{"id":887192,"date":"2019-07-14T15:39:42","date_gmt":"2019-07-14T14:39:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=887192"},"modified":"2019-07-14T22:25:28","modified_gmt":"2019-07-14T21:25:28","slug":"storia-di-una-dittatura-annunciata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2019\/07\/storia-di-una-dittatura-annunciata\/","title":{"rendered":"Storia di una dittatura annunciata"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">ESTATE 1978<\/span><\/h4>\n<p>Era l\u2019estate del 1978, e l&#8217;Argentina si apprestava a disputare l&#8217;edizione pi\u00f9 drammatica e infame dei mondiali di calcio. Nonostante i governi di mezzo mondo e le autorit\u00e0 del calcio mondiale fossero al corrente dei tremendi crimini che venivano commessi in Argentina sotto la dittatura militare, scelsero ugualmente di presenziare a quella che avrebbe dovuto essere una grande festa sportiva per il mondo intero, ma che invece fu la conclamazione della vilt\u00e0 e dell\u2019ipocrisia internazionale.<br \/>\nI vari capi di stato internazionali presenti alla finale, tutti in fila, vergognosamente omaggiare la dittatura instaurata dai colonnelli argentini.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><span style=\"color: #993300;\">ARGENTINA TERRA D&#8217;ITALIANI MIGRANTI<\/span><\/h4>\n<p>L\u2019Argentina, un paese bellissimo, immenso, una terra generosa, piena di risorse, il cui popolo per almeno met\u00e0 \u00e8 composto da discendenti di emigranti italiani: famiglie povere espatriate dall\u2019Italia, fuggite a pi\u00f9 ondate da fame, miseria ed ingiustizie, dirette dall\u2019altra parte del mondo, in una nazione che, per molti di loro rappresentava una sorta di terra promessa, la salvezza, la rinascita verso una vita nuova. Argentina, un giovane stato le cui vicende si sono spesso intrecciate a doppio filo con quelle italiane, specie nella pagina considerata come la pi\u00f9 buia della sua storia: il golpe argentino del marzo 1976.<br \/>\nUna pagina scritta col sangue, fatta di decine di migliaia di uccisioni, di violenze, di stupri, di torture; una dittatura che si fonda sul massacro di <a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2017\/03\/desaparecidos-ieri-oggi\/\">migliaia di desaparecidos<\/a> e sul sequestro dei loro figli, rapiti e dati in adozione a famiglie benestanti dell\u2019alta borghesia argentina. Per comprendere appieno ci\u00f2 che avvenne in quegli anni, \u00e8 necessario guardare il contesto storico dove si gener\u00f2 questa tragedia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><span style=\"color: #993300;\">UN PASSO INDIETRO<\/span><\/h4>\n<p>Per farlo bisogna fare qualche passo indietro, tornare al 21 marzo 1970, attraversare l\u2019Atlantico e approdare in Italia; \u00e8 l\u2019anno d\u2019inizio della Gran Maestranza di Lino Salvini, un medico fiorentino, il quale, tre mesi dopo la sua elezione a Gran Maestro del Grande Oriente D\u2019Italia, delega a Licio Gelli \u201cla gestione\u201d della \u201cLoggia P2\u201d, (Propaganda 2).<br \/>\nLino Salvini conferisce a Gelli la facolt\u00e0 di iniziare nuovi iscritti. Provvedimento questo del tutto inusuale nell\u2019istituzione massonica, essendo il potere di iniziazione, a norma degli statuti, esclusivamente \u201criservato al Gran Maestro e ai Maestri Venerabili\u201d, o \u201cin caso di loro impedimento, a chi gi\u00e0 aveva ricoperto tali cariche\u201d.<br \/>\nNel settembre dell\u2019anno successivo, il 1971, il Salvini nomina Licio Gelli \u201csegretario organizzativo della Loggia P2\u201d, incaricandolo di \u201cpredisporre uno studio per la ristrutturazione della stessa\u201d.<br \/>\nLicio Gelli, ultimo di quattro fratelli, nato a Pistoia il 21 aprile 1919, nel 1937 a diciott&#8217;anni Gelli parte volontario nel 735\u00b0 battaglione delle Camicie Nere partecipando alla Guerra civile spagnola in aiuto delle truppe franchiste.<br \/>\nDivent\u00f2 quindi impiegato del GUF, ma non approd\u00f2 mai all&#8217;universit\u00e0, perch\u00e9 all&#8217;et\u00e0 di 16 anni espulso dalle scuole del Regno d&#8217;Italia per aver preso a schiaffi un professore.<br \/>\nNel luglio 1942, nominato ispettore del Partito Nazionale Fascista, trasporta in Italia il tesoro di re Pietro II di Jugoslavia, requisito dal Servizio Informazioni Militare, 60 tonnellate di lingotti d&#8217;oro, 2 di monete antiche, 6 milioni di dollari e 2 milioni di sterline.<br \/>\nNel 1947, quando il tesoro viene restituito alla Jugoslavia, mancano 20 tonnellate di lingotti, ipotesi avanzata, ma sempre smentita da Gelli, che lui li avesse trasferiti al tempo in Argentina e che parte di queste 20 tonnellate sarebbero stati tra i preziosi ritrovati in seguito nelle fioriere di villa Wanda.<\/p>\n<p>Dopo l\u2019armistizio dell&#8217;8 settembre 1943, Gelli aderisce alla Repubblica Sociale Italiana diventando un ufficiale di collegamento fra il governo fascista e il Terzo Reich nazista. Tuttavia quando la sconfitta nazifascista comincia ad annunciarsi inevitabile, Gelli d\u00e0 il via alla seconda fase della sua vita. Comincia a collaborare con i partigiani, pur rimanendo all\u2019interno degli apparati fascisti, fa il doppio gioco grazie ai contatti e le conoscenze abilmente acquisite nella sua militanza fascista. Trafuga e distribuisce di nascosto ai partigiani i \u201clasciapassare rossi\u201d rilasciati dalla Kommandatura, e fornisce ai suoi superiori informazioni fuorvianti per i rastrellamenti dei partigiani che si tenevano sugli Appennini.<br \/>\nInsieme al partigiano pistoiese Silvano Fedi, in seguito ucciso in circostanze poco chiare, partecipa anche alla liberazione di prigionieri politici dal carcere di Villa Sbertoli. Questo almeno alla cronaca storica principale prima e durante la guerra.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><span style=\"color: #993300;\">LICIO GELLI NEL DOPOGUERRA<\/span><\/h4>\n<p>Dopo la seconda guerra mondiale, sempre in stile da abile doppiogiochista, Gelli si muove su pi\u00f9 fronti. Da un lato intesse strette collaborazioni con la CIA e con il patto atlantico. Varie le commissioni d\u2019inchiesta che se non del tutto almeno in buona parte hanno ricostruito l\u2019importante ruolo che ebbe Gelli nell&#8217;organizzazione \u201cGladio\u201d, una struttura segreta promossa dalla NATO e finanziata in parte dalla CIA, in parte da gli ex apparati fascisti, allo scopo di contrastare l&#8217;influenza comunista in Italia, cos\u00ec come negli altri Stati europei. Certa e provata la stretta relazione di Gelli con Edward Herman e Michael Ledeen, ritenuti secondo le inchieste due agenti della CIA. Qualcuno ha anche ipotizzato che Gelli stesso, oltre ad essere uno stretto collaboratore come da lui dichiarato, potesse essere anche un agente dell\u2019Intelligence americana.<br \/>\nContemporaneamente a quegli anni, Gelli fu sospettato dal SIFAR di essere un collaboratore del PCI e di svolgere attivit\u00e0 di spionaggio a favore degli Stati dell&#8217;Europa orientale, venendo descritto come, \u201cpersonaggio capace di compiere qualunque azione\u201d.<br \/>\nDal 1948 al 1956, Gelli fu anche segretario del deputato democristiano Romolo Diecidue, eletto nel collegio di Firenze-Pistoia.<br \/>\nNel 1956 diventa direttore commerciale della Permaflex di Frosinone, in area di Cassa per il Mezzogiorno. Durante la sua direzione lo stabilimento diviene un via vai continuo di politici, ministri, vescovi, uomini d\u2019affari e generali.<br \/>\nIniziato alla massoneria nel 1963 in breve tempo ne scala i gradi principali, fino a divenire maestro venerabile della loggia Propaganda 2 (detta P2); tra il 1970 e il 1981 riusc\u00ec a iniziare alla P2 un consistente numero di soggetti titolari di cariche pubbliche, politiche, finanziarie, amministrative, i nomi di alcuni dei quali sarebbero stati noti soltanto \u201call&#8217;orecchio\u201d di Gelli. Bench\u00e9 per molti si trattasse soltanto di un&#8217;ulteriore e ben frequentata sede di affarismo politico, nel corso degli anni settanta la P2 si contraddistinse per finalit\u00e0 eversive, tra cui il <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Piano_di_rinascita_democratica\">Piano di rinascita democratica<\/a> redatto da Francesco Cosentino su istruzioni dello stesso Gelli in persona.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><span style=\"color: #993300;\">LA LOGGIA MASSONICA DEVIATA PROPAGANDA 2 (P2)<\/span><\/h4>\n<p>Per le generazioni a me contemporanee o precedenti non credo ci sia bisogno di ricordare cos\u2019abbia rappresentato la <a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2014\/03\/riforme-renzi-loggia-p2-curiosa-somiglianza\/\">P2<\/a>, per quelle successive \u00e8 doveroso invece riassumere che la <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/P2\">P2 \u00e8 stata Loggia massonica coperta<\/a>, ovvero i cui membri non erano dichiarati pubblicamente, bens\u00ec tenuti in segreto, originariamente appartenente al Grande Oriente d\u2019Italia. Formalmente sciolta nel 1974 dal congresso dei Maestri Venerabili riuniti nella Gran Loggia di Napoli che ne decretarono la \u201cdemolizione\u201d voto che per\u00f2 rimarr\u00e0 disatteso nella sostanza, perch\u00e9 la P2 fu ricostituita nel 1975, sempre sotto la guida di Gelli che la trasform\u00f2 in una potente forza occulta in grado di condizionare fortemente il sistema economico e politico italiano. La scoperta e la pubblicazione nel 1981 degli elenchi degli affiliati e del programma dell\u2019associazione aprirono un caso politico e giudiziario. Sciolta d\u2019autorit\u00e0, in quanto dichiarata associazione segreta con finalit\u00e0 eversive. La P2 fu oggetto di svariate inchieste parlamentari e di vari procedimenti giudiziari.\u00a0Ufficialmente <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Lista_degli_appartenenti_alla_P2\">le liste della P2<\/a> sequestrate e rese pubbliche trentanove anni fa riportano 963 affiliati, in realt\u00e0 secondo quanto dichiarato dallo stesso Gelli,<em><strong> \u201cla lista non era completa, mancavano centinaia di nomi, anche di personaggi stranieri, personaggi molto importanti.\u201d<\/strong><\/em> cos\u00ec rivela Licio Gelli nei suoi ultimi giorni di vita; si parla in realt\u00e0 di un totale di oltre 3.000 iscritti, cos\u00ec almeno secondo quanto dichiarato nel gennaio 2017 da l&#8217;ex Gran maestro della Massoneria, Giuliano Di Bernardo: &#8220;<em><strong>Altro che 900 nomi, negli elenchi P2 pi\u00f9 di 3mila&#8221;<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Solo per citarne alcuni dei\u00a0pi\u00f9 noti, fra gli affiliati della lista ufficiale si trovano:<\/p>\n<p><strong>Capitani d\u2019Industria:<\/strong><br \/>\n<em>&#8211; dott. Romolo Arena (Roma, 848) (partecipante al &#8220;Gruppo dei Tredici&#8221;, ex presidente acciaierie di Terni Italimpianti, ex direttore centrale e vicepresidente IRI)<\/em><br \/>\n<strong><em>&#8211; dott. Silvio Berlusconi <\/em><\/strong><em>(Milano, 625) all&#8217;epoca presidente Fininvest, poi fondatore di Forza Italia e dal 1994 pi\u00f9 volte presidente del Consiglio.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; dott. Alberto Capanna (Roma, 553) (ex presidente della Finsider)<\/em><br \/>\n<em>&#8211; dott. Giorgio Mazzanti (Roma, 826) (presidente ENI 1979-80, coinvolto nel caso ENI-Petronim)<\/em><\/p>\n<p><strong>Politici:<\/strong><br \/>\n<em>&#8211; on dott. Enrico Manca (Roma, 864) (redattore del Giornale Radio Rai dal 1961 al 1972, Ministro del commercio con l&#8217;estero nel Governo Cossiga II e nel Governo Forlani, presidente RAI dal 1986 al 1992, morto nel 2011)<\/em><br \/>\n<em>&#8211; on. Luigi Mariotti (Firenze, in sonno, 489) (Ministro della sanit\u00e0 per 4 volte, Ministro dei trasporti e dell&#8217;aviazione civile 1968-69)<\/em><br \/>\n<em>&#8211; on. Fabrizio Cicchitto (Roma, 945) (al tempo della scoperta della lista era parlamentare del Partito Socialista Italiano, \u00e8 stato capogruppo alla Camera del Popolo delle Libert\u00e0, oggi in Ncd. Fu trovata la sua domanda di iscrizione)<\/em><br \/>\n<em>&#8211; dott. Duilio Poggiolini (Roma, 961) (direttore generale servizio farmaceutico nazionale, coinvolto in Tangentopoli)<\/em><\/p>\n<p><strong>Banchieri:<\/strong><br \/>\n<strong><em>&#8211; dott. Roberto Calvi <\/em><\/strong><em>(Milano, 519) presidente Banco Ambrosiano trovato impiccato a Londra sotto il ponte dei frati neri.<\/em><br \/>\n<strong><em>&#8211; avv. Michele Sindona <\/em><\/strong><em>(501, morto) (banchiere, presidente della Banca Privata Italiana, legato allo scandalo del Banco Ambrosiano, avvelenato in carcere in circostanze mai chiarite)<\/em><br \/>\n<em>&#8211; dott. Giovanni Cresti (Siena, 521) (ex direttore generale del Monte dei Paschi di Siena)<\/em><br \/>\n<em>&#8211; dott. Alberto Ferrari (Roma, 520) (ex direttore generale BNL)<\/em><br \/>\n<em>&#8211; dott. Giovanni Guidi (Roma, 830) (ex direttore generale Banco di Roma)<\/em><br \/>\n<em>&#8211; avv. Gaetano Lo Passo (Messina, 43) (ex vicepresidente Sicilcassa)<\/em><br \/>\n<em>&#8211; on. Loris Scricciolo (Chiusi, 125) (ex vicepresidente del Monte dei Paschi di Siena)<\/em><\/p>\n<p><strong>Giornalisti ed editori:<\/strong><br \/>\n<em>&#8211; dott. Roberto Ciuni (Roma, 814) ex direttore dei quotidiani Mattino, Giornale di Sicilia, La Nazione<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Maurizio Costanzo (Roma, 626) giornalista e conduttore tv<\/em><br \/>\n<em>&#8211; dott. Giampaolo Cresci (Roma, 525) (ex vicedirettore generale Rai e direttore de Il Tempo. Morto nel 2003)<\/em><br \/>\n<em>&#8211; dott. Stefano de Andreis (Roma, 939), giornalista fondatore dell&#8217;Agenzia di stampa Il Velino<\/em><br \/>\n<em>&#8212; <strong>dott. Franco Di Bella<\/strong> (Milano, 655) (ex direttore del Corriere della Sera)<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Massimo Donelli (Napoli, 921) ( ex direttore di Epoca, gi\u00e0 direttore di Canale 5)<\/em><br \/>\n<em>&#8211; dott. Roberto Gervaso (Roma, 622) (scrittore)<\/em><br \/>\n<em>&#8211; dott. Paolo Mosca (Roma, 813) ex direttore Domenica del Corriere<\/em><br \/>\n<em>&#8211; dott. Luigi Nebiolo (Roma, 810) (all&#8217;epoca direttore del TG1)<\/em><br \/>\n<em>&#8211; dott. Giampiero Orsello (Roma, 60) (ex vicepresidente della RAI)<\/em><br \/>\n<em>&#8211; avv. Carmine (Mino) Pecorelli (Roma, assassinato nel 1979, 235) (giornalista)<\/em><br \/>\n<em>&#8211; dott. Giuseppe Pieri (Roma, 530) (vice direttore RAI)<\/em><br \/>\n<em>&#8211; <strong>dott. Angelo Rizzoli<\/strong> (Milano, morto nel 2013, 532) (presidente Rizzoli-Corriere della Sera dal 1978 al 1983)<\/em><br \/>\n<em>&#8211;<strong> dott. Bruno Tassan Din<\/strong> (Milano, morto, 534), (all&#8217;epoca della scoperta della lista, direttore generale della Rizzoli Editore, proprietaria de Il Corriere della Sera, implicato anche nel crack del Banco Ambrosiano, per cui verr\u00e0 condannato nel 1996)<\/em><\/p>\n<p><strong>Alti rappresentanti delle Forze dell\u2019Ordine e dei servizi segreti:<\/strong><br \/>\n<em>&#8211; gen. Giovanni Allavena (Roma, 505) (Generale dei Carabinieri, collaboratore di Giovanni De Lorenzo, comandante dell&#8217;ufficio D (informazioni) e del CCS (controspionaggio) e poi ultimo capo del Sifar; nel 1967, al suo ingresso nella P2, avrebbe trasmesso parte dei Fascicoli SIFAR a Gelli)<\/em><br \/>\n<em>&#8211; gen. Giuseppe Casero (Roma, 488) (generale dell&#8217;Aeronautica militare italiana, implicato nel Golpe Borghese)<\/em><br \/>\n<em>&#8211; gen. Gian Adelio Maletti (Roma, 499) (ex-capo del reparto D (controspionaggio) del SID, condannato per depistaggi per la Strage di piazza Fontana, ora cittadino sudafricano)<\/em><br \/>\n<em>&#8211; gen. Vito Miceli (Roma, 491) (ex capo del Servizio Informazioni Difesa, implicato nel Golpe Borghese e nell&#8217;organizzazione Rosa dei Venti)<\/em><br \/>\n<em>&#8211; col. Pietro Musumeci (Roma, 487) (ex generale del SISMI, condannato per calunnia aggravata nell&#8217;inchiesta della Strage di Bologna)<\/em><\/p>\n<p><strong>Nobili:<\/strong><br \/>\n&#8211; dott. Vittorio Emanuele di Savoia (Ginevra, 516) (pretendente al trono d&#8217;Italia)<\/p>\n<p><strong>Imprenditori faccendieri e golpisti:<\/strong><\/p>\n<p>&#8211;<em> Gioacchino Albanese (Roma, 913) (stretto collaboratore di Eugenio Cefis, fu coinvolto nello scandalo Eni-Petronim)<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Vito Alecci (Milano, 789) (convivente di Nara Lazzerini, segretaria di Licio Gelli, il 3 marzo 1985 mor\u00ec in circostanze misteriose; la Lazzerini asser\u00ec trattarsi di omicidio)<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Enrico Nicoletti (Roma, morto, 950) (costruttore romano, legato alla banda della Magliana)<\/em><br \/>\n<em>&#8211; <strong>avv. Umberto Ortolani<\/strong> (Roma, morto, 494) (imprenditore, condannato per reati finanziari)<\/em><br \/>\n<em>&#8211; <strong>dott. Jos\u00e9 L\u00f3pez Rega<\/strong> (Argentina, 591), capo dell&#8217;Alianza Anticomunista Argentina<\/em><br \/>\n<em>&#8211; <strong>ammiraglio Emilio Eduardo Massera<\/strong> (Buenos Aires, 478) (membro della giunta militare che rovesci\u00f2 il governo di Isabelita Per\u00f2n con il golpe del 1976).<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Di questa lista, si tengano bene a mente 5 nomi, i tre italiani <strong>Umberto Ortolani, Roberto Calvi e Michele Sindona,<\/strong> e i due argentini <strong>Jos\u00e9 L\u00f2pez Rega e Emilio Eduardo Massera,<\/strong> iscritti alla P2, insieme a molti altri esponenti della consorteria di potere dell&#8217;ultimo periodo peronista argentino precedente il golpe.<br \/>\nMolti dei principali protagonisti del golpismo, sia argentino che uruguayano degli anni settanta, erano affiliati alla Loggia P2.<br \/>\nSpesso Gelli dichiar\u00f2 vantandosene, d\u2019essere stato amico stretto del leader argentino Juan Domingo Per\u00f3n, affermando che tale amicizia fu veramente importante per l&#8217;Italia, senza per\u00f2 mai spiegarne il perch\u00e9.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><span style=\"color: #993300;\">TUTTO EBBE INIZIO PER TRAMITE DI GIANCARLO ELIA VALORI<\/span><\/h4>\n<p>Credo forse se ne potr\u00e0 comprendere meglio il perch\u00e9, risalendo all\u2019operato di Gelli e della P2 nel periodo precedente il golpe argentino, gli anni che vanno dal 1971 al 1976.<br \/>\nGelli conobbe per la prima volta Juan Domingo Peron a Madrid nel 1971, a presentarglielo, Giancarlo Elia Valori, iscritto come Gelli alla massoneria dal 1965, l&#8217;ex deputato Flamigni in una delle tante <a href=\"http:\/\/www.memoria.san.beniculturali.it\/web\/memoria\/gallery\/dettaglio-oggetto-digitale?titolo_origine=Galleria%20Multimediale&amp;css_tit=gallery-result-tit&amp;pid=san.dl.SAN:TXT-00004820\">commissioni parlamentari d\u2019inchiesta sulla P2<\/a>, descrive il Valori come: \u201ccameriere d&#8217;onore di Spada e Kappa del Vaticano\u201d<br \/>\nGiancarlo Elia Valori, \u00e8 stato presidente di numerose societ\u00e0 tra cui: Autostrade per l&#8217;Italia S.p.A., la SME &#8211; Societ\u00e0 Meridionale di Elettricit\u00e0, l&#8217;UIR &#8211; Unione Industriali di Roma. Dal 2006 al 2011 \u00e8 stato \u00e8 presidente di Sviluppo Lazio, holding di controllo di tutte le societ\u00e0 partecipate dalla regione, presidente di Confindustria per due mandati, e dell&#8217;impresa edilizia <a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/economia\/finanza\/2013\/04\/09\/news\/torno_chiuse_le_indagini_sul_crac_valori_e_bulgheroni_tra_gli_indagati-56295536\/\">Torno Internazionale S.p.a.<\/a><br \/>\nDal 2005 ricopre il ruolo di presidente onorario della Huawei Technologies Italia, \u00e8 poi presidente della holding La Centrale Finanziaria Generale S.p.a. nonch\u00e9 dal 2008 \u00e8 presidente dell&#8217;associazione Israele 60 e dal 2009 presidente della delegazione italiana della Fondazione Abertis.<br \/>\nNel 2016, per occuparsi di alta \u201cIntelligence\u201d e super \u201cSecurity\u201d, fonda la neonata sigla, <a href=\"https:\/\/www.progettodreyfus.com\/italian-council-for-national-security-affairs-cose-e-perche-e-necessario\/\">\u201cItalian Council for National Security Affairs\u201d<\/a>, da noi pi\u00f9 semplicemente \u201cAssociazione per la Sicurezza Nazionale Italiana\u201d. Evidente l\u2019ispirazione a gi\u00e0 sperimentati modelli stranieri, stella polare il \u201cCenter for Strategic &amp; International Studies\u201d di Washington.\u201c<br \/>\n<strong>Il 28 dicembre 2007, il giudice Luigi De Magistris, a proposito del Valori, ascoltato dalla procura di Salerno nell&#8217;ambito delle vicende del processo &#8220;Why Not&#8221;, sulle sue indagini afferma quanto segue:<\/strong><br \/>\n<em>\u201cStavamo ricostruendo l&#8217;influenza di poteri occulti (&#8230;) in meccanismi vitali delle istituzioni repubblicane: in particolare stavo ricostruendo i contatti intrattenuti da Giancarlo Elia Valori, Luigi Bisignani, Franco Bonferroni e altri, e la loro influenza sul mondo bancario ed economico finanziario (&#8230;) Giancarlo Elia Valori pareva risultare ai vertici attuali della &#8220;massoneria contemporanea&#8221; e Valori s&#8217;\u00e8 occupato spesso di lavori pubblici\u201d<\/em><br \/>\nIl giornalista Walter Settimelli, nel 1990 di Giancarlo Elia Valori scrive: <em>\u201cera impiegato come funzionario della Rai, svolgendo una serie di attivit\u00e0 parallele fra cui procurare affari per la Fiat, essere particolarmente vicino a vari cardinali della Chiesa cattolica e promotore di vari investimenti per conto del Vaticano stesso, fu anche &#8220;maestro di cerimonia&#8221; di Amintore Fanfani, godendo gi\u00e0 all\u2019epoca di amicizie \u201caltolocate\u201d.<\/em><br \/>\nLa sua influenza all\u2019epoca gi\u00e0 tale da riuscire a organizzare un secondo incontro tra Gelli e Peron che avviene il 12 marzo 1972 nella villa madrilena di Peron, prologo al suo successivo ritorno al potere in Argentina.<br \/>\nII 7 febbraio 1973, Valori compie un&#8217;altra azione in favore di Gelli: indirizza una calorosa lettera a Peron per caldeggiare la figura del capo piduista. Lo qualifica con l&#8217;appellativo di \u201cdottore\u201d e appassionato studioso dei problemi dell&#8217;America Latina e un grande ammiratore delle Sue opere.. Copia della missiva vien pubblicata dallo stesso Gelli nel libro La verit\u00e0: <em>\u201cCarissimo Presidente, il latore della presente e il mio ottimo amico, Dottor Gelli, dirigente industriale che viene in Argentina per motivi connessi alla sua professione. II Dottor Licio Gelli un convinto sostenitore delle tesi dell&#8217;integrazione nazionale (&#8230;). E\u2019 interessante, caro Presidente che conversi un po&#8217; con lui ed eventualmente Le sarei grato se Ella lo potesse presentare all&#8217;amico Rogelio Frigerio in quanto l&#8217;incontro Vostro, con questo mio amico, non potrei che tornarvi utile, caro Presidente, specie considerando il fatto che questi ha moltissimi importanti contatti a livello economico e politico, in campo internazionale\u2026\u201d<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><span style=\"color: #993300;\">LA PENETRAZIONE DI GELLI E DELLA P2 IN ARGENTINA<\/span><\/h4>\n<p>In seguito, prima di partire per l&#8217;Argentina, Gelli convince anche Lino Salvini, allora Venerabile Gran Maestro del Grande Oriente d\u2019Italia, ad accreditarlo ufficialmente presso i circoli massonici argentini, allo scopo ottiene dal Gran Maestro un&#8217;apposita lettera. II 27 maggio 1973. l&#8217;incarico assume una veste ufficiale: in Argentina, ma anche in Uruguay, Gelli pu\u00f2 presentarsi nel ruolo di ambasciatore della \u201cfratellanza italiana\u201d.<br \/>\nE\u2019 cos\u00ec che a partire dalla seconda met\u00e0 del 1973,Gelli avvia la grande penetrazione della P2 nel sistema politico e finanziario argentino. Ci\u00f2 specie grazie ad Umberto Ortolani, e a un altro esule italiano fascista, Giampietro Pellegrini, (ex ministro delle finanza durante la Repubblica di Salo, scappato a fine guerra in Uruguay e possessore di una banca, il Banco del Lavoro ItaloAmericano) insieme riescono ad avviare le prime operazioni finanziare in argentina, sostenute economicamente in seguito da Roberto Calvi, altro affiliato P2 e allora Presidente del Banco Ambrosiano in Italia.<br \/>\nGelli e Ortolani convinsero Calvi ad investire una notevole massa di denaro di cui all\u2019epoca il banchiere disponeva. Agendo come il \u201cgatto e la volpe\u201d della favola di collodiana memoria, manovrando a piacimento il \u201cconfratello\u201d Calvi, spingendolo in svariate iniziative economiche, cos\u00ec venne ricostruito in seguito da varie commissioni d\u2019inchiesta parlamentari.<br \/>\nFu in quegli anni che, nonostante l&#8217;economia argentina molto traballante, Gelli e Ortolani convinsero Calvi ad aprire una sede del Banco Ambrosiano a Buenos Aires assumendo la denominazione di \u201cGroup Ambrosiano Promociones y Servicios\u201d.<br \/>\nGelli in poco tempo, durante il suo soggiorno a Buenos Aires, riesce a intessere una fitta rete di contatti, soprattutto attraverso Alcibiades Lappas, importante produttore di preziosi, nonch\u00e9 segretario della Gran Loggia Argentina.<br \/>\n<em>\u201cPer poter pi\u00f9 efficacemente curare i molteplici affari e le pubbliche relazioni a Buenos Aires, il capo piduista abbandoner\u00e0 la suite dell&#8217;hotel Claridge e acquister\u00e0 una splendida villa in via Cerrito 1136\u201d<\/em>, cos\u00ec scrive Flamigni nel suo libro \u201cTrame\u201d, descrivendo poi come Gelli arruol\u00f2 nella P2 importanti uomini di potere: come Jos\u00e9 L\u00f2pez Rega (l&#8217;influente ministro del Benessere sociale), Alberto Vignes (ministro degli Esteri), l&#8217;ammiraglio Eduardo Emilio Massera (capo maggiore della Marina), l&#8217;ammiraglio Carlos Alberto Corti, e altri militari; cos\u00ec anche in Argentina come in precedenza in Italia, Gelli instaura strettissimi legami con ufficiali e uomini chiave dei Servizi Segreti.<br \/>\nAi nomi gi\u00e0 citati bisogna aggiungere, Cesar De la Vega, Gran Maestro della Loggia di Buenos Aires dal 1972 al 1975, nonch\u00e9 in seguito ambasciatore in Danimarca; Guglielmo De la Plaza, ambasciatore in Uruguay; il genero di Lopez Rega, il presidente del Senato Raul Alberto Lastiri, iscritto alla P2 (fascicolo 0621). Un altro nome di primissimo piano nella gerarchia militare argentina fu quello del generale Guillermo Suarez Mason, deceduto all&#8217;eta di 81 anni ii 21 giugno 2005. Fiancheggiatore della Loggia P2 e all\u2019epoca comandante dell&#8217;esercito del distretto di Buenos Aires, ricordato anche come tra i pi\u00f9 feroci repressori dei giovani oppositori alla dittatura imposta dalla giunta militare del duo Massera-Videla. Al generale Suarez sono stati addebitati, centinaia di esecuzioni (da lui stesso ammesso) e un numero imprecisato di persone scomparse, i \u201cdesaparecidos\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><span style=\"color: #993300;\">L&#8217;ULTIMO PERIODO PERONISTA<\/span><\/h4>\n<p>Quando Peron, il 13 ottobre 1973, toma trionfalmente in Argentina, Gelli fa parte del suo seguito si presenta in smoking e farfallino, il capo della P2 viene invitato alla Casa Rosada sede del governo a Buenos Aires. Qui si tiene il gala per il ritorno al potere di Peron e della sua terza moglie, l&#8217;ex ballerina di night Maria Estela Martinez, alias Isabelita che viene nominata Vicepresidente.<br \/>\nGelli \u00e8 anche in veste ufficiale di rappresentante del Governo italiano, allora presieduto da Giulio Andreotti Presidente del Consiglio.<br \/>\nPeron presenta a Gelli il proprio segretario, Rega, ex caporale della polizia e massone appassionato di riti esoterici. Tramite Lopez Rega, come testimoniato dallo stesso Valori dinanzi ad una Commissione parlamentare sulla Loggia P2. \u201cGelli aveva delle relazioni con Peron e con tutto il settore di governo, che credo nessun cittadino italiano abbia mai avuto, un rapporto politico e soprattutto di carattere commerciale molto importante\u201d.<br \/>\nEntrato nell&#8217;entourage governativo, il capo piduista stabilisce una serie di contatti ad alto livello con l&#8217;ente petrolifero; lo fa a nome della Banca nazionale del lavoro, allaccia rapporti con banchieri; avvia varie attivit\u00e0 di import-export e riceve pure un passaporto diplomatico argentino (n. 001847), diventando Console onorario argentino a Firenze.<\/p>\n<p>La morte di Peron il 10 luglio 1974, non intacca nulla del potere che Gelli si era costruito, anzi.<br \/>\nIl successivo 2 settembre, con decreto n. 73, il nuovo governo argentino lo designa come Consigliere economico dell&#8217;ambasciata in Italia. Anche se formalmente retto da Isabelita, vedova dello scomparso Peron, chi tira le fila nella cabina di regia del governo \u00e8 Jose Lopez Rega, iscritto alla P2 che dopo il golpe del 1976, diventa il cinico organizzatore dei famigerati squadroni della morte.<\/p>\n<p>Sorvolando sulle gesta criminali compiute da Rega, in un suo libro Gelli rievoca in parte l&#8217;esperienza in terra argentina. Una testimonianza che, oltre a delineare Il modus operandi del capo piduista, rappresenta uno spaccato di storia argentina. Cos\u00ec scrive Gelli:<br \/>\n\u201cCominciai a incontrare Juan Peron nel gennaio 1973. per coordinare un piano ai fini di promuovere il suo ritorno al potere. allora detenuto dal generale Lanusse. Gli incontri avevano luogo a Madrid, nell\u2019appartamento di Peron a Puerta di Jerro, e vi prendevano parte la signora Isabelita insieme a Lopez Rega, il quale fungeva da segretario personale di Peron. Il primo viaggio della mia missione in Argentina avvenne il 5 febbraio 1973.\u201d<br \/>\nLopez Rega fu anche l&#8217;ispiratore e mandante dell&#8217;organizzazione cosiddetta, Triple A, in seguito definita come organizzazione terroristica a scopo eversivo, e che port\u00f2 di fatto alla deposizione di Isabelita, con il colpo di Stato del 1976.<br \/>\nIn una sua testimonianza Gelli riporta quanto segue:<br \/>\n<em>\u201cPer praticit\u00e0 e segretezza avevamo dato al progetto il nome in codice di \u201cOperazione Gianoglio\u201d. Affiancato da Hector Campora, riuscii a convincere tutti i generali massoni dell&#8217;opportunit\u00e0 del ritorno di Peron in Argentina, persino i recalcitranti generali Osvaldo Cacciatore e Guglielmo Suares Masson. [\u2026] Il mio punto di forza fu l&#8217;assicurazione che il generale Peron avrebbe ripristinato la libert\u00e0 e la democrazia, valori indispensabili al popolo argentino per raggiungere il progresso sociale. Dopo lotte intestine tra il Presidente Campora e il Presidente Lastiri, Peron decise di far ritorno definitivamente a Buenos Aires, il che avvenne il 20 giugno 1973, salutato alla scaletta dell&#8217;areo in partenza da Madrid dal generalissimo Franco.\u201d<\/em> [\u2026]<br \/>\n<em>\u201cQuale attestato della sua riconoscenza per il mio intervento con \u201cl\u2019Operazione Gianoglio\u201d, il Presidente Peron mi insign\u00ec della pi\u00f9 alta onorificenza argentina, la Gran Croce di S. Martin Libertador. Fui nominato inoltre consigliere economico della Repubblica Argentina presso l&#8217;Ambasciata di Roma e accreditato al Ministero degli Affari Esteri italiano, inserito nella lista ufficiale della diplomazia italiana.\u201d<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><span style=\"color: #993300;\">LA MORTE DI PERON E L&#8217;AVVENTO DELLA DITTATURA<\/span><\/h4>\n<p>Il resto purtroppo \u00e8 la cronaca di come dopo la morte di Peron, in un clima di confusione e paura, prese sempre pi\u00f9 piede la figura di L\u00f3pez Rega, di come si cre\u00f2 uno stato di polizia, inaugurando la fase del terrorismo con la formazione dell&#8217;Alleanza Anticomunista Argentina (la Triple A). E\u2019 da qui che nascono le varie bande e organizzazioni paramilitari criminali al soldo e al servizio del potere politico con il fine di eseguire omicidi e sequestri mirati degli oppositori al regime.<br \/>\nEd \u00e8 in questo clima di terrore e di grande incertezza economica e politica che i militari decidono di assumere direttamente il potere rovesciando il governo di Isabelita Per\u00f3n.<br \/>\nSiamo giunti al<a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2019\/03\/tantissima-gente-in-argentina-per-la-giornata-della-memoria-della-verita-e-della-giustizia\/\"> 24 marzo del 1976,<\/a> giorno in cui i libri di storia, riportano come inizio la dittatura militare Argentina, sancita con il triumvirato Massera (comandante della Marina), Agosti (comandante dell&#8217;Aeronautica militare) e\u00a0Jorge Rafael Videla (comandante dell&#8217;esercito e Presidente di fatto).<br \/>\nCol pretesto di effettuare un processo di riorganizzazione nazionale, instaurano il terrorismo di Stato su grande scala. Dichiarano l\u2019emergenza e lo stato di assedio, abrogano i diritti costituzionali, le attivit\u00e0 politiche vengono sospese, le associazioni vengono chiuse, i giornali vengono sequestrati, i sindacati sciolti.<br \/>\nPer ottenere informazioni su oppositori veri o presunti del regime viene istituzionalizzata la delazione, la popolazione sotto paura e minaccia viene incentivata a denunciare vicini di casa, conoscenti, colleghi di lavoro, compagni di scuola; la pratica del sequestro, dell\u2019incarcerazione, della tortura diventa prassi comune verso qualsiasi persona sospettata d\u2019opporsi al regime militare. Decine di migliaia di giovani vengono dichiarati oppositori, prelevati in strada, nelle piazze, oppure direttamente nelle loro abitazioni, incarcerati senza processo in centri di detenzione, sia istituzionali che clandestini, dentro i quali quasi tutti scompaiono senza fare pi\u00f9 ritorno. Il clima di terrore e paura tra la popolazione cresce fin dalle prime sparizioni di persone; \u00e8 l&#8217;inizio del dramma dei desaparecidos.<br \/>\nOltre 30.000, questo \u00e8 il costo in vite umane dell&#8217;immane tragedia dei desaparecidos in Argentina, ai quali si devono aggiungere altre cifre agghiaccianti come l&#8217;appropriazione di pi\u00f9 di 500 figli degli scomparsi, la detenzione di decine e decine di migliaia di attivisti politici e l&#8217;esilio di oltre 2 milioni di persone.<br \/>\nUna storia che ha visto per oltre due anni, decollare ogni mercoled\u00ec dalla base militare dell&#8217;ESMA di Buenos Aires, aerei carichi di desaparecidos che si levavano in volo diretti verso l&#8217;oceano; migliaia di persone torturate e narcotizzate lanciate in mare ancora vive. La verit\u00e0 su tutte quelle migliaia di persone scomparse \u00e8 emersa lentamente, ci sono voluti molti anni, specie grazie alle confessioni di Adolfo Scilingo, ex capitano della marina militare argentina che proprio in quegli anni svolse servizio all&#8217;ESMA.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><span style=\"color: #993300;\">L&#8217;ALTRA PARTE DELLA STORIA\u00a0<\/span><\/h4>\n<p>L\u2019altra parte della storia per\u00f2, si svolse di qua dall\u2019Atlantico, proprio qui in Italia, e vide l\u2019interesse economico di grandi gruppi pubblici e privati italiani che intrattennero con l\u2019Argentina allora guidata dai generali, notevoli affari nella vendita di armi, di fregate, di carri armati, di apparati di supporto logistico e tattico, di concessioni per lo sfruttamento di giacimenti minerari e delle risorse energetiche argentine, ma anche quelle uruguayane, l\u2019altra parte di storia parla di banche italiane come il Banco Ambrosiano e la Banca Nazionale del Lavoro che fecero affari e grandi investimenti coi generali golpisti che poi presero il potere.Forse \u00e8 per questi motivi che 41 anni fa, nel giugno 1978, i rappresentanti del governo italiano pur essendo gi\u00e0 a conoscenza di ci\u00f2 che accadeva in Argentina, presenziarono comunque in fila al mondiale argentino omaggiando la dittatura.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><span style=\"color: #993300;\">AL VIA IL MUNDIAL ARGENTINO, EPPURE LE AUTORITA&#8217; MONDIALI SAPEVANO<\/span><\/h4>\n<p>Ingenti furono i costi della manifestazione sportiva, il tutto <em>&#8220;perch\u00e9 si diffondesse ai quattro venti l\u2019immagine di un paese \u201cfelice\u201d sotto la tutela dei militari&#8221;<\/em> come riportato da Eduardo Galeano. Contemporaneamente allo svolgersi del Mondiale continuavano i piani di sterminio, tanto che, proprio nel periodo della manifestazione calcistica, in Argentina la repressione tocc\u00f2 il suo culmine e con essa il numero pi\u00f9 alto di rapimenti e assassini. Annunciata la vittoria della squadra della nazionale argentina, strafavorita da arbitraggi e inganni, fu cos\u00ec che i campionati del mondo vennero usati da Videla e Massera per distogliere l&#8217;attenzione di un popolo terrorizzato dalla tragica realt\u00e0 e dare al mondo intero una immagine di \u201cnormalit\u00e0.\u201d Molte delle autorit\u00e0 mondiali, pur sapendo ci\u00f2 che accadeva in Argentina, non se ne curarono affatto, cos\u00ec come fecero finta di non sapere tante altre cose. Numerose furono le esternazioni di ringraziamento al regime militare. Il presidente della FIFA Havelange, parlando allora davanti alle telecamere delle televisioni osserv\u00f2: <em>&#8220;Finalmente il mondo pu\u00f2 vedere la vera immagine dell&#8217;Argentina&#8221;<\/em>.<br \/>\nHenry Kissinger, ospite d&#8217;onore della manifestazione, invece dichiar\u00f2: <em>&#8220;Questo paese ha un grande futuro, a tutti i livelli&#8221;<\/em>.\u00a0 Un futuro che ha visto una intera generazione di giovani annientata, assassinata, oppure esiliata con gli oltre 2 milioni di rifugiati politici, ma che in compenso ha visto anche fare lauti affari per tutta una certe rete d&#8217;imprenditoria quella fatta di banche e multinazionali: \u201cLa dittatura, privatizzando le banche ha messo i risparmi e il credito nazionale nelle mani delle banche straniere e indennizzando la Itt e la Siemens ha premiato le imprese che hanno truffato lo Stato, aumentando i profitti della Shell e della Esso\u201d cos\u00ec scrive Daniele Biacchessi nel suo libro: <a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2017\/07\/generazione-scomparsa-mondiali-argentina-del-1978\/\">&#8220;Una generazione scomparsa&#8221;\u00a0<\/a><\/p>\n<p>Siamo al 24 giugno 1978, la nazionale italiana perde 2 a 1 col Brasile la finalina per il 3\u00b0 posto, la notte dello stesso giorno, tutta Buenos Aires trattiene il fiato. Nella via 9 de julio, la pi\u00f9 larga del mondo, nei quartieri borghesi di Palermo e della Recoleta, nelle periferie pi\u00f9 povere della capitale, nel silenzio d\u2019attesa si prova almeno a sognare, si sognano i goal di Mario Kempes, le giocate di Daniel Bertoni, le entrate in scivolata di Daniel Passarella, si sogna un riscatto attraverso il giuoco del calcio, un modo per lenire un poco le sofferenze di un popolo intero, scordarsi per un momento di tutto quell\u2019orrore.<\/p>\n<p>Eppure in quella stessa notte prima della finale, passando vicino diversi garage e sotterranei della Capitale, si potevano udire le grida disperate, forse, ormai rassegnate di migliaia di persone.<br \/>\nSi continuava a torturare e a uccidere gli oppositori politici, gli studenti delle universit\u00e0, i cattolici del volontariato.<br \/>\nEppure era gi\u00e0 allora nota alle autorit\u00e0 mondiali attraverso i servizi segreti, la storia di Claudio Marcelo Tamburrini, un calciatore argentino di origini italiane, un portiere, le cui vicende vengono narrate in un film \u201cCronaca di una fuga\u201d.\u00a0 Il 23 novembre 1977, a seguito della delazione di un suo conoscente, Tamburrini viene sequestrato dagli squadroni della morte di estrema destra, fedeli al regime di Videla; portato al centro di detenzione clandestina Mansi\u00f3n Ser\u00e9, a tutti gli effetti un lager, in cui Claudio Marcelo viene torturato e seviziato di continuo.<br \/>\nDopo quattro mesi di detenzione, nel marzo del 1978 proprio alla vigilia del mondiale, Tamburrini decide di tentare una fuga disperata, lo fa insieme ad altri tre detenuti, durante un forte temporale si lancia rocambolescamente da una finestra; i quattro completamente nudi, coi corpi segnati dalle torture, corrono sotto la pioggia, alle cui gocce si mischiano le loro lacrime di speranza e di felicit\u00e0 per la libert\u00e0 riottenuta. La fuga va a buon fine, Tamburrini dapprima trova rifugio in Brasile, infine in Svezia dove poi si \u00e8 laureato, completando gli studi in filosofia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><span style=\"color: #993300;\">LA PIU&#8217; GRANDE OPERA DI PROPAGANDA DOPO LE OLIMPIADI DI BERLINO DEL 36&#8242;<\/span><\/h4>\n<p>La giunta militare riusc\u00ec a manipolare abilmente l\u2019informazione, complici le autorit\u00e0 mondiali e pure i mass media, furono abili a nascondere scrupolosamente ogni verit\u00e0. Io che ero soltanto ragazzino sognante, cos\u00ec come l\u2019oltre miliardo di spettatori, non potevamo immaginare l\u2019orrore e le tragedie nascosti dietro festanti immagini a colori trasmesse in mondovisione. Alla vigilia del torneo un unico giornale europeo, lo scozzese The Guardian, scrisse che: \u201cil Mondiale 1978,\u00a0 il pi\u00f9 grande spettacolo di propaganda dai tempi delle Olimpiadi di Berlino.\u201d Alludendo evidentemente alle pratiche di manipolazione mediatica, introdotte e sperimentate da Goebbels nell\u2019allora Germania nazista.<br \/>\nNel nascondere dietro una immagine \u201cserena\u201d gli orrori della dittatura militare, la stampa mondiale ebbe una responsabilit\u00e0 enorme, in specie quella italiana. Vergognoso il testo di un articolo di Elio Domeniconi, uno dei 121 giornalisti del nostro Paese accreditati, che scrisse sul Guerin Sportivo: \u201cGli argentini si sentono spiritualmente, e non solo simbolicamente vicini all&#8217;Ente Autarchico Mundial. In questo Mundial 78 non \u00e8 di scena solo l&#8217;Argentina di Menotti, ma anche quella di Videla\u201d.<br \/>\nDescritto pi\u00f9 avanti nell\u2019articolo come uomo giusto e devoto. Una miopia, accentuata dal fatto di scrivere dal ritiro degli azzurri, all\u2019Hindu Club, a 30 chilometri da Buenos Aires. Tuttavia per l&#8217;allora principale quotidiano del Paese, il Corriere della Sera, il silenzio sembra che fu frutto di una precisa strategia.<br \/>\nL\u2019unico giornalista sportivo italiano a dissentire dal coro fu Gianni Min\u00e0, relegato in un angolino come fosse un appestato o un visionario quando poneva almeno dubbi sulla propaganda politica legata all\u2019evento di quel mondiale.<br \/>\nSar\u00e0 perch\u00e9 forse erano gli anni in cui il gruppo Rizzoli, (adesso RCS Mediagroup) era di propriet\u00e0 di <strong>Angelo Rizzoli<\/strong>, proprio nel periodo in cui il controllo sul gruppo editoriale era esercitato in maniera diretta dalla P2, ci\u00f2 anche attraverso la figura dell\u2019amministratore <strong>Bruno Tassan Din<\/strong> e del direttore <strong>Franco Di Bella<\/strong>, entrambi iscritti alla Loggia massonica. Sar\u00e0 stato forse perch\u00e9, in cambio dell\u2019acquisizione del maggiore gruppo editoriale argentino, <strong>l\u2019Abril<\/strong>, forte di ben 22 testate, il <strong>Corriere<\/strong> assicur\u00f2 alle autorit\u00e0 argentine, una linea morbidissima che sconfin\u00f2 nel servilismo nei confronti della dittatura militare. Sar\u00e0 un caso che il gruppo del Corriere allora sotto Rizzoli, arriv\u00f2 ad allontanare da Buenos Aires nel 1977 Giangiacomo Fo\u00e0, forse il pi\u00f9 coraggioso dei giornalisti che denunciava apertamente e senza paura i crimini commessi dai militari.<br \/>\nA Buenos Aires, in Avenida Cerrito, aveva la sua sede la <strong>Rizzoli<\/strong>, lo stesso palazzo ospitava il <strong>Banco Ambrosiano<\/strong> di Roberto Calvi e gli uffici privati dell\u2019ammiraglio <strong>Massera<\/strong>, che come Calvi e Rizzoli, poi risult\u00f2 iscritto alle liste P2. Per il Mondiale, l\u2019allora direttore del Corriere della Sera, Franco Di Bella, vieta la trasferta a Enzo Biagi, ritenuto poco \u201caddomesticabile\u201d, al suo posto vengono scelti altri giornalisti molto pi\u00f9 malleabili.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><span style=\"color: #993300;\">IL GIORNO DELLA FINALE<\/span><\/h4>\n<p>Ed \u00e8 cos\u00ec che si arriva al giorno della finale, svoltasi al Monumental, la casa del River Plate. Pi\u00f9 di 70mila spettatori gremiscono lo stadio per la partita contro l\u2019Olanda. Il cielo grigio metallico, come lo sono gli inverni di Mar del Plata, il termometro indica 12 gradi.<br \/>\nSono le 15.00 di domenica 25 giugno 1978, tutto \u00e8 pronto, l\u2019olandese Ren\u00e9 Van der Kherkof nonostante una ferita al braccio decide di giocare ugualmente, una rapida fasciatura e l\u2019arbitro italiano Sergio Gonella fischia l\u2019inizio. Sono le 15.08, l\u2019Argentina rischi\u00f2 pi\u00f9 volte di perdere la gara, l\u2019Olanda indubbiamente era pi\u00f9 forte, ma grazie all\u2019arbitraggio italiano, riusc\u00ec ad arrivare ai due tempi supplementari, infine i goal di Kempes al 104\u2019 e di Bertoni al 115\u2019, regalano all\u2019Argentina il primo Mondiale e allungano cos\u00ec anche la sopravvivenza della dittatura che cadr\u00e0 nel 1983, con la sconfitta contro gli inglesi nella guerra delle Falkland.<br \/>\nSono le 17.41, tutte le rappresentanze delle autorit\u00e0 e delle istituzioni mondiali presenti, sono festanti, affacciate dalla balaustra, festeggiano la coppa del mondo che viene alzata in cielo e rendono omaggio ai boia della dittatura argentina.<br \/>\nL&#8217;unico gesto dignitoso lo compiono i giocatori olandesi, sconfitti in finale dai padroni di casa grazie l\u2019aiuto degli arbitri: al momento di ricevere il trofeo si rifiutano di salutare i capi della dittatura.<\/p>\n<p><strong>Era la sera del 25 giugno del 1978, i boati del tifo argentino coprivano il rombo degli aerei della morte, i desaparecidos sorvolavano gli stadi nel loro ultimo viaggio, prima di essere gettati ancora vivi in mare.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><span style=\"color: #993300;\">UNA STORIA ATTUALE<\/span><\/h4>\n<p>Una lunga storia che attraversa quasi 50 anni, che ha ancora adesso porta con se strascichi: di pochi giorni fa la notizia di un uomo dell&#8217;et\u00e0 di 40 anni all&#8217;epoca dei giorni della dittatura <a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2019\/07\/benvenuto-matias-il-130mo-nipote-ritrovato-in-argentina\/\">Javier Mat\u00edas Darroux Mijalchuk<\/a> aveva solo 4 mesi quando fu rapito illegalmente dai militari\u00a0ai suoi genitori; 130esimo nipote ritrovato dalle <a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2016\/09\/le-madri-plaza-de-mayo-appoggiano-le-mujeres-rumbo-gaza\/\">Abuelas de Plaza de Mayo<\/a>, l\u2019associazione di nonne argentine che cercano gli oltre 500 bambini sequestrati durante gli anni della dittatura.\u00a0 Cos\u00ec come di pochissimi giorni fa la notizia della <a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2019\/06\/il-condor-degli-ex-militari-golpisti-argentini-lascia-le-ande-per-nidificare-in-sicilia\/\">presenza in Italia di\u00a0 Carlos Luis Malatto<\/a>\u00a0ex militare italo-argentino che deve ancora rispondere di gravissimi crimini contro l\u2019umanit\u00e0, immortalato in un video nel rifugio dorato di Portorosa-Furnari, nella provincia di Messina. Malatto, fra i tanti crimini \u00e8 accusato di concorso nel sequestro, detenzione illegale, omicidio e sparizione del corpo della studentessa ventiquattrenne, Marie Anne Erize, una delle vicende pi\u00f9 brutali degli anni della dittatura dei militari golpisti argentini.<\/p>\n<p>A\u00a0pi\u00f9 giovani se mai leggeranno queste righe, potranno sembrare storie antiche, di epoche passate; ma la storia, specie se dimenticata si ripete, come si suol dire l&#8217;apparenza inganna, inganna sempre e la realt\u00e0 spesso supera di gran lunga quel che la pi\u00f9 fervida fantasia possa arrivare a immaginare, \u00e8 una bruttissimma pagina di storia questa appena raccontata, ma sempre attuale, sempre pronta a far ritorno sulle scene mondiali, in pi\u00f9 di qualche paese, adattandosi ai tempi, cambiando attori, scenari e protagonisti ma rispettando sempre pi\u00f9 o meno le medesime &#8220;trame&#8221;.\u00a0 Ci\u00f2 che di certo si sa, proprio perch\u00e8 ce lo insegna la storia, \u00e8 che le cose brutte non arrivano mai sole, cos\u00ec come le dittature, non vengono lasciate mai sole, sono &#8220;accompagnate&#8221;, e sempre han dietro un imponente apparato, dal quale posson godere di appoggi, finanziamenti, armi, soldi, silenzi, coperture, informazioni, propaganda a favore; il tutto sempre in mutuevole rapporto di reciproco &#8220;scambio&#8221;, dove &#8220;qualcuno&#8221; solitamente gi\u00e0 ricco, investendo il giusto, guadagna assai pi\u00f9 di qualcosa. Ben poco importa se poi a pagarne il prezzo sia sempre la gente, col sangue, con la morte e con atroci sofferenze, oppure che sia la storia stessa che in quei momenti \u00e8 come si arrestasse e pare tornare indietro, l&#8217;importante in fondo \u00e8 fare &#8220;buoni affari&#8221;, e le dittature, cos\u00ec come le guerre, specie in epoca di crisi stagnante, rappresentano da sempre pi\u00f9 che buonissime occasioni d&#8217;affari, non nascono mai a caso e per chi abbia &#8220;occhi per vedere&#8221; sono annunciate. 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