{"id":854824,"date":"2019-05-13T13:39:24","date_gmt":"2019-05-13T12:39:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=854824"},"modified":"2019-05-13T13:39:24","modified_gmt":"2019-05-13T12:39:24","slug":"libia-il-bianco-e-il-nero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2019\/05\/libia-il-bianco-e-il-nero\/","title":{"rendered":"Libia: il bianco e il nero"},"content":{"rendered":"<div class=\"attribute-long\">\n<p>L\u2019ultima mossa, in ordine di tempo, e di stampo diplomatico, \u00e9 stata di Fayez Al-Serraj, con il suo breve viaggio in Italia, Germania e Francia nei giorni scorsi.\u00a0Gli incontri con Giuseppe Conte, Angela Merkel e Emmanuel Macron, agli occhi del Presidente del Consiglio presidenziale del governo di unione nazionale, basato a Tripoli, avrebbero dovuto dissipare, o per lo meno rendere meno evidenti, le nuove alleanze che si stanno profilando dopo l\u2019<a href=\"https:\/\/www.unimondo.org\/Guide\/Guerra-e-Pace\/Nuove-guerre\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">intervento militare<\/a> dell\u2019uomo forte di Tobruk, Khalifa Haftar, che n\u00e9 Italia, n\u00e9 Germania, n\u00e9 Francia hanno condannato con forza.<\/p>\n<p><b>Fayez Al-Serraj \u00e8 rientrato in Libia, dal suo \u201cpellegrinaggio\u201d europeo, con generiche dichiarazioni di solidariet\u00e0, ma con intatto il dubbio di avere interlocutori europei sempre meno affidabili, per lui.\u00a0<\/b>Come nel gioco degli scacchi in Libia Fayez Al-Serraj, l\u2019architetto, capo di un governo che si definisce, eufemisticamente, di unit\u00e0 nazionale, e Khalifa Haftar, il generale che vuole farsi presidente, sono stati designati (o auto nominati) ad essere il \u201cbianco\u201d ed il \u201cnero\u201d, cercando di darsi reciproco scacco matto, con i loro manipoli di alfieri, cavalli e pedoni, lasciando per\u00f2 a re, che si muovono su una scacchiera pi\u00f9 ampia e lontana, il compito di orientarne le mosse.\u00a0<b>Ad oggi la situazione \u00e8 di stallo<\/b>, con\u00a0<a href=\"https:\/\/www.unimondo.org\/Notizie\/Libia-Haftar-si-prende-il-Fezzan-e-Serraj-lo-denuncia-all-Onu-181872\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">scaramucce, combattimenti pi\u00f9 pesanti e attacchi reciproci<\/a>\u00a0che non dipanano una matassa complessa ma provocano dolore e disagi ad una popolazione (circa 6,5 milioni di persone), spesso dimenticata, che, come in tutti i conflitti, subisce senza avere voce in capitolo.<\/p>\n<p><b>Diversi sono le origini e i percorsi dei due contendenti, Fayez Al-Serraji e Khalifa Haftar.\u00a0<\/b>Il primo \u00e8 un architetto e uomo d\u2019affari nato a Tripoli 59 anni fa, entrato in politica solo dopo la rivolta del 2011 che port\u00f2 alla caduta di Muammar Gheddafi e sospinto al vertice del Paese il 17 dicembre 2015 con un accordo, sotto l&#8217;egida dell&#8217;ONU, tra le pi\u00f9 importanti trib\u00f9 libiche di Tobruk (Cirenaica) e Tripoli (Tripolitania), con l&#8217;obiettivo, rapidamente fallito, di porre fine alla guerra civile che continuava anche dopo la fine del regime gheddafiano.\u00a0E\u2019 considerato un abile negoziatore e disposto ad ogni compromesso.\u00a0Il secondo, nato in Cirenaica 75 anni fa, fu a fianco di Gheddafi\u00a0durante il golpe che rovesci\u00f2 re Idris nel 1969, poi imprigionato dal Colonnello nel 1987 (per tre anni) dopo la fallimentare campagna in Ciad, meditando vendetta per oltre vent&#8217;anni, vissuti in Virginia (USA), poco distante dal quartier generale della CIA; tornato in Libia nel 2011 nel maggio del 2014 ha lanciato da Bengasi l&#8217;Operazione Dignit\u00e0 contro le milizie islamiste.\u00a0E\u2019 ritenuto un abile stratega, con un concetto di lealt\u00e0 molto labile.<\/p>\n<p><b>Ambedue hanno i loro padrini e protettori, che talvolta giocano da una parte e poi dall\u2019altra o, contemporaneamente, in entrambe, per ragioni di opportunit\u00e0 <a href=\"https:\/\/www.unimondo.org\/Guide\/Politica\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">politica<\/a> e\/o <a href=\"https:\/\/www.unimondo.org\/Guide\/Economia\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">economica<\/a>, o semplicemente egemonica.\u00a0<\/b>Dalla parte di Fayez Al-Serraji: Qatar, Turchia, UE ( con distinguo).\u00a0Dalla parte di Khalifa Haftar: Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia.\u00a0Altalenanti : USA (ora con Haftar), Italia (prima con Fayez Al-Serraji, ora in fase neutra), Francia (ora con Haftar).\u00a0Nel bel mezzo l\u2019<a href=\"https:\/\/www.unimondo.org\/Guide\/Politica\/Onu\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ONU<\/a> che, come sopra scritto, ha riconosciuto il Governo di Fayez Al-Serraji e che spinge per soluzioni non militari, avendo inviato rappresentanti speciali diplomatici, Bernardino L\u00e9on (2014) e Ghassan Salam\u00e9 (2017), promuovendo, o sostenendo, vari incontri fra i contendenti, fin dal dicembre 2015, con l\u2019accordo di Skhirat (Marocco), nel tentativo inutile, per ora, di ricomporre le divisioni.<\/p>\n<p>L\u2019ultima conferenza a Palermo, lo scorso 13 novembre, voluta dal governo italiano per controbattere quella di Parigi organizzata dal presidente Macron, del 25 luglio 2018 , alla quale l\u2019Italia non era stata invitata.\u00a0<b>In entrambi i casi strette di mano, televisive, fra Fayez Al-Serraji e Khalifa Haftar, poi il ritorno a casa, \u201c<a href=\"https:\/\/www.unimondo.org\/Notizie\/Video\/Una-poltrana-per-due-in-Libia-chi-vuole-veramente-il-potere\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">nemici come prima<\/a>\u201d.\u00a0<\/b>I fattori in gioco, interni ed esterni, sono molteplici.<\/p>\n<p>Sul fronte esterno, tanto per citarne alcuni, la Francia di Macron ha l\u2019interesse a sostenere un nuovo corso in Libia per destabilizzare lo storico predominio italiano sul <a href=\"https:\/\/www.unimondo.org\/Guide\/Ambiente\/Petrolio\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">petrolio<\/a> libico, l\u2019America di Trump invia all\u2019Italia segnali di forte irritazione per aver firmato accordi con la Cina riguardanti la nuova \u201c Via della seta\u201d, e l\u2019Egitto ha l\u2019interesse di spedire messaggi, pi\u00f9 o meno subliminali, all\u2019Algeria per scoraggiare cambiamenti radicali voluti dalla societ\u00e0 civile a danno delle forze militari.\u00a0Sul fronte interno ci sono fattori strutturali come gli interessi delle trib\u00f9 e delle milizie a loro legate, fra i quali la gestione degli oltre 200 mila migranti presenti sul territorio libico, senza contare l\u2019arrivo massiccio ora in gruppi, ora in ordine sparso, di terroristi legati all\u2019Isis, in cerca di nuovi territori dopo le disfatte in Irak e Siria.<\/p>\n<p><b>Utile a far comprendere l\u2019ambiente, teatro di scontri, interessi e intrighi nazionali e internazionali, pu\u00f2 essere un breve resoconto di un mio viaggio in Libia, nella tarda primavera del 1996, in pieno embargo ONU.\u00a0<\/b>Un primo pomeriggio passato nella camera di un albergo a Tripoli con l\u2019unica compagnia, si fa per dire, di un vecchio televisore in bianco e nero, di provenienza sovietica.\u00a0Un solo canale, musiche e canti patriottici, immagini del Leader della Gran Giamahiria (Repubblica) Araba Libica Popolare Socialista, Muammar Gheddafi, in ogni posa, in ogni dove, in ogni momento della giornata.\u00a0Gheddafi non ebbe mai un ruolo istituzionale e diede vita a una Repubblica senza Stato, quindi senza una Costituzione, creando un Comitato dei leaders tribali, per garantire il loro coinvolgimento nei processi decisionali, e un Comitato d\u2019onore per punizioni collettive nel caso un membro della tribu\u2019 avesse tradito il regime.\u00a0Improvvisamente uno speaker annunci\u00f2 un evento importante: Gheddafi avrebbe parlato ai capi delle centoquaranta trib\u00f9 riunite sul suo suolo natio di Sirte, e, come ogni sei mesi, nominato un Presidente della Repubblica, in rotazione fra le trib\u00f9 stesse, come sempre.\u00a0Furono due ore di pura \u201ccommedia dell\u2019arte\u201d in cui il Capo comico, Gheddafi, interpret\u00f2 magistralmente il suo ruolo di affabulatore, reprimendo, accusando e blandendo una platea asservita al proprio ruolo di comparsa.<\/p>\n<p>Le tre aree geografiche che formano la Libia, Tripolitania, Cirenaica e il deserto del Fezzan, sono entit\u00e0 autonome nelle quali si intersecano le 140 trib\u00f9, delle quali una trentina quelle con pi\u00f9 peso politico.\u00a0Ognuna di queste ha alla sua testa un leader, che non avendo mai vissuto in una democrazia come noi occidentali la concepiamo, si chiude nella propria autonomia ed autorit\u00e0, che sono state, e saranno, prioritarie rispetto ad un concetto di unit\u00e0 nazionale.\u00a0Non ho sicuramente nostalgia di quel regime sanguinario, ma certo \u00e9 che l&#8217;Occidente non ha mai voluto o saputo capire\u00a0<a href=\"https:\/\/www.unimondo.org\/Notizie\/Libia-il-caos-come-previsto-176845\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">i meccanismi che regolano gli equilibri nel mondo arabo, in generale; e della Libia, in particolare.<\/a>\u00a0Il \u201cbianco\u201d ed il \u201dnero\u201d in Libia hanno molte sfumature cromatiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><i><b>Ferruccio Bellicini<\/b><\/i><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019ultima mossa, in ordine di tempo, e di stampo diplomatico, \u00e9 stata di Fayez Al-Serraj, con il suo breve viaggio in Italia, Germania e Francia nei giorni scorsi.\u00a0Gli incontri con Giuseppe Conte, Angela Merkel e Emmanuel Macron, agli occhi 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