{"id":84757,"date":"2014-01-14T02:17:50","date_gmt":"2014-01-14T02:17:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=84757"},"modified":"2021-11-26T13:23:04","modified_gmt":"2021-11-26T13:23:04","slug":"cisgiordania-villaggi-della-nonviolenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2014\/01\/cisgiordania-villaggi-della-nonviolenza\/","title":{"rendered":"Cisgiordania, i villaggi della nonviolenza"},"content":{"rendered":"<p>Da qualche anno si registra una nuova tendenza in Cisgiordania, una nuova forma di resistenza che vuole promuovere l\u2019immagine della nonviolenza come arma per contrastare l\u2019occupazione israeliana. Un\u2019occupazione che dura ormai da tanto tempo, a cui i palestinesi hanno tentato di far fronte con mezzi e strategie diversi nel corso della storia.<\/p>\n<p>La nuova tendenza \u00e8 proprio quella della lotta nonviolenta e nasce, e cresce, di pari passo alla costruzione del muro di separazione israeliano e delle colonie illegali in Cisgiordania. I villaggi di Bil\u2019in, Nabi Saleh, Kafr Qaddoum, Budrus e Ni\u2019lin sono solo alcune delle numerose realt\u00e0 che della nonviolenza fanno ogni settimana la loro arma pi\u00f9 potente. In questi villaggi, spesso abitati solo da poche migliaia di persone, sono stati creati dei Comitati di Coordinamento della Lotta Popolare (Popular Struggle Coordination Committee), che organizzano ogni settimana manifestazioni, tutte lo stesso comune denominatore: la nonviolenza. L\u2019obiettivo di questi comitati \u00e8 quello di screditare le convinzioni della comunit\u00e0 internazionale e dei media mainstream secondo cui a lotta palestinese equivale terrorismo e mostrare questo popolo come il rappresentante di una nuova resistenza pacifica, nonviolenta che porta avanti una battaglia per promuovere il riconoscimento dei diritti umani e del diritto all\u2019autodeterminazione, cos\u00ec come sancito dal diritto internazionale.<\/p>\n<p>Le manifestazioni organizzate dai vari comitati, si tengono generalmente una volta a settimana, spesso il venerd\u00ec, dopo la preghiera, la Salat al-jumu\u2019a, e seguono tutte lo stesso filo conduttore: gli abitanti del villaggio, accompagnati spesso da attivisti internazionali del movimento ISM (International Solidarity Movement), percorrono, con manifesti e bandiere, le strade circostanti, in direzione del muro o delle colonie, gridando slogan di protesta e cantando canzoni palestinesi. Da parte sua l\u2019esercito israeliano blocca l\u2019area o la strada, giustificandosi dicendo\u00a0 di voler proteggere i coloni. Infine Israele cerca di disperdere i manifestanti lanciando sulla folla lacrimogeni, proiettili di gomma e bombe sonore, spesso ferendoli, a volte uccidendo qualcuno. Il venerd\u00ec la vita di questi villaggi diventa un inferno e una manifestazione pacifica e disarmata si trasforma in una guerra ad armi impari, dove il pi\u00f9 delle volte a rimetterci sono i bambini. I pi\u00f9 piccoli infatti, che partecipano attivamente alla vita del villaggio e alle manifestazioni, diventano spesso e volentieri il bersaglio dei soldati. Quando dalle jeep vengono lanciati i lacrimogeni in strada, sono i bambini pi\u00f9 piccoli a soffrire di pi\u00f9 per i gas tossici, perch\u00e9 sono pi\u00f9 bassi e vengono completamente invasi dalle nubi.<\/p>\n<p>A <b>Nabi Saleh<\/b> ben 33 bambini con meno di 16 anni sono stati arrestati dall\u2019esercito israeliano durante le manifestazioni e trasferiti in una prigione vicino a Jaffa con l\u2019accusa di lancio di pietre.Qui l\u2019esercito fa incursione nelle case di notte per schedare o arrestare i ragazzi di cui ha riconosciuto l\u2019identit\u00e0 durante le manifestazioni (molti si coprono il volto sperando di non essere riconosciuti e di non subire l\u2019umiliazione di un raid notturno, ma altri tengono il volto scoperto convinti del fatto che l\u2019esercito conosce esattamente i nomi e le abitazioni di tutti i manifestanti).<\/p>\n<p>A Nabi Saleh la resistenza \u00e8 partita dalle donne. In questo piccolo villaggio di 500 abitanti non ci sono grandi differenze sociali tra uomini e donne e le decisioni delle donne sono fortemente supportate dai loro compagni.<\/p>\n<p>In questo villaggio si manifesta contro la confisca delle terre e l\u2019occupazione da parte della vicina colonia israeliana, Halamish. Durante le proteste ci sono scontri regolari con l&#8217;esercito. L\u201911 Dicembre 2011, Mustafa Tamimi \u00e8 stato colpito al volto da un candelotto lacrimogeno da distanza ravvicinata ed poi \u00e8 morto per le ferite riportate. Il giorno dopo, un gruppo di manifestanti ha marciato verso l&#8217;ingresso della colonia di Halamish per commemorare Tamimi, ma sono stati fermati dall&#8217;esercito israeliano, che ha arrestato 15 manifestanti, tra cui palestinesi, israeliani ed internazionali.<\/p>\n<p>Da quando sono iniziate le manifestazioni in questi villaggi, infatti, non solo molti internazionali si sono uniti a questa lotta, ma anche molti attivisti israeliani hanno cominciato a sostenerla, partecipando alle manifestazioni e rischiando la vita allo stesso modo dei palestinesi. Questa partecipazione \u00e8 importante per i palestinesi che non solo conoscono il lato umano di molti israeliani che come loro vogliono giustizia e pace, ma sono un fattore altamente destabilizzante per le autorit\u00e0 israeliane che con la loro presenza sono costrette a ridurre il raggio di azione.<\/p>\n<p>\u00c8 quello che succede anche a <b>Bil\u2019in<\/b>, villaggio che si \u00e8 fatto conoscere nell\u2019ultimo anno per un documentario candidato agli Oscar, co-diretto insieme da un palestinese (Emad Burnat) e da un israeliano (Guy Davidi): <i>Five Broken Cameras\u00a0<\/i>(<a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=3K-mGWy9iUg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">trailer<\/a>). Il film racconta proprio della resistenza nonviolenta del villaggio, la cui vita \u00e8 fortemente influenzata dalla barriera di separazione israeliana. Il documentario \u00e8 stato girato quasi interamente dal regista e contadino Burnat, e ruota attorno alla distruzione delle sue telecamere di Burnat da parte degli israeliani. A Bil&#8217;in\u00a0le manifestazioni sono iniziate nel 2005 e sono supportate da alcune tra le pi\u00f9 grandi organizzazioni internazionali ed israeliane come Gush Shalom, Anarchists Against the Wall e l&#8217;ISM. Le proteste chiedono l&#8217;arresto della costruzione del muro e la demolizione delle porzioni gi\u00e0 costruite.<\/p>\n<p>Anche i 1.500 abitanti di <b>Budrus<\/b> sono riusciti ad ottenere visibilit\u00e0 internazionale grazie a un documentario, che porta lo stesso nome del villaggio e anch\u2019esso ha una produzione multiculturale (palestinese, israeliana e americana, ma diretto da una regista brasiliana, Julia Bacha). Anche <i>Budrus <\/i>(<a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=CJkPVAcXq1Y\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">trailer film<\/a>), che ha debuttato al Dubai International Film Festival del 2009, si concentra sulla resistenza nonviolenta del villaggio del governatorato di Ramallah e ci racconta le reazioni degli abitanti alla costruzione del muro all\u2019interno del territorio. A partire dal 2000 la piccola cittadina \u00e8 stata divisa e circondata dalla barriera israeliana e i 1.500 abitanti di Budrus hanno perso circa 300 ettari di terreno e 3.000 alberi di ulivo. Questi alberi erano non solo fondamentali per la sussistenza, ma erano anche sacri per la storia intergenerazionale del paese.<\/p>\n<p>La stessa sorte \u00e8 toccata al non lontano villaggio di <b>Kafr Qaddoum<\/b>, a nord di Nablus, un villaggio vecchio di 3.000 anni che vive di agricoltura. Fu occupato dagli israeliani nel 1967 e nel 1978 venne creata la colonia illegale di Qaddumim, che and\u00f2 a occupare 400 ettari di terra rubata al villaggio. Oggi gli abitanti del villaggio (circa 4.000) non possono accedere ad altri 1.100 ettari di terra a causa della chiusura della strada principale, nel 2002, da parte dell\u2019esercito israeliano per le gi\u00e0 citate \u201cragioni di sicurezza\u201d che cercano di mantenere le distanze con la vicina colonia. Con la chiusura di quella strada gli abitanti di Kafr Qaddoum devono percorrere circa 15 km in pi\u00f9 per raggiungere i paesi vicini come Nablus (che dista 13 km) e Qalqilya (a 17 km di distanza). Da due anni e mezzo dunque il Comitato di resistenza nonviolenta di questo villaggio organizza ogni venerd\u00ec una manifestazione lungo quella strada chiusa, fino alla colonia. Le conseguenze sono quelle che gi\u00e0 conosciamo. Lungo quella strada stretta per\u00f2 l\u2019offensiva israeliana \u00e8 ancora pi\u00f9 efficace e la nube di fumo chiude completamente l\u2019area della manifestazione, lasciando come unica via di fuga la parte bassa del paese. Spesso l\u2019esercito dall\u2019altro della strada scende fino al paese e i lanci di lacrimogeni raggiungono spesso le case entrando dalle finestre e creando moltissimi disagi.<\/p>\n<p>Anche a <b>Ni\u2019lin<\/b> si ripete sempre lo stesso schema. Questo villaggio di 4.500 abitanti, che dista 4km da Budrus e 5 da Qibya (che \u00e8 nota per ancor pi\u00f9 tristi ragioni),\u00a0 protesta settimanalmente contro l\u2019ampliamento della barriera illegale israeliana, iniziata nel 2008. Ad oggi, circa il 30% della terra di \u00a0Ni\u2019lin \u00e8 stata sottratta ai suoi abitanti ed \u00e8 stato stimato che quando il \u201cpiano\u201d sar\u00e0 concluso la barriera rimuover\u00e0 un terzo degli ettari di questo villaggio. Durante il periodo delle prime manifestazioni, l\u2019offensiva israeliana lungo il confine ha portato alla morte di un bambino di 10 anni, Ahmed Moussa, il 29 luglio 2008. Numerosi sono stati i morti e i feriti negli anni di proteste nonviolente a Ni\u2019lin ma in questo villaggio Israele ha iniziato a utilizzare un nuovo metodo per disperdere i manifestanti: un getto di acqua e liquami con concime animale e prodotti chimici che \u00e8 stato soprannominato \u201cskunk\u201d. Numerosi sono anche i raid dell\u2019esercito all\u2019interno del villaggio, che spesso avvengono di notte. A novembre dello scorso anno, ad esempio, un mercoled\u00ec mattina, alle 05:00, l\u2019esercito ha fatto incursione con circa 16 jeep militari e 50 soldati a piedi che hanno fatto irruzione nelle case arrestando due ragazzi palestinesi: Abdull Halim Khawaja, di 24 anni, e Zohdi Nafi, di 21, lanciando bombe sonore e lacrimogeni svegliando tutti gli abitanti.<\/p>\n<p>In tutti i villaggi che hanno scelto di percorrere la strada della resistenza nonviolenta le incursioni notturne e diurne continuano e le cosiddette \u201cdetenzioni amministrative\u201d aumentano ogni settimana. Con la scusa delle ragioni di sicurezza, infatti, Israele si arroga il diritto di privare i cittadini palestinesi della loro libert\u00e0 individuale, come azione punitiva nei confronti di una collettivit\u00e0 che si avvale della nonviolenza per contrastare l\u2019occupazione e l\u2019<i>apartheid<\/i> e per ristabilire i diritti di ogni uomo di essere libero e di vivere in pace nella propria terra.<\/p>\n<p>Un elemento fondamentale di tutte queste piccole realt\u00e0 sono le testimonianze video e quelle fotografiche. Sempre pi\u00f9 spesso infatti le manifestazioni settimanali vengono documentate dai giovani che possiedono una macchina fotografica o una videocamera. Documentare \u00e8 l\u2019obiettivo principale di queste manifestazioni perch\u00e9 soltanto cos\u00ec si pu\u00f2 mostrare alla comunit\u00e0 internazionale come vanno davvero le cose quando si ha a che fare con quella che si definisce l\u2019unica democrazia in medioriente.<\/p>\n<p>Di seguito alcuni link ai video delle manifestazioni nei vari villaggi.<\/p>\n<p>Nabi Saleh: <a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=pLdIZqxEyLE\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=pLdIZqxEyLE<\/a><\/p>\n<p>Bil\u2019in:<a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=pdlAZQXJIr8\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"> http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=pdlAZQXJIr8<\/a><\/p>\n<p>Kafr Qaddoum: <a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=4177BxIslXY\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=4177BxIslXY<\/a><\/p>\n<p>Ni\u2019lin:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=mtVcXoCyZ-M\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=mtVcXoCyZ-M<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da qualche anno si registra una nuova tendenza in Cisgiordania, una nuova forma di resistenza che vuole promuovere l\u2019immagine della nonviolenza come arma per contrastare l\u2019occupazione israeliana. 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