{"id":8110,"date":"2012-01-25T00:00:00","date_gmt":"2012-01-25T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2012-01-31T07:50:30","modified_gmt":"2012-01-31T07:50:30","slug":"il-mito-dellxiran-xisolatox","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2012\/01\/il-mito-dellxiran-xisolatox\/","title":{"rendered":"Il mito dell\u2019Iran \u201cisolato\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Cominciamo con le linee rosse. Eccola qui, la linea rossa finale di Washington, direttamente dalla bocca<br \/>\ndel leone: solo la scorsa settimana il Segretario della Difesa Leon Panetta ha detto degli iraniani: \u201cStanno<br \/>\ncercando di sviluppare un\u2019arma nucleare? No. Ma noi sappiamo che stanno cercando di sviluppare un<br \/>\npotenziale nucleare. Ed \u00e8 quello che ci preoccupa. E la nostra linea rossa all\u2019Iran \u00e8 di non sviluppare armi<br \/>\nnucleari. Quella per noi \u00e8 una linea rossa.\u201d<\/p>\n<p>Che strano, come quelle linee rosse continuino a ritirarsi. Una volta la linea rossa per Washington era<br \/>\nl\u2019\u201darricchimento\u201d dell\u2019uranio. Ora \u00e8 evidentemente un\u2019effettiva arma nucleare a poter essere brandita.<br \/>\nTenete presente che, dal 2005, il Supremo Leader iraniano Ayatollah Khamenei ha sottolineato che il<br \/>\nsuo paese non sta cercando di costruire un\u2019arma nucleare. La pi\u00f9 recente stima del National Intelligence<br \/>\nha ugualmente sottolineato che l\u2019Iran non sta, in effetti, sviluppando un\u2019arma nucleare (in contrasto con<br \/>\nl\u2019implicita capacit\u00e0 di poterne un giorno costruire una).<\/p>\n<p>Comunque che direste se non ci fosse nessuna \u201clinea rossa\u201d, ma qualcosa di completamente differente?<br \/>\nPotremmo chiamarla la linea del petrodollaro.<\/p>\n<p><b>Banche sotto sanzione?<\/b><\/p>\n<p>Cominciamo da qui: a dicembre 2011, impermeabile alle disastrose conseguenze per l\u2019economia globale,<br \/>\nil Congresso USA \u2013 sotto le solite pressioni delle lobby israeliane (non che ne avesse bisogno) \u2013 ha rifilato<br \/>\nun pacchetto obbligatorio di sanzioni all\u2019amministrazione Obama (da 100 a 0 al Senato e con soli 12 \u201cno\u201d<br \/>\nalla Camera). A partire da giugno gli USA dovranno sanzionare qualunque banca o azienda di paesi terzi che<br \/>\ntratti con la Banca Centrale Iraniana, cosa che significa paralizzare le vendite di petrolio del paese \u2013 anche<br \/>\nse il Congresso ha permesso alcune \u201ceccezioni\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo finale? Un cambio di regime \u2013 che altro? \u2013 a Teheran. Il proverbiale anonimo funzionario USA<br \/>\nha ammesso molto sul Washington Post, e il giornale ha pubblicato il commento (\u201cL\u2019obiettivo delle sanzioni<br \/>\ndi USA e altri contro l\u2019Iran \u00e8 una caduta del regime, ha affermato un alto funzionario USA, offrendo la pi\u00f9<br \/>\nchiara indicazione del fatto che l\u2019amministrazione Obama \u00e8 almeno altrettanto intenzionata a scalzare il<br \/>\ngoverno iraniano quanto ad esserne coinvolta\u201d). Ma ops! Il giornale ha poi dovuto rivedere il passaggio per<br \/>\neliminare quell\u2019imbarazzante citazione che ha centrato il bersaglio. Indubbiamente, questa \u201clinea rossa\u201d \u00e8<br \/>\narrivata troppo vicina alla verit\u00e0 per non essere scomoda.<\/p>\n<p>L\u2019ex presidente del Joint Chiefs of Staff, Ammiraglio Mike Mullen, riteneva che solo un evento in stile<br \/>\nmostruosamente scioccante e impressionante, che umiliasse completamente la leadership di Teheran,<br \/>\navrebbe condotto a un genuino cambiamento di regime \u2013 e lui non era certo il solo. I sostenitori di azioni<br \/>\nche vanno dall\u2019attacco aereo all\u2019invasione (dagli Usa, da Israele o da una combinazione dei due) sono stati<br \/>\nuna legione, tra i neoconservatori di Washington (vedere, per esempio, il rapporto 2009 della Brookings<br \/>\nInstitution, \u201cQuale percorso verso la Persia?\u201d)<\/p>\n<p>Eppure chiunque sia vagamente informato sull\u2019Iran saprebbe che un tale attacco compatterebbe la<br \/>\npopolazione sotto Khamenei e le Guardie Rivoluzionarie. In tali circostanze, la profonda avversione di molti<br \/>\niraniani verso la dittatura militare dei mullah poco importerebbe.<\/p>\n<p>Inoltre, anche l\u2019opposizione iraniana appoggia un programma nucleare pacifico, \u00e8 una questione di orgoglio<br \/>\nnazionale.<\/p>\n<p>Gli intellettuali iraniani, assai pi\u00f9 ferrati sul fumo e gli specchi persiani degli ideologi di Washington, sfatano<br \/>\ntotalmente qualunque scenario di Guerra. Essi sottolineano che il regime di Teheran, abile nell\u2019arte del<br \/>\ngioco di ombre persiano, non ha intenzione di provocare un attacco che potrebbe portare alla sua totale<br \/>\ndistruzione. Da parte loro, correttamente o no, gli strateghi di Teheran presumono che Washington non si<br \/>\ndimostrer\u00e0 in grado di lanciare un\u2019altra guerra nel Medio Oriente, specialmente una che possa portare a<br \/>\nsconcertanti danni collaterali per l\u2019economia mondiale.<\/p>\n<p>Nel frattempo le aspettative di Washington sul fatto che un regime di dure sanzioni possa portare<br \/>\ngli iraniani a perdere terreno, se non a cadere, potrebbe rivelarsi una chimera. L\u2019interpretazione di<br \/>\nWashington si \u00e8 incentrata sulla presunta disastrosa mega-svalutazione della moneta iraniana, il rial,<br \/>\ndi fronte alle nuove sanzioni. Sfortunatamente per i fan del collasso economico iraniano, il Professor<br \/>\nDjavad Salehi-Isfahani ha dettagliatamente esposto la natura a lungo termine di questo processo, che gli<br \/>\neconomisti iraniani hanno accolto pi\u00f9 che bene. Dopotutto, esso promuove le esportazioni non petrolifere<br \/>\ndell\u2019Iran e aiuta l\u2019industria locale in competizione con le importazioni cinesi a buon mercato. In sintesi: un<br \/>\nrial svalutato ha ragionevoli probabilit\u00e0 di ridurre effettivamente la disoccupazione in Iran.<\/p>\n<p>Anche se pochi negli USA l\u2019hanno notato, l\u2019Iran non \u00e8 proprio \u201cisolato\u201d, bench\u00e8 Washington possa<br \/>\ndesiderarlo. Il Primo Ministro pakistano Yusuf Gilan \u00e8 diventato un assiduo visitatore di Teheran. E lui \u00e8 un<br \/>\nritardatario in confronto al capo nazionale della sicurezza russo Nikolai Patrushev, che appena di recente<br \/>\nha messo in guardia gli israeliani dallo spingere gli USA ad attaccare l\u2019Iran. Aggiungeteci anche l\u2019alleato USA<br \/>\ne Presidente afgano Hamid Karzai. Ad un loya Jirga (\u201cgran consiglio\u201d) a fine 2011, di fronte a 2000 leader<br \/>\ntribali, ha sottolineato che Kabul stava progettando di avvicinarsi ancora di pi\u00f9 a Teheran.<\/p>\n<p>In quella cruciale scacchiera eurasiatica, Pipelineistan, il gasdotto Iran-Pakistan (IP) \u2013 con grande disagio di<br \/>\nWashington \u2013 \u00e8 al via. Il Pakistan ha urgente bisogno di energia e la sua leadership ha chiaramente deciso<br \/>\nche non \u00e8 disposta ad aspettare all\u2019infinito che l\u2019eterno principale progetto di Washington \u2013 il gasdotto<br \/>\nTurkmenistan-Afghanistan-Pakistan-India (TAPI) \u2013 attraversi il Talibanistan.<\/p>\n<p>Anche il Ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu ha recentemente visitato Teheran, bench\u00e9 le relazioni<br \/>\ncon l\u2019Iran siano sempre state spigolose. Dopotutto, l\u2019energia prevale sulle minacce alla regione. La Turchia,<br \/>\nmembro della NATO, \u00e8 gi\u00e0 coinvolta in operazioni segrete in Siria, alleata con l\u2019ala dura dei fondamentalisti<br \/>\nsunniti in Iraq e \u2013 in un notevole volta-faccia sulla scia della Primavera Araba \u2013 ha scambiato l\u2019asse Ankara-Teheran-Damasco con quello di Ankara-Riyadh-Doha. Sta anche progettando di ospitare il sistema di difesa missilistico da tempo pianificato da Washington, il cui bersaglio \u00e8 l\u2019Iran.<\/p>\n<p>Tutto questo da un paese con una politica estera, coniata da Davutoglu \u2013 di \u201czero problemi con i nostri<br \/>\nvicini\u201d. Tuttavia, la necessit\u00e0 del Pipelineistan certamente detta l\u2019accorata corsa. La Turchia \u00e8 alla disperata<br \/>\nricerca di accesso alle risorse energetiche dell\u2019Iran, e se il gas iraniano raggiunger\u00e0 mai l\u2019Europa Occidentale<br \/>\n\u2013 qualcosa che gli europei desiderano disperatamente \u2013 la Turchia sar\u00e0 il paese di transito privilegiato. I<br \/>\nleader turchi hanno gi\u00e0 segnalato il loro rifiuto ad ulteriori sanzioni contro il petrolio iraniano.<\/p>\n<p>E a proposito di collegamenti, la settimana scorsa c\u2019\u00e8 stata quella spettacolare piece teatrale diplomatica,<br \/>\nil tour del Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad in America Latina. L\u2019ala destra USA pu\u00f2 battere sul<br \/>\ntasto di un\u2019asse del male Teheran-Caracas che presumibilmente promuova il \u201cterrore\u201d in tutta l\u2019America<br \/>\nLatina come trampolino di lancio per futuri attacchi alla superpotenza del nord, ma, tornando alla vita<br \/>\nreale, un altro tipo di verit\u00e0 si cela. Dopo tutti questi anni, Washington non \u00e8 ancora in grado di digerire<br \/>\nl\u2019idea di avere perso il controllo, o anche l\u2019influenza, su queste due potenze regionali sulle quali un tempo<br \/>\nesercitava un\u2019assoluta egemonia imperiale.<\/p>\n<p>A questo aggiungete il muro di diffidenza che dalla rivoluzione islamica in Iran del 1979 si \u00e8 solo solidificato.<br \/>\nMescolate a una nuova, per lo pi\u00f9 sovrana, America Latina \u2013 che preme per l\u2019integrazione non solo attraverso i governi di sinistra del Venezuela, della Bolivia e dell\u2019Ecuador ma attraverso le potenze regionali<br \/>\ndi Brasile e Argentina. Agitate e otterrete la foto di operazioni come quella di Ahmadinejad e del Presidente<br \/>\nVenezuelano Hugo Chavez che salutano il Presidente nicaraguense Daniel Ortega.<\/p>\n<p>Washington continua a spingere una visione del mondo dalla quale l\u2019Iran \u00e8 stato radicalmente scollegato. E\u2019<br \/>\ntipico ultimamente sentir dire al portavoce del Dipartimento di Stato Victoria Nuland: \u201cL\u2019Iran pu\u00f2 rimanere<br \/>\nin isolamento internazionale\u201d. Come spesso accade, per\u00f2, ha bisogno di fare chiarezza su alcuni fatti.<\/p>\n<p>L\u2019\u201disolato\u201d Iran ha 4 miliardi di dollari in progetti comuni con il Venezuela inclusa, soprattutto, una banca<br \/>\n(come con l\u2019Ecuador, ha dozzine di progetti pianificati, dalla costruzione di centrali energetiche a, ancora<br \/>\nuna volta, banche). Cosa che ha portato il primo spettatore israeliano a Washington a chiedere a gran voce<br \/>\nche le sanzioni fossero sbattute in faccia al Venezuela. Solo un problema: come pagherebbero poi gli USA le<br \/>\nloro cruciali importazioni di petrolio venezuelano?<\/p>\n<p>Molto \u00e8 stato detto dalla stampa americana sul fatto che Ahmadinejad in questa gita latinoamericana non<br \/>\nha visitato il Brasile, ma Teheran e Brasilia rimangono diplomaticamente sincronici. Quando si tratta in<br \/>\nparticolare del dossier nucleare, la storia del Brasile lascia i suoi leader in sintonia. Dopotutto quel paese<br \/>\nha sviluppato \u2013 e poi lasciato cadere \u2013 un programma di armamento nucleare. Nel maggio 2010 Brasile<br \/>\ne Turchia hanno negoziato un accordo di scambio di uranio per l\u2019Iran che pu\u00f2 avere preparato all\u2019azione<br \/>\ndell\u2019imbroglio USA sul nucleare iraniano. Comunque \u00e8 stato immediatamente sabotato da Washington.<br \/>\nMembro chiave del BRICS, il club delle maggiori economie emergenti, Brasilia si \u00e8 totalmente opposta alla<br \/>\nstrategia USA delle sanzioni\/embargo.<\/p>\n<p>Quindi l\u2019Iran pu\u00f2 essere \u201cisolato\u201d dagli Stati Uniti e dall\u2019Europa Occidentale, ma dai BRICS ai NAM (i 120<br \/>\npaesi membri del Movimento dei Non Allineati), ha dalla sua la maggior parte del Sud del mondo. E poi,<br \/>\nnaturalmente, ci sono quei fedeli alleati di Washington, Giappone e Corea del Sud, che ora supplicano per<br \/>\nl\u2019esenzione dal prossimo boicottaggio\/embargo della Banca Centrale Iraniana.<\/p>\n<p>Nessuna meraviglia, perch\u00e9 queste sanzioni unilaterali USA mirano anche all\u2019Asia. Dopotutto Cina, India,<br \/>\nGiappone e Corea del Sud, insieme, comprano non meno del 62% delle esportazioni di petrolio iraniano.<\/p>\n<p>Con il marchio della galanteria asiatica, il Ministro delle Finanze giapponese Jun Azumi ha fatto sapere al<br \/>\nSegretario del Tesoro Timothy Geithner che problema Washington stia creando a Tokyo, che conta sull\u2019Iran<br \/>\nper il 10% del suo fabbisogno petrolifero. Sta promettendo di \u201cridurre\u201d almeno un po\u2019 quella quota \u201cil pi\u00f9<br \/>\npresto possibile\u201d per ottenere da Washington l\u2019esenzione da quelle sanzioni, ma non trattenete il respiro.<br \/>\nLa Corea del Sud ha gi\u00e0 annunciato che nel 2012 comprer\u00e0 il 10% del suo fabbisogno petrolifero dall\u2019Iran.<\/p>\n<p><b>La resuscitata Via della Seta<\/b><\/p>\n<p>Cosa pi\u00f9 importante di tutte, l\u2019\u201disolato\u201d Iran sembra essere una questione di suprema importanza per la<br \/>\nsicurezza nazionale della Cina, che ha gi\u00e0 rigettato le ultime sanzioni di Washington senza batter ciglio.<br \/>\nGli occidentali sembrano avere dimenticato che il Regno di Mezzo e la Persia fanno affari da almeno due<br \/>\nmillenni. La \u201cVia della Seta\u201d non fa suonare un campanello d\u2019allarme?<\/p>\n<p>I cinesi hanno gi\u00e0 concluso un succoso accordo per lo sviluppo del pi\u00f9 grande giacimento petrolifero<br \/>\niraniano, Yadavaran. C\u2019\u00e8 anche la questione della fornitura del petrolio del Mar Caspio dall\u2019Iran attraverso<br \/>\nun gasdotto che si estende dal Kazakistan alla Cina Occidentale. In realt\u00e0, l\u2019Iran gi\u00e0 fornisce non meno del<br \/>\n15% del petrolio e del gas naturale cinesi. Ora \u00e8 pi\u00f9 cruciale per la Cina, nel senso dell\u2019energia, di quanto la<br \/>\nHouse of Saud lo sia per gli USA, che importano l\u201911% del loro petrolio dall\u2019Arabia Saudita.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, la Cina potrebbe uscire dalle nuove sanzioni di Washington come il vero vincitore, perch\u00e9 \u00e8<br \/>\nprobabile che otterrebbe il suo petrolio e il suo gas a un prezzo minore, dato che gli iraniani diventano<br \/>\nsempre pi\u00f9 dipendenti dal mercato cinese. In questo momento, infatti, i due paesi sono nel mezzo di un<br \/>\ncomplesso negoziato sul prezzo del petrolio iraniano, e i cinesi hanno effettivamente alzato la pressione<br \/>\ntagliando leggermente gli acquisti sull\u2019energia. Ma tutto questo dovrebbe concludersi a marzo, almeno due<br \/>\nmesi prima che l\u2019ultimo round di sanzioni USA entri in vigore, d\u2019accordo agli esperti di Pechino. Alla fine, i<br \/>\ncinesi compreranno certamente molto pi\u00f9 gas iraniano che petrolio, ma l\u2019Iran rimarr\u00e0 ancora il loro terzo<br \/>\nmaggior fornitore di petrolio, subito dopo l\u2019Arabia Saudita e l\u2019Angola.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda gli altri effetti delle nuove sanzioni sulla Cina, non contate su di loro. Imprese cinesi<br \/>\nin Iran stanno costruendo automobili, reti di fibre ottiche, ed espandendo la metropolitana di Teheran.<br \/>\nIl commercio bilaterale ammonta ora a 30 miliardi di dollari e ci si aspetta che raggiunga i 50 milioni di<br \/>\ndollari nel 2015. Le imprese cinesi troveranno un modo per aggirare i problemi bancari imposti dalle nuove<br \/>\nsanzioni.<\/p>\n<p>La Russia \u00e8, ovviamente, un altro sostenitore chiave dell\u2019\u201disolato\u201d Iran. Si \u00e8 opposta al rafforzamento delle<br \/>\nsanzioni sia attraverso le Nazioni Unite, sia attraverso il pacchetto approvato da Washington che colpisce la<br \/>\nBanca Centrale iraniana. Infatti \u00e8 a favore di una riduzione delle sanzioni USA attuali e ha anche lavorato su<br \/>\nun piano alternativo che potrebbe, almeno teoricamente, portare a un accordo nucleare che salverebbe la<br \/>\nfaccia a tutti.<\/p>\n<p>Sul fronte nucleare, Teheran ha espresso una volont\u00e0 di compromesso con Washington sulla linea del piano<br \/>\nsuggerito da Brasile e Turchia e rigettato da Washington nel 2010. Dal momento che ora \u00e8 assai pi\u00f9 chiaro<br \/>\nche, per Washington \u2013 certamente per il Congresso \u2013 la questione nucleare \u00e8 secondaria a un cambio di<br \/>\nregime, qualunque nuovo negoziato \u00e8 destinato a dimostrarsi insopportabilmente doloroso.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 particolarmente vero adesso che i leader dell\u2019Unione Europea sono riusciti a togliersi da futuri<br \/>\ntavoli negoziali sparandosi sui piedi vestiti by Ferragamo. Come tipicamente di moda, hanno docilmente<br \/>\nseguito le direttive di Washington nell\u2019attuazione di un embargo del petrolio iraniano. Come un alto<br \/>\nfunzionario europeo ha detto al Presidente del Consiglio Nazionale Irano-Americano Trita Parsi, e come<br \/>\ndiplomatici europei mi hanno assicurato senza mezzi termini, temono che questo possa rivelarsi l\u2019ultimo<br \/>\npasso molto prossimo a una vera e propria guerra.<\/p>\n<p>Nel frattempo una squadra di ispettori dell\u2019Agenzia Internazionale per l\u2019Energia Atomica ha appena visitato<br \/>\nl\u2019Iran. L\u2019AIEA sta supervisionando tutte le questioni nucleari in Iran, incluso il suo nuovo impianto per<br \/>\nl\u2019arricchimento dell\u2019uranio a Fordow, vicino alla citt\u00e0 sacra di Qom, che produrr\u00e0 a pieno regime da giugno.<br \/>\nL\u2019AIEA \u00e8 positiva: non \u00e8 coinvolta alcuna costruzione di bombe. Ciononostante, Washington (e Tel Aviv)<br \/>\ncontinuano ad agire come se quella fosse solo una questione di tempo \u2013 e neanche tanto.<\/p>\n<p><b>Seguire i soldi<\/b><\/p>\n<p>Questa questione dell\u2019isolamento iraniano si indebolisce solo quando si apprende che il paese sta<br \/>\nesportando sottocosto il dollaro nei suoi scambi con la Russia per rials e rubli \u2013 una mossa simile a quella<br \/>\ngi\u00e0 fatta nei suoi scambi con Cina e Giappone. Per quanto riguarda l\u2019India, una potenza economica nelle<br \/>\nvicinanze, anche i suoi leader si sono rifiutati di smettere di acquistare petrolio iraniano, un commercio<br \/>\nche, nel lungo periodo, \u00e8 altrettanto improbabile che sar\u00e0 condotto in dollari. L\u2019India sta gi\u00e0 utilizzando lo<br \/>\nyuan con la Cina, cos\u00ec come Russia e Cina stanno commerciando in rubli e yuan da pi\u00f9 di un anno, e come<br \/>\nGiappone e Cina stanno promuovendo commerci diretti in yen e yuan. Per quanto riguarda l\u2019Iran e la Cina,<br \/>\ntutti i nuovi scambi e gli investimenti congiunti saranno saldati in yuan e rial.<\/p>\n<p>Traduzione, semmai ce ne fosse bisogno: in un futuro prossimo, con gli europei fuori dalla mischia,<br \/>\nvirtualmente il petrolio iraniano non verr\u00e0 scambiato in dollari.<\/p>\n<p>Inoltre, tre membri del BRICS (Russia, India, e Cina) alleati dell\u2019Iran sono tra i maggiori detentori (e<br \/>\nproduttori) di oro. I loro complessi legami commerciali non saranno influenzati dai capricci di un Congresso<br \/>\nUSA. Infatti, quando il mondo in via di sviluppo guarda la profonda crisi dell\u2019Occidente Atlantista, ci\u00f2 che<br \/>\nvede \u00e8 il massiccio debito degli Stati Uniti, la Fed che stampa denaro come se non ci fosse un domani, un<br \/>\nsacco di \u201cfacilitazioni quantitative\u201d, e naturalmente l\u2019Eurozona scuotersi fin nelle fondamenta.<\/p>\n<p>Seguite I soldi. Lasciate da parte, per il momento, le nuove sanzioni sulla Banca Centrale iraniana che<br \/>\nentreranno in vigore tra alcuni mesi, ignorate le minacce iraniane di chiudere lo Stretto di Hormuz<br \/>\n(altamente improbabile dato che \u00e8 il canale principale attraverso cui l\u2019Iran fa arrivare il proprio petrolio<br \/>\nal mercato), e forse una ragione chiave della crescita della crisi nel Golfo comprende la mossa di silurare i<br \/>\npetrodollari come moneta di scambio per eccellenza.<\/p>\n<p>E\u2019 stata capeggiata dall\u2019Iran ed \u00e8 destinata a tradursi in un\u2019ansiosa Washington, che non fronteggia solo una<br \/>\npotenza regionale, ma i suoi maggiori concorrenti strategici, Cina e Russia. Non meraviglia che tutti questi<br \/>\nvettori stiano puntando ora verso il Golfo, bench\u00e9 sia una strana resa dei conti \u2013 un caso di potenza militare<br \/>\nschierata contro una potenza economica.<\/p>\n<p>In questo contesto vale la pena ricordare che nel settembre 2000 Saddam Hussein abbandon\u00f2 il<br \/>\npetrodollaro come valuta di pagamento per il petrolio iracheno e si spost\u00f2 sull\u2019euro. Nel marzo 2003 l\u2019Iraq<br \/>\nvenne invaso e vi fu un inevitabile cambio di regime. La Libia di Muammar Gheddafi propose il dinaro d\u2019oro sia come valuta corrente africana che come valuta di pagamento per le risorse energetiche del suo paese.<br \/>\nUn altro intervento e un altro cambio di regime sono seguiti.<\/p>\n<p>Washington\/NATO\/Tel Aviv, comunque, offrono un racconto differente. Le \u201cminacce\u201d dell\u2019Iran sono il cuore<br \/>\ndell\u2019attuale crisi, anche se queste sono, in realt\u00e0, la reazione di quel paese alla segreta guerra non-stop<br \/>\nUSA\/Israeliana e adesso, ovviamente, anche guerra economica. Sono queste \u201cminacce\u201d, cos\u00ec narra la storia,<br \/>\nche stanno portando all\u2019aumento del prezzo del petrolio e alimentando l\u2019attuale recessione, invece del<br \/>\ncapitalismo da casin\u00f2 di Wall Street o del massiccio debito di USA ed Europa. La crema dell\u20191% non ha nulla<br \/>\ncontro gli alti prezzi del petrolio, non fino a quando l\u2019Iran rimane il capro espiatorio della rabbia popolare.<\/p>\n<p>In qualit\u00e0 di esperto dell\u2019energia, Michael Klare ha recentemente sottolineato che noi ora ci troviamo<br \/>\nin una nuova era geo-energetica che sar\u00e0 di sicuro estremamente turbolenta nel Golfo e altrove. Ma<br \/>\nconsiderate il 2012 anche l\u2019anno di partenza di una possibile massiva defezione dal dollaro come valuta<br \/>\ndi elezione globale. Come percezione \u00e8 alquanto reale, immaginate il mondo reale \u2013 per lo pi\u00f9 il Sud del<br \/>\nmondo \u2013 fare i necessari calcoli e, poco a poco, cominciare a fare affari nelle proprie valute e investire<br \/>\nsempre meno dei loro residui attivi in buoni del tesoro statunitensi.<\/p>\n<p>Naturalmente, gli USA possono sempre contare sul Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) \u2013 Arabia<br \/>\nSaudita, Qatar, Oman, Bahrein, Kuwait e Emirati Arabi Uniti -, che io preferisco chiamare il Club della<br \/>\nControrivoluzione del Golfo (basta guardare le loro prestazioni durante la Primavera Araba). A tutti i<br \/>\nfini pratici geopolitici, le monarchie del Golfo sono una satrapia degli USA. La loro promessa, vecchia di<br \/>\ndecenni, di usare solo i petrodollari, li rende un\u2019appendice della proiezione di potenza del Pentagono<br \/>\nin tutto il Medio Oriente. Centcom, dopotutto, \u00e8 ubicata nel Qatar; la Quinta Flotta USA \u00e8 stanziata nel<br \/>\nBahrein. In realt\u00e0, nei territori immensamente ricchi di energia che potremmo chiamare il Pipelineistan<br \/>\nMaggiore \u2013 e che il Pentagono era solito chiamare l\u2019\u201darco di instabilit\u00e0\u201d \u2013 che si estende attraverso l\u2019Iran<br \/>\nfino all\u2019Asia Centrale, il GCC resta la chiave per un senso dell\u2019egemonia USA che si va assottigliando.<\/p>\n<p>Se questa fosse una riscrittura economica della storia di Edgar Allan Poe, \u201cIl pozzo e il pendolo\u201d, l\u2019Iran non<br \/>\nsarebbe che un ingranaggio in una infernale macchina che lentamente va triturando il dollaro in quanto<br \/>\nvaluta di riserva mondiale. Eppure, si tratta dell\u2019ingranaggio sul quale ora Washington \u00e8 focalizzata. Hanno<br \/>\nnella testa un cambio di regime. Tutto ci\u00f2 di cui c\u2019\u00e8 bisogno \u00e8 una scintilla per aprire il fuoco (in \u2013 ci si<br \/>\naffretta ad aggiungere \u2013 tutte le direzioni che sono destinate a prendere Washington alla sprovvista).<\/p>\n<p>Ricordate l\u2019Operazione Northwoods, quel piano del 1962 redatto dal Joint Chiefs of Staff per mettere in<br \/>\nscena operazioni terroristiche negli USA e darne la colpa alla Cuba di Fidel Castro (il Presidente Kennedy<br \/>\ncass\u00f2 l\u2019idea). O rammentate l\u2019incidente del Golfo di Tokin nel 1964, usato dal Presidente Lyndon Johnson<br \/>\ncome giustificazione per ampliare la guerra nel Vietnam. Gli USA accusarono le torpediniere nord-<br \/>\nvietnamite di attacchi ingiustificati alle navi USA. Pi\u00f9 tardi, divenne chiaro che uno degli attacchi non era<br \/>\nmai avvenuto e che il presidente a quel proposito aveva mentito.<\/p>\n<p>Non \u00e8 affatto inverosimile immaginare gli irriducibili professionisti della Dominazione-ad-ampio-<br \/>\nspettro all\u2019interno del Pentagono cavalcare un incidente sotto falsa bandiera verso un attacco all\u2019Iran (o<br \/>\nsemplicemente usarlo per fare pressione su Teheran verso un fatale errore di calcolo). Considerate anche<br \/>\nla nuova strategia militare USA appena inaugurata dal Presidente Obama, in cui il centro dell\u2019attenzione di<br \/>\nWashington \u00e8 quello di spostarsi da due fallimentari guerre terrestri in Medio Oriente verso il Pacifico (e<br \/>\nquindi la Cina). L\u2019Iran sembra essere proprio nel mezzo, nel sud-ovest asiatico, con tutto quel petrolio che<br \/>\nsi dirige verso un moderno Regno di Mezzo affamato di energia sulle acque custodite dalla Marina deli Stati<br \/>\nUniti.<\/p>\n<p>Quindi s\u00ec, questo infinito psicodramma che chiamiamo \u201cIran\u201d potrebbe rivelarsi essere relativo tanto alla<br \/>\nCina e al dollaro USA quanto alle politiche del Golfo, o all\u2019inesistente bomba iraniana. La domanda \u00e8: quale<br \/>\nruvida bestia, la cui ora infine ritorna, si trascina per nascere verso Pechino?<\/p>\n<p><i>Pepe Escobar \u00e8 il corrispondente itinerante per il Times Asia. Il suo ultimo libro si chiama Obama Does<br \/>\nGlobalistan (Nimble Books, 2009). Si pu\u00f2 contattarlo scivendo a pepeasia@yahoo.com <\/i><\/p>\n<p>[Abbiamo avuto dall&#8217;autore il<br \/>\npermesso di pubblicare la sua storia, apparsa su Times Asia, su Pressenza]<\/p>\n<p>Traduzione all&#8217;italiano di Matilde Mirabella per Traduttori Pressenza<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gi\u00e0, questo psicodramma infinito che chiamiamo \u201cIran\u201d potrebbe rivelarsi essere relativo tanto alla Cina e<br \/>\nal dollaro USA quanto alle politiche del Golfo, o all\u2019inesistente bomba iraniana. 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