{"id":880523,"date":"2019-07-03T08:11:23","date_gmt":"2019-07-03T07:11:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=880523"},"modified":"2019-07-03T08:11:23","modified_gmt":"2019-07-03T07:11:23","slug":"colpevole-di-umanita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2019\/07\/colpevole-di-umanita\/","title":{"rendered":"Colpevole di umanit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Miguel Duarte \u00e8 il ragazzo di Lisbona che, tra l\u2019estate del 2016 e quella del 2017, ha svolto quattro missioni a bordo della nave\u00a0<em>Iuventa<\/em>\u00a0e ora \u00e8 tra gli indagati nell\u2019inchiesta della Procura di Trapani per favoreggiamento dell\u2019immigrazione clandestina.<\/p>\n<p>Agli italiani che hanno visto una parte della stampa nazionale sbeffeggiare attivisti nostrani anche in situazioni ben pi\u00f9 drammatiche di quella di Miguel, che malgrado tutto ora \u00e8 a casa e prepara il suo dottorato in Fisica, va ricordato che il suo caso \u00e8 emerso anche grazie alla reazione compatta dell\u2019opinione pubblica portoghese, con i giornali che hanno creato scalpore attorno all\u2019enormit\u00e0 della pena massima prevista (fino a vent\u2019anni di carcere) e conseguente raccolta fondi per le sue spese legali (<a href=\"https:\/\/ppl.pt\/causas\/miguel\">qui<\/a>\u00a0si pu\u00f2 ancora contribuire), fino a sollecitare una risposta anche da parte della politica.<\/p>\n<p>Il premier portoghese Costa ha infatti subito interpellato il suo omologo itaiano Conte e, quando l\u2019ho incontrato io il 28 giugno scorso, in un giardino di Lisbona, Miguel Duarte era stato ricevuto, pochi giorni prima, dal Ministro degli Esteri.<\/p>\n<p>In Italia, nel frattempo, la\u00a0<em>Sea-Watch<\/em>\u00a0stava \u201cviolando\u201d le nostre acque territoriali e la prima cosa che gli chiedo \u00e8 un\u2019opinione sull\u2019ultimo duello fra Italia e ONG.<\/p>\n<p>Non ho letto le ultimissime notizie, ma so che la\u00a0<em>Sea-Watch<\/em>\u00a0ha deciso di entrare nelle acque territoriali italiane. Quello che, fino a pochissimo tempo fa, per gli stati era obbligatorio, in Italia oggi pare essere proibito. Ci\u00f2 che la\u00a0<em>Sea-Watch<\/em>\u00a0sta facendo \u00e8 andare contro una legge ingiusta, tocca ora al resto della societ\u00e0 prendere una posizione: difendere le leggi disumane in Italia o difendere i difensori dei diritti umani.<\/p>\n<p><strong>Parliamo della Iuventa. Come ci sei arrivato?<\/strong><\/p>\n<p>Il mio impegno sulla\u00a0<em>Iuventa<\/em>\u00a0\u00e8 iniziato nell\u2019estate del 2016. Avevo finito i miei studi in Fisica e cercavo progetti a cui partecipare come volontario. Volevo essere in qualche modo utile nella crisi umanitaria che stiamo attraversando. Ho trovato questo progetto di soccorso marittimo, la\u00a0<em>Jugend Rettet<\/em>\u00a0cercava gente per l\u2019equipaggio, ho fatto un colloquio e mi hanno preso. A settembre sono partito per la prima missione.<\/p>\n<p><strong>Quanto dura una missione in mare?<\/strong><\/p>\n<p>La missione dura tre settimane, ma in mare se ne passano circa due. Il resto del tempo si prepara la partenza e poi si deve lasciare la nave pronta per la missione successiva. La permanenza comunque \u00e8 variabile, perch\u00e9 dipende da quanti mezzi di soccorso sono disponibili in quella zona in un determinato momento: se stiamo completando le due settimane, ma non ci sono altre navi in zona, non ce ne andiamo, aspettiamo che arrivi qualcuno a coprire la nostra ritirata.<\/p>\n<p><strong>Com\u2019\u00e8 la vita quotidiana a bordo?<\/strong><\/p>\n<p>Ci allenavamo a Malta, che era la nostra base, poi partivamo. Impiegavamo circa 24 ore per arrivare nella cosiddetta zona SAR (Search and Rescue), nel Mediterraneo centromeridionale, e l\u00ec facevamo il pattugliamento delle acque internazionali in cerca di situazioni d\u2019emergenza. Svolgevamo i nostri turni di vigilanza a poppa e a prua, ma di solito la maggior parte dei salvataggi che abbiamo effettuato ci venivano segnalati dal Centro Nazionale di Coordinamento del Soccorso Marittimo (IMRCC) di Roma.<\/p>\n<p><strong>Quindi erano le autorit\u00e0 italiane a segnalarvi la presenza di gommoni?<\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec, perch\u00e9 il campo visivo in una piccola imbarcazione come la nostra \u00e8 molto limitato, mentre la zona SAR \u00e8 gigantesca. Qualche barca l\u2019abbiamo incrociata anche noi, ma la maggior parte dei casi ci venivano segnalati dall\u2019IMRCC, che a sua volta poteva ricevere segnalazioni da aerei o elicotteri che sorvolavano la zona.<\/p>\n<p><strong>Una delle ipotesi accusatorie che circolano sul vostro conto dice che andavate a colpo sicuro, come se sapeste dove si trovavano i gommoni.<\/strong><\/p>\n<p>(Ride) Andiamo a colpo sicuro quando \u00e8 l\u2019IMRCC a darci le coordinate.<\/p>\n<p><strong>Comunicate anche con le altre navi nella zona SAR e poi decidete chi va a soccorrere chi?<\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec, comunichiamo, ma la decisione \u00e8 dell\u2019IMRCC. Sono loro che hanno la responsabilit\u00e0 di coordinare i soccorsi nel Mediterraneo centrale. Noi no, siamo solo chiamati a soccorrere. \u00c8 chiaro che c\u2019\u00e8 anche un certo coordinamento tra le navi presenti: per esempio conviene non stare tutti addossati in una zona, lasciandone scoperta un\u2019altra.<\/p>\n<p><strong>Normalmente quante navi di soccorso sono presenti in questa zona?<\/strong><\/p>\n<p>Dipende dai periodi. Nel 2014 ce n\u2019erano una o due, nel 2016 ce n\u2019erano dieci (anche se non tutte allo stesso tempo) e oggi ce n\u2019\u00e8 una. Tornando al discorso di prima, quando l\u2019IMRCC ci comunicava un\u2019emergenza, noi andavamo a soccorrere le persone, le caricavamo a bordo e trasmettevamo alle autorit\u00e0 il numero di adulti, di bambini, il sesso e le rispettive condizioni di salute. Quindi l\u2019IMRCC ci mandava una nave della Guardia costiera a prelevare questa gente. Tutta l\u2019azione di salvataggio partiva e si concludeva con le autorit\u00e0 italiane. Solo qualche rara volta siamo stati noi a consegnare direttamente i naufraghi nel porto di Lampedusa.<\/p>\n<p><strong>Quante persone componevano il vostro equipaggio e di che nazionalit\u00e0 erano?<\/strong><\/p>\n<p>Da tredici a quindici. La maggior parte tedeschi, perch\u00e9 l\u2019ONG \u00e8 tedesca, ma anche di altre nazionalit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Italiani?<\/strong><\/p>\n<p>Anche italiani. Per un certo periodo abbiamo collaborato con una ONG italiana che si chiama\u00a0<em>Rainbow for Africa<\/em>, che era responsabile della parte sanitaria della missione.<\/p>\n<p><strong>C\u2019\u00e8 una testimonianza proprio di\u00a0<em>Rainbow for Africa<\/em>\u00a0che parla di voi come di gente estremamente idealista e imprudente nei salvataggi, fatti per giunta con un\u2019imbarcazione troppo piccola e pericolosa. Ma sempre sottolineando che tutto avveniva nell\u2019ambito della legalit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p>Non mi pare negativo essere accusato di idealismo.<\/p>\n<p><strong>Certo, ma lo dicevano per giustificare l\u2019interruzione della vostra collaborazione, sottolineando che le motivazioni erano tecniche e non legali.<\/strong><\/p>\n<p>Sono completamente d\u2019accordo. Niente di quello che abbiamo fatto, per quanto ne so io, era illecito.<\/p>\n<p><strong>Ma \u00e8 vero che il vostro modus operandi era diverso da quello di altre ONG pi\u00f9 esperte e anche pi\u00f9 ricche, dotate di navi pi\u00f9 grandi?<\/strong><\/p>\n<p>Questo, alla fin fine, \u00e8 soggettivo. Ogni ONG ha un suo modo di operare. Alcune forse sono pi\u00f9 politiche di altre. Per esempio,\u00a0<em>M\u00e9decins Sans Fronti\u00e8res<\/em>\u00a0non si serve della propria attivit\u00e0 per poi trasmettere un messaggio politico.\u00a0<em>Iuventa<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Sea-Watch<\/em>\u00a0invece usano la notoriet\u00e0 del soccorso in mare per criticare la politica delle frontiere dell\u2019UE. E secondo me fanno bene. Quanto a noi, avevo gi\u00e0 sentito dire qualcosa sulla nostra imprudenza, ma questo, di volta in volta, dipende dall\u2019equipaggio a bordo, che cambia a seconda dei turni di navigazione.<\/p>\n<p><strong>Ma, considerando queste differenze, qual era il vostro rapporto con le altre ONG? \u00c8 sempre stato buono?<\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec, sempre. Pur nelle differenze, c\u2019\u00e8 sempre stato spirito di collaborazione fra di noi e, con alcuni, dei veri e propri rapporti di amicizia. Ci ritrovavamo a terra e condividevamo storie ed esperienze.<\/p>\n<p><strong>L\u2019inchiesta nasce dalle accuse di un agente infiltrato sulla nave di Save the Children. Non avete mai notato atteggiamenti di sospetto nei vostri confronti?<\/strong><\/p>\n<p>No, mai. E il nostro rapporto con\u00a0<em>Save the Children<\/em>\u00a0\u00e8 sempre stato positivo. Non a caso si trattava di un agente infiltrato, non di una decisione presa da quella ONG.<\/p>\n<p><strong>L\u2019accusa, mostrando delle immagini, parla di una consegna di un\u2019imbarcazione a dei presunti scafisti, che si sarebbero poi allontanati indisturbati.<\/strong><\/p>\n<p>Credo che questo si riferisca a un fatto avvenuto a giugno del 2017. Io ero sulla nave in quel periodo. Eppure, di tutti quelli che sono al momento sotto inchiesta, c\u2019\u00e8 gente con cui io non ho mai fatto una missione. Ho come la sensazione che la scelta sia stata un po\u2019 aleatoria. Le accuse sono assurde e sono state completamente smentite da un video di\u00a0<em>Forensic Architecture<\/em>, un\u2019organizzazione legata a una universit\u00e0 inglese, che le ha completamente smontate (il video, in cui Miguel Duarte \u00e8 visibile in diverse sequenze, si trova\u00a0<a href=\"https:\/\/forensic-architecture.org\/investigation\/the-seizure-of-the-%20iuventa\">qui<\/a>). La nostra politica era sempre quella di distruggere le barche una volta effettuato il salvataggio.<\/p>\n<p><strong>Inoltre voi siete civili, immagino che non sia consigliabile avere una posizione molto aggressiva in caso di incontro con dei trafficanti.<\/strong><\/p>\n<p>E purtroppo abbiamo avuto molti brutti incontri, ma con la cosiddetta Guardia costiera libica. Sono bene armati e molto aggressivi. In quei casi abbiamo sempre cercato di mantenere la calma.<\/p>\n<p><strong>Come si comportano con voi?<\/strong><\/p>\n<p>Ci sono molti filmati realizzati da\u00a0<em>Sea-Watch<\/em>, ma \u00e8 capitato anche a noi di essere avvicinati da grosse navi che ci tagliavano la strada a grandissima velocit\u00e0, a due metri dalla prua. Pericolosissimo.<\/p>\n<p><strong>Eri in Portogallo quando la\u00a0<em>Iuventa<\/em>\u00a0fu sequestrata?<\/strong><\/p>\n<p>Ero rientrato per il matrimonio di mio fratello ed ero gi\u00e0 sul punto di ripartire. Avevo la valigia pronta, quando mi dissero del sequestro e che non ci sarebbe stata un\u2019altra missione.<\/p>\n<p><strong>Che ricordi conservi?<\/strong><\/p>\n<p>A bordo si vede tutto il meglio e tutto il peggio. Abbiamo visto tante cose orribili. Per molta gente siamo arrivati troppo tardi, e l\u00ec capisci che il problema \u00e8 la mancanza di mezzi di soccorso. Noi avevamo una barca con capienza per cento e a volte ci trovavamo di fronte navi con 800 persone a bordo. Oppure barche gi\u00e0 capovolte, dove abbiamo perso decine di naufraghi, inclusi bambini e neonati. Ma si vedono anche molte cose belle. Si vede la speranza negli occhi della gente, la felicit\u00e0 di essere finalmente in salvo. Una cosa che mi stupiva era osservare una reazione assai comune a molta gente: stendersi sul pavimento e dormire. A volte nel pieno di un\u2019operazione di soccorso, oppure in una fase agitata della navigazione, con onde molto forti, bastava che si sentissero dire che non sarebbero tornati nell\u2019inferno libico perch\u00e9 si stendessero sul ponte e si addormentassero.<br \/>\n<strong><br \/>\nChe cosa raccontano della Libia?<\/strong><\/p>\n<p>Le cose pi\u00f9 terrificanti: campi di prigionia, torture che a volte vengono filmate per poter ricattare le famiglie d\u2019origine, lavori forzati\u2026 In Libia si vendono persone, \u00e8 risaputo. E poi storie orribili sull\u2019attraversamento del deserto libico. Si calcola che muoia pi\u00f9 gente in quel deserto che non nel Mediterraneo, ma ci sono meno osservatori a testimoniarlo e meno ONG a dare sostegno.<\/p>\n<p><strong>Che progetti hai adesso? Stai ultimando un dottorato, ma ti piacerebbe tornare in mare?<\/strong><\/p>\n<p>Se potessi tornerei domani stesso, senza dubbio. \u00c8 stata la cosa pi\u00f9 utile che io abbia fatto in vita mia. Il soccorso marittimo \u00e8 una cosa che si impara con l\u2019esperienza. Io non ne avevo, sono entrato come\u00a0<em>deckhand<\/em>, un paio di mani in pi\u00f9 ad aiutare a bordo, poi ho fatto anche il\u00a0<em>deck manager<\/em>. Tutto quello che so del mare l\u2019ho imparato sulla\u00a0<em>Iuventa<\/em>. Ho fatto anche da interprete, per comunicare con le autorit\u00e0 italiane.<\/p>\n<p><strong>Dove hai imparato l\u2019italiano?<\/strong><\/p>\n<p>Ho fatto un Erasmus a Padova. \u00c8 stata un\u2019esperienza bellissima. C\u2019era un sindaco della Lega, ma l\u2019ambiente studentesco era fantastico!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Miguel Duarte \u00e8 il ragazzo di Lisbona che, tra l\u2019estate del 2016 e quella del 2017, ha svolto quattro missioni a bordo della nave\u00a0Iuventa\u00a0e ora \u00e8 tra gli indagati nell\u2019inchiesta della Procura di Trapani per favoreggiamento dell\u2019immigrazione clandestina. 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