{"id":84502,"date":"2014-01-12T19:59:44","date_gmt":"2014-01-12T19:59:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=84502"},"modified":"2014-01-12T20:00:01","modified_gmt":"2014-01-12T20:00:01","slug":"un-anno-dopo-lintervento-francese-il-mali-sta-andando-verso-un-islam-nazionalista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2014\/01\/un-anno-dopo-lintervento-francese-il-mali-sta-andando-verso-un-islam-nazionalista\/","title":{"rendered":"Un anno dopo l&#8217;intervento francese, il Mali sta andando verso un Islam nazionalista"},"content":{"rendered":"<p>A Bamako, lo chiamano \u201c il cantiere di Banconi\u201d, dal nome del quartiere popolare sorto negli anni Settanta alla periferia della citt\u00e0. Vi si trovano una scuola, un dispensario sanitario, una moschea ultramoderna e un palazzo di quattro piani la cui entrata \u00e8 protetta da guardie del corpo e da un&#8217;entrata di sicurezza che cela la sede di An\u00e7ar Dine (da non confondere con Ansar Eddine, l\u2019organizzazione di Iyad Ag Ghaly, capo dei MUJAO), associazione fondata da Ch\u00e9rif Ousmane Madani Ha\u00efdara, l\u2019imam pi\u00f9 celebre del Mali.<\/p>\n<p>Ha\u00efdara, da molti soprannominato il \u201c mouride maliano\u201d e che i suoi fedeli chiamano Nyemogo (\u201cla Guida\u201d), \u00e8 considerato \u201cla principale alternativa islamica\u201d al wahhabismo e \u201cil nemico storico dei sunniti riformati\u201d (altro appellativo dato ai wahhabiti), secondo Gilles Holder, ricercatore di studi africani (CEAf).<\/p>\n<p>In Mali come in tutta la sub-regione, l\u2019avanzata di un Islam rigoroso venuto dalla penisola arabica o dall&#8217;Egitto e che giudica eretiche le confraternite e le pratiche ancestrali dei marabutti sembra ormai un processo irreversibile.<\/p>\n<p>Secondo Holder, Ha\u00efdara \u00e8 un riformista, ma resta fedele ai riti malink\u00e9 e rivendica un Islam integrato nella cultura dell\u2019Africa occidentale. Infatti egli prega in Bambara (lingua autoctona del Mali) ogni anno nello stadio Modibo-Ke\u00efta a Bamako, di fronte a decina di migliaia di adepti e dice: \u201cNoi siamo per un Islam tollerante, siamo contro il wahhabismo\u201d. E&#8217; un uomo che si esprime in modo semplice e diretto e accusa i difensori del wahhabismo a Bamako di avere \u201cdei legami\u201d con i gruppi islamici armati che stanno seviziando il nord del Mali, praticando la violenza e imponendo la Sharia. Quest&#8217;uomo che rivendica 1.2000.000 fedeli nel mondo sostiene che i wahhabiti non rappresentano che il 10% dei musulmani del Mali \u2013 cifra impossibile da verificare e che la controparte contesta- anche se deve ammettere che diventano ogni giorno pi\u00f9 numerosi.<\/p>\n<p>Il radicamento di questa corrente dell&#8217;Islam \u201cvenuto da fuori\u201d non \u00e8 recente. E&#8217; iniziata a met\u00e0 del XX secolo attraverso i commercianti \u201cdioulas\u201d che operavano tra l&#8217;Africa occidentale e il Golfo Persico e con il ritorno dei primi studenti dall&#8217;universit\u00e0 di Al-Azhar del Cairo. Il movimento si \u00e8 intensificato negli anni Settanta-Ottanta quando, sotto la copertura degli aiuti umanitari, l&#8217;Arabia Saudita ha creato (nel nord del Mali) ONG che mediante la costruzione di dispensari e di scuole hanno promosso la diffusione del wahhabismo. Questa dottrina inoltre ha beneficiato delle incessanti competizioni tra i movimenti malekiti (o sufi) che ne hanno indebolito i seguaci.<\/p>\n<p>Da allora \u00e8 un duello senza esclusione di colpi tra i riformisti e i sostenitori del sufismo come Haidara e i suoi seguaci. Quest&#8217;ultimo, che pare sostenuto dall&#8217;Iran, dispone di una radio e le sue preghiere registrate inondano il paese. Ma ci\u00f2 \u00e8 ben poca cosa se comparato alle risorse dei wahhabiti, finanziati dai paesi del Golfo, con moschee in crescita, una situazione sociale critica che attira gli emarginati verso la fede e una figura di popolare di spicco quanto quella di Haidara, Mahmoud Dicko.<\/p>\n<p>Quest&#8217;ultimo ha giocato un ruolo molto importante nella campagna elettorale mailiana. L\u2019imam della moschea sunnita riformata di Badalabougou (quartiere borghese di Bamako) \u00e8 l&#8217;altro predicatore alla moda nel paese: \u00e8 anch&#8217;egli capace di riunire decine di migliaia di persone e dal 2008 \u00e8 alla testa dell&#8217;Alto Consiglio Islamico del Mali (HCIM), una struttura di interfaccia tra le associazioni religiose, le moschee e le autorit\u00e0 del paese. Holder definisce questo consiglio \u201cun partito dell&#8217;slam\u201d e ha le sue buone ragioni: nel 2009 mobilitando i suoi seguaci Dicko ha piegato il governo del Mali che voleva adottare un codice di famiglia progressista. Nel 2011 ha imposto il segretario dell&#8217;Alto Consiglio del Mali a capo della Commissione elettorale indipendente. Nel 2012 fu sospettato di voler costruire ponti verso gli Jihadisti armati del nord e ha ottenuto dal governo di transizione la creazione di un Ministero degli affari religiosi. Nel 2013 ha giocato un ruolo attivo nella campagna elettorale e anche se non ha preso ufficialmente posizione per sostenere un candidato, ha permesso che la sua famiglia e che numerosi Iman suoi seguaci sostenessero l&#8217;attuale presidente Ibrahim Boubacar Ke\u00efta (IBK).<\/p>\n<p>Le sue dichiarazioni ambigue sulla sharia, le sue prese di posizione a favore di una Repubblica Islamica, i suoi antichi legami con Iyad Ag Ghaly, il leader del movimento islamico Ansar Eddine, fanno di Dicko un personaggio controverso.<\/p>\n<p>Per contrastare la sua influenza Ha\u00efdara ha lanciato nel 2011 il Raggruppamento dei leaders spirituali musulmani del Mali, il cui obiettivo \u00e8 l&#8217;unione dei sostenitori dell&#8217;Islam mal\u00e9kita. Dicko cavallo di Troia del sunnismo riformato del Mali? \u201cQuesto \u00e8 ci\u00f2 che dicono i miei detrattori\u201d risponde semplicemente Dicko. Originario di una grande famiglia di maraboutti di Timboctou, si trova presto di fronte ad un grande dilemma: seguire l&#8217;esempio del nonno, che apparteneva alla confraternita Tidjane? (di stampo salafita), o quello del padre, che pregava con le braccia incrociate sul petto come i wahhabiti? Dopo aver frequentato una moschea wahhabita a Bamako e aver studiato in Mauritania e in Arabia Saudita, sceglie definitivamente la via wahhabita; secondo lui la penetrazione del sunnismo riformato (salafismo) nella morale cos\u00ec come in politica \u00e8 inevitabile.<\/p>\n<p>L&#8217;antropologo Moussa Sow sostiene che in Mali si sta vivendo \u201cuna sorta di arabizzazione\u201d e che quando lui era piccolo nessuno incrociava le braccia per pregare alla moschea. \u201cOra invece \u00e8 di uso comune; inoltre a quell&#8217;epoca la preghiera del venerd\u00ec era importante, mentre ora \u00e8 sacra\u201d. Nel 1960 c&#8217;erano 40 moschee a Bamako, mentre ora sono pi\u00f9 di mille.<\/p>\n<p>Grandi predicatori in questi ultimi tempi hanno affermato il loro potere in Mali, come Dicko ed Haidara, approfittando del vuoto lasciato dallo stato nel campo della sanit\u00e0 e dell&#8217;istruzione; a poco a poco i discorsi pi\u00f9 radicali diventano i pi\u00f9 diffusi soprattutto in ambito urbano. Il Mali sta andando verso un Islam nazionalista&#8230; e tutto ci\u00f2 di fronte agli occhi inermi dell&#8217;Occidente, troppo impegnato a risolvere le proprie crisi economiche per intervenire in modo efficace.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A Bamako, lo chiamano \u201c il cantiere di Banconi\u201d, dal nome del quartiere popolare sorto negli anni Settanta alla periferia della citt\u00e0. 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