{"id":789129,"date":"2019-01-15T15:36:54","date_gmt":"2019-01-15T15:36:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=789129"},"modified":"2019-01-15T15:36:54","modified_gmt":"2019-01-15T15:36:54","slug":"una-donna-nera-e-noi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2019\/01\/una-donna-nera-e-noi\/","title":{"rendered":"Una donna nera e noi"},"content":{"rendered":"<div class=\"adn ads\" data-message-id=\"#msg-f:1622735440611256027\" data-legacy-message-id=\"16851d491e1226db\">\n<div class=\"gs\">\n<div class=\"\">\n<div id=\":se\" class=\"ii gt\">\n<div id=\":sw\" class=\"a3s aXjCH \">\n<p>Una donna nigeriana ha recentemente scritto una lettera al ministro dell\u2019Interno. La lettera \u00e8 stata pubblicata dal periodico cattolico\u00a0<a href=\"http:\/\/m.famigliacristiana.it\/articolo\/lettera-a-salvini-di-un-immigrata-africana-cara-ministro-la-faccia-brutta-la-faccia-ai-potenti-che-occupano-casa-mia.htm?fbclid=IwAR0-9T1IOMGBMERh-qFoUkWHxqeN3WeMuHaQcxz7FcMCkOMusQwG3s8fReI\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\" data-saferedirecturl=\"https:\/\/www.google.com\/url?q=http:\/\/m.famigliacristiana.it\/articolo\/lettera-a-salvini-di-un-immigrata-africana-cara-ministro-la-faccia-brutta-la-faccia-ai-potenti-che-occupano-casa-mia.htm?fbclid%3DIwAR0-9T1IOMGBMERh-qFoUkWHxqeN3WeMuHaQcxz7FcMCkOMusQwG3s8fReI&amp;source=gmail&amp;ust=1547649527817000&amp;usg=AFQjCNHJozVYu7vxSb57WifWOJK5aqwV7A\">Famiglia Cristiana<\/a>. Sui social molti i commenti insinuanti: \u201c\u2026perch\u00e9 non si \u00e8 firmata?\u2026\u201d, \u201c\u2026gliela hanno scritta\u2026\u201d, \u201c\u2026\u00e8 solo propaganda\u2026\u201d. In molti hanno detto la loro ma il ministro dell\u2019interno, cos\u00ec avvezzo alla pirotecnica social, \u00e8 rimasto muto come un pesce, impegnato con un cucchiaio di crema alla nocciola e una divisa qualunque da indossare\u2026<\/p>\n<p>Eppure la lettera in questione lo tira direttamente per la giacchetta, anzi, a dire il vero tira giustamente per la giacchetta tutti noi, tutto il Paese, fuori e dentro i confini.<\/p>\n<p>Il fatto che l\u2019autrice della lettera non si sia firmata \u00e8 semplicemente un atto di buon senso da parte della stessa, chiunque lo farebbe al suo posto in quanto donna nera senza documenti, in fuga e approdata in un Paese sempre pi\u00f9 ostile.<\/p>\n<p>Ma la lettera in questione, non v\u2019\u00e8 dubbio, \u00e8 autentica perch\u00e9 autentici e veri sono i fatti a cui si riferisce con estrema lucidit\u00e0:<\/p>\n<p>\u201c\u2026Vengo da un paese, la Nigeria, dove ben pochi fanno la pacchia e sono tutti amici vostri. Lo dico subito. Non sono una vittima del terrorismo di Boko Haram. Nella mia regione, il Delta del Niger non sono arrivati.<\/p>\n<p>Lo conosce il Delta del Niger? Non credo. Eppure ogni volta che lei sale in macchina pu\u00f2 farlo grazie a noi. Una parte della benzina che usa viene da l\u00ec.<\/p>\n<p>Il mio paese, la regione in cui vivo, dovrebbe essere ricchissima visto che siamo tra i maggiori produttori di petrolio al mondo. E invece no. Quel petrolio arricchisce poche famiglie di politici corrotti, riempie le vostre banche del frutto delle loro ruberie, mantiene in vita le vostre economie e le vostre aziende. Il mio paese \u00e8 stato preda di pi\u00f9 colpi di stato. Al potere sono sempre andati, caso strano, personaggi obbedienti ai voleri delle grandi compagnie petrolifere del suo mondo, anche del suo paese. Avete potuto, cos\u00ec, pagare un prezzo bassissimo per il tanto che portavate via. E quello che portavate via era la nostra vita.<\/p>\n<p>Lo avete fatto con protervia e ferocia. La vostra civilt\u00e0 e i vostri diritti umani hanno inquinato e distrutto la vita nel Delta del Niger e impiccato i nostri uomini migliori.<\/p>\n<p>Le vostre aziende, in lotta tra loro, hanno alimentato la corruzione pi\u00f9 estrema. Avete comprato ministri e funzionari pubblici pur di prendervi una fetta della nostra ricchezza.<\/p>\n<p>L\u2019Eni, l\u2019Agip, quelle di certo le conosce. Sono accusate di aver versato cifre da paura in questo sporco gioco. Con quei soldi noi avremmo potuto avere scuole e ospedali. A casa, la sera, non avrei avuto bisogno di una candela\u2026<\/p>\n<p>Sarei rimasta l\u00ec, a casa mia, nella mia terra\u2026.\u201d<\/p>\n<p>Forse l\u2019autrice si riferisce proprio alla maxi tangente da un miliardo e 92 milioni di dollari versati da Eni al governo nigeriano per impossessarsi di un enorme giacimento petrolifero. Questa tangente (che coinvolge anche l\u2019olandese Shell) pare essere un record mondiale nel campo della corruzione. Non solo: qualche decina di milioni sarebbe addirittura passata, a nero, dalle tasche dei corrotti alle tasche degli stessi corruttori. Tanti soldi.<\/p>\n<p>Una prassi consolidata per le multinazionali di bandiera del democratico occidente che evidentemente non si accontenta dell\u2019accaparramento ma si occupa anche di pagare la brutale repressione in loco delle proteste popolari che si oppongono allo scempio ambientale e alla scandalosa mancanza di qualsiasi redistribuzione o risarcimento.<\/p>\n<p>Il risultato di questa incessante opera di \u201ccivilizzazione\u201d da parte del mondo occidentale (realizzata con una variet\u00e0 di pesi e misure) \u00e8 sotto gli occhi di tutti: abbiamo destabilizzato e straziato ogni luogo su cui abbiamo puntato il nostro sofisticato mirino democratico, affaristico e militare.<br \/>\nQuesta, del resto, \u00e8 la nauseabonda postura neocoloniale del nostro \u201csistema-paese\u201d, un sistema che si auto assolve con gli omissis mainstream e le briciole della cooperazione allo sviluppo ossia con una infinitesima frazione dello stesso capitale che rapina.<br \/>\nUn sistema-paese in cui l\u2019attuale ministro dell\u2019Interno risulta essere soltanto l\u2019ultima di una serie di comparse politiche (forse la pi\u00f9 grottesca) dietro a cui i giochi sporchi si consumano trasversalmente indisturbati cos\u00ec come le pratiche elusive messe in campo dalle grandi multinazionali (non solo nostrane, evidentemente) nei vari paradisi fiscali che sottraggono sistematicamente centinaia di miliardi di euro alla fiscalit\u00e0 generale. Tanti soldi, cifre astronomiche che se messe vicine a quello che l\u2019occidente realizza (e spende) per il business militare ce ne sarebbero in abbondanza per garantire una vita dignitosa a tutti: nigeriani, italiani, francesi, spagnoli, libici e per scuole, ospedali, cultura, ricerca, conversione energetica e produttiva, cooperazione vera.<\/p>\n<p>Ma il potente j\u2019accuse della donna nigeriana non si esaurisce nella puntuale descrizione del neocolonialismo nostrano e occidentale. L\u2019approdo finale della sua lettera, dopo avere raccontatol\u2019inferno che ci sta in mezzo, \u00e8 qui in Italia.<\/p>\n<p>\u201c\u2026Avrei fatto a meno della vostra ospitalit\u00e0. Nel suo paese tante ragazze come me hanno come solo destino la prostituzione. Lo sapete. E non fate niente contro la nostra schiavit\u00f9 anzi la usate per placare la vostra bestialit\u00e0. Io sono riuscita a sfuggire a questo orrore, ma sono stata schiava nei vostri campi. Ho raccolto i vostri pomodori, le vostre mele, i vostri aranci in cambio di pochi spiccioli e tante umiliazioni.<\/p>\n<p>Ancora una volta, la pacchia l\u2019avete fatta voi. Sulla nostra pelle. Sulle nostre vite. Sui nostri poveri sogni di una vita appena migliore\u2026\u201d<\/p>\n<p>Dal saccheggio neocoloniale, passando per la disumana migrazione, arriviamo allo sfruttamento della schiavit\u00f9 sessuale e del lavoro bracciantile concentrato in ghetti che dal sud al nord, in una totale e palese sospensione di qualsiasi diritto del lavoro e umano, consentono alle grandi aziende della distribuzione organizzata di macinare succulenti profitti.<\/p>\n<p>Questa lettera colpisce allo stesso modo sia la narrazione xenofoba che trasforma i migranti in odiosi e oziosi opportunisti sia quella, molto diffusa, che parla di accoglienza in termini moraleggianti come una sorta di bont\u00e0 da elargire agli sfortunati.<\/p>\n<p>Se la prima narrazione, quella xenofoba ed escludente, \u00e8 senza dubbio quella pi\u00f9 spregevole e velenosa (ma molto ben riconoscibile) la seconda non \u00e8 meno pericolosa ed insidiosa perch\u00e9 dietro ad essa si possono nascondere i tanti \u201cdemocratici\u201d e \u201cprogressisti\u201d che non fanno una piega quando si tratta di assumersi la licenza di uccidere e bombardare per scopi \u201cumanitari\u201d, quando si tratta di tollerare senza troppe remore il saccheggio di altrui Paesi da parte delle compagnie di bandiera e dei loro manager, quando si tratta di fare grandi affari attraverso il traffico d\u2019armi, o quando si tratta di allontanare una quota di migranti dalle italiche sponde attraverso l\u2019organizzazione per procura di lager oltre confine.<\/p>\n<p>Volendo spingersi ad offrire un\u2019esempio concreto per uno di questi casi, si potrebbe parlare della lodevole azione della piattaforma Mediterranea che \u00e8 recentemente riuscita a mettere in acqua una nave per prestare soccorso a chi tenta la traversata via mare. Uno degli sponsor di questa iniziativa e quella stessa CGIL che in ambito industriale militare propone di ricapitalizzare Leonardo-Finmeccanica con la cassa depositi e prestiti, che chiede maggiore protagonismo dei governi per sostenere la penetrazione nei mercati esteri e che, soprattutto, non dice una parola sulla lucrosa fornitura di navi, aerei da guerra e bombe verso l\u2019Arabia Saudita che le sta utilizzando (anche) per perpetrare un genocidio in Yemen.<\/p>\n<p>Insomma, il problema di fondo che questa lettera solleva \u00e8 il nostro suprematismo, sia quello xenofobo e brutale sia quello pi\u00f9 indiretto, talvolta inconscio, che \u00e8 per\u00f2 ben incistato anche nelle menti di molti cos\u00ec detti \u201cbuonisti\u201d e \u201cprogressisti\u201d.<br \/>\nMa l&#8217;accoglienza oggi non dev\u2019essere un atto condizionato dalla bont\u00e0 (anche se molti suoi protagonisti la intendono cos\u00ec), l&#8217;accoglienza \u00e8, per noi occidentali, un atto dovuto, il risarcimento parziale di ingenti danni di guerra e saccheggio, il preludio di un enorme giudizio che dovremo prima o poi subire, di una incommensurabile responsabilit\u00e0 che ci dobbiamo assumere.<\/p>\n<p>La lettera dell\u2019anonima donna nigeriana non \u00e8, in questo senso, una semplice lettera al ministro dell\u2019Interno. E\u2019 molto di pi\u00f9, \u00e8 un manifesto politico che dovremmo raccogliere e tradurre in programma: finch\u00e9 la battaglia sul diritto d\u2019accoglienza continuer\u00e0, anche e soprattutto sul piano comunicativo, a svolgersi nel campo umanitario non saremo mai in grado di incidere n\u00e9 sulle coscienze, n\u00e9 tantomeno sulle cause che spingono enormi masse di umanit\u00e0 sofferente a cercare disperatamente rifugio e a trovare invece precariet\u00e0 e sfruttamento.<\/p>\n<p>Questa lettera ci invita apertamente ad aggredire il neocolonialismo, senza se e senza ma, come la questione politica numero uno.<\/p>\n<p>Questione che permetterebbe una buona volta a \u201cnoi\u201d di identificarci con \u201cloro\u201d in quanto tutti sottomessi allo strapotere dei grandi capitali finanziari ed industriali, ai loro manager ed ai loro rappresentanti governativi, buffoni o presentabili che siano. Per renderli storia, andare oltre e vivere dignitosamente in pace. Liberi di spostarsi non per terribile necessit\u00e0 ma per scelta e curiosit\u00e0. Internazionale Umanit\u00e0, si diceva una volta\u2026<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una donna nigeriana ha recentemente scritto una lettera al ministro dell\u2019Interno. La lettera \u00e8 stata pubblicata dal periodico cattolico\u00a0Famiglia Cristiana. Sui social molti i commenti insinuanti: \u201c\u2026perch\u00e9 non si \u00e8 firmata?\u2026\u201d, \u201c\u2026gliela hanno scritta\u2026\u201d, \u201c\u2026\u00e8 solo propaganda\u2026\u201d. 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Nel 1992, appena diciottenne, vede per la prima volta la guerra in faccia a Mostar (Bosnia Erzegovina) seguendo come volontario civile una carovana della campagna Dai Ruote alla Pace. Colpito dal \u201cmal di Jugoslavia\u201d segue per il Consorzio italiano di Solidariet\u00e0 vari progetti rivolti alla popolazione colpita dalla guerra nella riva est della citt\u00e0 dove ha vissuto a pi\u00f9 riprese e in pianta stabile tutte le condizioni dell\u2019assedio Ustascia: assenza di elettricit\u00e0 e acqua corrente. Lavora per l\u2019Unhcr tra Belgrado e Budapest nel quadro di un programma per il rifornimento di combustibili verso campi profughi ed ospedali nel lungo periodo dell\u2019embargo sulla Serbia. Studia la storia ed acquisisce il metodo materialista dialettico che gli fa comprendere come la guerra stessa sia un articolato e lucroso processo produttivo. Abbandona quindi il campo umanitario per impegnarsi nella lotta aperta al neocolonialismo e a quella che definisce \u201cprivatizzazione della guerra\u201d. E\u2019 stato co-redattore della rivista telematica Intermarx e del bollettino di controinformazione Quemada. Dal 2009 al 2014 \u00e8 stato assessore all\u2019ambiente, attivit\u00e0 produttive e politiche sociali del comune di Tramonti di Sotto (PN) per cui ha seguito interventi di sostenibilit\u00e0 ambientale e rilancio di produzioni locali di qualit\u00e0. Ha pubblicato vari articoli e saggi sulle riviste Giano, Guerre e Pace, AlternativeEuropa sui temi della corsa agli armamenti, dei nazionalismi, delle multinazionali, della storia della Jugoslavia socialista. Ha collaborato con Il Manifesto e Le Monde Diplomatique e scrive per il quotidiano on-line FriuliSera. Per l\u2019editore KappaVu ha curato i libri \u201cSe dici guerra\u2026basi militari, tecnologie, profitti\u201d \u201cFrammenti sulla guerra. 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Nel 1992, appena diciottenne, vede per la prima volta la guerra in faccia a Mostar (Bosnia Erzegovina) seguendo come volontario civile una carovana della campagna Dai Ruote alla Pace. Colpito dal \u201cmal di Jugoslavia\u201d segue per il Consorzio italiano di Solidariet\u00e0 vari progetti rivolti alla popolazione colpita dalla guerra nella riva est della citt\u00e0 dove ha vissuto a pi\u00f9 riprese e in pianta stabile tutte le condizioni dell\u2019assedio Ustascia: assenza di elettricit\u00e0 e acqua corrente. Lavora per l\u2019Unhcr tra Belgrado e Budapest nel quadro di un programma per il rifornimento di combustibili verso campi profughi ed ospedali nel lungo periodo dell\u2019embargo sulla Serbia. Studia la storia ed acquisisce il metodo materialista dialettico che gli fa comprendere come la guerra stessa sia un articolato e lucroso processo produttivo. Abbandona quindi il campo umanitario per impegnarsi nella lotta aperta al neocolonialismo e a quella che definisce \u201cprivatizzazione della guerra\u201d. E\u2019 stato co-redattore della rivista telematica Intermarx e del bollettino di controinformazione Quemada. Dal 2009 al 2014 \u00e8 stato assessore all\u2019ambiente, attivit\u00e0 produttive e politiche sociali del comune di Tramonti di Sotto (PN) per cui ha seguito interventi di sostenibilit\u00e0 ambientale e rilancio di produzioni locali di qualit\u00e0. Ha pubblicato vari articoli e saggi sulle riviste Giano, Guerre e Pace, AlternativeEuropa sui temi della corsa agli armamenti, dei nazionalismi, delle multinazionali, della storia della Jugoslavia socialista. Ha collaborato con Il Manifesto e Le Monde Diplomatique e scrive per il quotidiano on-line FriuliSera. Per l\u2019editore KappaVu ha curato i libri \u201cSe dici guerra\u2026basi militari, tecnologie, profitti\u201d \u201cFrammenti sulla guerra. 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