{"id":840018,"date":"2019-04-14T17:29:46","date_gmt":"2019-04-14T16:29:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=840018"},"modified":"2019-04-14T17:29:46","modified_gmt":"2019-04-14T16:29:46","slug":"libia-tutte-le-posizioni-in-campo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2019\/04\/libia-tutte-le-posizioni-in-campo\/","title":{"rendered":"Libia, tutte le posizioni in campo"},"content":{"rendered":"<p>La questione libica non si limita ai confini nazionali ma coinvolge l\u2019Europa e oltre. Per avere una panoramica d\u2019insieme sui vari posizionamenti abbiamo parlato con il\u00a0Generale Fabio Mini, gi\u00e0 Capo di Stato Maggiore del Comando Nato del Sud Europa e Comandante della missione internazionale in Kosovo (Kfor). Di seguito vi proponiamo un\u2019intervista a tutto tondo.<\/p>\n<p><strong>Partiamo dalla posizione francese. Come si sta comportando in questa fase? Perch\u00e9 la Francia sostiene pi\u00f9 o meno direttamente Haftar?<\/strong><\/p>\n<figure id=\"attachment_11213\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"img-responsive wp-image-11213 \" src=\"http:\/\/www.atlanteguerre.it\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/mini1-300x190.jpg\" alt=\"\" width=\"301\" height=\"190\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Fabio MIni, sotto alcuni suoi saggi: dal piu\u2019 noto (Soldati) all\u2019ultimo uscito<\/figcaption><\/figure>\n<p>La Francia ha una memoria lunga sedimentata in una politica estera e di sicurezza che non rinnega, come invece facciamo noi, le scelte politiche dei governi passati. In Libia la Francia \u00e8 forse la prima responsabile della situazione attuale. Nel 2011 \u00e8 stata la promotrice dell\u2019intervento per abbattere Gheddafi. L\u2019interesse principale \u00e8 ovviamente quello delle risorse petrolifere che sono gestite da compagnie nazionali di cui alcune sono vere e proprie aziende di Stato. La Francia persegue quindi interessi economici che coincidono con quelli nazionali e statali.<\/p>\n<p>Potrebbe sembrare che anche l\u2019Italia sia in una situazione simile, ma non \u00e8 cos\u00ec. A differenza delle compagnie petrolifere francesi che non si vergognano di chiedere l\u2019intervento diretto politico e militare del governo a difesa dei \u201cpropri\u201d interessi e anzi lo pretendono, le nostre compagnie che fanno capo all\u2019Eni, che in teoria \u00e8 un ente pubblico nazionale, si guardano bene dal chiedere l\u2019intervento politico e militare del governo. Anche perch\u00e9 mentre in Francia esiste una continuit\u00e0 di politica estera specialmente nei confronti delle ex colonie e territori limitrofi, in Italia negli ultimi trent\u2019anni la politica \u00e8 stata ondivaga e allineata con gli interessi americani ai danni di quelli europei e perfino di quelli nazionali.<\/p>\n<p>La Francia guarda alla Libia come l\u2019elemento da destabilizzare per evitare le interferenze e le influenze libiche nella fascia sahariana e subsahariana. Ma soprattutto guarda alle risorse economiche da accaparrarsi. La memoria del conflitto decennale in Ciad (1978-87) per l\u2019uranio, dove Gheddafi sostenne la guerra civile del nord con la mira di annettersi la striscia di Aouzou, \u00e8 ancora viva in Francia e specialmente nelle forze armate \u00e8 vivo il ricordo dell\u2019intervento diretto delle forze francesi deciso da Mitterand dopo anni di tentennamenti. La Francia \u00e8 dietro la destabilizzazione del governo di Boutlefika in Algeria, non tanto per il suo malgoverno, ma perch\u00e9 considerato uno degli ultimi protagonisti della resistenza algerina alla Francia. E\u2019 dietro ogni mossa geopolitica in Tunisia, in Marocco e in tutti i Paesi dell\u2019Africa Occidentale. La Francia sostiene Haftar perch\u00e9 il personaggio \u00e8 stato imposto dagli americani e dagli egiziani di Al Sisi. Sono questi ultimi che hanno un piano politico sulla Cirenaica e sulla ripartizione in tre aree, anche federate, della Libia: Cirenaica, Tripolitania e Fezzan. Questo \u00e8 particolarmente pericoloso perch\u00e9 l\u2019Egitto conosce perfettamente la situazione libica e le possibilit\u00e0 di trarre vantaggio dai conflitti, mentre gli americani non sanno assolutamente nulla di Libia e poco dell\u2019Egitto.<\/p>\n<p>La commistione tra conoscenza e ignoranza ha reso l\u2019Egitto decisivo nella questione. Haftar stesso nonostante sia stato \u201ccreato\u201d dagli americani \u00e8 fonte di sospetto e imbarazzo. Non \u00e8 in grado di dare una spallata decisiva alle parti contrapposte e non \u00e8 sufficientemente affidabile per garantire il rispetto degli accordi segreti. Come gheddafiano e antigheddafiano non si accontenta di un ruolo importante in Cirenaica. Vuole un ruolo nazionale libico e internazionale. Ora, mentre la Francia ha dovuto subire la mossa americana su Haftar ma lo ritiene \u201cspendibile\u201d, la vera legittimazione del generale per delega americana \u00e8 stata fornita dall\u2019Italia che lo ha reso un interlocutore di rilievo in ogni iniziativa. Anche questa \u00e8 una dimostrazione di visione miope e memoria corta.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Unione Europea, quindi, anche in questo caso non \u00e8 riuscita a compattarsi in una voce unica. Secondo lei perch\u00e9 nel caso Libia?<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019Unione europea non ha una propria politica estera e non ha nemmeno le fonti per capire le varie situazioni geopolitiche. Si deve affidare alle valutazioni nazionali che non sono mai comuni e condivise. Nel caso della Libia, la stessa demonizzazione di Gheddafi non era condivisa. Ma non era neppure condiviso lo sdoganamento del regime da parte dell\u2019Italia e pochi altri. Inoltre in Libia la presunta espansione del cosiddetto stato islamico non ha convinto nessuno. Al di l\u00e0 della propaganda e della retorica antiterrorista, era chiaro che le fazioni pi\u00f9 radicali delle formazioni jihadiste non venivano da fuori. I gruppi armati erano esattamente quelli che da anni erano sorti in Libia sia come strumento contro il regime sia come bracci armati del regime stesso.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che Gheddafi nei giorni precedenti la sua eliminazione insistesse sulla minaccia jihadista come vero nemico del suo regime e vero pericolo per gli occidentali che lo volevano far fuori. Pensava che l\u2019argomento avrebbe dissuaso americani, inglesi e francesi dall\u2019attaccarlo. Anche lui aveva capito poco oppure non voleva dire ci\u00f2 che sapeva: del terrorismo islamico non \u00e8 mai fregato niente n\u00e9 agli Stati Uniti n\u00e9 agli stati membri della Ue. Era ed \u00e8 un pretesto utile ad altri interessi politici ed economici e l\u2019Unione europea non ha mai avuto alcun interesse politico comune se non quello di allinearsi agli americani e alla Nato.<\/p>\n<p><strong>Come si posiziona invece l\u2019Onu di Guterres? Perch\u00e9 le Nazioni Unite hanno sostenuto Serraj?<\/strong><\/p>\n<figure id=\"attachment_11216\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"img-responsive wp-image-11216 \" src=\"http:\/\/www.atlanteguerre.it\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/235px-Fayez_al-Sarraj_in_Washington_-_2017_38751877521_cropped.jpg\" alt=\"\" width=\"180\" height=\"229\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Al Serraj<\/figcaption><\/figure>\n<p>Anche l\u2019Onu ha la memoria corta. Anzi direi che l\u2019Onu ha eliminato la memoria dalla propria costituzione. Il ruolo politico dell\u2019Onu nelle questioni di sicurezza dipende dai membri permanenti del Consiglio di sicurezza che invece sono incancreniti nelle memorie nazionali e nelle relative narrazioni. L\u2019azione e le posizioni dell\u2019Onu sono soltanto di carattere burocratico e amministrativo. La scelta dell\u2019Onu su Al Serraj \u00e8 in realt\u00e0 la scelta di alcuni suoi funzionari che si sono esercitati nel mestiere di azzeccagarbugli. A partire da Bernardino Leon, per ragioni di pura conoscenza personale e di esplicito quanto non irrevocabile suggerimento da parte dei padroni del consiglio di sicurezza, Al Serraj \u00e8 stato proposto come l\u2019uomo moderato e giusto per gestire il dopo Gheddafi. La mancanza di memoria e l\u2019ignoranza geopolitica di tali funzionari ha messo in condizioni Al Serraj d\u2019impersonare una figura che non \u00e8 la sua e che il magma politico libico comunque non riconosceva.<\/p>\n<p>Ora, mentre Haftar riceve sostegno concreto dall\u2019Egitto, che \u00e8 diventato una potenza regionale grazie alla acquiescenza di Israele e, quindi, degli Stati Uniti e di altri stati arabi e non, Al Serraj \u00e8 considerato semplicemente un elemento di transizione utile agli esercizi dialettici e ai compromessi che si pensa possa favorire. Al Serraj, in verit\u00e0, ha molta esperienza della politica della mediazione e del compromesso per essere stato nel governo di Gheddafi per molti anni, ma questa esperienza non conta niente e comunque non conta pi\u00f9 senza Gheddafi. I capi delle oltre quaranta fazioni e trib\u00f9 che Gheddafi riusciva con buone e cattive maniere a tenere al guinzaglio, senza il Rais non hanno alcun rispetto per nessuno e tantomeno per un ex burocrate del precedente regime.<\/p>\n<p><strong>Quale il ruolo degli Stati Uniti e della Russia?<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"img-responsive  wp-image-11214 alignright\" src=\"http:\/\/www.atlanteguerre.it\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/mini.jpg\" alt=\"\" width=\"191\" height=\"291\" \/>Sono i grandi attori della geopolitica mondiale. In Libia per\u00f2 da tempo si sono sottratti a qualsiasi coinvolgimento diretto e soprattutto risolutivo. Le altre potenze regionali europee, africane e mediorientali sono lasciate volutamente nel marasma e nella indecisione. Agli Usa va bene la destabilizzazione e la cantonizzazione libica. Ma senza fretta. Il pericolo dell\u2019estremismo islamico \u00e8 ancora un tema che all\u2019interno degli Usa e dell\u2019Europa ha una qualche presa sull\u2019opinione pubblica.<\/p>\n<p>E la Libia \u00e8 attualmente, secondo la retorica comune, un luogo d\u2019elezione del terrorismo e dell\u2019estremismo islamista. Gli Usa interverranno con azioni militari soltanto su richiesta specifica non di Haftar o Al Serraj, ma degli altri Stati alleati, che per\u00f2 dovrebbero pregare in ginocchio e assumersi la responsabilit\u00e0 dei massacri e degli eventuali e probabili insuccessi. La Russia, come al solito, \u00e8 in posizione di attesa. Aspetta una mossa falsa di qualche Stato europeo e non vuole alienarsi la cooperazione dell\u2019Egitto nel campo degli armamenti. La Russia sar\u00e0 ancora una volta l\u2019arbitro delle decisioni del Consiglio di sicurezza, ma nemmeno essa ha un quadro chiaro sul da farsi. Certo che se riuscisse ad ottenere da qualcuno l\u2019accesso alle basi navali libiche o alla intera costa avrebbe un interesse ed una determinazione maggiori. Per ora nessuno ha la capacit\u00e0 di promettere niente in cambio di un supporto politico-militare e i rischi di fallimento sono maggiori delle probabilit\u00e0 di successo<\/p>\n<p><strong>Il mondo arabo pare in questo momento non avere una opinione unitaria sul conflitto\u2026<\/strong><\/p>\n<p>Non mi meraviglia. Non esiste un mondo arabo unito e quindi, come in Europa, non esiste una politica araba. Chi aveva sostenuto la formazione e le nefandezze del cosiddetto stato islamico pu\u00f2 avere ancora qualche influenza su alcune delle milizie pro e contro Haftar, ma non un ruolo determinante. La divisione del mondo arabo su temi come la Libia \u00e8 il segno di una cautela araba sulla possibile nascita di una nuova egemonia egiziana. Al Sisi si vuole proporre come il nuovo Nasser. Esattamente come si voleva proporre Gheddafi. E Nasser e il suo fan Gheddafi sono stati i promotori forti dell\u2019unit\u00e0 araba.<\/p>\n<p>Oggi nessuno vuole ricominciare con le beghe della Repubblica araba unita fondata da Nasser o delle pretese libiche sul controllo dell\u2019Africa. La stessa Lega Araba \u00e8 sempre stata indecisa e restia ad azioni forti in Libia. Il contatto formale con l\u2019Unione europea non ha prodotto niente di determinante sul piano politico anche se qualche risultato lo ha avuto nella promozione degli scambi commerciali tra alcuni dei rispettivi stati membri. Qualunque sia la soluzione finale della questione libica, se mai ci sar\u00e0, metter\u00e0 l\u2019intero mondo arabo e islamico di fronte ad un nuovo problema e non davanti ad una soluzione dei vecchi.<\/p>\n<p><strong>Con il summit di Palermo l\u2019Italia ha cercato di diventare uno degli interlocutori principali per la risoluzione della questione. Adesso a che punto siamo?<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"img-responsive size-medium wp-image-11215 alignleft\" src=\"http:\/\/www.atlanteguerre.it\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/mini3-175x300.jpg\" sizes=\"auto, (max-width: 175px) 100vw, 175px\" srcset=\"https:\/\/www.atlanteguerre.it\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/mini3-175x300.jpg 175w, https:\/\/www.atlanteguerre.it\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/mini3.jpg 250w\" alt=\"\" width=\"175\" height=\"300\" \/>Mi sembra che tutte le iniziative politico-diplomatiche assunte finora si siano dimostrate operazioni di facciata pi\u00f9 per motivi interni che per un reale interesse sugli sviluppi libici. Fra l\u2019altro, gli stessi interessi economici dell\u2019Eni non sembrano impensierire l\u2019azienda che da anni insiste nel dire che non ha problemi, che tutto \u00e8 sotto controllo e si raccomanda di non mandare truppe nazionali che potrebbero fare danni irreversibili e compromettere la rete di rapporti tessuta in quasi mezzo secolo.<\/p>\n<p>In Libia, l\u2019Italia sta tentando di superare la marginalizzazione ottenuta con una politica interna ed economica largamente osteggiata dagli stessi partner europei. Il tentativo del nostro presidente del consiglio di chiamare in causa gli Stati Uniti \u00e8 un modo per riconoscere la nostra impotenza, denunciare l\u2019insussistenza degli altri partner europei e la nostra completa acquiescenza nei confronti degli americani. Questo ovviamente fa piacere agli Usa e molto meno agli alleati europei. I primi comunque non si presteranno ad accogliere le richieste italiane solo per ringraziare i nostri leader della fedelt\u00e0 o del servilismo. Ci sono ormai abituati e ritengono che sia un loro diritto ricevere l\u2019adulazione e l\u2019ossequio in cambio di una gratuita pacca sulla spalla. Decideranno in base alle proprie esigenze ed interessi, sempre ammesso e non concesso che sappiano come soddisfarli in Libia.<\/p>\n<p><strong>Pu\u00f2 esistere secondo lei uno Stato libico unitario?<\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec, a patto che si riesca a trovare un modello di Stato che funzioni e che non crei le premesse per un conflitto ancora pi\u00f9 lungo e insanabile. Il modello della monarchia precedente non funziona, anche se la Cirenaica oggi adotta gli stessi simboli del vecchio regno. Quello della colonizzazione fascista non \u00e8 pi\u00f9 proponibile. Quello di Gheddafi prima maniera, con l\u2019idea nasseriana di uno Stato laico e forte, \u00e8 il sogno dell\u2019Egitto di Al Sisi e della Siria di Bashar Assad, ma \u00e8 stato l\u2019incubo di Saddam Hussein, dello yemenita Saleh, dell\u2019etiope Menghistu, del somalo Siad Barre e di altri piccoli dittatori. Il modello di Gheddafi seconda maniera, esportatore di rivoluzioni e sostenitore del terrorismo \u00e8 finito con i bombardamenti americani del 1986 che gli hanno fatto passare la voglia di farsi grande con il terrore.<\/p>\n<figure id=\"attachment_11198\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"img-responsive wp-image-11198\" src=\"http:\/\/www.atlanteguerre.it\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/General_Haftar-264x300.jpg\" sizes=\"auto, (max-width: 223px) 100vw, 223px\" srcset=\"https:\/\/www.atlanteguerre.it\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/General_Haftar-264x300.jpg 264w, https:\/\/www.atlanteguerre.it\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/General_Haftar-376x427.jpg 376w, https:\/\/www.atlanteguerre.it\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/General_Haftar.jpg 482w\" alt=\"\" width=\"223\" height=\"253\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Il generale Haftar<\/figcaption><\/figure>\n<p>Il modello di Gheddafi terza maniera, vagamente islamista, arrogante e paternalistico \u00e8 finito nel momento in cui le sue pretese di ricatto petrolifero e migratorio hanno trovato l\u2019opposizione di Usa, Francia e Gran Bretagna e il sostegno della sola Italia. L\u2019unitariet\u00e0 geografica della Libia \u00e8 una balla come tutte quelle degli Stati disegnati a tavolino da inglesi, francesi e italiani. E non \u00e8 questa che fa delle guerre libiche una \u201cguerra civile\u201d. Infatti non lo \u00e8 nel senso che non si tratta di libici contro libici, ma di peones libici al servizio di organizzazioni e Stati esterni. L\u2019unit\u00e0 politica potrebbe funzionare se soltanto non ci fossero nei parlamenti libici sparute minoranze di piccoli partiti e una eclatante maggioranza di \u201cindipendenti\u201d vale a dire di rappresentanti che non stanno con nessuno e che si offrono di volta in volta ad uno schieramento o ad un sedicente leader in cambio di prebende personali o favori tribali.<\/p>\n<p>Anche la cantonizzazione non funzionerebbe perch\u00e9 segnerebbe i confini geografici e amministrativi fra entit\u00e0 che non si accontenterebbero delle proprie risorse e comunque non hanno mai concepito l\u2019indipendenza come unit\u00e0 sotto un particolare regime. In queste condizioni \u00e8 molto pi\u00f9 plausibile un ritorno alla dittatura ed \u00e8 esattamente quello che vuole Haftar o quello che vorrebbe Al Serraj con una sorta di governo sotto duplice egida: quella politica, la sua, e quella militare da assegnare ad Haftar con il compito di eliminare tutte le controversie interne (magari con una bella purga e repressione in grande stile). In comune ci sarebbe la parte pi\u00f9 appetitosa: la mangiatoia dello sfruttamento economico.<\/p>\n<p><em>Intervista raccolta da<\/em><strong>\u00a0Alice Pistolesi<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La questione libica non si limita ai confini nazionali ma coinvolge l\u2019Europa e oltre. 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