{"id":83766,"date":"2014-01-05T16:33:05","date_gmt":"2014-01-05T16:33:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=83766"},"modified":"2014-01-05T16:35:15","modified_gmt":"2014-01-05T16:35:15","slug":"come-leuropa-fortezza-nega-lasilo-ai-rifugiati-siriani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2014\/01\/come-leuropa-fortezza-nega-lasilo-ai-rifugiati-siriani\/","title":{"rendered":"Come l\u2019Europa fortezza nega l\u2019asilo ai rifugiati siriani"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/siria-rifugiati.jpg\" width=\"643\" height=\"438\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div>Pi\u00f9 di 2 milioni e 300.000 rifugiati siriani registrati a dicembre, il 52% dei quali minori di et\u00e0, a cui si aggiungono almeno 4 milioni e 250 mila persone sfollate nel paese. In tutto, pi\u00f9 di 6 milioni e mezzo di uomini, donne e bambini che hanno dovuto abbandonare le loro abitazioni per scampare agli orrori del conflitto in Siria, quasi un terzo dell\u2019intera popolazione. Di questi, per\u00f2, solo 55.000 sono riusciti a entrare nell\u2019Unione europea e a chiedere asilo, ma gli stati membri hanno dato disponibilit\u00e0 ad accoglierne appena 12.000. \u201cSi tratta dello 0,5% dei siriani che hanno lasciato il paese, una dimostrazione che l\u2019Ue ha miseramente mancato di fare la sua parte per fornire un riparo sicuro a coloro che non hanno pi\u00f9 niente se non la loro vita\u201d, ha dichiarato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International, in occasione della presentazione del rapporto intitolato <i>Un fallimento internazionale: la crisi dei rifugiati siriani<\/i>. \u201cIl numero dei reinsediamenti previsti \u00e8 davvero deplorevole e i leader europei dovrebbero abbassare la testa per la vergogna\u201d, ha aggiunto Shetty. \u201cLe loro parole suonano banali di fronte alla realt\u00e0. L\u2019Europa deve aprire i suoi confini, favorire ingressi sicuri e porre fine a queste gravi violazioni dei diritti umani\u201d.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div>Amnesty International denuncia come solo dieci stati membri dell\u2019Ue abbiano offerto il reinsediamento o l\u2019ammissione umanitaria ai rifugiati provenienti dalla Siria. \u201cColoro che ce l\u2019hanno fatta a passare attraverso le barricate della fortezza europea si sono diretti in buona parte in Germania e Svezia, i paesi che hanno offerto il maggiore aiuto ai richiedenti asilo\u201d, si legge nel report. Dall\u2019ottobre 2011 all\u2019ottobre 2013, la Svezia ha ricevuto 20.490 nuove richieste d\u2019asilo, mentre la Germania 16.100. Gli altri stati dell\u2019Ue si sono impegnati a prendere soltanto 2.340 rifugiati. In Grecia, Cipro e Italia, meno di 1.000 persone hanno chiesto asilo in ciascuno dei tre paesi; la Francia ha offerto disponibilit\u00e0 per 500 persone, lo 0,02% del totale delle persone fuggite, mentre la Spagna si \u00e8 limitata ad accogliere appena una trentina di richiedenti, ossia lo 0,001% del totale dei rifugiati.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div>Il 97% dei cittadini fuggiti dalla Siria si sono diretti verso i cinque paesi confinanti: Turchia, Egitto, Iraq e soprattutto Libano e Giordania, dove oggi risiedono rispettivamente 835.735 e 566.303 rifugiati. \u201cCi\u00f2 ha comportato un aumento della popolazione residente in Libano del 20%, mentre quella della Giordania del 9%\u201d, aggiunge Amnesty International. \u201cIn questi due paesi la maggior parte dei rifugiati siriani vive in condizioni assai precarie in campi profughi superaffollati, in centri di accoglienza comunitari o in insediamenti informali\u201d. In Giordania circa un terzo dei rifugiati \u00e8 ospitato in sei campi, il pi\u00f9 affollato dei quali \u00e8 Zaatari, il secondo campo profughi pi\u00f9 grande al mondo, con 117.000 residenti. Il resto dei rifugiati siriani vive in villaggi e cittadine nei pressi del confine settentrionale con la Siria e nella capitale Amman. \u201cNon ci sono invece campi profughi ufficiali in Libano, eccetto quelli che da lungo tempo ospitano rifugiati palestinesi\u201d, riporta Amnesty International. \u201cCos\u00ec i siriani sono costretti a vivere ai margini delle citt\u00e0, in campi informali che loro stessi hanno realizzato\u201d.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div>Il numero dei rifugiati registrati in Turchia \u00e8 di 536.765 persone, ma secondo il governo locale la cifra avrebbe gi\u00e0 superato quota 700.000. Duecentomila siriani sono \u201cospiti\u201d di campi profughi gestiti dallo stato. L\u2019organizzazione internazionale in difesa dei diritti umani denuncia tuttavia che dal marzo 2013, pi\u00f9 di 600 rifugiati siriani sono stati espulsi dalla Turchia e deportati in Siria. \u201cDa allora &#8211; spiega Salil Shetty &#8211; abbiamo ricevuto numerose denunce di ulteriori rimpatri forzati di persone accusate dalle autorit\u00e0 turche di condotte criminali o presunte violazioni di legge\u201d.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div>Secondo l\u2019UNHCR, l\u2019Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite, al 30 novembre 2013, erano stati registrati in Libia 15.898 rifugiati siriani, ma la popolazione siriana ivi residente \u00e8 stimata in non meno di 200.000 persone. Il diritto d\u2019ingresso dei rifugiati in Libia \u00e8 stato progressivamente ridotto a partire dal settembre 2012, dopo l\u2019attacco terroristico contro il consolato USA di Bengasi. Ulteriori restrizioni sono state decretate nel gennaio 2013 con l\u2019imposizione del visto d\u2019ingresso a tutti i siriani. \u201cCi\u00f2 ha costretto centinaia di rifugiati a fare ingresso nel paese utilizzando rotte non ufficiali, esponendosi al pericolo e allo sfruttamento di trafficanti e delle differenti milizie armate esistenti\u201d, denuncia Amnesty. \u201cLa Libia non possiede un sistema nazionale di asilo; la maggior parte dei rifugiati che vive nel paese ha uno status migratorio irregolare, nonostante la decisione del Ministero dell\u2019Interno di dare i permessi di residenza a coloro che si registrano presso l\u2019Ufficio passaporti\u201d. Come rilevato da Amnesty International durante una visita in Libia nel novembre 2013, spesso i permessi di residenza non verrebbero riconosciuti dalla autorit\u00e0 locali e dalle milizie armate cresciute numericamente dopo la fine del conflitto del 2011. \u201cIn alcuni casi i rifugiati siriani sono stati detenuti arbitrariamente in centri di detenzione per immigrati con l\u2019accusa di risiedere illegalmente in Libia\u201d, aggiunge Amnesty. \u201cGli intervistati hanno denunciato di essere stati vittime di aggressioni fisiche da parte di uomini armati, furti, vessazioni verbali e, in alcuni casi, di sequestri di persona. Altri hanno raccontato di essere stati sottoposti a gravi forme di sfruttamento, a lavori forzati, con salari bassissimi e, talvolta, di non aver percepito perfino alcuna forma di pagamento\u201d.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div>Per 12.000 siriani a cui l\u2019Ue ha riconosciuto il diritto al reinsediamento, altre decine di migliaia sono costretti a rischiare un viaggio pericoloso via terra o via mare per raggiungere un\u2019Europa sembra pi\u00f9 barricata e militarizzata. Dall\u20191 gennaio al 31 ottobre 2013, 10.680 rifugiati siriani hanno raggiunto le coste italiane dopo aver lasciato i porti in Egitto, Libia, Turchia e Siria. Altri hanno raggiunto la Grecia via mare attraverso l\u2019Egeo o dal confine terrestre con la Turchia. \u201cAbbiamo visto centinaia di cittadini siriani perdere la vita nel Mediterraneo\u201d, ha commentato amaramente Salil Shetty. \u201cEd \u00e8 deplorevole che chi rischia l\u2019incolumit\u00e0 e la vita per arrivare qui sia respinto in modo violento dalla polizia o dalla guardia di frontiera o posto in stato di detenzione per settimane in condizioni realmente squallide, con cibo acqua e cure mediche insufficienti\u201d.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div>Il viaggio verso l\u2019Italia \u00e8 sicuramente quello che ha generato le peggiori tragedie. Nei primi dieci mesi del 2013 il numero dei rifugiati e dei migranti provenienti dall\u2019Africa del Nord annegati in mare \u00e8 stato stimato in 650 persone. Nel suo rapporto sull\u2019<i>incapacit\u00e0<\/i> internazionale a dare risposte adeguate alla crisi umanitaria siriana, Amnesty International dedica un passaggio al tragico naufragio di un\u2019imbarcazione con pi\u00f9 di 500 persone a bordo, l\u201911 ottobre 2013, a largo di Lampedusa. \u201cMolti di essi erano rifugiati siriani\u201d, scrive l\u2019Ong. \u201cSecondo il racconto dei sopravvissuti, l\u2019imbarcazione fu danneggiata mentre lasciava le acque della Libia da un\u2019unit\u00e0 militare libica che apr\u00ec il fuoco contro di essa. L\u2019imbarcazione danneggiata inizi\u00f2 velocemente ad essere invasa dall\u2019acqua e successivamente affond\u00f2 portandosi con s\u00e9 centinaia di uomini, donne e bambini. I sopravvissuti hanno dichiarato di essere rimasti in acqua per ore prima di essere assistiti dalle unit\u00e0 maltesi e italiane\u201d.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div>Innumerevoli gli abusi e le violazioni compiute dalle autorit\u00e0 di frontiera dell\u2019Unione europea. \u201cLe politiche di controllo dell\u2019Ue sono sempre pi\u00f9 pregiudizievoli dei diritti dei rifugiati, dei richiedenti asilo e dei migranti\u201d, denuncia Amnesty. \u201cLe misure di controllo dei confini introdotte negli ultimi anni, inclusa l\u2019esternalizzazione delle funzioni anti-migratorie e la costruzione di reticolati, hanno comportato pesanti effetti a danno dei diritti di coloro che chiedono di fare ingresso nell\u2019Unione europea. L\u2019Unione europea ha certo il diritto di controllare le sue frontiere, ma la maniera con cui lo fa non pu\u00f2 comportare la violazione dei diritti umani, come sta accadendo oggi\u201d.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div>Amnesty rileva, in particolare, come l\u2019Ue abbia finanziato massicciamente i programmi di potenziamento del controllo delle frontiere esterne della Grecia. Negli ultimi due anni, la Commissione europea \u2013 nell\u2019ambito del cosiddetto <i>Return and External Borders Fund<\/i> &#8211; ha assegnato alla Grecia 228 milioni di euro per installare sistemi elettronici di vigilanza e accrescere le capacit\u00e0 di detenzione delle persone entrate illegalmente nel paese. Nello stesso periodo, la Grecia ha ricevuto solo 12 milioni e 220 mila euro dal Fondo Europeo per i Rifugiati che sostiene le attivit\u00e0 di accoglienza. Grazie ai contributi finanziari, le autorit\u00e0 greche hanno completato la costruzione di 10,5 km di reticolati anti-migranti lungo i 203 km di frontiera con la Turchia, attivando inoltre 2.000 nuovi vigilantes a partire dell\u2019estate 2012. \u201cQueste misure hanno spesso costretto i rifugiati a percorrere rotte sempre pi\u00f9 pericolose nel mar Egeo\u201d, aggiunge Amnesty International. \u201cNei loro disperati tentativi di ottenere protezione in Europa, molti rifugiati, comprese le famiglie con neonati e bambini piccoli, spendono i loro ultimi risparmi per pagare i trafficanti e navigare a bordo di piccole e superaffollate imbarcazioni, inidonee alla navigazione\u201d. Come il Canale di Sicilia, anche il mare tra la Grecia e la Turchia \u00e8 lo scenario di infinite tragedie. Dall\u2019agosto 2012 ad oggi, perlomeno 130 rifugiati, provenienti in buona parte dalla Siria e dall\u2019Afghanistan, hanno perso la vita mentre tentavano di approdare in Grecia, negli undici naufragi sino ad oggi accertati.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div>Amnesty International rileva infine come molti rifugiati giunti in Grecia e Bulgaria abbiano subito trattamenti degradanti e disumani. \u201cRifugiati siriani hanno raccontato di essere stati sottoposti a maltrattamenti dagli agenti di polizia o della guardia costiera della Grecia, che con armi in pugno e protetti dai caschi, li hanno pure privati di tutti i loro beni e, alla fine, li hanno respinti verso la Turchia\u201d. Il numero delle operazioni illegali di respingimento dalla Grecia non \u00e8 noto, ma l\u2019Ong ritiene che abbia riguardato centinaia di persone. In Bulgaria, nei primi undici mesi del 2013, sono arrivati non meno di 5.000 rifugiati. La maggior parte \u00e8 ospitata in centri di emergenza, il principale dei quali si trova nella citt\u00e0 di Harmanli. \u201cSi tratta, a tutti gli effetti, di un centro di detenzione\u201d, denuncia Amnesty. \u201cIl nostro staff vi ha trovato rifugiati detenuti &#8211; in alcuni casi da oltre un mese &#8211; in condizioni squallide in container, edifici in rovina e tende. Mancavano strutture igienico-sanitarie adeguate e il cibo, i medicinali e i letti scarseggiavano. Un ampio numero di detenuti, tra cui anche persone ferite durante il conflitto, necessitava di cure mediche, altre avevano contratto malattie croniche o avevano disturbi mentali\u201d.<\/div>\n<p>L\u2019Europa fortezza armata sconosce sempre pi\u00f9 diritti e senso d\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Pi\u00f9 di 2 milioni e 300.000 rifugiati siriani registrati a dicembre, il 52% dei quali minori di et\u00e0, a cui si aggiungono almeno 4 milioni e 250 mila persone sfollate nel paese. 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