{"id":856092,"date":"2019-05-17T14:55:44","date_gmt":"2019-05-17T13:55:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=856092"},"modified":"2019-05-17T14:55:44","modified_gmt":"2019-05-17T13:55:44","slug":"il-rapporto-euromemorandum-2019-e-online","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2019\/05\/il-rapporto-euromemorandum-2019-e-online\/","title":{"rendered":"Il Rapporto EuroMemorandum 2019 \u00e8 online"},"content":{"rendered":"<p><i>\u201cUna politica economica per classi popolari in Europa\u201d \u00e8 il titolo del Rapporto Euromemorandum 2019, redatto dal gruppo di economisti di EuroMemo \u2013 European Economists for an Alternative Economic Policy in Europe e tradotto, come ogni anno, da Sbilanciamoci!. Alla vigilia delle elezioni europee del 26 maggio, ci pare fondamentale affrontare con decisione i nodi della crisi \u2013 economica, politica, sociale \u2013 europea. E discutere le possibili vie d\u2019uscita. Di seguito pubblichiamo il testo dell\u2019introduzione del Rapporto 2019, che\u00a0<\/i><i>pu\u00f2 essere integralmente scaricato\u00a0<a href=\"http:\/\/sbilanciamoci.info\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Sbilibro18_EuroMemorandum2019.pdf\"><strong>qui<\/strong><\/a><\/i><\/p>\n<p>Nel 2018, per il secondo anno consecutivo, tutte le economie della UE hanno registrato una crescita. Tuttavia, questo trend si indebolir\u00e0 nel corso del 2019, a fronte di tensioni politiche, sociali ed economiche di vasta portata all\u2019interno dell\u2019Unione e all\u2019incertezza dello scenario internazionale.<\/p>\n<p>Le due maggiori economie del mondo si trovano entrambe ad affrontare sfide che avranno effetti rilevanti a livello globale. La crescita sostenuta degli USA nel 2018 \u00e8 stata alimentata dai tagli fiscali del governo Trump, ma l\u2019impatto di questi tagli dovrebbe diminuire gi\u00e0 a partire dal 2019. L\u2019espansione statunitense, iniziata a met\u00e0 2009, appare insolitamente lunga e vi sono segnali che potrebbe volgere al termine \u2013 la redditivit\u00e0 e gli investimenti sembrano aver raggiunto il picco e il mercato azionario \u00e8, in base agli standard storici, fortemente sopravvalutato. Nel frattempo, in Cina, dove la crescita economica annuale \u00e8 stata attorno al 10% per molti anni, le autorit\u00e0 hanno cercato di stabilire un regime pi\u00f9 sostenibile, mentre il tasso ufficiale di crescita nel 2018 \u00e8 stato di circa il 6,5%. Ciononostante, a causa dell\u2019enorme spesa del governo per contrastare l\u2019impatto della recessione internazionale e dell\u2019altissimo debito accumulato da imprese e famiglie prima e dopo la crisi, l\u2019indebitamento complessivo rimane pericolosamente alto.<\/p>\n<p>Uno degli elementi chiave della politica economica del governo Trump \u00e8 stato un approccio aggressivo nei confronti dei principali partner commerciali volto alla riduzione in ambito bilaterale dei deficit commerciali statunitensi. Dopo molte turbolenze, nel 2018 gli Stati Uniti hanno optato per cambiamenti relativamente modesti nei trattati commerciali con il Canada e il Messico; hanno anche rinunciato ai minacciati aumenti delle tariffe sulle automobili importate dalla UE, sebbene le recenti tariffe sull\u2019acciaio e sull\u2019alluminio restino in vigore e la lobby agricola continui a spingere per un pi\u00f9 ampio accesso ai mercati europei.<\/p>\n<p>Nei confronti della Cina, tuttavia, gli Stati Uniti perseguono una politica commerciale molto pi\u00f9 decisa. Sia negli ambienti repubblicani che in quelli democratici la Cina \u00e8 vista come un concorrente strategico e il governo Trump chiede un profondo cambiamento nella strategia di intervento statale cinese. Come primo passo, gli USA hanno imposto dazi del 10% su 200 miliardi di dollari di importazioni cinesi e minacciato una rapida estensione e il rafforzamento dei dazi. Allo stesso tempo, il Pentagono ha espresso preoccupazione per la dipendenza degli USA dalle importazioni di prodotti ad alta tecnologia e sta spingendo per un maggiore approvvigionamento interno. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, la possibilit\u00e0 che il conflitto commerciale tra Stati Uniti e Cina si inasprisca ulteriormente \u00e8 una delle ombre pi\u00f9 pesanti che grava sull\u2019economia mondiale.<\/p>\n<p>L\u2019Unione Europea ha espresso anch\u2019essa preoccupazione in merito ai rapporti commerciali con la Cina, ma in altre aree vi sono segni di tensione con gli Stati Uniti. Nel 2015 gli USA, insieme alla Russia e a diversi governi europei, hanno raggiunto un accordo con l\u2019Iran che ha impegnato quest\u2019ultimo a utilizzare l\u2019arricchimento e la ricerca nucleare esclusivamente a scopi pacifici. Dopo che Trump nel 2018 ha annunciato che gli Stati Uniti si sarebbero ritirati dall\u2019accordo, insistendo che anche gli altri firmatari facessero lo stesso, la UE ha cercato di mantenere accordi commerciali profittevoli con l\u2019Iran, istituendo un canale di finanziamento che aggirasse le banche USA. Tuttavia, Swift, il principale sistema internazionale di telecomunicazioni finanziarie tra le banche, con sede in Belgio, ha ceduto alle richieste americane e il lancio di un nuovo canale di pagamenti europeo \u00e8 stato ritardato a causa del timore, da parte dei potenziali nuovi utenti, di una dura reazione statunitense.<\/p>\n<p>La\u00a0<i>Politica di sicurezza e di difesa comune\u00a0<\/i>della UE (CSDP-Common Security and Defence Policy) rappresenta un altro settore di potenziale conflitto con gli USA. Il tentativo di rafforzare la capacit\u00e0 militare comune dell\u2019Unione \u00e8 stato lanciato nel 2016 e, secondo il presidente della Commissione Europea (CE) Jean- Claude Juncker, dovrebbe compiersi entro il 2024. La tesi secondo cui la UE sta tentando, con ci\u00f2, di guadagnare maggiore autonomia dalla NATO a guida USA \u00e8 stata minimizzata da Juncker. Nel giugno 2018, su iniziativa del presidente francese Emmanuel Macron, nove paesi UE hanno accettato di formare una\u00a0<i>Forza militare d\u2019intervento europeo<\/i>. Le preoccupazioni sul rapporto tra questa e la NATO sono state messe da parte dal segretario generale NATO Jens Stoltenberg, il quale ha dichiarato di aver accolto favorevolmente l\u2019iniziativa. Formalmente, il nuovo comando \u00e8 estraneo alle strutture UE, la qual cosa permetter\u00e0 alla Gran Bretagna di partecipare a prescindere dal suo abbandono dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>Il Regno Unito dovrebbe, infatti, abbandonare la UE nella primavera 2019. Tuttavia, il partito conservatore al governo \u00e8 profondamente diviso al suo interno ed \u00e8 apparso in estremo ritardo nella presentazione di proposte concrete sulle modalit\u00e0 di uscita, cercando di evitare fino all\u2019ultimo le questioni pi\u00f9 spinose, in particolare quella che riguarda lo status dell\u2019Irlanda del Nord. Malgrado l\u2019insorgere di una grave crisi costituzionale in Gran Bretagna, tuttavia, al momento lo scenario pi\u00f9 probabile \u00e8 che alla fine la Gran Bretagna si barcamener\u00e0 in uno status di associato che, se da un lato la vincoler\u00e0 al rispetto delle regole dell\u2019Unione e alla contribuzione al bilancio comunitario, dall\u2019altro la spoglier\u00e0 della sua capacit\u00e0 di promuovere in Europa quelle politiche neoliberiste di cui pure si \u00e8 fatta alfiere sin dagli anni 80.<\/p>\n<p><b>Divergenze in aumento<\/b><\/p>\n<p>Nell\u2019Eurozona gli sviluppi economici successivi alla crisi sono stati caratterizzati da una crescente divergenza in termini di produttivit\u00e0 tra i paesi del Nord e quelli del Sud, con la Francia in posizione intermedia. Anche la perfetta macchina industriale della Germania si trova di fronte alla sfida di adattarsi ai cambiamenti dei modelli di trasporto e la sua eccessiva dipendenza dalle esportazioni la rende vulnerabile rispetto a possibili rivolgimenti dell\u2019economia globale. Tuttavia, \u00e8 nei paesi del Sud Europa che le sfide economiche e sociali sono pi\u00f9 drammatiche.<\/p>\n<p>Le persistenti divergenze sul ruolo dello stato nella politica macroeconomica sono state portate alla luce dal nuovo governo eletto in Italia. Per quasi due decenni non c\u2019\u00e8 stata praticamente crescita economica in Italia e la disoccupazione \u00e8 profondamente radicata, specialmente nel Sud e tra i giovani. Dopo le elezioni del 2018 un\u2019improbabile coalizione di governo di destra e populisti, formata dal Movimento 5 Stelle e dalla Lega, ha ventilato una politica economica pi\u00f9 espansiva, ma il secco no delle autorit\u00e0 comunitarie ha imposto di ridurre la portata delle proposte iniziali. Anche in Spagna il governo di minoranza dei socialisti ha proposto un piano economico espansivo, pur se pi\u00f9 contenuto. Al momento, comunque, non sembra esserci alcuna mossa concertata dei paesi del Sud per rompere la morsa soffocante delle politiche monetariste che continuano a dominare la governance economica nell\u2019Eurozona.<\/p>\n<p>Nel frattempo, le proposte per rafforzare il sistema bancario dell\u2019area euro hanno fatto solo modesti passi avanti. La preoccupazione per l\u2019eccessiva frammentazione della vigilanza delle banche in Europa ha portato al varo di un meccanismo di vigilanza comunitario nel 2014 e le maggiori banche sono ora direttamente controllate dalla Banca Centrale Europea (BCE). Inoltre, \u00e8 stata istituita una procedura europea per la liquidazione delle banche fallite. Ma una proposta decisiva per creare un sistema europeo di assicurazione dei depositi \u00e8 stata respinta, in primis dalla Germania. Pi\u00f9 in generale, rispetto a quanto avvenuto negli Stati Uniti, sono stati adottati provvedimenti limitati per rafforzare i bilanci delle banche dopo la crisi e vi sono diffusi dubbi sulla posizione di un certo numero di banche chiave, in particolare in Italia e Germania.<\/p>\n<p>I livelli prolungati di alta disoccupazione in alcuni paesi, insieme alla crescente prevalenza di posti di lavoro a basso salario e di percorsi occupazionali precari, hanno contribuito ad aumentare il malcontento sociale in molti stati dell\u2019Unione. Ci\u00f2 \u00e8 stato accompagnato da un crescente sostegno ai partiti nazionalisti di destra in un certo numero di paesi, molti dei quali sono ostili alla moneta unica e persino alla stessa UE. Gli sviluppi in Italia potrebbero rappresentare una sfida decisiva per la governance dell\u2019Eurozona. Tuttavia, gli interessi di vasti settori del capitale sono cos\u00ec strettamente collegati all\u2019euro (e qualsiasi tentativo di uscita dall\u2019euro provocherebbe una tale tempesta finanziaria) che \u00e8 improbabile che la sopravvivenza della moneta unica sia realmente messa in discussione.<\/p>\n<p>Nella maggior parte dell\u2019Europa, i movimenti progressisti sono in una posizione debole. I sindacati sono stati marginalizzati e i partiti socialdemocratici tradizionali hanno perso sostegno a causa della loro complicit\u00e0 nel promuovere politiche neoliberiste. Sfide pi\u00f9 radicali hanno sub\u00ecto una grave sconfitta, in particolare nel caso della Grecia. Iniziative pi\u00f9 modeste si sono affermate in Portogallo, dove il partito socialista governa con l\u2019appoggio del\u00a0<i>Blocco di sinistra\u00a0<\/i>e del\u00a0<i>Partito comunista<\/i>, mentre in Spagna il governo di minoranza del\u00a0<i>Partito socialista\u00a0<\/i>ha tentato di superare le severe politiche di austerit\u00e0 con il sostegno parlamentare di\u00a0<i>Podemos<\/i>.<\/p>\n<p>Sullo sfondo del crescente consenso guadagnato dalle forze di destra nazionaliste e populiste, questo\u00a0<i>EuroMemorandum\u00a0<\/i>mira, come negli anni precedenti, a contribuire allo sviluppo di una politica economica progressista per l\u2019Europa. Oggi pi\u00f9 che mai \u00e8 necessario ricostruire un progetto di integrazione politica rispondente sia ai bisogni economici e sociali della grande maggioranza delle persone che ai bisogni ecologici del pianeta. In particolare, \u00e8 necessario affrontare le domande di coloro che hanno sub\u00ecto l\u2019impatto negativo della lunga crisi iniziata nel 2007-08: i lavoratori sempre pi\u00f9 sfruttati, i precari sempre pi\u00f9 numerosi, i disoccupati, i migranti e gli altri gruppi vulnerabili. \u00c8 in questo senso che vogliamo un\u2019economia politica progressista per l\u2019Europa, meglio dettagliata nei prossimi capitoli.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/sbilanciamoci.info\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Sbilibro18_EuroMemorandum2019.pdf\"><strong>SCARICA<\/strong>\u00a0LA TRADUZIONE ITALIANA DEL RAPPORTO EUROMEMORANDUM 2019<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cUna politica economica per classi popolari in Europa\u201d \u00e8 il titolo del Rapporto Euromemorandum 2019, redatto dal gruppo di economisti di EuroMemo \u2013 European Economists for an Alternative Economic Policy in Europe e tradotto, come ogni anno, da Sbilanciamoci!. 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