delle rifugiate siriane \u00e8 un grande vantaggio per aumentare il loro guadagno in modo sproporzionato. Mazlumder specifica che gli adulti turchi, acquirenti delle minorenni siriane, si appropriano delle ragazze facendo dei matrimoni religiosi, vietati dalla legge in Turchia.<\/p>\n<p>In diverse date, nel 2018 e 2019, nelle citt\u00e0 di <a href=\"https:\/\/www.internethaber.com\/baskinda-ortaya-cikti-sanliurfada-suriyeli-kadinlara-fuhus-tuzagi-video-galerisi-1911708.htm\">Urfa<\/a>, <a href=\"https:\/\/haberport.com\/yasam\/hatayda-yabanci-uyruklu-kadinlari-calistiran-ceteye-fuhus-operasyonu-h6691.html\">Hatay<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.buyuksivas.com\/kadin-ticareti\/\">Sivas<\/a> e <a href=\"https:\/\/www.mersinhaber.com\/haber-mersinde-kahvehaneye-fuhus-operasyonu\/381080\">Mersin <\/a>\u00a0la polizia ha effettuato delle operazioni mirate contro i trafficanti. In questi casi la maggior parte delle donne vittime della tratta erano siriane.<\/p>\n<p>Anche nella <a href=\"https:\/\/www.asylumineurope.org\/sites\/default\/files\/resources\/sex_workers_-_rapor_turkce_pdf.pdf\">relazione <\/a>realizzata da Kemal Ordek, sulle donne siriane lavoratrici del sesso si legge che non si tratta di una scelta consapevole. La ricerca finanziata dall\u2019Associazione per i Diritti Umani e di Salute Sessuale Kirmizi Semsiye, \u00e8 stata realizzata tramite diverse interviste fatte con le lavoratrici del sesso, nel 2017. I motivi che spingono le donne a fare questo lavoro sono gli stessi: povert\u00e0, discriminazione, violenza domestica, mancanza di un sistema giuridico affidabile e la precariet\u00e0 legale.<\/p>\n<p>Ordek, nella conclusione della sua ricerca, elenca una serie di consigli che riguardano non solo le vittime di tratta ma tutte le persone siriane che vivono ai margini della societ\u00e0. \u201cBisogna superare i pregiudizi e comportamenti di esclusione che vivono ogni giorno i Siriani. Sono vittime di parole d\u2019odio, di violenza, di sfruttamento e di notizie false\u201d.<\/p>\n<p>Infatti uno dei grossi problemi che i rifugiati siriani devono affrontare \u00e8 la diffusione sfrenata e massiccia di notizie e informazioni false sul loro conto che creano un collettivo sentimento di rabbia e odio nei loro confronti. Nel prossimo pezzo di questa serie di articoli analizzeremo questo fenomeno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In Turchia vivono attualmente 3 milioni 630 mila e 575 rifugiati siriani e soltanto 31.000 di questi hanno un permesso di lavoro che gli permette di avere un impiego legale. Dunque cosa fanno tutti gli altri per sopravvivere? 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Fruit of love of an immigrant couple in the former Ottoman city, she from Sebastia (Turkey) he from Batum (Georgia). Raised two steps away from the old Pera, between the Armenian and Jewish cultures. Big passion for photography, cinema, politics and inevitably journalism. After a short academic adventure in International Finance he landed in Italy back in 2001, first in Siena then in Turin, with the desire to study journalism, but he ended up attending Cinema and Television. He specializes in shooting and editing videos, photography and, lately, web marketing. Occasionally he writes in Turkey for the national magazine KaosGL, for the national daily Birgun and for various independent news portals such as Bianet and Sendika. In Italy he wrote for Il Manifesto and the monthly E-il mensile. He is one of the founders of the Glob011 monthly freepress, he worked for BabelMed and Prospettive Altre. Currently has collaborations with Pressenza and Caff\u00e8 dei Giornalisti. 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