{"id":8298,"date":"2012-02-25T00:00:00","date_gmt":"2012-02-25T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2012-03-02T00:39:54","modified_gmt":"2012-03-02T00:39:54","slug":"le-radio-comunitarie-battono-la-tv","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2012\/02\/le-radio-comunitarie-battono-la-tv\/","title":{"rendered":"Le radio comunitarie battono la TV"},"content":{"rendered":"<p>Oggi per\u00f2 lo spirito popolare e partecipativo che contraddistingueva le prime emittenti \u00e8 contaminato dalla scesa in campo di gruppi politici, attori economici e Ong internazional. Il giornalista Raghu Mainali, fondatore di Radio Sagarmatha, prima radio comunitaria del paese, illustra le sfide che il settore oggi si trova ad affrontare.<\/p>\n<p>**Il Nepal \u00e8 considerato la patria asiatica delle radio comunitarie. A cosa si deve questo appellativo?**<\/p>\n<p>In Nepal nacque la prima radio comunitaria dell\u2019Asia meridionale: Radio Sagarmatha, avviata dal Forum dei Giornalisti Ambientalisti NFEJ. Era il 1997 e il paese era nel mezzo di una pesante crisi economica e una sanguinosa guerra civile, in cui i ribelli maoisti combattevano una monarchia di oltre duecento anni, abolita solo nel 2007 con l\u2019instaurazione della Repubblica. Nonostante una forte instabilit\u00e0 politica, un clima di violenza e un regime autocratico, in dieci anni pi\u00f9 di 200 emittenti comunitarie iniziarono a trasmettere. Giocarono da subito un ruolo chiave per i movimenti sociali e linguistici, nella mitigazione del conflitto e nel processo di pace, tanto da diventare una fonte di ispirazione per i vicini India e Bangladesh.<\/p>\n<p>Oggi il segnale delle emittenti comunitarie raggiunge l\u201985% della popolazione nepalese, che conta circa 27 milioni di persone. Tre sono i fattori che hanno incoraggiato una cos\u00ec importante espansione. Primo: i media statali, fortemente burocratizzati, e quelli privati, durante la guerra non erano in grado di fornire informazioni alla popolazione e non incoraggiavano un reale dibattito pubblico. Secondo: in un momento di profondi cambiamenti politici, prosperano i movimenti sociali e la gente diventa pi\u00f9 consapevole dell\u2019ambiente in cui vive. Terzo: nel paese ci sono ben quaranta gruppi culturali e si parlano cento lingue. Una diversit\u00e0 che non pu\u00f2 essere adeguatamente rappresentata da un sistema mediatico centralizzato, ma che invece pu\u00f2 trovare risonanza nelle piccole radio che impiegano una tecnologia a basso costo e sono gestite dalle comunit\u00e0 stesse.<\/p>\n<p>**Raghu, tu hai preso parte al movimento delle radio comunitarie fin dai suoi albori. Qual era lo spirito originario delle vostre iniziative?**<\/p>\n<p>Le radio comunitarie in Nepal sono nate come un\u2019alternativa al monopolio dei ricchi sui media e come una possibilit\u00e0 di fare informazione in modo diverso da quello tradizionale. La scelta delle notizie non inseguiva gli eventi, come avviene nel giornalismo classico, ma dava risalto ai processi sociali. Si incoraggiava la creativit\u00e0 e si dava voce alle prospettive della gente comune, abbattendo la barriera che solitamente divide chi diffonde e chi riceve l\u2019informazione. Si discuteva di ingiustizie e discriminazioni. In questo modo, la popolazione, ascoltando e partecipando attivamente alla produzione dei programmi, gradualmente ha acquisito una maggiore consapevolezza dei propri diritti.<\/p>\n<p>**Che cosa ha modificato l\u2019impronta iniziale?**<\/p>\n<p>Il successo che queste piccole radio stavano riscuotendo nelle masse fu presto riconosciuto da politici e uomini d\u2019affari. In Nepal i quotidiani sono distribuiti con puntualit\u00e0 solo in 50 dei 75 distretti, met\u00e0 della popolazione \u00e8 analfabeta, solo il 30 percento ha accesso all\u2019elettricit\u00e0 e la televisione \u00e8 un lusso per pochi. In una situazione di questo tipo, le radio comunitarie costituiscono un mezzo di comunicazione efficace che fa gola a chi \u00e8 interessato a dare ampia diffusione alle proprie idee.<\/p>\n<p>Inoltre, l\u2019approccio partecipativo alla produzione delle notizie, proposto dalle prime iniziative radiofoniche, si \u00e8 perso con l\u2019entrata in scena delle Ong internazionali. Il loro intervento a sostegno del settore ha portato alla formazione di un network di radio in cui \u00e8 riproposto il tradizionale modello di informazione centro-periferia. Oggi, a causa del cosiddetto fenomeno della \u201cNGOisation\u201d, sta prendendo piede una tipologia di radio con obiettivi e portata limitati, in cui la comunit\u00e0, ridotta a una specie di delegato, perde il pieno controllo sulla gestione di attivit\u00e0, che invece risultano influenzate dai donatori e appesantite dalla burocrazia.<\/p>\n<p>A causa di queste interferenze, molte radio si sono allontanate dal ruolo originario di luoghi in cui la gente comune ha la possibilit\u00e0 di dare forma a un dialogo vivace e indipendente.<\/p>\n<p>**Nella tua analisi individui tre principali attori che minano l\u2019identit\u00e0 del movimento delle radio comunitarie: gruppi politici, uomini d\u2019affari e Ong. Quale categoria rappresenta la minaccia pi\u00f9 pericolosa?**<\/p>\n<p>Gruppi politici, uomini d\u2019affari e Ong compongono un triangolo di ferro che gestisce gli affari del paese. La classe media \u00e8 trasversale ai tre gruppi, il cui solo obiettivo \u00e8 il mantenimento del potere. Questo triangolo \u00e8 guidato dalla leadership politica, che rappresenta perci\u00f2 la minaccia pi\u00f9 seria per il movimento.<\/p>\n<p>**In un\u2019intervista con l\u2019accademico indiano Pradip Thomas, pubblicata nel suo ultimo libro intitolato \u201cNegotiating Communication Rights\u201d (Sage, 2011), affermi che oggi solo il 40% delle stazioni comunitarie operative nel paese conserva uno spirito \u201cgenuino\u201d. Quali sono i requisiti fondamentali affinch\u00e9 una radio possa essere definita comunitaria?**<\/p>\n<p>La radio comunitaria, secondo me, va intesa come un patrimonio comune che appartiene, \u00e8 apprezzato e legittimato dalla comunit\u00e0, i cui membri interagiscono in modo libero nel perseguimento di obiettivi comuni.<\/p>\n<p>Vanno stabilite regole e valori e, in particolare, va chiarito ci\u00f2 che la comunit\u00e0 deve fare per la radio e viceversa. Si deve poter contare su un network di collaboratori aperto, dove tutti sono liberi di prendere parte alle attivit\u00e0 ma dove nessuno pu\u00f2 rivendicare la propriet\u00e0 sulla radio. In altre parole, uno sforzo combinato di fiducia, regole di condotta, rete e reciprocit\u00e0, crea una comunit\u00e0 forte in grado di amministrare in modo condiviso la \u201crisorsa radio\u201d.<\/p>\n<p>**Come fare dunque per incoraggiare la diffusione di questa specifica tipologia, basata sulla partecipazione popolare?**<\/p>\n<p>Bisogna innanzitutto condurre una mappatura delle radio che trasmettono nel paese e applicare criteri obiettivi per riconoscere quelle che sono autentiche realt\u00e0 comunitarie. Con questo proposito, il Community Radio Support Centre di NEFEJ, centro che ha accompagnato l\u2019istituzione di un centinaio di emittenti, ha sviluppato e testato, grazie anche al supporto dell\u2019UNESCO, un sistema di valutazione a sessanta indicatori che permette di analizzare oggettivamente la performance delle radio. Inoltre, \u00e8 necessario evitare che le radio dipendano dalle regole del mercato; andrebbe anche formata un\u2019adeguata base intellettuale.<\/p>\n<p>Le sfide che stanno interessando il settore devono essere affrontate in primo luogo dai soggetti promotori delle radio e dalle comunit\u00e0. Su questo fronte, un contributo rilevante pu\u00f2 arrivare da organizzazioni come UNESCO e AMARC, che da sempre sostengono lo sviluppo del settore, non solo in Nepal ma a livello globale.<\/p>\n<p>Daniela Bandelli<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il movimento delle radio comunitarie in Nepal, nato durante la guerra civile alla fine degli anni Novanta, ha dato alla gente comune un luogo pubblico dove discutere di ingiustizie e pace e dove esprimere la propria identit\u00e0 linguistica e culturale.                                                                       <\/p>\n","protected":false},"author":599,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[46,56,157],"tags":[],"class_list":["post-8298","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-asia-it","category-cultura","category-interviste"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized 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