{"id":855600,"date":"2019-05-16T09:56:26","date_gmt":"2019-05-16T08:56:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=855600"},"modified":"2019-05-16T09:56:26","modified_gmt":"2019-05-16T08:56:26","slug":"auto-elettrica-impatto-ambientale-caso-italiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2019\/05\/auto-elettrica-impatto-ambientale-caso-italiano\/","title":{"rendered":"Auto elettrica, impatto ambientale, caso italiano"},"content":{"rendered":"<h3><strong>Un mondo in continuo cambiamento<\/strong><\/h3>\n<p>Il mondo cambia, cambiano i valori, le sensibilit\u00e0, le tecnologie\u00a0 e, di conseguenza gli strumenti che ci circondano, grandi e piccoli. Qualche giorno mettendo in ordine la cantina, mi \u00e8 venuta sotto mano una scatola contenente floppy disk, un walkman e alcune audio\u00a0 cassette, vent&#8217;anni fa erano oggetti comunissimi, oggi sono pezzi d&#8217;antiquariato. Dopo la rivoluzione nelle telecomunicazioni e nel web, sembra che dopo un secolo\u00a0 sia giunto il momento dei mezzi di trasporto. Tra gli attori principali in questo campo vi sono i costruttori di autoveicoli. Si d\u00e0 il caso che Torino, pur avendo drasticamente ridotto la produzione di auto, e di conseguenza di occupati in questo settore, sia ancora un polo importante dell\u2019Automotive. Magari si produce poco, tuttavia si continua a studiare e a osservare cosa avviene negli altri paesi.<\/p>\n<h3><strong>La questione ambientale<\/strong><\/h3>\n<p>Nell\u2019immaginario collettivo le emissioni inquinanti si associano quasi sempre ai tubi di scarico delle automobili. Tant&#8217;\u00e8 vero che quando nelle grandi citt\u00e0 si superano le soglie delle polveri sottili e di ossido di azoto, i sindaci ricorrono alla riduzione o al blocco parziale del traffico veicolare. I legislatori di gran parte del mondo industrializzato hanno reso operative restrizioni, nelle emissioni delle autovetture, tali\u00a0 da incentivare sempre di pi\u00f9 i costruttori di queste a percorrere soluzioni alternative e ad abbandonare alcuni idrocarburi come, ad esempio, il gasolio. La panacea risulta essere la propulsione elettrica e, in un contesto cos\u00ec consolidato come il settore automotive, che da pi\u00f9 di cent\u2019anni ha adottato universalmente il motore a scoppio a quattro tempi, si tratta indubbiamente di una rivoluzione epocale.<\/p>\n<h3><strong>Ritorno alle origini<\/strong><\/h3>\n<p>In realt\u00e0 di nuovo, a parte i materiali in gioco, c\u2019\u00e8 ben poco, perch\u00e9 l\u2019industria automobilistica all&#8217;inizio del XX secolo era soprattutto orientata verso la propulsione elettrica. La stessa Ford ha realizzato i suoi primi modelli con questo tipo di motori. Il bassissimo costo della benzina, unito alla facilit\u00e0 del\u00a0 trasporto e della distribuzione, ha determinato l\u2019affermazione dei motori che, per funzionare, bruciano combustibili fossili. In momenti diversi, anche a causa di crisi petrolifere e allarmi dell\u2019imminente fine della sua disponibilit\u00e0, l\u2019industria automobilistica ha proposto vetture elettriche, non riuscendo per\u00f2 mai a far eclissare il dominio delle altre. Anche perch\u00e9 alla presentazione di queste alternative non si attuavano politiche e riorganizzazioni di distribuzione e fruizione di corrente elettrica a buon mercato per l\u2019autotrazione, nelle citt\u00e0 e nelle reti stradali.<\/p>\n<h3><strong>La volta buona?<\/strong><\/h3>\n<p>L\u2019emergenza ambientale e la necessit\u00e0 di concretizzare qualcosa per attenuare almeno in parte le emissioni di CO2 nell&#8217;atmosfera hanno determinato politiche che potrebbero far affermare l\u2019auto elettrica. Utilizziamo il condizionale perch\u00e9, stando ai dati riportati dall\u2019European Automobile Manufacturers Association (ACEA), nell&#8217;Unione Europea nel 2018 la vendita di vetture elettriche e ibride ha raggiunto appena il 2% del mercato.<\/p>\n<h3><strong>Tipologie<\/strong><\/h3>\n<p>A parte le auto ibride (HEV) che, accoppiando all&#8217;elettrico un motore a scoppio convenzionale, continuano, anche se in misura minore, a inquinare, le vetture elettriche sono tutte equipaggiate da uno o pi\u00f9 motori elettrici, composti da una parte fissa (statore) e una rotante (rotore); questi hanno dimensioni di ingombro decisamente inferiori rispetto ai motori endotermici e un\u2019efficienza molto pi\u00f9 alta, possono essere alimentate da corrente fornita o da batterie presenti a bordo (BEV) o da una reazione chimica di ossidazione dell\u2019idrogeno, celle a combustibile (Fuel Cell). Tra le prime troviamo vetture come le Tesla, e la pi\u00f9 economica Nissan Leaf. Tra le seconde la Toyota Mirai. Le prime sono concettualmente pi\u00f9 semplici, anche se l\u2019insieme delle batterie montate in auto hanno un&#8217; architettura molto complessa, ben distante da quella presente nei telefoni cellulari. Le seconde richiedono un dispositivo (cella) che ,ossidando l\u2019idrogeno presente in un serbatoio con l\u2019ossigeno presente nell&#8217;atmosfera, produce corrente elettrica e, come prodotto di scarto, acqua calda. Le batterie a ioni di litio, molto performanti, trovano una larga applicazione sulle auto elettriche; una volta esaurite diventano un rifiuto tossico di complessa gestione. Ci\u00f2 rappresenta la loro criticit\u00e0 maggiore. Le vetture BEV sono caratterizzate da un elevato numero di batterie a ioni di lito nel loro interno, queste possono arrivare a pesare fino alla tonnellata, per essere ricaricate possono occorrere pi\u00f9 di otto ore, inoltre si possono manifestare fenomeni di autocombustione che non \u00e8 possibile spegnere. Quelle a \u201cfuel cell\u201d dipendono dall&#8217;idrogeno, che non \u00e8 presente in natura sulla superficie terrestre, ed \u00e8 difficile da stoccare, trasportare e anche mantenere in vettura.<\/p>\n<h3><strong>Occhio agli annunci sensazionali<\/strong><\/h3>\n<p>Ci sono produttori che catturano l\u2019attenzione grazie ad annunci sensazionali, promettendo ricariche in tempi brevissimi, e autonomie prossime ai seicento chilometri, mantenendo velocit\u00e0 sostenute. Peccato che manchi una effettiva verifica o un contraddittorio. Le ricariche rapide possono essere una soluzione una tantum ma, se effettuate con continuit\u00e0, riducono drammaticamente il ciclo vitale delle batterie, il costo di acquisto di una vettura elettrica continua ad essere superiore del doppio rispetto a quelle tradizionali, quando una vettura a batterie si incendia, bisogna aspettare che l\u2019incendio si esaurisca. Ma soprattutto non si sa ancora come gestire le batterie esauste, in ultimo non si capisce perch\u00e9 anche se si \u00e8 in riserva si debba andare in giro con un peso di diversi quintali determinato dal pacco batterie.<\/p>\n<h3><strong>L\u2019esempio del Giappone e Corea<\/strong><\/h3>\n<p>La giapponese Toyota negli anni \u201990 realizz\u00f2 prima la tecnologia delle celle a combustibile (1992) e poi quella ibrida. Vista la complessit\u00e0 della gestione dell\u2019idrogeno, concentr\u00f2 i suoi sforzi sull&#8217;ibrido, intuendone il successo commerciale, ma continuando a sviluppare quella dell\u2019idrogeno. Gli altri costruttori del Sol Levante e della vicina Corea hanno seguito la stessa via. Attualmente Toyota \u00e8 il leader delle vetture ibride e ha dirottato sulla nuova vettura Mirai, a fuel cell, quasi tutti i componenti impiegati sull&#8217;ibrido. Dal momento che la criticit\u00e0 \u00e8 rappresentata dal contenimento dell\u2019idrogeno, la Toyota si \u00e8 focalizzata trasferendo ad altri partner lo sviluppo dei componenti gi\u00e0 maturi. Siccome lo stoccaggio e la distribuzione dell\u2019idrogeno rappresentano sfide e un impegno vitale per l\u2019affermazione di questo tipo di automobili (e non sostenibili da un unico soggetto), l\u2019intera industria automobilistica giapponese si \u00e8 assunta l\u2019onere di farsene carico, finanziandola. Nel 2020 si svolgeranno a Tokyo i prossimi Giochi Olimpici, e molti sguardi saranno rivolti l\u00ec. Per quell&#8217;occasione, tutto ci\u00f2 che sar\u00e0 coinvolto nelle Olimpiadi sar\u00e0 movimentato con auto, bus e camion, alimentati a idrogeno, e questo influenzer\u00e0 il mondo.<\/p>\n<h3><strong>E quello degli USA e dell\u2019Europa<\/strong><\/h3>\n<p>Gli Stati Uniti sono il Paese del fenomeno Tesla, un\u2019azienda giovanissima, che non ha nulla in comune con gli storici marchi automobilistici. Il fondatore \u00e8 Elon Musk,\u00a0 proprietario inoltre della Space X, azienda produttrice dei missili per la NASA. Entrambe sono state create dal nulla e sono diventate fin da subito un esempio da emulare. In particolare, Tesla ha l\u2019obiettivo di diventare leader mondiale dell\u2019auto elettrica. Anni fa present\u00f2 la Model 3,annunciandola in vendita per trentamila dollari, l\u2019equivalente di una qualsiasi vettura media convenzionale. Ha raccolto pi\u00f9 di quattrocentomila ordini, ciascun interessato ha versato anticipatamente 1000 $. Purtroppo l\u2019azienda ha incontrato enormi problemi sul fronte produttivo e in tempi brevi il prezzo \u00e8 stato corretto verso l\u2019alto: attualmente in USA \u00e8 in vendita a partire da 45 mila dollari. In Europa si \u00e8 aspettato molto prima di fare le cose seriamente; i tedeschi e i francesi sono quelli meglio attrezzati, perch\u00e9 se Renault grazie all&#8217;alleanza con la giapponese Nissan disponeva da subito delle tecnologie sull&#8217;elettrico, le aziende come Siemens, Bosch, Bollor\u00e8 e Peugeot si davano da fare sull&#8217;altra mobilit\u00e0 sostenibile, quella delle biciclette e degli scooter elettrici, acquisendo quelle competenze che sarebbero state utili anche sulle auto del futuro.<\/p>\n<h3><strong>Cosa succede in Italia (FCA)<\/strong><\/h3>\n<p>Negli anni novanta oltre alla Toyota c\u2019era anche la Fiat che sperimentava auto elettriche; addirittura, la Panda Elettra fu la prima auto elettrica ad essere commercializzata al grande pubblico, ad essa fece seguito la Seicento che adottava architetture e soluzioni che si trovano anche su quelle attuali. Nel 2000 venne inoltre<\/p>\n<p>presentata la Multipla Ibrida, che contrariamente a quanto annunciato non venne messa in vendita. Poi arriv\u00f2 la crisi del nuovo millennio, la Fiat rischi\u00f2 seriamente il fallimento, e a salvarla fu chiamato Sergio Marchionne che, influenzato dai numeri, considerava la trazione elettrica\u00a0 un inutile sperpero di denaro. La successiva messa al bando del diesel, motorizzazione regina della Fiat, imponeva per\u00f2 rapidi cambi di strategie. Per ora siamo solo agli annunci, a differenza della concorrenza non ha alcuna vettura in listino, n\u00e9 ibrida n\u00e9 elettrica. I piani prevedono entro il 2020 la commercializzazione delle attuali Jeep Renegade e Compass in versione ibride e, come soluzione totalmente elettrica, la sola 500, di prossima produzione nello storico stabilimento torinese di Mirafiori, attualmente sotto utilizzato. Come accennato in precedenza, le auto con batterie azzerano le emissioni di CO2, aspetto niente affatto irrilevante; tuttavia generano l&#8217;imminente problema della gestione delle batterie esauste e, intanto, il numero delle colonnine pubbliche per la ricarica presenti su strada \u00e8 ancora piuttosto esiguo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un mondo in continuo cambiamento Il mondo cambia, cambiano i valori, le sensibilit\u00e0, le tecnologie\u00a0 e, di conseguenza gli strumenti che ci circondano, grandi e piccoli. 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