{"id":879050,"date":"2019-06-30T18:13:41","date_gmt":"2019-06-30T17:13:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=879050"},"modified":"2019-06-30T18:15:10","modified_gmt":"2019-06-30T17:15:10","slug":"cosa-sta-succedendo-nelle-carceri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2019\/06\/cosa-sta-succedendo-nelle-carceri\/","title":{"rendered":"Cosa sta succedendo nelle carceri?"},"content":{"rendered":"<p>Le rivolte nelle carceri di tutta Italia delle ultime settimane, da Poggioreale a Voghera, da Palermo a Rieti, da Agrigento a L\u2019Aquila a Velletri, rappresentano la cartina di tornasole di un sistema malato che \u00e8 giunto a un punto di non ritorno. Quasi 61.000 persone ammassate in meno di 50.000 posti regolamentari e la chiusura di qualsiasi prospettiva alternativa al carcere, sono dati allarmanti e destinati a crescere. In realt\u00e0 questi dati non rispecchiano un aumento dei reati, nettamente in calo negli ultimi 10 anni, ma scelte politiche precise da un lato mentre, dall\u2019altro, denunciano la farraginosit\u00e0 della macchina giudiziaria e il carattere classista dell\u2019istituzione carceraria.<\/p>\n<p>Le leggi varate negli ultimi 30 anni in materia di stupefacenti, contraffazione di marchi e immigrazione, hanno determinato la criminalizzazione di marginalit\u00e0 sociali che, scientemente, sono stati oggetto alternativamente di campagne mediatiche mostrificatorie, determinando paura e allarme nella societ\u00e0. I 3\/4 della popolazione attualmente detenuta \u00e8 costituita da assuntori e \u201cspacciatori\u201d di sostanze stupefacenti, autoctoni e migranti, provenienti prevalentemente dai quartieri periferici delle citt\u00e0 e dai ceti sociali medio-bassi, ladruncoli e scippatori, parcheggiatori e ambulanti \u201cabusivi\u201d, malati psichici, prostitute. Un\u2019operazione chirurgica che ha selezionato i destinatari, tenendo le sirene allarmistiche, e di conseguenza anche la criminalizzazione e la repressione, ben lontane dai trasgressori appartenenti alle classi pi\u00f9 agiate. Per intenderci: il cocainomane col suv viene percepito differentemente dall\u2019assuntore con l\u2019utilitaria, cos\u00ec come l\u2019espediente di sopravvivenza \u00e8 reato, mentre la finanza criminale \u00e8 \u201ccreativa\u201d. A differente condizione economica corrisponde una differente percezione sociale ed anche la pretesa punitiva nei confronti dei soggetti pi\u00f9 agiati viene mitigata a partire dalla tutela della privacy. Difficilmente troveremo su Mario Rossi i titoloni di giornale riservati a Ciro Esposito, e difficilmente troveremo Mario Rossi tra i 61.000 destinatari delle patrie galere. Ci chiediamo anche cosa succeder\u00e0 con il regionalismo differenziato se verr\u00e0 approvato. Se gi\u00e0 oggi non si pu\u00f2 negare l\u2019esistenza di una correlazione tra questione meridionale e politiche penitenziarie (basti pensare \u201call\u2019area 416bis\u201d e alle percentuali di meridionali tra la composizione della popolazione detenuta pari ad oltre il 70% dei detenuti italiani, mente \u00e8 il 100% delle sezioni di Alta sicurezza), con il regionalismo differenziato la gestione del Sud sar\u00e0 demandata verosimilmente alla sola amministrazione penitenziaria.<\/p>\n<p>L\u2019estensione continua del concetto di \u201ccondotta penalmente rilevante\u201d mira (da sempre) a criminalizzare e reprimere un corpo sociale ben determinato che, in parte, non riesce ad avere i mezzi per soddisfare i bisogni primari per cui \u00e8 costretto a ricorrere ad espedienti per sopravvivere mentre, un\u2019altra parte, \u201capprofitta\u201d delle abitudini di quella larga, e trasversale, parte di societ\u00e0 che fa regolarmente uso di sostanze stupefacenti.<\/p>\n<p>Un corpo sociale vittima, prima ancora che reo, della condizione di marginalit\u00e0 cui l\u2019attuale sistema politico ed economico lo ha relegato, delegando al carcere il contenimento di questa \u201ceccedenza\u201d che mal si incastra nell\u2019Italia bellissima favoleggiata dagli abili mercanti, di ieri e di oggi, improvvisatisi statisti, che hanno trasformato lo Stato in azienda prima e bancarella poi. Uno Stato ridotto a vetrina, ormai decadente, di un corpo politico e di una societ\u00e0 che il senso dello stato, dell\u2019equit\u00e0, dell\u2019umanit\u00e0 e della giustizia sociale ha smarrito.<\/p>\n<p>E nelle galere stanno esplodendo tutte le contraddizioni socio-politiche che all\u2019interno della societ\u00e0 fanno fatica a trovare il minimo comune multiplo. Esplodono su restrizioni e privazioni che narrano tutta l\u2019ipocrisia dei Rossi \u201cclienti, compari e complici\u201d degli Esposito.<\/p>\n<p>In altri tempi si sarebbe scritto a fiumi su questa \u201csoggettivit\u00e0 di classe\u201d in rivolta nelle carceri, si sarebbe analizzata la composizione variegata e meticcia rivendicante la propria alterit\u00e0 rispetto al potere costituito. Eppure le parole d\u2019ordine non sono cambiate: Sante Notarnicola ci ricorda che se oggi nelle carceri c\u2019\u00e8 il fornellino nelle celle, e ci fu la riforma Gozzini, il merito va riconosciuto alle lotte che tra gli anni 70 e 80 attraversarono le carceri di tutta Italia. In quegli anni la composizione era variegata pi\u00f9 che meticcia e l\u2019incontro in carcere tra i prigionieri comuni e quelli politici determin\u00f2 una presa di coscienza della condizione soggettiva anche tra i detenuti comuni, ed innesc\u00f2 una serie di rivendicazioni che, dal momento che non si riusciva a abbattere il carcere, individuato quale pilastro fondamentale del sistema capitalista, migliorassero le condizioni di vivibilit\u00e0 all\u2019interno dello stesso.<\/p>\n<p>Negli ultimi venti anni c\u2019\u00e8 stata una torsione autoritaria, dentro e fuori le carceri, inversamente proporzionale allo smantellamento del welfare. Gli esempi richiamati in apertura rappresentano gli obbrobri giuridici macroscopici di un legiferare ossessivo-compulsivo teso a mantenere in attivo la fabbrica penale. Punire e incarcerare coloro i quali <b>sono stati resi<\/b> poveri, esclusi, emarginati assolve a molteplici funzioni: tenere in piedi il sistema penale e carcerario, offrire alla societ\u00e0 capri espiatori utili a sedare le insicurezze sociali e nascondere dalla vista dei moderni signorotti i pezzenti, i reietti. E, infine, il capolavoro: offrire manodopera a costo basso o nullo alle imprese e alle multinazionali. Le ultime riforme in materia di lavoro penitenziario e ammortizzatori sociali hanno cancellato buona parte dei diritti del detenuto\/lavoratore. Nel 2018 sono state adeguate le c.d. \u201cmercedi\u201d, ferme dal 1994 ma, se da un lato hanno adeguato i salari, dall\u2019altro hanno innalzato le spese di mantenimento e ridotto le ore contrattualizzate retribuite. Prendiamo ad esempio i c.d. \u201cpiantoni\u201d (ma questo, in diversa misura, vale anche per le altre mansioni di lavoro intramurario), cio\u00e8 i detenuti che prestano assistenza ai detenuti disabili, hanno un contratto di 1 ora al giorno ma assistono il disabile\/concellino, altre 23 h su 24 a titolo di umanit\u00e0 gratuita. Per quanto concerne gli accordi dell\u2019amministrazione penitenziaria con societ\u00e0 ed imprese esterne, l\u2019ultimo esempio, in ordine temporale, \u00e8 dato dal \u201cProgramma 2121\u201d, su cui l\u2019azienda Plus Value, partner del Progetto Mind \u2013 Milano Innovation District per la riqualificazione dell\u2019area dell\u2019Expo 2015 assieme al Ministero di Giustizia a alla multinazionale di sviluppo immobiliare Lendlease, che ha avviato la valutazione dell\u2019impatto socio-economico e delle ricadute che il programma avr\u00e0. Il progetto prevede l\u2019impiego di manodopera detenuta e i detenuti avranno s\u00ec un contratto, ma la retribuzione andr\u00e0 all\u2019amministrazione penitenziaria ad \u201cestinzione del debito\u201d che il detenuto ha nei confronti dello Stato. Attraverso l\u2019inserimento del meccanismo premiale in vece della retribuzione nel rapporto di lavoro si (re)introduce la pratica del lavoro forzato.<\/p>\n<p>Si \u00e8 gradualmente tornati, quindi, alla funzione che le carceri ebbero nel periodo pre e post rivoluzione industriale: contenere, disciplinare e sfruttare le marginalit\u00e0 che lo sviluppo della societ\u00e0 capitalistica aveva prodotto. Ieri erano i contadini che in massa abbandonavano le campagne col miraggio della fabbrica che, esattamente come le bestie da soma, venivano selezionati mentre i pi\u00f9 deboli venivano scartati. E gli scarti vennero marginalizzati prima e criminalizzati poi. Esattamente come \u00e8 avvenuto con i meridionali dall\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia in poi e come avviene oggi con i migranti.<\/p>\n<p>I detenuti che oggi si stanno ribellando contro l\u2019istituzione carceraria sono quelle stesse eccedenze al sistema e alla societ\u00e0 capitalistiche che rivendicano prepotentemente spazi vitali e diritti: salute, acqua, vitto congruo, affetti. E accanto alle rivendicazioni ci chiedono il senso di questo carcere, a cosa serve? A chi? <em><strong>Certamente<\/strong><\/em> non a loro che, nella migliore delle ipotesi, usciranno come sono entrati o, nella peggiore e pi\u00f9 probabile, saranno incattiviti da anni di segregazione fine a se stessa ma molto utile all\u2019industria penale.<\/p>\n<p>Associazione Yairaiha Onlus<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le rivolte nelle carceri di tutta Italia delle ultime settimane, da Poggioreale a Voghera, da Palermo a Rieti, da Agrigento a L\u2019Aquila a Velletri, rappresentano la cartina di tornasole di un sistema malato che \u00e8 giunto a un punto 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