{"id":83336,"date":"2013-12-31T14:37:17","date_gmt":"2013-12-31T14:37:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=83336"},"modified":"2020-05-14T16:25:14","modified_gmt":"2020-05-14T15:25:14","slug":"israele-palestina-un-processo-di-pace-crisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2013\/12\/israele-palestina-un-processo-di-pace-crisi\/","title":{"rendered":"Israele-Palestina: un processo di pace in crisi"},"content":{"rendered":"<p>Il 29 luglio scorso \u00e8 ripreso ufficialmente, dopo tre anni di totale stasi e sotto la benedizione del governo statunitense, il dialogo per i negoziati di pace fra Israele e Palestina, con la speranza di arrivare a una soluzione per la realizzazione di uno stato palestinese indipendente accanto a quello di Israele. Tuttavia, secondo il capo-negoziatore palestinese Saeb Erekat, l\u2019atteggiamento dello stato ebraico negli ultimi quattro mesi, non \u00e8 incline alla pace, al contrario \u201cil governo israeliano sembra puntare alla distruzione del negoziato\u201d: pi\u00f9 di 30 palestinesi sono stati uccisi a sangue freddo quest\u2019anno; sono stati fatti appalti per la costruzione di 5.992 nuove abitazioni nelle colonie \u201cche equivalgono ad uno sviluppo urbano tre volte superiore a quello di New York\u201d; sono stati distrutti 209 edifici palestinesi e sono stati effettuati numerosi attacchi alla moschea di al-Aqsa, a Gerusalemme, mentre le azioni terroristiche commesse dai coloni sono cresciute del 41%. La Striscia di Gaza, che sta affrontando il suo sesto anno di blocco militare da parte di Egitto e Israele, rimane sotto assedio e colpita da una gravissima crisi umanitaria dovuta a una delle pi\u00f9 disastrose carenze di energia, carburante e acqua negli ultimi anni.<\/p>\n<p>Nessuna di queste realt\u00e0 \u00e8 sulla strada della pace, bens\u00ec sono queste tattiche volte a ostacolare gli accordi con Ramallah, ne \u00e8 un esempio il rilascio di prigionieri in cambio della costruzione di nuove colonie illegali, che altro non \u00e8 che un modo per incitare la Palestina ad interrompere i negoziati addossandole interamente la colpa.<\/p>\n<p>Intanto John Kerry riprender\u00e0 la sua spola diplomatica dopo la pausa natalizia, la prossima settimana. Il Segretario di Stato statunitense visiter\u00e0 nuovamente Tel Aviv e Ramallah per ulteriori colloqui con il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, e il presidente dell&#8217;Autorit\u00e0 Nazionale Palestinese, Mahmoud Abbas, con lo scopo di definire un \u201caccordo quadro\u201d che faccia da base ad intese di pace definitive, un ultimo disperato sforzo di interrompere\u00a0 la stasi dei negoziati.<\/p>\n<p>Che l\u2019obiettivo del nuovo \u201cpiano americano\u201d al tavolo del negoziato sia favorire Israele \u00e8 opinione di molti. \u00c8 stata proprio Washington infatti a suggerire la presenza militare israeliana nella Valle del Giordano per dieci anni, senza per\u00f2 proporre soluzioni per fermare l&#8217;espansione coloniale israeliana. Nelle scorse settimane l\u2019Autorit\u00e0 palestinese ha accusato Kerry di non riuscire a essere \u201cun mediatore neutrale\u201d, una critica che appare pi\u00f9 che giustificata, in quanto con la scusa di una futura pace il Segretario di stato americano sembra preoccuparsi soltanto di soddisfare i cosiddetti interessi di sicurezza di Israele a spese della creazione dello stato palestinese.<\/p>\n<p><b>La liberazione dei prigionieri in cambio di colonie<\/b><\/p>\n<p>L\u2019unico aspetto su cui Israele sembra dimostrare un\u2019apertura nei confronti dei negoziati \u00e8 quello del rilascio dei 104 prigionieri palestinesi come promesso nel contesto degli impegni assunti con la ripresa delle trattative di pace a luglio. Tuttavia questa \u201cconcessione\u201d ha un prezzo: in cambio dei 52 palestinesi gi\u00e0 liberati nelle prime due <i>tranche<\/i> di scarcerazioni sono state costruite circa 3.500 nuove abitazioni nelle colonie illegali in Cisgiordania (2.000 con il primo gruppo ad agosto e 1.500 con il secondo a ottobre) e ci si aspetta la costruzione di almeno altre 1.400 unit\u00e0 abitative per il rilascio dei 26 palestinesi scarcerati ieri. I prigionieri, detenuti da Israele da prima degli accordi di Oslo, sono il terzo gruppo dalla ripresa dei colloqui di pace dello scorso luglio, un quarto gruppo sar\u00e0 rilasciato ad aprile.<\/p>\n<p>Kerry ha invitato il premier israeliano a \u201cesercitare la massima moderazione nell&#8217;annuncio di nuove costruzioni\u201d, senza suggerire tuttavia il loro arresto ma solo di moderare la comunicazione al riguardo, via libera alle colonie insomma, ma senza sbandierarlo ai quattro venti.<\/p>\n<p>Oltre ai 26 prigionieri anche Samer Issawi, simbolo della resistenza nonviolenta, \u00e8 stato rilasciato luned\u00ec 23 dicembre dopo 18 mesi di carcere e 266 giorni di sciopero della fame. Incarcerato a luglio 2012, Samer ha iniziato lo sciopero della fame il 1 agosto 2012. Ad aprile del 2013 Israele decide che se avesse interrotto la sua protesta sarebbe stato rilasciato dopo ulteriori 8 mesi, e cos\u00ec \u00e8 stato. Tuttavia nei giorni precedenti al suo rilascio l\u2019esercito israeliano ha fatto incursione nella casa di famiglia di Issawi arrestando suo padre e uno dei suoi fratelli per interrogarli. Una sorta di scambio di prigionieri, una vittoria a met\u00e0.<\/p>\n<p><b>Israele si spacca sull\u2019annessione della Valle del Giordano<\/b><\/p>\n<p>La commissione ministeriale per la legislazione ha approvato in via preliminare, domenica 29 dicembre, il disegno di legge presentato alla Knesset che era stato introdotto gioved\u00ec scorso da una parlamentare del Likud. La proposta prevede l&#8217;annessione della Valle del Giordano allo Stato di Israele con lo scopo di mantenere l\u2019area sotto la sovranit\u00e0 israeliana in vista di futuri accordi di pace con i palestinesi.\u00a0 La Valle del Giordano \u00e8 l\u2019unico confine verso l&#8217;esterno per la Cisgiordania e una delle poche aree non ancora sviluppate, nonch\u00e9 un possibile luogo dove centinaia di migliaia di profughi palestinesi potrebbero tornare. Le risorse idriche abbondanti rendono le sue terre tra le pi\u00f9 fertili di tutta la Palestina storica, rendendo quindi l\u2019area altamente produttiva e un probabile motore per l\u2019economia palestinese.<\/p>\n<p>Ora il disegno di legge passer\u00e0 alla Knesset per il voto pieno, tuttavia il primo ministro Benjamin Netanyahu e il ministro della Giustizia e capo negoziatore Tzipi Livni hanno dichiarato di essere contrari alla proposta e che avrebbero fatto appello al voto.<\/p>\n<p>A presentare il progetto \u00e8 stata Miri Regev, ex generale ed ex portavoce dell&#8217;esercito israeliano, del partito del Likud. Otto ministri israeliani hanno dato la loro approvazione mentre altri tre hanno dichiarato che avrebbero fatto ricorso per bloccare il processo ed evitare che la proposta diventi legge. I ministri che hanno sostenuto il disegno di legge sono membri del partito del Likud del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, oltre ai membri del partito Israel Beytenu (Israele Casa Nostra) e il Habayit Hayehudi (Casa Ebraica) i partiti fondamentalisti. La legge dovrebbe essere discussa in tre letture, tuttavia la negoziatrice Tzipi Livni (leader del partito centrista HaTnu\u00e0) ha dichiarato che si tratta di una iniziativa \u201cirresponsabile\u201d e ha votato contro, assieme con altri due ministri.<\/p>\n<p>Il commento del\u00a0 capo negoziatore palestinese Saeb Erekat alla proposta \u00e8 stato altrettanto severo. Secondo Erekat questo disegno di legge e le continue violazioni di Israele legate alle attivit\u00e0 di insediamento stanno distruggendo le possibilit\u00e0 di arrivare a una pace mandando in fumo i tentativi del Segretario di Stato americano di raggiungere l&#8217;obiettivo entro i termini stabiliti. Una decisione del genere, ha aggiunto Erekat, sarebbe in contrasto con il diritto internazionale. I negoziati sulla Valle del Giordano sono uno dei tasti dolenti degli accordi di pace (insieme a questioni pi\u00f9 scottanti come Gerusalemme, le colonie, i profughi e Gaza). Per i palestinesi rinunciare alla Valle del Giordano significherebbe rinunciare al controllo del confine orientale del futuro stato, e la scusa dei \u201cmotivi di sicurezza\u201d per proteggersi da un Medio Oriente sempre pi\u00f9 instabile, che non fanno indietreggiare Israele sulla Valle, sembrano rendere improbabile ogni tipo di accordo.<\/p>\n<p>Kerry stesso aveva presentato, due settimane fa, la proposta iniziale ad Abbas: fare dell\u2019area l&#8217;avamposto per le truppe israeliane per dieci anni, fino a quando l&#8217;esercito dell&#8217;ANP non sarebbe stato pronto a condurre le redini del nuovo stato, ma anche il posizionamento di soldati \u201cinvisibili\u201d lungo la frontiera tra il futuro stato e la Giordania: in parole povere questo concederebbe a Israele il veto effettivo a non lasciare mai la Valle del Giordano. In tutta risposta Abbas ha ribadito che quando nascer\u00e0 uno Stato di Palestina negli attuali Territori Occupati (il 22% della Palestina storica), Israele non potr\u00e0 dispiegare neanche un soldato sui suoi territori. L\u2019ANP tuttavia \u00e8 aperta alla possibilit\u00e0 di una presenza internazionale nell\u2019area che possa accontentare le necessit\u00e0 di sicurezza israeliane (e i suoi timori che armi e miliziani possano entrare dalla Giordania). Israele per\u00f2 vuole mantenere nelle sue stesse mani la sicurezza del paese mettendo nuovamente in dubbio i reali obiettivi dello stato ebraico: la sicurezza o il controllo delle risorse idriche e delle terre fertili per il monopolio della produzione di frutta e verdura a basso prezzo da rivendere poi ai palestinesi stessi?<\/p>\n<p><b>Escalation di attacchi e arresti in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza<\/b><\/p>\n<p>Sebbene con la tattica del rilascio dei prigionieri a primo impatto Israele sembri bene intenzionato nei confronti della ripresa del dialogo, nelle ultime settimane la sua condotta non \u00e8 stata da esempio e numerose violenze si sono perpetrate in Cisgiordania e a Gaza: questo mese le forze aeree israeliane hanno bombardato pi\u00f9 volte la Striscia, mentre le truppe via terra hanno condotto almeno 58 incursioni in Cisgiordania solo questa settimana.<\/p>\n<p>Il 7 dicembre Wajdi al-Ramahi, 15 anni, \u00e8 stato colpito da un cecchino alla schiena mentre camminava di fronte alla scuola dell\u2019UNRWA nei pressi del campo profughi al-Jalazoun, a nord di Ramallah, vicino all\u2019insediamento illegale di Bet El.<\/p>\n<p>Il 19 dicembre gli israeliani hanno fatto incursione in quella che \u00e8 l\u2019area A della Cisgiordania (che secondo gli accordi di Oslo \u00e8 sotto il pieno controllo dell&#8217;Autorit\u00e0 Nazionale Palestinese), nel campo profughi di Jenin, uccidendo Nafea Saadi, di 23 anni, che con altri giovani era sceso in strada a protestare contro l&#8217;incursione delle forze di occupazione. Altri otto palestinesi sono stati feriti. Poco dopo, a Qalqilya, un altro palestinese, Samir Yasin, di 28 anni, membro delle forze di sicurezza dell&#8217;ANP, \u00e8 rimasto ucciso nell\u2019agguato di una unit\u00e0 speciale israeliana.<\/p>\n<p>Il 20 dicembre Odah Jihad Hamad, 27 anni \u00e8 stato colpito a nord di Beit Hanoun, nel nord della Striscia di Gaza, mentre suo fratello Raddad, di 22 anni, \u00e8 rimasto ferito. Nella stessa giornata altri tre ragazzi sono stati feriti a est di Jabalia, a nord di Gaza: Mohammad Hammouda Ayoub (23 anni), Dya Ahmad Al Natour (17 anni) e Ali Hasan Khalil (20).<\/p>\n<p>Il 24 dicembre l&#8217;esercito israeliano ha bombardato diverse aree della Striscia di Gaza, uccidendo due palestinesi, tra cui una bambina di 3 anni, Hala Ahmad Al-Boheiry. Una decina sono stati i feriti inclusa la madre di Hala e due fratelli di 3 anni e 6 anni. Gli accordi per il cessate il fuoco del 21 novembre 2012, a seguito della campagna militare Pilastro di Difesa, hanno stabilito che le forze militari israeliane devono \u201ccessare le ostilit\u00e0 nella Striscia di Gaza, via terra, via mare e via aria, compreso le incursioni e le uccisioni mirate\u201d.<\/p>\n<p>Le forze israeliane hanno arrestato ieri dieci palestinesi nelle citt\u00e0 di Hebron, \u00a0Betlemme e Gerusalemme. Secondo fonti locali almeno altre sette persone sono state arrestate nelle ultime settimane tra cui il rappresentante del comitato di resistenza del villaggio di Kafr Qaddoum, Murad Shtaiwi, rilasciato pochi giorni dopo. Nel 2013 Israele ha intensificato le incursioni nei centri abitati della Cisgiordania uccidendo pi\u00f9 di venti palestinesi. Alla vigilia del quinto anniversario dell\u2019operazione Piombo Fuso (che ha ucciso 1.400 palestinesi per lo pi\u00f9 civili), il 26 dicembre, Israele ha attaccato Gaza di nuovo ferendo due persone, mentre il 29 dicembre \u00e8 stato assaltato il villaggio di Kafr Qaddoum, durante le notte, con gas lacrimogeni e bombe sonore.<\/p>\n<p>Inoltre questa settimana, e per la 63sima volta, le forze israeliane hanno demolito il villaggio beduino di al-Araqib, nel Negev. Fonti locali riferiscono che i bulldozer e le jeep della polizia hanno fatto irruzione nel villaggio e demolito tutte le case in acciaio. I beduini rivendicano il possesso di quelle terre, mentre Israele ritiene che al-Araqib e tutti i villaggi beduini nel Negev siano illegali.<\/p>\n<p><b>Le premesse per la pace<\/b><\/p>\n<p>In un quadro come quello delle ultime settimane non sembra esserci nessuna pace all\u2019orizzonte, contrariamente a quanto affermato da Washington. Il premier israeliano ha pi\u00f9 volte dichiarato: \u201cnon ci fermeremo nemmeno per un istante nella costruzione del nostro Paese e nello sviluppo della nostra impresa coloniale\u201d. Dichiarazioni che non lasciano ben sperare in una pace e che non mostrano le buone intenzioni nei confronti di una risoluzione (che invece Kerry ritiene proprie dello stato ebraico), tanto che sembra che Ramallah stia effettivamente negoziando da sola con la pi\u00f9 ragionevole delegazione guidata da Tzipi Livni e il suo partito pi\u00f9 moderato, piuttosto che con il governo di Israele. Tel Aviv \u00e8 responsabile degli insediamenti illegali e, secondo Erekat, \u201cpreferisce gli insediamenti ai negoziati. Preferisce le imposizioni piuttosto che la prosecuzione del processo di pace. Quindi il governo d\u2019Israele \u00e8 interamente responsabile della crisi dei negoziati\u201d.<\/p>\n<p>Nonostante l\u2019ottimismo fiducioso di Kerry, che forse sarebbe pi\u00f9 saggio definire ingenuo, sembra che i negoziati siano effettivamente appesi a un filo e che negli ultimi mesi israeliani e palestinesi non abbiano affatto compiuto significativi progressi come egli afferma. Non \u00e8 ancora possibile lavorare a un \u201caccordo quadro\u201d in queste condizioni almeno finch\u00e9 le tanto propagandate buone intenzioni di Israele nei confronti del processo di pace non si realizzino in qualche azione concreta.<\/p>\n<p>Le responsabilit\u00e0 di questa crisi sono dunque imputabili a Israele, che non sembra fare altro che perseguire l\u2019originale progetto sionista avviato alla fine dell\u2019800: la creazione di uno stato ebraico all\u2019interno del quale ghettizzare al popolazione palestinese in spazi minimi, in enclavi o bantustan senza alcun collegamento tra loro (come \u00e8 oggi Gaza), massimizzando l\u2019<i>apartheid<\/i> israeliano. In questo quadro rientra anche il Progetto E1 che prevede la creazione di un blocco di colonie che unir\u00e0 Gerusalemme all\u2019insediamento di Ma\u2019ale Adumim, fino alla Valle del Giordano. Nella pratica sarebbe uno strumento per dividere definitivamente in due la Cisgiordania e rendere impossibile la creazione di uno Stato palestinese con la sua continuit\u00e0 territoriale. Non a caso dall\u2019inizio della ripresa del processo di pace la costruzione di colonie \u00e8 cresciuta sensibilmente e a tassi ancora pi\u00f9 elevati rispetto agli anni precedenti, per cui le dichiarazioni ottimistiche di Kerry appaiono quantomeno ingiustificate.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 nessun accordo di pace all&#8217;orizzonte e non \u00e8 realistico pensare che \u201cnon siamo mai stati pi\u00f9 vicini alla pace\u201d, ma Washington non tiene conto dei reali ostacoli al dialogo sul territorio, sembra preoccuparsi di pi\u00f9 di non irritare troppo Tel Aviv, gi\u00e0 indignata per il negoziato in corso con l&#8217;Iran, giudicato come uno \u201cstorico errore\u201d dal premier israeliano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 29 luglio scorso \u00e8 ripreso ufficialmente, dopo tre anni di totale stasi e sotto la benedizione del governo statunitense, il dialogo per i negoziati di pace fra Israele e Palestina, con la speranza di arrivare a una soluzione 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