{"id":80941,"date":"2013-12-14T15:01:16","date_gmt":"2013-12-14T15:01:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=80941"},"modified":"2013-12-15T20:11:45","modified_gmt":"2013-12-15T20:11:45","slug":"un-grande-saluto-20-anni-fa-silo-concludeva-le-sue-lettere-ai-miei-amici-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2013\/12\/un-grande-saluto-20-anni-fa-silo-concludeva-le-sue-lettere-ai-miei-amici-2\/","title":{"rendered":"Un grande saluto: 20 anni fa Silo concludeva le sue \u201clettere ai miei amici\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Il 15 dicembre del 1993, venti anni fa, Silo scriveva ed inviava la sua decima \u201clettera ai miei amici\u201d concludendo quella forma epistolare di analizzare il mondo e la vita che ha caratterizzato la sua opera in quegli anni, dal 1991 al \u201993, appunto. \u201cRicevete, con questa ultima lettera, un grande saluto\u201d.<\/p>\n<p>Io ero nell\u2019elenco di quegli amici, anche se l\u2019effettiva vicinanza ed amicizia con lui, come si intende di solito l\u2019amicizia, \u00e8 arrivata sicuramente pi\u00f9 tardi. Trepidanti attendevamo le sue lettere, sparsi nelle varie latitudini del mondo, cercando di cogliere ed applicare quelle analisi e quei suggerimenti, legati, come al solito, alla relazione tra personale e sociale, tra mondo interno e mondo esterno.<\/p>\n<p>Eppure nemmeno il sottotitolo aggiunto, l\u2019anno successivo, alle prime edizioni su carta del libro che raccoglie le 10 lettere \u201csulla crisi personale e sociale\u201d riusc\u00ec\u00a0 a chiarire, all\u2019epoca, quello che forse adesso \u00e8 fin troppo chiaro: l\u2019incontrovertibile relazione tra l\u2019azione individuale e quella sociale, la rigorosa struttura coscienza-mondo che sta alla base dell\u2019analisi siloista del mondo.<\/p>\n<p>Analisi ancora poco conosciuta; a chi legge quel libro ora forse alcune analisi risulteranno evidenti ma cos\u00ec non era, all\u2019epoca, nemmeno per noi seguaci del Movimento Umanista: eppure pi\u00f9 e pi\u00f9 volte ho avuto, nella mia vita personale, la sensazione netta di ritrovarmi nelle situazioni di destrutturazione, di crisi, di perdita di riferimenti che le <i>lettere<\/i> descrivono cos\u00ec bene.<\/p>\n<p>Ed ora, nel vedere gli indignati fare assemblee in piazza e in genere i giovani cercare nuove sintonie e nuove forme, mi \u00e8 difficile non ricordare quando dice, nella <i>Prima Lettera<\/i> \u201cStanno anche sorgendo nuovi criteri d\u2019azione perch\u00e9 molti problemi vengono compresi nella loro globalit\u00e0\u00a0 e perch\u00e9 coloro che desiderano un mondo migliore cominciano ad avvertire che otterranno dei risultati solo se dirigeranno i propri sforzi all&#8217;ambiente sul quale esercitano una certa influenza. A differenza di altre epoche piene di frasi vuote con cui si cercava il\u00a0 riconoscimento degli altri, oggi si comincia a valorizzare il lavoro umile e sentito, attraverso il quale\u00a0 non si pretende di esaltare la propria figura ma di cambiare se stessi e di facilitare il cambiamento del proprio ambiente familiare, lavorativo o\u00a0 relazionale. Quanti amano realmente la gente non disprezzano questo compito senza fanfare, che risulta invece incomprensibile a tutti gli opportunisti formatisi nel vecchio paesaggio dei leader e delle masse, paesaggio in cui hanno imparato a utilizzare gli altri per essere catapultati verso i vertici sociali. Quando qualcuno si rende conto che l&#8217;individualismo schizofrenico non ha alcuna via d&#8217;uscita e comunica apertamente a quanti conosce ci\u00f2 che pensa e ci\u00f2 che fa senza il ridicolo timore di non essere capito; quando si avvicina agli altri; quando si interessa di ciascuno e non di una massa anonima; quando promuove lo scambio di idee e la realizzazione di lavori d&#8217;insieme; quando mostra chiaramente la necessit\u00e0 di moltiplicare gli sforzi per ridare connessione ad un tessuto sociale distrutto da altri; quando sente che anche la persona pi\u00f9 &#8220;insignificante&#8221; \u00e8 per qualit\u00e0 umana superiore a qualsiasi individuo senz&#8217;anima posto al vertice della congiuntura epocale&#8230; Quando succede tutto questo, \u00e8 perch\u00e9 all&#8217;interno di quella persona inizia di nuovo a parlare il Destino che ha spinto i popoli a muoversi nel cammino dell\u2019evoluzione; il Destino tante volte distorto e tante volte dimenticato, ma sempre ritrovato nelle svolte della storia! E non si intravede solo una nuova sensibilit\u00e0 e un nuovo modo di agire, ma anche un nuovo atteggiamento morale ed una nuova disposizione tattica nei confronti della vita\u201d.<\/p>\n<p>Ma, sicuramente, un punto che mi colp\u00ec in modo particolare era nella quarta lettera quando d\u00e0 una definizione molto originale ed esistenzialista dell\u2019Essere Umano:<\/p>\n<p>\u201cQuando mi osservo, non da un punto di vista fisiologico ma da un punto di vista esistenziale, riconosco di trovarmi in un mondo gi\u00e0 dato, da me n\u00e9 costruito n\u00e9 scelto,\u00a0 di trovarmi in-situazione nei confronti di fenomeni che, a partire dal mio proprio corpo, mi risultano ineludibili. Il corpo, poi, come elemento costitutivo della mia esistenza \u00e8 un fenomeno omogeneo al mondo naturale sul quale agisce e dal quale \u00e8 \u201cagito\u201d. Ma la naturalit\u00e0 del corpo mi si presenta\u00a0 molto diversa da quella\u00a0 di tutti gli altri fenomeni naturali; infatti: 1.\u00a0 del corpo ho un vissuto diretto, immediato; 2. attraverso il corpo ho un vissuto dei fenomeni esterni;\u00a0 3. grazie alla mia intenzione, ho una disponibilit\u00e0 immediata di alcune delle operazioni che il corpo \u00e8 in grado di compiere.&#8221;<\/p>\n<p><b>\u00a0&#8220;<\/b>Il mondo, d\u2019altra parte,\u00a0 mi si presenta non tanto come un agglomerato di oggetti naturali bens\u00ec come un&#8217;articolazione di esseri umani e di oggetti e segni da essi prodotti o modificati. L&#8217;intenzione che avverto in me mi appare come un elemento interpretativo fondamentale del comportamento degli altri; e proprio come costituisco il mondo sociale comprendendone le intenzioni, cos\u00ec da esso sono costituito. Ovviamente stiamo parlando di intenzioni che si manifestano attraverso azioni corporee. \u00c8\u2019 grazie alle espressioni corporee o alla percezione della situazione in cui l&#8217;altro si trova\u00a0 che posso comprenderne i significati, le intenzioni. Inoltre, gli oggetti naturali e quelli umani mi producono o piacere o dolore;\u00a0 per questo cerco sempre di modificare la mia collocazione rispetto ad essi, nel senso che cerco di allontanarmi da ci\u00f2 che mi risulta doloroso e di avvicinarmi a ci\u00f2 che mi risulta piacevole.&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Pertanto non sono affatto chiuso al mondo naturale ed umano: anzi, la mia caratteristica fondamentale \u00e8 precisamente l'&#8221;apertura&#8221;. La mia coscienza si \u00e8 configurata su una base intersoggettiva: usa codici di ragionamento, modelli emotivi, schemi di azione che sento come &#8220;miei&#8221; ma che riconosco anche in altri. E, ovviamente, il mio corpo \u00e8 aperto al mondo in quanto il mondo io lo percepisco e su di esso agisco. Il mondo naturale, a differenza dell&#8217;umano, mi appare privo di intenzioni. Posso &#8211; \u00e8 ovvio &#8211; immaginare che le pietre, le piante o le stelle possiedano un&#8217;intenzione, ma in ogni caso, un effettivo dialogo con esse mi risulta impossibile. Anche gli animali, nei quali a volte scorgo la scintilla dell&#8217;intelligenza, mi appaiono impenetrabili, soggetti a trasformazioni lente e sempre all&#8217;interno di quella che \u00e8 la loro natura. Vedo societ\u00e0 di insetti totalmente strutturate e mammiferi superiori che usano rudimenti tecnici, ma tutti ripetono i loro codici come se fossero sempre i primi rappresentanti delle loro rispettive specie. E nelle virt\u00f9 dei vegetali e degli animali modificati ed addomesticati dall&#8217;uomo, riconosco l&#8217;intenzione umana ed il suo avanzare nell\u2019opera di umanizzazione del mondo.&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Definire l\u2019uomo sulla base della socialit\u00e0 mi risulta insoddisfacente in quanto questo aspetto \u00e8 comune a numerose specie animali; n\u00e9 la sua caratteristica fondamentale pu\u00f2 essere trovata nella capacit\u00e0\u00a0 lavorativa perch\u00e9 esistono\u00a0 animali che possiedono questa capacit\u00e0 ad un livello molto superiore; n\u00e9 a definire l\u2019essenza umana\u00a0 basta il linguaggio, perch\u00e9 sappiamo che in varie specie animali esistono codici e forme di comunicazione. In cambio, nel fatto che ogni nuovo essere umano trova un mondo modificato da altri e viene costituito da un mondo sempre intenzionato, scopro la capacit\u00e0 pi\u00f9 propriamente umana di accumulare ed incorporare la dimensione temporale; scopro cio\u00e8\u00a0 la dimensione storico-sociale e\u00a0 non semplicemente sociale dell\u2019essere umano. Date queste premesse, tenter\u00f2 una definizione. Questa: &#8220;L&#8217;uomo \u00e8 un essere storico che trasforma la propria natura attraverso l\u2019attivit\u00e0 sociale.&#8221; Ma se ammetto come valida questa definizione, dovr\u00f2 ammettere che l\u2019essere umano pu\u00f2 trasformare intenzionalmente anche la propria struttura fisica. Ma questo sta gi\u00e0 accadendo. L\u2019uomo ha iniziato tale processo utilizzando\u00a0 &#8220;protesi&#8221; esterne, cio\u00e8 degli strumenti <i>posti davanti<\/i> al suo corpo, che gli hanno permesso di\u00a0 ampliare le funzioni delle mani, di affinare i sensi, di aumentare la potenza e la qualit\u00e0 del suo lavoro. Dal punto di vista naturale, l\u2019uomo non era adatto alla vita nell&#8217;acqua o nell&#8217;aria, ci\u00f2 nonostante \u00e8 stato capace di creare le condizioni per muoversi in esse ed oggi sta addirittura iniziando a dar forma concreta ad una possibilit\u00e0 estrema, quella di\u00a0 emigrare dal proprio ambiente naturale, il pianeta Terra. Oggi, inoltre, l\u2019uomo\u00a0 sta intervenendo sul suo stesso corpo sostituendone gli organi, modificando la chimica cerebrale, sviluppando la fecondazione <i>in vitro<\/i>, manipolando i geni. Se con l&#8217;idea di &#8220;natura&#8221; umana si \u00e8 voluto indicare ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 di stabile nell&#8217;essere umano, tale idea oggi risulta inadeguata, anche se la si applica alla parte pi\u00f9 oggettuale dell&#8217;essere umano stesso, vale a dire il corpo. Per quando riguarda poi la validit\u00e0 di espressioni quali &#8220;morale naturale&#8221;, &#8220;diritto naturale&#8221;, o \u201cistituzioni naturali\u201d, riteniamo che in questi campi tutto sia storico-sociale e nulla vi esista &#8220;naturalmente&#8221;.\u201d<\/p>\n<p align=\"center\"><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p>Infine ci sarebbe da citare per intero la sesta lettera che configura il Documento del Movimento Umanista e dove si definisce con grande chiarezza il ruolo del denaro, della speculazione finanziaria, dell\u2019indebitamento con una capacit\u00e0 di prevedere cose che ora sono diventate evidenti; come evidente \u00e8 diventata l\u2019espropriazione della politica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cL&#8217;umanit\u00e0, nel suo lento progresso, ha bisogno di trasformare la natura e la societ\u00e0 eliminando gli atti di appropriazione violenta e animalesca che alcuni esseri umani esercitano nei confronti di altri. Quando questo accadr\u00e0, si passer\u00e0 dalla preistoria ad una storia pienamente umana. Fino a quel momento, non si potr\u00e0 partire da nessun altro valore centrale che non sia l&#8217;essere umano completo, con le sue realizzazioni e la sua libert\u00e0. \u00a0Per questo gli umanisti dichiarano: &#8220;Niente al di sopra dell&#8217;essere umano e nessun essere umano al di sotto di un altro&#8221;. Ponendo Dio, lo Stato, il Denaro o una qualunque altra entit\u00e0 come valore centrale, si colloca l&#8217;essere umano in una posizione subordinata, e si creano cos\u00ec le condizioni perch\u00e9 possa essere \u00a0controllato o sacrificato. Gli umanisti hanno ben chiaro questo punto. Gli umanisti possono essere sia atei che credenti, ma non partono dalla fede per dare fondamento alle loro azioni e alla loro visione del mondo: partono dall&#8217;essere umano e dai suoi bisogni pi\u00f9 immediati. E, se nella lotta per un mondo migliore, credono di scoprire un&#8217;inten\u00adzione che muove la Storia in una direzione di progresso, mettono una tale fede o una tale scoperta al servizio dell&#8217;essere umano. Gli umanisti pongono il problema di base che \u00e8 questo: sapere se si vuole vivere e in che condizioni si vuole farlo.&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Qualsiasi forma di violenza &#8211; fisica, economica, razziale, religiosa, sessuale, ideologica &#8211; attraverso cui il progresso umano \u00e8 stato bloccato, ripugna agli umanisti. Qualsiasi forma di discriminazione &#8211; manifesta o larvata &#8211; costituisce per gli umanisti un motivo di denuncia.&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Gli umanisti non sono violenti, ma soprattutto non sono codardi e non hanno paura di affrontare la violenza perch\u00e9 sanno che le loro azioni hanno un senso. Gli umanisti collegano sempre la loro vita personale con quella sociale. Non propongono false antinomie e in ci\u00f2 risiede la loro coerenza.&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Risulta cos\u00ec tracciata la linea di demarcazione tra l&#8217;Umanesimo e l&#8217;Anti-umanesimo. L&#8217;umanesimo pone al primo posto il lavoro rispetto al grande capitale; la\u00a0 Democrazia reale rispetto alla Democrazia formale; il decentramento rispetto al centralismo; la non-discriminazione rispetto alla discriminazione; \u00a0la libert\u00e0 rispetto all&#8217;oppressione; il senso della vita rispetto alla rassegnazione, alla complicit\u00e0 e all\u2019assurdo.\u201d<\/p>\n<p>E, sulla situazione economica e l\u2019irrazionalismo avanzante sembrano parole di oggi quelle che trascrivo qui sotto:<\/p>\n<p>\u201cIl grande capitale ha ormai superato lo stadio dell&#8217;economia di mercato e cerca di disciplinare la societ\u00e0 per far fronte al caos che esso stesso ha generato. A contrastare questa situazione di irrazionalit\u00e0 non si levano &#8211; come imporrebbe una visione \u00a0dialettica &#8211; le voci della ragione; sorgono, invece, i pi\u00f9 oscuri razzismi, integralismi e fanatismi. E se il neo-irrazionalismo prender\u00e0 il sopravvento in intere regioni e collettivit\u00e0, il margine d&#8217;azione delle forze progressiste finir\u00e0 per ridursi sempre di pi\u00f9. D&#8217;altra parte, per\u00f2, milioni di lavoratori hanno ormai preso coscienza sia dell&#8217;assurdit\u00e0 del centralismo statale che della falsit\u00e0 della democrazia capitalista. E&#8217; per questo che gli operai si ribellano contro i vertici corrotti dei sindacati, e che interi popoli mettono in discussione i loro partiti ed i loro governi. Ma \u00e8 necessario dare orientamento a fenomeni come questi che tendono ad esaurirsi in uno sterile spontaneismo. E&#8217; necessario discutere in seno al popolo il tema fondamentale dei fattori della produzione.&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Per gli umanisti i fattori della produzione sono il lavoro ed il capitale, mentre la speculazione e l&#8217;usura sono di troppo. Nell\u2019attuale situazione gli umanisti lottano per trasformare radicalmente l&#8217;assurdo rapporto che si \u00e8 instaurato tra questi due fattori. Fino ad oggi \u00e8 stata imposta questa regola: il profitto al capitale ed il salario al lavoratore. E lo squilibrio tra le due remunerazioni \u00e8 stato giustificato con l&#8217;argomento del &#8220;rischio&#8221; che l&#8217;investimento comporta. Come se il lavoratore non mettesse a rischio il suo presente e il suo futuro nei flussi e riflussi della disoccupazione e della crisi. Ma c&#8217;\u00e8 un altro elemento in gioco, ed \u00e8 il potere di decisione e di gestione dell&#8217;azienda. Il profitto non destinato ad essere reinvestito nell&#8217;azienda, non diretto alla sua espansione o diversificazione, prende la via della speculazione finanziaria. E la stessa via della speculazione finanziaria la prende il profitto che non crea nuovi posti di lavoro.\u201d<\/p>\n<p>E, sempre dal <i>Documento, <\/i>mi<i> <\/i>risuonano con forza queste parole:<\/p>\n<p>\u201cGli umanisti sono donne ed uomini di questo secolo, di quest\u2019epoca. Ritrovano nell&#8217;Umanesimo storico le proprie radici e si ispirano agli apporti di diverse culture e non solo di quelle che in questo momento occupano una posizione centrale. Sono inoltre uomini e donne che si lasciano alle spalle questo secolo e questo millennio e che si lanciano verso un mondo nuovo.&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Gli umanisti sentono che la\u00a0 storia che hanno alla spalle \u00e8 molto lunga e che quella\u00a0\u00a0 futura lo sar\u00e0\u00a0 ancora di pi\u00f9. Pensano all&#8217;avvenire mentre lottano per superare la crisi generale del presente. Sono ottimisti, credono nella libert\u00e0 e nel progresso sociale.&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Gli umanisti sono internazionalisti, aspirano ad una nazione umana universale. Hanno una visione globale del mondo in cui vivono ma\u00a0 svolgono la loro attivit\u00e0 negli ambiti a loro pi\u00f9 vicini. Non desidera\u00adno un mondo uniforme bens\u00ec multiforme: multiforme per etnie, lingue e costumi; multiforme per paesi,\u00a0 regioni, localit\u00e0; multiforme per idee e aspirazioni; multiforme per credenze, dove abbiano posto l\u2019ateismo e la religiosit\u00e0; multiforme nel lavoro; multiforme nella creativit\u00e0.&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Gli umanisti non vogliono padroni; non vogliono dirigenti n\u00e9 capi, e non si sentono rappresentanti o capi di alcuno. Gli umanisti \u00a0non vogliono uno Stato centralizzato n\u00e9 uno Stato parallelo che lo sostituisca. Gli umanisti non vogliono eserciti polizieschi n\u00e9 bande armate che ne prendano il posto.&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Ma tra le aspirazioni degli umanisti e la realt\u00e0 del mondo d\u2019oggi si \u00e8 alzato un muro. E&#8217; ormai giunto il momento di abbattere questo muro. Per farlo \u00e8 necessaria l&#8217;unione di tutti gli umanisti del mondo.\u201d<\/p>\n<p>Le &#8220;lettere ai Miei Amici&#8221; sono liberamente scaricabili su <a href=\"http:\/\/www.silo.net\">http:\/\/www.silo.net<\/a> e sono pubblicate in Italia dall&#8217;<a href=\"http:\/\/www.multimage.org\">Associazione Multimage<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 15 dicembre del 1993, venti anni fa, Silo scriveva ed inviava la sua decima \u201clettera ai miei amici\u201d concludendo quella forma epistolare di analizzare il mondo e la vita che ha caratterizzato la sua opera in quegli anni, 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