{"id":864766,"date":"2019-05-31T10:58:34","date_gmt":"2019-05-31T09:58:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=864766"},"modified":"2019-05-31T10:58:34","modified_gmt":"2019-05-31T09:58:34","slug":"il-kosovo-e-un-nuovo-precipizio-della-violenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2019\/05\/il-kosovo-e-un-nuovo-precipizio-della-violenza\/","title":{"rendered":"Il Kosovo, e un nuovo precipizio della violenza"},"content":{"rendered":"<p>Una giornata gravissima per il Kosovo, quella dello scorso 28 Maggio, quando una escalation di violenza e scene di vera e propria guerriglia hanno riportato la regione a un punto di tensione e di conflitto che non si vedeva dal luglio 2011, all\u2019epoca della cosiddetta \u201ccrisi dei valichi\u201d. E, per alcuni aspetti, le modalit\u00e0 dell\u2019intervento e il carattere dell\u2019escalation, nei due casi, sembrano mostrare talune similarit\u00e0 e analogie.<\/p>\n<p>In quelle giornate estive, del luglio 2011, le unit\u00e0 speciali della polizia kosovara (ROSU) innescarono un blitz, all\u2019epoca con un coinvolgimento degli elicotteri della missione NATO nella regione (KFOR), allo scopo di prendere il controllo dei valichi amministrativi del Nord, lungo la linea di amministrazione che delimita il Kosovo Settentrionale dalla Serbia Centrale. Come in altre circostanze, la reazione delle popolazioni serbe, che sono larghissima maggioranza nelle municipalit\u00e0 del Nord (Kosovska Mitrovica, Zve\u010dan, Leposavi\u0107 e Zubin Potok), si espresse con il \u201cboicottaggio\u201d e la \u201cnon collaborazione\u201d e si manifest\u00f2 con blocchi e barricate erette lungo le strade di collegamento. L\u2019escalation precipit\u00f2 nuovamente il Kosovo oltre la soglia del \u201cconflitto congelato\u201d e nuove tensioni e barricate fecero la loro comparsa sul ponte centrale di Mitrovica.<\/p>\n<p>Lo spettro del \u201cconflitto congelato\u201d \u00e8 stato evocato dallo stesso presidente serbo Aleksandar Vu\u010di\u0107, ma prima, non dopo, l\u2019ultima escalation di tensione che ha nuovamente interessato il Kosovo: un particolare, questo, fatto acutamente notare, per i contenuti di quelle affermazioni e la strettissima successione degli eventi, da diversi osservatori internazionali. In una sessione speciale del parlamento serbo, a Belgrado, che si \u00e8 svolta appena luned\u00ec scorso, il 27 Maggio, il giorno prima della nuova escalation, Vu\u010di\u0107 aveva dichiarato, in un lungo e impegnativo discorso, trasmesso in diretta dalla televisione serba e che non aveva mancato (e continua a non mancare) di suscitare commenti e reazioni, che la situazione del Kosovo deve essere risolta con il negoziato e il compromesso, che non vi \u00e8 alternativa tra una situazione nuova frutto di un accordo tra Belgrado e Prishtina e la prospettiva inquietante di mantenere la regione nella situazione di un conflitto congelato, puntualmente sensibile a nuove escalation e a nuovi precipizi, e che l\u2019opinione pubblica serba deve abituarsi a pensare che il Kosovo non \u00e8 pi\u00f9 sotto il controllo serbo, a parte per le funzioni amministrative che lo stato serbo continua ad esercitare nei comuni e nelle enclavi serbe (la sanit\u00e0 e la scuola, essenzialmente) e quindi, di conseguenza, senza una soluzione capace di superare lo status quo, la reazione, da parte della leadership nazionalista della maggioranza albanese, sar\u00e0 quella di colpire i serbi.<\/p>\n<p>Appena un giorno e una nuova violenza agita il Kosovo. Il 28 Maggio una \u201coperazione anti-crimine\u201d d\u00e0 corpo ad un vero e proprio raid nelle municipalit\u00e0 del Nord, in particolare nel comune di Zubin Potok, quando, alle prime luci dell\u2019alba, il raid sconvolge la regione del Nord, gli scontri degenerano in un vero e proprio conflitto a fuoco, numerose persone (19 persone, secondo le prime ricostruzioni fornite dalla polizia kosovara, 23 persone, secondo le dichiarazioni ufficiali serbe) vengono arrestate: undici serbi, quattro albanesi e quattro bosniaci. Si susseguono scontri a fuoco e cinque poliziotti kosovari e sei civili serbi vengono feriti. Le barricate e i blocchi eretti in auto-difesa dai residenti serbi vengono distrutti e smantellati dalle forze speciali kosovare; la tensione cresce e il Kosovo ripiomba nuovamente tra le pagine peggiori della sua storia recente. Alle agenzie internazionali, ripetendo in qualche modo il copione del 2011, le forze della NATO in Kosovo (KFOR) non trovano di meglio che dichiarare che si \u00e8 trattato \u00absolo\u00bb di una \u00aboperazione di polizia\u00bb, conseguenza di una serie di \u00abmandati di arresto\u00bb per una \u00abindagine sulla corruzione\u00bb.<\/p>\n<p>La presenza delle forze speciali della ROSU nel Kosovo Settentrionale a maggioranza serba resta una questione spinosa e controversa. L\u2019Accordo di Principio, l\u2019unico testo di portata complessiva scaturito dal dialogo diplomatico tra le due capitali, il 19 Aprile 2013, prevede, salvaguardando l\u2019unitariet\u00e0 del Kosovo e la volont\u00e0 della Serbia di non riconoscerlo, una ampia autonomia dei Serbi del Kosovo e la costituzione di una Comunit\u00e0 dei Comuni Serbi, per un totale di dieci comuni, tra cui i quattro del Nord, K. Mitrovica, Leposavi\u0107, Zve\u010dan e Zubin Potok. Gravissimo anche il fatto che, negli ultimi scontri, due funzionari della missione delle Nazioni Unite in Kosovo (UNMIK) siano stati arrestati e, tra questi, un diplomatico russo. Il Kosovo \u00e8 uno stato \u00abdi fatto\u00bb, ma non \u00e8 riconosciuto dalla comunit\u00e0 internazionale; sono circa ottanta i Paesi che non lo riconoscono e, tra questi, cinque membri UE (Spagna, Romania, Slovacchia, Grecia e Cipro).<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 succedeva il 28 Maggio, 2019. Avremmo preferito ricordare questa giornata come la vigilia del 29 Maggio, 2019: la giornata mondiale dei peacekeeper delle Nazioni Unite, istituita, appunto, per richiamare tutti gli stati e le persone all\u2019importanza del ruolo delle Nazioni Unite, nel contesto della difesa della sicurezza internazionale e del diritto internazionale, ai fini del mantenimento della pace, e per sollecitare impegni concreti, nel senso della prevenzione delle cause della violenza e della estinzione dei bacini della violenza, per risolvere i conflitti in maniera costruttiva e generare nuovi spazi per la pace e la pace positiva. Istituita con la Risoluzione 57\/129 dell\u2019Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2003, essa richiama l\u2019importanza del peacekeeping come strumento &#8211; chiave per il mantenimento della pace e della sicurezza a livello internazionale e rende omaggio alla memoria di quanti sono caduti per la causa della pace.<\/p>\n<p>Riflettendo sulle ambasciate di pace, uno degli strumenti dei corpi civili di pace per la prevenzione dei conflitti armati e la costruzione della pace positiva, in un testo dei Berretti Bianchi (1994), si legge: \u00abL\u2019ambasciata di pace \u00e8 uno strumento della diplomazia dei popoli. [\u2026] In quanto diplomazia dei popoli, l\u2019ambasciata di pace deve essere autonoma da tutti i governi. L\u2019ambasciata di pace \u00e8 uno strumento della societ\u00e0 civile e delle popolazioni e da queste sole deve trarre le sue linee di lavoro e di finanziamento. [\u2026] I suoi compiti sono: aprire e consolidare le comunicazioni tra i popoli; [\u2026] aiutare le popolazioni che, in seguito a guerre, esodo forzato, embargo, epidemie o disastri ambientali, si trovano in stato di bisogno; [\u2026] essere uno strumento di supporto logistico ed organizzativo per tutte le ONG che intendano contribuire alla pace\u00bb.<\/p>\n<p>\u00c8 forse il caso di concludere ricordando le parole di uno tra i maestri italiani della peace-research che pi\u00f9 si sono impegnati ai fini della prevenzione della violenza e del superamento del conflitto in Kosovo. Alberto l\u2019Abate, nel suo studio dedicato a \u00abIl contributo di Johan Galtung alla teoria e alla pratica della pace e della nonviolenza\u00bb, in \u201cInchiesta\u201d (24 novembre 2013), ricordava quanto fosse importante la \u00absottolineatura di Galtung dei tre principali compiti dei professionisti di pace che lui si augura \u2026 si diffondano in tutto il mondo: 1) la riconciliazione, e cio\u00e8 il curare gli effetti della violenza passata; 2) la costruzione della pace, e cio\u00e8 lo studio e l\u2019azione per prevenire la violenza futura; 3) la trasformazione del conflitto, e cio\u00e8 la ricerca di metodi per mitigarli (ad esempio passando da una lotta armata ad una lotta di tipo nonviolento), oppure nell\u2019aiuto ai contendenti a trovare soluzioni di mutuo beneficio (attraverso la mediazione). [\u2026]<\/p>\n<p>\u00abIn questo campo, il suo \u00abtriangolo del conflitto\u00bb \u00e8 formato, da un lato, dagli atteggiamenti (odio, rancore, diffidenza etc., che possono essere superati attraverso l\u2019apprendimento dell\u2019empatia); in un altro angolo, dal comportamento (che pu\u00f2 passare, anche grazie ad un buon lavoro dell\u2019operatore di pace, da violento a nonviolento); e, infine, dalle contraddizioni, e cio\u00e8 dagli obiettivi contrapposti dei due contendenti, che possono tuttavia essere superati grazie alla creativit\u00e0 e alla ricerca di obiettivi di mutuo beneficio\u00bb.<\/p>\n<p>A margine degli eventi drammatici di questo 28 Maggio, in Kosovo, il capo della missione UNMIK, Zahir Tanin, non ha mancato di fare sentire la propria voce, richiamando tutti al rasserenamento della situazione e alla de-escalazione del conflitto. Non bastano tuttavia gli appelli e le dichiarazioni, se il compito \u00e8, come a questo punto appare, quello di prevenire ogni ulteriore possibile escalation e di avviarsi con decisione, a differenza di quanto \u00e8 stato sin qui fatto, verso la definizione di un percorso diplomatico autentico e la costruzione di solide condizioni per la \u00abpace con giustizia\u00bb (pace positiva). Richiamando quanto scritto, recentemente, da Rocco Altieri, infatti, nella sua interezza \u00abil Movimento per la Pace ha oggi di fronte a s\u00e9 il compito di acquisire, cos\u00ec come aveva auspicato nel 1992 l\u2019Agenda per la Pace di Boutros-Ghali, capacit\u00e0 funzionali alternative agli eserciti e agli armamenti nel compito della difesa, della gestione delle crisi internazionali e della costruzione della pace, prevedendo un\u2019azione di confidence building (un\u2019opera cio\u00e8 di \u201cdiplomazia preventiva\u201d), un\u2019azione di peace-making, peace-keeping e peace-building post-conflitto. Si affacciava per la prima volta, nelle pi\u00f9 alte organizzazioni internazionali, l\u2019ipotesi di un\u2019azione civile di prevenzione e interposizione non armata nei conflitti, da affidare a corpi non militari, corpi civili di pace\u00bb.<\/p>\n<p>In Kosovo la tensione resta alta, in un epicentro del conflitto nel cuore dell\u2019Europa, proiettato sullo scenario complesso e turbolento del Mediterraneo. Oggi giunge la notizia del rilascio, da parte delle autorit\u00e0 kosovare, dei civili serbi arrestati. Non deve, tuttavia, venire meno l\u2019attenzione e l\u2019impegno, perch\u00e9 si cominci a esplorare, finalmente, una strada nuova, di distensione, e, in definitiva, di pace e di giustizia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una giornata gravissima per il Kosovo, quella dello scorso 28 Maggio, quando una escalation di violenza e scene di vera e propria guerriglia hanno riportato la regione a un punto di tensione e di conflitto che non si vedeva dal&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":986,"featured_media":864767,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[11388,1263],"tags":[],"class_list":["post-864766","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-contenuti-originali","category-pace-disarmo"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.1.1 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ 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