{"id":86730,"date":"2014-01-27T12:29:24","date_gmt":"2014-01-27T12:29:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=86730"},"modified":"2014-01-27T12:29:24","modified_gmt":"2014-01-27T12:29:24","slug":"profughi-siriani-la-vita-continua-turchia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2014\/01\/profughi-siriani-la-vita-continua-turchia\/","title":{"rendered":"Profughi siriani, la vita continua in Turchia"},"content":{"rendered":"<div>\n<div>\n<div><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" title=\"\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.unimondo.org\/var\/unimondo\/storage\/images\/guide\/diritti-umani\/rifugiati\/profughi-siriani-la-vita-continua-in-turchia-144454\/821236-1-ita-IT\/Profughi-siriani-la-vita-continua-in-Turchia_medium.jpg\" width=\"200\" height=\"141\" \/><\/p>\n<div>\n<p><b><i>\u00a0<\/i><\/b>La fatica dei profughi siriani \u2013 Foto: Bernardi<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div>\n<p><b>REYHANLI<\/b> (Turchia): La piccola stazione degli autobus di Reyhanli non \u00e8 mai stata cos\u00ec affollata. Del resto questa polverosa cittadina del Sud della <a href=\"http:\/\/www.unimondo.org\/Guide\/Politica\/Democrazia\/Turchia.-Una-battaglia-fratricida-aspettando-le-urne-144397\" target=\"_blank\">Turchia<\/a> non ha niente di affascinante da mostrare se non che da oltre un anno \u00e8 diventata <b>una piccola colonia siriana<\/b>. Negli spartani ristoranti che si snodano lungo la strada principale \u00e8 quasi impossibile non trovare siriani che vi lavorano. Da quando la guerra civile ha costretto a fuggire milioni di persone, il numero degli abitanti della citt\u00e0 \u00e8 raddoppiato. Ad oggi, stando ai numeri pi\u00f9 recenti, ci sono <b>circa 65mila turchi e 60mila siriani<\/b>. Un appartamento di 100 metri quadrati, senza forniture, costa all\u2019incirca 300 lire turche (100 Euro), mentre nella vicina Antakya il prezzo raddoppia. Il confine di Bab al-Hawa, Cilvegozu per i turchi, \u00e8 a 5 minuti di auto e Reyhanli \u00e8 una tappa forzata sia per chi entra che per chi esce dalla Siria.<\/p>\n<p>Attorno al centro cittadino si snodano una serie di palazzi e case in costruzione. La maggior parte della manovalanza \u00e8 siriana. Le case in costruzione con le finestre tappate da nailon sono quelle abitate dai siriani che non possono affrontare il costo di un affitto regolare. Normalmente, l\u2019accordo con il proprietario \u00e8 temporaneo e la cifra per la casa senza intonaci, pavimenti, porte e finestre si aggira attorno alle 200 Lire turche (65 Euro). All\u2019interno ci vivono solitamente dalle dieci alle, venti, venticinque persone. Due, tre, in alcuni casi anche quattro famiglie ammassate da mesi e con poca speranza di un futuro immediato migliore.<\/p>\n<p><b>La casa di Mohammed<\/b>, un magro uomo di 50 anni, \u00e8 dietro la moschea nella parte Nord di Reyhanli. Alcuni grandi tappeti sbiaditi coprono la colata di cemento sotto ai suoi piedi. Fuori dalla porta principale, realizzata con quattro assi di legno e un telone azzurro, c\u2019\u00e8 una distesa di scarpe a indicare il numero di persone che vi alloggiano. Prima che il caos lo costringesse a fuggire da Hesh, un villaggio tra Maaret al-Numan e Hama, faceva il tassista. Ma oggi la sua auto \u00e8 distrutta sotto le macerie della casa che non ha retto alle bombe degli aerei governativi. \u201cQualche giorno fa\u201d, racconta l\u2019uomo mentre sta seduto su un sottile materasso fumando una sigaretta dopo l\u2019altra \u201cho visto un video su internet del mio villaggio. \u00c8 completamente raso al suolo, non \u00e8 rimasta neppure una casa in piedi\u201d. La faccia si fa seria e gli occhi sono persi in un punto vuoto della spoglia stanza riscaldata da una piccola stufa elettrica: \u201cSono fuggito pi\u00f9 di un anno fa con mia moglie ed i miei otto figli. Prima ci siamo accampati in una tenda <a href=\"http:\/\/www.unimondo.org\/Notizie\/Dalla-Siria-all-Egitto-ma-l-odissea-dei-rifugiati-siriani-non-e-finita-143799\" target=\"_blank\">dell\u2019UNHCR<\/a> in un oliveto nella zona di Jabat al-Zawia, ma quando il rumore delle esplosioni ed il fischio dei proiettili si sono avvicinati siamo fuggiti in Turchia.\u201d. Non paga nessuna affitto e come tanti altri profughi attorno a lui ricava acqua e corrente grazie ad un allaccio illegale alla rete idrica ed elettrica della citt\u00e0. Ma la Turchia, che ospita oltre <b>500mila rifugiati siriani<\/b> (molti di pi\u00f9 considerando che molti non hanno documenti e non sono registrati con le autorit\u00e0) non \u00e8 il paradiso: \u201cPensavamo fosse semplice vivere in Turchia ed invece i soldi non bastano mai. Ogni tanto alcune ONG portano dei buoni per fare la spesa gratis in un supermercato, ma sfamare dieci persone non \u00e8 facile. Abbiamo bisogno di latte in polvere per i bambini piccoli e non \u00e8 facile trovarne da queste parti\u201d. Mentre uno dei suoi otto figli arriva da scuola saltando in casa da una finestra, Mohammed pensa che \u201csar\u00e0 Dio ad aiutarli\u201d.<\/p>\n<p>Di fronte alla casa di fortuna del signor Mohammed c\u2019\u00e8 un piccolo garage. La serranda rugginosa \u00e8 abbassata a met\u00e0 e alcuni bambini entrano ed escono. Ci vive <b>Abu Hamsi<\/b>, un sessantenne arrivato a Reyhanli ad aprile. Lui, prima che la Siria divenisse il campo di battaglia di una lunga e sanguinosa guerra civile lavorava negli uffici governativi del suo villaggio. Arriva dalla provincia di Idlib ed \u00e8 il terzo garage che occupa. Dopo sei mesi di permanenza anche da questo tugurio dovr\u00e0 presto uscire: \u201cil proprietario \u2013 racconta &#8211; \u00e8 venuto a dirci che dobbiamo andarcene\u201d. Degli undici membri della famiglia solo Ahmad, il figlio trentenne, lavora. I soldi che porta a casa da lavoretti saltuari in giro per la citt\u00e0 devono bastare per tutti. Quando in Siria la guerra era ancora chiamata \u201crivoluzione\u201d Abu Hamsi <a href=\"http:\/\/www.unimondo.org\/Notizie\/Siria-la-democrazia-puo-attendere-141489\" target=\"_blank\">supportava i ribelli<\/a> che combattevano contro il presidente Bashar al-Assad. Dopo tre anni di stenti, una casa distrutta e tutti i propri beni andati, ha perso la speranza e dice di non credere pi\u00f9 in nessuno se non in \u201cDio\u201d. Abu Hamsi ha anche un po\u2019 di ironia, che serve per sdrammatizzare la triste realt\u00e0: \u201ci palestinesi che furono cacciati dalle loro case hanno avuto la fortuna di potersi portare dietro le chiavi. A noi non sono rimaste neppure quelle. Tutto \u00e8 bruciato sotto le bombe degli aerei\u201d, dice ridendo e imitando con la mano destra la picchiata che i MIG fanno quando scendono a sganciare una bomba. \u201cInshallah\u201d, se Dio lo vuole, dice \u201cquesta umiliazione che vivo ogni giorno prima o poi finir\u00e0 e potr\u00f2 tornare in Siria\u201d.<\/p>\n<p>Fuori dal garage di Abu Hamsi c\u2019\u00e8 Mohammed Hammad Kizawi, un signore che per 31 anni <b>ha servito nell\u2019Esercito del presidente Bashar al-Assad<\/b>. Anche lui arriva dalla provincia di Idlib e oggi passa le sue giornate a sorseggiare t\u00e8 e fumare sigarette nella speranza prima o poi di tornare in Siria. La sua casa \u00e8 al primo piano di una palazzina in costruzione. Gli inquilini dei piani superiori sono amici e parenti. Fino a due anni fa era di stanza a Homs ma racconta orgoglioso che \u201cin una fredda mattina di febbraio\u201d, mentre stava tornando alla sua base in macchina, \u201cun carro armato ha puntato il suo cannone contro una giovane donna che camminava sul ciglio della strada con il suo piccolo tra le braccia\u201d. Mohammed sapeva che quel carro armato apparteneva al suo reggimento. Racconta che quel gesto lo ha cos\u00ec infastidito da convincerlo a disertare: \u201cHo girato la macchina, guidato per un po\u2019, mi sono cambiato l\u2019uniforme con vestiti civili e sono andato a prendere la mia famiglia\u201d. <b>Dopo due giorni era in Turchia<\/b>, nel campo profughi di Urfa. Non ha nessun tipo di documento con se e ha lasciato il campo profughi di Urfa allestito dal Governo Turco perch\u00e9 uno dei suoi figli combatte in Siria nelle file di quello che resta dell\u2019ESL (Esercito Siriano Libero), nella citt\u00e0 di Darkush, che in questi giorni sta resistendo alle auto bombe dello Stato Islamico dell\u2019Iraq e della Siria. Cos\u00ec, quando il figlio lo chiama, si incontrano per un caff\u00e8 nella piccola citt\u00e0 di Hacipasa dove i ribelli soliti combattere a Darkush attraversano illegalmente il volatile confine con la Turchia per riposare. La sua casa non \u00e8 gratuita. Paga 200 Lire turche al proprietario (65 Euro) ma si sente comunque \u201cfortunato\u201d a non aver mai ricevuto alcun avviso di sfratto.<\/p>\n<p>Nama \u00e8 una anziana signora di Idlib che vive al secondo piano della stessa casa in costruzione di Mohammed. Suo marito \u00e8 anziano e ogni mattina una macchina medica passa a portare medicine e visitare il paziente. <b>A 70 anni si \u00e8 trovata a dover fare da madre una altra volta<\/b>. Il figlio trentenne era nella Polizia. Due anni fa, l\u2019ultima volta che ha parlato con lui, gli aveva detto che presto avrebbe disertato e sarebbe fuggito. Ma probabilmente qualcosa \u00e8 andato storto e Nama non lo ha pi\u00f9 rivisto e sentito. I suoi due figli, di 7 e 9 anni, la cui madre \u00e8 morta per cause naturali un anno fa, vivono oggi con la nonna che nonostante l\u2019et\u00e0 lavora come \u201cdonna delle pulizie\u201d in alcune case di turchi della citt\u00e0. \u201c\u00c8 difficile crescerli e le difficolt\u00e0 sono molte ma provo a nascondere questi problemi ai bambini, sperando che possano crescere senza problemi\u201d, racconta mentre scalda uno scarso pranzo a base di uova e formaggio. \u201c\u00c8 successo pi\u00f9 di una volta\u201d, dice la signora, \u201cche non avessimo abbastanza cibo in casa. Quando questo succede e i bambini cominciano a risentirne vado a chiedere cibo alle famiglie turche che vivono nei dintorni\u201d. Il sogno, anche per Nama, \u00e8 quello di poter tornare in Siria. Non sa quando, e neppure dove, visto che la sua casa \u00e8 un cumulo di macerie. Ma dice che quello \u00e8 il suo Paese e prima o poi, Inshallah (se Dio lo vorr\u00e0), ci torner\u00e0.<\/p>\n<p><b><i><a href=\"http:\/\/www.unimondo.org\/content\/search?SearchWhere=unimondo&amp;SubTreeArray=1867&amp;SearchText=andrea+bernardi\" target=\"_blank\">Andrea Bernardi<\/a><\/i><\/b><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0La fatica dei profughi siriani \u2013 Foto: Bernardi REYHANLI (Turchia): La piccola stazione degli autobus di Reyhanli non \u00e8 mai stata cos\u00ec affollata. 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