{"id":890567,"date":"2019-07-21T18:42:20","date_gmt":"2019-07-21T17:42:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=890567"},"modified":"2019-07-22T10:24:28","modified_gmt":"2019-07-22T09:24:28","slug":"francesco-saverio-borrelli-ci-lascia-con-molti-interrogativi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2019\/07\/francesco-saverio-borrelli-ci-lascia-con-molti-interrogativi\/","title":{"rendered":"Francesco Saverio Borrelli ci lascia con molti interrogativi"},"content":{"rendered":"<p>Ieri \u00e8 morto Francesco Saverio Borrelli, una carriera giudiziaria lunga 40 anni, principalmente incentrata nel Tribunale del capoluogo lombardo, dove \u00e8 stato prima giudice e Presidente della sezione del Tribunale di Milano e poi consigliere della Corte d&#8217;appello. Nel febbraio 1992, con l&#8217;inchiesta sul Pio Albergo Trivulzio, con Borrelli inizi\u00f2 l&#8217;era di tangentopoli di cui diresse il pool di magistrati che indag\u00f2 sullo scandalo politico di Mani pulite insieme ad Antonio Di Pietro, Ilda Boccassini, Piercamillo Davigo e Gherardo Colombo e si segnal\u00f2 come uno dei magistrati pi\u00f9 determinati: fu lui a spedire al leader socialista Bettino Craxi il primo avviso di garanzia.<\/p>\n<p>Accompagn\u00f2 il corso delle inchieste di Mani pulite anche dopo il crollo della Prima Repubblica, che alle cronache di fatto avvenne con la prima elezione a Presidente del Consiglio di Silvio Berlusconi. Sua la frase, ripresa dal discorso di Vittorio Emanuele Orlando dopo la disfatta di Caporetto, \u201cresistere, resistere, resistere\u201d riferendosi alle riforme volute dal governo Berlusconi.<br \/>\nSi sa che col senno di poi si giudica male, eppure Borrelli e il suo pool di Mani Pulite rappresentarono la fine della Prima Repubblica, la stessa che fin da subito dopo la seconda guerra mondiale aveva traghettato l\u2019Italia fino alla caduta del blocco sovietico avvenuta nel 1991, l\u2019anno prima dell\u2019inizio di Tangentopoli e di Mani Pulite.<\/p>\n<p>Nonostante tutto, Borrelli lascia di s\u00e9 un giudizio contrastato, non tanto su quello di magistrato, bens\u00ec sul ruolo storico che ha avuto in questo paese. Alcuni affermano che a suo modo \u201cabbia guidato una specie di colpo di Stato, soppiantando con Tangentopoli, un\u2019intera classe politica\u201d, quella della 1\u00b0 Repubblica. Altri affermano invece che Borrelli \u201cha fatto la storia del Paese\u201d.<\/p>\n<p>Senza voler entrare nel merito del giudizio, perch\u00e8 ovviamente non \u00e8 n\u00e9 la mia funzione n\u00e9 lo scopo di queste riflessioni, ci\u00f2 che invece\u00a0a mio parere \u00e8 molto pi\u00f9 interessante sono gli interrogativi in senso storico sul ruolo che svolsero per l&#8217;italia gli anni legati a Tangentopoli.<\/p>\n<p>Nel 2011 in un&#8217;intervista a \u201cIl Giorno\u201d, Borrelli dichiar\u00f2:\u00a0<strong>\u201cSe fossi un uomo pubblico di qualche Paese asiatico, dove come in Giappone \u00e8 costume chiedere scusa per i propri sbagli, vi chiederei scusa: scusa per il disastro seguito a Mani Pulite. Non valeva la pena di buttare all&#8217;aria il mondo precedente per cascare poi in quello attuale\u201d.<\/strong><br \/>\nIn seguito Borrelli chiar\u00ec che si trattava di una battuta, anche se sembrava essere pi\u00f9 un\u2019unghiata venata di ironia e amarezza. \u201cLa mia voleva essere, ovviamente, una battuta. Non devo chiedere scusa a nessuno per aver fatto il mio dovere di magistrato\u201d &#8211; aggiungendo a chiarimento &#8211; <strong>\u201cLa differenza fondamentale \u00e8 che, allora, chi era colto con le mani nel sacco si vergognava. Oggi non si sa cosa sia la vergogna\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>Se tali domande e interrogativi tra amaro e faceto se li \u00e8 posti anche Borrelli che fu uno dei protagonisti di quegli anni, allora \u00e8 giusto e sacrosanto che in chiave storica ci si pongano anche noi.<\/p>\n<p>Per una coincidenza di quelle beffarde scritte dalla storia, il 20 luglio 1993, lo stesso giorno della morte di Francesco Saverio Borrelli, 26 anni prima moriva Gabriele Cagliari, trovato morto nelle docce del carcere di San Vittore. Gabriele Cagliari, uno dei suicidi pi\u00f9 eccellenti del periodo di Tangentopoli.<\/p>\n<p>Siamo in piena Mani Pulite: Gabriele Cagliari, presidente dell&#8217;Eni dal 1989 al 1993, arrestato per presunte tangenti il 9 marzo 1993, contestato il suo ruolo nella valutazione di Enimont fatta dall&#8217;Eni in fase di acquisizione.<\/p>\n<p>Siamo nel pieno delle inchieste per corruzione della politica. Il 15 luglio, alla fine di un nuovo interrogatorio, il pubblico ministero Fabio De Pasquale aveva mostrato l\u2019intenzione di scarcerarlo, ma poi ci ripens\u00f2. Poco dopo Cagliari si uccise. Il 20 luglio 1993 l\u2019ex presidente di ENI viene ritrovato morto nelle docce del carcere di San Vittore, dove aveva trascorso quattro mesi di carcerazione preventiva. Secondo la ricostruzione si uccise soffocandosi con un sacchetto di plastica. La vicenda present\u00f2 contorni pochi chiari. Sul corpo furono trovate contusioni che gettarono un&#8217;ombra di dubbio sul suicidio. Inoltre alcuni testimoni, fra poliziotti penitenziari e compagni di cella, raccontarono che il sacchetto era ancora gonfio quando Cagliari fu ritrovato, lasciando cos\u00ec il sospetto che fosse ancora in vita. Giallo anche sulle lettere che avrebbe spedito alla famiglia per giustificare il suo gesto, che i familiari avrebbero ricevuto una settimana prima della morte.<\/p>\n<p>La rete di corruzione che attraversava la politica della 1\u00b0 Repubblica era un sistema di gestione ben radicato e ramificato, che contrariamente alla classe politica che la rappresentava, non solo \u00e8 sopravvissuta, ma ha anche prosperato, perch\u00e9 come affermato dallo stesso Borrelli tutto ci\u00f2 che venne dopo la 1\u00b0 Repubblica non \u00e8 stato e non \u00e8 certo migliore, anzi.<\/p>\n<p>Forse, senza nemmeno rendercene conto, \u00e8\u00a0 in quell&#8217;epoca che si cre\u00f2 una profonda frattura che ci ha ulteriormente allontanato da una qualsiasi possibile soluzione. Perch\u00e9, se ci si riflette bene, \u00e8 proprio in quegli anni che \u00e8 nato il concetto di &#8220;giustizialismo&#8221;, figlio distorto della spettacolarizzazione della giustizia stessa, le fughe di notizie non autorizzate, ma poi spesso usate in modo strumentale, oppure date in pasto a un popolo urlante assetato di giustizia. Un sistema sociale che dovrebbe essere basato sul concetto di giustizia, ma che in realt\u00e0 adesso si \u00e8 trasformato in giustizialismo.\u00a0 Gli ultimi anni che abbiamo attraversato e stiamo ancora attraversando sono intrisi di strumentalizzazioni che ha deliberatamente operato la politica, usando a turno la spettacolarizzazione della giustizia per ottenere maggiori consensi, o per depotenziare gli avversari; un modo di operare questo che \u00e8 stato portato avanti a turno, da tutte le forze politiche di volta in volta scese in campo, e che purtroppo a mio parere, pi\u00f9 che reale giustizia, ha prodotto un clima di giustizialismo fai da te ormai diffuso, qualcosa di cui ben se ne vedono le conseguenze gettando le basi per, il &#8220;non dialogo&#8221;, il &#8220;tifo politico estremizzato&#8221;,\u00a0 il fango tirato a turno da una o da pi\u00f9 parti politiche in campo, l&#8217;idea dell&#8217;uso di una giustizia che sia possibile piegare a proprio uso e consumo, o che possa essere tirata per la giacca, tanto da poter essere strumentalizzata da una fazione politica oppure da un&#8217;altra, in fondo, un po&#8217; come accadeva nei tempi medievali coi Guelfi e i Ghibellini.<\/p>\n<p>Forse \u00e8 stato allora,\u00a0con gli anni di Tangentopoli, senza renderci conto, l&#8217;inizio di una certa deriva che ci ha portato in esatta direzione opposta alla risoluzione del nostro problema di fondo legato alla giustizia, ovvero, combattere ancor pi\u00f9 che le persone, un sistema ben radicato, un modo di pensare e d&#8217;operare a tutti i livelli, una pratica che \u00e8 specchio stesso d&#8217;una certa nostra cultura, dalla quale almeno come Paese, non siamo mai riusciti a liberarci. All&#8217;interno di un sistema di regole non dichiarate ma sempre praticate, e che vede marcio il cesto stesso, ha ben poco senso cambiare le mele, perch\u00e9 in poco tempo qualsiasi mela che anche per poco vi soggiaccia, sar\u00e0 difficile rimanga integra e non si deteriori.<\/p>\n<p>Allo scopo di comprendere meglio quegli anni di Tangentopoli e delle inchieste, per guardarli anche da un\u2019altra prospettiva, non certo per difendere la rete di corruzione della 1\u00b0 Repubblica, la quale, nostro malgrado ha comunque prosperato radicandosi ulteriormente, fino a diventare ai giorni nostri pratica quasi d&#8217;uso comune. Ma per capire che ben pi\u00f9 di qualcosa allora ci \u00e8 sfuggito, crediamo sia significativo rileggere una di quelle lettere che Gabriele Cagliari invi\u00f2 alla sua famiglia il 10 luglio 1993, dieci giorni prima della sua morte:<\/p>\n<hr \/>\n<p><em>\u201cMiei carissimi Bruna, Stefano, Silvano, Francesco, Ghiti: sto per darvi un nuovo, grandissimo dolore. Ho riflettuto intensamente e ho deciso che non posso sopportare pi\u00f9 a lungo questa vergogna.<\/em><strong><em>La criminalizzazione di comportamenti che sono stati di tutti, degli stessi magistrati, anche a Milano, ha messo fuori gioco soltanto alcuni di noi, abbandonandoci alla gogna e al rancore dell\u2019opinione pubblica. La mano pesante, squilibrata e ingiusta dei giudici ha fatto il resto.<\/em><\/strong><br \/>\n<strong><em>Ci trattano veramente come non-persone, come cani ricacciati ogni volta al canile.\u00a0<\/em><\/strong><em>Sono qui da oltre quattro mesi, illegittimamente trattenuto.<\/em><\/p>\n<p><em>Tutto quanto mi viene contestato non corre alcun pericolo di essere rifatto, n\u00e9 le prove relative a questi fatti possono essere inquinate in quanto non ho pi\u00f9 alcun potere di fare n\u00e9 di decidere, n\u00e9 ho alcun documento che possa essere alterato. Neppure potrei fuggire senza passaporto, senza carta d\u2019identit\u00e0 e comunque assiduamente controllato come costoro usano fare.<\/em><br \/>\n<em>Per di pi\u00f9 ho sessantasette anni e la legge richiede che sussistano oggettive circostanze di eccezionale gravit\u00e0 e pericolosit\u00e0 per trattenermi in condizioni tanto degradanti.<\/em><br \/>\n<em>Ma, come sapete, i motivi di questo infierire sono ben altri e ci vengono anche ripetutamente detti dagli stessi magistrati, se pure con il divieto assoluto di essere messi a verbale, come invece si dovrebbe regolarmente fare.<\/em><\/p>\n<p><em>L\u2019obbiettivo di questi magistrati, quelli della Procura di Milano in modo particolare, \u00e8 quello di costringere ciascuno di noi a rompere, definitivamente e irrevocabilmente, con quello che loro chiamano il nostro \u201cambiente\u201d. Ciascuno di noi, gi\u00e0 compromesso nella propria dignit\u00e0 agli occhi della opinione pubblica per il solo fatto di essere inquisito o, peggio, essere stato arrestato, deve adottare un atteggiamento di \u201ccollaborazione\u201d che consiste in tradimenti e delazioni che lo rendano infido, inattendibile, inaffidabile: che diventi cio\u00e8 quello che loro stessi chiamano un \u201cinfame\u201d. Secondo questi magistrati, a ognuno di noi deve dunque essere precluso ogni futuro, quindi la vita, anche in quello che loro chiamano il nostro \u201cambiente\u201d.<\/em><br \/>\n<em>La vita, dicevo, perch\u00e9 il suo ambiente, per ognuno, \u00e8 la vita: la famiglia, gli amici, i colleghi, le conoscenze locali e internazionali, gli interessi sui quali loro e loro complici intendono mettere le mani.<\/em><\/p>\n<p><em>Gi\u00e0 molti sostengono, infatti, che agli inquisiti come me dovr\u00e0 essere interdetta ogni possibilit\u00e0 di lavoro non solo nell\u2019Amministrazione pubblica o parapubblica, ma anche nelle Amministrazioni delle aziende private, come si fa a volte per i falliti.\u00a0<\/em><em><strong>Si vuole insomma creare una massa di morti civili, disperati e perseguitati, proprio come sta facendo <\/strong><\/em><em><strong>l\u2019altro complice infame della magistratura che \u00e8 il sistema carcerario.<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong>La convinzione\u00a0che mi sono fatto \u00e8 che i magistrati considerano il carcere nient\u2019altro che uno strumento di lavoro, di tortura psicologica, dove le pratiche possono venire a maturazione, o ammuffire, indifferentemente, anche se si tratta della pelle della gente.<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong>Il carcere non \u00e8 altro che un serraglio per animali senza teste n\u00e9 anima.<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong>Qui dentro ciascuno \u00e8 abbandonato a stesso, nell\u2019ignoranza coltivata e imposta dei propri diritti, custodito nell\u2019inattivit\u00e0 e nell\u2019ignavia; la gente impigrisce, si degrada e si dispera diventando inevitabilmente un ulteriore moltiplicatore di malavita.<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>Come dicevo, siamo cani in un canile dal quale ogni procuratore pu\u00f2 prelevarci per fare la propria esercitazione e dimostrare che \u00e8 pi\u00f9 bravo o pi\u00f9 severo di quello che aveva fatto un\u2019analoga esercitazione alcuni giorni prima o alcune ore prima.<\/em><\/p>\n<p><em><strong>Anche tra loro c\u2019\u00e8 la stessa competizione o sopraffazione che vige nel mercato, con differenza che, in questo caso, il gioco \u00e8 fatto sulla pelle della gente. Non \u00e8 dunque possibile accettare il loro giudizio, qualunque esso sia.<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>Stanno distruggendo le basi di fondo e la stessa cultura del diritto, stanno percorrendo irrevocabilmente la strada che porta al loro Stato autoritario, al loro regime della totale asocialit\u00e0. Io non ci voglio essere.<\/em><\/p>\n<p><em>Hanno distrutto la dignit\u00e0 dell\u2019intera categoria degli avvocati penalisti ormai incapaci di dibattere o di reagire alle continue violazioni del nostro fondamentale diritto di essere inquisiti, e giudicati poi, in accordo con le leggi della Repubblica.<\/em><\/p>\n<p><em><strong>Non sono soltanto gli avvocati, i sacerdoti laici della societ\u00e0, a perdere la guerra; ma \u00e8 l\u2019intera nazione che ne soffrir\u00e0 le conseguenze per molto tempo a venire. Gi\u00e0 oggi i processi, e non solo a Milano, sono farse tragiche, allucinanti, con pene smisurate comminate da giudici che a malapena conoscono il caso, sonnecchiano o addirittura dormono durante le udienze per poi decidere in cinque minuti di Camera di consiglio.<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong>Non parliamo poi dei tribunali della libert\u00e0, asserviti anche loro ai pubblici ministeri, n\u00e9 dei tribunali di sorveglianza che infieriscono sui detenuti condannati con il cinismo dei peggiori burocrati e ne calpestano continuamente i diritti.<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong>L\u2019accelerazione dei processi, invocata e favorita dal ministro Conso, non \u00e8 altro che la sostanziale istituzionalizzazione dei tribunali speciali del regime di polizia prossimo venturo.<\/strong> <\/em><\/p>\n<p><em><strong>Quei pochi di noi caduti nelle mani di questa \u201cgiustizia\u201d rischiano di essere i capri espiatori<\/strong> della tragedia nazionale generata da questa rivoluzione.<\/em><br \/>\n<em>Io sono convinto di dover rifiutare questo ruolo. E\u2019 una decisione che prendo in tutta lucidit\u00e0 e coscienza, con la certezza di fare una cosa giusta.<\/em><br \/>\n<em>La responsabilit\u00e0 per colpe che posso avere commesso sono esclusivamente mie e mie sono le conseguenze. Esiste certamente il pericolo che altri possano attribuirmi colpe non mie quando non potr\u00f2 pi\u00f9 difendermi. Affidatevi alla mia coscienza di questo momento di verit\u00e0 totale per difendere e conservare al mio nome la dignit\u00e0 che gli spetta.<\/em><br \/>\n<em>Sento di essere stato prima di tutto un marito e un padre di famiglia, poi un lavoratore impegnato e onesto che ha cercato di portare un po\u2019 pi\u00f9 avanti il nostro nome e che, per la sua piccolissima parte, ha contribuito a portare pi\u00f9 in alto questo paese nella considerazione del mondo.<\/em><\/p>\n<p><em>Non lasciamo sporcare questa immagine da nessuna \u201cmano pulita\u201d. Questo vi chiedo, nel chiedere il vostro perdono per questo addio con il quale lascio per sempre.<\/em><\/p>\n<p><em>Non ho molto altro da dirvi poich\u00e9 questi lunghissimi mesi di lontananza siamo parlati con tante lettere, ci siamo tenuti vicini.\u00a0 [&#8230;]<\/em><br \/>\n<em>A tutti lascio il ricordo di me che vorrei non fosse quello di una scheggia che improvvisamente sparisce senza una ragione, come se fosse impazzita. Non \u00e8 cos\u00ec, questo \u00e8 un addio al quale ho pensato e ripensato con lucidit\u00e0, chiarezza e determinazione.<\/em><br \/>\n<em>Non ho alternative. <\/em><\/p>\n<p><em>Desidero essere cremato e che Bruna, la mia compagna di ogni momento triste o felice, conservi le ceneri fino alla morte. Dopo di che siano sparse in qualunque mare. Addio mia dolcissima sposa e compagna, Bruna, addio per sempre. [&#8230;] Addio a tutti. Miei carissimi, vi abbraccio tutti insieme per l\u2019ultima volta.<\/em><br \/>\n<em>Il vostro sposo, pap\u00e0, nonno, fratello<\/em><br \/>\n<em>Gabriele\u201d<\/em><\/p>\n<hr \/>\n<p>Con questa lettera di addio, 26 anni fa moriva in carcere Gabriele Cagliari. Al di l\u00e0 della sua colpevolezza o meno,\u00a0 denunci\u00f2 prima con questi scritti e poi con la sua morte molte storture gi\u00e0 presenti allora, sia nel sistema giudiziario che in quello carcerario. Moltissime le domande che sorgono leggendo oggi questa lettera.<\/p>\n<p>Ieri ci ha lasciato invece Francesco Saverio Borrelli. Alcune delle sue dichiarazioni, specie quelle intrise d&#8217;amarezza in cui si chiedeva se ne fosse valsa la pena, ci fanno capire che altrettanto numerose e importanti erano le domande e gli interrogativi che anche Borrelli si poneva.<\/p>\n<p>Oggi e in futuro restiamo noi come Paese, con le sue istituzioni, con le sue tante contraddizioni, le tante domande, ma anche con tante potenzialit\u00e0, noi come cittadini, che in fondo a pensarci bene siamo motore e base di tutto.\u00a0Noi che forse, se almeno sapremo risolvere parte di queste tante domande e interrogativi, allora arriveremo a comprendere anche che un certo sistema di cose, specie quand&#8217;esso \u00e8 ormai ben radicato a tutti i livelli, politico, istituzionale, e sociale, non lo si combatte eliminando dal cesto una mela marcia, magari mostrandola poi in pubblico al popolo urlante, cos\u00ec da placare la sua sete di giustizia.\u00a0\u00a0Se prima non cambia\u00a0 la nostra cultura sociale e umana, il nostro sitema di relazioni a tutti i livelli, un certo modo di pensare e di operare sbagliato che \u00e8 diventato consuetudine, ebbene, non basterebbero 1000 mani pulite per proteggerci da ci\u00f2. Non si combatte n\u00e9 si sconfigge nulla se prima non si modifica la nostra cultura di fondo, la stessa dove questo sistema vive, prospera e trova alimento. E nemmeno si ha la possibilit\u00e0 di modificare alcunch\u00e9 credendosi del tutto fuori e immuni da un determinato modo di pensare, da una certa cultura di fondo. Qualsiasi sistema lo si combatte invece togliendogli alimento, cambiando quei comportamenti stessi sbagliati, che sono diventati consuetudine e nutrimento della stortura.<\/p>\n<p>Alla base della riuscita o meno di una societ\u00e0 anzitutto ci sono le persone, la loro cultura umana e sociale, le loro regole scritte e non, e i loro comportamenti, ovunque esse si vengano a trovare e qualsiasi ruolo rappresentino, tenderanno sempre a replicare ci\u00f2 che hanno in precedenza imparato.\u00a0 Igor Sibaldi a proposito del cambiamento scrisse\u00a0 una cosa che forse racchiude in s\u00e9 un concetto sociale molto interessante:\u00a0 <strong>&#8220;Energia \u00e8 la capacit\u00e0 di un sistema di modificare lo stato di un altro sistema con il quale interagisce&#8221;<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&#8217; morto ieri Francesco Saverio Borrelli per una coincidenza di quelle beffarde scritte dalla storia, il 20 luglio di 26 anni 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