{"id":84292,"date":"2014-01-10T18:46:34","date_gmt":"2014-01-10T18:46:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=84292"},"modified":"2014-01-10T18:46:34","modified_gmt":"2014-01-10T18:46:34","slug":"cannonate-due-passi-dalla-valle-dei-templi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2014\/01\/cannonate-due-passi-dalla-valle-dei-templi\/","title":{"rendered":"A cannonate a due passi dalla Valle dei Templi"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" alt=\"\" src=\"http:\/\/1.citynews-agrigentonotizie.stgy.it\/~media\/originale\/58697342342890\/1-6.jpg\" width=\"401\" height=\"300\" \/> foto Associazione Mareamico<\/p>\n<div>\u00a0Punta Bianca, uno degli ultimi paradisi paesaggistici e naturalistici della Sicilia, una decina di km ad est della citt\u00e0 di Agrigento e la sua Valla dei Templi, patrimonio dell\u2019umanit\u00e0 UNESCO. Uno sperone di roccia calcarea che degrada sul mare color verde smeraldo e le suggestive calette di sabbia bianco-corallina. Intorno, per\u00f2, \u00e8 un via vai di blindati e mezzi corazzati, tutti i giorni, dieci mesi l\u2019anno. E mentre gli obici e i cannoni dell\u2019esercito italiano e dei marines statunitensi sparano nel contiguo poligono di Drasy, la fragile falesia di Punta Bianca si sgretola nell\u2019ignavia delle autorit\u00e0 civili e militari dell\u2019Isola.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>\u201cL\u20198 gennaio scorso, un pezzo collinare della futura riserva naturale di Punta Bianca \u00e8 franato in spiaggia\u201d, denuncia l\u2019associazione Mareamico di Agrigento. \u201cTonnellate di pietre, di creta e di terra con diverse palme nane sono scivolate gi\u00f9 accompagnate da un grande fragore che si \u00e8 avvertito anche a distanza. La regione Sicilia, invece di tutelare questo territorio ed istituire la riserva naturale, per la quale da 17 anni \u00e8 stata avanzata una richiesta, continua a rilasciare\u00a0 l\u2019autorizzazione per le esercitazioni militari che tanto danno arrecano a questo territorio. I boati e le vibrazioni causate dalle esercitazioni sono certamente una concausa di ci\u00f2 che sta accadendo a questa fragile e sfortunata costa agrigentina\u201d.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Nella vasta area interessata dalle attivit\u00e0 militari, il terreno appare disseminato da bossoli e residui di munizioni utilizzate dai reparti. La contaminazione riguarda pure le vie di accesso alle spiagge di Punta Bianca, frequentate dai turisti nel solo periodo in cui le esercitazioni vengono sospese, da met\u00e0 giugno a met\u00e0 settembre. Per il resto dell\u2019anno l\u2019area \u00e8 off limits e i cannoneggiamenti vengono avvertiti da Agrigento a Palma di Montechiaro, Favara, Porto Empedocle e Realmonte. Boati insopportabili e tremori simili al terremoto che minacciano la stessa Valle dei Templi, ad altissimo rischio idrogeologico. \u201cParadossalmente, l\u2019area dei Templi fu inibita al passaggio delle bici durante i mondiali di ciclismo del 1994, mentre oggi si trova in balia delle esercitazioni militari\u201d, commenta il presidente di Mareamico, Claudio Lombardo. Il 19 maggio 2013, gli ambientalisti organizzarono una manifestazione di protesta contro i giochi di guerra con tanto di pulizia delle spiagge di Drasy e Punta Bianca. \u201cQualche giorno prima &#8211; ricorda Lombardo &#8211; il Comando della Brigata Aosta invi\u00f2 una squadra di 15 uomini del Genio militare con tanto di mezzi pesanti per avviare la bonifica della zona d\u2019inestimabile valore paesistico e il recupero della strada che conduce a Punta Bianca, messa a repentaglio dal passaggio dei mezzi militari\u201d. Per valutare l\u2019impatto delle esercitazioni sull\u2019ambiente giunse ad Agrigento pure il generale di Corpo d\u2019armata Corrado Dalzini, mentre a Roma il deputato Nino Boscosi (Pdl) incontr\u00f2 il sottosegretario Gioacchino Alfano, responsabile nazionale per i poligoni militari, al fine di individuare un\u2019area alternativa al poligono dove si spara ininterrottamente da 57 anni. Poi a met\u00e0 dicembre l\u2019ennesima beffa: come denunciato da Legambiente, Marevivo e Mareamico, i carri armati del IV Reggimento Guastatori e dei Lancieri d\u2019Aosta hanno reso \u201cassolutamente inagibili\u201d le stradine per la spiaggia di Drasy che il Genio aveva provveduto a sistemare sei mesi prima.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Con decreto del 13 aprile 2001, l\u2019Assessorato regionale dei Beni Culturali e della Pubblica istruzione aveva dichiarato di <i>notevole interesse pubblico<\/i> il territorio costiero compresa tra la foce del Vallone di Sumera e il Castello di Montechiaro, per gli straordinari aspetti archeologici, etnoantropologici e naturalistici esistenti. Da allora, per\u00f2, nessuno dei governi succedutisi alla guida della Regione ha firmato il decreto istituivo della riserva naturale, compreso quello odierno che vede la sindacalista agrigentina Mariella Lo Bello a capo dell\u2019assessorato Ambiente e Territorio.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>\u201cIl paesaggio costiero, aperto verso il mare d\u2019Africa, di eccezionale bellezza, ancora non alterato e poco compromesso da urbanizzazioni e case di villeggiatura, \u00e8 caratterizzato da numerose piccole spiagge strette delimitate da scarpate di terrazzo e da balze\u201d, riporta il decreto del 2001. \u201cDa Monte Grande la visione spazia libera verso ponente sino al promontorio di Capo Rossello includendo la magnifica Valle dei Templi ed il panorama delle blande colline della Sicilia centro meridionale. Dal mare \u00e8 possibile percepire, anche in lontananza, Punta Bianca, come un faro naturale. Il contrasto cromatico tra il blu del mare limpido ed il bianco dei trubi che protendono verso esso, quasi modellati dall\u2019azione scultorea della natura, costituisce un segno di grande rilievo estetico-percettivo\u201d.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>All\u2019interno dell\u2019area che non si vuole proteggere sorge il castello di Montechiaro, costruito nel 1358 da Federico III Chiaramonte, conte di Modica. Ci sono poi due siti archeologici di particolare importanza: Piano Vento, dove \u00e8 stato messo in luce un abitato neolitico, e Monte Grande con un complesso, unico al mondo, legato all\u2019estrazione e alla lavorazione dello zolfo e il grande santuario risalente al II millennio a.C. caratterizzato da grandi recinti circolari in cui dovevano svolgersi festival religiosi. \u201cI caratteri morfologici del territorio, combinati con le caratteristiche climatiche e con le scarse disponibilit\u00e0 idriche, hanno consentito nel tempo la diffusione di una macchia bassa formata da arbusti e alberelli sempreverdi dell\u2019Oleo-Ceratonion\u201d, si legge ancora nel decreto della Regione. \u201cA queste formazioni sono associati siti di grande interesse floristico, in cui si registrano numerosi endemiti di particolare interesse e specie rare o espressioni biologiche insolite per la flora europea e fortemente caratterizzanti, come la Palma nana\u201d. Tra le specie meritevoli di considerazione ai fini della salvaguardia della biodiversit\u00e0 locale, spiccano la <i>Lavatera agrigentina<\/i>, <i>l\u2019Iberis semperflorens<\/i>, l\u2019<i>Onobrychis aequidentata<\/i>, il <i>Limonium narbonense<\/i>, <i>l\u2019Echium arenarium<\/i>, la <i>Satureja nervosa<\/i>, la <i>Satureja fruticulosa<\/i>, <i>l\u2019Orobanche minor<\/i>, la <i>Carlina sicula<\/i> e l\u2019<i>Iris juncea<\/i>.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Relativamente alla fauna si segnalano specie di notevole interesse sia per la loro rarit\u00e0 che per il ruolo svolto nell\u2019ecosistema. Tra i mammiferi e i rettili sono stati segnalati l\u2019istrice, la volpe, il coniglio selvatico, il colubro di esculapio, la biscia dal collare, mentre per le specie ornitiche stazionarie di particolare rilievo spiccano il falco grillaio, la coturnice, la ghiandaia marina, la poiana, il gheppio, il fratino, il piccione selvatico, il colombaccio, il barbagianni, la cappellaccia, la tottavilla, lo scricciolo, il saltimpalo, il beccamoschino, l\u2019occhiocotto, la cinciallegra, la ghiandaia, il corvo imperiale. Nei periodi interessati dai flussi migratori (dove sono maggiori le pressioni militari nell\u2019area di Drasy), il territorio diventa un punto di concentrazione e di sosta per numerosissime specie, come l\u2019airone rosso, il mignattaio, il germano reale, il falco pecchiaiolo, il nibbio bruno, il falco di palude, l\u2019albanella reale, la gru, il cavaliere d\u2019Italia, il cuculo, l\u2019upupa, la capinera, l\u2019averla capirossa. Saltuariamente sono stati avvistati l\u2019airone bianco maggiore, la cicogna bianca, il fenicottero, l\u2019oca selvatica, il biancone, il falco pescatore, il falco cuculo, l\u2019occhione, la pavoncella, il gabbiano corso, il gufo di palude. Niente birdwatching per\u00f2, perch\u00e9 per politici e generali, il fragile territorio di Punta Bianca deve restare un santuario per i giochi di guerra dell\u2019esercito italiano e dei marines in forza alla base di Sigonella, principale scalo operativo per gli interventi Usa in Africa, Medio oriente e sud-est asiatico.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Il primo luglio 2010, l\u2019allora sottosegretario alla Difesa, on. Giuseppe Cossiga, nel rispondere a un\u2019interrogazione di 38 parlamentari del Polo delle libert\u00e0 (primo firmatario l\u2019on. Vincenzo Fontana, agrigentino), dichiar\u00f2 che il poligono di Drasy era d\u2019<i>interesse strategico<\/i> soprattutto per i reparti della Brigata Aosta, ente gestore, tanto che un\u2019eventuale dismissione dell\u2019area avrebbe causato un \u201cinaccettabile impatto negativo sull\u2019operativit\u00e0 e sulla sicurezza del personale, impedendo di fatto l\u2019impiegabilit\u00e0 nelle missioni internazionali e mettendo quindi a rischio la presenza stessa della Brigata nell\u2019isola\u201d.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><i>\u201cE<\/i>ssendo il poligono dell\u2019agrigentino ben servito dalla rete viaria \u2013 aggiunse Cossiga &#8211; esso \u00e8 l\u2019unica risorsa presente in Sicilia ove sia possibile utilizzare munizionamento ordinario e svolgere esercitazioni a fuoco fino a livello di plotone fucilieri. L\u2019infrastruttura \u00e8 stata destinata alle funzioni di isola addestrativa di secondo livello e consente di svolgere attivit\u00e0 di <i>crisis response operations<\/i><i>\u201d<\/i>. Il sottosegretario spieg\u00f2 pure che la presenza di un parco naturale in corrispondenza di un\u2019area addestrativa \u201cnon deve essere considerata motivo preclusivo per un\u2019equilibrata convivenza, tanto meno motivo per richiedere la sospensione delle esercitazioni e lo spostamento in altro sito del poligono in esame\u201d. In Italia esistono infatti altre aree di tiro all\u2019interno di parchi e riserve naturali: il poligono di Ponticello nel Parco di Fanes (Bolzano), quello di Carpegna nel Parco \u201cSimone Simoncello\u201d (Pesaro-Urbino), i poligoni \u201coccasionali\u201d all\u2019interno del Parco Nazionale dell\u2019Alta Murgia (Puglia). \u201cLa possibilit\u00e0 di costituire un parco naturale nell\u2019area in argomento \u00e8 una diretta conseguenza della pluriennale esistenza delle strutture militari che, con la loro presenza, hanno svolto funzione di controllo e tutela preventiva, salvaguardando l\u2019ambiente naturale\u201d, fu lo sfacciato commento dell\u2019uomo di governo. \u201cIl Ministero della difesa \u00e8 sicuramente pronto ad approfondire il tema di un eventuale trasferimento del poligono in altro sito\u201d, concluse Cossiga. \u201cMa naturalmente \u00e8 necessario che siano le stesse autorit\u00e0 locali a individuare e proporre aree alternative, le quali evidentemente dovranno avere le medesime caratteristiche e consentire lo svolgimento delle stesse attivit\u00e0 addestrative, sia <i>in bianco<\/i> sia <i>a fuoco\u201d<\/i>. Ad oggi per\u00f2, n\u00e9 il Comando della Brigata Aosta n\u00e9 le autorit\u00e0 regionali hanno proposto alcunch\u00e9.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>I tempi e le modalit\u00e0 di utilizzo del poligono vengono concordati ed approvati in sede di riunioni ordinarie semestrali del Comitato misto paritetico per le servit\u00f9 militari, in conformit\u00e0 alla legge 24 dicembre 1976, n. 898. Durante le esercitazioni vengono espressamente vietati la navigazione, la pesca, l\u2019ancoraggio e qualsiasi altra attivit\u00e0 marittima nella zona di mare e nel tratto di costa antistante il poligono, nonch\u00e9 il transito di persone e veicoli di qualsiasi genere nelle spiagge tra la riva di levante del fiume Naro e Punta Bianca. Il 30 dicembre 2013, la Capitaneria di Porto Empedocle ha emesso l\u2019ordinanza relativa alle esercitazioni a fuoco previste per il primo quadrimestre 2014: a due passi dalla Valle dei Templi, i militari potranno sparare e operare in via esclusiva tutti i giorni, da luned\u00ec a sabato, dalle ore 8 alle 24. Per la guerra, il tempo non \u00e8 mai abbastanza.<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>foto Associazione Mareamico \u00a0Punta Bianca, uno degli ultimi paradisi paesaggistici e naturalistici della Sicilia, una decina di km ad est della citt\u00e0 di Agrigento e la sua Valla dei Templi, patrimonio dell\u2019umanit\u00e0 UNESCO. 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