{"id":839542,"date":"2019-04-13T16:51:08","date_gmt":"2019-04-13T15:51:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=839542"},"modified":"2019-04-13T16:51:08","modified_gmt":"2019-04-13T15:51:08","slug":"il-governo-italiano-e-il-genocidio-armeno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2019\/04\/il-governo-italiano-e-il-genocidio-armeno\/","title":{"rendered":"Il governo italiano e il genocidio armeno"},"content":{"rendered":"<p>10 aprile, la Camera ha approvato la mozione unitaria che impegna il governo a \u201criconoscere ufficialmente il genocidio armeno e a darne risonanza internazionale\u201d. A votare a favore sono stati 382 deputati, nessun ha espresso voto contrario mentre i 43 di Forza Italia si sono astenuti.<\/p>\n<p>Ogni volta che un parlamento \u201cstraniero\u201d riconosce, come genocidio, uno dei mali pi\u00f9 grandi del ventesimo secolo mi vengono in mente le parole del giornalista armeno, di cittadinanza turca, Hrant Dink. Assassinato il 19 gennaio del 2007, davanti alla sede centrale del quotidiano nazionale per cui lavorava, Agos, a Istanbul, due passi dal quartiere dove sono nato e cresciuto. Dink fu colpito da un minorenne con una pallottola nel cranio, codarda, da dietro.<\/p>\n<p>\u201cUn uomo che parlava di pace\u201d, cos\u00ec sua moglie, Rakel, lo defin\u00ec durante i funerali. Centinaia e migliaia di persone erano presenti. Forse uno dei funerali pi\u00f9 massicci della storia della Repubblica di Turchia. Dink, prima di essere assassinato, aveva ricevuto numerose minacce, per via dei discorsi pubblici che aveva fatto. Niente di volgare, nessun insulto e nessun offesa, per nessuno. Esattamente come quel\u00a0<u><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=JwpDYLUJRVA\"><span lang=\"it-IT\">pezzo di discorso\u00a0<\/span><\/a><\/u>che mi viene spesso in mente.<\/p>\n<p><em>\u201cSiamo una societ\u00e0 malata noi, i Turchi e gli Armeni nello svolgere le relazioni tra di loro si comportano in modo malato. Gli Armeni vivono, tuttora, in una forte trauma nel rapporto con i Turchi, invece i Turchi si relazionano con gli Armeni in un modo paranoico. Entrambi sono dei casi, veramente, clinici. I Turchi pensano che prima o poi gli Armeni ritorneranno in questa terra e cercheranno di riappropriarsi del territorio, \u00e8 un pensiero paranoico. Gli Armeni invece pensano in continuazione a ci\u00f2 che hanno vissuto ed al fatto che i Turchi non lo ammettano ancora, quindi vivono in uno status traumatico sempre.<\/em><\/p>\n<p><em>Qui sorge una domanda: Chi ci curer\u00e0? Il Senato francese? La decisione del senato statunitense? Chi \u00e8 il nostro medico? Quale medicina ci serve? Gli Armeni sono il medico dei Turchi, ed i Turchi saranno il medico degli Armeni. Non esiste nessuna medicina e nessun medico al di fuori di questo. L\u2019unica soluzione \u00e8 il dialogo, siamo noi i nostri medici. Non esiste nessun\u2019altra soluzione\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Coloro che prendono delle decisioni politiche, al di fuori dalla Turchia, hanno l\u2019obbligo di conoscere, prima di tutto, le dinamiche interne del Paese. Le sue caratteristiche sociologiche, la sua storia, le sue condizioni politiche e culturali attuali addirittura i contenuti del sistema scolastico. Tutto questo ci dice qualcosa in merito ad una serie di sfumature che costituiscono le idee, i comportamenti e le usanze dell\u2019intera nazione. Senza prendere in considerazione tutto questo non si pu\u00f2 relazionarsi con un Paese. Ogni tipo di comportamento e decisione che non tiene in considerazione tutte queste dinamiche \u00e8 destinato a fallire ed essere percepito e definito come una posizione estranea, disattenta, fredda, lontana e forse anche provocatoria.<\/p>\n<p>Particolarmente nel caso della Turchia di oggi si potrebbe parlare tranquillamente di una cultura, visibilmente conservatrice, nazionalista, a volte anche fondamentalista, fortemente maschilista e patriarcale, impaurita e, come diceva Dink, anche paranoica. Ogni tipo di azione, come l\u2019ultima decisione della Camera italiana, molto facilmente, verr\u00e0 percepita come un gesto provocatorio e offensivo. Per aiutare questo popolo forse bisognerebbe iniziare il lavoro comprendendolo e comprendendone tutte le sue caratteristiche. Altrimenti ogni tipo di azione ricever\u00e0 una forte e negativa reazione che andr\u00e0 a danneggiare ulteriormente le relazioni.<\/p>\n<p>Oggi sono scettico, anche per un altro motivo, in merito alla decisione della Camera. Perch\u00e9 si tratta di una decisione presa da una maggioranza che ha, in qualche maniera, contribuito alla morte di migliaia di persone nel mar Mediterraneo. I respingimenti hanno causato la morte di numerose persone, nel mare oppure al ritorno in Libia, la legge sulla sicurezza ha fatto diventare invisibili, ricattabili e precarie migliaia di persone, l\u2019odio che \u00e8 stato diffuso in ogni mezzo di comunicazione possibile ha messo gli immigrati contro gli Italiani e cos\u00ec ha creato un nuovo conflitto e malessere collettivo. Questo governo pentaleghista, da quando ha adottato, a livello legislativo e comunicativo, le politiche di esclusione ed emarginazione ha le mani piene di sangue. Esattamente come diceva Dink, non pu\u00f2 essere la Camera italiana la medicina necessaria per curare il rapporto malato tra questi due popoli, ancora meno possibile quando si tratta di un meccanismo aggressivo, egoista che allinea le persone come quello dell&#8217;attuale governo italiano.<\/p>\n<p>Oggi la Turchia conta centinaia di giornalisti, pi\u00f9 di cinquecento avvocati, migliaia di politici, undici parlamentari e numerosi giudici in carcere. L\u2019elenco delle persone che attendono la prima udienza, in carcere in isolamento, senza capo di imputazione, da almeno un anno, \u00e8 lungo. Per quelli che sono fuori dalle mura dei centri di detenzione invece vengono negati una serie di diritti, cos\u00ec vivono in uno status da morte civile. Coloro che si sentono spinti di lasciare il Paese rischiano la vita al mare Egeo oppure nel fiume di Maritsa. Alcuni che cercano\u00a0 di arrivare nelle coste italiane, rischiano il respingimento oppure una volta che mettono i piedi sulla terra si trovano di fronte ad un sistema di accoglienza sempre pi\u00f9 precaria e mal funzionante.<\/p>\n<p>In Turchia le galere sono piene di oppositori. Sono quei giornalisti che hanno criticato l\u2019intervento militare delle forze armate in Siria oppure sono quegli accademici che hanno chiesto allo Stato di smettere di bombardare le localit\u00e0 nel sud est del Paese. Sono anche quegli obiettori di coscienza che hanno deciso di non far parte dell\u2019esercito. I giornalisti in carcere sono quelli che hanno deciso di svelare la corruzione che sta dentro gli appalti ed i concorsi per la costruzione delle grandi opere inutili, dannose e fallimentari. Sono quei contadini che hanno lottato per difendere il loro territorio contro la cementificazione. Sono anche quei sindacalisti che hanno criticato il governo per aver svenduto le fabbriche, i porti, le aziende e le banche dello Stato con le privatizzazioni selvagge che hanno troncato la produzione agricola, hanno tolto migliaia di posti di lavoro ed hanno reso il Paese sempre pi\u00f9 dipendente dal capitale straniero.<\/p>\n<p>Questi sindacalisti, giornalisti, contadini, politici ed accademici in realt\u00e0 parlano anche dell\u2019Italia. Si tratta della Leonardo, Beretta e Benelli che vendono delle armi in Turchia, si tratta dell\u2019Astaldi che ha costruito diverse grandi opere pubbliche fallite e dannose per le tasche dei cittadini e per l\u2019ambiente collaborando anche con le aziende locali corrotte e in dirette relazioni con il governo e si tratta anche della Ferrero che sfrutta il mercato delle nocciole mettendo in ginocchio i produttori locali.<\/p>\n<p>L\u2019Istituto Nazionale di Statistica di Turchia, il 12 aprile, ha comunicato i volumi di importazione ed esportazione di quest\u2019anno. L&#8217;Italia mantiene la sua posizione, la terza nella lista dei paesi di maggiore esportazione; 815 milioni di dollari statunitensi. Nel 2017 il volume di commercio aveva superato 8.4 miliardi.<\/p>\n<p>Esattamente come diceva Hrant Dink \u201cI Turchi devono essere il medico degli Armeni e gli Armeni devono essere il medico dei Turchi\u201d. Le terze parti possono avere un ruolo importante ed utile per la creazione di un dialogo solido tra questi due popoli. Ma, di certo, questo non pu\u00f2 avvenire se si continua a percepire la Turchia ed i suoi cittadini, esclusivamente, come un mercato ed un gruppo di consumatori ed assumendo delle politiche sociali ed economiche che emargina, sfrutta e esclude gli esseri umani.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>10 aprile, la Camera ha approvato la mozione unitaria che impegna il governo a \u201criconoscere ufficialmente il genocidio armeno e a darne risonanza internazionale\u201d. 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Fruit of love of an immigrant couple in the former Ottoman city, she from Sebastia (Turkey) he from Batum (Georgia). Raised two steps away from the old Pera, between the Armenian and Jewish cultures. Big passion for photography, cinema, politics and inevitably journalism. After a short academic adventure in International Finance he landed in Italy back in 2001, first in Siena then in Turin, with the desire to study journalism, but he ended up attending Cinema and Television. He specializes in shooting and editing videos, photography and, lately, web marketing. Occasionally he writes in Turkey for the national magazine KaosGL, for the national daily Birgun and for various independent news portals such as Bianet and Sendika. In Italy he wrote for Il Manifesto and the monthly E-il mensile. He is one of the founders of the Glob011 monthly freepress, he worked for BabelMed and Prospettive Altre. Currently has collaborations with Pressenza and Caff\u00e8 dei Giornalisti. 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