{"id":8320,"date":"2012-02-24T00:00:00","date_gmt":"2012-02-24T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2012-03-06T16:56:31","modified_gmt":"2012-03-06T16:56:31","slug":"isabel-rauber-x-xil-cambiamento-civilizzatore-di-cui-ha-bisogno-lxumanita-non-e-solo-economicox-ma-anche-culturalex","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2012\/02\/isabel-rauber-x-xil-cambiamento-civilizzatore-di-cui-ha-bisogno-lxumanita-non-e-solo-economicox-ma-anche-culturalex\/","title":{"rendered":"Isabel Rauber : \u201cIl cambiamento civilizzatore di cui ha bisogno l\u2019umanit\u00e0 non \u00e8 solo economico, ma anche culturale\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Fernando Arellano Ortiz<\/p>\n<p>Si tratta non di un cambiamento di sistema, spiega la filosofa argentina, ma piuttosto di una sfida ben pi\u00f9 ambiziosa che ha per obiettivo un cambiamento sostanziale del nostro sistema di vita.  Questo \u201csar\u00e0 possibile solo grazie alla costante trasformazione dei soggetti di tale cambiamento\u201d che vengono a costruirsi \u201cdurante le lotte e le resistenze concrete non solo a livello locale e territoriale, ma anche a livello mondiale\u201d.<\/p>\n<p>Bench\u00e9 questo processo richieda una lunga transizione, Rauber ritiene che \u201cla costruzione di una civilt\u00e0 che vada oltre quanto realizzato finora non deve essere lasciato a carico di una manciata di persone o di qualche eletto, ma deve invece poggiare sulla partecipazione dell&#8217;umanit\u00e0 tutta, o almeno della maggioranza assoluta; deve derivare dalla concatenazione di processi storici concreti, in modo da aprire pian piano i canali di una partecipazione a diversi livelli, creando cos\u00ec e dando valore, nello stesso tempo, a nuove pratiche che permettano di stabilire relazioni umane in campo politico ma anche in quello sociale, economico e culturale. In questo senso, gli attuali percorsi delle lotte sociali e i tentativi di vari governi di incoraggiare una trasformazione partendo dalla base sono laboratori per un nuovo mondo, processi che possono aiutarci ad acquisire insieme maggiori saperi se siamo capaci di dare seguito a queste azioni e di appropriarci di queste esperienze pur restando critici. Ecco perch\u00e9 queste esperienze costituiscono allo stesso tempo fonte di ispirazione per la vita. <\/p>\n<p> E la nostra via maestra consiste proprio nel far scattare questi movimenti e nel riflettere su di essi.<\/p>\n<p>In collaborazione con l&#8217;Osservatorio sociopolitico latinoamericano di Buenos Aires, la sociologa sottolinea il potere trascinatore dei movimenti sociali in questo inizio del XXI secolo, nel quale la forza motrice \u00e8 la lotta per la vita. \u201cEssi \u2013 afferma la Rauber &#8211; sono ben coscienti di quanto, allo stato attuale delle cose, restare in una logica di produzione e di accumulazione di capitale rappresenti una minaccia per l\u2019intera umanit\u00e0. E questa minaccia si concretizza e si esprime nell\u2019opposizione antagonistica tra vita e morte, cos\u00ec come incarna il problema fondamentale della nostra epoca oltre a riassumere e articolare nuove contrapposizioni sociali\u201d. <\/p>\n<p>Isabel Rauber \u00e8 dottore in filosofia all\u2019Universit\u00e0 de L\u2019Avana. Dirige la rivista \u201cPasado y Presente XXI\u201d, e coordina il gruppo di riverca omonimo. Inoltre, \u00e8 ricercatrice aggiunta presso il Centro di studi americani, coordinatrice del Laboratorio de Pensamiento Argentino del Centro culturale Caras y Caretas di Buenos Aires, docente all\u2019Universit\u00e0 Nazionale di Lanus, docente aggiunto presso l\u2019Universit\u00e0 de L\u2019Avana, membro del Comitato scientifico di consulenza della Centrale dei lavoratori di Cuba (CTC) e membro del Forum del Terzo Mondo e del Forum mondiale per le alternative. E\u2019 anche ricercatrice sui temi dell\u2019uguaglianza di genere, sulla povert\u00e0 urbana e sui processi di trasformazione sociale presso l\u2019UNESCO, e consigliera presso la Centrale dei Lavoratori Argentini (CTA). <\/p>\n<p> Si \u00e8 specializzata in sociologia politica, analisi congiunturali, memoria storica, saggi filosofici e studi antropologici dei movimenti sociali, indigeni, di quartiere, sindacali e di uguaglianza di genere. Ha pubblicato numerosi articoli e resoconti, e pi\u00f9 di diciotto opere in Sudamerica.  <\/p>\n<p>Inoltre, \u00e8 ricercatrice invitata presso il Centro Tricontinentale (CETRI) di Louvain-la-Neuve, coopera con l\u2019Istituto universitario di studi sullo sviluppo di Ginevra, e dirige il Programma di formazione sociopolitica a distanza (PROFOSD). Tra i suoi lavori pi\u00f9 recenti, figurano: Dos pasos adelante, uno atr\u00e1s. L\u00f3gicas de superaci\u00f3n de la civilizaci\u00f3n regida por el capital (2010) [Due passi avanti, uno indietro. Strategie per il superamento della civilizzazione gestita dal capitale]; Cayo Hueso, estampas del barrio (2010) [Cayo Hueso, ritratto di un quartiere]; Miradas desde abajo (2008) [Sguardi verso il basso]; Sujetos pol\u00edticos (2006) [Temi politici]; Movimiento social y repercusiones pol\u00edticas, articulaciones (2004) [Movimento sociale e ripercussioni politiche, articolazioni].<\/p>\n<p>Ha consacrato il proprio cammino accademico e di ricerca alla sistematizzazione e concettualizzazione delle esperienze di movimenti sociali e indigeni in Sudamerica, per cercare di costruire una civilt\u00e0 partendo dal basso. <\/p>\n<p>**L\u2019umanit\u00e0 ha bisogno di strumenti culturali**<\/p>\n<p>\u2022\t*Nel suo libro \u201cDos pasos adelante, uno atr\u00e0s\u201d (Due passi avanti, uno indietro), lei sostiene che in questa crisi di civilt\u00e0 legata al capitalismo sono insite le condizioni per una transazione verso un cambiamento di sistema. Questa crisi capitalistica sar\u00e0 dunque l\u2019occasione per lanciare questo processo di trasformazione?*<\/p>\n<p>\u2022\tHo smesso di parlare di cambiamento di sistema, per prendere in esame piuttosto un cambiamento di civilt\u00e0. Si potrebbe pensare che si tratta della stessa cosa, ma in realt\u00e0 non \u00e8 affatto cos\u00ec. Un cambiamento di civilt\u00e0 presuppone la trasformazione delle logiche profonde che dominano la  nostra civit\u00e0 presente, e se abbiamo appreso qualcosa dal socialismo del XX secolo \u00e8 il fatto che esiste un\u2019alternativa per superare il capitalismo: possiamo dire che \u00e8 stato un fallimento o un successo nella misura in cui molte rivoluzioni hanno visto la luce ma sono poi rimaste prigioniere della logica della concorrenza economica propria del capitalismo. Si pensava che per fare una rivoluzione bisognava che lo Stato si impadronisse dei mezzi di produzione, riducendo cos\u00ec il potere delle personificazioni istituzionali; non si prendevano in considerazioni altri aspetti, non si teneva conto del fattore egemonico, non si aveva che una visione istituzionalista ed economicista del potere. Si credeva che ci\u00f2 sarebbe bastato per la liberazione automatica dell\u2019Uomo. Ma le cose non sono andate cos\u00ec, il risultato finale \u00e8 stato che il cambio di propriet\u00e0 non ha modificato la logica di fondo, ed \u00e8 per questo che sono convinta che la questione non \u00e8 il superamento del capitalismo, ma piuttosto della civilta del capitale in s\u00e9. La sfida \u00e8 quindi ancora pi\u00f9 rilevante. Viviamo in una societ\u00e0 disumanizzata che incoraggia una considerevole alienazione degli esseri umani, visto che noi diventiamo sempre pi\u00f9 oggetti di consumo. Viviamo sempre meno per noi stessi e sempre pi\u00f9 per il mercato.<\/p>\n<p>\u2022\t*Ma questa logica ha toccato il fondo&#8230;*<\/p>\n<p>\u2022\tNo, non tocca mai il fondo, scava sempre di pi\u00f9; \u00e8 una spirale senza fine, un giorno dopo l&#8217;altro. L\u2019essere umano \u00e8 talmente alienato che continua ad auto-flagellarsi per rispondere a situazioni che sembrano normali, senza nemmeno porsi la questione del perch\u00e9 e del come. L\u2019umanit\u00e0 non \u00e8 in grado di  rendersi conto di quello che sta succedendo, le guerre, la distruzione dell\u2019ambiente, e cos\u00ec via, perch\u00e9 per rendersene conto dovrebbe avere degli strumenti culturali che non possiede. E quanti vogliono cambiare il mondo dovrebbero, piuttosto che scendere in piazza, cercare di svegliare le coscienze. Non voglio dire che \u00e8 stupido scendere in piazza, a volte \u00e8 necessario farlo, ma bisogna portare avanti la consolidazione del pensiero strategico, cos\u00ec come l\u2019intende Paulo Freire, non imporre dei concetti ma cercare di analizzare e discutere di fatti reali.<\/p>\n<p>Il problema dell\u2019Uomo \u00e8 che l\u2019umanit\u00e0 non ha preso coscienza. Ecco perch\u00e9 dobbiamo trovare un nuovo modello di vita per tutte e per tutti, e questo non pu\u00f2 avvenire per decreto: al contrario, bisogna costruirlo, e la costruzione del potere deve venire dal basso. In altre parole, dobbiamo riflettere e inventare un nuovo modello di produzione e di riproduzione, e si tratta di un processo molto lungo. Tuttavia, per poterlo fare, l\u2019umanit\u00e0 deve anche conoscerne il perch\u00e9.<\/p>\n<p>\u2022\t*Anche se il capitalismo non croller\u00e0 da solo, un suo  modo di riprodursi non sono proprio le guerre e le crisi che esso stesso genera?*<\/p>\n<p>\u2022\tCerto, ma soprattutto perch\u00e8 l\u2019umanit\u00e0 continua a seguire i dictat del mercato. Quello di cui abbiamo bisogno \u00e8 il superamento reale, storico e civilizzatore di questo modello; pi\u00f9 che di azioni, abbiamo bisogno di costruire un nuovo modello di produzione e di riproduzione non solo economico ma anche culturale, nel rispetto della natura e dell&#8217;essere umano. Impiantare un sistema solidale non pu\u00f2 essere fatto attraverso il mercato: ecco perch\u00e9 bisogna cominciare a rifiutare l\u2019iperconsumismo in modo autonomo e cosciente, e questo \u00e8 un processo che richieder\u00e0 molti anni. <\/p>\n<p>\u2022\t*Per fare questo, abbiamo bisogno di un nuovo soggetto politico?*<\/p>\n<p>\u2022\tI soggetti, in politica, si creano pian piano. La prima persona che adotta una posizione critica non solo si trova gi\u00e0 nel processo di cambiamento di civilt\u00e0, un processo di largo respiro, ma pu\u00f2 anche dirci a che punto siamo. La presa di coscienza riguardo il rispetto della natura \u00e8 un elemento di questo cambiamento, un\u2019accumulazione che spesso produce un\u2019esplosione e che spinge l\u2019umanit\u00e0 ad evolversi. I governi popolari e le rivoluzioni popolari fanno parte di questo processo.<\/p>\n<p>\u2022\t*Lei parla di lotta politico-ideoligica in America Latina, del caso della rivoluzione cubana: quest\u2019ultima costituisce un elemento di cambiamento che permetta di uscire dalla logica capitalista?*<\/p>\n<p>\u2022\tIo penso che quella cubana sia l\u2019ultima rivoluzione appartenente alla tipologia del XX secolo. Dal punto di vista del modello paradigmatico in America Latina, la rivoluzione cubana \u00e8 la prima e l\u2019ultima del secolo passato, nella misura in cui essa passa attraverso l\u2019appropriazione del potere, la statalizzazione, che per\u00f2 ha dovuto, in seguito, modificarsi per poter affrontare le condizioni attuali in quanto non pi\u00f9 adatta al sistema mondiale. La rivoluzione cubana si ritrova costretta a discutere le realt\u00e0 del mercato, considerare il dialogo internazionale, e di fronte alle contraddizioni con le quali non aveva dovuto confrontarsi nel periodo in cui apparteneva ancora al blocco socialista. Quel periodo \u00e8 stato meraviglioso, nonostante i suoi difetti, ne ho fatto esperienza di persona e posso testimoniare cosa significhi vivere senza essere sottoposti alle leggi del mercato e del danaro. \u00c8 una cosa meravigliosa, perch\u00e9 il dialogo tra le persone non \u00e8 mediato dall\u2019interesse. Ho avuto la fortuna di vivere quel momento storico, e ne rifarei l\u2019esperienza sempre, perch\u00e9 se ne ho scorto le deficienze, ho visto anche  l\u2019iniezione di spiritualit\u00e0. Inoltre, Cuba ha nel sangue il tema della liberazione, e vi si respira l\u2019ideologia sviluppata da Jos\u00e8 Marti, il quale sostiene che per essere liberi bisogna avere cultura.<\/p>\n<p>\u2022\t*Tutto questo concorda col fatto che l\u2019America Latina, con l\u2019eccezione di qualche paese dell\u2019America Centrale come Messico e Colombia, sta vivendo un periodo d\u2019oro sul piano politico?*<\/p>\n<p>\u2022\tIo credo di s\u00ec, poich\u00e9 mai prima d\u2019ora vecchie parole d\u2019ordine, come \u201cintegrazione\u201d, sono state cos\u00ec pienamente attuate. Credo che siamo sulla strada giusta, stiamo capendo cosa c\u2019\u00e8 da fare, stiamo rimettendo in questione la logica del sistema e aprendo nuove vie, indipendentemente dal successo. Stiamo andando verso una razionalit\u00e0 diversa, e trionferemo quando il mondo sar\u00e0 diverso. Non mi interessa sapere se i governi popolari attuali dell\u2019America Latina saranno o no rieletti. Quello che mi interessa \u00e8 sapere se sostengono e rafforzano il soggetto collettivo, e posso affermare che \u00e8 proprio questo che fa ognuno di loro. In questo senso, la rivoluzione cubana ha sempre tenuto ben presente il tema della partecipazione del soggetto. Una partecipazione sui generis, visto che \u00e8 organizzata verticalmente, ma ci si \u00e8 comunque preoccupati di ascoltare le opinioni del popolo, ed \u00e8 per questo che Cuba \u00e8 a questo punto. <\/p>\n<p>\u2022\t*I movimenti sociali in America Latina hanno avuto un peso determinante nell\u2019accesso al potere dei governi popolari?*<\/p>\n<p>\u2022\tCredo che i movimenti sociali abbiano avuto un ruolo fondamentale nelle lotte contro il neoliberalismo, che sono le lotte contro il sistema al momento in essere. Sono movimenti di resistenza per la vita. Questi ultimi trent\u2019anni hanno visto emergere una nuova mentalit\u00e0 nei movimenti sociali, che hanno messo l\u2019accento sulla difesa del diritto alla vita e non sulla fine dello sfruttamento, come era stato negli anni settanta. \u00c8 evidente che la lotta per il diritto alla vita ingloba il concetto della fine dello sfruttamento, e questo conferisce a questi movimenti una nuova, forte dinamica e un aspetto politico molto serio che i partiti politici non sono in grado di modificare n\u00e9 di capire, poich\u00e9 continuano ad essere ancorati all\u2019idea che il problema sia il braccio di ferro elettorale, che rappresentano. In compenso, i movimenti sociali sono cresciuti e maturati con un\u2019altra logica. Hanno capito che la vita va difesa in tutti i campi, e che questa difesa rappresenta il primo e ultimo atto politico della storia, cosa che i partiti politici non comprendono, tanto che a causa della loro ristrettezza mentale considerano che l&#8217;obiettivo da raggiungere sia la militanza nelle loro fila. Ecco perch\u00e9 si pu\u00f2 affermare che i movimenti sociali hanno sottoscritto la strada dei governi popolari in quanto sono stati i protagonisti delle resistenze e delle lotte dei popoli. Inoltre, ci sono differenze nei vari processi che hanno ritmi, storie e dibattiti differenti, come \u00e8 il caso per esempio dell\u2019Ecuador e della Bolivia. Finch\u00e9 ci sono tensioni in questi processi politici, c\u2019\u00e8 dialogo, c\u2019\u00e8 dibattito.<\/p>\n<p>\u2022\t*In effetti, prendiamo il caso di Bolivia e Ecuador: c\u2019\u00e8 un permanente stato di tensione tra i governi di Morales e Correa a causa dei movimenti indigeni e sociali&#8230;*<\/p>\n<p>\u2022\tS\u00ec, perch\u00e9 la costituzione del soggetto \u00e8 permanente: fa parte del cammino, ed \u00e8 per questo che \u00e8 importante tener presente che l\u2019aver messo in piedi un governo richiede, ora pi\u00f9 che per il passato, d\u2019essere sempre attivi nel dibattito della costruzione sociale, culturale, economica e politica. Bisogna includere tutti gli attori nel processo di cambiamento e di trasformazione che \u00e8, e sempre sar\u00e0, allo stesso tempo e in primo luogo, un processo di trasformazione. La costituzione di un nuovo governo popolare presuppone nuove interrelazioni sociali e la nascita di nuove contraddizioni, nuove conflittualit\u00e0, nuove affinit\u00e0 e interazioni di forze e di interessi sociali, economici, culturali e politici in base alla nuova realt\u00e0 politica e istituzionale. Tutto questo configura una nuova mappa sociopolitica che definisce nuovi compiti e nuove sfide per gli attori sociali, le cui matrici politiche e sociopolitiche sono chiaramente messe in discussione.<\/p>\n<p>\u2022\t*Lei ha sottolineato che la sinistra ha ora bisogno di una autotrasformazione simile a quella conosciuta dalla Chiesa Cattolica con il Concilio Vaticano II. Quale direzione deve prendere tale trasformazione?*<\/p>\n<p>\u2022\tQuesto implica una mentalit\u00e0 molto aperta, sapersi costruire nonostante la congiuntura, poich\u00e8 il soggetto non viene costruito solo durante gli avvenimenti. Bisogna andare pi\u00f9 nel profondo, il politico e l\u2019intellettuale sono elementi esterni. Bisogna stare attenti alle contraddizioni e alle modifiche. Per questo dico che la sinistra ha bisogno di un Concilio Vaticano II, per potersi rendere conto che \u00e8 il popolo il motore del cambiamento e non i mille o i diecimila militanti dei partiti politici; deve rendersi conto che \u00e8 essenziale lavorare con la gente, per la gente, e partendo dalla gente. Bisogna aprire le porte, uscire dalla cripta dei partiti, e riflettere su nuove strutture. Se siamo disposti ad ascoltare, possiamo mettere in atto una linea di condotta collettiva. \u00c8 essenziale far saltare i lucchetti installati in modo sistematico dal capitale, disfarsi della frammentazione della realt\u00e0 e delle coscienze. Perch\u00e8 l\u2019umanesimo abbia una possibilit\u00e0 di vincere sopra la barbarie, bisogna lottare per costruire una nuova coscienza, diversa da quella coltivata dal capitalismo, e in questo la sinistra potr\u00e0 apportare il proprio peso se cambia la sua concezione e azione politica, mettendo fine alla gerarchizzazione che la allontana dalla base e rimpiazzandola con il dialogo permanente, l\u2019apprendimento collaborativo, l\u2019orizzontalit\u00e0 delle decisioni, il controllo popolare.<\/p>\n<p>Traduzione di Giuseppina Vecchia per Pressenza.<\/p>\n<p>(L&#8217;intervista originale in spagnolo si trova sul sito di ArgenPress)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi, di fronte alla crisi multidimensionale del capitalismo, la sfida principale che deve affrontare l\u2019umanit\u00e0 \u00e8 la costruzione di una nuova civilt\u00e0 fondata sulla partecipazione attiva delle grandi masse popolari. 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