{"id":843887,"date":"2019-04-20T13:32:10","date_gmt":"2019-04-20T12:32:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=843887"},"modified":"2019-04-20T13:32:10","modified_gmt":"2019-04-20T12:32:10","slug":"la-propaganda-che-nega-la-realta-e-chi-veramente-aiuta-gli-ultimi-di-ogni-latitudine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2019\/04\/la-propaganda-che-nega-la-realta-e-chi-veramente-aiuta-gli-ultimi-di-ogni-latitudine\/","title":{"rendered":"La propaganda che nega la realt\u00e0 e chi veramente aiuta gli ultimi. Di ogni latitudine"},"content":{"rendered":"<p>Domenica 10 marzo, ora di pranzo. Irrompe nella tranquillit\u00e0 domenicale la notizia di un disastro aereo in Africa. Un Boeing 737 della Ethiopian Airlines \u00e8 precipitato 6 minuti dopo essere decollato da Addis Abeba. E\u2019 una strage, 157 i morti. Tra loro 8 cittadini italiani, tra cui alcune persone impegnate nella cooperazione internazionale. Tre giorni prima la trasmissione televisiva Piazza Pulita ha mandato in onda un\u2019inchiesta di Nello Trocchia che documenta le torture e le atrocit\u00e0 nei lager libici. Esclusa la geografia le due notizie sembrano non avere nulla in comune. E invece basta scorrere i commenti su siti web e social network, soprattutto facebook, per trovare un altro filo che li unisce. Un filo rosso della vergogna che qualsiasi coscienza civile dovrebbe provare nel leggere. Scorrendo i commenti ai post sulla pagina facebook di Repubblica si scopre che, appena uscita la prima notizia, qualcuno ha cliccato mi piace al post esultando alla morte di decine e decine di persone africane. E, nelle ore successive, ad ogni post (anche in pochissimi minuti dopo la pubblicazione) i commenti di insulti sono fioriti immediatamente. E, tra un insulto e l\u2019altro, ovviamente non poteva mancare il richiamo al \u201cpensate agli immigrati ma non v\u2019importa nulla di terremotati, anziani, disabili italiani\u201d. Scorrendo le bacheche (alcune, perch\u00e9 tutte ci vorrebbero anni) di chi scrive questi commenti, e seguendo l\u2019attivit\u00e0 sui social sulle pagine dei maggiori quotidiani, si nota immediatamente che ogni notizia su migranti, cittadini africani, solidariet\u00e0 internazionale, \u00e8 frequentata da un\u2019attivit\u00e0 frenetica che non si trova in nessun altro caso.<\/p>\n<p>I gracidanti \u201cprima gli italiani\u201d sono, in realt\u00e0, i primi a mettere davanti a tutto altro. Affermano che si dovrebbe pensare prima ai \u201cnostri\u201d e poi agli \u201caltri\u201d. Ma gli unici che realmente fanno il contrario sono loro. Qualche tempo fa quest\u2019attivit\u00e0 si \u00e8 concentrata su uno dei preti di frontiera italiano, Nandino Capovilla. In occasione di un incontro a Sacrofano sull\u2019accoglienza, Nandino ha scattato un selfie con papa Bergoglio che esibiva la spilletta \u201caprite i porti\u201d. La visione della foto ha scatenato una canea infinita, per settimane chiunque si \u00e8\u00a0 sentito in dovere di commentare, giudicare, insultare. \u201cI preti pensano solo agli immigrati perch\u00e9 odiano gli italiani\u201d, \u201cil Vaticano lucra sui clandestini e abbandona i poveri italiani\u201d e via discorrendo. Nessuno si \u00e8 minimamente preoccupato di capire chi fosse quel signore con gli occhiali. Don Nandino \u00e8 parroco a Marghera e, in realt\u00e0, basterebbe seguire le sue attivit\u00e0 sui social o entrare nella sua parrocchia per scoprire che le porte sono aperte a cittadini italiani e non, a chiunque molto semplicemente abbia bisogno di un sostegno. Cosa che non scopriremo mai, nella totalit\u00e0 o quasi, delle bacheche dei leoni da tastiera. Dove, oltre alle solite catene strappalacrime e lava coscienza, non si trover\u00e0 mai nessun riferimento ad azioni concrete per impoveriti, post terremotati, disabili, anziani o altre categorie sociali ed economiche. Ormai da anni la pi\u00f9 gettonata \u00e8 quella delle popolazioni che hanno subito un terremoto. Una delle pagine pi\u00f9 drammatiche, e anche pi\u00f9 vergognose per quanto accaduto prima e dopo, ha \u201ccelebrato\u201d da poco il proprio decennale: il sisma del 6 aprile 2009 a L\u2019Aquila. All\u2019epoca i \u201cprima gli italiani\u201d, \u201cpensate ai terremotati senza casa e che soffrono\u201d erano tutti impegnati ad esaltarsi per le passerelle mediatiche (probabilmente L\u2019Aquila in pochi mesi ha superato ogni record mondiale!), il G8 delle meraviglie e i roboanti progetti. E guai a criticarli, a non applaudire, ad avere un minimo dubbio. I nostri caritatevoli e amorosi \u201cpensate ai terremotati\u201d in pochissimo tempo divennero, ad ogni uscita pubblica dei comitati cittadini, \u201csiete degli ingrati, vergogna vi hanno ricostruito tutto e vi lamentate\u201d (10 anni dopo basta andare a L\u2019Aquila per tastare con mano quanto \u201ctutto\u201d \u00e8 ricostruito\u2026). Mentre avveniva questo, e nella migliore delle ipotesi si ignoravano completamente le battaglie per la giustizia di parenti delle vittime e comitati, il 31 dicembre 2009 Nandino Capovilla (allora coordinatore nazionale di Pax Christi) era a L\u2019Aquila. Insieme a centinaia di persone sfil\u00f2 davanti la Casa dello Studente e le vie del centro, accanto ai cittadini che mesi dopo erano ancora fuori e a chi realmente stava mostrando solidariet\u00e0 e sostegno. Quell\u2019anno Pax Christi decise di spostare la Marcia per la Pace nella citt\u00e0 ferita. Due giorni di vicinanza, solidariet\u00e0, ma anche di denuncia. Di quel che stava accadendo nella citt\u00e0 abruzzese. E nel mondo. Perch\u00e9 la richiesta che venne in quelle ore, la denuncia fortissima, fu quella di impegnarsi per modificare radicalmente un sistema ingiusto, di costruire giustizia e uguaglianza. Perch\u00e9 il sistema socio economico che lucra sui terremoti, sulle disgrazie, che nega diritti e dignit\u00e0, \u00e8 lo stesso che scatena guerre (Pax Christi fu qualche mese dopo in prima linea contro la guerra in Libia!), che sfrutta e devasta ad ogni latitudine, che non finanzia stato sociale e ricostruzioni post calamit\u00e0 mentre costruisce armi e le vende anche a Stati in guerra (ma, casualmente, l\u2019odio verso Islam ed extra comunitari di lor signori di fronte ai dollari yemeniti evapora\u2026) e finanziano terroristi e criminali. Garantendosi poi impunit\u00e0 davanti ad ogni crimine e abuso. Ora, torniamo agli insulti e alle accuse che si sono concentrate su Capovilla, Nello Trocchia, i morti della tragedia aerea. Basta rivedere tutto questo alla luce di quanto appena raccontato su L\u2019Aquila (ma potremmo fare molti esempi anche su Amatrice e dintorni e altri casi). Il corto circuito della propaganda e della menzogna \u00e8 servito. Dopo aver sostenuto le \u201cpolitiche\u201d di chi ha favorito cricche, impedito ogni diritto e ipotecato il futuro \u2013 tra L\u2019Aquila e Amatrice ci fu un altro terremoto di cui nessuno si ricorda, l\u2019Emilia, dove hanno rifiutato il \u201cmodello L\u2019Aquila\u201d e gli effetti si vedono \u2013 degli aquilani, dopo aver negato la richiesta di giustizia (il processo alla Grandi Rischi \u00e8 probabilmente l\u2019unico caso che, dopo una indecente distorsione mediatica, ha avuto contro un appello internazionale firmato persino in Giappone) accusano altri di mancata e scarsa solidariet\u00e0. Il lupo della favola che accusava l\u2019agnello di sporcare l\u2019acqua a confronto era un pivellino \u2026<\/p>\n<p>Ma tutto questo lo vediamo da anni in azione ad ogni livello. Se ti schieravi contro la guerra in Iraq, Afghanistan, Siria, Libia eri un amico dei dittatori. Le guerre si sono scatenate, hanno devastato, aumentato l\u2019insicurezza mondiale. E ora, massacrata ogni opposizione sociale e politica, i \u201cprima gli italiani\u201d rovesciano il tavolo e accusano gli altri di quel che hanno sempre fatto loro. Sfruttando la scarsa, se non nulla, memoria. Che, dimentica gli \u201cscaloni\u201d di Maroni, la deforma costituzionale di Berlusconi, Bossi e Fini, i decreti sull\u2019immigrazione di Maroni del 2011, gli attacchi all\u2019articolo 18 fatti partire sempre dalla suddetta triplice a inizi Anni Duemila.<\/p>\n<p><strong>Sulla Libia negare \u00e8 impossibile, ma le loro menzogne lo fanno<\/strong><\/p>\n<p>Un\u2019altra reazione all\u2019inchiesta di Nello Trocchia sui lager libici \u00e8 stata quella di negare, affermare che era tutto falso e che non veniva documentato nulla. Potevano essere attori o video girati ovunque il refrain. Sarebbe bastato vedere tutto il reportage, seguire la messa in onda per capire quanto viene documentato tutto il documentabile, in maniera incontrovertibile. Ma i \u201cprima gli italiani\u201d al massimo leggono i titoli, dovessero mai imbattersi nella realt\u00e0 e scoprire di avere un briciolo di umanit\u00e0 \u2026 oltre i soliti pseudo-complottisti d\u2019accatto, le accuse negli anni sono partite tutte da alcune foto \u2013 diffuse da Avvenire che poi ha onestamente ammesso l\u2019errore \u2013 che in realt\u00e0 provenivano dal Brasile. Alcune foto che, se la matematica non \u00e8 un\u2019opinione, vengono letteralmente sommerse da migliaia e migliaia di altri documenti. Foto, video, testimonianze da svariate fonti. Alla vigilia di ferragosto del 2017 la CNN ha pubblicato un\u2019inchiesta su quel che accade ai migranti giunta in Libia e che non possono pagarsi il viaggio verso l\u2019Europa. L\u2019inchiesta \u00e8 ancora disponibile qui\u00a0<a href=\"http:\/\/edition.cnn.com\/2017\/11\/14\/africa\/libya-migrant-auctions\/index.html\">http:\/\/edition.cnn.com\/2017\/11\/14\/africa\/libya-migrant-auctions\/index.html<\/a>\u00a0. Migranti venduti all\u2019asta ai trafficanti. 1200 dinari libici, 750 euro circa, il prezzo medio del destino dei pi\u00f9 disperati tra i disperati. I reporter del network statunitense avevano assistito di persona ad un\u2019asta, in poco pi\u00f9 di 6 minuti\u00a0 almeno 12 persone avevano visto il loro destino finire nelle mani dei trafficanti. Nelle aste documentate nel video i migranti sono stati \u201cvenduti\u201d come \u201cragazzi forti per lavori agricoli\u201d o \u201cscavatori\u201d. Cancellata ogni dignit\u00e0, ogni umanit\u00e0, considerati come attrezzi e macchine. Gli inviati della CNN dopo l\u2019asta hanno raccontato di aver provato ad intervistare due persone \u201cvendute\u201d all\u2019asta ma per i traumi subiti non riuscivano a parlare. 4 mesi prima denunce analoghe erano gi\u00e0 arrivate dall\u2019Organizzazione Internazionale per le Migrazioni. Monica Chirac, funzionaria dell\u2019Organizzazione in Niger, riport\u00f2 che molti migranti raccontavano di essere stati venduti in Libia. Racconti in aumento nei mesi precedenti. Testimonianze costanti di violenti abusi, percosse, stupri, torture. Fino ad alcuni che hanno raccontato di persone cosparse di benzina e date alle fiamme, altri a cui hanno sparato o solo stati lasciati morire di fame. Crimini che avvengono anche nelle carceri. Secondo quanto documentato dall\u2019Organizzazione Internazionale delle Migrazioni\u00a0\u00a0 il 70% delle persone che giungono in Europa sono state vittime del traffico di organi, il 6% degli intervistati nei sei mesi della ricerca ha affermato di essere stato in contatto con\u00a0 qualcuno costretto a farsi prelevare sangue o a pagare parte del viaggio con un organo. Gi\u00e0 nel 2008 \u201cCome un uomo sulla Terra\u201d aveva documentato una realt\u00e0 terribile e disumana. Il viaggio di Dagmawi, studente di Giurisprudenza ad Addis Abeba dalla quale decide di emigrare davanti alla durissima repressione politica, che sar\u00e0 testimone e vittima di violenze e abusi dei trafficanti e della polizia libica. Torture, stupri, arresti arbitrari.<\/p>\n<p>Il 10 ottobre 2016 la Corte d\u2019Assise di Milano ha condannato il somalo Matammud Osman a 3 anni per omicidio, sequestro di persona in concorso e continuato a scopo estorsivo e violenza sessuale aggravata. Secondo la sentenza Osman, componente di un\u2019organizzazione che gestiva un campo a Beni Walid in Libia, avrebbe sequestrato e torturato moltissimi suoi connazionali (quattro morti per le conseguenze).\u00a0 Fatti avvenuti tra il 2015 e il settembre dell\u2019anno successivo.<\/p>\n<p>Una missione ONU in Libia a dicembre 2016 accert\u00f2 che la maggior parte dei 34 centri di detenzione presenti erano veri e propri lager. E dove i trafficanti agiscono liberamente con la complicit\u00e0 di funzionari e polizia libica. Alcune donne, prima di entrare in Libia, davanti all\u2019altissimo rischio di stupri assumono enormi dosi di anticoncezionali. Cercano cos\u00ec di evitare gravidanze ma si procurano danni irreversibili all\u2019organismo. Dopo aver visitato alcuni di questi centri, il commissario ONU per i rifugiati Filippo Grandi non nascose di essere rientrato a dir poco scioccato per quel che aveva riscontrato.<\/p>\n<p>Un\u2019inchiesta della giornalista internazionale Nancy Porsia (collaboratrice tra gli altri di varie testate italiane, del Guardian, di The Post Internazionale e della Radio Televisione Svizzera) del febbraio 2017 evidenzi\u00f2 la figura chiave nel traffico di esseri umani del capo della guardia costiera a Zawiya, Abdurahman Al Milad Aka Bija, accusato di avere legami con le milizie di Tripoli che portano i migranti dal Sahara alla costa, prima che siano imbarcati verso l\u2019Italia. Accuse ribadite 2 mesi dopo anche dall\u2019OIM. Il porto della citt\u00e0 \u00e8 lo snodo centrale di tutta la costa occidentale libica per i traffici di esseri umani e di petrolio. Mentre le forze militari europee schierate in mare, denuncia la Porsia, \u201c<em>stanno chiudendo un occhio<\/em>\u201d\u00a0 solo il traffico di carburanti vale 10 milioni di euro. E \u201c<em>negli ultimi due anni<\/em>\u00a0\u2013 leggiamo nell\u2019inchiesta \u2013\u00a0<em>le milizie hanno infiltrato l\u2019amministrazione della raffineria qui, e anche della guardia costiera<\/em>\u201d. Denunce simili sempre a febbraio vennero da un reportage de l\u2019Espresso in collaborazione con l\u2019Unicef. \u201c<em>Ci sono guardie costiere che recuperano i migranti in mare e li vendono alle milizie che li trasportano nelle prigioni illegali. I migranti sono i bancomat di questo Paese. L\u2019Europa vede, ne \u00e8 consapevole, eppure ha preferito spostare il problema sulle nostre spalle anzich\u00e9 farsene carico. Preferisce non vedere i morti<\/em>\u201d leggiamo nel reportage dove si riporta la denuncia di un poliziotto locale sulla brigata Sharikan, una delle pi\u00f9 potenti a Tripoli: \u201c<em>fingono di arrestare i migranti clandestini e li tengono nei loro centri, senza cibo e senza acqua, prendono loro i soldi, li sfruttano, abusano delle donne e poi li trasportano nella zona di Garabulli per farli partire con i gommoni, con la complicit\u00e0 di parte della guardia costiera<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Un video amatoriale pubblicato da Times pochi giorni prima document\u00f2 le violenze sui migranti intercettati in mare e riportati in Libia. Nel video si vede addirittura Al Bija frustare\u00a0 alcuni migranti con una corda. I trafficanti che non pagano una quota ad Al Bija vengono fermati dalla Guardia Costiera e le loro barche requisite.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Domenica 10 marzo, ora di pranzo. 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