{"id":8741,"date":"2012-04-12T00:00:00","date_gmt":"2012-04-12T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2012-04-12T09:10:43","modified_gmt":"2012-04-12T09:10:43","slug":"stretto-di-messina-a-rischio-sottomarini-nucleari-usa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2012\/04\/stretto-di-messina-a-rischio-sottomarini-nucleari-usa\/","title":{"rendered":"Stretto di Messina a rischio sottomarini nucleari USA"},"content":{"rendered":"<p>Stretto di Messina a rischio sottomarini nucleari USA<\/p>\n<p>di Antonio Mazzeo<\/p>\n<p>Si tratta di superpetroliere, traghetti, navi da crociera e pescherecci, unit\u00e0 container con a bordo rifiuti radioattivi, tossici e nocivi, imbarcazioni da guerra di Stati Uniti d\u2019America ed alleati NATO. E le portaerei giganti e i sommergibili a capacit\u00e0 e propulsione nucleare.<\/p>\n<p>Il 5 aprile scorso l\u2019ultimo transito atomico. Mentre alcuni curiosi assistevano all\u2019attracco nel porto di Messina della nave da crociera \u201cSplendida\u201d, a pochi metri dalla costa \u00e8 improvvisamente emersa l\u2019inquietante sagoma nera di un sottomarino USA. Stamani la foto dell\u2019hunter killer atomico a passeggio nello Stretto \u00e8 stata pubblicata in prima pagina dalla Gazzetta del Sud.<\/p>\n<p>\u201cSecondo i dati acquisiti dal registro del sistema Vts di Forte Ogliastri, nella disponibilit\u00e0 della Guardia costiera, si \u00e8 trattato di un sottomarino nucleare presumibilmente della classe Virginia, l\u2019ultima nata dalla modernissima tecnologia americana, che ha preso il posto degli obsoleti sottomarini della classe Los Angeles\u201d, riporta il quotidiano. Costruiti a partire del 2005 nei cantieri di Newport dai colossi General Dynamics e Northrom Grumman, i sottomarini Virginia hanno un costo di quasi 2 miliardi dollari l\u2019uno, sono lunghi 115 metri, larghi 10 e pesano 7.900 tonnellate. Ma imbarcano soprattutto un reattore atomico modello \u201c9SG\u201d (di nona generazione) e i famigerati missili da crociera BGM-109 \u201cTomahawk\u201d con doppia capacit\u00e0, convenzionale e nucleare. Le azzardatissime manovre del sottomarino, in uno specchio d\u2019acqua assai trafficato, avrebbero potuto avere conseguenze a dir poco catastrofiche. L\u2019eventuale collisione con altra unit\u00e0 in navigazione, lo scoppio di un incendio a bordo, uno spiaggiamento come quello verificatosi appena due mesi fa in localit\u00e0 Ganzirri alla nave \u201cRubina\u201d (quasi un \u201cConcordia\u201d bis), avrebbero potuto trasformare lo Stretto nella Fukushima del Mediterraneo.<\/p>\n<p>\u201cIn Italia, siamo gi\u00e0 andati vicino al disastro nucleare nel settembre 2003, quando il sottomarino nucleare \u201cHatford\u201d si danneggi\u00f2 gravemente per aver urtato contro il fondale marino, nella zona vicina alla base della Maddalena, in Sardegna\u201d, ricorda il professore Massimo Zucchetti, ordinario di Impianti nucleari del Politecnico di Torino. \u201cPoi la Maddalena \u00e8 stata abbandonata, ma le misurazioni della radioattivit\u00e0 diedero dati allarmanti. Noi riuscimmo a determinare la presenza di materiale radioattivo, ed in particolare plutonio, in certe alghe nella zona dell\u2019arcipelago. Ci\u00f2 ci permise di dimostrare, contrariamente a quanto sostennero le autorit\u00e0 militari, che era avvenuta una sia pur limitata immissione di inquinanti nelle nostre acque\u201d.<\/p>\n<p>I dati statistici sul numero d\u2019incidenti avvenuti ai reattori nucleari navali sono inquietanti. Negli ultimi quarant\u2019anni si sono avute ben oltre un centinaio di emergenze nucleari o radiologiche ad unit\u00e0 di Stati Uniti, Russia, Gran Bretagna e Francia. \u201cPurtroppo, la sicurezza dei reattori nucleari su navi a propulsione nucleare \u00e8 secondaria rispetto ad altre ragioni, strategiche, di produzione e di presenza della flotta\u201d, aggiunge Zucchetti. \u201cMentre in campo nucleare civile esistono sistemi di sicurezza che sono obbligatoriamente presenti e senza i quali l\u2019impianto non ottiene il permesso di funzionamento da parte delle autorit\u00e0, su un sottomarino, la presenza di questi sistemi di sicurezza \u00e8 limitata, per ragioni di spazio, di peso e di funzionalit\u00e0. Essendo vascelli militari, sono soggetti all\u2019approvazione e alla responsabilit\u00e0 esclusivamente delle autorit\u00e0 militari. Ci ritroviamo quindi col paradosso di reattori nucleari che non otterrebbero la licenza di esercizio civile in nessun paese, e che circolano invece liberamente nei nostri mari\u201d.<\/p>\n<p>Tutt\u2019altro che remota la possibilit\u00e0 di un surriscaldamento del nocciolo del reattore per il mancato funzionamento del circuito di raffreddamento e finanche la fusione parziale o totale del nocciolo. \u201cLa fusione del nocciolo \u00e8 un evento ipotizzato dai piani di emergenza di Taranto e La Spezia, due dei porti italiani utilizzati per le soste di navi militari nucleari\u201d, rileva il fisico Antonino Drago dell\u2019Universit\u00e0 di Napoli. \u201cEsso potrebbe provocare un possibile cataclisma tipo maremoto, dovuto allo sfondamento dello scafo da parte del nocciolo che fonde o evapora a milioni di gradi fondendo anche tutto ci\u00f2 che incontra; si leverebbe una nube radioattiva che spazzerebbe larghe zone seminando morte, provocando un inquinamento del mare in proporzioni inimmaginabili, e in definitiva, attraverso le piogge, dell\u2019acqua potabile e dei prodotti agricoli\u201d.<\/p>\n<p>Un caso di avaria all\u2019impianto di raffreddamento, con conseguente perdita di refrigerante \u00e8 avvenuto il 12 maggio 2000 al sottomarino d\u2019attacco britannico \u201cHMS Tireless\u201d, mentre transitava al largo della Sicilia. Dopo aver ha spento il reattore, il comandante chiese di potere fare ingresso in un porto italiano, ma il permesso gli fu negato dalle autorit\u00e0 competenti per motivi di sicurezza. Il sottomarino si diresse poi nel porto di Gibilterra; l\u2019entit\u00e0 dei danni subiti dal reattore costrinse l\u2019unit\u00e0 all\u2019ormeggio per diversi anni, generando le proteste della popolazione e una querelle diplomatica fra Gran Bretagna e Spagna.<\/p>\n<p>Una quindicina di anni fa il Comitato messinese per la pace e il disarmo unilaterale pubblic\u00f2 un rapporto sui pi\u00f9 gravi incidenti che hanno interessato navi militari in transito nello Stretto. \u201cL\u2019alba dell\u20191 novembre del 1971 si verific\u00f2 una collisione tra la nave delle Ferrovie dello Stato \u201cVilla\u201d e il sommergibile statunitense \u201cUss Hardhead\u201d con propulsori deseal\u201d, riportavano i pacifisti. \u201cIl 29 novembre 1975, a circa 25 miglia nautiche dallo Stretto di Messina, nel mar Ionio, l\u2019incrociatore USA \u201cBelknap\u201d sub\u00ec una notevole fuoriuscita di nafta durante le operazioni di rifornimento con una nave cisterna. Al tempo il \u201cBelknap\u201d ospitava i sistemi missilistici \u201cAsroc\u201d e \u201cTerrier\u201d in grado di montare testate nucleari del tipo W44 e W45 da un kiloton\u201d.<\/p>\n<p>Tre gli incidenti verificatosi nel corso del 1977. Il primo, l\u201911 gennaio, a due miglia a nord da Capo Peloro, vide la portaerei statunitense a propulsione nucleare \u201cTheodore Roosvelt\u201d speronare un mercantile liberiano. \u201cL\u2019unit\u00e0 da guerra prosegu\u00ec verso il porto di Napoli, pur avendo riportato la fenditura di 5-6 metri sulla prura a tribordo\u201d, scriveva il Comitato per la pace. \u201cLa \u201cRoosvelt\u201d utilizzava come generatori due reattori e imbarcava un centinaio di testate nucleari del tipo B43, B57 e B61, con una potenza variabile dal mezzo Kiloton ad un Megaton\u201d. Il secondo incidente avvenne il successivo 23 agosto: la portaerei \u201cUSS Saratoga\u201d, anch\u2019essa con un centinaio di testate a bordo, sub\u00ec un incendio nei pressi dell\u2019hangar per il ricovero dei caccia, a seguito dell\u2019esplosione di un fusto di aerosol. \u201cLa velocit\u00e0 e la reazione professionale dell\u2019equipaggio e la decisione di chiamare a distanza il Quartier generale hanno permesso di ridimensionare il potenziale disastro\u201d, fu il laconico commento del Comando generale della US Navy. Il 6 ottobre, mentre era ancora una volta in transito nello Stretto, la \u201cSaratoga\u201d fu speronata sulla fiancata di dritta da un mercantile austriaco. \u201cL\u2019urto fu talmente violento che da una falla fuoriusc\u00ec una grossa quantit\u00e0 di nafta, ma anche in questo caso la \u201cSaratoga\u201d continu\u00f2 la sua rotta senza rispondere ai messaggi radio del mercantile e della Capitaneria di porto\u201d.<\/p>\n<p>La sera del 3 gennaio 1983 fu la volta dell\u2019incrociatore a propulsione nucleare \u201cUSS Arkansas\u201d ad entrare in collisione con il mercantile italiano \u201cMegara Iblea\u201d davanti a Punta Pezzo. Notevoli i danni registrati dalle due unit\u00e0. L\u2019\u201cArkansas\u201d, classe Virginia, era dotato al tempo di due reattori atomici ed armato con missili antisottomarino \u201cAsroc\u201d (con testate nucleari W44 da un kiloton) e da crociera \u201cTomahawk\u201d (con testate W80 con un potenziale esplosivo variabile dai 5 ai 150 kiloton).<\/p>\n<p>Singolare quanto accadde invece nella tarda serata del 15 ottobre 1985. \u201cNei pressi di Capo Peloro venne evitata in extremis la collisione tra una nave militare americana e la nave da crociera Achille Lauro in transito nello Stretto per imbarcare alcuni magistrati responsabili dell\u2019inchiesta sul sequestro dell\u2019unit\u00e0 da parte di un commando palestinese\u201d, segnala il report del Comitato per la pace. \u201cL\u2019imbarcazione statunitense si era avvicinata pericolosamente alla Achille Lauro per spiare l\u2019arrivo dei giudici. Il mancato incidente fu denunciato dal comandante Giuseppe Floridia, responsabile dell\u2019Ufficio navigazione nello Stretto, che era riuscito a dirigere via radio l\u2019Achille Lauro verso una nuova rotta ed evitare la collisione. Il comandante Floridia riusc\u00ec ad identificare la sigla della nave USA, F96, presumibilmente corrispondente alla fregata \u201cValdez\u201d, classe Knox, dotata al tempo di tre missili \u201cAsroc\u201d armati con testate W44 da un kiloton\u201d. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dall\u2019antichit\u00e0 \u00e8 ritenuto uno dei corridoi marittimi pi\u00f9 pericolosi per la navigazione. 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