{"id":808601,"date":"2019-02-16T16:52:51","date_gmt":"2019-02-16T16:52:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=808601"},"modified":"2019-02-16T16:53:49","modified_gmt":"2019-02-16T16:53:49","slug":"i-tentativi-della-nuova-politica-migratoria-di-manuel-lopez-obrador","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2019\/02\/i-tentativi-della-nuova-politica-migratoria-di-manuel-lopez-obrador\/","title":{"rendered":"I tentativi della nuova politica migratoria di Manuel L\u00f3pez Obrador"},"content":{"rendered":"<div class=\"module module-title\">\n<div class=\"sub_module-container\">\n<div class=\"post-categories post-categories-tags\">Il tema migratorio continua ad essere una questione centrale nelle relazioni tra Messico e Stati Uniti, con ricadute sulle politiche economiche di tutto il centro e nord America.<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"module module-text_content\">\n<div class=\"sub_module-container\">\n<div class=\"block block-wysiwyg \">\n<p>Dopo il piano Merida, cui \u00e8 succeduto il piano Frontiera sud \u2013 entrambi con una chiara intenzione di securitizzazione \u2013 la questione migratoria nella regione si \u00e8 alquanto ingarbugliata. Secondo il paradigma della securitizzazione la migrazione costituisce un pericolo per l\u2019ordine pubblico e la sicurezza dello Stato. Entrambi i piani si configurano come accordi di cooperazione tra il Messico e gli Stati Uniti, nati dall\u2019esigenza di combattere il narcotraffico e la migrazione clandestina. Al piano Merida, creato nel 2007 durante la presidenza di Felipe Calderon, \u00e8 seguito nel 2014 il piano Frontiera Sud, che prevedeva all\u2019incirca le stesse misure di controllo della frontiera meridionale e che fu stipulato tra l\u2019ultimo presidente messicano, Pe\u00f1a Nieto, e il presidente statunitense Obama.<\/p>\n<p>Infatti, durante il periodo di passaggio del testimone tra il governo di Pe\u00f1a Nieto (presidente dal 2102 al 2018) e il nuovo governo di L\u00f3pez Obrador (in carica fino al 2024) \u2013 che, ricordiamolo, interrompe l\u2019annosa successione al potere del Partito rivoluzionario istituzionale (PRI), il partito conservatore che ha governato il paese quasi senza interruzione dal 1929 \u2013 la politica migratoria messicana \u00e8 stata un terreno accidentato di conferme e smentite.<\/p>\n<p>Dopo tre candidature, Manuel L\u00f3pez Obrador \u00e8 riuscito finalmente a vincere le ultime elezioni, portando al potere il suo partito, il Movimento di rigenerazione nazionale, meglio conosciuto come MORENA. Una svolta a sinistra per il paese, a giudicare dalle premesse. Per ora le posizioni progressiste sono state conciliate con le esigenze del governo dei vicini USA, risultando poco chiare e, a volte, addirittura contraddittorie, come nel caso delle politiche migratorie che stiamo analizzando.<\/p>\n<p>La prima palla lanciata sul campo \u00e8 stata il piano \u201cMessico: terzo paese sicuro\u201d sul tavolo di gioco del nuovo accordo economico tra USA, Messico e Canada, l\u2019USMCA (<em>United States- Mexico-Canada Agreement<\/em>), che soppianta il trattato di libero scambio NAFTA (<em>North American Free Trade Agreement<\/em>). La clausola che si doveva inserire riguardava la categoria di terzo paese sicuro, la quale implica che i centroamericani richiedenti asilo in USA vengano spostati in Messico, dove potranno inoltrare la loro richiesta alle competenti autorit\u00e0 messicane, in questo caso la COMAR (<em>Comision Mexicana de Ayuda a los Refugiados<\/em>). Non \u00e8 tardata la risposta scandalizzata della societ\u00e0 civile messicana, secondo cui il Messico non pu\u00f2 considerarsi un paese sicuro per i suoi stessi cittadini, men che meno per i migranti, che spesso vivono una condizione di maggior vulnerabilit\u00e0. Molte organizzazioni internazionali, tra cui\u00a0<em>Amnesty International<\/em>, hanno denunciato violazioni anche gravi da parte sia di gruppi criminali che delle stesse autorit\u00e0 nei confronti delle persone in viaggio.<\/p>\n<p>Oltre a ci\u00f2, il Comitato esecutivo dell\u2019Alto commissionato per i rifugiati (UNHCR) ha stabilito alcuni standard minimi per definire un paese come sicuro. Tra i vari indicatori c\u2019\u00e8 quello relativo agli obblighi di non rimpatrio (<em>non-refoulement<\/em>) da parte degli Stati segnatari della Convenzione di Ginevra relativa allo status dei rifugiati del 1951 e al suo Protocollo del 1967, che definisce i diritti dei singoli che hanno ottenuto l\u2019<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Diritto_di_asilo\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">asilo<\/a>\u00a0e le responsabilit\u00e0 delle nazioni che garantiscono l\u2019asilo medesimo.<\/p>\n<p>Le statistiche della COMAR del 2017 mostrano un alto indice di abbandono nelle richieste di asilo dirette alle autorit\u00e0 messicane. Pu\u00f2 richiedere l\u2019asilo chi, per un fondato timore di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalit\u00e0, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o opinione politica, si trovi fuori dal territorio del Paese di cui ha la cittadinanza e non possa o non voglia, a causa di tale timore, avvalersi della protezione del proprio Paese. La situazione complessiva giustifica la richiesta d\u2019asilo nel caso delle popolazioni in fuga da condizioni di estrema violenza \u2013 come quelle in atto in Guatemala, El Salvador, Honduras dove sono presenti le maras \u2013 e da un altro paese come il Nicaragua, che registra tradizionalmente una significativa emigrazione (legale e illegale) verso gli Stati Uniti, cui si sono ora aggiunti flussi in uscita verso il vicino Costarica a causa delle recenti violenze.<\/p>\n<p>I motivi per cui viene contestata al Messico la condizione di paese sicuro risiedono tanto nell\u2019insicurezza, nelle vulnerabilit\u00e0 e nei rischi a cui sono sottoposti i migranti, quanto, pi\u00f9 specificamente, nelle leggi che non supportano il cambio di residenza della persona migrante. In Messico, infatti, \u00e8 obbligatorio risiedere nella citt\u00e0 in cui si arriva e si inizia l\u2019iter della richiesta di asilo, ma spesso le persone migranti vogliono continuare il cammino e, cambiando di residenza, sono costretti ad abbandonare il processo gi\u00e0 avviato, entrando quindi nell\u2019illegalit\u00e0, condizione che li rende ancor pi\u00f9 vulnerabili. Inoltre, l\u2019elevatissimo numero di pratiche pendenti \u00e8 dovuto anche al terremoto dello scorso anno, che ha obbligato la COMAR ad un cambio di sede e ad interrompere il lavoro. Ma a parte questi fattori congiunturali resta aperta e irrisolta la grande questione: il Messico \u00e8 davvero un paese che pu\u00f2 garantire pienamente i diritti umani di una persona migrante?<\/p>\n<p>Senza dubbio, la questione del terzo paese sicuro si inquadra chiaramente in una strategia di esternalizzazione dei controlli delle frontiere. Quella dell\u2019esternalizzazione delle frontiere e della responsabilit\u00e0 internazionale non \u00e8 certo un fenomeno nuovo: basti pensare agli accordi bilaterali tra l\u2019Unione Europea e paesi come la Turchia e la Libia come tasselli di un governo esterno delle migrazioni. Secondo l\u2019antropologa Laura Carlsen e l\u2019avvocato Aude Belet, \u201c<em>quando un paese riconosce un altro come un paese sicuro, fa riferimento a un accordo che consente al primo paese di inviare i richiedenti asilo che arrivano nel proprio territorio all\u2019altro paese, in quanto quest\u2019ultimo \u00e8 considerato sicuro per i richiedenti asilo e i rifugiati. Ovviamente, si tratta di un accordo che comporta un risarcimento finanziario per il paese che accetta di prendersi cura dei richiedenti asilo e dei rifugiati. Questo meccanismo \u00e8 utilizzato in diversi paesi del primo mondo che esternalizzano i loro confini, perch\u00e9 il riconoscimento di un paese terzo sicuro consente alle persone in fuga di non raggiungere il loro territorio. Di solito \u00e8 giustificato con l\u2019argomento che, se le persone fuggono, non dovrebbero andare oltre il primo paese sicuro incontrato durante il loro cammino<\/em>\u201d (Belet e Carlsen, 2018).<\/p>\n<p>Pertanto, secondo la logica del terzo paese sicuro, un accordo tra il Messico e gli Stati Uniti in questo senso dichiarerebbe il primo paese sicuro, con la conseguenza che le persone provenienti da paesi terzi (centroamericani) che chiedono asilo alla frontiera con gli Stati Uniti verrebbero sistematicamente respinte e costrette a chiedere rifugio in Messico. Queste misure sono solitamente giustificate dalla pretesa di garantire la sicurezza dello Stato ricevente e quella della persona del migrante: riducendo le pressioni migratorie, impedendo ai migranti di finire nelle mani di trafficanti senza scrupoli e creando un sistema pi\u00f9 ordinato per la gestione dei flussi migratori. Tuttavia, un\u2019altra prospettiva vede queste misure come violazioni del diritto internazionale e delle norme stabilite per la protezione dei migranti. E nonostante diversi leader politici, primo fra tutti il presidente Donald Trump, siano fermamente convinti che queste misure sono o saranno implementate nel pieno rispetto del diritto internazionale, ci sono ampi margini di scetticismo. Diversi studi condotti in Africa, Centro America e Asia, tra cui citiamo il compendio curato da Achilli, Sanchez e Zhang lo scorso anno, hanno dimostrato come il processo di securitizzazione e l\u2019esternalizzazione dei controlli di frontiera nel Sud del mondo aumenta la dipendenza dei migranti da gruppi di trafficanti. E anche nel caso in cui si riuscisse realmente ad impedire ai migranti di raggiungere la destinazione, ci si domanda se questo risultato finirebbe per beneficiarli o aggravare la loro situazione.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni differenti fonti attendibili, tra cui alcuni report di\u00a0<em>Amnesty International<\/em>, hanno riportato gli innumerevoli abusi e violenze perpetrate ai danni dei migranti nei paesi di transito sia da parte delle autorit\u00e0 locali che di gruppi criminali legati al narcotraffico. Il Messico non fa eccezione, basti pensare al famoso caso dei 72 migranti ritrovati in una fossa nella citt\u00e0 di San Fernando, nello stato di Tamaulipas, vittime del cartello del Pacifico del sud, un importante gruppo di narcotrafficanti.<\/p>\n<p>Con l\u2019installarsi del nuovo governo di Manuel L\u00f3pez Obrador si \u00e8 iniziato a vociferare (il primo a parlarne \u00e8 stato il\u00a0<em>Washington Post,<\/em>\u00a0il 24 novembre scorso) circa un ulteriore fantomatico piano, il Piano \u201c<em>Quedate en Mexico<\/em>\u201d (Resta in Messico), subito smentito dalla senatrice Olga Sanchez Cordero, da dicembre scorso ministra \u2013 di ferro \u2013 degli Interni del nuovo governo. Una smentita accompagnata da una sibillina dichiarazione: \u201cAd ogni modo il piano\u00a0<em>Quedate en Mexico<\/em>\u00a0non sostituisce il piano\u00a0<em>Tercer Pais Seguro<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>La differenza di quest\u2019ultima proposta in tema di politiche migratorie significherebbe che le persone provenienti da paesi terzi che arrivano al confine sud degli Stati Uniti per richiedere asilo dovranno aspettare in Messico \u2013 e non oltrepassare il confine, come nel caso del\u00a0<em>Tercer Pais Seguro<\/em>\u00a0\u2013 in Messico. Per poter accedere ad un effettivo colloquio con le autorit\u00e0 statunitensi si dovr\u00e0 dimostrare l\u2019effettiva situazione di rischio per la persona. Sono molte le testimonianze di avvocati e difensori dei diritti delle persone migranti che affermano che questa \u00e8 una pratica attiva almeno in parte dal 2016. Questo spiega perch\u00e9 ci siano liste di attesa di migliaia di persone nelle citt\u00e0 di confine messicane, amministrate dallo stesso Istituto nazionale per la migrazione. Ad oggi, nel valico di confine di San Ysidro, che collega San Diego con Tijuana in Messico, la lista di attesa \u00e8 di circa 5.000 migranti. L\u2019agenzia statunitense preposta al controllo della frontiera,\u00a0<em>Customs and Borders<\/em>\u00a0(CBP) consente ogni giorno l\u2019ingresso di al massimo 100 candidati per svolgere interviste su situazioni di rischio ben fondate, e i richiedenti asilo aspettano a Tijuana all\u2019incirca 3 mesi per ottenere un colloquio con le autorit\u00e0 statunitensi.<\/p>\n<p>In questi ultimi giorni si \u00e8 iniziato a parlare di Zona Franca. Questa volta s\u00ec,\u00a0<em>de iure<\/em>\u00a0e\u00a0<em>de facto<\/em>. Quest\u2019ultima novit\u00e0, attuata dallo scorso 1\u00b0 gennaio nei 43 comuni confinanti con gli Stati Uniti, consiste in un piano economico per migliorare le condizioni soprattutto lavorative della zona della frontiera sud. Il piano Zona Franca offre vantaggi quali la riduzione del pagamento dell\u2019Iva dal 16 all\u20198%, ma soprattutto l\u2019aumento del salario minimo e l\u2019omologazione del prezzo del carburante con gli Stati Uniti. Nel corso della presentazione del programma Zona Franca nella citt\u00e0 di Reynosa, Tamaulipas, il nuovo presidente Andr\u00e9s Manuel L\u00f3pez Obrador ha spiegato che queste misure sono tese a migliorare la condizione dei lavoratori nei comuni di confine, impedendo cos\u00ec la loro migrazione verso gli Stati Uniti. \u201c<em>Il raddoppio del salario minimo rafforza il potere di consumo e, di conseguenza, il mercato interno, beneficiando cos\u00ec sia le imprese che i lavoratori<\/em>\u201c, ha affermato. Tuttavia, nonostante l\u2019ottimismo con cui \u00e8 stato presentato il programma, il periodo in cui verr\u00e0 applicato \u00e8 di solo due anni.<\/p>\n<p>Intanto, un\u2019altra carovana di migliaia di persone sta cercando di attraversare i confini meridionali del Messico. Il confronto della politica con la realt\u00e0 attuale \u00e8 imminente. Sar\u00e0 veramente reso pi\u00f9 agile il sistema di rifugio, con la conseguente possibilit\u00e0 per le persone migranti di trovarsi in una situazione regolare, di trovare un lavoro, di poter accedere ai servizi sociali e dunque di ricevere un\u2019accoglienza adeguata? Oppure la politica di militarizzazione del confine continuer\u00e0 ad investire sulle deportazioni e sulla detenzione dei centroamericani in viaggio? I prossimi mesi saranno decisivi per il nuovo governo di L\u00f3pez Obrador, che dovr\u00e0 necessariamente prendere una posizione chiara.<\/p>\n<p>Articolo originale su <a href=\"http:\/\/www.mondopoli.it\/2019\/02\/15\/i-tentativi-della-nuova-politica-migratoria-di-manuel-lopez-obrador\/\">Mondopoli<\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il tema migratorio continua ad essere una questione centrale nelle relazioni tra Messico e Stati Uniti, con ricadute sulle politiche economiche di tutto il centro e nord America. 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Collabora con \u201cRepubblica\u201d, \u201cIl Reportage\u201d, \u201cLettera 43\u201d, oltre che con varie pubblicazioni latinoamericane e il quotidiano \u201cMilenio\u201d.\",\"sameAs\":[\"http:\/\/pucherourbano.wordpress.com\/\"],\"url\":\"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/author\/virginia-negro\/\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"I tentativi della nuova politica migratoria di Manuel L\u00f3pez Obrador","description":"Il tema migratorio continua ad essere una questione centrale nelle relazioni tra Messico e Stati Uniti, con ricadute sulle politiche economiche di tutto","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2019\/02\/i-tentativi-della-nuova-politica-migratoria-di-manuel-lopez-obrador\/","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"I tentativi della nuova politica 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