{"id":878378,"date":"2019-06-28T17:19:08","date_gmt":"2019-06-28T16:19:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=878378"},"modified":"2019-07-17T22:12:42","modified_gmt":"2019-07-17T21:12:42","slug":"da-mario-juruna-a-joenia-wapichana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2019\/06\/da-mario-juruna-a-joenia-wapichana\/","title":{"rendered":"Da M\u00e1rio Juruna a Jo\u00eania Wapichana"},"content":{"rendered":"<p>La novela cominci\u00f2 un mese prima dell\u2019inizio del \u201cIV Tribunale Internazionale Bertrand Russel\u201d, che venne realizzato a Rotterdam nel novembre del 1980; M\u00e1rio Juruna era stato invitato a parteciparvi come giurato; il tribunale internazionale doveva simbolicamente giudicare denunce di aggressioni praticate contro popoli indigeni americani, di cui sei negli Stati Uniti e Canad\u00e0, due nell\u2019America Centrale e sei nell\u2019America del Sud. Il Consiglio Indigenista della FUNAI \u2013\u00a0Fondazione Nazionale dell\u2019Indio, agenzia governativa che avrebbe dovuto tutelare gli interessi indigeni, proib\u00ec a Juruna di presenziare\u00a0 all\u2019evento; in seguito, il presidente della FUNAI gli promise il rilascio del passaporto; quindi intervenne il ministro dell\u2019Interno per impedirgli di uscire dal Brasile. Il deputato Jos\u00e9 Costa, eletto per l\u2019Alagoas, promise a Juruna la sua collaborazione, sostenendo che se lo Stato tutelava gli indigeni ci\u00f2 non significava che essi non avessero diritto al passaporto. Riuniti nel \u201cI Incontro Indigeno di Alagoas\u201d, quattro rappresentanti di popoli indigeni iniziarono un movimento di opinione a favore del viaggio di Juruna. Il telegramma con cui il Tribunale Russel sollecitava la sua presenza venne sottoscritto dai sei partiti politici olandesi, dalla Societ\u00e0 Americana di Francia e dalla Societ\u00e0 Belga di Appoggio alle Cause Indigene. In un primo momento, il tribunale federale cui Juruna aveva presentato ricorso contro la decisione del ministro dell\u2019Interno, gli conferm\u00f2 la proibizione di recarsi in Olanda. Mentre continuava ad essere trattenuto in Brasile, venne eletto presidente del Tribunale Russel, che avvi\u00f2 i lavori analizzando la situazione di indigeni della Colombia e Per\u00f9. Al termine di una seduta lunga sei ore e cinque minuti, il Tribunale Federale di Ricorsi, in Bras\u00edlia, sentenzi\u00f2, infine, che Juruna poteva recarsi a Rotterdam. Un gran numero di persone si riun\u00ec nell\u2019aeroporto di Rio de Janeiro per salutarlo festosamente e vederlo partire. Al suo arrivo, i membri del Tribunale Russel, in piedi, lo applaudirono a lungo; Juruna, che nell\u2019ultimo giorno di riunioni poteva finalmente occupare la poltrona della presidenza onoraria, ringrazi\u00f2 prima nella sua lingua e poi in portoghese. Fra le dichiarazioni all\u2019epoca da lui rilasciate, tre sintetizzano bene la vicenda: il governo non voleva che partecipasse al Tribunale Russel perch\u00e9 sapeva che, senza mezzi termini, avrebbe denunciato la drammatica situazione degli indios; ai fini della concessione del passaporto, decisiva era stata la pressione internazionale esercitata sul governo brasiliano; era ormai ora che la FUNAI si rendesse conto che gli indios non volevano pi\u00f9 essere trattati come minorenni o minorati.<\/p>\n<p>Con un repertorio di frasi d\u2019effetto che ridicolizzavano la politica indigenista ufficiale e i suoi artefici, durante tutto il 1981 Juruna occup\u00f2 un grande spazio in giornali e canali televisivi. La condotta imprevedibile e le frasi lapidarie piene di humour, intoppi linguistici e verit\u00e0, ne fecero l\u2019indio pi\u00f9 conosciuto del Brasile e, in ambito indigenista, figura alquanto controversa. Il suo ingresso nella vita politica fu determinato dall\u2019invito che gli fecero Leonel Brizola e Darcy Ribeiro. Nel mese di settembre Juruna si iscrisse al PDT \u2013 Partito Democratico dei Lavoratori, confermando di volersi candidare a deputato federale. A dicembre spos\u00f2 una donna bianca e nessun indio venne invitato a partecipare alla cerimonia. L\u2019inseparabile registratore divenne il simbolo della sua campagna elettorale, realizzata soprattutto in favelas e rioni popolari di Rio de Janeiro. Sistematicamente, registrava le promesse dei colonnelli della FUNAI, facendo cos\u00ec trapelare la sua sfiducia nei confronti delle autorit\u00e0, soprattutto dei militari, atteggiamento questo in cui si identificarono ampi settori della popolazione. L\u2019agguerrita difesa degli indigeni e dei loro diritti gli valse la simpatia delle categorie sociali pi\u00f9 povere e marginalizzate, con le quali riusc\u00ec a stabilire affinit\u00e0 e intese.\u00a0 La stampa contribu\u00ec a formare l\u2019immagine di un indigeno acculturato-esotico, ma si mise anche a servizio della FUNAI che tent\u00f2 di togliergli credibilit\u00e0: con toni spesso sarcastici, l\u2019opinione pubblica venne bombardata da notiziole riguardanti la sua vita privata, e tendenti a mettere soprattutto in evidenza quanto smaliziatamente egli fosse integrato ai costumi dei bianchi. Con pi\u00f9 di trentamila voti, nel novembre del 1982 M\u00e1rio Juruna venne eletto deputato federale per lo Stato di Rio de Janeiro: per la prima volta un indigeno brasiliano entrava da parlamentare a far parte del Congresso Nazionale.<\/p>\n<p>Instancabile fu il deputato M\u00e1rio Juruna nel primo anno di mandato. La mole delle attivit\u00e0 svolte e dei provvedimenti da lui presi spavent\u00f2 la nazione. Nel suo gabinetto ricevette \u00a0gli elettori dello Stato di Rio de Janeiro, gli affamati del Nordest, i leader e le delegazioni indigene provenienti dalle pi\u00f9 disparate regioni del Paese. Visit\u00f2 aree critiche. Ovunque si rec\u00f2, ascolt\u00f2 chi lo avvicinava. And\u00f2 a reclamare con le pi\u00f9 alte sfere del potere in Bras\u00edlia. Stabil\u00ec contatti diretti con il presidente della Repubblica, i ministri, il presidente della FUNAI. Attenti solo all\u2019impatto dei suoi pittoreschi discorsi, i critici di Juruna non videro, e quindi non analizzarono, la variet\u00e0 e ricchezza delle sue preoccupazioni quotidiane, che spaziarono dall\u2019elezione diretta del presidente della Repubblica alla trasformazione delle leggi elettorali, dalla corruzione al debito estero. In relazione alla politica indigenista, avvi\u00f2 due progetti di legge di particolare rilevanza. Sugger\u00ec la creazione di una Commissione Parlamentare dell\u2019Indio, che fosse permanente; la sola presenza di un rappresentante indigeno nella Camera dei Deputati rese la proposta incontestabile; ad ogni modo, il consenso dell\u2019opinione pubblica sull\u2019incompetenza e corruzione della FUNAI contribu\u00ec a far s\u00ec che la commissione fosse subito creata, divenendone, Juruna stesso, il primo presidente. La commissione sarebbe stata l\u2019embrione dell\u2019attuale Commissione di Diritti Umani e Minoranze della Camera dei Deputati.\u00a0 L\u2019altro progetto di legge, poi approvato, previde la riformulazione della politica indigenista ufficiale e la ristrutturazione della FUNAI, determinando, ad esempio, che della direzione entrassero a far parte indigeni e indigenisti.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 nel secondo anno del suo mandato di deputato, in ambito indigenista si cominci\u00f2 a parlar poco di Juruna, mentre la stampa metteva sistematicamente in evidenza tutti gli episodi ambigui che lo riguardavano. Dietro sua richiesta, la moglie venne assunta dalla FUNAI; essendo finita la notizia sui giornali, fu indotto a chiedere che la donna, mai presentatasi al lavoro durante il mese di assunzione, venisse licenziata; calmatesi le acque, poco tempo dopo venne assunta di nuovo. Ammise, Juruna, di aver ricevuto tremila dollari dal pilota e amico del presidente della FUNAI, e si giustific\u00f2 dicendo che gli erano serviti per partecipare a una riunione dell\u2019ONU in Svizzera. Nello Stato di Bahia raggiunse una localit\u00e0, rivendicata dai patax\u00f3-h\u00e3-h\u00e3-h\u00e3e, a bordo di un aereo noleggiato dai bianchi che accampavano diritti sulla stessa area, e provoc\u00f2 indignate reazioni dichiarando che coloro che stavano lottando per la terra non erano indios puri ma meticci. Le notizie divulgate fra il 1985 e il 1986 riguardano soprattutto finanziamenti impropriamente applicati da sostenitori di Juruna per trasportare e mantenere in Bras\u00edlia indios della sua fazione; con loro prendeva posizione ora a favore ora contro le persone che, a ritmo incalzante, si avvicendavano nella presidenza della FUNAI. Non facendo pi\u00f9 altro che eseguire le stesse manovre che all\u2019inizio della sua carriera di politico aveva rimproverato ai corrotti funzionari della FUNAI, Juruna dava segni di essere giunto al capolinea. A fine mandato, quasi non si parlava pi\u00f9 di lui. Durante uno di quei viaggi al sud che mi servivano per aggiornarmi, chiesi notizie di Juruna a un amico avvocato, consulente del Congresso Nazionale per la legislazione indigenista. Esauriente fu la risposta: \u201cVenduto\u201d. Non posso chiudere questo paragrafo con la terribile parola \u201cvenduto\u201d, quindi concludo affermando che la presenza polemica di Juruna nello scenario politico nazionale ha scosso valori e preconcetti radicati, e ha energicamente avviato la riflessione sulla problematica delle diversit\u00e0 culturali all\u2019interno di uno Stato nazionale contemporaneo. La speranza che indios e indigenisti avevano riposto in Juruna si \u00e8 pur sempre trasformata in spazio di riconoscimento delle societ\u00e0 indigene: fino a quel momento relegate, da oggetti, nell\u2019ambito amministrativo, cominciavano creativamente a far parte del sistema politico dello Stato brasiliano.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-878388\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/de-LE-720x480.jpg\" alt=\"\" width=\"720\" height=\"480\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/de-LE.jpg 720w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/de-LE-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px\" \/><\/p>\n<p>Jo\u00eania Batista de Carvalho \u00e8 nata il 20 aprile 1974 nel villaggio Truaru da Cabeceira. All\u2019et\u00e0 di otto anni si trasferisce con la mamma nella capitale Boa Vista. Si iscrive alla facolt\u00e0 di\u00a0 Diritto dell\u2019Universit\u00e0 Federale dello Stato di Roraima. Concluso il corso nel 1997, grazie a una borsa di studio raggiunge gli Stati Uniti e si specializza in Diritto Internazionale e Politiche Indigene nell\u2019Universit\u00e0 dell\u2019Arizona. Come cognome adotta il termine che definisce la sua appartenenza etnica. Jo\u00eania Wapichana \u00e8 la prima\u00a0 donna indigena a esercitare la professione di avvocato in Brasile. Inizia a lavorare nel CIR \u2013\u00a0Consiglio Indigeno di Roraima nella difesa dei diritti territoriali delle etnie presenti nello Stato e nella Regione Nord del Brasile. \u00a0Nel 2004 riceve il Premio Reebok per la difesa dei diritti delle suddette etnie. Davanti al Supremo Tribunale Federale di Brasilia, nel 2008 Jo\u00eania difende la demarcazione, in soluzione continua, della Terra Indigena Raposa-Serra do Sol. Il tribunale riconosce tale diritto e lei passa a seguire tutte le fasi di questo importante processo, divenuto paradigmatico per la demarcazione di altre aree indigene. Nel 2010 \u00e8 condecorata con l\u2019Ordine del Merito Culturale del Ministero della Cultura. Nel 2013 \u00e8 lei la prima presidente della neonata Commissione di Diritti dei Popoli Indigeni dell\u2019OAB \u2013\u00a0Ordine degli Avvocati del Brasile.<\/p>\n<p>Nel marzo del 2018 avviene la 47\u00aa Assemblea Generale dei Popoli Indigeni di Roraima. I partecipanti valutano sia importante che i loro leader ricoprano ruoli politici e istituzionali. Il movimento indigeno organizzato di Roraima identifica in Jo\u00eania Wapichana la persona giusta per candidarsi alla Camera dei Deputati. Nelle elezioni di ottobre dello stesso anno, Jo\u00eania diviene la prima donna indigena deputata federale, a distanza di 32 anni dall\u2019uscita di scena di Mario Juruna. \u00c8 stata eletta al primo turno con 8.491 voti per la REDE \u2013\u00a0Rete Sostenibilit\u00e0.\u00a0 \u00a0Per il suo impegno nei confronti di temi legati al sociale, ai diritti umani, alla preservazione dell\u2019ambiente, alla sostenibilit\u00e0, ha riscosso molti voti anche tra la popolazione non indigena.\u00a0 Il 18 dicembre l\u2019ONU le rende omaggio con il Premio di Diritti Umani 2018. Il 1\u00ba febbraio 2019 inizia il suo mandato. Il giorno 8 febbraio Jo\u00eania protocolla il suo primo progetto di legge, che considera efferati i crimini ambientali quando incidono gravemente sull\u2019ambiente e mettono in pericolo la vita e la salute umana. Il 14 marzo l\u2019OAB di Bras\u00edlia le conferisce la Medaglia Mirtes Gomes, che rende omaggio alle avvocatesse particolarmente attive sul fronte giuridico nazionale, specialmente in difesa dei diritti delle donne. Sempre a marzo ha preso vita il Fronte Parlamentare Misto in Difesa degli Indigeni, alla cui creazione Jo\u00eania ha contribuito in modo determinante. Tra le vittorie gi\u00e0 riportate dal fronte c\u2019\u00e8 la rispedita al mittente del provvedimento con cui l\u2019attuale, scellerato, presidente del Brasile voleva affidare la demarcazione delle terre indigene al Ministero dell\u2019Agricoltura; ministero che \u00e8 il covo dei grandi proprietari terrieri, nemici tradizionali e spietati degli indigeni.<\/p>\n<p>Concludo con un pensiero che vuole essere anche un augurio per i popoli indigeni brasiliani. La candidatura di Mario Juruna \u00e8 stata voluta e appoggiata da Leonel Brizola e Darcy Ribeiro, due brasiliani pi\u00f9 che illustri, ma Juruna non venne rieletto e per 32 anni gli indigeni sono scomparsi dal parlamento brasiliano. Ad eleggere Jo\u00eania Wapichana \u00e8 stato il movimento indigeno organizzato. \u00c8 lei la prima donna indigena divenuta deputata federale ma, ripeto, \u00e8 solo la prima. Grazie anche alla formazione accademica cui accede un sempre maggior numero di indigeni, inarrestabile \u00e8 divenuto il loro protagonismo in tutti i settori della vita della Repubblica Federativa del Brasile e della societ\u00e0 brasiliana.<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>Bibliografia<br \/>\n<\/strong>Povos Ind\u00edgenas no Brasil 1980\/1981\/1982\/83\/1984\/85-86, Aconteceu especial, n. 6(4\/81), n. 10 (4\/82), n. 12 (4\/83), n. 14, n.15, n. 17, CEDI, S\u00e3o Paulo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La novela cominci\u00f2 un mese prima dell\u2019inizio del \u201cIV Tribunale Internazionale Bertrand Russel\u201d, che venne realizzato a Rotterdam nel novembre del 1980; M\u00e1rio Juruna era stato invitato a parteciparvi come giurato; il tribunale internazionale doveva simbolicamente giudicare denunce di 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Emiri\",\"description\":\"Loretta Emiri ha vissuto per diciotto anni nell\u2019Amazzonia brasiliana. Durante i primi quattro anni e mezzo ha operato tra gli yanomami svolgendo assistenza sanitaria, ricerche linguistiche e un progetto chiamato Piano di Coscientizzazione, di cui l\u2019alfabetizzazione di adulti nella lingua materna faceva parte. In quell\u2019epoca ha prodotto saggi e lavori didattici, tra i quali Gram\u00e1tica pedag\u00f3gica da l\u00edngua y\u00e3nomam\u00e8 (Grammatica pedagogica della lingua y\u00e3nomam\u00e8), Dicion\u00e1rioY\u00e3nomam\u00e8-Portugu\u00eas (Dizionario Y\u00e3nomam\u00e8-Portoghese). Specializzatasi nella legislazione dell\u2019educazione scolastica indigena, ha organizzato e partecipato, in veste di docente, a incontri e corsi di formazione per maestri di varie etnie, contribuendo a far incorporare le loro rivendicazioni alla Costituzione. Ha curato l\u2019edizione di A conquista da escrita \u2013 Encontros de educa\u00e7\u00e3o ind\u00edgena (La conquista della scrittura \u2013 Incontri di educazione indigena), che documenta le prime esperienze scolastiche di quindici popoli indigeni. Ha fatto parte del Gruppo di Lavoro istituito dal Ministero dell\u2019Educazione per definire la politica nazionale per l\u2019Educazione Scolastica Indigena. Sua \u00e8 la redazione finale della proposta di creazione di una scuola specifica, differenziata e pubblica per la formazione dei maestri indigeni dello Stato di Roraima; approvata all\u2019unanimit\u00e0 nel novembre del 1993, \u00e8 divenuta la prima scuola del genere in Brasile. Nell\u2019adempimento dei ruoli ricoperti in organi pubblici o privati, ha sempre sostenuto le lotte per l\u2019autodeterminazione travate dal movimento indigeno organizzato brasiliano che, tra l\u2019altro, ha trasformato la \u201cscuola per gli indios\u201d in \u201cscuola indigena\u201d, pensata e amministrata da loro stessi e la cui finalit\u00e0 \u00e8 anche quella di affermare identit\u00e0 etniche e rivendicare diritti. 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Ha curato l\u2019edizione di A conquista da escrita \u2013 Encontros de educa\u00e7\u00e3o ind\u00edgena (La conquista della scrittura \u2013 Incontri di educazione indigena), che documenta le prime esperienze scolastiche di quindici popoli indigeni. Ha fatto parte del Gruppo di Lavoro istituito dal Ministero dell\u2019Educazione per definire la politica nazionale per l\u2019Educazione Scolastica Indigena. Sua \u00e8 la redazione finale della proposta di creazione di una scuola specifica, differenziata e pubblica per la formazione dei maestri indigeni dello Stato di Roraima; approvata all\u2019unanimit\u00e0 nel novembre del 1993, \u00e8 divenuta la prima scuola del genere in Brasile. 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