{"id":858838,"date":"2019-05-22T15:33:16","date_gmt":"2019-05-22T14:33:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=858838"},"modified":"2019-05-22T15:33:16","modified_gmt":"2019-05-22T14:33:16","slug":"condannato-cipriano-chianese-per-la-discarica-su-cui-indago-roberto-mancini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2019\/05\/condannato-cipriano-chianese-per-la-discarica-su-cui-indago-roberto-mancini\/","title":{"rendered":"Condannato Cipriano Chianese per la discarica su cui indag\u00f2 Roberto Mancini"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">Siamo immersi nella settimana di Giovanni Falcone, il 18 maggio \u00e8 stato l\u2019ottantesimo compleanno del giudice antimafia, il 23 maggio \u00e8 l\u2019anniversario della strage di Capaci in cui le mafie assassinarono lui, la moglie Francesca Morvillo e la loro scorta. E\u2019 una delle settimane pi\u00f9 intense di un lungo periodo della memoria civile che, ogni anno, ci accompagna fino a fine luglio, con le ricorrenze legate anche a Paolo Borsellino, don Gallo, Rita Atria, Peppino Impastato. E Roberto Mancini, il primo poliziotto ad indagare e documentare le ecomafie che avvelenano e devastano la Campania. E non solo, perch\u00e9 i tentacoli delle eco camorre sono floride e attive nel basso Lazio, in Abruzzo, in larga parte del Nord Italia. Sono tanti i possibili esercizi della \u201cmemoria\u201d. C\u2019\u00e8 l\u2019ipocrisia delle belle parole delle pompose cerimonie, c\u2019\u00e8 il silenzio di chi si amalgama e china la testa. E c\u2019\u00e8 chi cerca di portare avanti una vera commemor-azione, proseguendo sui passi, le denunce e l\u2019impegno di chi fisicamente non \u00e8 pi\u00f9 tra noi. Pippo Fava ai microfoni di Enzo Biagi, in quella che fu la sua ultima intervista prima di essere assassinato, disse che \u201ci mafiosi stanno in Parlamento, i mafiosi a volte sono ministri, i mafiosi sono banchieri, i mafiosi sono quelli che in questo momento sono ai vertici della nazione\u201d denunciando subito dopo che la mafia \u201c\u00e8 un problema di vertice della gestione della nazione ed \u00e8 un problema che rischia di portare alla rovina, al decadimento culturale definitivo l\u2019Italia\u201d. Il figlio Claudio, in un articolo del gennaio di due anni fa, scrisse una denuncia dello stesso tenore. Le mafie cercatele in \u201ccerti insospettabili consigli d\u2019amministrazione. Nelle logge massoniche coperte. Nelle carriere fulminee di certi oscuri ragionieri. Nei cantieri della civilissima Brianza. Nei subappalti per il movimento terra a mille chilometri dalla Sicilia. Cercatela a Reggio Calabria e ad Abu Dhabi (nell\u2019ordine che preferite). Cercate la mafia in prossimit\u00e0 delle parole eleganti e discrete con cui vi spiegano che la mafia \u00e8 sempre altrove, altre sono le emergenze, ben altro chiede il Paese. Infine, cercatela tra i vivi, non solo nel mesto elenco dei morti\u201d. Ecco, le mafie vanno cercate, denunciate, combattute da vivo e nel mondo dei vivi. I mandanti, gli interessi, le trame, della strage di Capaci e via D\u2019Amelio, dell\u2019assassinio di Peppino Impastato, dei veleni che uccisero Roberto Mancini, sono vivi e floridi, proseguono ininterrotti, macinano ancora miliardi di euro e sono presenti nell\u2019economia, nella \u201cpolitica\u201d, nella societ\u00e0. E allora, nella settimana del giudice che disse che per combattere la mafia bisogna seguire i \u201csoldi\u201d, ripercorriamo una delle vicende simbolo della \u201cTerra dei Fuochi\u201d campana.<\/p>\n<p align=\"justify\">\n<strong>Devastazione e avvelenamento di un territorio<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">\u201cGli abitanti del paese rischiano di morire tutti di cancro entro venti anni. Non credo che si salveranno gli abitanti di paesi come Casapesenna, Casal di Principe, Castel Volturno e cos\u00ec via avranno forse venti anni di vita\u201d. Una dichiarazione lapidaria che Carmine Schiavone, pentito dei Casalesi e cugino di \u201cSandokan\u201d, rilasci\u00f2 alla Commissione Bicamerale d&#8217;inchiesta sul ciclo dei rifiuti nella seduta del 7 ottobre 1997.<\/p>\n<p align=\"justify\">Secondo una perizia di sette anni fa a nord di Napoli &#8211; tra Giugliano, Parete, Villaricca, Qualiano, Villa Literno &#8211; entro il 2064 il percolato prodotto da 341 mila tonnellate di rifiuti speciali pericolosi, 160 mila e 500 tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi, 305 mila tonnellate di rifiuti solidi urbani, precipiter\u00e0 nella falda e avvelener\u00e0 decine di chilometri quadrati di terreno e tutto ci\u00f2 che lo abiter\u00e0. La perizia fu redatta da un geologo \u2013 Giovanni Balestri \u2013 e depositata nel processo di primo grado per la discarica Resit. Dopo le contestazioni delle difese degli imputati, in sede di processo d\u2019appello era stata nominata una nuova perizia ad altri. 84 pagine che hanno in sostanza confermato quanto scrisse Balestri e che \u201crisulta accertato che la contaminazione \u00e8 in atto ed \u00e8 aumenta progressivamente nel tempo\u201d in quanto \u201cle acque meteoriche continuano ad infiltrarsi nel corpo della discarica generando un percolato che continua a compromettere la qualit\u00e0 delle acque di falda\u201d.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il 17 gennaio scorso la Corte d\u2019Appello di Napoli ha emesso la sentenza di secondo grado: condannato a 18 anni Cipriano Chianese, gestore della discarica, condanne anche per Gaetano Cerci, assolti l\u2019ex sub commissario per l\u2019emergenza rifiuti campana a inizi anni Duemila Giulio Facchi e altri imprenditori. Il processo sulla discarica Resit \u00e8 uno dei processi simbolo della lotta alla \u201cTerra dei Fuochi\u201d, emblema della connivenza camorra-pezzi dello stato-imprenditori-massoneria che ha devastato larga parte della Campania. E tante altre regioni d\u2019Italia. Nelle gi\u00e0 citate dichiarazioni di Carmine Schiavone Chianese e Cerci ricorrono continuamente, affermando un loro ruolo fondamentale. Sempre nella stessa seduta della commissione bicamerale Schiavone \u00e8 arrivato ad affermare che \u201cin tutti i 106 comuni della provincia di Caserta\u201d erano loro a far eleggere i sindaci \u201cdi qualunque colore fossero\u201d. E, a dimostrazione della forza degli intrecci criminali, che in Germania un loro affiliato aveva costituito 99 societ\u00e0 e aveva costruito (con 27 miliardi di marchi!) l\u2019autostrada da Baden-Baden a Monaco. Secondo Schiavone certi affari non avvengono solo in Italia ma anche in Francia, in \u201ctutta Europa\u201d e in America del Sud.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Indagini e processi sulla discarica Resit<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Il primo ad indagare, gi\u00e0 negli Anni Novanta, sulla discarica Resit fu Roberto Mancini, il poliziotto spentosi il 30 aprile 2014 a 12 anni dalla diagnosi di linfoma non-Hodgkin contratto per il ripetuto contatto ravvicinato con i rifiuti tossici e radioattivi della Terra dei fuochi.<\/p>\n<p align=\"justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-858848 alignleft\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/roberto-mancini-poliziotto-AP-480x377.jpg\" alt=\"\" width=\"289\" height=\"241\" \/> Le sue indagini iniziarono nel 1996, confluendo in una dettagliatissima informativa alla Direzione Distrettuale Antimafia, e finite per anni chiuse in un cassetto finch\u00e9 non furono ritrovate dal giudice Alessandro Militia. Il magistrato, in collaborazione con Roberto Mancini stesso, riprese il fascicolo, continu\u00f2 ad indagare e ricostru\u00ec la vicenda. Fino all\u2019approdo nei tribunali. Dove, dopo la sentenza di primo grado emessa il 15 luglio 2016, si \u00e8 giunti ora alla sentenza di appello. Un processo fondamentale nel ricostruire la storia criminale italiana: \u00e8 la seconda sentenza (nel 2013 Francesco Bidognetti era stato condannato a 20 anni per inquinamento delle acque e disastro ambientale aggravato) che vede al centro lo sversamento di rifiuti da parte dei Casalesi nella Terra dei fuochi.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nei giorni precedenti quel verdetto questa commistione fu denunciata in un\u2019intervista a Fanpage proprio dall\u2019ex sub commissario Giulio Facchi, assolto ora in appello mentre in primo grado fu condannato a 5 anni e 6 mesi. Nell\u2019intervista fu fatto espresso riferimento ad una \u201ctrattativa tra lo Stato e la camorra con la partecipazione dei servizi segreti per la gestione dell\u2019emergenza rifiuti in Campania\u201d. \u201cL\u2019ex sub commissario di Antonio Bassolino fino al 2004 racconta di diversi incontri con gli 007 italiani per discutere di come gestire la drammatica emergenza rifiuti campana e la gestione degli impianti in gran parte nelle mani della camorra\u201d, si legge nella descrizione del video dell\u2019intervista. I giornalisti di Fanpage Gaia Bozza e Antonio Musella sottolinearono come le dichiarazioni di Facchi \u201ctrovano conferma in alcuni documenti della commissione parlamentare d\u2019inchiesta sui rifiuti. Il 12 luglio del 2011, l\u2019allora capo dell\u2019AISI \u2013 il servizio segreto interno \u2013 Giorgio Piccirillo fu ascoltato dalla commissione d\u2019inchiesta guidata in quegli anni dall\u2019onorevole Gaetano Pecorella. Piccirillo riferisce cosa avvenne tra il 2003 e il 2004, anni che riguardano il periodo preso in esame da Giulio Facchi alle nostre telecamere. Nel 2003 l\u2019ex capo dei servizi Mario Mori \u2013 racconta Piccirillo \u2013 su richiesta del presidente della commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti Paolo Russo, avvi\u00f2 un sistema di infiltrazione di agenti dei servizi segreti all\u2019interno della struttura del commissariato straordinario all\u2019emergenza rifiuti in Campania\u201d. Secondo la ricostruzione fornita da Piccirillo dopo 3 anni di interruzione, ci fu una \u201cuna nuova attivit\u00e0 di infiltrazione dei servizi segreti all\u2019interno del commissariato straordinario\u201d perch\u00e9 l\u2019allora prefetto di Napoli Pansa \u201cchiese il supporto di una penetrazione informativa per sostenere i processi decisionali del commissariato straordinario\u201d. Nel 2008 Bassolino, allora presidente della Regione Campania, nomin\u00f2 assessore all\u2019Ambiente Walter Ganapini. La registrazione di un colloquio privato tra Ganapini ed esponenti di \u201ccomitati civici ed associazioni ambientaliste\u201d, tra cui WWF e Legambiente, fin\u00ec tra i cabli di Wikileaks. Nell\u2019incontro Ganapini fece riferimento anche a due atti intimidatori (lo speronamento in auto nel modenese e l\u2019aggressione notturna di 4 persone \u201ca bordo di due moto con il volto coperto da caschi integrali\u201d in piazza del Ges\u00f9 a Napoli), affermando \u201cgli avvertimenti li ho ricevuti, diciamo, rispetto al fatto che ho visto qualcosa che non dovevo vedere\u201d, e alla discarica di \u201cParco Saurino 3\u201d, in provincia di Caserta, \u201cche \u2013 raccontano i due cronisti di Fanpage \u2013 sarebbe stata capace di accogliere tutti i rifiuti dell\u2019emergenza campana\u201d. Ganapini, raccont\u00f2 ancora nel colloquio riportato da Wikileaks(<a href=\"https:\/\/wikileaks.org\/wiki\/Ganapini_servizi_segreti_presidenza_della_repubblica,_1-4_Jul_2008#_note-2\">https:\/\/wikileaks.org\/wiki\/Ganapini_servizi_segreti_presidenza_della_repubblica,_1-4_Jul_2008#_note-2<\/a> ), ha negoziato su quella discarica con \u201cil comandante \u2026 il coordinatore dei servizi segreti\u201d che gli ha disse \u201cper due volte, urlando: si \u00e8 esposta due volte la Presidenza della Repubblica\u201d.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>L&#8217;informativa di Roberto Mancini e le precedenti inchieste<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">La vita e le inchieste di Roberto Mancini furono ricostruiti e documentati nel 2016 dal libro \u201cIo morto per dovere\u201d. Scritto dai giornalisti Nello Trocchia e Luca Ferrari con Monika Dobrowolska, la vedova di Roberto, e che ispir\u00f2 una fiction Rai. I due giornalisti denunciarono che \u201cnon sarebbe esistita una immonda e sconcia storia criminale e camorristica senza l\u2019appoggio di importanti figure della borghesia affaristica\u201d e che mancano \u201ci nomi dei principali responsabili, dei complici, dei politici, degli infedeli servitori dello Stato, dei professionisti e degli imprenditori\u201d.<\/p>\n<p align=\"justify\">Chianese, denunciarono su Repubblica nel 2015 Nello Trocchia e Luca Ferrari \u201c\u00e8 un uomo potentissimo, capace di cenare con ministri, interloquire con generali delle forze dell&#8217;ordine, favorire trasferimenti di agenti dei servizi, finanziare, grazie alla sua enorme disponibilit\u00e0 economica, perfino l&#8217;Arma dei Carabinieri. Lo racconta a processo tra gli sguardi sorpresi dei giudici popolari. Lo Stato si presentava nell&#8217;ufficio dell&#8217;avvocato con il cappello in mano: &#8220;Ogni tanto ho dato soldi in occasioni di feste dei Carabinieri, l&#8217;ultima volta 25mila euro. Qualche volta regalavo frigoriferi e televisori. Mi chiedevano anche di poter entrare nel mio studio per scrivere un verbale con la mia macchina da scrivere\u201d. Interrogato in tribunale, colui che \u00e8 considerato tra gli inventori dell\u2019ecomafia in risposta alla domanda \u201cha mai cercato di essere nominato consulente del ministero dell&#8217;Ambiente?\u201d ha sostenuto di non aver \u201cmai cercato nessuno, sono sempre gli altri a cercarmi. Me l&#8217;hanno proposto nel 1994, nel 1995, nel 2000. Me l&#8217;hanno proposto sempre. Vari personaggi politici, funzionari del ministero dell&#8217;Ambiente\u201d. Nello studio di Chianese furono trovate anche bozze non ufficiali di documenti della commissione parlamentare sulle attivit\u00e0 connesse al ciclo dei rifiuti. Nella gi\u00e0 citata deposizione alla commissione bicamerale Carmine Schiavone defin\u00ec Chianese \u201cil coordinatore a livello un po\u2019 massonico e un po\u2019 politico\u201d del decollante business criminale dei rifiuti.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nell\u2019informativa consegnata alla Direzione distrettuale antimafia, Roberto Mancini fece riferimento all\u2019inchiesta \u201cAdelphi\u201d del 1993. Per la cronaca, Cipriano Chianese nel processo sar\u00e0 assolto senza che la Procura abbia fatto appello, mentre per altre figure centrali i reati contestati furono dichiarati prescritti in appello. In quell\u2019inchiesta, per la prima volta, la Procura di Napoli cerc\u00f2 di ricostruire i contorni e le trame dello sversamento dei rifiuti in Campania. Le indagini posero l\u2019attenzione sul connubio tra appartenenti a logge massoniche toscane, boss casalesi e imprenditori aversani. Le cronache riportano che il 4 febbraio 1991 un camionista si present\u00f2 ad una clinica di Castel Volturno accusando un vistoso calo della vista. Poco tempo dopo divenne cieco. Aveva trasportato un carico di rifiuti tossici. Part\u00ec da l\u00ec l\u2019inchiesta. Le prime testimonianze del boss Nunzio Perrella rappresentarono una svolta. Perrella disse agli inquirenti che i clan grazie a tangenti e al controllo esercitato sui territori scaricarono illegalmente \u201crilevantissime quantit\u00e0 di rifiuti\u201d.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nel 2009 l\u2019allora Commissario straordinario all\u2019emergenza rifiuti della Campania, Alessandro Pansa, riport\u00f2 alla Commissione parlamentare sulle attivit\u00e0 illecite connese al ciclo dei rifiuti che \u201cper costruire una discarica abusiva, occorre una connivenza totale con la criminalit\u00e0 organizzata, che \u00e8 il fattore legante e organizzativo. Ci vuole il coinvolgimento delle aziende (che forniscono i prodotti, soprattutto quando si tratta di discariche abusive di prodotti tossici), quindi degli imprenditori, di un sistema di autotrasporti, dei proprietari del terreno, di coloro che a quel terreno hanno accesso e anche di coloro che ne hanno visione. Le discariche abusive, infatti, sono attivit\u00e0 che funzionano non per pochi giorni, bens\u00ec per tempi abbastanza lunghi. \u00c8 evidente, quindi, che la disattenzione \u00e8 totale. Sorgono in zone non facilmente assistibili, in zone agricole dove la presenza dei controlli da parte delle forze dell\u2019ordine \u00e8 molto limitata, poich\u00e9, come si sa, queste ultime essenzialmente sono concentrate nei centri urbani. Il sistema dei trasporti, per\u00f2, doveva essere controllato, giacch\u00e9 comunque si parla di quantitativi notevoli e volumi enormi, che circolano sul territorio nazionale e sulle strade principali. Questi rifiuti percorrono praticamente tutto il territorio nazionale, in quanto la maggior parte dei prodotti veniva dal nord, come moltissime inchieste hanno accertato. Durante il viaggio, questi prodotti, in effetti, cambiavano natura dal punto di vista della documentazione: il meccanismo \u00e8 sempre stato questo\u201d. Quest\u2019ultimo \u00e8 un meccanismo consolidato e documentato in molte inchieste non solo campane, che ha portato anche al cosiddetto giro di bolla. I rifiuti vengono fatti passare in un centro di stoccaggio nel quale vengono falsificate la bolla (cos\u00ec il centro ne diventa sulla carta il nuovo produttore, cancellando la vera origine del rifiuto) e la tipologia, declassificando il rifiuto da pericoloso a non pericoloso senza che ci sia stato alcun trattamento per diminuirne la tossicit\u00e0. Nel 1998, ascoltato dalla Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti, cos\u00ec lo descrisse l\u2019ex procuratore della Repubblica di Napoli, Agostino Cordova: \u201cnormalmente questi rifiuti vengono classificati, alla produzione, come rifiuti tossico-nocivi e affidati per lo smaltimento. Durante questo giro la qualificazione viene cambiata, e vengono classificati come rifiuti riutilizzabili. Quindi vanno a finire in vari posti, come cave quasi sempre abusive, sfruttate per l\u2019estrazione della ghiaia e poi riempite di rifiuti; oppure, pi\u00f9 semplicemente, vengono mescolati al terriccio ed interrati\u201d.<\/p>\n<p align=\"justify\">In Campania, l\u2019inchiesta che pi\u00f9 di tutte ha cercato di documentare questo sistema fu Cassiopea, condotta dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, nel 2003, e su cui cal\u00f2 il sipario nel 2011 \u2013 in un processo che vide 95 imputati \u2013 soprattutto per intervenute prescrizioni. Le indagini coinvolsero un traffico di decine di viaggi settimanali che hanno portato in Campania rifiuti pericolosi da diverse regioni del Nord. Si andava dalle polveri da abbattimento dei fumi delle industrie siderurgiche e metallurgiche, alle ceneri da combustione di olio minerale, lubrificanti delle macchine, scarti delle vernici, ceneri residue da combustione, solventi, e le acque proveniente da stabilimenti di industrie chimiche e acidi. Appena arrivati in Campania venivano interrati in cave e campi. Un sistema con gli stessi meccanismi del processo Resit, cos\u00ec come riport\u00f2 Roberto Mancini nell\u2019informativa. Si offrivano addirittura soluzioni ai comuni della provincia di Roma che avevano difficolt\u00e0 a smaltire anche solo i rifiuti domestici. E si arriv\u00f2 ai rifiuti industriali e ad altre regioni. Nella discarica Resit tra il 1987 e il 1991 sarebbero state smaltite almeno 30.600 tonnellate di rifiuti provenienti dalla bonifica dell\u2019Acna di Cengio, un\u2019azienda savonese di coloranti.<\/p>\n<p align=\"justify\">\n<strong>La Terra dei Fuochi e gli affari della camorra non sono solo passato<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Tre anni fa, l\u2019aggiornamento dello studio Sentieri dell\u2019Istituto Superiore di Sanit\u00e0 evidenzi\u00f2 \u201ceccessi nel numero di bambini ricoverati nel primo anno di vita per tutti i tumori\u201d, nelle province di Napoli e Caserta e \u201cdi tumori del sistema nervoso centrale nel primo anno di vita e nella fascia di et\u00e0 0-14 anni\u201d oltre ad \u201cun\u2019elevata prevalenza alla nascita di malformazioni congenite in aree caratterizzate anche dalla presenza di siti di smaltimento illegale di rifiuti pericolosi\u201d, sottolineando come \u201ci bambini che vivono in condizioni sociali avverse presentano infatti esposizioni multiple e cumulative, sono pi\u00f9 suscettibili ad una ampia variet\u00e0 di sostanze tossiche ambientali e spesso non hanno accesso a un\u2019assistenza sanitaria di qualit\u00e0 per ridurre gli effetti di fattori di rischio ambientali\u201d.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ed \u00e8 stato documentato come lo sversamento dei rifiuti da parte dei clan di camorra avviene ancora. Il 3 settembre 2017 Marilena Natale e Nicola Baldieri nelle campagne di Villa Literno si sono imbattuti in un imprenditore edile, cugino di Michele Zagaria, che stava ricoprendo una buca colma di rifiuti. Quasi un anno prima, il 14 settembre 2016, Antonio Musella di Fanpage e Vincenzo Tosti ad Afragola \u2013 dopo l\u2019ennesimo rogo nella zona \u2013 si sono imbattuti tra i rifiuti in ricette mediche provenienti dalla provincia abruzzese di L\u2019Aquila e dalle province siciliane di Enna e Messina. Sarebbero rifiuti speciali, destinati ad essere smaltiti da ditte specializzate scelte dopo gare d\u2019appalto. Invece, erano illecitamente finiti ad Afragola. In Abruzzo si \u00e8 tentato di chiarire la vicenda e di chiedere spiegazioni a chi di dovere. Anche se con la parola trasparenza le nostre istituzioni animano pomposi discorsi da decenni, quasi nulla si trovava nella sezione \u201cAmministrazione trasparente\u201d dei siti delle Asl abruzzesi. L\u2019allora assessore regionale Silvio Paolucci (PD) dichiar\u00f2 di aver attivato un servizio ispettivo e che appena \u201ccomunicati ulteriori sviluppi negli accertamenti, provvederemo a informare tutti i nostri concittadini, perch\u00e9 si tratta di un fatto grave, su cui va fatta piena chiarezza\u201d. Sono passati ormai 2 anni e mezzo, \u00e8 cambiato il governo nazionale, \u00e8 cambiata la giunta regionale abruzzese, Paolucci \u00e8 oggi consigliere di opposizione. Ma del servizio ispettivo e degli \u201caccertamenti\u201d non si ha pi\u00f9 notizia alcuna.<\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Siamo immersi nella settimana di Giovanni Falcone, il 18 maggio \u00e8 stato l\u2019ottantesimo compleanno del giudice antimafia, il 23 maggio \u00e8 l\u2019anniversario della strage di Capaci in cui le mafie assassinarono lui, la moglie Francesca Morvillo e la loro 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