{"id":887311,"date":"2019-07-14T16:33:23","date_gmt":"2019-07-14T15:33:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=887311"},"modified":"2019-07-14T16:33:23","modified_gmt":"2019-07-14T15:33:23","slug":"i-perche-di-genova-2001","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2019\/07\/i-perche-di-genova-2001\/","title":{"rendered":"I perch\u00e9 di Genova 2001"},"content":{"rendered":"<p>Pubblichiamo dai nostri partners, Tempi di Fraternit\u00e0 e PeaceLink, l&#8217;intervista a Vittorio Agnoletto, medico, docente universitario, portavoce del Genoa Social Forum nel 2001<\/p>\n<p>I perch\u00e9 di Genova 2001 &#8211; Intervista a cura di Danilo Minisini e Laura Tussi.<\/p>\n<h4><span style=\"color: #993300;\">QUASI VENT&#8217;ANNI DA GENOVA 2001<\/span><\/h4>\n<p><em><strong>1 -Sono passati quasi vent\u2019anni da Genova 2001. Un momento che ha segnato la vita di molte persone e che ancora oggi, dopo tante analisi politiche, indagini, processi, \u00e8 una ferita aperta nella storia italiana. Quali sono stati, secondo lei, gli aspetti pi\u00f9 significativi di quell\u2019evento?<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Purtroppo quando si parla di Genova 2001, l\u2019attenzione \u00e8 concentrata solo su quanto accaduto venerd\u00ec 20 luglio e sabato 21 luglio, sull\u2019attacco dei carabinieri al corteo delle tutte bianche, l\u2019uccisione di Carlo Giuliani, la tremenda repressione, le violenze perpetrate da parte delle forze dell\u2019ordine, poi l&#8217;assalto alla scuola Diaz e le violenze e le torture di Bolzaneto. Ci si dimentica sempre che il Forum di Genova &#8211; perch\u00e9 di questo si trattava di un Forum vero e proprio &#8211; \u00e8 iniziato luned\u00ec 16 luglio con una serie di incontri pubblici ai quali hanno partecipato decine di migliaia di persone per la stragrande maggioranza giovani, che venivano non solo dall\u2019Italia, ma da tutta Europa e con delegazioni anche da altri continenti. Questa \u00e8 stata un\u2019autentica &#8220;universit\u00e0 a cielo aperto&#8221; che riprendeva le modalit\u00e0 e gli stessi contenuti che avevano animato, solo sei mesi prima, a gennaio 2001, il primo Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre. Invito, chi \u00e8 interessato, ad approfondire quelle vicende e a leggere le registrazioni delle assemblee del Forum di Genova, perch\u00e9 ascoltandole si capisce l\u2019attualit\u00e0 dei temi che il movimento sollevava.<\/p>\n<p>Si comprende quanto noi avevamo ragione. Nell\u2019assemblea di apertura, uno dei principali relatori era Walden Bello che era il direttore di Focus on the Global South, uno dei dirigenti del movimento antiliberista pi\u00f9 conosciuto in tutto il continente asiatico e non solo. Walden intervenendo nel Forum di apertura, disse: \u201cAttenzione se continua questo modello di sviluppo, nel giro di pochi anni, noi assisteremo a tali cambiamenti a livello del pianeta che produrranno un forte rischio per la vita di milioni e milioni di persone&#8221;. Walden Bello parla nel 2001 prima dello tsunami che travolge una parte del continente indiano e prima che i cambiamenti climatici e il tema dello scioglimento dei ghiacciai e dell\u2019aumento delle temperature diventassero argomenti di discussione quotidiana. Nella stessa assemblea di apertura Susan George, allora presidente di Attac Francia, una delle principali organizzazioni europee, aveva detto: &#8220;Attenzione! se prosegue la finanziarizzazione dell\u2019economia, nel giro di pochi anni l\u2019Europa andr\u00e0 incontro a una crisi economica e sociale senza precedenti&#8221;. \u00c8 esattamente quello che \u00e8 avvenuto. Tutti i temi oggi di grande attualit\u00e0 che erano gi\u00e0 presenti allora.<\/p>\n<p>Per fare un altro esempio, a Genova 2001 abbiamo pesantemente criticato le politiche del Fondo Monetario Internazionale, le politiche di aggiustamento strutturale che avevano messo in ginocchio la grande maggioranza dei paesi dell\u2019Africa Subsahariana. Funzionava cos\u00ec: il Fondo Monetario Internazionale garantiva prestiti ai paesi africani, imponendo loro il taglio delle politiche di sanit\u00e0 pubblica e istruzione pubblica. Questo \u00e8 stato uno dei temi attraverso cui abbiamo ricevuto la solidariet\u00e0 di padre Alex Zanotelli e la partecipazione al Forum da parte di tanti missionari. Mai avremmo potuto immaginare che pochi anni dopo, la troika avrebbe applicato esattamente queste politiche anche in Europa, a cominciare dalla Grecia.<\/p>\n<p>Un altro tema che abbiamo sviluppato era la questione della distribuzione delle ricchezze. Allora noi dicevamo: non \u00e8 possibile che il 20% della popolazione mondiale possieda l\u201980% delle ricchezze. Oggi, secondo i dati pubblicati da una banca svizzera, la Credit Suisse, risulta che nel 2017 l\u20198,6% della popolazione possedeva oltre l&#8217;85% della ricchezza mondiale. Ci\u00f2 vuol dire che un numero sempre pi\u00f9 ristretto di persone possiede capitali sempre maggiori e che aumenta ulteriormente il numero delle persone pi\u00f9 povere. Oggi il 70% della popolazione mondiale possiede il 2,7% della ricchezza del pianeta.<\/p>\n<p>Un altro tema era la campagna contro la vendita delle armi. Anche questo \u00e8 un tema attualissimo, \u00e8 sufficiente ricordare che poche settimane fa varie associazioni genovesi hanno bloccato una nave saudita che cercava di trasportare armi e voleva attraccare nel porto di Genova.<\/p>\n<p>Penso che, se si vuole capire quanto avvenuto in questi ultimi 10 anni, per avere chiavi interpretative \u00e8 utile tornare a quanto noi avevamo detto a Genova. Avevamo capito dove stava andando il mondo, ma chi governava ha fatto finta di non capirlo e la storia \u00e8 andata come si sa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><span style=\"color: #993300;\">SCELTE A FAVORE DELLA GENTE, RITORSIONI ISTITUZIONALI COME CONSEGUENZE<\/span><\/h4>\n<p><em><strong>2 &#8211; Dal 1992 al 2001 lei \u00e8 stato presidente nazionale della LILA (Lega Italiana per la Lotta contro l&#8217;AIDS). Ha avuto importanti incarichi presso il ministero della salute e nel 1994 \u00e8 stato \u201cmedico dell\u2019anno\u201d secondo la rivista specializzata \u201cStampa Medica\u201d. La visibilit\u00e0 che le ha dato l\u2019essere stato il portavoce del Genoa Social Forum, ha in qualche modo determinato cambiamenti nella sua vita professionale? Ha subito ritorsioni a causa delle sue scelte?<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Indubbiamente essere stato il portavoce del Genoa Social Forum ha modificato completamente la mia vita e per la verit\u00e0, non solo essere stato il portavoce, ma l\u2019aver voluto dopo il G8 continuare, senza far sconti a nessuno, ad impegnarmi nella battaglia per ottenere verit\u00e0 giustizia su quanto avvenuto in quei giorni. Da pi\u00f9 parti, da molti ambiti politici anche differenti, non solo dalla destra, ma anche da settori della sinistra, subito dopo il G8 e anche negli anni seguenti, mi venne caldamente consigliato di chiudere quel capitolo, non parlarne pi\u00f9 e non insistere a chiedere verit\u00e0 e giustizia. Sono andato avanti, fino ad arrivare nel 2011 alla pubblicazione de &#8220;L\u2019Eclissi della democrazia. Le verit\u00e0 nascoste sul G8 2001 di Genova&#8221;. Questo \u00e8 il libro scritto insieme a Lorenzo Guadagnucci, una delle vittime della Diaz e con il contributo del Pubblico Ministero nel processo Diaz, Enrico Zucca. Nell\u2019\u201dEclissi della democrazia\u201d abbiamo raccontato tutto quello che accadde in quei giorni e che conoscevamo sia per il ruolo che avevamo svolto, sia per la possibilit\u00e0 di accedere ad una gran mole di documenti e atti processuali. Abbiamo indicato per nome e cognome i responsabili dei vari e differenti episodi che si erano svolti in quelle giornate e questo ha contribuito a creare una situazione nei nostri confronti di forte isolamento. Isolamento che per\u00f2 era gi\u00e0 iniziato i giorni seguenti al G8.<\/p>\n<p>Nei 15 giorni dopo la conclusione del G8, sono stato estromesso dalla Commissione Nazionale AIDS del Ministero della Sanit\u00e0; sono stato estromesso dalla Commissione per la Lotta alla Droga della Presidenza del Consiglio; ho perso non solo la docenza, ma anche la direzione di corsi di formazione sull\u2019HIV dell\u2019Istituto Superiore della Sanit\u00e0 che dirigevo da anni. Ero responsabile scientifico di vari progetti finanziati dall\u2019Istituto Superiore di Sanit\u00e0 e da fondi pubblici nazionali e di altri progetti di ricerca finanziati dalla Commissione Europea: erano progetti e bandi che avevo vinto con la mia associazione in collaborazione con diverse associazioni ed enti di ricerca; nel giro di pochi mesi ho perso tutto.<\/p>\n<p>Vi sono contemporaneamente state anche forti ricadute sulla LILA, l\u2019associazione di cui ero presidente: ci sono stati tagliati molti fondi e parecchi enti pubblici non hanno pi\u00f9 voluto collaborare con la LILA. Quello che mi sorprese allora fu che non si trattava solo delle amministrazioni governate dalla destra, ma anche delle amministrazioni governate dal centrosinistra. Ricordo che nell\u2019autunno 2001 avevo organizzato con la LILA, insieme alla regione Toscana, un grande convegno internazionale sui temi dell\u2019AIDS. Dovevano partecipare personalit\u00e0 provenienti da tutto il mondo per parlare dei temi inerenti la lotta all\u2019HIV. La regione Toscana ci ha fatto sapere che se io fossi stato presente non si sarebbe fatto il convegno. Io allora ero il presidente della LILA e avevo organizzato tutto. Per salvare l\u2019attivit\u00e0 della LILA fui costretto a dimettermi un po\u2019 di mesi prima della scadenza del mio mandato, per permettere la sopravvivenza dell\u2019associazione.<\/p>\n<p>In quei mesi molte delle collaborazioni lavorative che avevo sono state bruscamente interrotte. Sono stato praticamente estromesso da tutto.<\/p>\n<p>\u00c8 il prezzo che in questo Paese si paga se si vuole condurre una battaglia di verit\u00e0 e giustizia scontrandosi con il potere, il potere vero.<\/p>\n<p>A fianco di quello che \u00e8 avvenuto in ambito lavorativo, ho subito diverse forme di minacce. La situazione era molto complicata perch\u00e9 le intimidazioni, in questo caso, non mi arrivavano certo dalla mafia.<\/p>\n<p>Le minacce si sono riproposte in modo altrettanto pesante nel 2010 quando ho cominciato a scrivere il libro che \u00e8 uscito nel 2011 in occasione del decennale; le ho raccolte e raccontate proprio in un\u2019appendice di quel volume.<\/p>\n<p>\u00c8 indubbio che quanto avvenuto ha contribuito radicalmente a cambiare la mia vita. \u00c8 stata una forma di ostracismo che purtroppo non ha avuto solo il volto delle istituzioni dominate del centro destra. D\u2019altra parte, nel libro che abbiamo pubblicato, abbiamo attribuito a ciascuno le sue responsabilit\u00e0 ed \u00e8 innegabile che negli eventi di Genova abbiano avuto grandi responsabilit\u00e0 anche personaggi che devono la loro carriera al centrosinistra e che a tale schieramento politico facevano riferimento. Non abbiamo scritto un libro a tesi precostituite, ma un libro dove a ciascuno abbiamo attribuito le responsabilit\u00e0 che gli competevano, ovviamente quelle che eravamo stati in grado di individuare, senza fare alcuna eccezione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><span style=\"color: #993300;\">AZIONE NONVIOLENTA COME CONTAGIO E COME SPERANZA<\/span><\/h4>\n<p><em><strong>3 &#8211; Dopo Genova 2001, lo smarrimento si \u00e8 impadronito di molte persone, molti giovani soprattutto che hanno sperimentato il volto feroce dello Stato. Quel volto feroce che, anche oggi si manifesta verso le persone pi\u00f9 deboli e indifese. Lei pensa che l&#8217;azione nonviolenta che comincia a manifestarsi, soprattutto in forma spontanea, possa diventare contagiosa ed essere motivo di speranza?<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Si \u00e8 parlato molto delle forme di repressione di piazza utilizzate per stroncare il movimento del 2001. Si \u00e8 parlato forse poco, perch\u00e9 tanti sono i responsabili, dell\u2019operazione repressiva mediatica che \u00e8 stata attuata e che ha teso a delegittimare quel movimento che, non dimentichiamolo, \u00e8 stato enorme. Solo per fare qualche esempio, in un paio di mesi avevamo raccolto 150.000 firme per ottenere l\u2019attuazione della Tobin Tax, cio\u00e8 la tassazione sulle transazioni finanziarie speculative. Quindi un movimento molto forte che stava crescendo in Italia e in tutta Europa; oltre a reprimerlo \u00e8 stato anche delegittimato. Il tentativo \u00e8 stato quello di descrivere il Genoa Social Forum come una organizzazione sovversiva.<\/p>\n<p>Quando questi attacchi si susseguono per settimane e per mesi un certo risultato lo ottengono. Su un punto fondamentale. La forza del Genoa Social Forum era stata la sua capacit\u00e0 di raccogliere attorno a una piattaforma unica 1015 associazioni italiane e 171 associazioni internazionali di quasi 50 Paesi sparsi in tutto il mondo, e far s\u00ec che, oltre a una piattaforma condivisa, queste associazioni fossero capaci di darsi anche un punto di riferimento unico, cio\u00e8 un consiglio che le rappresentava tutte. Io ero il portavoce, ma c\u2019era un consiglio di diciotto persone scelte di comune accordo da tutte le realt\u00e0 che avevano aderito al GSF. E quella \u00e8 stata la nostra forza, il GSF veramente andava dai missionari, agli scout ai centri sociali; eravamo in grado di trasmettere gli stessi contenuti parlando diversi linguaggi che rompevano gli steccati, rompevano le barriere. Prima del G8 la rivista Famiglia Cristiana, che allora era il settimanale letto da centinaia di migliaia di persone, aveva riportato in varie occasioni i temi che ci stavano a cuore; inoltre andava a verificare quale fosse l\u2019opinione degli italiani verso le nostre battaglie ad esempio la lotta per la pace, e si scopriva come la maggioranza dei cittadini italiani fossero con noi.<\/p>\n<p>Uno dei primi risultati che la repressione mediatica, unita a quella di piazza, ha prodotto \u00e8 stata la rottura dell\u2019unit\u00e0 del movimento. Molte associazioni del mondo cattolico e parecchie di quelle impegnate nel mondo del welfare e dell\u2019assistenza a un certo punto si chiedevano: &#8220;Noi che passiamo la nostra giornata ad assistere i malati, a costruire case-alloggio, ad attivare progetti di assistenza domiciliare, gruppi di auto aiuto ecc. ecc. se continuiamo a essere descritti come sovversivi non riusciamo pi\u00f9 a fare le nostre attivit\u00e0, perdiamo tutti i nostri contatti, perdiamo i nostri rapporti e consensi&#8221;. E allora molte associazioni hanno pensato di tornare a agire unicamente nel proprio specifico.<\/p>\n<p>Prima del G8, centinaia di associazioni avevano ognuna una propria maglia e poi si \u00e8 deciso di indossare anche la maglia del Genoa Social Forum, cio\u00e8 qualcosa che ci teneva insieme e uniti. Di fronte alla repressione, ognuno si \u00e8 tolto quella maglia ed \u00e8 tornato a occuparsi della sua particolare mission. E questo ha portato alla perdita di forza e di capacit\u00e0 di incidere del movimento.<\/p>\n<p>Ma non dimentichiamoci che il movimento non perde la sua forza immediatamente dopo il G8. L\u2019energia propulsiva del movimento dura fino al 15 febbraio 2003, giornata nella quale si assiste, in tutto il mondo, alle grandi manifestazioni contro la guerra. La giornata di lotta viene lanciata dal movimento italiano durante il Forum Sociale Europeo nel novembre 2002. Sono milioni e milioni le persone che manifestano in tutto il mondo. Al punto che il New York Times esce col famoso titolo &#8220;\u00c8 nata la seconda superpotenza&#8221; che sarebbe il movimento pacifista contrapposto alla superpotenza degli Stati Uniti. Un fatto simile non era mai accaduto nella storia dell\u2019umanit\u00e0. Ma noi non siamo stati in grado di fermare la guerra e l\u2019attacco americano all\u2019Iraq.<\/p>\n<p>Prima della giornata di mobilitazione mondiale, abbiamo organizzato anche una delegazione a Baghdad con rappresentanti del movimento che provenivano da diverse parti del mondo proponendoci come una sorta di scudi umani per impedire che si scatenasse la guerra.<\/p>\n<p>Ma il conflitto si sviluppa lo stesso; gli Stati Uniti iniziano i bombardamenti sull\u2019Iraq. A quel punto, con un movimento diviso e frantumato, non riusciamo a riconvertire il nostro obiettivo finalizzato a bloccare la guerra, in una serie di obiettivi pi\u00f9 piccoli, ma inerenti lo stesso tema; non siamo ad esempio stati capaci di avviare un\u2019ampia campagna in grado di boicottare le molte industrie coinvolte, a vario titolo, nell\u2019attivit\u00e0 bellica. In Europa meridionale non vi \u00e8 una tradizione di lotta nella quale i cittadini si vivono come consumatori, non vi \u00e8 la consapevolezza di quanto, collettivamente, possiamo pesare sul mercato. Quindi lo scoppio della guerra nel 2003 viene vissuto come una sconfitta di fronte alla quale ci sentiamo impotenti. Era il periodo in cui, in Italia, non c\u2019era paese che non avesse esposte ai balconi le bandiere per la pace. In particolare il coinvolgimento del mondo cattolico era enorme. Non abbiamo avuto la capacit\u00e0 di trovare altri obiettivi unificanti, anche perch\u00e9 continuavamo a dover rispondere nei tribunali agli attacchi repressivi e questo ci sottraeva attenzione e energia. I governi di quegli anni e il sistema politico, hanno fatto di tutto per trasferire il confronto con il movimento solo sul terreno repressivo, ignorando completamente i nostri contenuti e rifiutando qualunque contradditorio sul merito delle nostre proposte.<\/p>\n<p>Su un aspetto dobbiamo fare autocritica, riconoscere un nostro errore: non siamo stati capaci di trasformare la nostra corretta analisi delle conseguenze della globalizzazione liberista in esempi concreti in grado di impattare la realt\u00e0 quotidiana dei ceti popolari; molti che ascoltavano con interesse le nostre proposte sullo scenario \u201cglobale\u201d si sono trovati soli qualche anno dopo di fronte alla crisi. Le nostre analisi non si concretizzavano in proposte semplici e comprensibili da tutti per affrontare la mancanza di lavoro, l\u2019aumento del costo della vita ecc. Incolpare i migranti delle proprie difficolt\u00e0 \u00e8 risultato molto pi\u00f9 semplice e consolatorio in assenza di messaggi differenti, antitetici, ma altrettanto semplici e facilmente comprensibili. Nonostante questo credo che i nostri contenuti non siano andati persi e come spesso accade nella storia dei movimenti, si sono sviluppati attraverso delle modalit\u00e0 carsiche, non visibili e quando qualcosa \u00e8 carsico, non lo vedi in superficie, perch\u00e9 scorre non in un grande fiume, ma in tanti piccoli rivoli. Quella sensibilit\u00e0 si \u00e8 diffusa.<\/p>\n<p>Da qualche mese assistiamo alle manifestazioni di giovani sui cambiamenti climatici. Ho partecipato a queste manifestazioni e ho parlato con i ragazzi e mi sono fatto l\u2019idea che, pur nella loro non conoscenza di quanto avvenuto a Genova 2001, molti di quei contenuti sono alla base del loro movimento. Quando i giovani dicono che abbiamo un solo pianeta, quando dicono che se non fermiamo questo modello di sviluppo non vi \u00e8 futuro per nessuno, non \u00e8 molto distante da quanto noi dicevamo a Genova e sintetizzavamo nello slogan: un altro mondo \u00e8 possibile. Oggi le ragazze e i ragazzi in piazza ci dicono che non solo un altro mondo \u00e8 possibile ma anche necessario; non ne abbiamo un altro di riserva.<\/p>\n<p>Noi criticavamo questo modello di sviluppo per le tragiche conseguenze che ne sarebbero derivate; purtroppo \u00e8 accaduto quello che avevamo previsto.<\/p>\n<p>Questi ragazzi si muovono in una societ\u00e0 che \u00e8 il prodotto di quello che noi denunciavamo e che \u00e8 anche la conseguenza della nostra sconfitta ad opera dei poteri che sostengono il modello neoliberista.<\/p>\n<p>Certamente i nostri contenuti vengono declinati da questa nuova generazione in un modo differente.<\/p>\n<p>Tra il 2001, Genova, Porto Alegre e le manifestazioni di Friday for Future vi sono stati anche nel \u201cnostro campo\u201d alcuni importanti eventi che hanno certamente costruito lo scenario e lo sfondo allo sviluppo di un movimento verso il quale Greta ha funzionato da innesco. Mi limito a citarne due: il referendum in difesa dell\u2019acqua pubblica che ha contribuito a diffondere il senso dei Beni Comuni, l\u2019importanza degli elementi fondanti dell\u2019esistenza umana: acqua e terra; la predicazione di papa Francesco che, mentre sulle tematiche di genere appare non discostarsi dalla classica rigida dottrina della Chiesa, risulta particolarmente innovativa in campo sociale, in particolare con la Laudato s\u00ec che ha contribuito non poco a favorire lo sviluppo di un\u2019ecologia sociale qui e ora, non a caso don Luigi Ciotti si riferisce all\u2019enciclica chiamandola Laudato s\u00ec, Laudato qui.<\/p>\n<p>Saranno i giovani, in autonomia a trovare le strade attraverso le quali sviluppare il movimento sui cambiamenti climatici, noi dobbiamo rispettare le loro scelte e al massimo limitarci a mettere a loro disposizione qualche riflessione proveniente dalla nostra esperienza.<\/p>\n<p>Penso, ad esempio, che tale movimento dovr\u00e0 crescere ancora nella consapevolezza che una parte consistente del conflitto \u00e8 tra il basso e l\u2019alto, tra poveri e ricchi; i cambiamenti climatici sono certamente frutto di comportamenti individuali, di come ognuno di noi vive dentro la societ\u00e0 dei consumi, ma anche di scelte strategiche globali da parte di chi detiene il potere, sono anch\u2019essi espressione di un\u2019enorme conflitto sociale che attraversa tutto il pianeta ed anche in questo caso i primi a pagarne il prezzo saranno i pi\u00f9 deboli. Questo ci rimanda ancora una volta al termine glocal: legare il globale e il locale. D\u2019altra parte vi \u00e8 sempre un passaggio di staffetta tra i movimenti. Il movimento del 2001 a sua volta risentiva delle tematiche dei movimenti dei decenni precedenti. Proprio sulla base dell\u2019esperienza passata, mi permetto di fornire loro un suggerimento: state attenti; non durer\u00e0 a lungo l&#8217;appoggio della grande maggioranza dei media mainstream. Appena voi giovani passerete da una denuncia generale dei cambiamenti climatici a individuare specifiche responsabilit\u00e0, appena deciderete di fare dei presidi contro la societ\u00e0 che sta a Milano e che costruisce dighe in Etiopia e in Turchia, provocando la modifica del tragitto dei fiumi e obbligando centinaia di migliaia di persone ad abbandonare la loro terra e ad emigrare in condizioni di povert\u00e0, appena andrete a denunciare le politiche dell\u2019Enel e dell\u2019Eni, allora diventerete meno simpatici alla grande stampa.<\/p>\n<p>E allora cominceranno a criticarvi e tenteranno di dividervi e di provocarvi. Questo \u00e8 sempre stato l\u2019atteggiamento del potere.<\/p>\n<p>Prima blandire, tentando di incorporare una parte delle richieste e di far deviare il percorso del movimento. Per esempio vi diranno che dovete prendervela con i paesi del sud del mondo, come la Cina e l\u2019India. Invece, le politiche ambientali devono essere cambiate ovunque, certamente anche in Cina e in India, ma \u00e8 fuor di dubbio che il potere, quello vero, per ora si trova ancora in gran parte nell\u2019emisfero nord-occidentale del pianeta. Se il movimento per il clima avr\u00e0 la capacit\u00e0 di individuare obiettivi concreti, dovr\u00e0 fare i conti con i tentativi da parte del potere di dividerlo, di reprimerlo e dovr\u00e0 capire che il suo pi\u00f9 grande patrimonio \u00e8 la capacit\u00e0 di restare unito. Unito e globale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><span style=\"color: #993300;\">UNA LUNGA RESISTENZA ORFANA DELLA RAPPRESENTANZA POLITICA<\/span><\/h4>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>4 &#8211; In questi anni molti di noi, che facciamo parte di associazioni e movimenti, guardiamo con preoccupazione e spesso con sconcerto a ci\u00f2 che capita nell\u2019ambito della sinistra italiana. Sembra che anzich\u00e9 impegnarsi per la costruzione di obiettivi comuni e occuparsi della sempre pi\u00f9 difficile situazione delle persone fragili, ci sia la sottolineatura della propria identit\u00e0, delle proprie scelte, di un narcisismo che sembra essere sempre presente, di una litigiosit\u00e0 continua. \u00c8 un\u2019analisi troppo pessimistica?<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Potrei non aggiungere nulla e semplicemente sottoscrivere il contenuto della domanda. Sono totalmente d\u2019accordo. In questi anni abbiamo assistito a una resistenza importante di centinaia, di migliaia di associazioni, collettivi, piccoli gruppi che sul loro territorio e sui loro temi specifici, hanno opposto una resistenza quotidiana agli attacchi del neoliberismo. \u00c8 evidente che prima di tutto si parla della questione dei migranti. Il simbolo \u00e8 Riace, ma oltre a Riace sussistono centinaia di esperienze altrettanto interessanti di solidariet\u00e0 e difesa dei diritti umani di coloro che arrivano da un altro Paese. Pensiamo a tutte le associazioni che in questi anni hanno lavorato sui temi ambientali, dalla vicenda Pfas in Veneto all\u2019ILVA a Taranto fino alle tragedie, alle frane e alle alluvioni che hanno coinvolto il centro e sud Italia; pensiamo alle tante mobilitazioni, alle denunce e alle segnalazioni da parte di gruppi, collettivi e comitati.<\/p>\n<p>Pensiamo alla quantit\u00e0 enorme di associazioni che lavorano nell\u2019assistenza sociale e sanitaria, o ai collettivi che lottano per migliorare condizioni di lavoro inaccettabili ad esempio tra i riders o nel campo della logistica. Questa \u00e8 la sinistra sociale, \u00e8 a costoro che dobbiamo la resistenza ai vari governi pi\u00f9 o meno di destra, ma tutti con politiche di destra, che si sono succeduti.<\/p>\n<p>Questa sinistra sociale \u00e8 stata finora e lo \u00e8 ancora oggi, assolutamente orfana di una rappresentanza politica e credo che le ragioni principali siano quelle contenute nella domanda. Penso che la sconfitta pi\u00f9 grande, oltre a quella politica, sia stata la sconfitta culturale. Un filo &#8211; non rosso &#8211; unisce Craxi, Berlusconi e Renzi. \u00c8 un filo, prima che politico, culturale, di distruzione di tutti quei valori che simbolicamente e fattivamente sono contenuti nella Costituzione. Hanno lavorato per distruggere il valore dell\u2019agire collettivo; nel tentativo di cancellare l\u2019idea che dalla crisi e dalle situazioni di difficolt\u00e0 si esce uniti, insieme e non pestando i piedi al proprio vicino pi\u00f9 povero.<\/p>\n<p>Un filone culturale che si \u00e8 alimentato con la nascita delle televisioni private e da come sono nate, cio\u00e8 con la subcultura del disimpegno, del \u201cmi faccio i fatti mie\u201d, del \u201cposso emergere unicamente sulle spalle di chi mi sta intorno\u201d. Questa subcultura ha dilagato dappertutto e credo abbia purtroppo raggiunto anche settori della sinistra e quando si perde la speranza, si finisce anche per non credere pi\u00f9 che l\u2019azione collettiva possa cambiare il mondo; allora ognuno guarda solo a s\u00e9 stesso e a mio parere questo \u00e8 avvenuto alle formazioni della sinistra e anche a diversi dirigenti della sinistra: una logica individuale, individualista e superidentitaria. La forza di una sinistra diffusa esiste in Italia e non \u00e8 vero che \u00e8 tutto azzerato. Non vi \u00e8 stata l\u2019umilt\u00e0 di costruire dal basso un soggetto politico unificante di sinistra. Questo \u00e8 avvenuto anche non tenendo fede ai nostri stessi valori. Come possiamo, quando ci confrontiamo e ci scontriamo con la destra, parlare di tolleranza, di valorizzazione delle diversit\u00e0 e avere al contrario una storia fortemente divisiva della sinistra politica? Quello che predichiamo dobbiamo essere i primi a realizzarlo.<\/p>\n<p>La speranza non \u00e8 mai morta, anche perch\u00e9 \u00e8 un dovere storico ricostruire un soggetto a sinistra. Deve essere un soggetto plurale, unito da obiettivi concreti e fondato sulla partecipazione collettiva, sul protagonismo di gruppi locali. Senza questo non si riuscir\u00e0 a costruire nulla. Le condizioni sociali oggettive per poter costruire la sinistra ci sono. Il neoliberismo ha fallito e le soluzioni della destra sovranista hanno un tempo limitato perch\u00e9 fondate su delle promesse che non verranno mantenute. L\u2019operazione della destra sovranista, tipica di tutti i regimi populisti di destra, \u00e8 semplice: ottenere i voti dei ceti popolari per politiche che vanno contro i loro stessi interessi.<\/p>\n<p>Che senso ha che i pi\u00f9 deboli, i pi\u00f9 poveri, votino un partito che propone la Flat Tax e che in pratica propone di non far pagare le tasse ai ricchi?<\/p>\n<p>Fin dalla nascita della Repubblica, come previsto dalla Costituzione, era stabilita una precisa progressivit\u00e0 delle tasse in relazione ai redditi.<\/p>\n<p>Per un po\u2019 la destra pu\u00f2 annebbiare la vista dei ceti popolari, facendo loro credere che il nemico sia il migrante; ma quando non ci sono soldi per pagare l\u2019affitto, per arrivare a fine mese e contemporaneamente le tasse sono state abbassate ai pi\u00f9 ricchi, qualche dubbio, qualche conflitto si aprir\u00e0 nel fronte populista di destra. E allora l\u2019opportunit\u00e0 per la costruzione di un soggetto di sinistra sar\u00e0 ancora pi\u00f9 evidente. Ma oggi siamo in presenza di un forte deficit soggettivo della sinistra politica e nulla fa pensare che sia facilmente superabile senza un ricambio generazionale e una forte innovazione culturale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><span style=\"color: #993300;\">PRIORIT\u00c0 ALLA LOTTA SOCIALE E ALLA BATTAGLIA CULTURALE<\/span><\/h4>\n<p><strong><em>5 &#8211; Lei \u00e8 stato parlamentare europeo dal 2004 al 2009 e in seguito, nel 2010, candidato alla presidenza della Regione Lombardia. Poi, nel 2015 ha fondato, insieme ad Emilio Molinari e Piero Basso, l&#8217;associazione &#8220;Costituzione Beni Comuni&#8221;. Questa scelta di \u201cuscire\u201d dall\u2019ambito istituzionale da cosa \u00e8 stata motivata? Quali sono gli ambiti di cui si occupa l\u2019associazione?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Questa scelta \u00e8 stata motivata dalla convinzione che l\u2019incidenza sul piano istituzionale oggi \u00e8 molto pi\u00f9 limitata che nel passato perch\u00e9, come ormai si sa, molte delle decisioni non vengono prese all\u2019interno delle istituzioni elettive, ma sono assunte in ambiti internazionali che sfuggono a qualunque controllo democratico come ad esempio: la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, l\u2019Organizzazione Mondiale del Commercio, varie istituzioni dell\u2019 Unione Europea fra le quali la BCE e i grandi fondi finanziari, solo per fare alcuni esempi.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che il ruolo istituzionale oggi \u00e8 molto meno efficace rispetto al passato, anche se rimane un ruolo importante da dove, almeno parzialmente, si pu\u00f2 ancora incidere<\/p>\n<p>Inoltre penso che ora la cosa fondamentale sia ripartire dal basso, per costruire consapevolezza, coscienza collettiva e che una sinistra non pu\u00f2 essere ricostruita a prescindere dalla centralit\u00e0 dei ceti popolari. Noi non possiamo pensare di costruire una sinistra &#8216;per&#8217; qualcuno, noi dobbiamo costruire una sinistra &#8216;con&#8217; qualcuno. Non pu\u00f2 essere una sinistra che mette insieme un po\u2019 di intellettuali convinti di essere chiamati loro a fare il bene dei ceti popolari, di quelli che hanno un lavoro precario, di quelli che sono disoccupati, di quelli che hanno un lavoro a chiamata, di quelli che non possono sopravvivere con una pensione da fame.<\/p>\n<p>Prima di tutto perch\u00e9 si possa costruire una sinistra deve esserci il protagonismo di questi soggetti fondato su autonomi processi di autoorganizzazione. Questa opera si compie, iniziando dal sociale. Faccio parte ancora di coloro che pensano che il politico sia un prolungamento del sociale e non il contrario.<\/p>\n<p>Una rappresentanza politica a sinistra se non ha gambe sociali non riesce ad avere nessuna incidenza. Per questo ho scelto in questi anni di dare la priorit\u00e0 alla lotta sociale e alla battaglia culturale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><span style=\"color: #993300;\">CON LA PANCIA VUOTA NON SI VA DA NESSUNA PARTE, DOBBIAMO CAMBIARE MODELLO.<\/span><\/h4>\n<p><em><strong>6 &#8211; Secondo la sua esperienza e guardando alla realt\u00e0 odierna, su quali temi le realt\u00e0 attente alla solidariet\u00e0 e alla costruzione di umanit\u00e0 dovrebbero oggi maggiormente impegnarsi?<\/strong><\/em><\/p>\n<p>La mia risposta \u00e8 molto banale in questo caso. Penso che si debba ripartire dalle condizioni materiali. Raramente ci sono state diversit\u00e0 cos\u00ec enormi nei redditi all\u2019interno dello stesso Paese tra i pi\u00f9 ricchi e i pi\u00f9 poveri. In tutto il mondo occidentale noi stiamo andando verso la cancellazione delle conquiste che sono avvenute nella seconda met\u00e0 del XX secolo. Penso all\u2019istruzione di massa, al servizio sanitario nazionale, al Welfare, alle pensioni e quindi bisogna cominciare di nuovo da salute, casa, lavoro. I bisogni materiali. Altrimenti si pu\u00f2 parlare molto, ma con la pancia vuota non si va da nessuna parte. Per\u00f2 tutto questo non pu\u00f2 essere fatto con le modalit\u00e0 passate.<\/p>\n<p>E sottolineo due aspetti. Penso che sia importante che nella societ\u00e0 continuino a esserci dei corpi intermedi. Non condivido l&#8217;idea che l\u2019unico rapporto con le istituzioni si fondi su un rapporto diretto tra il singolo cittadino e lo Stato, magari giocato sul computer. Va benissimo l\u2019attivit\u00e0 dei social, ma la nostra Costituzione \u00e8 ancora attuale anche in questo e prevede forme sociali di organizzazione collettiva che sono i corpi intermedi della societ\u00e0. Corpi sociali intermedi sono per esempio i sindacati, i patronati, l\u2019Arci, le grandi organizzazioni che si battono per la salute, i quali fanno s\u00ec che il singolo cittadino non resti isolato con il suo problema davanti allo Stato. Una delle difficolt\u00e0 a sinistra \u00e8 l\u2019incapacit\u00e0 di ricostruire strutture collettive, che siano capaci di rappresentare la societ\u00e0 attuale.<\/p>\n<p>Facciamo un esempio. Ci sono ancora i sindacati, ma si occupano del personale dipendente sostanzialmente con contratti a tempo indeterminato e poco altro. E non riescono, non sono stati capaci di interagire con quella massa enorme di persone che sono fuori da quel mercato del lavoro, con contratti a tempo determinato, contratti a chiamata, contratti a ore, che passano da un stage all\u2019altro, che passano da un corso di formazione all\u2019altro, lavoro nero eccetera\u2026 Per\u00f2 la maggioranza delle nuove generazioni ha questo tipo di lavoro, non un contratto a tempo indeterminato. E allora costruire delle realt\u00e0 collettive, delle strutture intermedie che rappresentano queste persone significa cambiare paradigma. Non possiamo pensare che il modello sindacale ottocento-novecentesco possa coprire la molteplicit\u00e0 di lavori ed i diversi tipi di contratti che esistono oggi o addirittura l\u2019assenza di contratti.<\/p>\n<p>Penso alla necessit\u00e0 di camere del lavoro territoriali, sociali, radicate sul territorio. \u00c8 necessario un salto culturale. Per esempio, \u00e8 necessario ricollocare la stessa categoria dei diritti, che devono essere sempre pi\u00f9 pensati come diritti universali propri della condizione umana e non pi\u00f9 collegati unicamente alla condizione lavorativa. Nel novecento \u00e8 stata una grande conquista per le donne lavoratrici il diritto alla gravidanza, ma oggi questo diritto deve essere sancito giuridicamente non solo per le donne che hanno un lavoro a tempo indeterminato, ma anche perle tante che si trovano in altre condizioni lavorative e deve essere ampliato e tutelato anche da provvedimenti quali ad es. quelli relativi alla paternit\u00e0 obbligatoria che incentivino anche pratiche di equit\u00e0 di genere.<\/p>\n<p>Qualunque donna, che vive nella nostra societ\u00e0, deve avere la possibilit\u00e0, se lo desidera, di poter procreare senza rischiare economicamente la propria vita e il proprio percorso professionale.<\/p>\n<p>Un altro aspetto da sottolineare \u00e8 che oggi qualunque riflessione sulla trasformazione delle nostre condizioni di vita non pu\u00f2 prescindere dal pensare globalmente; oggi una decisione assunta in un fondo finanziario a Londra, piuttosto che a New York, pu\u00f2 cambiare la vita di un contadino che lavora nelle campagne attorno a Napoli. Dobbiamo avere una visione globale, anche per impedire che ci spingano a lottare gli uni contro gli altri.<\/p>\n<p>Un giorno, quando ero al Parlamento Europeo, giunse la notizia del rischio di chiusura di alcune acciaierie italiane; stesi un comunicato stampa e chiesi ai miei colleghi delle altre forze di sinistra presenti in Parlamento di firmarlo e sostenerlo. Mi risposero con un forte imbarazzo; la chiusura delle fabbriche italiane garantiva la sopravvivenza delle acciaierie situate nei loro Paesi.<\/p>\n<p>\u00c8 la logica del capitale che contrappone gli uni agli altri. Ecco perch\u00e9 \u00e8 necessario un pensiero globale. Ma i sindacati non sono stati in grado di fare questo salto; nei fatti i sindacati europei esistono come sigla. Come capacit\u00e0 reale di costruire vertenze europee sono a un livello molto basso.<\/p>\n<p>Sono convinto che sia possibile cambiare con l\u2019impegno collettivo, la realt\u00e0 attuale. Non \u00e8 illusorio. Ma necessitiamo di paradigmi interpretativi molto diversi rispetto a quelli del passato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A quasi 20 anni dai fatti del G8 di Genova, un bilancio in una intervista di Vittorio Agnoletto.<\/p>\n","protected":false},"author":245,"featured_media":887313,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[60,47,157,1262,55],"tags":[61063,16875,60545,4834,945,1553],"class_list":["post-887311","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-diritti-umani","category-europa","category-interviste","category-nonviolenza-argomento","category-politica","tag-fatti-di-genova-2001","tag-g8-genova","tag-genova-2001","tag-resistenza-nonviolenta","tag-social-forum","tag-vittorio-agnoletto"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.1.1 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ 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