{"id":87297,"date":"2014-01-30T17:05:46","date_gmt":"2014-01-30T17:05:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=87297"},"modified":"2014-02-02T16:50:36","modified_gmt":"2014-02-02T16:50:36","slug":"la-memoria-appesa-un-filo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2014\/01\/la-memoria-appesa-un-filo\/","title":{"rendered":"La memoria appesa a un filo"},"content":{"rendered":"<p><b>foto di Fabio D&#8217;Errico<\/b><\/p>\n<p><em>Riflessioni di una famigliare di <\/em>desaparecidos<em> dopo l\u2019inondazione dell\u2019archivio storico della fondatrice di \u201cAbuelas de Plaza de Mayo\u201d<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lo scorso 3 dicembre \u00e8 stato il compleanno di Diana Teruggi, una zia che non ho mai conosciuto, perch\u00e9 l\u2019hanno uccisa nel novembre del \u201976. Eppure, la sua morte \u00e8 solo un dettaglio, e la sua vita \u00e8 diventata invece un simbolo di coraggio e di resistenza.<\/p>\n<p>La mia \u00e8 una famiglia argentina come tante, attraversata e spezzata dalla dittatura militare che ha avuto luogo tra il 1976 ed il 1983, anche se gli strascichi perdurano, e a volte penso che perdureranno per sempre, altra vena aperta di questa America Latina.<\/p>\n<p>Diana \u00e8 nata a La Plata il 3 dicembre del 1950. Figlia di Mario Teruggi, di origine piemontese, e di \u201cKewpie\u201d Dawson, una \u201cyankee\u201d, come chiamiamo qui gli statunitensi. Sorella di Lilia Teruggi, mia mamma.<\/p>\n<p>I fratelli la descrivono come una persona estremamente gentile e corretta, studiosa e forse anche un po\u2019 \u201csecchiona\u201d. A me ha sempre fatto ridere il modo in cui si vestiva, col tipico cattivo gusto anglosassone che sicuramente aveva ereditato da mia nonna. Ma il suo tratto pi\u00f9 distintivo era il sorriso, aperto e generoso, come ce l\u2019hanno diverse persone nella famiglia. Secondo me \u00e8 un sorriso meraviglioso.<\/p>\n<p>Era militante dei Montoneros, un gruppo armato del peronismo di sinistra. La sua cellula si dedicava a stampare clandestinamente la rivista \u201cEvita Montonera\u201d. Proprio per questo, nel patio posteriore della casa che aveva comprato insieme a suo marito, Daniel Mariani, avevano fatto costruire una tipografia segreta: si trovava dietro un \u201cfalso muro\u201d e vi si accedeva attraverso uno spiraglio che si apriva attivando un sistema elettrico che faceva scorrere un piccolo blocco di cemento.<\/p>\n<p>La successione degli eventi, come si sa, fu tragica. Nell\u2019agosto del \u201976, l\u2019anno pi\u00f9 caldo della storia politica Argentina, Diana e Daniel ebbero una figlia, Clara Anah\u00ec. Il 24 novembre dello stesso anno la loro casa, nella \u201ccalle 30\u201d della citt\u00e0 di La Plata, fu violentemente attaccata dalle forze della polizia, dai militari e dalla marina. Circondarono la casa, spararono per tre ore di fila per poi, quasi per sfregio, bombardarla. Tutte le persone che erano dentro furono uccise, Diana mor\u00ec nel patio posteriore, sotto il suo albero di limoni.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/anahi.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/anahi-200x300.jpg\" width=\"200\" height=\"300\" \/><\/a><\/p>\n<p>I Montoneros avevano delle regole chiare in caso di attacco, mentre loro avevano l\u2019obbligo di resistere, i bambini andavano protetti in luoghi pi\u00f9 sicuri, per esempio dentro la vasca da bagno coperti con dei materassi.<\/p>\n<p>\u00c8 l\u00ec che probabilmente i militari trovarono Clara Anah\u00ec, uscita miracolosamente viva dall\u2019attentato. Ma quello stesso giorno fu sequestrata, entrando a far parte del \u201cbottino di guerra\u201d: i circa 500 figli di desaparecidos che stiamo ancora cercando. Finora ne abbiamo trovati un centinaio (109 per la precisione), ma Clara Anah\u00ec non \u00e8 tra loro.<\/p>\n<p>Non sono una persona molto sentimentale, credo che la parola stessa sia in realt\u00e0 un inganno: la congiunzione tra i vocaboli sentire e mentire. Non riesco a capire quel romanticismo dilagante intorno al quale si costruiscono le descrizioni delle vittime della dittatura, facendoli diventare eroi in ogni gesto quotidiano. Erano, in fin dei conti, persone \u201cnormali\u201d: uomini e donne che militavano (o no), studiavano o lavoravano, amavano e odiavano, si sbagliavano, probabilmente piangevano e sicuramente hanno avuto paura. Creo sia in questa loro normalit\u00e0 che sta tutta la loro potenza, la loro bellezza e la loro identit\u00e0 lontana da ogni romanticismo. Trentamila di queste persone normali sono scomparse e tantissime altre sono sopravissute portando la doppia croce della tortura e del senso di colpa per essere stati graziati.<\/p>\n<p>Fu invece la Storia a renderli eroi, al di l\u00e0 delle loro biografie, come cittadini immolati per una serie di diritti sociali fondamentali, ma troppo lontani dagli interessi economici dell\u2019oligarchia nazionale e internazionale. E cos\u00ec, mentre i familiari e agli amici pi\u00f9 stretti affrontano il lutto cercando di conciliare l\u2019immagine della propria persona cara con quella che ha assunto per il resto della societ\u00e0, a noialtri rimane il doveroso carico della memoria, della verit\u00e0 e della giustizia.<\/p>\n<p>Non ho mai conosciuto n\u00e9 mia zia n\u00e9 mia cugina, non posso avere sentimenti diretti per loro. Sono nata nell\u201980 e la dittatura \u00e8 stata per me in primo luogo la paura irrazionale che mia madre aveva che venissero a sequestrare anche me.<\/p>\n<p>Con gli anni per\u00f2 ho conosciuto la storia di Diana e Daniel: me l\u2019hanno raccontata i miei con la sensibilit\u00e0 di chi ha ancora una ferita aperta, l\u2019ho letta in molti testi e ne ho sentito parlare in altrettanti processi. Ho conosciuto i dettagli della Diana privata, donna, sorella e madre, e ho conosciuto anche la potenza della Diana pubblica, eroina della resistenza. Cos\u00ec, in qualche modo, ho cominciato a volergli bene, bene davvero, e a sentire per lei un orgoglio enorme e una profonda gratitudine. Allo stesso modo, mi ritrovo spesso a guardare le poche foto di Clara Anah\u00ed, nelle quali nonostante i suoi soli 3 mesi posso riconoscere l\u2019inconfondibile e familiare sorriso.<\/p>\n<p>\u201cTodo est\u00e1 guardado en la memoria\u201d, la memoria custodisce tutto, \u00e8 il ritornello di una canzone che risuona costantemente. Per noi la memoria \u00e8 un rifugio, per i militari una condanna. Ma c\u2019\u00e8 chi la memoria la custodisce pi\u00f9 degli altri, chi della sua vita ha fatto uno scrigno inespugnabile di memoria.<\/p>\n<p>Quest\u2019anno voglio fare un tributo a \u201cChicha\u201d, nonna paterna di Clara Anah\u00ec, perch\u00e9 \u00e8 grazie a lei che la memoria dei miei zii \u00e8 diventata memoria nazionale. Lei ha dedicato la sua vita alla ricerca della nipote, e la sua casa alla conservazione di tutti i documenti raccolti in questo lungo percorso.<\/p>\n<p>Mar\u00eda Isabel Chorobik de Mariani, detta Chicha, \u00e8 stata la fondatrice dell\u2019Associazione Abuelas de Plaza de Mayo, che ha presieduto fino al 1989, per poi fondare l\u2019Associazione Anah\u00ec dedita alla ricerca dei nipoti scomparsi e alla difesa dei diritti umani. Inoltre, \u00e8 stata lei che ha trasformato la casa di \u201cCalle 30\u201d in un museo che ogni giorno tesse impercettibilmente la trama della nostra memoria collettiva.<\/p>\n<p>La sua casa \u00e8 letteralmente un archivio, l\u00ec sono conservati importantissimi documenti penali, atti giudiziari, documenti e fotografie di desaparecidos, informazione riservata sui militari ed i responsabili dei sequestri di bambini, e migliaia di lettere di appoggio da tutto il mondo. Lei \u00e8 l\u2019unica persona nel paese ad avere il permesso di registrare processi e sentenze, diventando cos\u00ec un punto di riferimento nazionale per tutti gli avvocati impegnati in questo genere di cause.<\/p>\n<p>L\u2019importanza della sua casa \u00e8 indiscutibile di per se, ma \u00e8 stata anche riconosciuta dall\u2019UNESCO come Archivio Storico dell\u2019Umanit\u00e0.<b> <\/b><\/p>\n<p>Voglio farle un tributo, dicevo, perch\u00e8 questo 2013 \u00e8 stato probabilmente l\u2019anno pi\u00f9 tragico dopo la scomparsa di Clara Anah\u00ec, perch\u00e9 Chicha ed il suo archivio sono stati sommersi dall\u2019inondazione provocata dall\u2019alluvione che il 2 Aprile scorso che ha colpito la citt\u00e0 de La Plata, lasciando numerose vittime e centinaia di senza tetto.<\/p>\n<p>Non \u00e8 solo un capriccio della natura, quello che \u00e8 successo a La Plata \u00e8 anche responsabilit\u00e0 di una gestione urbana socialmente insostenibile e ambientalmente incosciente. E\u2019 la follia dell\u2019accumulazione senza limiti, della speculazione immobiliare, che ha come correlato l\u2019impermeabilizzazione del suolo urbano e quindi l\u2019incapacit\u00e0 di contenere grandi quantit\u00e0 d\u2019acqua.<\/p>\n<p>La casa di Chicha fu sepolta d\u2019acqua mentre lei era a letto. Fortunatamente, riusc\u00ec ad alzarsi e, con i suoi novant\u2019anni, camminare lentamente verso l\u2019uscita per chiedere aiuto ai vicini del piano di sopra. Loro raccontano che l\u2019hanno trovata in camicia da notte, con l\u2019acqua che le arrivava fino al collo, coperta di foglie d\u2019albero e completamente pallida per il freddo.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/MG_0721.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-87334\" alt=\"_MG_0721\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/MG_0721-300x200.jpg\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/MG_0721-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/MG_0721-600x400.jpg 600w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/MG_0721.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il giorno dopo, mentre La Plata contava i suoi morti, Chicha si alzava di fronte alla sua casa devastata, per cominciare a contare i danni al suo archivio. Danni alla memoria, danni irreparabili. L\u2019acqua raggiunse un metro e settanta, bagnando tutti i documenti che erano conservati sotto quell\u2019altezza: la maggior parte.<\/p>\n<p>Ma cos\u00ec grande come la tragedia fu la solidariet\u00e0 della gente e la casa di Chicha ed il suo archivio ricevettero nei giorni dopo il nubifragio decine di volontari, molti di loro esperti in conservazione degli archivi e biblioteche locali e provinciali che riuscirono in poco tempo ad organizzare le squadre di lavoro.<\/p>\n<p>Fu una lotta contro il tempo, i fogli andavano asciugati uno per uno con della carta assorbente, per poi essere appesi accuratamente in fili e stendini improvvisati in tutta la casa e nell\u2019enorme garage. Centinaia di mollette colorate irruppero nel grigio uniforme che ricopriva come un manto tutti gli oggetti e i documenti annacquati. La nostra memoria era tutta l\u00ec, appesa a dei fili.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/archivio02.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/archivio02-300x200.jpg\" width=\"300\" height=\"200\" \/><\/a><\/p>\n<p>Lavorando scoprimmo che dopo le prime 48 ore i fogli umidi cominciano a sviluppare un fungo pericoloso per la salute, quindi cominciarono a piovere donazioni di alcool, guanti di plastica e mascherine.<\/p>\n<p>La gente lavorava in un silenzio religioso, rispettoso, interrotto solo dallo stupore di chi, mentre asciugava o appendeva con delicatezza uno dei fogli, si soffermava sul suo contenuto e lo leggeva con voce spezzata: la condanna all\u2019ergastolo di un militare sanguinario o la lunga lista degli NN con la descrizione agghiacciante dei corpi senza identit\u00e0 trovati nelle fosse comuni. Ma c\u2019era anche l\u2019emozione delle lettere di alcuni bambini recuperati dopo il sequestro, quella di Julio Cort\u00e1zar o di qualche presidente di Stato, la foto di Chicha con Fidel Castro, ecc. Migliaia di frammenti di memoria che dovevano essere salvati dall\u2019oblio e poi accuratamente riordinati.<\/p>\n<p>Nel silenzio abbiamo imparato la storia, la pi\u00f9 terribile forse, quella che nonostante gli enormi passi avanti degli ultimi dieci anni non ha ancora trovato giusta condanna e giusto castigo. Grazie alla collaborazione dei volontari e di diverse istituzioni, tante che non posso stare qui a enumerarle, la quasi totalit\u00e0 dell\u2019archivio si \u00e8 salvato. I documenti asciutti e restaurati potranno ancora testimoniare la loro verit\u00e0.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/archivio01.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/archivio01-300x200.jpg\" width=\"300\" height=\"200\" \/><\/a><\/p>\n<p>Insieme alla storia abbiamo ritrovato anche l\u2019amore per libert\u00e0, per la lotta, per l\u2019uguaglianza, per la memoria di una generazione e quello per una donna non conosciuta, Diana.<\/p>\n<p>Ci ha anche reso coscienti dell\u2019impellenza di trovare Clara Anah\u00ec, non solo per Chicha e per noi famigliari, ma perch\u00e9 \u00e8\u2019 l\u2019intera societ\u00e0 che ha bisogno di ricucire le sue ferite per andare avanti.<\/p>\n<p>L\u2019Italia, paese nel quale sono cresciuta, ha la sua parte di responsabilit\u00e0 in questa ricerca. La storica fratellanza tra l\u2019Argentina e l\u2019Italia si \u00e8 trasformata molte volte in complicit\u00e0 criminale: mentre la prima ha ospitato criminali nazisti che operavano in Italia, alcune autorit\u00e0 italiane hanno stabilito forti vincoli ideologici ed economici con i dittatori argentini.<\/p>\n<p>In diverse occasioni le Abuelas de Plaza de Mayo hanno fatto presente i legami tra i due paesi, per i quali \u00e8 molto probabile che alcuni dei bambini, oramai adulti, scomparsi durante la dittatura argentina, risiedano in Italia, inconsapevoli della loro vera identit\u00e0.<\/p>\n<p>Per questo, nell\u2019Ottobre del 2012, rappresentanti di \u201cHijos\u201d e della Commissione Argentina per il Diritto all\u2019Identit\u00e0 hanno presentato un\u2019iniziativa destinata ad una nuova ricerca dei nipoti scomparsi in Italia, che prevede tra le altre cose la diffusione di informazioni e fotografie negli uffici dell\u2019anagrafe, mentre i consolati argentini in Italia contano con tutti gli strumenti necessari per effettuare il testi del DNA con la massima discrezione.<\/p>\n<p>La presentazione della campagna fu realizzata a Torino lo stesso giorno in cui a Roma si commemorava la scomparsa dei 350 bambini ebrei deportati nei campi di concentramento tra l\u2019ottobre del 1943 e il giugno del 1944. Il ricordo di Levi \u00e8 inevitabile e le sue parole pi\u00f9 che mai urgenti: \u201cSe comprendere \u00e8 impossibile, conoscere \u00e8 necessario\u201d.<\/p>\n<p align=\"right\"><strong>Victoria Ayel\u00e9n Sosa<\/strong><\/p>\n<p align=\"right\">Buenos Aires, Dicembre 2013<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>foto di Fabio D&#8217;Errico Riflessioni di una famigliare di desaparecidos dopo l\u2019inondazione dell\u2019archivio storico della fondatrice di \u201cAbuelas de Plaza de Mayo\u201d &nbsp; Lo scorso 3 dicembre \u00e8 stato il compleanno di Diana Teruggi, una zia che non ho 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