{"id":88406,"date":"2014-02-08T15:05:28","date_gmt":"2014-02-08T15:05:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=88406"},"modified":"2014-02-08T15:05:28","modified_gmt":"2014-02-08T15:05:28","slug":"le-virtu-semplici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2014\/02\/le-virtu-semplici\/","title":{"rendered":"Le virt\u00f9 semplici"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/P6170704-600x450.jpg\" width=\"600\" height=\"450\" \/><\/p>\n<p>di Noam Chomsky e Al McKay<\/p>\n<p><i>Noam Chomsky \u00e8 nato il 7 dicembre 1927 a Filadelfia, Pennsylvania. Ha conseguito il dottorato in linguistica nel 1955 all\u2019Universit\u00e0 della Pennsylvania. Dal 1951 al 1955 \u00e8 stato Junior Fellow della <a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Harvard_Society_of_Fellows\" target=\"_blank\">Harvard University Society of Fellows<\/a><\/i>[la \u2018societ\u00e0\u2019 raccoglie \u201cun gruppo di studiosi scelti all\u2019inizio della loro carriera per il loro straordinario potenziale cui sono assicurate particolari opportunit\u00e0 accademiche e intellettuali al fine promuovere la loro crescita individuale e la loro collaborazione intellettuale\u201d. I membri giovani (Junior Fellows) sono scelti dai membri anziani in base al loro potenziale \u2026 e sono generosamente finanziati per tre anni per condurre ricerche indipendenti \u2026 senza necessit\u00e0 di titoli formali \u2013 n.d.t.]. <i>Le principali idee della sua tesi di dottorato sono apparse nella monografia \u2018Syntactic Structure\u2019 <\/i>[Struttura sintattica] <i>nel 1957. Essa ha fatto parte di un\u2019opera pi\u00f9 estesa, \u2018The Logical Structure of Linguistic Theory\u2019 <\/i>[La struttura logica della teoria linguistica], <i>fatta circolare ciclostilata nel 1955 e pubblicata nel 1975. Chomsky si \u00e8 unito al personale del Massachusetts Institute of Technology nel 1955 e nel 1961 \u00e8 stato nominato professore ordinario. Nel 1976 \u00e8 stato nominato \u2018<a href=\"http:\/\/web.mit.edu\/policies\/2\/2.2.html\" target=\"_blank\">Institute Professor\u2019<\/a><\/i>[titolo che in parte \u00e8 onorifico, riconoscendo i meriti scientifici dell\u2019assegnatario, e in parte ha rilevante significato pratico consentendo al titolare una \u201cspeciale libert\u00e0 nel definire la portata e la natura delle proprie responsabilit\u00e0\u201d \u2013 n.d.t.] <i>della Facolt\u00e0 di Linguistica e Filosofia. \u00a0\u00a0<\/i><\/p>\n<p><i>Chomsky ha tenuto conferenze in molte universit\u00e0 negli USA e all\u2019estero e ha ricevuto numerosi titoli onorifici e premi. Ha scritto e parlato diffusamente su linguistica, filosofia, storia intellettuale, temi contemporanei, affari internazionali e politica estera statunitense. Tra i suoi libri pi\u00f9 recenti: New Horizons in the Study of Language and Mind <\/i>[Nuovi orizzonti nello studio del linguaggio e della mente]<i>; On Nature and Language <\/i>[Natura e linguaggio]<i>; The Essential Chomsky <\/i>[Scritti scelti]<i>; Hopes and Prospects <\/i>[Speranze e prospettive]<i>; Gaza in Crisis <\/i>[Gaza in crisi] <i>; How the World Works <\/i>[Come funziona il mondo]<i>; 9-11: Was There an Alternative? <\/i>[11 settembre: esisteva un\u2019alternativa?]<i>; Making the Future: Occupations, Interventions, Empire, and Resistance <\/i>[Costruire il futuro: occupazioni, interventi, impero e resistenza]<i>; The Science of Language <\/i>[La scienza del linguaggio]<i>; Peace with Justice: Noam Chomsky in Australia <\/i>[Pace con giustizia: Noam Chomsky in Australia]<i>; Power Systems <\/i>[Sistemi di potere]<i>; e On Western Terrorism: From Hiroshima to Drone Warfare (with Andre Vltchek) <\/i>[Terrorismo occidentale: da Hiroshima alla guerra dei droni (con Andre Vltchek].<\/p>\n<p><i>In questa intervista il professor Chomsky parla della recente scomparsa di Nelson Mandela, dell\u2019accordo P5+1 con l\u2019Iran, della crisi siriana, del suo recente dibattito con Zizek e di altro.<\/i><\/p>\n<p><b><i>Com\u2019\u00e8 cambiato nel tempo il modo in cui lei interpreta il mondo e che cosa (o chi) ha determinato le svolte pi\u00f9 significative nel suo pensiero?<\/i><\/b><\/p>\n<p>E\u2019 sicuramente cambiato. Ho imparato molto di pi\u00f9 riguardo al passato e gli eventi in corso aggiungono regolarmente nuovo materiale. Non sono in grado, in realt\u00e0, di identificare singoli eventi o persone. E\u2019 qualcosa di cumulativo, un processo costante di ripensamento alla luce di nuove informazioni e di una maggior valutazione di ci\u00f2 che in precedenza non avevo compreso correttamente.<\/p>\n<p><b><i>La reazione generale sia di politici sia di media tutto il mondo alla scomparsa di Nelson Mandela \u00e8 stata una riflessione molto positiva sulla sua vita. Tuttavia alcuni, lei compreso, hanno segnalato che era rimasto sulla lista statunitense dei terroristi sino al 2008. Che cosa pensa ci dica questo a proposito dell\u2019atteggiamento che gli USA hanno nei confronti di coloro che considerano terroristi?<\/i><\/b><\/p>\n<p>La lista dei terroristi \u00e8 uno scandalo che non dovrebbe essere tollerato. E\u2019 creata per decisione dell\u2019esecutivo, senza appello, e riflette gli umori dell\u2019esecutivo. Mandela \u00e8 un caso particolarmente straordinario. Nel 1988 l\u2019amministrazione Reagan, forse l\u2019ultimo bastione a sostegno dello stato dell\u2019apartheid, dichiar\u00f2 che l\u2019ANC di Mandela era uno dei \u201cpi\u00f9 famigerati\u201d gruppi terroristici del mondo. Era un periodo in cui Reagan stava appoggiando organizzazioni terroristiche malvage in Africa e sosteneva anche le aggressioni e il terrorismo del Sudafrica, per non citare quello che stava succedendo all\u2019interno del paese. In occasione del suo rilascio dal carcere Mandela espresse la sua grande gratitudine a Cuba per il suo considerevole ruolo nel proteggere l\u2019Angola dall\u2019aggressione sudafricana, costringendo il Sudafrica a lasciare la Namibia illegalmente occupata e contribuendo in misura importante a por fine all\u2019apartheid. C\u2019\u00e8 voluta una legge speciale nel 2008 per cancellare Mandela dalla lista dei terroristi. Non \u00e8 l\u2019unico caso scandaloso. Nel 1982, quando i reaganiani volevano appoggiare l\u2019attacco omicida dell\u2019Iraq contro l\u2019Iran, Saddam fu tolto dalla lista dei terroristi, preparando il terreno alla famosa stretta di mano di Donald Rumsfeld con l\u2019amico Saddam e l\u2019esteso appoggio garantitogli, che prosegu\u00ec anche dopo la capitolazione dell\u2019Iran. George H.W.Bush si spinse sino a invitare ingegneri nucleari iraniani negli Stati Uniti per un addestramento avanzato alla produzione di armamenti. Nella lista rest\u00f2 un vuoto quando Saddam ne fu tolto. Fu riempito da Cuba, forse in riconoscimento del fatto che, negli anni precedenti, Cuba era stata il principale bersaglio del terrorismo internazionale, con base a Miami, a parte il ruolo diretto degli Stati Uniti risalente ai gravissimi attacchi terroristici di John Fitzgerald Kennedy.<\/p>\n<p><b><i>Recentemente \u00e8 ricorso il cinquantesimo anniversario dell\u2019assassinio di John F. Kennedy e gli sono stati tributati grandi elogi da leader politici e media. A cosa attribuisce la popolarit\u00e0 di Kennedy oggi?<\/i><\/b><\/p>\n<p>Kennedy fu molto popolare anche all\u2019epoca, particolarmente tra gli intellettuali, abbagliati dalle glorie di Camelot. L\u2019amministrazione aveva un sistema di propaganda molto efficace e l\u2019assassinio rafforz\u00f2 l\u2019immagine di un giovane, coraggioso combattente per la giustizia e la pace, abbattuto proprio quando stava per compiere imprese meravigliose. La storia reale \u00e8 molto diversa. Si dovrebbe anche ricordare che la venerazione virtuale dei leader e la creazione di immagini esaltate risale molto addietro. Il culto di George Washington fu imbarazzante e gli stupefacenti risultati del movimento dell\u2019eredit\u00e0 di Reagan battono forse ogni record.<\/p>\n<p><b><i>In un\u2019intervista recente lei ha descritto la politica estera di Kennedy come peggiore di quella di Obama, anche se lei \u00e8 stato certamente molto critico delle attivit\u00e0 di Obama in politica estera. Cos\u00ec come stanno le cose, quale pensa sar\u00e0 l\u2019eredit\u00e0 di Obama in termini della sua politica estera?<\/i><\/b><\/p>\n<p>L\u2019ex direttore della CIA Michael Hayden ha recentemente commentato che, a parte forse Israele e l\u2019Afghanistan, nessun paese al mondo accetta la giustificazione legale di Obama per il suo programma di assassinii mediante droni, che considereremmo terrorismo internazionale su vasta scala e chi lo conducesse fosse qualche nemico ufficiale. In un sondaggio internazionale diffuso nel dicembre 2013 sulla domanda \u201cQuale paese \u00e8 oggi la maggiore minaccia alla pace mondiale?\u201d gli USA hanno vinto con grande margine, con il triplo dei voti rispetto al secondo classificato, l\u2019Afghanistan (posizione gonfiata dai voti dell\u2019India). In alcune parti del mondo, in particolare nel mondo arabo, i giudizi sono ancora pi\u00f9 aspri. Obama non si \u00e8 reso colpevole delle aggressioni criminali del suo predecessore e ha compiuto qualche piccolo passo in direzione della diplomazia. Quanto a quale sar\u00e0 la sua eredit\u00e0, dipender\u00e0, come sempre, dall\u2019integrit\u00e0 degli studiosi e dei commenti.<\/p>\n<p><b><i>La guerra civile in corso in Siria ha gi\u00e0 causato enormi sofferenze umane. Quale ruolo pensa dovrebbero avere gli Stati Uniti nel risolvere questa crisi?<\/i><\/b><\/p>\n<p>Mi piacerebbe saperlo. E\u2019 difficile immaginare iniziative costruttive mentre la Siria \u00e8 presa in una spirale di autodistruzione assassina. Si dovrebbe fare molto di pi\u00f9 quanto agli aiuti umanitari e dovrebbero esserci sforzi per sostenere le tenui speranze della missione negoziale di Brahimi. Ma non sono al corrente di alcuna proposta seria su come contribuire concretamente a risolvere la crisi. Proposte serie, cio\u00e8. Non slogan.<\/p>\n<p><b><i>A novembre del 2013 il P5+1 e l\u2019Iran hanno finalmente raggiunto un accordo sul problema del nucleare. Quanto degne di nota considera lei implicazioni politiche dell\u2019accordo?<\/i><\/b><\/p>\n<p>Si ritiene comunemente che ci siano due opzioni, diplomatica o militare, per conseguire il solo obiettivo politico che riceve attenzione: impedire che l\u2019Iran sviluppi armi nucleari o anche solo un potenziale nucleare. In entrambi i casi dure sanzioni (le pi\u00f9 dure sanzioni unilaterali statunitensi) restano in atto. L\u2019attacco militare \u00e8 regolarmente minacciato (\u201ctutte le opzioni sono aperte\u201d) in diretta violazione della Carta dell\u2019ONU, che vieta la minaccia della forza. Delle due, la via diplomatica \u00e8 sicuramente da preferire, ma \u00e8 parecchio incerta.<\/p>\n<p>Dovremmo tuttavia interrogarci anche sul quadro di riferimento che \u00e8 dato per scontato nei discorsi negli Stati Uniti, anche se non altrove. Cos\u00ec, il movimento dei non allineati, la maggior parte del mondo, ha continuato a sostenere vigorosamente il diritto dell\u2019Iran di arricchire l\u2019uranio e a sollecitare una zona priva di armi nucleari in Medio Oriente. Gli USA hanno di nuovo efficacemente bloccato tale scelta, adottando la posizione di Israele, a fine 2012, quando si doveva tenere un congresso internazionale a Helsinki per portare avanti il progetto. Quanto alle sanzioni, gli USA lamentano costantemente che altri, persino gli europei, stanno cercando di aggirarle, segno di quanto sono impopolari; altrove anche di pi\u00f9. Pochi sono disposti ad adottare la dottrina statunitense che Israele deve avere uno schiacciante e intoccabile \u2013 di fatto neppure discutibile \u2013 programma di armamenti nucleari. E, come ho citato, nel mondo arabo sono Israele e gli Stati Uniti a essere percepiti come la minaccia pi\u00f9 grave; non l\u2019Iran, che non piace, ma non \u00e8 considerato una grande minaccia; dalla popolazione, intendo dire. Negli Stati Uniti si afferma il contrario, schierandosi con i dittatori e ignorando le popolazioni.<\/p>\n<p>Dovremmo anche chiederci perch\u00e9 gli Stati Uniti, diversamente dalla popolazione del mondo, \u00a0considerino l\u2019Iran \u201cla pi\u00f9 grave minaccia alla pace\u201d. Le risposte sono, penso, rivelatrici. La maggior preoccupazione sembra essere che l\u2019Iran potrebbe essere un deterrente al libero uso della forza da parte degli Stati Uniti e del loro alleato Israele. Se \u00e8 cos\u00ec \u2013 e penso che le prove lo confermino \u2013 allora sorgono domande importanti a proposito dell\u2019intero quadro della discussione. In particolare potremmo chiederci perch\u00e9 gli Stati Uniti non dovrebbero unirsi agli stati arabi e ai molti altri che cercano di passare alla creazione di una zona priva armi nucleari \u2013 o, pi\u00f9 in generale, di armi di distruzione di massa \u2013 nella regione.<\/p>\n<p><b><i>In una precedente intervista sul nostro sito Norman Finkelstein, discutendo del futuro dei palestinesi, \u00e8 stato pessimista riguardo alla causa palestinese per un solo stato, ma ha suggerito che, se i palestinesi si impegnassero in una disobbedienza nonviolenta di massa, potrebbero avere una possibilit\u00e0 di por fine all\u2019occupazione, perch\u00e9 l\u2019opinione pubblica internazionale \u00e8 al momento ostile a Israele. In quale misura condivide questi sentimenti, se li condivide?<\/i><\/b><\/p>\n<p>Finkelstein non parla di uno stato solo, ma di una soluzione a due stati in accordo con la schiacciante maggioranza dell\u2019opinione internazionale che gli USA e Israele hanno bloccato per quasi quarant\u2019anni, dal primo veto statunitense a una risoluzione del Consiglio di Sicurezza che sollecitava questo risultato (gennaio 1976) promossa dai maggiori stati arabi. Uno \u201cstato unico\u201d non \u00e8 una scelta realistica. Non gode di sostegno internazionale e non c\u2019\u00e8 motivo che Israele e gli USA l\u2019accettino. Le due opzioni vere sono o una soluzione a due stati o la prosecuzione dei programmi di Israele di impossessarsi di tutto ci\u00f2 che considera di valore per s\u00e9 nella West Bank, separandola contemporaneamente da Gaza e mantenendo il duro assedio di Gaza e tenendosi le Alture del Golan annesse illegalmente. Tutto ci\u00f2 subordinato a un continuo sostegno statunitense, pur con qualche occasionale battibecco.<\/p>\n<p>Penso che la posizione di Finkelstein, che \u00e8 bene argomentata, sia corretta. L\u2019opinione pubblica internazionale, fuori dagli USA, \u00e8 sempre pi\u00f9 ostile all\u2019occupazione e anche negli Stati Uniti l\u2019opinione sta svoltando in quella direzione. Sostengo da cinquant\u2019anni che la strategia migliore per i palestinesi \u00e8 la disobbedienza civile nonviolenta. Anche Israele, penso, lo capisce ed \u00e8 stato molto brutale nel reprimerla espellendo anche, contemporaneamente, gli attivisti nonviolenti. E\u2019 difficile immaginare quali siano le prospettive. Probabilmente limitate fintanto che gli Stati Uniti continuano ad appoggiare l\u2019espansionismo israeliano nella pratica, in virtuale isolamento internazionale, in un modo che ricorda parecchio il Sudafrica dell\u2019apartheid.<\/p>\n<p><b><i>Quando sono uscite le notizie sullo scandalo delle \u201cintercettazioni non autorizzate\u201d della NSA \u00e8 rimasto sorpreso dalla misura in cui la comunit\u00e0 dei servizi d\u2019informazione statunitensi ha abusato del suo potere di sorveglianza? Quale ruolo pensa possano svolgere i cittadini comuni nel prevenire futuri abusi di potere? <\/i><\/b><\/p>\n<p>Il fatto che stessero avendo luogo non mi ha sorpreso. Mi ha sorpreso la dimensione. I cittadini possono agire per imporre leggi e salvaguardie per por fine a tali abusi.<\/p>\n<p><b><i>In \u2018La fabbrica del consenso\u2019 lei ha sviluppato con Edward S. Hermann il modello della propaganda, che ha cercato di spiegare come il consenso alle scelte economiche, sociali e politiche sia \u201cfabbricato\u201d nella mente del pubblico mediante la propaganda mediatica. Da quando il libro fu scritto ci sono stati grandi sviluppi nelle tecnologie digitali. Come pensa che l\u2019avvento di tali tecnologie abbia influenzato il modello della propaganda, nel caso l\u2019abbia fatto? <\/i><\/b><\/p>\n<p>Abbiamo pubblicato un aggiornamento nel 2002, suggerendo alcune modifiche, ma non fondamentali. Le nuove tecnologie hanno effetti molteplici, alcuni positivi, altri negativi; sono questioni che varrebbe la pena di approfondire ma ci\u00f2 ci porterebbe troppo fuori tema qui. Mi pare che il quadro fondamentale continui a essere applicabile e personalmente penso che qualcosa di simile si applichi anche alla cultura intellettuale pi\u00f9 generale, anche se con fattori operativi in qualche misura diversi.<\/p>\n<p><b><i>Lei ha avuto recentemente un acceso dibattito con Slavoj Zizek sul ruolo della teoria. Lei ha chiarito nelle discussioni di non essere un tifoso di quella che ha definito la \u201cposa da intellettuale\u201d, ma quanto importanti o utili considera le teorie, come il realismo e il liberalismo, per la comprensione della politica globale? <\/i><\/b><\/p>\n<p>Da parte mia non c\u2019\u00e8 stato alcun acceso dibattito e, francamente, nessun interesse. Il mio contributo \u00e8 consistito in una breve risposta a una domanda sul postmodernismo in un\u2019intervista e poi in una confutazione di affermazioni false nella reazione di Zizek. Le teorie sono una bella cosa, in realt\u00e0 altamente desiderabile, quando esistono. Le teorie vere, intendo dire: principi non futili da cui si possano dedurre conseguenze empiriche e che contribuiscano a spiegazioni. Non abbiamo spazio per approfondire, qui, ma quella che Zizek chiama \u201cteoria\u201d secondo me non soddisfa tali condizioni e \u2013 nella misura in cui si qualificano teorie \u2013 il realismo, il liberalismo, l\u2019idealismo, il costruttivismo e altre proposte simili mi sembrano piuttosto fragili e non molto utili oltre confini molto ristretti.<\/p>\n<p><b><i>Nel suo articolo del 1967 sulla responsabilit\u00e0 degli intellettuali lei ha sollecitato gli intellettuali a denunciare le menzogne e a dire la verit\u00e0. Rivisitando oggi quell\u2019idea e quella tesi, in quale misura gli intellettuali stanno adempiendo le loro responsabilit\u00e0 e quale consiglio darebbe agli intellettuali giovani?<\/i><\/b><\/p>\n<p>L\u2019appello sembra quanto pi\u00f9 simile a un truismo sia possibile immaginare. La storia degli intellettuali non \u00e8 molto edificante. Nel corso della storia \u2013 prima che il termine \u201cintellettuale\u201d entrasse in uso nel senso moderno \u2013 la corrente dominante della vita intellettuale \u00e8 stato di sostegno al potere, spesso in modi infami. Le societ\u00e0 hanno normalmente una frangia di dissidenti, solitamente trattata parecchio male, a volte semplicemente massacrata; come gli intellettuali gesuiti assassinati da un battaglione terroristico addestrato dagli USA in El Salvador, nel dicembre del 1989, il culmine di un decennio di terrorismo feroce sostenuto dagli Stati Uniti nell\u2019America Centrale e la fase finale di crimini sconvolgenti in tutto il continente, con il sostegno o l\u2019iniziativa diretta degli Stati Uniti. Nelle societ\u00e0 occidentali esiste una pi\u00f9 vasta gamma di scelte, naturalmente, anche se non prive di gravi abusi, come illustrato dal destino della persona che hai citato, il bravo studioso Norman Finkelstein.<\/p>\n<p>Consigli ai giovani? Niente di pi\u00f9 che le virt\u00f9 semplici: onest\u00e0, integrit\u00e0, una mente aperta, disponibilit\u00e0 a sottoporre a contestazione la dottrina ereditata, quando necessario, e riconoscimento del fatto che perseguire le virt\u00f9 semplici pu\u00f2 non risultare gradito all\u2019autorit\u00e0 e al potere.<\/p>\n<p><i>Questa intervista \u00e8 stata condotta da Al McKay. Al \u00e8 redattore indipendente di E-IR. <\/i><\/p>\n<p>Da Z Net \u2013 Lo spirito della resistenza \u00e8 vivo<\/p>\n<p>www.znetitaly.org<\/p>\n<p>Fonte: <a href=\"http:\/\/zcomm.org\/znetarticle\/the-simple-virtues\/\" target=\"_blank\">http:\/\/zcomm.org\/znetarticle\/the-simple-virtues\/<\/a><\/p>\n<p>Originale<a href=\"http:\/\/www.e-ir.info\/2014\/02\/03\/interview-noam-chomsky\/\" target=\"_blank\">: E-International Relations<\/a><\/p>\n<p>traduzione di Giuseppe Volpe<\/p>\n<p>Traduzione \u00a9 2014 ZNET Italy \u2013 Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Noam Chomsky e Al McKay Noam Chomsky \u00e8 nato il 7 dicembre 1927 a Filadelfia, Pennsylvania. Ha conseguito il dottorato in linguistica nel 1955 all\u2019Universit\u00e0 della Pennsylvania. 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