{"id":8662,"date":"2012-04-02T00:00:00","date_gmt":"2012-04-02T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2012-04-02T08:30:10","modified_gmt":"2012-04-02T08:30:10","slug":"il-lungo-autunno-dei-patriarchi-di-barcellona-pg","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2012\/04\/il-lungo-autunno-dei-patriarchi-di-barcellona-pg\/","title":{"rendered":"Il lungo autunno dei patriarchi di Barcellona PG"},"content":{"rendered":"<p>Trent\u2019anni fa. Il muro di Berlino. La spada di Damocle dei missili nucleari da piazzare ad Est e ad Ovest. Le grandi manifestazioni di massa contro la logica dei Blocchi contrapposti. E il Mediterraneo che assumeva sempre pi\u00f9 il ruolo di nuova frontiera tra Nord e Sud. Nella grande base di Sigonella, avamposto di guerra e di morte, fervono i preparativi per ospitare i primi Cruise destinati alla costruenda installazione di Comiso. Una base a stelle a strisce, de iure e de facto, con una sempre pi\u00f9 difficile convivenza con il 41\u00b0 Stormo dell\u2019Aeronautica militare italiana. Al comando c\u2019\u00e8 il colonnello Franz Sidoti. L\u2019estate del 1982 volge al termine e il soldato dell\u2019aria viene raggiunto da una chiamata telefonica da Barcellona Pozzo di Gotto, la citt\u00e0 dove \u00e8 nato.<\/p>\n<p>\u00c8 Antonio Franco Cassata, vecchio amico d\u2019infanzia, giudice istruttore a Patti e instancabile animatore del circolo culturale \u201cCorda Fratres\u201d del Longano. \u201cFranzittu, il 17 ottobre ricorre il centenario della morte di Giuseppe Garibaldi, l\u2019eroe dei due mondi, e noi della Corda vogliamo radunare un mondo, a Barcellona\u201d. Il magistrato invoca la sinergia dell\u2019arma azzurra per aggiungere fremito e modernit\u00e0 alla cerimonia che sta organizzando con il patrocinio della Regione Siciliana. \u201cTi chiedo, Franzittu, di far convergere, all\u2019ora esatta della posa della corona ai caduti, tutta la potenza del cielo\u201d. \u201cTutto doveva avvenire in quell\u2019ombelico della volont\u00e0 di Franco\u201d, ricorda Sidoti. \u201cFu cos\u00ec concordato il passaggio su Barcellona di una pattuglia di Starfighter F.104F, cacciatori di stelle&#8230;\u201d. E il 17 ottobre, puntuali come un treno svizzero, le bare volanti dell\u2019Aeronautica sorvolarono la citt\u00e0 del Longano. Urla di giubilo e lo sventolio di migliaia di bandiere tricolori. Cassata \u00e8 commosso. L\u2019omaggio a Garibaldi ha consacrato l\u2019onnipotenza del circolo e dei suoi soci. Giudici, avvocati, insigni giuristi, poeti, scrittori, artisti, giornalisti, diplomatici, militari, liberi professionisti, parlamentari, sindaci e amministratori locali. Un vicepresidente del senato. Una saggia condivisione bipartisan, neo e post fascisti, cattolico-centristi-democristiani, socialisti e comunisti. L\u2019\u00e9lite di una cittadina di periferia destinata a segnare la storia recente del Paese.<\/p>\n<p>F\u00e9d\u00e9ration Internazionale des Etudiants Corda Fratres Consulat de Barcellona (Sicilia) il nome dell\u2019officina che ha forgiato i giovani rampolli della borghesia liberale locale. L\u2019ultima sopravvissuta delle Corde goliardiche che animavano gli atenei italiani del dopoguerra, filiale di quella rifondata nel 1944 nell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Messina all\u2019ombra del rettore-ministro-massone Gaetano Martino. Al tempo, tra gli studenti cordafratrini spiccavano le figure del figlio d\u2019arte Antonio Martino, futuro ministro agli esteri e alla difesa dei governi Berlusconi (e una domanda in sonno di affiliazione alla loggia P2 di Licio Gelli); Enrico Vinci, poi segretario generale della Comunit\u00e0 europea; Francesco Paolo Fulci, prima ambasciatore a Washington e successivamente direttore del Cesis (il Comitato esecutivo a capo dei servizi segreti); Nicol\u00f2 Amato, direttore generale degli istituti di pena. Nel Longano, il fior fiore dell\u2019intellighenzia: il letterato Nello Cassata (padre del giudice), lo scienziato Nino Pino Balotta, i magistrati Carlo Franchina e Gino Recupero, il poeta Bartolo Cattafi, il prefetto Ettore Materia.<\/p>\n<p>Quando a fine anni \u201960 i principi tardo-ottocenteschi della Corda verranno messi all\u2019angolo dai movimenti studenteschi ed operai, sar\u00e0 proprio Antonio Franco Cassata a mantenere in vita il circolo di Barcellona, elevandola ad associazione culturale in grado d\u2019interloquire su ogni tema della politica e della vita sociale nazionale. Con soci e dirigenti in buona parte giudici ed avvocati, l\u2019attenzione al mondo della Giustizia e dell\u2019ordine pubblico \u00e8 stata una costante. Cassata \u00e8 riuscito ad avere ai convegni fratrini, i magistrati Giancarlo Caselli, Aldo Grassi, Franco Providenti e Francesco Di Maggio. E ad annoverare tra i \u201csoci onorari\u201d, i magistrati Melchiorre Briguglio e Carmelo Geraci. Pi\u00f9 due uomini di vertice dei Carabinieri, i generali Sergio Siracusa (gi\u00e0 direttore del SISMI, il servizio segreto militare, ed ex comandante dell\u2019Arma) e Giuseppe Siracusano (tessera n. 1607 della P2), indicato dalla relazione di minoranza dell\u2019on. Massimo Teodori sulla superloggia atlantica come \u201cun fedelissimo di Gelli da antica data\u201d.<\/p>\n<p>Non pochi i frammassoni dell\u2019associazione barcellonese. Su 36 fratelli risultati iscritti nel 1994 alla loggia Fratelli Bandiera del Grande Oriente d\u2019Italia, ben 14 sono risultati soci Corda Fratres; altri due, avvocati, nella loggia La Ragione di Messina. Compresenze che hanno spinto alcuni a definire il circolo come paramassonico, scatenando le ire dei presenti. \u201cLa storia della Corda Fratres di Barcellona testimonia, sotto molteplici aspetti, l\u2019assoluta incompatibilit\u00e0 della stessa con qualsiasi forma di esoterismo di tipo massonico\u201d, scrive il giudice Cassata. Eppure il volume pubblicato in occasione del sessantesimo compleanno del circolo riporta, testuale, che \u201cl\u2019originaria incontaminazione della Federazione fu destinata a vacillare nel \u2018900, allorch\u00e9 la Corda Fratres, cos\u00ec come la maggioranza dei Club service di allora, subirono l\u2019infiltrazione della Massoneria (il Grande Oriente d\u2019Italia)\u201d.<\/p>\n<p>\u201cIl programma &#8211; si spiega &#8211; basato su solidariet\u00e0, carit\u00e0 e pace, luce ed amore, era, del resto, tutto speculare a quello della Massoneria universale, cos\u00ec come affini erano alcuni obiettivi specifici, a partire della lotta contro l\u2019oscurantismo clericale\u201d. Salvo concludere che \u201cla contaminazione massonica, per\u00f2, si limit\u00f2 a un periodo ben delimitato della vita della Corda\u201d. Per il grande storico della massoneria italiana, Aldo Mola, l\u2019interesse del Grande Oriente per i cordafratini fu \u201cinevitabile\u201d: una \u201creciproca attrazione\u201d dovuta al fatto che l\u2019associazione, \u201csostenitrice di una fratellanza universale, non poteva non giungere a utilizzare il cifrario liberomuratorio\u201d. Un\u2019attrazione fatale come quella per gli ordini cavallereschi. Si racconta di un Cassata presidente, nel 2004, di una commissione esaminatrice del premio \u201ccontro la violenza negli stadi\u201d, promosso dall\u2019Ordine dei Cavalieri Templari. Tra i commissari, pure il professore Santino Lombardo, allora presidente Corda Fratres.<\/p>\n<p>Antonio Franco Cassata \u00e8 l\u2019odierno Procuratore generale di Messina. Inamovibile. Nonostante Il Fatto Quotidiano abbia scritto il 21 settembre 2011 che \u00e8 sotto indagine a Reggio Calabria per concorso esterno in associazione mafiosa insieme ad altri magistrati rimasti ancora senza nome. Sempre a Reggio, il cordafratrino \u00e8 sotto processo per \u201cdiffamazione aggravata in concorso con ignoti\u201d, commessa con la diffusione di un dossier anonimo contro il docente universitario Adolfo Parmaliana, morto suicida l\u20191 ottobre 2008 dopo aver inutilmente lottato, in solitudine, contro l\u2019illegalit\u00e0 nella vita politico-amministrativa del Comune di Terme Vigliatore. Anni prima, Parmaliana aveva inutilmente denunciato Cassata al Consiglio superiore della magistratura.<\/p>\n<p>\u201cNon si \u00e8 mai visto in Italia un processo a un alto magistrato per un dossier ai danni di una persona defunta, per di pi\u00f9 con lo scopo di tentare di ostacolare la pubblicazione di un libro\u201d, afferma Fabio Repici, legale della famiglia Parmaliana. \u201cIl volume che si tent\u00f2 di non far giungere nelle librerie, Io che da morto vi parlo, di Alfio Caruso, \u00e8 la storia di Adolfo, delle sue battaglie spesso solitarie, delle sue sconfitte, della sua morte e delle nefandezze compiute ai suoi danni\u201d. Processo davvero singolare quello contro Cassata. Alla prima udienza, il magistrato Giandomenico Foti, capo dell\u2019ufficio del Giudice di pace, ha dichiarato di astenersi in considerazione dei suoi \u201crapporti di amicizia e di frequentazione personale e familiare\u201d con l\u2019imputato. Altro colpo di scena alla seconda udienza: essendo prossimo a compiere 75 anni d\u2019et\u00e0, il nuovo giudice, Antonino Scordo, ha reso noto che non potr\u00e0 portare a termine il processo. Tutto rinviato dunque al prossimo 29 marzo, quando le parti, forse, potranno conoscere l\u2019identit\u00e0 del giudice giudicante.<\/p>\n<p>\u201cCon la nomina di Cassata \u2013 aveva scritto Alfio Caruso &#8211; diventa tangibile l\u2019egemonia di Barcellona su Messina attraverso il sindaco Buzzanca, il procuratore generale e il politico pi\u00f9 influente Domenico Nania. Tutti e tre provengono da Barcellona e dalla Corda Fratres, l\u2019associazione della quale hanno fatto parte anche Pino Gullotti, il capo riconosciuto della famiglia mafiosa, e l\u2019enigmatico Saro Cattafi\u2026\u201d.<\/p>\n<p>**Un boss mafioso fra i notabili della buona societ\u00e0**<\/p>\n<p>Dotti, borghesi, massoni e qualche presenza imbarazzante tra i cordafratrini di Barcellona PG. A iniziare da Giuseppe Gullotti, l\u2019avvocaticchiu, una condanna passata in giudicato per l\u2019omicidio del giornalista Beppe Alfano. Del circolo culturale, nel 1989, il boss fu anche per breve tempo membro del direttivo. Fu ufficialmente allontanato solo nell\u2019autunno del 1993, dopo la visita nella citt\u00e0 del Longano della Commissione parlamentare antimafia presieduta dall\u2019on. Luciano Violante. La relazione finale stigmatizz\u00f2 il suo ruolo-guida all\u2019interno della cosca locale. Nonostante in Corda Fratres nessuno avesse mai avuto dubbi sull\u2019onorabilit\u00e0 di Gullotti, egli era incorso in passato in pi\u00f9 di uno scivolone giudiziario. Il 27 dicembre 1982, era stato denunciato insieme ad alcuni pregiudicati barcellonesi per gioco d\u2019azzardo all\u2019interno del circolo \u201cFamiglia Sicula\u201d. Nel 1989, a Viterbo, Gullotti era stato sottoposto a indagine per truffa (poi prosciolto) a seguito dell\u2019acquisto di una Volvo rivenduta al conterraneo Roberto Minolfi, cognato dell\u2019imprenditore agrumario Giovanni Sindoni. Quel Sindoni fedele sottoscrittore d\u2019inserzioni pubblicitarie sul periodico cartaceo della Corda, ritenuto dagli inquirenti \u201csoggetto legato all\u2019organizzazione mafiosa barcellonese\u201d, in contatto con i catanesi del clan Santapaola.<\/p>\n<p>L\u2019efficienza criminale di Giuseppe Gullotti era nota invece tra i pezzi da novanta di Cosa nostra siciliana. \u201cVenne ordinato uomo d\u2019onore nel 1991, per intercessione del vecchio boss di San Mauro Castelverde, Giuseppe Farinella\u201d, ha raccontato Giovanni Brusca. \u201cSempre il Gullotti si sarebbe dovuto occupare di reperire l\u2019esplosivo necessario per l\u2019attentato che venne progettato tra il \u201992 e il \u201993 contro il leader del Partito socialista Claudio Martelli, attraverso l\u2019interessamento e la mediazione del clan di Nitto Santapaola\u201d. Deponendo al processo Mare Nostrum, lo stesso Brusca ha dichiarato che il telecomando da lui adoperato per la realizzazione della strage di Capaci, gli era stato materialmente consegnato poco prima proprio da Gullotti. L\u2019assegnazione al barcellonese di tale incarico, secondo Brusca, sarebbe stata patrocinata da Pietro Rampulla, l\u2019ex ordinovista artificiere del tragico attentato del 23 maggio 1992 contro il giudice Falcone.<\/p>\n<p>\u201cAnch\u2019io avevo rapporti con Gullotti\u201d, ha raccontato nel giugno 1999 il controverso collaboratore Luigi Sparacio, gi\u00e0 a capo dei gruppi criminali peloritani. \u201cMi era stato presentato da Michelangelo Alfano come persona vicina a Cosa nostra, e in tale ambito fornii al predetto uno-due telecomandi da utilizzare per attentati e che erano stati per me realizzati su commissione, da un dipendente dell\u2019Arsenale militare di Messina\u2026\u201d. Sparacio ha aggiunto che tra le persone \u201cvicine\u201d al Gullotti c\u2019era il costruttore Vincenzo Pergolizzi, il faccendiere Filippo Battaglia ed \u201cuna persona di Barcellona che era vicino al Battaglia con il quale trafficava in armi, tale Cattafi Rosario che era amico di Natale Sartori ed Antonino Curr\u00f2\u201d. Originari di Messina, Sartori e Curr\u00f2 erano stati arrestati nel marzo \u201999 a Milano con l\u2019accusa di associazione mafiosa. Titolari di societ\u00e0 di pulizie, vantavano legami di altissimo livello: il manager Fininvest Marcello Dell\u2019Utri e il factotum di Silvio Berlusconi, Vittorio Mangano, mafioso palermitano della \u201cfamiglia\u201d di Porta Nuova. Un collaboratore, Vincenzo La Piana, ha raccontato di aver partecipato, a Milano, ad un pranzo con Dell\u2019Utri, Curr\u00f2 e Sartori in cui venne richiesto al senatore un interessamento per il trasferimento carcerario del Mangano, al tempo ristretto a Pianosa.<\/p>\n<p>Nome ancora pi\u00f9 indigesto dell\u2019albo soci della Corda Frates, quello di Rosario Pio Cattafi, professione avvocato, indicato da pentiti ed inquirenti come il capo dei capi della mafia barcellonese. Pi\u00f9 di un anno fa il Tribunale di Messina gli ha sequestrato beni del valore di sette milioni di euro, compresi i terreni agricoli di contrada Siena intestati alla \u201cDiBeca Sas\u201d, che il miope consiglio comunale del Longano ha vincolato a megaparco commerciale. Un\u2019operazione che \u00e8 oggetto d\u2019indagine della Procura e di un\u2019ispezione della Prefettura e che potrebbe condurre allo scioglimento in extremis del Comune per infiltrazione mafiosa.<\/p>\n<p>Nei primi anni \u201990, il Gico della Guardia di Finanza di Firenze attenzion\u00f2 alcune operazioni sospette del Cattafi. Nella nota informativa del 3 aprile 1996, un paio di passaggi sono dedicati ai rapporti fra Rosario Cattafi, il giudice Cassata e l\u2019immancabile associazione cordafratrina. \u201cCattafi frequentava circoli e club sia a Milano che a Barcellona, potendo cos\u00ec incrementare il numero delle conoscenze utili\u201d, scrivono gli uomini del Gico. \u201cA Barcellona risultava interessato all\u2019attivit\u00e0 della Corda Fratres, il cui rappresentante, Antonio Franco Cassata, risulta rappresentante anche della Ouverture\u2013Associazione Italia-Benelux e del Comitato Organizzativo Premio Letterario Nazionale Bartolo Cattafi\u201d. Pi\u00f9 avanti, \u201criprendendo l\u2019esposizione dei rapporti tra il Cattafi e personaggi delle Istituzioni al fine di poter fornire elementi atti alla individuazione degli informatori del sodalizio\u201d, il Gico ritorna sul magistrato. \u201cResidente a Barcellona nella stessa via del Cattafi\u201d, il dottor Cassata \u00e8 \u201cresponsabile di alcuni circoli e associazioni costituite con dichiarato intento di perseguire scopi culturali\u201d. Infine si segnala che nelle agende del Cattafi comparivano il numero telefonico dell\u2019abitazione privata del magistrato, quello degli uffici giudiziari di Messina dove operava e quello dell\u2019\u201cassociazione di cui risulta rappresentante legale\u2026\u201d.<\/p>\n<p>Lo scorso 1 marzo, Rosario Cattafi si \u00e8 dovuto presentare davanti a due ufficiali del Raggruppamento operativo speciale (Ros) dei Carabinieri per un interrogatorio di oltre tre ore nell\u2019ambito di un\u2019inchiesta della DDA di Messina che lo vedrebbe indagato per associazione mafiosa. \u201cNon si tratterebbe del primo e lungo faccia a faccia tra Cattafi e i carabinieri del Ros\u201d, rivela la Gazzetta del Sud. \u201cIn questi mesi ci sarebbero stati altri interrogatori effettuati in gran segreto sempre alla Compagnia carabinieri di Barcellona, per un\u2019inchiesta che praticamente corre parallela al nucleo forte di indagini che il procuratore capo di Messina Guido Lo Forte e i suoi sostituti stanno gestendo sulla geografia mafiosa barcellonese, all\u2019indomani dei clamorosi pentimenti del boss dei Mazzarroti Carmelo Bisognano e del reggente Santo Gullo\u201d.<\/p>\n<p>La modalit\u00e0 investigativa ha per\u00f2 lasciato perplesso pi\u00f9 di un osservatore. \u201cAncora una volta la Procura di Messina riserva i modi pi\u00f9 gentili ai vertici della mafia barcellonese\u201d, scrive l\u2019eurodeputata di IdV Sonia Alfano. \u201cIn tutti gli altri distretti giudiziari d\u2019Italia gli indagati per mafia vengono arrestati e solo dopo interrogati. Per Cattafi, invece, l\u2019ufficio diretto da Lo Forte ha utilizzato l\u2019inedita procedura, come a voler riconoscere a Cattafi una sorta di riguardo istituzionale. Mi chiedo quale sia la ragione, salvo dover pensare che Cattafi si sia pentito e stia vuotando il sacco, e che quindi a breve ci saranno gli arresti di due magistrati, di esponenti dei servizi segreti e di altri rappresentanti istituzionali\u201d.<\/p>\n<p>\u201cSi rimane sconcertati \u2013 ha concluso Sonia Alfano \u2013 ad apprendere che la Procura ha delegato l\u2019interrogatorio del pericolosissimo boss, legato a doppio filo a Benedetto Santapaola e ai servizi segreti, a quello stesso Ros che subito dopo l\u2019assassinio di mio padre protesse la latitanza di Santapaola nel barcellonese\u201d. Un\u2019altra brutta storia per questa terra d\u2019intrighi e di misteri.<\/p>\n<p>Inchiesta pubblicata in I Siciliani giovani, n. 3, marzo 2012.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una cittadina di provincia destinata  a segnare la storia recente del paese: a Barcellona (Messina) ambienti massonici e paramassonici hanno creato un sistema di potere apparentemente inossidabile. 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