{"id":82432,"date":"2013-12-24T13:40:21","date_gmt":"2013-12-24T13:40:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=82432"},"modified":"2013-12-24T20:34:54","modified_gmt":"2013-12-24T20:34:54","slug":"bioregionalismo-spiritualita-laica-ecologia-profonda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2013\/12\/bioregionalismo-spiritualita-laica-ecologia-profonda\/","title":{"rendered":"Bioregionalismo, spiritualit\u00e0 laica, ecologia profonda"},"content":{"rendered":"<p>Paolo D&#8217;Arpini \u00e8 il portavoce della Rete Bioregionale Italiana e presidente del Circolo Vegetariano VV.TT.. L&#8217;ho conosciuto grazie al suo infaticabile &#8220;Giornaletto di Saul&#8221; (Vedi: <a href=\"http:\/\/saul-arpino.blogspot.it\/\">http:\/\/saul-arpino.blogspot.it\/<\/a>), bollettino giornaliero del Circolo Vegetariano ove diffonde notizie e commenti su numerosi argomenti avvalendosi di una rete immensa di collaboratori; gli scrivo ogni tanto anch&#8217;io i miei commenti (e mi ha assunto&#8230;.) ma soprattutto siamo diventati amici. Cos\u00ec ho pensato di intervistarlo e questo \u00e8 il risultato di uno scambio di email e conversazioni telefoniche.<\/p>\n<p><strong>Paolo, puoi spiegare un po&#8217; l&#8217;idea che sta alla base del bioregionalismo, la storia e le proposte generali portate avanti dalla Rete Bioregionale Italiana?<\/strong><\/p>\n<p>Il concetto di \u201cBioregione\u201d (in termini &#8220;moderni&#8221;) \u00e8 stato formulato negli anni \u201970 nell\u2019ambito di una ricerca, volta all\u2019individuazione di un approccio sostenibile alle risorse naturali, condotta da Peter Berg, esponente delle avanguardie culturali nord-americane, e dall\u2019ecologista statunitense Raymond Dasmann. Il lavoro prodotto da queste due personalit\u00e0 singolari venne pubblicato, nel dicembre del 1977, in un articolo della rivista americana The Ecologist in cui, per la prima volta, vennero impiegati i termini \u201cBioregione\u201d e \u201cBioregionalismo\u201d.<\/p>\n<p>Negli stessi anni, Peter Berg fond\u00f2 il movimento noto come Planet Drum (Il tamburo planetario), allo scopo di diffondere nel mondo il concetto di bioregione come punto di partenza per la sostenibilit\u00e0, nonch\u00e9 le implicazioni culturali, ideologiche e di vita quotidiana che da esso derivano.<\/p>\n<p>Da allora la teoria bioregionale ha destato l\u2019interesse di scienziati, ecologisti, agronomi ed economisti di tutto il mondo, \u00e8 stata oggetto di critiche e confutazioni, dovute soprattutto \u201calla difficolt\u00e0 di identificare dei criteri univoci per la delimitazione delle bioregioni\u201d, ha ottenuto consensi e pareri favorevoli e, in tutti i casi, ha collezionato innumerevoli pagine nella letteratura specializzata di tutto il mondo.<\/p>\n<p>Ad oggi, \u00e8 possibile attingere a numerose definizioni di \u201cBioregione\u201d e \u201cBioregionalismo\u201d, fornite dalle pi\u00f9 varie personalit\u00e0 mondiali e sulla base di approcci eterogenei. Nel complesso, si pu\u00f2 affermare che tutti concordano nel sostenere che per \u201cbioregione\u201d si intende \u201cun territorio non delimitato da confini politici o amministrativi ma da confini \u2018oggettivi\u2019 (ecosistemi naturali) e \u2018soggettivi\u2019 (identit\u00e0 sociali); quindi un\u2019area geografica circoscritta da limiti fisici (bacino fluviale, catena montuosa) e da un\u2019omogeneit\u00e0 ambientale e naturale degli ecosistemi (clima, suolo, flora, fauna) e delle caratteristiche sociali delle comunit\u00e0 locali (costumi, tradizioni, identit\u00e0 collettiva, senso di appartenenza al territorio, amministrazione locale in forma di democrazia diretta, etc)\u201d.<\/p>\n<p>La Rete Bioregionale Italiana, in quanto &#8220;rete&#8221;, non \u00e8 un movimento strutturato, esistono varie realt\u00e0 anche disgiunte che si occupano delle tematiche in oggetto. Noi della Rete Bioregionale ci occupiamo essenzialmente di aspetti pratici e di vivere in prima persona l\u2019esperienza bioregionale e dell\u2019ecologia profonda. La Rete Bioregionale Italiana \u00e8 stata fondata nella primavera del 1996 nel Parco di Monte Rufeno ad Acquapendente come incontro di varie realt\u00e0 che si occupavano e si occupano di ecologia profonda e bioregionalismo. La rete consente libert\u00e0 di azione locale e il perseguimento di fini comuni, collegati e coniugati ai diversi territori e tematiche bioregionali. Da quattro anni la Rete ha leggermente cambiato strutturazione, passando da nodi territoriali a nodi tematici. L\u2019adesione al Movimento\/Rete avviene per semplice condivisione dello stile di vita e delle tematiche, lasciando ad ognuno la propria libert\u00e0 di occuparsi degli argomenti che di volta in volta emergono, per dare risposte necessarie contingenziali ai problemi e per proporre iniziative che possano aiutare le comunit\u00e0. (Vedi Carta degli Intenti: <a href=\"http:\/\/retebioregionale.ilcannocchiale.it\/?r=28856\">http:\/\/retebioregionale.ilcannocchiale.it\/?r=28856<\/a>). Annualmente in corrispondenza del solstizio estivo, si tiene un Incontro Collettivo Ecologista che vede insieme gli aderenti della Rete e di altre realt\u00e0 &#8220;limitrofe&#8221; (ecovillaggi, comunit\u00e0 solidali, ashram, operatori di agricoltura biologica, etc.) per uno scambio di pareri ed esperienze.<\/p>\n<p><strong>Bioregionalismo e nonviolenza, bioregionalismo e ecologia profonda, come si coniugano queste relazioni?<\/strong><\/p>\n<p>Una breve premessa occorre farla. Bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualit\u00e0 laica sono la trinit\u00e0 della nuova &#8220;religione&#8221; della natura.<\/p>\n<p>L\u2019ecologia profonda analizza l&#8217;organismo, le componenti vitali e geomorfologiche, le loro correlazioni e funzionamento organico ed il bioregionalismo riconosce gli ambiti territoriali (bioregioni) in cui tali processi si manifestano in forma qualificata di \u201corgani\u201d territoriali e culturali. Come terzo elemento componente c&#8217;\u00e8 \u201cl\u2019osservatore\u201d, cio\u00e8 l\u2019Intelligenza Coscienza che anima il processo conoscitivo, da me definita \u201cspiritualit\u00e0 laica\u201d. Ovvero la capacit\u00e0 e lo stimolo di ricerca e comprensione della vita che analizza se stessa. E soprattutto la sua messa in pratica.<\/p>\n<p>E dal punto di vista della pratica non varrebbe la pena di risalire all&#8217;inventore del termine \u201cbioregionalismo\u201d poich\u00e9, come in effetti \u00e8 per l&#8217;ecologia e per la spiritualit\u00e0, \u00e8 qualcosa che \u00e8 sempre esistita, in quanto espressione della vita, perci\u00f2 nelle diverse epoche storiche questi processi hanno ricevuto nomi diversi: panteismo, spiritus loci, animismo, etc. Ed in ogni caso questi tre modi descrittivi sono indivisibili l&#8217;uno dall&#8217;altro, come \u00e8 indivisibile l&#8217;esistenza. Diceva un grande saggio: \u201cNoi non possiamo essere altro che una parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati&#8221; (Nisargadatta Maharaj).<\/p>\n<p>Il mondo \u00e8 un grande laboratorio bioregionale. Forse non abbiamo bisogno di ricorrere alla Storia che con le interpretazioni di chi riporta, narra, commenta, fatti e comportamenti umani, non ci fa vivere o rivivere esperienze aderenti alla realt\u00e0 dei tempi. Forse ci dobbiamo rivolgere a quel grande laboratorio che \u00e8 il mondo oggi. Di fatto, in questo momento possiamo entrare nella storia, possiamo guardare a tutte quelle popolazioni presenti oggi nel mondo, che sono rappresentative di realt\u00e0 che vanno da uno stato che non si discosta molto da quello primordiale a quello che rappresenta lo stato pi\u00f9 avanzato della tecnologia. Questo gioco della natura ci consente un\u2019osservazione diretta di sistemi di aggregazione sociale, culturale ed economica, di interpretarli e di cercare di capire che cosa fare per superare le vecchie e le nuove miserie e di essere attori entusiasti nel progetto di costruzione di un mondo equo, solidale, felice, e quindi con un futuro.<\/p>\n<p>La &#8220;nonviolenza&#8221; quindi \u00e8 la semplice conseguenza della consapevolezza di partecipare ad un tutto inscindibile in cui l&#8217;altro e noi stessi siamo un&#8217;unica entit\u00e0. In questo senso la parola &#8220;nonviolenza&#8221; assume un significato pi\u00f9 profondo, non \u00e8 semplice astensione dal praticare atti offensivi bens\u00ec la comprensione che qualsiasi azione &#8220;violenta&#8221; \u00e8 comunque rivolta a se stessi. Quindi l&#8217;uso della &#8220;violenza&#8221; \u00e8 limitato alle sole azioni propedeutiche alla crescita, mai al soddisfacimento di vantaggi egoistici o di punizione e vendetta gratuita.<\/p>\n<p><strong>Tu sei stato l&#8217;iniziatore e il protagonista per anni dell&#8217;esperimento di Calcata, un &#8220;protoecovillaggio&#8221;, come dici tu&#8230;<\/strong><\/p>\n<p>Secondo il mio parere il vivere comunitario non pu\u00f2 essere il risutato di considerazioni aprioristiche. Abbiamo visto infatti innumerevoli esempi nella storia di comunit\u00e0 sorte con la funzione di soddisfare intenti collettivi e che per lo pi\u00f9 o si frantumavano o perdevano la spinta iniziale. Magari nel tempo cambiando completamente le finalit\u00e0. Partendo da questo presupposto, la mia &#8220;discesa&#8221; a Calcata non fu in conseguenza di un atto deliberato o di una propensione idealistica. Semplicemente accadde che cercando un nuovo modo di vita comunitario, sotto la spinta delle mie esigenze spirituali ed ecologiste, capitai in questo paesino in corso di definitivo abbandono da parte della popolazione originaria e che era stato addirittura dichiarato inabitabile per ragioni di (presunta) pericolosit\u00e0 sismica. Ci\u00f2 avvenne nei primi anni &#8217;70 del secolo scorso da poco tornato dai miei primi viaggi in India. A Calcata trovai uno spazio vuoto dalle immense possibilit\u00e0 per rinnovate azioni culturali, abitato da una &#8220;masnada&#8221; di vecchietti che volevano morire dove erano nati. Questi vecchietti, custodi di un sapere antico e di un rapporto unico con la natura che circonda Calcata, furono i miei maestri per un nuovo \u2013 antico vivere nell&#8217;ecologia, nel sociale e nella totale semplicit\u00e0 e mancanza di pretenziosit\u00e0 nelle funzioni svolte. Da ci\u00f2 nacque una successiva aggregazione di amici e parenti che come me sentivano l&#8217;esigenza di un &#8220;ritorno alle origini&#8221; e che trovarono sull&#8217;acrocoro di Calcata una nuova e promettente casa. Nel corso dei primi anni da quel primo gruppo di sperimentatori fu portato avanti un laboratorio assolutamente libero da finalit\u00e0 concrete. Tutto si svolgeva all&#8217;insegna del gioco, dell&#8217;innovazione fantasiosa, della ricerca culturale in piena libert\u00e0 espressiva, nella ricerca di nuovi\/vecchi mestieri da praticare con le mani oltre che con la mente. Un riconoscere la capacit\u00e0 di convivere con gli altri animali come componenti della stessa comunit\u00e0 umana (ovviamente non parlo di cani e gatti, ma di capre, pecore, asini, maiali, galline, ecc. Ecc.) e del poter vivere fra esseri umani in forme anticonvenziobnali. Questo meraviglioso esperimento nel vecchio borgo si ampli\u00f2 e progred\u00ec e giunse ad un suo climax. Il culmine avvenne allorch\u00e8 la comunit\u00e0, inizialmente di pochi elementi, raggiunse il numero di un centinaio di abitanti, mentre il resto della popolazione calcatese, composta da circa 800 persone, si era definitivamente trasferita in un nuovo centro geograficamente separato. A quel punto soese il problema della inabitabilit\u00e0 delle vecchia Calcata. Non essendoci pi\u00f9 residenti autoctoni (i vecchietti erano morti tutti), il rischio che il paese potesse subire la demolizione prevista nella legge sulla pericolosit\u00e0 sismica, divenne pi\u00f9 tangibile. A quel punto fummo costretti a tentare la via istituzionale per modificare la suddetta legge. A quel tempo le mie amicizie politiche e giornalistiche erano consistenti e solide e non fu difficile far presentare una legge specifica di riqualificazione del vecchio borgo da parte di consiglieri regionali del Lazio. Purtroppo, salvata &#8220;istituzionalmente&#8221; la rupe e quindi restituito un valore reale agli immobili e quindi riportato il contesto comunitario all&#8217;interno di un contesto di economia utilitaristica, il destino di Calcata mut\u00f2 irreversibilmente. Da libero e giocoso esperimento per un nuovo vivere libero dal limite dell&#8217;utile, divenne un &#8220;meccanismo&#8221; per la sopravvivenza di chi operava in una qualsiasi attivit\u00e0 a quel punto divenuta remunerativa. Insomma, da emanatore di luce propria, il paese divenne uno specchietto per le allodole. Da teatro di strada a teatrino. Certo, non tutto \u00e8 andato perduto: alcuni elementi hanno tenuto fede allo spirito originario continuando nella sperimentazione e nella &#8220;resistenza&#8221;, pur relegati in una sorta di esilio interno. Io ebbi la fortuna, dopo 35 anni, di poter lasciare Calcata, senza una ragione, ovvero, non per fuga da una situazione che lasciavo, bens\u00ec perch\u00e8 attirato nel vortice di un nuovo inizio, intriso d&#8217;amore.<\/p>\n<p>(Vedi anche: <a href=\"http:\/\/www.circolovegetarianocalcata.it\/epopea-del-circolo\/\">http:\/\/www.circolovegetarianocalcata.it\/epopea-del-circolo\/<\/a> )<\/p>\n<p><strong>Tu hai studiato molto le citt\u00e0 come forma di aggregazione umana; \u00e8 fatale l&#8217;utbanizzazione attuale? Cosa si pu\u00f2 recuperare del concetto antico di citt\u00e0 come forma di aiuto reciproco tra esseri umani?<\/strong><\/p>\n<p>In una ottica bioregionale \u2013 dovendo analizzare i requisiti antropologici di una citt\u00e0 ideale \u2013 occorre prima vedere gli aspetti di cosa \u00e8 una citt\u00e0. Noi usiamo il termine citt\u00e0 che deriva da \u201ccivitas\u201d ma dobbiamo considerare anche l\u2019altra definizione \u201curbs\u201d, questi due termini hanno pari valore nella fondazione ed urbanizzazione del luogo abitativo.<\/p>\n<p>Dal punto di vista antropologico sappiamo che una piccola comunit\u00e0 di 1000 persone consente a tutti i suoi membri la conoscenza personale ed inter-relazione reciproca. Ogni cosa prodotta ha come fruitori i membri tutti ed altrettanto dicasi per quanto \u00e8 scartato. Nelle comunit\u00e0 antiche, nelle trib\u00f9 che furono la base della vita umana per migliaia di anni, la reciprocit\u00e0 o solidariet\u00e0 era elemento di sopravvivenza e sviluppo. Quando lentamente si giungeva ad una summa di trib\u00f9 dello stesso ceppo originario (diciamo cento entit\u00e0 di 1000 componenti) si diceva che era nato un popolo, una societ\u00e0, insomma una \u201ccivitas\u201d. Dobbiamo quindi partire da un elemento precostituito e cio\u00e8 che l\u2019ambito di una \u201ccomunit\u00e0 ideale\u201d non dovrebbe superare i centomila abitanti. Ci\u00f2 vale anche per una metropoli che andrebbe suddivisa in quartieri di tale entit\u00e0, separati geograficamente da spazi verdi -con centri aggregativi comunitari-e connessioni &#8220;atomiche&#8221;. Perch\u00e9? Per un semplice motivo: se tutti i componenti di una comunit\u00e0 \u201coriginaria\u201d hanno interrelazioni in allargamento (diaspora) sar\u00e0 possibile connettersi indirettamente o direttamente con gli appartenenti ai vari gruppi che compartecipano allo stesso luogo. Tutti individui diversi dal gruppo originario ma tutti \u201celementi effettivi\u201d della stessa collettivit\u00e0.<\/p>\n<p>Ampliando cos\u00ec il ramo di interesse dalla parentela vicina o lontana alla compartecipazione, somiglianza e convivenza nello stesso luogo. A questo punto le varie entit\u00e0 (o gruppi di individui) son paritetiche l\u2019un l\u2019altra, intrecciate in un contesto di relazioni e formano la base della citt\u00e0 ideale. Forse i membri della citt\u00e0 apparterranno a ceti diversi ma assieme a noi vivono nella citt\u00e0, con essi manteniamo numerosi rapporti personali come fra membri di una pi\u00f9 grande trib\u00f9 ideale. Questa si pu\u00f2 definire societ\u00e0 ed il processo descritto conduce a forte correlazione e socializzazione e vivifica l\u2019intera comunit\u00e0. Ma si pu\u00f2 dire che centomila abitanti son un limite. Giacch\u00e9 questo \u00e8 il livello d\u2019interrelazione possibile e la citt\u00e0 bioregionale -secondo me- deve comprendere criteri di suddivisione sociale che rispettino questi termini numerici.<\/p>\n<p>Non ho nulla contro la vita umana negli agglomerati umani, ma occorre portare elementi di riequilibio all\u2019insieme degli elementi vitali, materiali od architettonici che siano.<\/p>\n<p>Il primo passo verso la riarmonizzazione delle aree urbane \u00e8 il riconoscimento che esse si trovano tutte in bioregioni, all\u2019interno delle quali possono divenire protagoniste ed ecosostenibili. La peculiarit\u00e0 dei suoli, bacini fluviali, piante e animali nativi, clima, variazione stagionale e altre caratteristiche che sono presenti in un luogo-vita bioregionale (ecosistema), costituiscono il contesto base per l\u2019approvvigionamento delle risorse quali: cibo, energia e materiali vari. Affinch\u00e9 questo avvenga in modo sostenibile, le citt\u00e0 devono identificarsi e porsi in reciproco equilibrio con i sistemi naturali.<\/p>\n<p>Non solo devono reperire localmente le risorse per soddisfare i bisogni dei propri abitanti ma devono altres\u00ec adattare i propri bisogni alle condizioni locali. Questo significa mantenere le caratteristiche naturali che ancora rimangono intatte e\/o ripristinarne quante pi\u00f9 possibili. Per esempio risanando baie inquinate, laghi e fiumi affinch\u00e9 possano ridiventare sorgenti di approvviggionaento idrico e habitat salubri per la vita acquatica, contribuendo in tal modo all\u2019autosufficienza delle aree urbane. Le condizioni che contraddistinguono le aree geografiche dipendono dalle loro peculiari caratteristiche naturali: una ragione in pi\u00f9 per adottare i principi base del bioregionalismo, appropriati e specifici per ogni luogo e -soprattutto- utilizzabili per orientare al meglio le politiche municipali.<\/p>\n<p>Le linee guida di questo mutamento possono essere prese da alcuni principi base che governano gli ecosistemi:<\/p>\n<p>1) Interdipendenza. Accrescere la consapevolezza dell\u2019interscambio fra produzione e consumo, affinch\u00e9 l\u2019approvvigionamento, il riuso, il riciclaggio e il ripristino possano diventare integrabili.<\/p>\n<p>2) Diversit\u00e0. Sostenere la diversit\u00e0 di opinione cos\u00ec da soddisfare i bisogni vitali oltrech\u00e9 una molteplicit\u00e0 di espressioni culturali, sociali e politiche. Resistere a soluzioni che privilegino i singoli interessi e la monocultura.<\/p>\n<p>3) Autoregolamento. Incoraggiare le attivit\u00e0 decentralizzate promosse da gruppi di quartiere-distretti. Rimpiazzare la burocrazia verticistica con assemblee di gruppi locali.<\/p>\n<p>4) Sostenibilit\u00e0 economica. Scopo della politica \u00e8 quello di operare con interessi lungimiranti, minimizzando rimedi fittizi ed incentivando un processo di riconversione ecologica a lungo termine.<\/p>\n<p><strong>Un altro tema comune che ci sta a cuore: spiritualit\u00e0 laica: tu ne dai una definizione estremamente semplice&#8230;.<\/strong><\/p>\n<p>Con la parola &#8220;spiritualit\u00e0 laica\u201d. Si cerca di dare una connotazione \u201clibera\u201d alla spiritualit\u00e0 comunemente intesa come espressione della religione. La spiritualit\u00e0 \u00e8 l\u2019intelligenza coscienza che pervade la vita, \u00e8 il suo profumo, e non \u00e8 assolutamente un risultato della religione, anzi spesso la religione tende a tarpare ed a nascondere questa \u201cnaturale\u201d spiritualit\u00e0 presente in tutte le cose. \u00a0Spiritualit\u00e0 Laica \u00e8 chiaramente un&#8217;immagine, un concetto, in cui inserire tutte quelle forme naturali di &#8220;spiritualit\u00e0&#8221; sperimentate dall&#8217;uomo. Siamo consapevoli di muoverci all&#8217;interno della concettualizzazione dobbiamo perci\u00f2 far riferimento all&#8217;agente primo evocato con l&#8217;idea di spiritualit\u00e0. Se partiamo dalla comprensione di ci\u00f2 che viene osservato -esterno od interno- non possiamo far a meno di riscontrare che ogni &#8220;percezione&#8221; avviene per tramite dei sensi e della mente.<\/p>\n<p>La mente non pu\u00f2 esser definita fisica, anche se utilizza la struttura psicosomatica come base esperenziale, la natura della mente \u00e8 sottile, \u00e8 lo stesso pensiero, ed ogni pensiero ha la sua radice nell&#8217;io. Quindi l&#8217;unica realt\u00e0 soggettiva ed oggettiva attraverso la quale possiamo dire di essere presenti \u00e8 questo io. Chiamarlo &#8220;spirito&#8221; \u00e8 un modo per distinguerlo dalla tendenza identificativa con il corpo, ed \u00e8 un modo per ricordarci che la &#8220;coscienza&#8221; \u00e8 la nostra vera natura. Quell&#8217;io &#8211; o spirito- che \u00e8 la sola certezza che abbiamo, \u00e8 l&#8217;unica cosa che vale la pena di conoscere e realizzare. Malgrado la tendenza proiettiva della mente, capace di dividersi in varie forme, mai pu\u00f2 &#8220;scindersi&#8221; quell&#8217;io radice, quello spirito. L&#8217;io \u00e8 assoluto in ognuno.<\/p>\n<p>Allora la spiritualit\u00e0 \u00e8 il perseguire coscientemente la propria natura, il proprio io. Spiritualit\u00e0 laica \u00e8 il riconoscere questo processo in qualsiasi forma si manifesti. C&#8217;\u00e8 equanimit\u00e0 e distacco, non proselitismo sul metodo praticato (appendice marginale della ricerca). Questa visione laica ha in s\u00e9 una capacit\u00e0 sincretica ma anche la consapevolezza dell&#8217;insignificanza della specificit\u00e0 della forma in cui l&#8217;indagine si manifesta. Si comprende che ogni &#8220;modo&#8221; \u00e8 solo un&#8217;espressione dello stesso processo in fasi diverse.<\/p>\n<p><strong>Infine, in quest&#8217;epoca di catastrofisti tu cosa prevedi o ti aspetti per il futuro dell&#8217;Umanit\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p>Lo scrittore ecologista Guido Dalla Casa una volta al proposito di quel che possiamo aspettarci dall&#8217;esistenza mi ha scritto: \u201cNella fisica quantistica non esistono pi\u00f9 il \u201cvuoto\u201d e il \u201cpieno\u201d: anche questo dualismo \u00e8 scomparso, c\u2019\u00e8 solo un vuoto-pieno eternamente pulsante, il vuoto quantistico, o la sunyata buddhista, una danza di energie (psicofisiche) che continuamente nascono nell\u2019Essere e svaniscono nel Nulla. In \u201cgrande\u201d: siamo sul terzo pianeta di una stella di media grandezza, lanciata nel braccio esterno di una galassia qualunque. Non c\u2019\u00e8 nessun centro, di alcun tipo. \u201cIn altre parole: Non esiste alcun &#8220;mattone fondamentale della materia&#8221;: Esiste solo una meravigliosa danza di energie che continuamente nascono nell&#8217;Essere e svaniscono nel Nulla&#8230;\u201d<br \/>\nDi fronte a questa verit\u00e0 cosa potrei &#8220;aspettarmi&#8221;? Tutto avviene da s\u00e9!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Chi volesse contattare Paolo D&#8217;Arpini, Circolo Vegetariano VV.TT. Vicolo Sacchette 15\/a \u2013 Treia (Mc)Tel. 0733\/216293 \u2013 <a href=\"mailto:bioregionalismo.treia@gmail.com\">bioregionalismo.treia@gmail.com<\/a><\/em><\/p>\n<p><em>Testo di riferimento: Riciclaggio della Memoria, edizioni Tracce (Pescara). <a href=\"http:\/\/www.tracce.org\/D'Arpini.htm\">http:\/\/www.tracce.org\/D&#8217;Arpini.htm<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Paolo D&#8217;Arpini \u00e8 il portavoce della Rete Bioregionale Italiana e presidente del Circolo Vegetariano VV.TT.. 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