{"id":810550,"date":"2019-02-20T21:25:27","date_gmt":"2019-02-20T21:25:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=810550"},"modified":"2019-02-20T21:30:03","modified_gmt":"2019-02-20T21:30:03","slug":"salvarci-insieme-per-non-affogare-tutti-progetto-riace-per-il-friuli-venezia-giulia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2019\/02\/salvarci-insieme-per-non-affogare-tutti-progetto-riace-per-il-friuli-venezia-giulia\/","title":{"rendered":"Salvarci insieme per non affogare tutti: progetto Riace per il Friuli Venezia Giulia"},"content":{"rendered":"<p><em><span id=\"msgText_new_message_draft1550676233743_a60823e9-94c8-13f8-3fd8-4fba730a958f\" dir=\"ltr\">Arriva da Pierluigi Di Piazza la proposta alla cooperazione sociale di portare il modello Riace nelle montagne spopolate della Carnia, del Pordenonese e del Natisone. Intanto gli enti gestori del percorso di accoglienza in Friuli Venezia Giulia hanno presentato ricorso al Tar del Lazio per mettere in discussione la legalit\u00e0 del Decreto Salvini. \u00c8 quanto emerso all\u2019ex Opp di Sant&#8217;Osvaldo a Udine nel corso di \u201cAccogliamo umani\u201d, l\u2019assemblea regionale di Legacoopsociali Friuli Venezia Giulia.<\/span><\/em><\/p>\n<p>UDINE &#8211; <strong>\u201cProgetto Riace per il FVG\u201d<\/strong>, arriva da Pierluigi Di Piazza la proposta alla cooperazione sociale di <strong>portare il modello Riace nelle montagne spopolate della Carnia, del Pordenonese e del Natisone<\/strong>. A breve la Mare Jonio del progetto <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/Mediterranearescue\/\">Mediterranea Saving Humans<\/a> ripartir\u00e0 dal porto di Palermo per cercare di salvare vite umane nel Mar Mediterraneo. Intanto <strong>gli enti gestori del percorso di accoglienza in Friuli Venezia Giulia<\/strong> hanno presentato <strong>ricorso al Tar del Lazio per mettere in discussione la legalit\u00e0 del Decreto Salvini<\/strong>. La <strong>lotta alle Ong<\/strong> che fanno salvataggi in mare e la <strong>lotta a chi fa accoglienza<\/strong> in Italia sono due facce della stessa medaglia e <strong>fanno parte dello stesso pacchetto<\/strong>, gestire l\u2019<strong>immigrazione<\/strong> a <strong>livello emergenziale<\/strong> come una <strong>continua macchina della paura e del disordine<\/strong>.<\/p>\n<p>\u00c8 quanto emerso all\u2019ex Opp di Sant&#8217;Osvaldo a Udine nel corso di \u201cAccogliamo umani\u201d, l\u2019assemblea regionale di Legacoopsociali Friuli Venezia Giulia svoltasi lo scorso 11 febbraio, alla quale erano presenti non solo i rappresentanti delle cooperative sociali ma anche una folta rappresentanza degli studenti del Corso di laurea Educatori Professionali dell\u2019Universit\u00e0 di Udine. A presiedere i lavori la vice presidente nazionale di Legacoop, Orietta Antonini. Sono intervenuti Alessandro Metz, dirigente di Legacoopsociali nazionale ed \u201carmatore sociale\u201d nel progetto \u201cMediterranea\u201d, Franco Fullin, presidente della Cooperativa Codess Fvg, Andrea Barachino, direttore della Caritas diocesana di Concordia-Pordenone, don Pierluigi Di Piazza, presidente del Centro Ernesto Balducci di Zugliano, Enzo Gasparutti, presidente di Legacoop Fvg, Gianfranco Schiavone, presidente di Ics &#8211; Consorzio Italiano di Solidariet\u00e0, e Gian Luigi Bettoli, presidente di Legacoopsociali Fvg.<\/p>\n<p>Ad aprire i lavori <strong>Orietta Antonini<\/strong>, che ha evidenziato come il Governo abbia dato vita ad interventi normativi e legislativi seguendo approcci scellerati fortemente ancorati all\u2019emotivit\u00e0 e non fondati su dati oggettivi, che hanno confinato nell\u2019illegalit\u00e0 gli interventi di accoglienza e chi ci lavora, peraltro inserendo un nuovo modello di capitolato che non ha voluto tentare di scardinare il modello dell\u2019accoglienza diffusa.<\/p>\n<p>Il progetto Mediterranea \u2013 ha proseguito Antonini &#8211; ha attivato in questi mesi un dibattito all\u2019interno di Legacoopsociali Fvg in relazione ad un nuovo modello di economia di cui le migrazioni sono soltanto un piccolo tassello. Perch\u00e9 la cooperazione \u00e8 integrazione, basti pensare all\u2019elevatissima presenza di stranieri con lavoro regolare assunti nelle cooperative, sociali e non sociali.<\/p>\n<p>Per il progetto Mediterranea, <strong>Alessandro Metz<\/strong> ha affermato che con la presenza delle navi solidali \u00e8 possibile raccontare quanto succede ogni giorno nel Mar Mediterraneo, che \u00e8 considerata la frontiera pi\u00f9 pericolosa al mondo, con otto persone al giorno che muoiono nel tentativo di attraversarla. \u201c\u00c8 una questione di scelte, tra chi festeggia quelle morti o agire, perch\u00e9 non esistono clandestini in mare, ma solo naufraghi da salvare\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019operazione Mediterranea sembrava impossibile. Sembrava impossibile comprare una nave per andare a salvare vite in mare. \u201cPersonalmente, l\u2019ho fatto perch\u00e9 era l\u2019unica cosa che si poteva fare in quel momento, essere presenti nel Mar Mediterraneo con una imbarcazione solidale, la Mare Jonio.<\/p>\n<p>Sono madri, padri, figlie e figli, sono queste le persone che muoiono nel Mediterraneo. Noi siamo l\u00ec anche per raccontare le loro storie, che altrimenti non esisterebbero e resterebbero anonime\u201d.<\/p>\n<p>\u201cAl\u00ec mi ha raccontato che in mare si muore urlando il proprio nome. Una mamma mi ha raccontato che, quando si parte dalla Libia, i bambini indossano il vestito migliore, possibilmente rosso perch\u00e9 in mare \u00e8 il colore che si vede meglio. E se stiamo affogando voglio che prima vedano mia figlia. La cosa che mi pesa non \u00e8 rispondere giuridicamente o penalmente della Mare Jonio, mi pesa di pi\u00f9 la responsabilit\u00e0 morale che fa s\u00ec che, da quando siamo partiti lo scorso 3 ottobre, non ho pi\u00f9 spento il telefono, perch\u00e9 di notte arrivano tutti i messaggi di avviso ai naviganti. E ti chiedi, saremo in grado di salvare quelle persone? Ed \u00e8 una risposta che non avrai mai\u201d.<\/p>\n<p>\u201cFino a qualche mese fa eravamo inerti davanti a quell\u2019onda nera che stava sommergendo tutto. Oggi la Mare Jonio \u00e8 anche uno strumento utilizzato per rimettere in moto la voglia di re incontrarsi. Sinora abbiamo partecipato a quasi 100 incontri con persone che non vogliono rimanere inattive di fronte a quello che sta succedendo\u201d.<\/p>\n<p>\u201cCon Mediterranea abbiamo la possibilit\u00e0 di agire. Il problema oggi \u00e8 che dobbiamo fare cose eccezionali per essere \u201cnormali\u201d. Le cose le fai perch\u00e9 pensi che siano giuste, per me era giusto essere l\u00e0. In questo momento la Mare Jonio si trova in cantiere a Palermo per una serie di lavori necessari alla ripartenza prevista entro 10-15 giorni, perch\u00e9 non \u00e8 possibile lasciare sguarnito il Mediterraneo\u201d.<\/p>\n<p>Ad aprile \u00e8 previsto un incontro nazionale con tutti quelli che vogliono salire a bordo della Mare Jonio, per discutere assieme come andare avanti, cosa deve diventare Mediterranea. \u201cInviteremo anche tutto il mondo della cooperazione sociale, che sa da decenni come lavorare assieme. Perch\u00e9 o ci si salva assieme o affoghiamo tutti. Sulla Mare Jonio c\u2019\u00e8 tanto spazio che spero sia riempito anche dalla cooperazione\u201d.<\/p>\n<p><strong>Franco Fullin<\/strong> ha ricordato come lo scorso autunno sia stato approvato dal Governo il Decreto Sicurezza, che prevede un nuovo schema di capitolato d\u2019appalto rispetto all\u2019accoglienza. \u201cVa detto che solo il 30% dei posti in accoglienza su scala nazionale \u00e8 ricoperto dalla cooperazione sociale, un tanto per rispondere alla vulgata sul presunto business delle cooperative sociali in merito all\u2019accoglienza. Quel Decreto \u00e8 stato un forte attacco al modello di accoglienza diffuso sul nostro territorio\u201d.<\/p>\n<p>\u201cCome cooperative sociali abbiamo lavorato intensamente al nuovo schema delle gare d\u2019appalto, confrontandoci tra di noi soprattutto dal punto di vista tecnico, dal momento che sono state introdotte molte voci rispetto alle spese e anche molto dettagliate. Abbiamo rilevato una serie di errori macroscopici, ad esempio non sono previsti i costi sulla sicurezza, e cos\u00ec abbiamo deciso di contestare il bando recentemente emesso dalla Prefettura di Udine che si basa su quello predisposto dal Ministero dell\u2019Interno. Abbiamo chiesto l\u2019annullamento del bando ma non abbiamo ricevuto risposta, abbiamo cos\u00ec fatto ricorso al Tar del Lazio. L\u2019udienza \u00e8 stata fissata il 26 febbraio anche se la gara scade il giorno precedente\u201d.<\/p>\n<p>\u201cQuando ci siamo resi conto di questa deriva nella narrazione dell\u2019accoglienza, ci siamo chiesti cosa avessimo seminato in questi 15 anni \u2013 ha sostenuto <strong>Andrea Barachino<\/strong> -, da dove arrivassero tutte queste reazioni d\u2019odio, anche perch\u00e9, quando iniziammo a fare accoglienza, chi fossero i richiedenti asilo non lo sapeva nessuno. Il nostro approccio \u00e8 sempre stato molto tecnico, per\u00f2 nell\u2019ultimo periodo ci stiamo interrogando su quanto siamo stati capaci di capire le paure degli altri cittadini parimenti svantaggiati. Forse questo \u00e8 un salto che non siamo stati capaci di affrontare\u201d.<\/p>\n<p>\u201cAbbiamo certamente avuto difficolt\u00e0 a narrare quello che facciamo, tanto che siamo stati costretti a quasi banalizzare cosa sia un asilo politico in un \u2018sono quelli che scappano dalla guerra\u2019. Ma non \u00e8 questo. Siamo tornati indietro a prima dell\u2019anno zero. Quell\u2019orizzonte condiviso che credevamo di aver costruito \u00e8 stato distrutto e oggi ci troviamo nella condizione di dover ridiscutere quell\u2019approccio e riflettere sull\u2019advocacy\u201d.<\/p>\n<p><strong>Pierluigi Di Piazza<\/strong> ha affrontato la questione culturale retrostante il discorso sull\u2019accoglienza. \u201cLe persone che affrontano il viaggio attraverso il Mar Mediterraneo vengono perch\u00e9 sono in pericolo di vita. Di queste migrazioni viene per\u00f2 offerta una visione distorta che viene amplificata ad esempio sui numeri\u201d.<\/p>\n<p>Di Piazza ha fatto riferimento ai dati del <a href=\"https:\/\/welforum.it\/i-rifugiati-nel-mondo-i-numeri-del-fenomeno-oltre-le-percezioni-e-le-polemiche\/\"> rapporto annuale dell\u2019UNHCR sui rifugiati nel mondo, secondo il quale l\u201984% dei migranti forzati sono accolti in paesi in via di sviluppo e il 26% nei paesi pi\u00f9 poveri in assoluto, mentre l\u2019Unione Europea ne accoglie meno del 10%. Lo squilibrio nell\u2019adempimento degli obblighi di protezione internazionale risalta considerando la classifica dei paesi pi\u00f9 coinvolti nell\u2019accoglienza, ai primi posti troviamo Turchia, Pakistan, Uganda, Libano e Iran. L\u2019unico paese dell\u2019UE che compare in graduatoria, al sesto posto, \u00e8 la Germania. Dunque i dati smentiscono l\u2019idea che l\u2019Europa sia il principale luogo di approdo dei richiedenti asilo del mondo, e all\u2019interno dell\u2019UE che sia l\u2019Italia il paese che sopporta il maggiore carico dell\u2019accoglienza.<\/a><\/p>\n<p>\u201cLe migrazioni ci rivelano come sta il mondo, come stanno loro e come stiamo noi. Come mai una parte del nostro Paese conferma una visione politica contraria all\u2019accoglienza, come mai siamo arrivati a questa situazione? La domanda fondamentale \u00e8 quella su chi oggi alimenta e diffonde una cultura di paura rispetto all\u2019accoglienza di persone identificate come nemiche della societ\u00e0. E il Decreto Sicurezza non fa che confermare questa tendenza. Il nodo da sciogliere \u00e8 come disinnescare questo sistema, se anche la Regione con enfasi si vanta di come ogni piccolo Comune ricever\u00e0 denaro per aumentare la sicurezza. Lontano da noi non ci interessano pi\u00f9, e ci\u00f2 \u00e8 disumano perch\u00e9 torneranno nei lager della Libia\u201d.<\/p>\n<p>\u201cE allora penso alla Carnia da cui vengo. Perch\u00e9 non portare il modello Riace nelle nostre montagne disabitate, perch\u00e9 non pensare con la cooperazione sociale ad un progetto Riace sulle montagne spopolate della Carnia, del Pordenonese, delle Valli del Natisone. E non solo per ripopolare quei luoghi\u201d.<\/p>\n<p>Dopo aver riconosciuto il ruolo della cooperazione sociale, nata in questa regione dal fermento culturale e sociale scaturito prima e dopo la promulgazione della Legge Basaglia e la chiusura dei manicomi, <strong>Enzo Gasparutti<\/strong> ha evidenziato che \u201cesiste anche una cooperazione non sociale che di sociale ha parecchio, e che vede tra le sue fila circa il 20% di persone immigrate provenienti da almeno 30 Paesi diversi\u201d. Ha ricordato le battaglie portate avanti da Legacoop Fvg per il rispetto dei contratti di lavoro e contro la cooperazione spuria, evidenziando come l\u2019universo cooperativo sia molto articolato e da valorizzare. Per Gasparutti \u201cla cooperazione deve rimanere ancorata ai propri obiettivi morali e valoriali se vuole dare senso alla propria esistenza\u201d. Da qui la disponibilit\u00e0 di Legacoop e dell\u2019Aci (Alleanza Cooperativa Italiana) regionali ad affrontare i progetti Mediterranea e Riace in Fvg.<\/p>\n<p><strong>Gianfranco Schiavone<\/strong> si occupa di accoglienza e diritto d\u2019asilo dal 1992. \u201cQuello all\u2019accoglienza \u00e8 un attacco furibondo che in molti non hanno capito. La lotta alle Ong che fanno salvataggi in mare e la lotta a chi fa accoglienza in Italia sono due facce della stessa medaglia, e fanno parte dello stesso pacchetto. Il vero obiettivo dell\u2019attuale esecutivo \u00e8 gestire l\u2019immigrazione come una continua macchina della paura e del disordine, con immigrati accolti a bassa soglia per i quali si prospetta un futuro in strada ed un verosimile ingresso nel lavoro nero. Insomma, una macchina che si autoalimenta\u201d.<\/p>\n<p>\u201cCi\u00f2 che \u00e8 sicuramente mancato \u00e8 stata una risposta culturale omogenea da parte degli enti che fanno accoglienza, tanto che oggi ci troviamo di fronte a una de-strutturazione dell\u2019intero sistema il cui obiettivo \u00e8 mantenere una situazione emergenziale. L\u2019eliminazione progressiva dello Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), gli standard nell\u2019accoglienza molto bassi, le strutture degradate, la chiusura dei corsi di italiano, conducono alla conclusione che alla battaglia legale non c\u2019\u00e8 alternativa\u201d.<\/p>\n<p>\u201cPer capire quale sia la partita politica e culturale sull\u2019emigrazione \u2013 ha affermato <strong>Gian Luigi Bettoli<\/strong> -, bisogna ricordare innanzitutto che la storia del Friuli Venezia Giulia \u00e8 la storia plurisecolare di un popolo di emigranti, che hanno dovuto passare tutte le fasi, dalla clandestinit\u00e0 al lavoro irregolare, dalle profuganze a causa delle guerra, fino alla creazione (a Trieste) di un grande polo di sviluppo, costruito dai migranti di regioni vicine e lontane. L\u2019amnesia sul nostro passato produce i mostri dell\u2019intolleranza e del razzismo contemporanei.<\/p>\n<p>E tutto ci\u00f2 a fronte di modalit\u00e0 di accoglienza arretrate, basate sulla concezione di un\u2019emergenza che non ha senso: la popolazione mondiale si \u00e8 sempre spostata, e lo slogan \u201caiutiamoli a casa loro\u201d \u00e8 irrazionale, se pensiamo agli effetti sconvolgenti di almeno mezzo millennio di colonialismo, tratta degli schiavi e sfruttamento delle risorse dei continenti extraeuropei. \u201cAiutiamoli a casa loro\u201d significa solamente pretendere di continuare con un mondo squilibrato, destinato a veder aggravati sia i conflitti tra gli umani che la distruzione della natura, come dimostrano i catastrofici effetti prodotti dal cambio climatico prodotto dall\u2019impatto antropico.<\/p>\n<p>Pensiamo che l\u2019accoglienza debba essere un modello civile, alla pari di quanto accade negli altri Paesi europei. Una persona deve poter trovare casa, istruzione, lavoro, il welfare per la propria famiglia, un sistema dignitoso che eviti la creazione di ghetti. In qualit\u00e0 di associazioni cooperative abbiamo sostenuto gli enti gestori del percorso di accoglienza di Udine, che la settimana scorsa, primi in Italia, hanno presentato ricorso al Tar del Lazio per mettere in discussione la legalit\u00e0 del Decreto Salvini\u201d.<\/p>\n<p><em><strong>Ufficio stampa Cooperativa Itaca<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Arriva da Pierluigi Di Piazza la proposta alla cooperazione sociale di portare il modello Riace nelle montagne spopolate della Carnia, del Pordenonese e del Natisone. 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